martedì, 20 novembre 2018 Ultimo aggiornamento il 5 novembre 2018 alle ore 22:19

Fumetti tradotti in frammenti di cultura popolare

L'assisana Roberta Ceccotti ha tradotto in italiano per Mondadori ‘I cosacchi di Hitler’ , ‘Solimano’, ‘L’imperatore Meiji’ e 7 volumi della nuova linea editoriale di Mondadori Comics dedicata ai capolavori de 'La grande letteratura a fumetti'.

 
Fumetti tradotti in frammenti di cultura popolare
Assisi.  ‘Non è vero che i fumetti siano un innocuo divertimento che, fatto per i bambini, anche gli adulti possono apprezzare dopo pranzo, seduti in poltrona, per consumare le loro quattro evasioni senza danno e senza acquisti’. Umberto Eco, negli anni Sessanta, mostrava come il fumetto avesse un ruolo affatto marginale nell’industria culturale italiana. Tutt’altro che destinato ‘a dare solo i prodotti standard di un paternalismo talora inconscio e talora programmato’, o a restituire, vignetta dopo vignetta, la fittizia immobilità della serie, il fumetto si connota anche di elevata arguzia satirica o di impatto poetico, grazie al riverbero nello specchio deformante della società, alla coazione a ripetere del testo e dell’immagine, del dialogo, dei frammenti della cultura popolare. Se, per quest’ultima, si intende il contesto storico-sociale dei mezzi di comunicazione di massa: come scriveva Eco in Apocalittici e integrati, anche il fumetto rientra nella categoria dei media più diffusi, come la radio, la televisione e i giornali, caratterizzati da un proprio linguaggio e da specifici mezzi espressivi, dall’interazione di disegno grafico e linguaggio verbale. Sin dalla fine del Settecento e dagli inizi dell’Ottocento, con le storie per immagini con cui Töpfer e Busch contrappuntarono le pagine di alcuni giornali europei, e fin dalla data ufficiale di nascita del fumetto: il 5 maggio 1895, quando, sulle pagine del primo supplemento a colori del New York Times, apparvero le vignette di Outcalt intitolate Down Hogan’s Alley, con i dialoghi dei personaggi racchiusi in una nuvoletta e il prototipo del ‘supereroe’.

E se le immagini, ad esempio, di Oliver Twist e di Capitan Fracassa rimanessero uguali, ma i testi delle vignette fossero passati e ripassati sotto il rullo della traduzione? In una simultaneità di bachmanniana memoria. Tradurre il testo delle nuvolette, allora, equivarrebbe a ‘tradire’ il testo di partenza? Ci sarebbero intersecazioni con una traduzione letteraria, visto che la traduzione è un fatto empirico? Si resterebbe fedeli al testo, alla lingua di partenza, all’autore, e, non da ultimo, al pubblico dei lettori?

Chi sa se la 31enne assisana Roberta Ceccotti, abbia mantenuto, nel tradurre – come sosteneva Magris – ‘una fedeltà libera’. Roberta Ceccotti, che ha tradotto in italiano i dialoghi di alcuni dei popolari fumetti portati in edicola in queste settimane da Mondadori. Dopo la laurea in Scienze della Mediazione Linguistica alla Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Perugia e la specializzazione a Trieste, Ceccotti è arrivata alla soglia della maggiore casa editrice italiana traducendo e interpretando i dialoghi di alcuni popolari fumetti, come ‘I cosacchi di Hitler’ della collana Historica, ‘Solimano’ e ‘L’imperatore Meiji’ della Historica biografie e 7 volumi, alcuni ancora in uscita, della nuova linea editoriale di Mondadori Comics dedicata ai grandi capolavori de ‘La grande letteratura a fumetti’, come “L’isola del tesoro’, ‘Oliver Twist’, ‘Madame Bovary’, ‘Ivanhoe’, ‘Capitan Fracassa’ e ‘Il rosso e il nero’. ‘Come sono arrivata in Mondadori? – si è chiesta la giovane promessa della umbra – Dopo il Liceo linguistico ad Assisi ho continuato il mio percorso di studi con la triennale in Scienze della Mediazione Linguistica alla Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Perugia’. Scuola che ha valorizzato il suo talento per la traduzione, una passione coltivata fin da piccola, aiutandola ad introdursi nel mondo del lavoro e fornendole le competenze necessarie per essere ammessa al corso specialistico di Trieste. ‘Il mio sogno nel cassetto – ha affermato Roberta Ceccotti – era quello di imparare a conoscere le altre culture, traducendole e rendendo accessibili a tutti le diverse sfumature del linguaggio. È stato un lungo e difficile percorso, ma la traduzione è la mia vita. Dopo la magistrale ho iniziato a lavorare nel commerciale estero in un’agenzia perugina, ma ho sempre ambìto al settore creativo. È così che ho lasciato il posto fisso, ho seguito le mie attitudini e, dopo un corso di perfezionamento, sono arrivate le grandi soddisfazioni: il primo fumetto, la collaborazione con agenzie di moda e con uno dei più importanti social media a livello internazionale. Esperienze dinamiche che mettono alla prova la mia capacità di tradurre non solo le singole parole e il loro significato, ma soprattutto i molteplici e diversi accenti, le intenzioni e le emozioni che vogliono trasmettere. Nel caso specifico del fumetto la difficoltà sta proprio nel dover tradurre la relazione del codice verbale con quello visivo e interpretare le particolari espressioni idiomatiche e giochi di parole’.

‘Non è vero che i fumetti siano un innocuo divertimento che, fatto per i bambini, anche gli adulti possono apprezzare dopo pranzo, seduti in poltrona, per consumare le loro quattro evasioni senza danno e senza acquisti’. Già. E non sono nemmeno destinati ‘a dare solo i prodotti standard di un paternalismo talora inconscio e talora programmato’, o a restituire, vignetta dopo vignetta, la fittizia immobilità della serie. I fumetti possono essere arguti, satirici, poetici. Veri frammenti della cultura popolare. Vignetta dopo vignetta. E possono essere tradotti. Sulla base di un’interdipendenza e di un dialogo fitti fra il codice verbale e quello visivo.

 

 

 

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