lunedì, 15 luglio 2024 Ultimo aggiornamento il 14 luglio 2024 alle ore 09:37

Cannibal Holocaust: la massima provocazione di Deodato

Violenza estrema di ogni genere e scene rivoltanti per aggredire, shockandola, la barbarie dell'uomo bianco

 
Cannibal Holocaust: la massima provocazione di Deodato
Una premessa: è estremamente complesso giudicare con spirito d’obbiettività questo Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, dato che stiamo parlando del film forse più controverso, scabroso e maledettamente rivoltante della storia, una pellicola respinta dalle sale di mezzo mondo, e che soltanto di recente è stata rispolverata e rivalutata dalla critica. Il coraggio di un autore come Deodato non poteva essere infatti condannato con tale leggerezza, né il suo estremismo espressivo snobbato senza aver almeno tentato in tempi più maturi di stanare le ragioni – ammesso che ve ne siano – dietro la produzione cinematografica più raccapricciante mai partorita dalla mente umana.

Nel 1980, un periodo in cui il genere cannibalistico aveva letteralmente invaso i B-Movie garantendo ad ogni modo ottimi riscontri di pubblico, Deodato volle accontentare coloro che chiedevano un bis dopo l’esperienza del suo Ultimo Mondo Cannibale, ancora comunque lontano dagli abomini visivi dell’opera in questione. Il regista italiano, che per tutta la sua carriera si è sempre servito di budget piuttosto ridotti e di attori praticamente sconosciuti o noti soltanto nel cinema trash, ha anche in questo caso assunto un cast a basso costo, eccezion fatta per Luca Barbareschi, il quale però – come in pratica tutto il resto degli attori – ha in seguito preferito rimuovere dalla memoria e dalla filmografia la partecipazione al film.

Pur contando su una qualità fotografica e su atmosfere tipiche dei B-Movies, la curatissima sceneggiatura di Gianfranco Clerici e la splendida colonna sonora di Riz Ortolani ci fanno capire subito che ci troviamo di fronte ad un film più elaborato di quanto voglia intenzionalmente apparire. La trama è piuttosto semplice, e il film si mostra nettamente suddiviso in due parti: Harold Monroe, un docente universitario, viene inviato in Amazzonia in soccorso di quattro giovani documentaristi scomparsi, spietati occidentali incaricati di girare delle immagini sugli indios per conto di un noto network americano. Monroe, dopo essere venuto a contatto con le popolazioni cannibali del posto, torna a New York con i nastri girati dai quattro giovani, i quali hanno fatto una brutta fine, e al professore spetterà ora l’onere di assistere alla macabra disavventura subita dai suoi concittadini, per chiedersi, tra l’altro, quali siano i veri selvaggi.

Molti sono i guai che Deodato ha subito per aver osato mostrare scene di una violenza effettivamente mai vista sino ad allora, immagini caratterizzate da un impressionante realismo, con tanto di reali uccisioni di animali esotici come scimmie e testuggini giganti, e poi stupri, decapitazioni, sventramenti, evirazioni, e chi più ne ha più ne metta. L’obbiettivo del regista, a quanto sembra, era quello di criticare il mondo occidentale, la sua brama di violenza, il desiderio nascosto tipico dell’uomo bianco di divertirsi osservando altri esseri viventi mentre muoiono. E sono proprio i mass media, specialmente nelle Tv commerciali diffuse negli States, a strumentalizzare la violenza ai fini dell’audience, proprio per questo Cannibal Holocaust nascerebbe come brutale avvertimento al fine di scoraggiare la malvagità sadica dei bianchi, sterminatori di etnie e di razze animali nella storia come ai giorni nostri. Ma la critica dell’epoca non fu a tal punto comprensiva con questo film, portato più volte in tribunale dagli animalisti, censurato, boicottato e mai trasmesso in Tv se non in fasce orarie notturne e tagliuzzato a destra e a manca. In molti poi notarono che le tematiche pseudo-impegnate affrontate dal regista incontravano una contraddizione nel fatto di voler condannare la spettacolarizzazione della violenza con altrettanta ostentazione sanguinolenta. Una cosa è certa: Cannibal Holocaust non è un film per tutti, si tratta di un’opera matura e consapevole quanto estrema.

Il montaggio ha un ritmo invidiabile a pellicole di ben maggiore portata, e la regia di Deodato è ferma e letale, egli sa sempre quello che vuole e non concede sconti, ottenendo tra l’altro un effetto di grande realismo grazie allo stile falso-documentario con la telecamera in continuo movimento, in perfetto contrasto con un accompagnamento sonoro inquietante nella sua liricità, ma all’occorrenza anche in grado di conferire suspense alle vicende narrate.

Cannibal Holocaust è insomma uno di quei film che vanno visti almeno una volta nella vita, inclassificabile e imparagonabile a tutto quel che si è già visto e che probabilmente si vedrà in futuro, un’opera più unica che rara in cui si può trovare tutto e niente, dipende solo dai gusti, e non c’è critica che tenga.

VOTO: ???

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