<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Perugia Online &#187; Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi</title>
	<atom:link href="http://www.perugiaonline.net/tag/convitto-nazionale-principe-di-napoli-di-assisi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.perugiaonline.net</link>
	<description>Scomoda, Libera, Indipendente.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 Oct 2026 06:26:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Pandemia da Covid-19, un’esperienza &#8220;globale&#8221;</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/pandemia-da-covid-19-unesperienza-globale/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/pandemia-da-covid-19-unesperienza-globale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2020 15:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e storia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e formazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=43842</guid>
		<description><![CDATA[<p> Prodotto di un’interdipendenza insieme sociale, culturale e naturale, la pandemia da Covid-19 si presenta come un’esperienza a tutti gli effetti globale. Stiamo tornando a una nuova gerarchia di valori in cui al vertice si colloca la vita associata secondo principi solidaristici? Che dire, poi, dei rapporti tra scienza e politica e scienza e comunicazione? Si ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/pandemia-da-covid-19-unesperienza-globale/">Pandemia da Covid-19, un’esperienza &#8220;globale&#8221;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> Prodotto di un’interdipendenza insieme sociale, culturale e naturale, la pandemia da Covid-19 si presenta come un’esperienza a tutti gli effetti <em>globale</em>. Stiamo tornando a una nuova gerarchia di valori in cui al vertice si colloca la vita associata secondo principi solidaristici? Che dire, poi, dei rapporti tra scienza e politica e scienza e comunicazione? Si sta assistendo a una <em>santificazione</em> della scienza a seguito di una sua <em>demonizzazione</em>? Si sta approdando a un collasso di ogni pensiero critico e di ogni verifica della fonte o delle fonti di riferimento? Le finalità sanitarie e quelle economiche sono entrate in rotta di collisione? Come cambia la socialità nel contesto attuale e come viene ridisegnata la geografia delle città? Al tempo oggettivo, al tempo-lavoro, si è sostituito un tempo soggettivo, oggi? La pandemia ci ha forse ricordato quanto sia miope sottovalutare l’importanza di essere natura, umani, corpi? Ci ha, non da ultimo, fatti guardare dall’esterno, da una prospettiva <em>altra</em>?</p>
<p>Per attuare una analisi insieme storica e filosofica che vada oltre la grettezza dell’elaborazione dei dati concernenti la situazione attuale, abbiamo posto questi ed altri quesiti al professor Marco Millucci, docente di ruolo nella scuola secondaria di II grado, titolare della cattedra di <em>Filosofia e Storia</em> nel liceo scientifico annesso al Convitto Nazionale “Principe di Napoli” di Assisi, dottore di ricerca all’Università Lateranense di Roma e già collaboratore, in qualità di Cultore della materia, con le cattedre di <em>Filosofia della Storia</em> e <em>Antropologia Filosofica</em> al Dipartimento di Filosofia del capoluogo umbro. I suoi ambiti di ricerca hanno riguardato sia il pensiero di Emanuele Severino, sia, soprattutto, la filosofia classica tedesca, con, in particolare, un saggio su Schelling (<em>Tra identità e storia. Il problema del finito nella </em>svolta<em> verso la filosofia positiva di Schelling</em>, Del Bucchia Editore), e la raccolta degli atti del convegno organizzato a Perugia per i duecento anni dalla morte di Kant, in collaborazione con Roberto Perini (<em>Percorsi kantiani nel pensiero contemporaneo</em>, Morlacchi Editore).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>M.P. L’esperienza della pandemia da Covid-19 è, a tutti gli effetti, un’esperienza <em>globale</em>. E non solo perché interessa l’intero globo terreste, ma anche perché si presenta come il prodotto di un’interdipendenza che è, insieme, sociale, culturale e naturale. Giacomo Leopardi nel suo testamento letterario, <em>La ginestra</em>, ha cantato con veemenza la forza della solidarietà umana e di quella <em>social catena</em>, che, sola, può permettere agli uomini di allearsi contro il loro nemico comune, la natura. Stiamo tornando a una nuova gerarchia di valori in cui al vertice si colloca la vita associata secondo principi solidaristici?</p>
<p>M.M. A essere sincero, ho forti dubbi al riguardo. Nei mesi della pandemia siamo stati colpiti da immagini talvolta feroci, che rimarranno negli anni futuri come vere e proprie icone di questo tempo; penso alle file di camion militari a Bergamo, o alle fosse comuni a New York. Credo, però, che noi siamo oramai disabituati a guardare dietro le immagini, le quali a loro volta ci guardano, come ha sottolineato in un suo saggio Horst Bredekamp. Ciò significa, per me, che le immagini non sono solo testimonianza, e nemmeno semplice apparenza, ma esprimono un atto, che in quelle che ho richiamato si esplicano come un appello, appunto, alla solidarietà. Saremo in grado di rispondere a tale appello? Gli eventi che si sono susseguiti non inclinano a una risposta positiva, non si intravede nessuna “social catena”, anzi si manifestano spinte sempre più forti alla chiusura tra stati e tra popoli. La storia, del resto, ha mostrato come in molte occasioni di crisi la tendenza è stata questa, e noi abbiamo più volte dimostrato di essere restii a imparare dalla storia.</p>
<p>M.P. Veniamo ora ai rapporti tra scienza e politica e tra scienza e comunicazione. Quanto alla prima relazione, dal tuo punto di vista, si sta assistendo a una <em>santificazione</em> della scienza, dopo una sua <em>demonizzazione</em>? Quanto alla seconda relazione, col venir meno della fiducia accordata dai lettori ai professionisti della comunicazione e col dilagare delle <em>fake-news</em>, si sta approdando a un collasso di ogni pensiero critico e di ogni ricerca di verifica e di validazione della fonte o delle fonti di riferimento?</p>
<p>M.M. La scienza oggi viene spesso relegata a un ruolo meramente accessorio; molti si rivolgono a essa, in fondo, per sentirsi giustificati nelle proprie preconvinzioni, e questo sia che la si voglia santificare oppure che la si ritenga fonte di ogni male dell’uomo. Si tratta, in ogni caso, di due atteggiamenti unilaterali, e quindi astratti, che di fronte al negativo della nostra esistenza semplicemente voltano lo sguardo dall’altra parte, rifugiandosi in una fede cieca, che si tratti di una scienza onnipotente o della sua vuota negazione. In realtà, a mio parere, il difetto sta nel dipendere da qualcosa di esterno a noi per mettere ordine nel caos del mondo che ci circonda, nel cercare un feticcio, da adorare o esecrare secondo il peso che avvertiamo in noi, ma che non abbiamo il coraggio di sostenere. E questo vale, in qualche modo, anche per la seconda parte della domanda. La trascuratezza della ricerca delle fonti è la scorciatoia comoda per allontanare da noi la fatica del pensare, del valutare, del vagliare criticamente e, infine, del giudicare razionale, assumere su di sé “la fatica del concetto”, come diceva Hegel.</p>
<p>M.P. Le finalità sanitarie e quelle economiche sono entrate in rotta di collisione. Perché secondo la tua percezione?</p>
<p>M.M. Da profano di questioni sanitarie ed economiche, mi sembra che l’emergenza sanitaria ci ha mostrato chiaramente la conflittualità di un capitalismo senza freni e regole, come molte situazioni nel mondo testimoniano drammaticamente, e in realtà testimoniavano anche prima della pandemia. In molte zone del pianeta, alle esigenze della crescita economica si sono sacrificati i più elementari diritti; anzi, direi che ciò appare in maniera tanto più marcata quanto più i principi dell’economia di mercato sono stati assimilati da parte di quelle società che, nel passato, ne erano state escluse, anche per colpa dello sfruttamento colonialista. Il diritto alla salute e all’assistenza sanitaria è l’ultimo della lista, deposto ai piedi dell’altare del profitto. Se non viene innervato da una visione morale e culturale, il diritto (alla proprietà, al benessere, al guadagno) non è altro che “l’utile del più forte”.</p>
<p>M.P. La geografia delle città è stata ridisegnata, sia a livello urbano che a livello di piccoli micro-cosmi – uffici, negozi, spazi condivisi –. Le città si sono ritrovate avvolte in un silenzio enigmatico. Come cambia la socialità in questo contesto?</p>
<p>M.M. In un’altra occasione, sempre in riferimento alle conseguenze dell’isolamento, mi espressi con le parole di Heidegger, secondo il quale l’uomo è un ente “disallontanante”. Credo si debba intendere nel senso che l’uomo è nello spazio, e lo percepisce, solo in quanto tende – almeno potenzialmente – ad annullarlo, entrando in relazione con gli oggetti e soprattutto con gli altri. L’essere stati confinati in casa, vale a dire in uno spazio forzoso, in cui questo annullamento era di fatto impossibile perché mai pienamente a mia disposizione credo abbia palesato la fragilità della nostra socialità, o meglio ancora la nostra difficoltà a comprenderla nella sua interezza, che è fatta non di sovrapposizione di “luoghi” statici, ma nella dinamicità di “spazi” in cui proiettare la nostra capacità relazionale. Quando tutto ciò viene meno, allora è giusto dire che rimane solo un “silenzio enigmatico”, a cui non sempre sappiamo rispondere.</p>
<p>M.P.  Eugenio Montale ne <em>I limoni</em> canta le piante comuni, lontane dalle piante rare e letterarie dei poeti ufficiali. Il loro profumo sembra promettere il miracolo della rivelazione del senso segreto della realtà. Ma il miracolo non si compie e le uniche ‘divinità’ sono le ombre degli uomini. Il profumo dei limoni <em>che dilaga</em>, però, risveglia ricordi mai sopiti e il senso di una temporalità della memoria che ci chiede di raccontare e di tramandare. Al tempo oggettivo – il tempo-lavoro, per intenderci – si è sostituito un tempo soggettivo – quello che Proust definiva ‘delle intermittenze del cuore’ –? Stiamo vivendo una metamorfosi di kafkiana memoria, riscoprendoci, metaforicamente, degli scarafaggi? In fondo, per Adorno, Kafka, ne <em>La metamorfosi</em>, sembra voler sperimentare ‘cosa accadrebbe se i risultati della psicoanalisi fossero tutti esatti, non solo mentalmente’…</p>
<p>M.M. Mi rifarei, in primo luogo, al richiamo alla psicoanalisi, che ci insegnerebbe che la certezza nell’afferramento del nostro “io” è solo un’illusione, dettata dalle forme di censura che agiscono in noi per reprimere le nostre pulsioni più profonde. Siamo, dunque veramente ombre, ma l’aspetto – secondo me – più determinante è che siamo ombre soprattutto a noi stessi. La capacità di afferrare la nostra intimità è evanescente, o, come ebbi modo di dire in altra occasione, <em>obliqua</em>. Quanto più abbiamo cercato di definire il nostro io in termini “oggettivi”, tanto più esso ci scivola di mano. Il proliferare dei social-media, le innumerevoli vie che ci vengono offerte dalla rete per “interagire” ci illudono di farlo a partire da un fondamento certo e stabile, ma che in realtà si “offre” alla più distruttiva parcellizzazione del sé nel mondo virtuale. La figura kafkiana ci potrebbe fornire un curioso spunto ermeneutico di questa situazione: nella rete potremmo veramente interagire con tanti scarafaggi, ed essere, a nostra volta, considerati scarafaggi dagli altri, credendo però fermamente che ciò che si disperde nel web sia, sempre e comunque, il nostro vero io. Questo periodo di chiusura e, insieme, di esplosione dei social non ha fatto altro che portare forse a compimento questo processo. Il punto è che non è vero che stiamo ancora aspettando il miracolo di una rivelazione; quel miracolo ho paura che sia perso per sempre.</p>
<p>M.P. Ci siamo riscoperti vulnerabili e fragili. A tuo avviso la pandemia ci ha ricordato quanto sia miope e bieco sottovalutare l’importanza di essere natura, umani, corpi? La leggerezza calvinianamente intesa – il riferimento è alle <em>Lezioni americane</em> –, come sinonimo non di superficialità, ma di ‘planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore’ veicola un messaggio quanto mai attuale?</p>
<p>M.M. Credo sia evidente come in questo periodo la nostra finitezza si sia materializzata in maniera a volte terrificante; basti pensare alle immagini degli ospedali al collasso, alla nostra incapacità di far fronte, con tutta la nostra tecnologia, all’aggressione del virus. Il quale, tra l’altro, è una delle forme di vita più antiche del nostro pianeta, mai scalzato o sostituito dalle specie via via dominanti sulla terra, non ultima la nostra. Credo sia il segno che la natura non riconosce alcuna “gerarchia”, laddove si intenda questo termine in modo “umano, troppo umano”, cioè come una sorta di misurazione di capacità tecnico-pratiche frutto di una, appunto, solo supposta “superiorità”. Riscoprire il nostro “essere corpo”, non solo avere un corpo, come sottolineava Arnold Gehlen, se non ricordo male, ci ricollocherebbe nella maniera adeguata all’interno della natura, non certo nel senso, ingenuo e illusorio, di un “ritorno” a una condizione improponibile, a meno di non voler negare la nostra umanità, quanto piuttosto nel volgere tale umanità a un senso nuovo, a un operare nuovo, verso noi stessi e quindi, nello stesso tempo, verso la natura.</p>
<p>M.P. L’epidemia da Covid-19 ci ha fatti guardare dall’esterno, da una prospettiva inaudita, surreale, <em>altra</em>, extra-ordinaria. Luigi Pirandello si riferiva alla vita quale flusso anarchico ed energico che fermenta sotto la forma – ovvero sotto l’insieme degli autoinganni, delle convenzioni, dei riti, delle istituzioni con cui l’uomo organizza la sua esistenza – e che viene fuori solo con la malattia o la sosta che l’esistenza ci dà. Italo Svevo, dal canto suo, ne <em>La coscienza di Zeno</em>, difende la diversità come malattia: il malato è dotato di lungimiranza e sa distinguersi da tutta l’umanità che si dichiara sana non rassegnandosi e non adattandosi ai meccanismi alienanti della civiltà. L’ammalato, per Svevo, è colui che non vuole rinunciare alla forza del desiderio. Cosa dire a riguardo?</p>
<p>M.M. Guardarsi da fuori è un momento fondamentale per realizzare quel riconoscimento senza il quale, come ha insegnato Hegel, non potrebbe esserci vera concretezza. Ma si tratta di un operare che può essere messo in gioco solo da un proprio moto interiore; solo così, dice il filosofo di Stoccarda, può compiersi quella particolare interiorizzazione della alterità minacciosa che sentiamo pesare su di noi. C’è un termine significativo, che Hegel usa, per raccogliere queste suggestioni: <em>Erinnerung</em>, che significa “ricordo” o “memoria”, ma che contiene in sé l’idea dell’andar-dentro-di-sé, o meglio del “rientrare in sé” dopo che ci si era estraniati per riconoscere sé stessi nell’altro. È vero che la pandemia ci ha come estraniati dalle nostre abitudini; ma noi saremo capaci di compiere quel gesto essenziale che Hegel ci ha indicato? Di nuovo, ho seri dubbi. Penso che noi abbiamo vissuto tutto questo come qualcosa che è provenuto e ci ha colpito dall’esterno, vale a dire non da un’alterità con cui, giocoforza, siamo sempre in una sorta di relazione, ma da una dimensione che non abbiamo mai preso in considerazione, tronfiamente forti di una nostra “intangibilità”, miseramente crollata, come tante volta accade per i frequenti disastri ambientali che accadono sempre più spesso. Non vedo un percorso simile ai personaggi di Pirandello e Svevo, al termine di tutto questo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/pandemia-da-covid-19-unesperienza-globale/">Pandemia da Covid-19, un’esperienza &#8220;globale&#8221;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/pandemia-da-covid-19-unesperienza-globale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando anche la didattica è a distanza</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/quando-anche-la-didattica-e-a-distanza/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/quando-anche-la-didattica-e-a-distanza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 13:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[didattica a distanza]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e formazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=43748</guid>
		<description><![CDATA[<p> Il medium è il messaggio. Lo affermava McLuhan con riferimento all’identificazione tra mezzo impiegato e contenuto veicolato. Un contenuto che dipende, sempre, dall’emittente e dal destinatario, dal contesto comunicativo e dal canale con cui viene trasmesso. E se il medium coincidesse con lo spazio digitale? Uno spazio, questo, che per l’erede mortale di McLuhan, De ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/quando-anche-la-didattica-e-a-distanza/">Quando anche la didattica è a distanza</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> Il <em>medium</em> è il messaggio. Lo affermava McLuhan con riferimento all’identificazione tra mezzo impiegato e contenuto veicolato. Un contenuto che dipende, sempre, dall’emittente e dal destinatario, dal contesto comunicativo e dal canale con cui viene trasmesso. E se il <em>medium</em> coincidesse con lo spazio digitale? Uno spazio, questo, che per l’erede mortale di McLuhan, De Kerckhove, è il nuovo spazio, quello ‘che si occupa attraverso qualunque schermo’, quello ‘che si gestisce con le dita’ e che è ‘intimamente connesso con la nostra mente’. E con i nostri processi cognitivi, di insegnamento e di apprendimento. Nella rete il contesto del <em>face-to-face</em> si perde in assenza di misure d’intervallo, di movimenti e di fisionomie: online non si devono gestire la prossimità e la distanza. Il web si fonda, infatti, su immediatezza, velocità, simultaneità di informazione e trasparenza del mezzo impiegato. E sulla comunicazione tra autori e lettori di ipertesti elettronici, come voleva Bolter: ‘leggendo un episodio, il lettore può avere la possibilità di guardare, attraverso il testo, il mondo immaginato dall’autore’.</p>
<p>Su questo, anche su questo, si basa la didattica a distanza, attivata in tutte le scuole d’Italia a seguito dell’emanazione del decreto del presidente del consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020, recante misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Tale normativa resterà in vigore, salvo proroghe o emendamenti, fino al 3 aprile prossimo. Le indicazioni ministeriali stabiliscono, dunque, che per la durata complessiva della sospensione delle attività didattiche, le scuole adottino la didattica a distanza, al fine di garantire agli studenti il diritto allo studio.</p>
<p>Fermo restando che l’interazione in presenza resta sempre il miglior modo per assicurare il successo formativo, in questa situazione di emergenza, anche il Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, diretto dalla professoressa Annalisa Boni, ha accolto la nuova sfida e, a seguito di vari corsi di formazione erogati ai propri docenti, ha provveduto a fornire a insegnanti e allievi tutti gli strumenti necessari per poter proseguire con gli insegnamenti curricolari e per interagire in modalità online con gli studenti. Questo al fine di garantire il perdurare dello spirito di comunità e appartenenza che caratterizza ogni scuola, facendo sentire la vicinanza dei docenti e dei compagni e riducendo al minimo l’impatto sulla preparazione.</p>
<p>Diverse, le modalità adottate dai docenti sulla base delle differenti esigenze delle tre scuole annesse al Convitto assisano. La prima modalità riguarda il caricamento delle lezioni in formato digitale nel registro elettronico, sotto forma di dispense, <em>slides</em>, collegamenti alle piattaforme digitali dei libri di testo adottati, semplici fogli di testo o materiale multimediale – immagini, mappe concettuali e interattive, video – come avviene secondo il modello di ‘classe rovesciata’. Il registro elettronico, dunque, può rappresentare ancora una piattaforma privilegiata per dare e ricevere istruzioni su come usare il <em>medium</em> digitale, per le circolari scuola-famiglia, per le informazioni condivise nella sezione ‘bacheca’ e per le funzioni dell’agenda, quale strumento indispensabile per le comunicazioni tra docenti e allievi. Questi ultimi possono, in modo agevole, scaricare il materiale didattico e caricare, a loro volta, gli esercizi svolti.</p>
<p>Le altre modalità concernono l’utilizzo di una piattaforma gratuita rivolta a tutte le scuole italiane. Le scuole annesse al Convitto di Assisi avevano già fatto esperienza di questo prezioso strumento per garantire il diritto allo studio a ragazzi e bambini che, per motivi di salute, non potevano entrare fisicamente nelle aule. Accedendo ad una delle app di questa piattaforma, ogni docente può organizzare una video-lezione con i propri studenti ed interagire ‘in presenza’ – in modalità sincrona – o registrare.</p>
<p>Un’altra applicazione della stessa piattaforma permette la creazione di una classe virtuale, che può essere realizzata per ogni classe reale e per ciascun corso o disciplina. L’interfaccia principale di questa applicazione funziona esattamente come la bacheca dei social-network: si annotano in bacheca gli obiettivi della lezione, le indicazioni per lo svolgimento dei compiti e delle esercitazioni, e le varie comunicazioni rivolte alla classe, mentre le lezioni a distanza vengono inserite in un’altra sezione.</p>
<p>Particolare attenzione è rivolta agli alunni con Bisogni Educativi Speciali: nonostante le numerose difficoltà, i docenti di sostegno e/o potenziamento riescono ad intessere un rapporto quotidiano con gli studenti, un rapporto fatto di telefonate, messaggi Whatsapp e di tutto ciò che permette di mantenere il legame speciale che si viene a instaurare tra docente di sostegno e allievo disabile. La cura della didattica per questi bambini e ragazzi, inoltre, viene effettuata mediante la stretta interazione con i docenti di classe.</p>
<p>Per i più piccoli ogni strumento comunicativo viene utilizzato per garantire la vicinanza della scuola e dei propri docenti, mantenendo il più possibile intatto lo spirito di comunità: con messaggi audio e video le maestre riescono a stare vicino a ciascuna bambina e a ciascun bambino. Importantissima, in questa fase, è la presenza dei genitori nei momenti di scambio interattivo e in quelli di produzione dei materiali richiesti dai docenti: la scuola si affida al loro senso di responsabilità genitoriale perché tutti gli sforzi che il Convitto assisano sta mettendo in campo diano esiti positivi.</p>
<p>Insomma, è cambiata la modalità di interazione, e, in parte, sono cambiate anche le metodologie didattiche, ma sicuramente non il metodo di studio, anche se ‘il <em>medium</em> è il messaggio’, come sosteneva McLuhan. Lo sanno bene i circa 900 studenti del Convitto Nazionale di Assisi, che hanno ora accesso, come i loro docenti, alla piattaforma virtuale e alla didattica a distanza, e che fanno esperienza della rete come un diverso modo di fare e stare a scuola e come un momento di confronto con ‘il nuovo spazio’, quello digitale che si occupa attraverso lo schermo. ‘Uno spazio connesso con la nostra mente’ e col nostro desiderio di apprendere e di interagire, anche così.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/quando-anche-la-didattica-e-a-distanza/">Quando anche la didattica è a distanza</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/quando-anche-la-didattica-e-a-distanza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lingue e linguaggi teatrali, un nuovo scenario didattico</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/lingue-e-linguaggi-teatrali-un-nuovo-scenario-didattico/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/lingue-e-linguaggi-teatrali-un-nuovo-scenario-didattico/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 17:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[ANILS]]></category>
		<category><![CDATA[ANILS Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[didattica teatrale]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Pieralli Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Mediazione Linguistica Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e formazione]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=43727</guid>
		<description><![CDATA[<p> ‘Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/lingue-e-linguaggi-teatrali-un-nuovo-scenario-didattico/">Lingue e linguaggi teatrali, un nuovo scenario didattico</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> ‘Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco’. Lo scriveva Victor Hugo, sottolineando la differenza tra ciò che è <em>reale</em>e ciò che è <em>vero</em>. L’illusione di cui si fa esperienza a teatro è la stessa di cui si fa esperienza nella vita: lì è tutto ricostruito, qui quella ricostruzione acquisisce un senso. Perché ‘cuori umani’ hanno gli attori e ‘cuori umani’ hanno gli spettatori.</p>
<p>E i palchi da cui recitare una parte, immergendosi magari in una cultura <em>altra</em>veicolata da una lingua <em>altra</em>, sono molti e tra i più disparati. Uno di questi è, senz’altro, la classe, in cui ogni giorno <em>si fa teatro</em>. La prima giornata di studio nazionale <em>La classe teatro della comunicazione. Lingue e linguaggi teatrali. Nuovi scenari didattici</em>che si è tenuta lo scorso 21 febbraio alla Scuola Superiore Mediazione Linguistica di Perugia – in collaborazione con ANILS (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere), il Liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia e il Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi – ha sottolineato l’importanza della didattica e della comunicazione teatrali quali strumenti di intercultura e di inclusione, anche in termini di apprendimento di una lingua straniera. Da questo punto di vista gli insegnanti sono chiamati a proporre ai loro allievi un coinvolgimento emotivo che li renda partecipi durante l’operazione di apprendimento: ricorrendo al linguaggio multiplo del teatro, la lingua può essere appresa in quanto comunicazione complessa e veicolo di cultura e di identità. Recitare la parte di un personaggio permette, infatti, di entrare in un’altra identità culturale.</p>
<p>A seguito del saluto delle autorità presenti – la direttrice della Scuola Superiore Mediazione Linguistica di Perugia, Catia Caponecchi, il preside, Lorenzo Lanari e la dirigente scolastica del liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, Simona Zoncheddu – gli interventi si sono succeduti, nella prima sessione, presieduta da Marco Lombardi dell’Università degli Studi di Firenze, nel seguente ordine: Ancilla Maria Antonini – presidente di ANILS Umbria, docente presso il liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, con all’attivo pubblicazioni sul teatro del siglo de oro e borse di studio ‘Comett’ e del Ministero degli Affari Esteri presso la Universidad Complutense di Madrid –  ha presentato un intervento dal titolo <em>La classe teatro della comunicazione. Storia di un progetto di didattica teatrale</em>, incentrato sulla didattica teatrale e sulle fasi più significative del progetto di formazione da lei curato rivolto a docenti e studenti, dalla scelta del testo alla riscrittura e alla stesura del copione fino alla messa in scena. La relazione di Marco Lombardi – collaboratore di ANILS, LEND, INDIRE per la formazione degli insegnanti, ha insegnato <em>Lingua, letteratura, storia del teatro francesi</em>all’Università degli Studi di Firenze e <em>Lingua, letteratura e cultura italiane</em>all’European University Institute di Firenze – ed Eliana Terzuoli – docente di ruolo di <em>Lingua e letteratura francese</em>e già docente a contratto di <em>Francese e didattica della lingua francese</em>all’Università di Firenze, insegna nei corsi di formazione di ANILS (di cui è vicepresidente), in qualità di esperta di pratica teatrale nell’apprendimento della lingua straniera (progetti ‘Socrates’ e ‘Comenius’) e di responsabile del Réseau de théâtre en langue française pour lycéens per la Toscana insignita dell’onoreficenza di Chevalier dell’ordine delle ‘Palmes Académiques’ –, <em>La classe teatro della comunicazione. Dalla teoria del linguaggio teatrale nel quotidiano della vita di classe all’enfatizzazione dello stesso nella sua rappresentazione pubblica e nella formazione insegnante/alunno</em>, si è articolata in due momenti: l’inserimento della lingua, della letteratura e della cultura francesi nel gruppo-spazio classe, a cura di Marco Lombardi, che ha riflettuto sul fenomeno di ritorno generalizzato dell’antica classe di retorica nei licei, classe che permetteva la messa in azione della lingua, della letteratura e della cultura per il tramite di relazioni comunicazionali nello spazio-classe; il teatro nella formazione dell’insegnante e dell’allievo di lingue, a cura di Eliana Terzuoli, che ha evidenziato l’importanza del teatro in quanto linguaggio multiplo e attivatore della memoria profonda, di atmosfere di collaborazione e di esercizio nel ponderare e nell’affrontare l’imprevisto. L’insegnante è, in definitiva, un attore con un pubblico interattivo, un regista e un direttore d’orchestra che intreccia reti di sistemi sensoriali, emozionali e immaginativi. Se Thais A. Fernández – già lettrice di ruolo di <em>Lingua spagnola</em>all’Università degli Studi di Macerata e docente a contratto all’Università degli Studi Roma Tre e alla LUMSA di Roma, è ora docente a contratto di <em>Lingua spagnola</em>alla LUISS di Roma e docente di <em>Traduzione in</em><em>lingua spagnola</em>presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Perugia e traduttrice free-lance – ha presentato un contributo dal titolo <em>Dal testo allo spettacolo: uno strumento per conoscere le lingue e le culture straniere. La sua possibile applicazione alla mediazione linguistica</em>, dedicato, appunto all’applicazione dello strumento teatrale alla didattica della mediazione linguistica e culturale (recentemente riconosciuta come abilità alla pari di altre attività, quali, ad esempio, la ricezione e la produzione), gli interventi di Monica Palmerini – ricercatrice di <em>Lingua e traduzione spagnola</em>all’Università Roma Tre, si occupa di <em>Linguistica spagnola</em>e di tematiche inerenti l’insegnamento della lingua (intercomprensione, traduzione, mediazione, analisi linguistica di testi letterari) – e di Mercedes Ariza – vicedirettore della Scuola Superiore per Mediatori Linguistici San Pellegrino di Misano Adriatico, dove insegna <em>Mediazione linguistica spagnola</em>, ha svolto attività di docenza all’Università degli Studi ‘Carlo Bo’ di Urbino, all’Università degli Studi di Macerata e alla SSLMIT di Forlì, oltre che aver coordinato dal 2003 al 2007 il gruppo di teatro universitario in lingua spagnola della stessa SSLMIT – hanno messo in luce, da un lato, l’importanza del laboratorio teatrale tra pragmatica, lingua e cultura – il teatro può essere, infatti, concepito come una metafora del funzionamento profondo del linguaggio e dell’uso contestuale della lingua per la sua performatività – e, dall’altro lato, l’efficacia del teatro nella formazione dei mediatori linguistici e culturali, partendo dal caso-studio di un laboratorio finalizzato alla messinscena della commedia <em>El  Nuevo   Mundo  descubierto   por   Cristóbal  Colón </em>di Lope de Vega, presentato in occasione del XII Convegno Internazionale della  AITENSO (Asociación Internacional de Teatro Español Y Novohispano de Los Siglos de Oro) nel 2007.</p>
<p>La sessione pomeridiana, presieduta da Thais A. Fernández, ha registrato gli interventi di Agnese Formica – insegnante di <em>Lingua e cultura cinese</em>e vicepresidente dell’ANIC (Associazione Nazionale Insegnanti Cinese) – e di Flora Shabaj – ricercatrice free-lance, insegnante di <em>Lingua italiana</em>L2 e dottore di ricerca in <em>Scienze linguistiche, filologiche, letterarie e storico archeologiche</em>, con all’attivo workshop e pubblicazioni in ambito filologico e di traduzione –. Il primo ha focalizzato l’attenzione sullo studio della filosofia della Cina classica attraverso l’esperienza e il linguaggio del teatro, a seguito della partecipazione al percorso di formazione ‘La classe teatro della comunicazione’ promosso da ANILS Umbria; il secondo, che è stato letto in quanto la relatrice non era presente, ha posto l’accento sul binomio teatro-glottodidattica, analizzando un caso pratico di inclusione e di apprendimento linguistico, quale il progetto Il teatro per i cittadini del mondo rivolto agli alunni della primaria dell’Istituto comprensivo ‘Fernanda Imondi Romagnoli’ di Fabriano, con l’obiettivo di comunicare in lingua inglese attraverso gli strumenti della pratica teatrale.</p>
<p>Eliana Terzuoli ha, poi, moderato la tavola rotonda, alla quale hanno preso parte una studentessa del liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, coinvolta lo scorso anno e l’anno corrente nel progetto ‘La classe teatro della comunicazione’ – la studentessa ha illustrato i risultati di un questionario di autovalutazione somministrato alla sua classe e relativo ai progressi nell’apprendimento delle lingue e della relazionalità del gruppo-classe – e la laureanda dell’Università degli Studi di Perugia Federica Ficola, che sta lavorando ad una tesi sulla didattica teatrale, sta affiancando Ancilla Maria Antonini come tirocinante nel progetto di didattica teatrale, e che ha esposto magistralmente gli esiti di questo progetto.</p>
<p>Il teatro, dunque, è uno strumento di intercultura e di inclusione. E, allora, come ha affermato Gigi Proietti: ‘benvenuti a teatro. Dove tutto è finto, ma niente è falso’. E dove si possono apprendere le lingue straniere con maggiore consapevolezza e presa di coscienza della propria e delle altre identità culturali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/lingue-e-linguaggi-teatrali-un-nuovo-scenario-didattico/">Lingue e linguaggi teatrali, un nuovo scenario didattico</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/lingue-e-linguaggi-teatrali-un-nuovo-scenario-didattico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dietro le scenografie</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/dietro-le-scenografie/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/dietro-le-scenografie/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 10:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[ANILS Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio di didattica teatrale]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Pieralli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=43532</guid>
		<description><![CDATA[<p> Glottodidattica teatrale. Teatro come nobile medium di acquisizione linguistica. Comunicazione teatrale quale strumento di intercultura e di inclusione. Perché, se è vero che la lingua va usata in uno scambio comunicativo autentico, la didattica teatrale può rivelarsi il canale preferenziale al fine di ricreare contesti comunicativi, sulla base di un approccio olistico, che incoraggia il ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/dietro-le-scenografie/">Dietro le scenografie</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Glottodidattica teatrale. Teatro come nobile <em>medium</em> di acquisizione linguistica. Comunicazione teatrale quale strumento di intercultura e di inclusione. Perché, se è vero che la lingua va usata in uno scambio comunicativo autentico, la didattica teatrale può rivelarsi il canale preferenziale al fine di ricreare contesti comunicativi, sulla base di un approccio olistico, che incoraggia il lavoro di gruppo, l’abilità d’ascolto e, non da ultimo, la pratica linguistica, favorendo l’empatia. Se tutto questo viene trasposto nel contesto-scuola, la classe stessa può trasformarsi in un teatro: ci sono motivazioni sociali e linguistiche alla base dell’importanza della comunicazione teatrale nell’apprendimento delle lingue straniere, della necessità di un coinvolgimento emotivo dello studente e dell’insegnante, e dell’apprendimento della lingua in quanto comunicazione complessa e veicolo di cultura. Recitare la parte in un personaggio facilita il processo di entrata in una identità altra, culturalmente intesa. Un processo, questo, che è proprio dell’apprendimento di una lingua non materna. È quanto va ripetendo Eliana Terzuoli, vicepresidente di ANILS Firenze (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere), pioniera nel campo della didattica teatrale e formatrice di teatro in lingua anche nella verde Umbria, oltre che membro del consiglio nazionale di ANILS.</p>
<p>Proprio in collaborazione con la sezione locale di ANILS Umbria, presieduta da Ancilla Antonini, e con il Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi, diretto da Annalisa Boni, è stato realizzato, al Liceo Assunta Pieralli di Perugia, diretto da Simona Zoncheddu, il risultato finale del laboratorio di didattica teatrale. Ma non chiamatela ‘recita di fine anno’: questo progetto, attivo nel liceo perugino dall’anno scolastico 2015-2016 e che quest’anno ha ottenuto il finanziamento erogato dal MIUR ‘Piano triennale delle arti’, si pone come obiettivo di proporre una metodologia di insegnamento rivolto principalmente alla didattica delle lingue straniere e ad un apprendimento che interessa la persona nelle sue componenti, fisica, razionale ed emotiva. Insomma, la rappresentazione teatrale, in questo caso, è una tappa fondamentale del percorso formativo, pur non costituendo la finalità: il vero scopo è quello di fare teatro, di realizzare un percorso esistenziale e, al contempo, formativo, di acquisire una lingua non materna attraverso la quale esprimere se stessi e relazionarsi con i compagni di classe, ma anche con i docenti.</p>
<p>Lo sanno bene gli studenti delle classi 2L, 2N e 2O del Liceo Pieralli di Perugia, coordinati, rispettivamente, dalle docenti Teresa J. Giannelli, Paola Herbin e Ancilla Antonini (i costumi sono stati realizzati dalla professoressa Rosaria Sciacca), e dal comitato scientifico di cui fa parte Diana Peppoloni, ricercatrice del Centro per la valutazione e le certificazioni linguistiche dell’Università per Stranieri di Perugia e presidente dello Spin-off ‘Contatti – yi-zhong-yi’ promosso dall’Università di Perugia. Da ‘Cada cual brilla a su manera y todos illuminamos’ messo in scena dagli studenti della 2L – una riflessione sul concetto di diversità a partire dalla differenziazione delle figure geometriche, metafora della discordanza e della complessità, che, anche grazie all’apprendimento dello spagnolo come lingua non materna, vengono superate attraverso processi di inclusione – ai dialoghi dell’assurdo (stavolta in lingua italiana), di beckettiana memoria, ‘Dietro le cornici’, ‘Non tanto benvenuti’, ‘Giusto uno spuntino’, ‘Scuola assurda’ – in cui situazioni comunicative paradossali invitano a riflettere sul tema dell’incomunicabilità e dell’impermeabilità, dell’inversione dei ruoli, a scuola, in un bar, all’interno di un aereo, in un&#8217;istituzione museale – ritornando, poi, alla lingua spagnola con il ‘Lazarillo virtual’, trasposizione contemporanea e, per così dire, digitale del cinquecentesco Lazarillo de Tormes, inauguratore del genere picaresco.</p>
<p>Un moderno Lazaro, dunque, emarginato e maltrattato dagli altri in quanto diverso, che, catapultato negli anni Duemila, trova rifugio nel mondo immateriale della rete, dopo essere stato ripetutamente bullizzato. Ma quali sono le derive di un’altra forma di bullismo: il cyberbullismo? Attraverso la costruzione di spazi prima di tutto umani, la tendenza a perdonare, l’ascolto dei consigli dell’anziana nonna cieca, Lazaro si riscatterà. Non è un caso, allora, che sia stato proiettato, in chiusa, il video ‘Eres único’ per la regia di Joaquín Cambre. All’unicità è rivolto, d’altronde, il messaggio insito nella didattica teatrale, che favorisce processi relazionali, di inclusione, apprendimento linguistico. La classe stessa è teatro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/dietro-le-scenografie/">Dietro le scenografie</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/dietro-le-scenografie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
