giovedì, 13 dicembre 2018 Ultimo aggiornamento il 11 dicembre 2018 alle ore 17:36

Politiche 2018, Michele Berloco (+ Europa) al taccuino di Pgonline

Daniele Ubaldi

Daniele Ubaldi

Direttore responsabile di Perugia Online.

'Centro democratico e Radicali per un'Europa federata che sia davvero unita'.

 
Politiche 2018, Michele Berloco (+ Europa) al taccuino di Pgonline
 Michele Berloco, da spalla centrista della Marini alle scorse regionali ad alleati dei Radicali. E’ una strana coppia, quella Tabacci-Bonino. “Ma non direi poi così strana. + Europa si fonda su intenti comuni e comunitari, sul concetto di solidarietà sociale, sostenibilità, crescita, diritti, lavoro. Tutti cardini della nostra società europea, messa in discussione dagli squilibri finanziari e, di contraltare, dalle derive populiste che cavalcano la paura”.

“Intenti comunitari”. Interessante. Cosa intendete realmente con lo slogan “+ Europa”? “Intendiamo una federazione unica, finalmente, per essere ancora più forti. Una federazione leggera che ci traghetti, soprattutto politicamente, verso gli Stati Uniti d’Europa”.

Quindi intende un’Europa Unita non più solamente dal punto di vista finanziario ma anche, finalmente, politico? “Esattamente. Il problema non è l’Europa, ma anzi la troppo poca Europa. Noi non cerchiamo un ulteriore apparato, una sorta di ‘superstato europeo’, ma una federazione leggera. Una sanità unica, un’unica voce a livello diplomatico, un centro federale in cui spostare alcune funzioni che oggi spettano ai singoli Stati membri. Solo così si potrà parlare realmente di redistribuzione sociale e regionale, infrastrutture europee, controllo delle frontiere e, in estrema sintesi, un vero corpo unico anche a livello politico. E poi c’è tutta la partita legata alla ricerca e allo sviluppo”.

Cosa intende? “Voglio dire che oggi solo il 4% dei fondi spesi in tal senso provengono dal bilancio dell’Unione. Noi vorremmo portare questa cifra al 33%, vale a dire un terzo dell’intera spesa. Per farlo ci basterebbe destinare l’1% del Pil europeo a grandi programmi di ricerca su scala federale”.

Accennava poco fa al controllo delle frontiere: un tema molto sentito, specie in Italia. “La cronaca di tutti i giorni ci ricorda l’urgenza di regolamentare meglio questa tematica. Al momento l’Unione controlla le frontiere per quanto riguarda almeno i movimenti delle merci, ma lo fa attraverso le organizzazioni doganali degli Stati membri. Noi vorremmo che si creasse una polizia di frontiera davvero europea, per il controllo dei movimenti di merci e persone alle frontiere esterne”.

Dunque anche in mare? “Certamente anche in mare. I confini non sono solamente terrestri”.

Insomma, mentre la destra urla a gran voce “Fuori dall’Europa”, voi proponete il contrario: protagonisti in Europa. “E’ chiaro che al momento viviamo una situazione ibrida della quale avvertiamo tutto il peggio: cessione della sovranità nazionale, immigrazione senza controllo o quasi, politiche fiscali che sono mannaie cui non fanno seguito adeguati sevizi per il cittadino. Ma se, ad esempio, all’Unione andassero, oltre ai dazi, un’aliquota IVA di circa il 20% sulle importazioni extra UE e una corporate tax europea armonizzata, dovrebbe essere possibile finanziare un bilancio che si aggiri intorno al 4-5% del Pil europeo, vale a dire circa cinque volte quello attuale. Ciò significherebbe meno tasse nazionali a fronte di servizi migliori, secondo un’economia di scala basata sul buonsenso – pensiamo ad esempio agli armamenti: ogni Stato ha i propri, pagati con le tasse dei rispettivi contribuenti. Sotto la nostra ottica, uno spreco immane”.

Al momento, tuttavia, nell’immaginario collettivo dire “Europa” equivale a parlare di austerity. “Credo che occorra un po’ di chiarezza per sgombrare il campo da inutili populismi. È tempo di superare la stucchevole polemica anti-europea sull’austerità. L’economia europea è in forte espansione e l’Italia partecipa al processo, il mercato del lavoro migliora così come la dinamica salariale. In questo quadro, l’Italia si potrà sedere al tavolo franco-tedesco come pari tra i pari se cesserà di chiedere flessibilità per questa o quella categoria di spesa pubblica e saprà mostrare programmi di politica economica che garantiscano tre cose: la riduzione del debito pubblico in rapporto al PIL, il rafforzamento della qualità dei bilanci bancari, riducendo i rischi (NPL e portafoglio di titoli sovrani), politiche mirate per il rilancio della produttività, che ristagna dall’inizio di questo secolo”.

In Umbria il vostro capolista alla Camera è l’onorevole Roberto Capelli. Un sardo. “Sì, è vero. Roberto Capelli è il primo firmatario della legge a tutela dei bimbi orfani di crimini domestici. L’ho fortemente voluto come nostro capolista, sacrificando volentieri la mia stessa candidatura al posto suo, poiché credo che il valore aggiunto di un partito sia composto dalle persone che ne fanno parte.

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