mercoledì, 25 maggio 2022 Ultimo aggiornamento il 23 maggio 2022 alle ore 20:54

A scuola c’è ancora bisogno di libri di carta

Intervista alla prof.ssa Antonella Valoroso (in foto durante una recente conferenza alla UniStraPg) che ha lanciato una petizione attraverso change.org affinché il MIUR riveda le regole attuali circa l'adozione dei libri di testo scolastici

 
A scuola c’è ancora bisogno di libri di carta
Perugia.  Un ‘oggetto materiale’. Il libro, quello di carta, è essenzialmente questo per Lorenzo Baldacchini. Un ‘oggetto materiale’ sfogliabile, consultabile, che non solo comunica un messaggio, ma che è anche depositario della trasmissione di un patrimonio, insieme culturale e bibliografico. Il libro su supporto cartaceo, affermano gli studiosi, permettere di ‘entrare’ meglio e con un certo grado di profondità all’interno di un argomento e attiva maggiormente i processi cognitivi, consentendo di non perdere di vista un aspetto fondamentale della comprensione del testo, contro ogni tendenza alla granularità del sapere: la visione di insieme. La lettura su schermo, infatti, e la cultura degli e-book e dell’ipertesto – cui Umberto Eco esortava a ricorrere, al fine di modificare una storia nell’alveo della scrittura inventiva libera, ‘solo per un gioco arguto’ – tendono a essere meno lineari e più rapidi rispetto al testo su supporto cartaceo, in quanto l’occhio è sollecitato a saltare da un punto all’altro, focalizzando l’attenzione solo su alcune parole-chiave e tralasciando, appunto, la visione di insieme. Anche l’azione del prendere appunti – ça va sans dire – su supporto cartaceo è un’operazione che, secondo Roland Barthes, implica un costante ritorno alla mano, attivando, ancora una volta, i processi cognitivi.

Dove vogliamo arrivare? Al fatto che, soprattutto a scuola, c’è bisogno di libri di carta. Lo sa bene la professoressa Antonella Valoroso, docente di Lettere al Liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia e Professor of Italian Studies presso l’Istituto Universitario Internazionale ‘The Umbra Institute’, che ha lanciato una petizione attraverso la piattaforma change.org per invitare il MIUR a rivedere le regole attuali circa l’adozione dei libri di testo scolastici. E ‘adozione dei libri di testo’ è stata una a dir poco ‘spinosa’ voce all’ordine del giorno nel corso dei Consigli di classe dei mesi di aprile-maggio in tutte le scuole italiane.

Infatti, le attuali linee-guida comprese nella Nota MI n. 5022 del 28.02.2022 concernente l’adozione dei libri di testo per l’anno scolastico 2022/2023 invitano i docenti a ridurre ulteriormente i tetti di spesa per l’acquisto di tali manuali e a passare al digitale, dando per scontato che tutti gli studenti abbiano un tablet o un PC e senza tener conto del fatto che sui libri di carta si studia decisamente meglio. Almeno per adesso e verosimilmente per i prossimi anni.

Ruota attorno a questi e ad altri argomenti l’intervista che abbiano realizzato per Perugia Online, i cui quesiti sono stati posti alla professoressa Valoroso. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Professoressa Valoroso, diamo inizio a questa intervista in medias res: all’ordine del giorno, nel corso dei Consigli di classe dei mesi di aprile-maggio, è spuntata una voce a dir poco spinosa: ‘adozione dei libri di testo’. Quali sono le vigenti direttive ministeriali a riguardo e quali linee-guida invitano ad adottare?

Le attuali linee guida sono dettate dalla Nota MI n. 5022 del 28.02.2022 con oggetto ‘Adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado – anno scolastico 2022/2023’ che riduce ulteriormente i tetti di spesa per l’acquisto dei libri di testo dando per scontata una fantomatica ‘riduzione dei costi dell’intera dotazione libraria derivanti dal passaggio al digitale e dalla disponibilità dei supporti tecnologici’. In sostanza si presume che i docenti debbano adottare i libri in formato digitale perché costano di meno e perché, secondo i burocrati del MIUR, tutti gli studenti hanno o dovrebbero avere un device digitale – tablet o computer – come strumento principale di lavoro. Nessuno al Miur si è evidentemente posto il quesito fondamentale: su quali libri si studia meglio: quelli digitali o quelli di carta?

Queste indicazioni limitano, a suo avviso, la libertà dei docenti di scegliere i libri per le proprie studentesse e per i propri studenti?

L’articolo 33 della Costituzione sancisce e difende la libertà d’insegnamento. Ebbene non consentire ai docenti di adottare i libri che ritengono più adatti per le proprie classi, e cioè i libri in formato cartaceo, è una palese violazione del principio costituzionale. Inoltre la normativa attuale impone degli illogici tetti di spesa annuali, mentre tutti sanno che la spesa per i libri si concentra soprattutto nei primi anni dei cicli scolastici e, per quanto riguarda le scuole superiori, sia al primo che al terzo anno.

La riduzione ulteriore dei tetti di spesa per l’acquisto di libri di testo, sancita, come lei ricordava, dalla NOTA MI n. 5022 del 28/02/2022 rappresenta, di fatto, una limitazione dell’autonomia della funzione-docente che, inevitabilmente, si riverbera anche sulla scelta dei manuali da adottare e sulla sua autonomia didattica?

Non c’è alcun dubbio. L’obbligo di rientrare nei tetti di spesa costringe i docenti a scegliere non il libro migliore o più adatto al tipo di scuola in cui si insegna, ma quello che costa meno. La normativa attuale spinge inoltre verso l’adozione dei libri digitali che, come dimostrato da studi realizzati in prestigiosi centri di ricerca internazionali, sono gli unici strumenti in grado di consentire un apprendimento valido e duraturo.

Il passaggio al digitale è democratico o discriminatorio a suo parere?

La spinta forzosa verso il digitale è un errore madornale. Il digitale è utile per gli approfondimenti e gli aggiornamenti, ma non può sostituire il testo cartaceo. La maggior parte degli studenti, inoltre, come abbiamo verificato nel drammatico periodo della pandemia e della DAD (Didattica a Distanza, ndr), può contare soltanto sul proprio smartphone e non sempre ha a disposizione una connessione internet stabile. Se sui tablet è difficile studiare e concentrarsi, figuriamoci sui telefonini.

Studiare su supporto cartaceo e prendere appunti facilita il processo di apprendimento e attiva quello cognitivo: è d’accordo con questa affermazione?

Non solo sono d’accordo, ma questi principi sono stati ampiamente dimostrarti da fior di studiosi. Nell’articolo “Reading linear texts on paper versus computer screen: Effects on reading comprehension” (“Un confronto tra la lettura lineare su carta e su schermo: Effetti sulla comprensione del testo”), pubblicato nel 2013 sull’International Journal of Educational Research (vol. 58), la studiosa norvegese Anne Mangen riferisce ad esempio di aver fatto leggere due testi, uno di 1400 e uno di 2000 parole, a due gruppi di 36 studenti al secondo anno di scuola secondaria superiore: al primo ha fornito il testo cartaceo e all’altro un file PDF da leggere sullo schermo di un computer. A entrambi i gruppi ha poi chiesto di svolgere degli esercizi di comprensione del testo. Per la studiosa il risultato dell’esperimento non lascia dubbi: ‘gli studenti che avevano letto il testo cartaceo hanno ottenuto un punteggio significativamente più alto nella comprensione del testo rispetto a quelli che avevano letto il testo in formato digitale’.

La petizione che lei ha lanciato attraverso la piattaforma change.org per (https://chng.it/jP9gFHvX7R ) quanti iscritti ha raggiunto e quali sono gli obiettivi che intende perseguire?

La petizione lanciata attraverso la piattaforma change.org invita il MIUR a rivedere le regole attuali. Perché basterebbe davvero poco per risolvere il problema che in questo momento sta mettendo in crisi migliaia di docenti in tutta Italia. Basterebbe modificare la maniera in cui si calcolano i tetti di spesa: non più per anno, perché non ha senso, ma per ciclo o fascia d’istruzione. Per la scuola secondaria di primo grado il tetto dovrebbe essere calcolato sull’intero triennio, per la scuola secondaria di secondo grado andrebbe invece diviso tra biennio (primo e secondo anno e quindi ancora fascia dell’obbligo) e triennio (terzo, quarto e quinto anno). La petizione online, lanciata il 1^ maggio, ha già superato la soglia delle 100 firme, ma è il numero continua a salire ora dopo ora. Il Ministero non potrà restare sordo a questo appello anche perché, a conti fatti, si tratta davvero di una modifica fattibile che non altererebbe in alcun modo la spesa complessiva delle famiglie, ma consentirebbe ai docenti di scegliere il meglio per studenti e studentesse.

 Perché, in ultima istanza, nel 2022, a scuola, c’è ancora bisogno di libri di carta?

 Perché il libro di carta è uno strumento straordinario e democratico. Il libro di testo cartaceo è uno strumento indispensabile anche nell’aula 4.0 e lo è tanto più nel momento in cui il libro di testo scolastico è probabilmente l’UNICO libro cartaceo che la maggior parte dei cosiddetti ‘nativi digitali’ incontrerà sul proprio cammino. Chi, come me, vive e lavora nella scuola pubblica sa bene che le competenze digitali della stragrande maggioranza dei propri alunni e alunne si limita all’utilizzo di Instagram, TikTok e Whatsapp. È per questo che i ragazzi e le ragazze del terzo millennio hanno un disperato bisogno di confrontarsi con i libri, quelli veri. Libri che pesano, perché lo studio è innanzitutto fatica, ma che insegnano a pensare, perché sono gli unici sui quali si può imparare a conoscere e apprezzare il tempo lento della lettura e della riflessione.

Infine, da quanto abbiamo appreso nell’alveo di questo confronto con lei, da una parte si ha l’esigenza di limitare i costi per le famiglie, dall’altra si ha quella di fornire agli studenti strumenti didattici adeguati: quale pensa sia il giusto equilibrio fra queste due componenti?

In un mondo ideale nella fascia dell’obbligo (cioè fino al biennio superiore) i libri dovrebbero essere gratuiti. Si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere, ma Machiavelli ci insegna che mirare in alto è indispensabile anche per raggiungere il bersaglio che si trova più basso. Personalmente trovo inaccettabile che allo stato attuale la spesa per i libri di testo non sia neanche deducibile dalle tasse. Anche questa sarebbe una riforma molto facile da fare. Investire nella scuola significa investire nel futuro della nazione, ma troppo spesso questo principio viene dimenticato. Io credo che le famiglie siano ben contente di acquistare i libri necessari per i propri figli e le proprie figlie. I genitori si lamentano, e con buona ragione, soltanto quando i libri acquistati vengono utilizzati poco o per niente. Ma questo è un altro problema.

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