giovedì, 13 dicembre 2018 Ultimo aggiornamento il 11 dicembre 2018 alle ore 17:36

‘Sembra di essere a teatro’

‘Studiare le lingue straniere? Facciamone un dramma!’: al Liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, una conferenza sulla didattica teatrale promossa da ANILS Umbria, presieduta da Ancilla Antonini. Eliana Terzuoli (ANILS Firenze): 'la classe è un teatro'.

 
‘Sembra di essere a teatro’
Perugia.  POZZO: «Signori, non capisco cosa mi sia successo. Vi faccio le mie scuse. Vi prego di dimenticare l’accaduto. Non ricordo più molto bene ciò che ho detto, ma potete star certi che non una sola parola corrispondeva alla verità. Ho forse l’aria di un uomo che si può far soffrire? Non scherziamo. Dov’è andata a finire la mia pipa?». VLADIMIRO: «Proprio una gran bella serata». ESTRAGONE: «Indimenticabile». VLADIMIRO: «E non è finita». ESTRAGONE: «Sembra di no». VLADIMIRO: «È appena cominciata». ESTRAGONE: «È terribile». VLADIMIRO: «Sembra di essere a teatro». ESTRAGONE: «Al circo». VLADIMIRO: «Al varietà».

Al circo, al varietà. O a teatro. Poco importa. Vladimiro ed Estragone, nella finzione teatrale beckettiana, qui svelata, stanno aspettando Godot. E stanno ingannando l’attesa. Domandandosi se fosse stasera ‘che lo dovevano aspettare’. Annoiandosi. Raccontandosi che, dalla venuta di quel certo Godet, Godot, dipendesse il loro avvenire. E intanto non succede niente: nessuno arriva, nessuno va, nessuno si muove: un’inazione continua, inconcludente. Finché un ragazzetto sparuto arriva ad annunciare, ogni sera, che Godot arriverà domani. A portare, forse, la salvezza. Intanto loro dicono di andare. E non si muovono. Ma capiscono bene di ‘farne un dramma’.

‘Studiare le lingue straniere? Facciamone un dramma!’ è stato il titolo prescelto per la conferenza indetta, al Liceo Statale ‘A. Pieralli’ di Perugia, da ANILS Umbria, l’Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere presieduta da Ancilla Antonini – fondata nel 1947, è la più antica associazione professionale italiana di docenti di lingue straniere e promuove l’insegnamento delle lingue non materne nella scuola e nella società italiana, rivolgendosi all’amministrazione scolastica, alle singole scuole e ai docenti di lingue straniere, italiano e lingue classiche, in una concezione integrata di educazione linguistica in prospettiva umanistico-affettiva – in collaborazione con il già citato istituto perugino e il Convitto di Assisi. Le due relatrici, Diana Peppoloni dell’Università per Stranieri di Perugia (Ricercatrice del Centro per la valutazione e le certificazioni linguistiche dell’Università per Stranieri di Perugia e Presidente dello Spin-off ‘Contatti – yi-zhong-yi’ promosso dall’Università di Perugia con l’obiettivo di fornire una mediazione linguistica e culturale tra istituzioni educative italiane e strutture turistiche e utenti cinesi) ed Eliana Terzuoli, vicepresidente ANILS Firenze (pioniera nel campo della didattica teatrale: ha formato, in Umbria, interi gruppi di docenti – questo, il suo quarto anno consecutivo di attività e di collaborazione col cuore verde d’Italia, in qualità di formatrice di teatro in lingua e di membro del consiglio nazionale ANILS – e ha partecipato, fra gli altri, insieme a Paolo Ernesto Balboni, presidente dell’ANILS nazionale, al quarto congresso internazionale di Glottodidattica teatrale, tenutosi a Madrid lo scorso ottobre), hanno proposto, rispettivamente, due interventi incentrati sulla ‘Glottodidattica inclusiva’ e sulla ‘Comunicazione teatrale’ quale strumento di intercultura e di inclusione.

A seguito dei saluti istituzionali della dirigente scolastica del Liceo Pieralli di Perugia, Simona Zoncheddu, che ha ribadito l’importanza del teatro nel percorso di crescita e di maturazione degli studenti, spesso vincolati e ostacolati dalla loro timidezza e impossibilitati, se non provvisti dei giusti strumenti, a comprendere che anche la classe è un teatro, è spettata alla presidente di ANILS Umbria, Ancilla Antonini, l’introduzione del tema di didattica teatrale dell’anno corrente: i bisogni educativi speciali e l’inclusione. Tema di una attualità stringente.

Sul teatro in funzione dell’acquisizione linguistica e sulla glottodidattica inclusiva si è incentrata la relazione di Diana Peppoloni, che è partita dall’episodio della torre di Babele per riflettere sulla diversificazione linguistica e quindi culturale e geografica, specie in Europa: il Vecchio Continente, infatti, rappresenta un melting-pot di lingue differenti. Questi, alcuni dei fattori che influenzano l’acquisizione linguistica: l’età (il bambino ha in sé gli strumenti della ‘grammatica universale’), l’esposizione, non solo passiva, la predisposizione, la possibilità d’uso della lingua. Il tutto portato a compimento dai due emisferi del cervello: dai compiti logici e dalla specificità del linguaggio all’area della creatività, dell’immaginazione, dell’intuizione, della prosodia. Il metodo glottodidattico scelto in classe influisce sulla performance degli studenti e consente di superare gli ostacoli linguistici, in termini di integrazione, quando si viene da una lingua tipologicamente diversa da quella d’arrivo. Anche nell’oneroso passaggio dalla L1, la lingua-madre, alla o alle L2, la lingua straniera o le lingue straniere, che dovrebbero essere acquisite con gli stessi meccanismi della lingua materna. E allora perché, se la mente dello studente è come un serbatoio comune alle lingue, spesso per le L2 si propone un percorso di apprendimento diverso, formalizzato? Si parla, non a caso, di LCDH (Linguistic coding differences hypothesis), ovvero del fatto che l’acquisizione di L1 è identica a quella di L2: l’uso di più lingue diverse provoca dei vantaggi, e non una confusione, un ritardo cognitivo, in quanto il bagaglio cognitivo è lo stesso. Il linguaggio è, di per sé, motricità: ci sono, ad esempio, verbi che indicano movimenti degli arti inferiori e che attivano aree della corteccia motoria controllanti quei movimenti, e anche i gesti favoriscono l’acquisizione linguistica. Importante, la funzione dei neuroni-specchio, e quella della codifica profonda, da cui dipende l’influenza sulla memoria: il bambino riesce a imparare la lingua straniera come il parlante nativo, specie a livello fonologico, mediante uno shift automatico fra L1 ed L2, senza la mediazione della parte ragionata. Una cosa, questa, che agli adulti pare essere preclusa. La mente dei giovani studenti non è caratterizzata da moduli pre-impostati: la lingua va usata in uno scambio comunicativo autentico. In questo, la didattica teatrale può essere di aiuto, in quanto in grado di ricreare contesti comunicativi e può beneficiare del Cooperative Learning e della didattica inclusiva: l’approccio teatrale è olistico, incoraggia il lavoro di gruppo, l’abilità di ascolto e la pratica linguistica, promuovendo l’empatia. Che dire, infine, del binomio teatro-dislessia (che colpisce, fra gli altri, personaggi famosi del mondo dello spettacolo e che hanno un deficit di letto-scrittura)? Il coinvolgimento olistico di mente, corpo, emozioni aiuta i soggetti dislessici a compensare tale deficit, rivelandosi un’efficace strategia di apprendimento e una tendenza alla fiducia relazionale.

«La glottodidattica teatrale è l’applicazione di quanto sostenuto sinora, in quanto la classe stessa è un teatro» è stato il commento di Eliana Terzuoli, che si è occupata, precipuamente, della ‘Comunicazione teatrale’ quale strumento di intercultura e di inclusione. Quali sono i motivi per cui la comunicazione teatrale risulta fondamentale nell’apprendimento delle lingue? Ci sono motivazioni scientifiche, sociali e linguistiche, considerando la formazione dello studente e il lavoro dell’insegnante con tutto ciò che concerne l’uso del teatro nell’apprendimento della lingua. «Si verifica sempre più nella realtà – è stata la riflessione di Eliana Terzuoli – che l’individuo sia messo in una situazione passiva di ascolto e di visione verticale e che si tenda a eliminare la fatica di conoscere (…). L’insegnante chiede all’allievo di fare una fatica: girare le pagine, riflettere, ripetere, ecc. È quindi necessario un coinvolgimento emotivo che lo renda partecipe dell’operazione. Attraverso il teatro, che è un linguaggio multiplo, si apprende la lingua in quanto comunicazione complessa, in quanto veicolo di cultura». D’altronde, recitare la parte di un personaggio facilita quel processo di entrata in un’altra identità, anche culturale: processo che è proprio dell’apprendimento di una lingua non materna. La comunicazione teatrale, quindi, è autentica proprio in quanto necessaria: si deve dire qualcosa a qualcuno che non sa, si devono apprendere in modo diretto e indiretto strutture e lessico. Ha dato un compito ai docenti presenti fra il pubblico, Eliana Terzuoli, in vista della prosecuzione del progetto: stendere una griglia con la collaborazione dei loro allievi. Categorie da cercare, personaggi da mettere in piedi, partendo dall’adattamento di un testo, che può essere, ad esempio, La Leçon o Le loup et l’agneau, e lavorando sull’immaginario e sugli elementi drammaturgici a disposizione. Le descrizioni saranno, poi, propedeutiche all’elaborazione della scena. Il tutto si discosta, inevitabilmente, dall’analisi testuale tradizionale, affondando le proprie radici sulla costruzione del personaggio, con le sue caratteristiche fisiche e psicologiche, con la sua storia individuale, con gli oggetti da lui usati, con le sue attitudini, le sue parole, i suoi gesti, il suo rapporto con lo spazio circostante e con gli altri personaggi.

Chi sa se Vladimiro ed Estragone incontreranno realmente, e finalmente, Godot. Nell’attesa, nella lunga attesa, inganneranno il tempo, forse, mettendo a frutto gli esiti delle attuali ricerche sulla didattica teatrale.

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