mercoledì, 24 ottobre 2018 Ultimo aggiornamento il 14 ottobre 2018 alle ore 22:41

Il piacere del testo

Le voci degli autori della casa editrice umbra Bertoni (poesia, saggistica, prosa) al Salone del Libro di Torino (10-14 maggio).

 
Il piacere del testo
Perugia.  «Ancora sento nella pelle e nei timpani questo volo tra le pagine che raccontano l’uomo. Eppure, la parola dello scrittore parla in silenzio, è un vestito dell’anima. Forse i lettori più appassionati sono taciturni di fronte a questo turbine di curiosi visitatori che frequentano gli stand di questo evento, scattando foto e toccando le copertine dei libri, sfogliando le pagine nuove, profumate di stampa. Tante storie, tanta poesia, sintesi di vite spezzate e ricostruite, gloriose o anonime, sconosciute, famose, appoggiate nei ripiani delle bacheche. Il pubblico stretto, quello degli autori (…), sta con l’orecchio disperatamente teso per raccogliere ogni particolare ed ogni segno del messaggio di ciascuno. Ed è al centro di un vortice roboante di persone che girano, girano, quasi senza sosta e senza meta nello spazio, come falene impazzite nella luce dell’estate. Tra le pareti del piccolo stand riservato agli autori umbri, nel giorno di domenica, ecco l’occhio del ciclone, il gruppo della Bertoni Editore, con la calma di una presentazione prolungata per tutto il giorno. Un parlare pacato, comprensibile ed articolato, come la mente, il cuore e l’anima degli autori e di chi li interpreta. Un ‘volo di parole’ che restano tuttavia ancorate alle nostre vite, le nostre vite che si affannano, come il turbine messo mosso dei visitatori in fiera. Siamo stati qui, nel centro del vortice ad ascoltare e a dire di parole dette e scritte; ad ascoltare la vita che scorre in quegli eventi particolari che non fanno la storia delle rivoluzioni, ma il racconto bello e piacevole dei sentimenti e dei costumi; quella storia che scorre più lenta e piacevole a sentire. Il ciclone sembra non dare tregua, ma, dal centro, puoi vedere le stelle».

È Anna Maria Massari, autrice della Bertoni Editore – casa editrice umbra fondata da Jean Luc Bertoni, la cui attività principale consiste nella produzione, distribuzione di libri e nella promozione e valorizzazione della cultura attraverso proposte editoriali volte a fornire un contributo alla letteratura italiana – a scrivere e a descrivere, a mettere nero su bianco le sue impressioni in veste di visitatrice dell’edizione classe 2018 del Salone del Libro di Torino, tenutosi nel capoluogo piemontese dal 10 al 14 maggio. Perché, se per ‘leggibilità’ si intende la certezza della decifrabilità di un testo, svariati sono i testi che si possono, appunto, leggere. Se si può leggere un quadro, un testo filmico, una danza, un arcipelago (geografico, anche) di segni, si può senz’altro leggere anche un salone dedicato all’editoria e alla cultura tout-court. Che al libro è consacrata. Si può leggere una pagina scritta, intrisa di neri segni grafici, o un manifesto pubblicitario, un’insegna, un’etichetta. Oppure anche una pagina bianca, che presuppone una chiara intenzione semantica e che non suggerisce in alcun modo una mancanza: «mais la théorie selon laquelle le triomphe (supposé) de l’image impliquait la mort du langage devait suggérer jamais qu’un ‘moins’ – un ‘manque’. Comment reconnaître en effet dans ce blanc una intention sémantique quelconque alors que cette intention n’était pas verbalisée? (…)» si è chiesta Anne-Marie Christin. E, d’altronde, le immagini e il testo si inscrivono, come affermava Roland Barthes, in una sorta di vacillamento visuale, analogo a un satori, e veicolano la circolazione di specifici significanti, quali il corpo, il viso, la scrittura, la lettura dei segni stessi. Mediante un leggere letterale, primo e immediato. Poi, attraverso un guardare, un ammirare quei segni. Leggere e guardare, dunque. Come le due principali attività delle quali è protagonista il senso della vista, la cui differenza sostanziale risiede in atteggiamenti ritmici. Insomma, come sostiene Daniele Barbieri, «si legge una materia che è già stata organizzata ritmicamente da qualcun altro; si guarda una materia che, come il mondo reale, si presenta alla nostra percezione, aspetta che siamo noi a darle organizzazione ritmica».

Tentiamo di organizzare ritmicamente, allora, per i lettori di Perugia Online, la materia offertaci dal Salone del Libro di Torino, per quanto pertiene, specificamente, all’esperienza degli autori della Bertoni Editore: una sorta di coro, di prisma a più voci, le stesse che hanno letto e guardato (ammirato) i segni di questo colorato, vivace, prolifico arcipelago di libri.

Quanto all’esperienza delle voci poetiche della casa editrice umbra, così si è pronunciato Bruno Mohorovich: «Si è concluso il 31esimo salone del libro di Torino, in una cornice di pubblico a dir poco fastosa. Tra gli oltre 400 stand editoriali presenti, vi era anche quello riservato ed allestito dalla Regione Umbria, che ha accolto quasi 40 editori locali. Tra le case editrici più attive della nostra regione, va sicuramente annoverata la Bertoni Editore, presente alla rassegna internazionale per il terzo anno di fila. Come da consuetudine, l’editore Jean Luc Bertoni, ha accompagnato i suoi autori e le loro opere a vivere un’esperienza certamente indimenticabile per tutti loro, molti erano al loro debutto, altri – già rodati – hanno avuto modo di presentare le loro ultime novità editoriali. La giornata di domenica è stata praticamente monopolizzata da questa giovane ed attivissima casa editrice, che ha visto alternarsi nella saletta appositamente predisposta, poeti, saggisti e scrittori. La kermesse è stata aperta dal poeta Bruno Mohorovich che oltre a presentare la sua ultima raccolta di poesie ‘Tempo al tempo’, ha introdotto al vasto pubblico le opere di Raffaele Sari Bozzolo, Mari Mantovani, Annamaria Massari, Giorgio Montanari, Luigi Perrotta, Elisa Piana. Raffaele Sari Bozzolo, autore sardo, è stato il primo ad esser introdotto con il suo ‘La sesta declinazione’, una raccolta in cui il poeta, che per l’occasione è stato accompagnato anche dal suo agente letterario e da Bruno Geraci, Direttore RAI di Torino che ne ha curato la prefazione, ha declinato il sempiterno tema dell’amore laddove, più che parlare dell’amore va alla ricerca dell’amore investigando dentro una parola che pare aver già dato e detto tutto, ma entro la quale c’è sempre qualcosa ( o qualcuno) da scoprire. Con i suoi versi ha volto uno sguardo continuo d’intorno che eleva a pensiero anche il più essenziale dei gesti e dei moti che appartengono alla quotidianità, non rifuggendo dall’osservare le tragedie dell’attualità che trasmuta in metaforici sentiti momenti di poesia. Mari Mantovani, artista e pittrice perugina, con ‘Il bacio del pesce’ ha coniugato la sua arte pittorica con la poesia. I suoi disegni rappresentano un mondo magico, fatto di favola – forse anche rapito alle favole – ove stilizzati o appena tratteggiati, si muovono ed intersecano mondi irreali, alle soglie di un inconscio surreale. Figura femminili fluttuanti in un immaginario, fughe di corpi che si districano con allegria in geometriche tessiture; ricami e arabeschi avvolgono volti paffutelli di donne aperte al sorriso, quasi beffardo ancorché intrigante e sognante. Questi divengono un tutt’uno con la sua poesia attraverso la quale Esprime tutta la sua femminilità, Libera lei come donna che si libera nel suo respiro, e vive disinvoltamente il suo eros (osserviamo la geografia / dei nostri corpi) abbandonandosi volentieri agli elementi naturali che intridono il suo essere donna. Crea immagini che c’incantano e ci conduce in questo suo gioco onirico, invitandoci ad ascoltare voci e sussurri che colorano il suo cielo dove labile è il confine tra reale ed irreale. Annamaria Massari giunta alla sua seconda produzione, dopo ‘Salsedine’, presenta ‘Parole in volo’, una raccolta poetica nella quale ella si metaforizza  nel gabbiano, ora uccello di mare ora di terra, che vola e sorvola su siti e persone, plana e risale sulle stagioni del cuore, laddove anche l’inquietudine del ricordo dell’amore di una vita non si smarrisce mai nella nebbia della malinconia (ti vedo tra gli stanchi ulivi), ma si rigenera nella forza della natura ( invia un bip/ attraversa l’aria). Il gabbiano Annamaria Massari non soccombe alla furia del vento, al frastuono dei tuoni, all’urlo del mare, forse si discosta dalla riva ma vi riapproda perché tornerà nell’aria… tornerà nella poesia. Giorgio Montanari, è una new entry nel panorama editoriale della Bertoni; è un giovane che viene da Parma e che con ‘Finzioni di poesia’ –  sul cui significato del titolo ci dà ragione alla fine – fintamente avvilendo la sua capacità di scrivere; ma nel momento in cui lo fa ( o pensa di farlo) ci offre l’umiltà che dovrebbe essere propria di chi scrive: non si cela (ti ho autorizzato/ a sbirciare/ fra gli scritti di una vita) egli ci dice: Sbirciare e non guardare, indagare, socchiude la porta della sua anima e ci permette di affacciarci. E quello che vediamo è un uomo che lascia che i suoi occhi spazino ogni dove; e si posino ora sulle memorie d’un cantante scomparso ora sui quattro elementi della natura che legge o in chiave negativa (l’acqua) o positiva ed ispirata (l’aria); una dolce tenera dedica alla donna amata è l’unica che riesce ad instillare in lui una vena d’ottimismo a fronte di una serie di composizioni che lasciano ben poco alla speranza d’un esistenza serena. Opera prima anche per Luigi Perrotta, calabrese di nascita ma residente a Vercelli che si racconta in “Il peso del rumore”. La sua raccolta, si suddivide in 5 parti (peso, rumore, silenzio, luce soffusa, dissolvenza, ognuna delle quali introdotta da una citazione che dà il senso agli scritti) e si dipana lungo un percorso che ben poco concede alla speranza del vivere (sono così buio/ che vado in giro con lo sguardo in su) proprio nel tentativo di liberarsi dall’oppressione di quella gabbia provando a trasformare le avversità in opportunità ; un percorso ch’egli traccia rigo dopo rigo in una simbiotica armonia con la natura, cogliendo in essa quelle risposte che l’esistenza troppe volte tace. E paradossalmente, è nel rumore di un temporale, nel frastuono di un lampo che risolve qualche tormentato quesito (le tempeste) Insegnano a volte / più di quanto faccia / una giornata di sole. A chiudere la sestina di poeti, ultima ma non ultima, Elisa Piana anche lei al suo debutto torinese con ‘A nudo’. È nella copertina che si racchiude il senso di questa silloge; una POLAROID, un’immagine vintage che rievoca memoria e che ci dava la fotografia…subito! Ed è questo ‘SUBITO’ che traspare nei versi di Elisa; un subito che appartiene al suo ieri che non è mai passato; si rievoca sempre; è – come scrive – fatto di impronte ovunque. Un dolore/amore paterno che si intreccia con l’amore/dolore della donna che ama (o ha amato) la quale, non senza rabbia rinnega il voler essere una coppia; una donna in attesa che non accetta di mettere punti alla sua vita e continua – pur in una non sopita sofferenza – a cercare, a sperare sapendo di rimanere schiacciata sotto il peso del suo cuore. In Elisa Piana, la poesia è sentimento, è mettersi a nudo, è saper guardare alla notte con serenità senza che la notte disveli o riveli gli aspetti più bui. Ed infine, Bruno Mohorovich, che è stato presentato dal suo editore. In Tempo al tempo egli dice che era arrivato il momento di confrontarsi con i fantasmi del suo passato, raccontandosi e svelandosi senza falsi pudori.  La ritrovata serenità dell’animo e la certezza di una lotta – che lo ha visto spesso soccombere – che lo ha visto (ri)sorgere dall’amara terra, gli hanno consentito di guardare e guardarsi, affidando ai versi quello che sentiva.  “Tempo al tempo” è una locuzione che si portava dentro da anni e che ha mutuato dal film “Anonimo veneziano”, un film che appartiene al suo DNA».

Queste, invece, le voci della prosa, dei romanzi che recano ‘il logo dell’orso’: «Tre giorni belli, intensi, anche un po’ faticosi, vissuti in clima d’amicizia, di benevolenza in una grande ‘famiglia’ composta da scrittori e accompagnatori della Bertoni Editore. Un aiuto speciale, per foto e connessioni varie, l’ho ricevuto da Viviana Picchiarelli ed Anthony Caruana giovani Artisti in gamba. Simpatica l’esperienza di registrazione voce con l’incipit del romanzo che ho presentato al Salone: Maria dell’Isola; una storia che si snoda, dagli anni quaranta agli anni sessanta, seguendo la protagonista in un viaggio a ritroso nel tempo, in luoghi veramente speciali: Isola del Garda, la Roma del Giubileo del Cinquanta, Milano con una prima alla Scala, Verona con l’Arena e con la terribile notizia dell’uccisione di J.F. Kennedy», ha dichiarato Amneris Marcucci, autrice de Maria dell’Isola, autrice tifernate, assisana d’adozione, della Bertoni Editore.

«Domenica 13 maggio alle ore 13:10 al Salone Internazionale del Libro di Torino presso lo stand della Regione Umbria (Padiglione 1 Stand B38/C37) è stato presentato il nuovo romanzo di William Bavone dal titolo Delirium – Papillon catalano e oro cileno. L’autore, che ha esordito come romanziere proprio al Salone di Torino nel 2017 con Play (edito da Bertoni Editore) questa volta si è presentato  con un’opera scritta a quattro mani con l’autrice siciliana Roberta Busacca. Papillon catalano e oro cileno rappresenta un giallo epistolare di nuova generazione basato su uno scambio di e-mail surreale tra i due protagonisti di questa assurda storia. Delirium o il carteggio versione 2.0, telematico ma non per questo meno intenso tra due persone alienate che si riscoprono personaggi, due amici d’infanzia ritrovati ed il loro ritrovarsi con la natura più intima del proprio Io, in due monologhi interiori senza soluzione di continuità che si abbracciano, si rimandano, si fanno eco nelle suggestioni e nel libero fluire dei pensieri, delle manie, dei rituali più sacri e delle ossessioni quotidiane con picchi di lucidità, talvolta cinica altre più benevola. Questo gioco delle lenti e degli specchi con cui i due personaggi studiano loro stessi e il mondo esterno è ritmato dallo snocciolarsi graduale ma costante di una serie di indizi, all’apparenza irrisori, quasi grotteschi nel caleidoscopio di conversazioni senza incipit eppure forieri di un messaggio criptato, rivelatori di una identità mai sospettata e di un mistero perfettamente insinuato tra la nervature delle foglie staccatesi dagli alberi e il riflesso di un goccia pigramente scivolata lungo il fondo di uno dei boccali del Gabbiano nero. A tratti sfiorando il non senso, i due autori musicano un’armoniosa improvvisazione nel più autentico stile jazz, svelando gradualmente un misterioso enigma, che serve solo in parte a ricomporre il puzzle infinito delle identità. Gli autori come detto sono Roberta Busacca e William Bavone. Per la prima siamo alla seconda pubblicazione a quattro mani visto che nel 2011 aveva esordito con il romanzo Vita Indocente (Edito da Aracne Editrice). Per Bavone invece siamo al settimo libro di cui ben cinque saggi di geopolitica: Le rivolte gattopardiane (Anteo Edizioni-2012), vincitore del Premio Nabokov 2014 – sezione Saggi Editi; Sulle tracce di Simòn Bolìvar (Anteo Edizioni-2014); Appunti di geopolitica (Arduino Sacco Editore-2014); Eurosisma (Castelvecchi Editore-2016); Sul declino della globalizzazione (Tra Le Righe Libri 2017) – vincitore di una menzione speciale al Premio Cerruglio 2018. A questi nel 2017 si è aggiunto nel 2017 come detto il romanzo d’esordio Play (Bertoni Editore). Un esordio definito dal cantautore Cisco Belotti (ex cantante dei Modena City Ramblers) come ‘[…] un vero e proprio viaggio! Davvero meraviglioso. Mi viene in mente che potrebbe essere una sceneggiatura di un bel film francese o di una bella pièce teatrale […]’. Buoni dunque i presupposti per un autore in cerca di una conferma con questa nuova avventura editoriale che farà la sua prima tappa al Salone Internazionale del libro di Torino» è stata la dichiarazione rilasciata da un altro autore della Bertoni, William Bavone.

Ultima rotazione per il prisma degli autori della Bertoni Editore, che hanno partecipato alla manifestazione torinese. La parola spetta a Nicole Losi: «Love generation narra le vicende di un gruppo di ragazzi adolescenti alle prese con i problemi tipici di quell’età: scuola superiore con l’esame di maturità da sostenere, relazioni interpersonali instabili e la ricerca di una nuova identità, un gruppo a cui appartenere. I due protagonisti Arianna e Tommy hanno personalità molti differenti tra loro: lei, proveniente da una famiglia benestante, è una ragazza sfuggente, riservata. Tommy, invece, è un ragazzo problematico, donnaiolo con una famiglia alle spalle disastrata. Queste due personalità così diverse, si incontreranno e vivranno il rapporto con intensità e passionalità ma… sarà destinato a durare?».

Un volo fra le pagine, ebbro di distanza. Perché la parola dello scrittore «parla in silenzio, è un vestito dell’anima». E, forse, i lettori (e gli autori) più appassionati (per la Bertoni Editore: per la saggistica, Maria Ragano Caracciolo e Caterina Condoluci, per la poesia, Bruno Mohorovich, Raffaele Sari Bozzolo, Giorgio Montanari, Mari Mantovani, Anna Maria Massari, Luigi Perrotta, Elisa Piana, e, per la prosa, Luca Bavassano, William Bavone e Roberta Busacca, Domenico Carpagnano, Anthony Caruana, Massimo Di Pietro, Francesco Farina, Floriana La Rocca, Amneris Marcucci, Nicole Losi, Viviana Picchiarelli, Paolo Rosetti, Catiuscia Rubeca, Marco Sessi e Mario Zamma) sono riusciti a leggere le emozioni scaturite da questa manifestazione, alla lettura consacrata. Ne hanno saputo leggere anche l’arcipelago dei segni. Ma, arricchiti da quest’esperienza, forse, sarebbero stati in grado anche di leggere una pagina bianca. Dotata di una chiara valenza semantica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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