lunedì, 18 ottobre 2021 Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2021 alle ore 16:18

“Con la cultura si mangia”

Impresa culturale creativa, startup innovative, binomio cultura-economia: questi i temi-cardine del dibattito che si è tenuto ieri, 8 settembre, in occasione della Festa regionale de L’Unità – Festa nazionale della Cultura.

 
“Con la cultura si mangia”
Perugia.  S’inaridiscono e si spengono le idee che rimangono racchiuse in se stesse. A sostenerlo, Gustavo Zagrebelsky, in un recente volume edito da Einaudi nella collana “Vele”, Fondata sulla cultura: arte, scienza e Costituzione: “solo se circolano e si mescolano – prosegue l’autore, presidente della Corte Costituzionale nel 2004, con riferimento alle idee – vivono, fanno vivere, si alimentano le une con le altre e contribuiscono alla vita comune, cioè alla cultura (…). Tutte le società, senza eccezione, sono destinate a fallire se non sono tenute insieme da una forza indipendente da economia e da politica, e questa forza è di natura culturale”. Una forza, questa, con la quale “si può mangiare”, grazie alla diffusione e all’incremento di nuove imprese culturali e creative nel nostro Paese.

“Con la cultura si mangia: l’impresa culturale e creativa in Italia” è stato il titolo prescelto per la conferenza di ieri, 8 settembre, inserita all’interno del cartellone degli eventi in programmazione per l’edizione classe 2016 della Festa regionale de L’Unità, che è anche Festa nazionale della Cultura, a Pian di Massiano. Il dibattito, introdotto da Irene Manzi, deputata PD, e moderato da Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta, ha registrato gli interventi di Domenico Sturabotti, Direttore di Symbola, Cristina Loglio, presidente del tavolo tecnico del Mibact “Programma Europa Creativa”, Luigi Lacchè, Rettore dell’Università di Macerata, Alessandro Riccini Ricci, direttore artistico del Festival IMMaginario, Andrea Marcucci, senatore PD, Anna Ascani, deputata PD, portavoce delle democratiche umbre dal 2011 e membro della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione), e di Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, già Ministro per i rapporti con il Parlamento e per il coordinamento dell’attività di Governo.

Cultura, creatività, assetto economico del nostro Paese. E ancora imprese culturali creative, auto-imprenditorialità, startup innovative, ed attuazione delle idee che ne stanno alla base, rapporto direttamente proporzionale fra incremento delle iniziative culturali ed aumento del PIL: sono stati questi, i temi-cardine della conferenza di ieri, una conferenza dal titolo provocatorio, quasi (volutamente) antifrastico rispetto a quanto comunemente si sostiene, e cioè, che con la cultura, non si possa mangiare. “Non si deve parlare del Parlamento come fosse una nicchia – ha osservato la deputata PD Anna Ascani –: penso alle imprese culturali creative nella forma di startup, alle quali serve riconoscimento in Parlamento. Non credo si debba operare solo nella direzione della salvaguardia, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio culturale esistente, ma anche in quella della creazione di cultura nuova. Negli ambiti della creatività, del problem-solving, l’Italia si colloca ai primi posti fra i Paesi OCSE. Ecco perché – ha proseguito Ascani – la cultura va sostenuta, anche dal punto di vista legislativo, e bisogna incidere sulla domanda di cultura: mi riferisco all’idea del voucher creativo, ad esempio, al rinnovamento del design, al mercato che è chiamato ad auto-alimentarsi, alla costituzione di luoghi che ricominciano, proprio, dalla cultura”. “Registrare un + 1 sulla cultura, equivale ad un incremento del Prodotto Interno Lordo” ha commentato Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta, che, proiettandosi all’Europa, ha introdotto l’intervento di Cristina Loglio, presidente del tavolo tecnico del Mibact “Programma Europa Creativa”: “Mi sento come Cenerentola alle 23.35 – ha esordito Loglio –: in Europa l’invito del principe è arrivato nel 2008. Ci siamo chiesti quale tipo di cultura e di società avremmo voluto nel Vecchio Continente. Il concetto di cultura, infatti, è duale: detiene in sé un valore intrinseco, legato al senso del bello ed alla capacità di esprimerlo, ma esige anche un impegno costante, che ha un costo, seppur non si ponga il presupposto di un tornaconto. La cultura è più che una mera risorsa economica. Settori come l’editoria, l’audio-visivo, il design, l’architettura sono economici, e, per questo, vanno fatti dialogare con il mondo imprenditoriale. Togliamo il lucchetto al potenziale che la cultura può dare alle nostre società: Europa Creativa tenta di fare proprio questo, guarda all’Europa, progetta, e, attraverso il Parlamento, va confluire molte idee, che sono nostre, italiane, e che si aprono verso le altre culture, istituendo un ponte fra il Bel Paese ed il Vecchio Continente. La cultura è tutto – ha concluso Loglio – e l’immaginario si collega al perché di un Paese. Non dobbiamo arrivare impreparati allo scoccare della mezzanotte. E scegliere un cocchio a linea unica”. “La cultura è un bene in sé – ha affermato il Magnifico Rettore dell’Università di Macerata, Luigi Lacchè –: è un fluido che sta dentro tutto. La cultura e la visione intorno a questa sono molto radicate nel nostro Paese e le Università trasmettono questa concezione del sapere, anche di stampo umanistico (quella di Macerata promuove questo orientamento). Lo aveva già capito Steve Jobs, che avrebbe barattato tutta la sua tecnologia per una conversazione con Socrate”.

“Una delle prime imprese creative ha ruotato attorno all’ora et labora di San Benedetto – ha affermato, con piglio umoristico, Alessandro Riccini Ricci, direttore artistico di IMMaginario Festival, e imprenditore creativo, con riferimento alla terra di San Benedetto, e anche a quella di San Francesco –. Rivendicare la bellezza è un atto politico. C’è bisogno di creare opportunità, lavoro intorno al patrimonio ed ai musei: penso al bando Pon (Imprese e Competitività 2014-2020), che uscirà in questi giorni. La nostra cultura va messa in contatto con la necessità di creare lavoro, nuove professionalità, micro-imprese, in grado di rilanciare la storia in modo innovativo. Pensiamo a Google, che si riappropria del nostro patrimonio, digitalizzandolo”.

Si è concluso con l’intervento del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, già Ministro per i rapporti con il Parlamento e per il coordinamento dell’attività di Governo, Dario Franceschini, il dibattito sulla cultura, che, sul binomio cultura-economia, si è pronunciato in questi termini: “Dobbiamo puntare sulla cultura. Per troppo tempo abbiamo pensato che il vasto patrimonio culturale italiano fosse talmente importante da non aver bisogno d’altro, ma è un’assurdità pensare che questa potesse essere un’azione esclusiva. Tutta l’arte passata è stata contemporanea, pertanto abbiamo optato per un’inversione di tendenza. Riccini Ricci accennava al Pon: abbiamo varato una nuova proposta di legge sul cinema, che verrà approvata in Senato, un’altra sullo spettacolo dal vivo, che mi auguro il Parlamento approvi nel 2017. Siamo appena all’inizio dell’era digitale, ne stiamo comprendendo appieno le potenzialità ora: dobbiamo legarla con la creatività italiana, noi, che siamo riconosciuti come la superpotenza culturale. Insistiamo: il vero cambiamento passa da qui, dalla cultura”.

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