lunedì, 16 settembre 2019 Ultimo aggiornamento il 8 settembre 2019 alle ore 18:20

Abitare lo spazio del tempio

Sabato 7 settembre, a Todi, la conferenza ‘Tempio di Santa Maria della Consolazione. Gli organismi cupolati a pianta centrale del Rinascimento’ promossa dall’E.T.A.B., dall’Accademia Nazionale di San Luca e dalla Tower Gallery (Torre Caetani)

 
Abitare lo spazio del tempio
Todi.  Lo spazio può essere abitato. Specie quando interagisce con il visitatore, specie quando la sua struttura, circolare o centrica, risponde a una chiara simbologia, connotata da un isolamento rispetto allo spazio circostante, da una cupola-icona della volta celeste, da una pianta centrale, che rinvia alla compiutezza dell’universo, e da una caratteristica tipologia a croce greca.

Il riferimento, come è ovvio, è allo spazio di un tempio. Nello specifico a quello di Santa Maria della Consolazione di Todi, simbolo del comune umbro, capolavoro indiscusso del Rinascimento italiano, salvaguardato dall’ente proprietario, l’E.T.A.B. (Ente Tuderte di Assistenza e di Beneficenza), quale immagine di santuario cristiano centrico vicino alle piante ideali di Leonardo da Vinci e attribuito – nonostante la questione sia, ancora, controversa – al genio urbinate di Donato Bramante, che l’avrebbe progettato per Giulio II Della Rovere, il papa-imperatore, uno dei più illuminati patroni delle arti nella storia della Roma cristiana.

Con lo sguardo rivolto verso l’altare maggiore – eseguito su disegno di Carlo Rainaldi nel 1634 – e verso il dipinto mariano rinvenuto nel 1508 e traslato entro un ovale al centro dello stesso altare barocco – dipinto miracoloso, quello raffigurante la Vergine col Bambino e le nozze mistiche di Santa Caterina d’Alessandria, che sarebbe divenuto, ben presto, oggetto di devozione popolare, dando vita alla costruzione del tempio – e al di sotto della cupola con i pennacchi contenenti i quattro evangelisti e la colomba dello Spirito Santo, attorno alla quale si dispongono, in struttura circolare, le statue dei dodici apostoli, un numero nutrito e interessato di uditori ha potuto ascoltare, sabato 7 settembre – il giorno prima della giornata conclusiva della festa tuderte dedicata alla Natività della Vergine – relatori della levatura di Paolo Belardi, Federico Bellini, Claudio Strinati e Paola Zampa, introdotti da Francesco Moschini nell’alveo di un convegno promosso dall’E.T.A.B., dall’Accademia Nazionale di San Luca e dalla Tower Gallery (Torre Caetani – Diego Costantini), posto sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana e tenutosi proprio all’interno della suggestiva cornice del tempio della Consolazione. ‘Tempio di Santa Maria della Consolazione. Gli organismi cupolati a pianta centrale del Rinascimento’ è stato il titolo prescelto per la conferenza, che ha focalizzato la propria attenzione sulle chiese rotonde, centrali e ovali disseminate nella regione umbra, sull’ideologia umanistica del tempio moderno, sui rapporti intercorsi tra Raffaello Sanzio e la Consolazione di Todi, e, non da ultimo, sui disordini e gli ordini che gli studiosi rilevano quando si accingono a ricostruire le varie fasi di una fabbrica, quella del tempio tuderte, lunga quasi un secolo e durante la quale si avvicendarono diverse mani che, non sempre, rispettarono in modo pedissequo il disegno – si continua a supporre – bramantesco.

Sulle relazioni che l’Accademia di San Luca (una delle più antiche istituzioni italiane per l’insegnamento e la promozione delle arti) ha intessuto con l’Umbria – si pensi alla mostra, curata da Vittorio Sgarbi due anni fa negli spazi espostivi perugini di palazzo Baldeschi e di palazzo Lippi Alessandri, dal titolo ‘Da Raffaello a Canova, da Valadier a Balla. L’arte in cento capolavori dell’Accademia Nazionale di San Luca’, e documentatrice, con sculture, dipinti, bozzetti preparatori di mano, tra gli altri, di Raffaello, Bronzino, Guercino, Rubens, Canova, della produzione artistica tra Quattro e Novecento – e con l’E.T.A.B. in particolare, sugli studi condotti dallo storico dell’architettura Arnaldo Bruschi – a più riprese, è stato citato il volume Il tempio della Consolazione a Todi, posto sotto la sua curatela ed editato, nel 1991, da Amilcare Pizzi, quale uno dei contributi ancora imprescindibili per chi si accinge a studiare la chiesa rinascimentale tuderte –, sulla verosimiglianza del progetto originario di Bramante, sulle ricerche condotte da istituzioni e Università sulle chiese a pianta centrale che costellano l’Umbria, sulle stratificazioni storiche e sugli elementi di distorsione dati dalla complessità, dalla pluralità di idee e di artisti e dalla longevità della fabbrica della Consolazione, rispetto alla sua struttura apparentemente lineare e alla sua riduzione a simbolo di chiesa ideale del Rinascimento, si sono incentrati i contributi degli studiosi, tutti concordi nello stilare ‘una lista poetica’, come voleva Eco, e una catalogazione di queste realtà architettoniche che raccontano un’‘Umbria altra’, posta al di fuori dei confini definitori medievali.

E, dato che si è parlato di ‘spazio’ e di ‘spazio abitabile’, spazio anche, dunque, agli aneddoti, che spesso danno colore alle conferenze e permettono di fissare concetti astrusi per il tramite della curiositas: chi sapeva, infatti, che, nel 1508, quando fu deposta la prima pietra della Consolazione, si tenne una cena a casa di Bramante, simposio raccontato da Gian Battista Caporali e al quale presero parte, tra gli altri, anche Signorelli e il Pinturicchio? Tutti fautori del modello di chiesa a pianta centrale. Che avessero parlato anche del progetto tuderte? E ancora: forse pochi hanno pensato che, sempre nell’anno 1508, Raffaello Sanzio avesse ricevuto il primo pagamento per La scuola di Atene. Per quest’opera magistrale il Sanzio fu chiamato da Bramante, anche lui raffigurato. Ma c’è di più: ne La scuola di Atene Raffaello, grande protetto di Bramante, raffigura il concetto della conciliazione, poggiante sulla saggezza degli antichi, oltre che un tempio laico che ha le fattezze del S. Pietro bramantesco. Il tempio, a differenza della chiesa, è un edificio in cui abita una divinità che non si può né conoscere, né tantomeno nominare: su questo aspetto si basava il progetto del tempio malatestiano dell’Alberti (edificio mai realizzato) e quello della Consolazione di Todi.

Si potrebbe scomodare, a tal proposito, il VI libro del De architectura albertiano. Ci basti ricordare, qui, che possiamo e dobbiamo abitare lo spazio. Specie se bello, specie se quello di un tempio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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