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	<title>Perugia Online &#187; arte</title>
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		<title>&#8216;Poetry village&#8217;, quando la poesia incontra l&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Sep 2023 15:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetry Village]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A Roma, nella suggestiva cornice del Parco della Caffarella, si terrà l&#8217;8 e il 9 settembre prossimi la I edizione del Poetry Village. A partecipare alle due giornate di full-immersion nella natura e nella parola poetica, anche tre umbri &#8216;adottivi': la poetessa Francesca Tuscano e i docenti dell&#8217;Università degli Studi di Perugia Carlo Pulsoni e ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ A Roma, nella suggestiva cornice del Parco della Caffarella, si terrà l&#8217;8 e il 9 settembre prossimi la I edizione del Poetry Village. A partecipare alle due giornate di full-immersion nella natura e nella parola poetica, anche tre umbri &#8216;adottivi': la poetessa Francesca Tuscano e i docenti dell&#8217;Università degli Studi di Perugia Carlo Pulsoni e Luigi Giuliani.</p>
<p>Il Poetry Village è un evento gratuito, che porterà venerdì 8 e sabato 9 settembre (ore 17.00 – 23.00), oltre trenta voci della poesia, della letteratura e dell’arte a interagire fra loro e a creare con il pubblico una vera e propria jam session di scrittura, lettura, musica e arti visive.</p>
<p>L’iniziativa nasce dalla sinergia fra la start-up culturale <strong>Saperenetwork</strong>, il <strong>Comitato per il Parco della Caffarella Odv</strong>, l’<strong>associazione Humus Ets </strong>e il<strong> Municipio VII di Roma</strong> che sostiene il progetto, patrocinato anche dall’<strong>Ente Parco Regionale dell’Appia Antica </strong>e affiancato dalle associazioni <strong>Terra Insieme</strong> e <strong>Rete Antropocene</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un format inedito, che mette insieme trenta voci della poesia e dell’arte con reading, laboratori, teatro, musica. Tra i nomi più noti, Antonella Anedda, una delle maggiori poetesse italiane,<strong> </strong>che proporrà il Reading “Piante Bestie Poesie”, e Franco Mussida, musicista<strong> </strong>che ha segnato la storia della musica italiana, alle radici della Premiata Forneria Marconi e di una lunga esperienza di ricerca intorno al rapporto fra sonorità ed emozioni al di là dei cliché delle produzioni di mercato. Prenderanno parte all’evento anche tre umbri &#8216;adottivi': la poetessa Francesca Tuscano, e i docenti dell’Università degli studi di Perugia Luigi Giuliani e Carlo Pulsoni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il programma completo sul sito del festival<strong> </strong><a href="http://www.poetryvillage.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.poetryvillage.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1693753416676000&amp;usg=AOvVaw2t0hymwQCtmc65GzFPrAbz">www.poetryvillage.it</a><u>.</u></p>
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		<title>Todi Fiorita 2019: Al via la XII edizione della tradizionale Mostra Mercato del florovivaismo specializzato</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 21:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Todi Fiorita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Puntuale come ogni anno Todi torna a vestirsi di petali, suggestioni floreali e profumi primaverili con “Todi Fiorita”, la mostra di florovivaismo specializzato e cultura dei giardini organizzata dall’Associazione Verdetodi, con il contributo e il sostegno del Comune di Todi, giunta ormai alla sua XII edizione, che animerà la città di Jacopone dal 17 al 19 Maggio.  Il tema ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Todi. </span>Puntuale come ogni anno Todi torna a vestirsi di petali, suggestioni floreali e profumi primaverili con <b>“Todi Fiorita”</b>, <b>la mostra di florovivaismo specializzato e cultura dei giardini </b>organizzata dall’Associazione Verdetodi, con il contributo e il sostegno del Comune di Todi, giunta ormai alla sua XII edizione, che animerà la città di Jacopone dal <b>17 al 19 Maggio.<span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p3"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1"><b>Il tema della XII edizione</b></span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Quest’anno al centro della manifestazione umbra, che da <b>sempre è impegnata sul fronte sostenibilità, ci sarà l’economia circolare</b>. Obiettivo degli organizzatori è quello di <b>sensibilizzare e avvicinare il pubblico ai temi dell’innovazione e del riciclo</b>, presentando casi virtuosi legati alla circolarità economica e alla rigenerazione ambientale nel corso di un <b>panel </b>di speaker che si svolgerà nella mattinata di sabato. Tra gli altri interverranno, <b>Dino Di Cicco</b>, Presidente della prima Associazione Internazionale dei <b>Waste Manager</b> che approfondisce i temi di sviluppo eco-sostenibile e della green economy e <b>Alessandra De Santis,</b> coordinatrice dell’<b>Atlante di economia circolare</b>, il primo atlante che raccoglie le migliori esperienze di economia circolare in Italia.<span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Non mancheranno neanche esempi umbri di circular economy. Saranno presenti</span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">i responsabili dell’azienda <b>Basalti Orvieto, </b>artefici di un processo di circolarità naturale, che parte dall&#8217;estrazione di materiale naturale, fino alla rigenerazione dell&#8217;ambiente attraverso azioni di bioingegneria agraria e <b>Dino Mengucci</b>, fondatore di <b>Panta Rei,</b> cooperativa di <b>Passignano sul Trasimeno</b>, operante nel campo della bioedilizia e della formazione, attività che ha portato l’associazione a vincere il concorso “Storie di economia circolare”.</span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Nell’ottica della partecipazione gli studenti delle scuole secondarie di Todi e Orvieto prenderanno parte al premio “<b>Fioriscono le idee: spunti e progetti legati all’economia circolare”</b>, in cui saranno invitati a produrre un elaborato intorno al tema della circolarità economica. La premiazione dei vincitori avrà luogo al termine dei panel di sabato 18.</span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1"><b>La mostra mercato<span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-Apple-converted-space"> </span></b></span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Da venerdì 17 a domenica 19 la suggestiva Piazza del Popolo ospiterà oltre <b>50 espositori provenienti da tutto lo stivale, altamente selezionati, in cui trovare il meglio del florovivaismo.</b> Un amplissimo catalogo di piante naturali, tillandsie, specie tropicali, rarissimi iris, bonsai, varietà di rose antiche, insieme a soluzioni di arredo, accessori per il giardino, artigianato e molto altro.</span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1"><b>I laboratori in cui sporcarsi le mani</b></span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p3"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Un’edizione all’insegna del rinnovamento, che mira sempre di più al coinvolgimento del pubblico. A partire dal nuovo blog “<b>Verde Inchiostro</b>”, che online anticipa temi ed argomenti della kermesse.<span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Ma non solo, anche tanti <b>laboratori green</b> <b>pensati per ogni fascia d’età, </b>che<b> </b>da sabato 18 porteranno grandi e piccini a sporcarsi le mani.</span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Si parte con il workshop tenuto da Sara Primieri “<b>Intrecci floreali: ghirlande e coroncine di fiori fai te”</b>, l’indomani si prosegue con “<b>Viaggio olfattivo tra innovazione e tradizione”</b> a cura di Magda Montanucci. Nella stessa giornata per i più piccoli il <b>“Laboratorio di educazione ambientale” </b>di Antonella Zanotti.</span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1"><b>Arte, musica, moda e intrattenimento</b></span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Venerdì 17 maggio, si inaugura, presso il Caffè del Teatro Comunale, la <b>mostra d’arte “Todi, Arte e Solidarietà”</b>, mostra collettiva dei pittori Giampiero Petruccioli, Giancarlo Biagini, Donatella Regi Canali e Antonella Padovani. In contemporanea, avrà inizio la seconda edizione del concorso grafico, pittorico e fotografico <b>“Immagina TodiFiorita”</b> organizzato da ETAB di Todi. Un’iniziativa di promozione culturale e artistica che vuole contribuire alla valorizzazione della città e dei talenti che la vivificano.</span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Spazio all’arte anche con l’estemporanea di pittura “<b>Quando i fiori diventano opera d’arte”</b>, che vedrà gli studenti della Scuola Media Cocchi nelle vesti di pittori <i>en plein air </i>dislocati per le vie e piazze della città, impegnati a realizzare dipinti con protagonisti gli scorci ed in panorami di Todi Fiorita.<span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Non mancherà l’<b>intrattenimento musicale con Federico Codini Trio</b>, Concerto “At the Movies”, con musiche di Mancini, Bernestein, Bergman, Williams.</span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Si chiuderà domenica 19 con la moda, anch’essa in chiave sostenibile. Le allieve<b> dell’Ipsia Moda di Todi,</b> presenteranno la sfilata <b>“RigArt”</b>, che trasformerà la Scalinata del Duomo in una passerella dove sfileranno abiti realizzati con materiali di recupero.</span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1"><b>Todi da città più vivibile a città più instagrammabile<span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-Apple-converted-space"> </span></b></span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p4"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Come ogni anno <b>superbe scenografie floreali </b>andranno ad impreziosire gli storici palazzi, le piazze, i suggestivi vicoli e i monumenti della cittadina umbra, che per l’occasione si trasformerà in un giardino a cielo aperto, <i>Instagram-friendly.</i><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-p3"><span class="m_-8230029176300076087m_7484635404159398868gmail-s1">Tre giorni all’insegna della natura e della bellezza, per gli appassionati del settore e non solo, ma anche un momento per riflettere sulle sorti del nostro pianeta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’epica della mano</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2018 16:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Entre-deux-guerres]]></category>
		<category><![CDATA[Universit? per Stranieri di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Come fare una storia dell’arte italiana del Novecento? Come tratteggiare un paesaggio di continuità e discontinuità storiche, artistiche, culturali e non solo politico-istituzionali? Come incorporare in questo contesto le autorappresentazioni identitarie e i concetti di eredità e tradizione? Come approdare a modelli interpretativi nuovi che superino l’antitesi ‘fascismo/anti-fascismo’ su cui per secoli si è radicata ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Come fare una storia dell’arte italiana del Novecento? Come tratteggiare un paesaggio di continuità e discontinuità storiche, artistiche, culturali e non solo politico-istituzionali? Come incorporare in questo contesto le autorappresentazioni identitarie e i concetti di eredità e tradizione? Come approdare a modelli interpretativi nuovi che superino l’antitesi ‘fascismo/anti-fascismo’ su cui per secoli si è radicata la ricostruzione del Novecento italiano dal periodo <em>entre-deux-guerres</em> alle neoavanguardie e oltre? E, non da ultimo, come interpretare l’allegoria del genio dell’artista che toglie la vita al flusso, depositandolo sui materiali dell’arte? Le forme, d’altronde, si annunciano, sono luminose, traggono la luce fuori dall’ombra e sottendono un’epica della mano, che correda l’idea mitografica dell’artista latino, attraversando un piano estetico ed un piano civile. La mano altro non è, forse, che ‘un varco metafisico all’ingresso del luminoso’.</p>
<p>A questi quesiti ha risposto il seminario dottorale tenuto dal professor Michele Dantini – docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università per Stranieri di Perugia, Visiting Professor (‘Visual Arts and Globalization’) alla Scuola IMT Alti Studi di Lucca e Direttore del Master in <em>Educational Management per l’arte contemporanea</em>, Castello di Rivoli, Museo di arte contemporanea/Università degli Studi del Piemonte Orientale ‘Amedeo Avogadro’ – martedì 11 dicembre nella Sala Docenti della Palazzina Valitutti dell’Università per Stranieri di Perugia. Il seminario &#8216;Continuità/discontinuità. Arte e politica in Italia <em>entre-deux-guerres</em> e Repubblica&#8217;, rivolto ai dottorandi di tutti e quattro gli indirizzi di cui si compone il Dottorato di ricerca in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em> dell’Università per Stranieri di Perugia, coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli, Direttore del Dipartimento di <em>Scienze Umane e Sociali</em> dello stesso Ateneo, ha posto l’accento sul paesaggio di &#8216;continuità&#8217; storiche, artistiche e culturali, e di &#8216;discontinuità&#8217;, non solo politico-istituzionali, che caratterizza il secondo Novecento italiano, tenendo in considerazione, nell&#8217;alveo della storia dell&#8217;arte <em>tout-court</em>, anche le autorappresentazioni identitarie, la storia della mentalità e del sentimento religioso e, non da ultimo, temi come l&#8217;eredità e la tradizione. Emerge, infatti, da parte della storiografia artistica più recente, l&#8217;esigenza di approdare a modelli interpretativi nuovi che superino l&#8217;antitesi &#8216;fascismo/antifascismo&#8217; su cui per troppo tempo si è radicata la ricostruzione del Novecento italiano dal periodo <em>entre-deux-guerres</em> alle neoavanguardie e oltre. Quali sono, in ultima istanza, se esistono, le continuità sociali e culturali, in Italia, nel passaggio fra fascismo e Repubblica?</p>
<p>A seguito dell’introduzione della professoressa Giovanna Zaganelli, Direttore del <em>Dipartimento di Scienze Umane e Sociali</em> e Coordinatrice del Dottorato di ricerca in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em>, che, partendo dall’ultimo libro pubblicato dal professor Michele Dantini, <em>Arte e sfera pubblica. Il ruolo critico delle discipline umanistiche</em> (Roma, Donzelli Editore), ha fatto leva sul ruolo critico delle discipline umanistiche e sull’incrocio di estetica, politica, lettura dell’immagine che segue criteri scientifici – una commistione, questa, che era stata propria anche della Scuola di Tartu, che si poneva come obiettivo primario di dare alle scienze umanistiche il rigore di quelle ‘dure’ – il professor Michele Dantini ha proposto ai dottorandi un esercizio di interpretazione storico-artistica, guidandoli attraverso un percorso storico post-unitario che ha interessato la nazione politica italiana. L’obiettivo è stato quello di esercitare la storia dell’arte non su un piano meramente fattuale, ma critico, con tutto il corredo di domande, inquietudini, urgenze storico-culturali ed esegetiche che ne deriva e attraversando la storia post-unitaria della nazione politica italiana, un concetto ben diverso, questo, da quello di ‘nazione culturale’.</p>
<p>Come fare, dunque, una storia dell’arte italiana del Novecento? Tenendo anche conto del fatto che si tratta (anche) di una storia dell’assenza, della reticenza, dell’implicito? Con gli anni Quaranta, e, per la precisione, con gli anni ’43 e ’45, si assiste ad una tabula rasa, ad un nuovo inizio, con Alberto Burri e Lucio Fontana. Una tabula rasa politica implica una tabula rasa in campo artistico? Le immagini, nella loro viscosità, hanno una longevità in realtà superiore a quella dei cicli della storia politica. Queste, le premesse, le basi problematiche e interpretative poste dal professor Dantini a fondamento della sua analisi dei dati sensibili, della sua narrazione per immagini. Un racconto che è partito da uno dei Tagli di Fontana, datato al 1960 e inserito nell’alveo di un contesto geopolitico occidentalista. D’altronde, di Fontana abbiamo accettato la reputazione planetaria che dell’artista ha proposto il collezionismo anglo-americano: quella di un artista concettuale, non figurativo, vicino al non-oggetto. Prima dei ‘Tagli’ c’erano i ‘Buchi’ di Fontana, alla fine degli anni Quaranta. E prima dei ‘Buchi’ c’erano le scene delle battaglie: in un fregio di ceramica di ‘Battaglia’, del ’48, si scorge il dettaglio di una scena equestre. Si tratta di una pittura d’ira, di rabbia: la rabbia dei cavalieri, che combattono per la gloria. Una situazione figurativa di identità nazionale di stampo mitografico futurista, marinettiano. Allora, fra il Fontana del ’48 e quello dei ‘Buchi’ dev’esserci qualcosa in comune: i ‘Buchi’ possono essere la traduzione performativa del colpo di lancia, in quanto la tela stessa viene uccisa in termini di performance: l’eroico furore congenito alla tradizione si concretizza qui in termini ermetici. Si possono individuare intere famiglie iconografiche a supporto di queste narrazioni: il riferimento è (anche) alle scene di corrida di Pablo Picasso, al gesto omicida del torero, all’allegoria del genio dell’artista che toglie la vita al flusso, per poi depositarlo sui materiali dell’arte. Ma anche alle ceramiche di Fontana, col tema dell’uccisione dell’animale e quello degli elementi magico-rituali, o alla concezione di Marinetti, secondo il quale il poeta deve spendersi con ‘ardore, splendore, generosità’, in un vortice di metafore, in un continuo tentativo di auto-posizionamento da parte dell’artista, modellato, così come i processi creativi, dalla logica di mercato. Nel Manifesto del Futurismo del 1909 è contenuto un compendio dell’artista latino e non internazionalista: vi sono termini che si riferiscono a una tradizione latina e italiana di matrice berniniana. L’artista latino è un artista dell’eroico furore: il genio riceve l’idea e la forgia, creando un’opera d’arte riconoscibile e autografa, determinata dall’idea di improvvisazione. I futuristi sostenevano questo: che non vi fosse bellezza se non in una battaglia. Questo crea continuità con la tradizione, col tema dell’ardore: la forma deve uscire dalla materia per darne una prima notizia. L’artista italiano è chiamato da Dio, riesce a colloquiare con i nuclei della creazione, è geniale e non meticoloso, scolastico, accademico. Allora, possiamo (ri)leggere Fontana in quanto portatore del genio di una determinata tradizione. Nella sua <em>Annunciazione</em>, del 1951, il colpo omicida e irripetibile dell’artista è un fatto, appunto, di annunciazione. L’artista è incarnazione del luminoso, del divino, viene visitato dalle forme. Anche queste ultime si annunciano, sono luminose: traggono la luce fuori dall’ombra. Ce lo hanno insegnato sia la rivista «Valori plastici» che il modernismo italiano, anti-liberale, anti-francese. Il fatto che Fontana, nel ’47, abbia invocato un certo eroico furore marinettiano, mussoliniano, si trasferisce, inabissandosi, nei ‘Buchi’ e nei ‘Tagli’. Non è un caso che Ugo Mulas abbia fotografato il gesto dell’artista che taglia e non l’opera, che è un oggetto residuale.</p>
<p>Il secondo caso-studio è stato dato dall’eleganza omicida del guerriero equestre, dal momento cruciale della mano. Un’epica della mano, che correda l’immagine mitografica dell’artista latino, dell’eroico furore dell’artista che si fa medium del luminoso. Umberto Boccioni, ne <em>La città che sale</em> (1910-1911), oltre che restituire un’immagine di gloria, rappresenta visivamente il manifesto marinettiano: vi sono il proletariato, il socialismo, tutto ciò che rischia di compromettere la potenza della nazione, l’elogio del corporativismo fascista che trionfa durante il Ventennio. Ma non tutte le mani sono corporative: c’è la mano dell’artista che forgia e attraversa i due piani, estetico e civile, come nel caso del <em>Senza titolo</em> del 1919 di Ottone Rosai. Un dettaglio del primato della mano dell’artista italiano che realizza il miracolo, creando la forma dal caos.</p>
<p>Elogio dell’ordine, quindi. Omaggio al folklore, riconciliazione col cuore della nazione. E allora anche pizze e mandolini possono diventare motivo di orgoglio nazionale, nell’ambito di un ritorno all’ordine figurativo. Possiamo fermarci qua, ad esempio, nell’analisi dei <em>Giocatori di carte</em> di Gino Severini (1924). Ma se si criticizza la tela, se la si guarda con gli occhi di un pittore che è stato cubista o attraverso un singolo dettaglio, il significato cambia: vi sono elementi segnaletici che spostano il senso dal centro, che fanno scattare una lettura diversa, un differente punto di vista, un’altra concezione di centro e di periferia. Si apre un foro nella parete, un foro che crea un’illusione: allora quel gioco di carte può essere trasposto su un piano allegorico. Lo stesso esercizio di lettura si può applicare a <em>Il giocoliere</em> di Antonio Donghi del 1936, o agli <em>Studi</em> di Picasso, in cui la mano svolge un ruolo centrale in senso autoriale, o ancora al suo <em>Autoritratto con tavolozza</em> del 1906, in cui questa ultima si sostituisce alla mano, diventandone una propaggine, in una persistenza fra amanuense e amanuense, di una <em>humanitas</em> che non ha niente di stalinista, che si oppone all’ultimo totalitarismo.</p>
<p>In un eterno balletto fra mente e mano: la prima conia nuove immagini, la seconda non fa in tempo a fermare sul foglio il corteo di divinità che l’immaginazione produce. E si pone come ‘un varco metafisico all’ingresso del luminoso’.</p>
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		<title>Il vento del Sessantotto: ping pong fra i due lati dell’oceano</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 10:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Un vento. Che gioca a ping pong fra i due lati dell’oceano. L’anno delle contestazioni sociali e dei moti studenteschi, il Sessantotto, si apre, fra le altre correnti ed opere, con l’esposizione di Xerox Book del critico-gallerista Seth Siegelaub, alla cui elaborazione hanno partecipato una quindicina di artisti, oggettivando l’idea di editare opere collettive sotto forma di volumi realizzati con xerocopie. Lungo questi binari, fra gli altri linguaggi artistici, si è snodato il concettualismo, con opere d’avanguardia che poggiano sulla sparizione di oggetti da contemplare. Esibendo, più che opere vere e proprie, dei <em>marks</em>, delle tracce. Una, non troppo velata, contestazione. Artistica.</p>
<p>Mercoledì 28 novembre, alle 18.30, nei locali di Umbrò, in via S. Ercolano 2 a Perugia, si è tenuto il secondo incontro della stagione 2018-2019 del progetto ‘Umbrò Cultura’, giunto al suo secondo anno consecutivo. Il progetto, in sinergia con l’Università degli Studi di Perugia e con l’Accademia di Belle Arti del capoluogo umbro, propone attività didattiche, presentazioni di libri, esposizioni e laboratori che valorizzano la ricerca culturale e che consistono in seminari legati a temi cruciali del contemporaneo, intrecciando diffusione culturale, ricerca e media. L’anno 2018-2019 si è aperto al pubblico nel segno del Sessantotto, di cui ricorre il cinquantenario, con Francesco Pecoraro – finalista allo Strega nel 2014 –, che ha dialogato con Lorenzo Marchese e Raffaello Palumbo Mosca sulla letteratura dell’anno delle contestazioni sociali e politiche e dei movimenti di lotta sorti nell’ambito studentesco delle Università e delle scuole e poi allargatisi a macchia d’olio all’intera ‘cosa culturale’, dal giornalismo al cinema alla questione sindacale e operaia.</p>
<p>Il secondo incontro promosso da Umbrò Cultura ha avuto per oggetto (ancora) il Sessantotto, esaminato, però, stavolta, da un punto di vista storico-artistico: l’accento è stato, infatti, posto sulle implicazioni sociali dei linguaggi artistici d’avanguardia durante le contestazioni sessantottine, che mettono in luce la valenza sociale dell’opera a scapito del suo valore commerciale. Land Art, Minimal Art e Arte povera rappresentano la risposta al proliferare dei linguaggi Pop, in contrapposizione con quelle culture e in contrasto al radicamento delle culture di massa. A parlarne, nell’alveo del seminario ‘Possedere la rivoluzione. Avanguardie artistiche negli anni delle contestazioni sociali’ è stato Andrea Baffoni, dottore di ricerca all’Università degli Studi di Perugia, direttore della rivista «Contemporart» e studioso del futurismo e delle avanguardie del secondo Novecento.</p>
<p>«Il 2018 è un anno particolare – ha esordito Baffoni –: l’anno del cinquantenario del Sessantotto. Questa sera, nel pubblico, ci sono artisti che il Sessantotto l’hanno vissuto. E allora non dobbiamo scivolare su stereotipi: parleremo d’arte, è vero, ma è d’obbligo un confronto con la storia. Perché, quando si parla di Sessantotto, ci si riferisce ad un momento storico di cambiamento che ha coinvolto l’Europa e gli Stati Uniti e che ha preso spunto dalle avanguardie storiche che lo avevano preceduto». Ha avuto inizio, così, la carrellata di immagini che Baffoni ha proposto ai fruitori, partendo da ‘Manifestanti in piazza’, che ha permesso di collocarsi, subito, <em>in medias res</em>: qui siamo a Milano, e ci sono il movimento, l’interesse collettivo, la voglia di esprimere un contenuto e di essere protagonisti di un cambiamento, che rinvia al ‘maggio francese’, all’energia di questa corrente, al vento rivoluzionario del Sessantotto e, non da ultimo, alla data del 13 maggio, quando si registra una convergenza fra i movimenti studenteschi e quelli operai, ed una terza fase più propriamente politica.</p>
<p>Ma pare essere continuo ‘il ping pong fra i due lati dell’oceano’: la narrazione per immagini di Baffoni prosegue con <em>Three flags</em> di Jasper Jhones e con l’indissolubile rapporto con l’oggetto. D’altronde, gli Stati Uniti e la cultura americana del secondo dopoguerra, sono stati fecondati dall’arte europea. Si pensi all’espressionismo astratto di Rothko, Klein, Pollock e all’attenzione alle strutture metropolitane: è New York ad emergere dentro a quelle tele, drammatiche nella loro poeticità. Il riferimento è (soprattutto) all’immagine, all’oggetto: le bandiere che richiamano gli States, impostisi al mondo attraverso la tecnologia, assurgono a questo compito e reiterano l’opera d’arte, sottolineando la sua riproducibilità tecnica. Il numero tre, dispari, è aperto a successive riproduzioni e l’elemento iconico rappresenta un popolo e una realtà in continuo divenire. L’oggetto: in <em>Bed</em> di Robert Rauschenberg il riferimento è a Burri, al suo oggetto drammatico, preso dalla realtà e connotato di cromatismo, di informalità, in linea con il New Dada, il momento in cui gli States passano dall’espressionismo astratto ad una nuova oggettualità. Con effetti anche in Europa: in <em>Just what it is make today home’s so different so appeling?</em> di Richard Hamilton si incontrano una pinup, una casa piena di oggetti, un soffitto che presenta la forma della luna, uno spazio’ come un nuovo territorio da esplorare, un lecca-lecca tenuto in mano, come fosse una racchetta, da un uomo muscoloso, in un vorticoso culto dell’immagine che diventa mito. Gli anni Sessanta, negli States, hanno coinciso con la Pop Art, con l’attenzione focalizzata sull’oggetto, con la guerra del Vietnam, con la questione sociale, col problema degli afro-americani, degli assassini, delle violenze che permangono nell’immaginario collettivo. Fermenti e movimenti, questi, che arriveranno in Europa, dando vita ai movimenti artistici in seno al Vecchio Continente. Che si ispirano al concetto di ‘guerriglia’ esportato da Che Guevara in Bolivia.</p>
<p>Il riferimento è alla <em>Donna fumetto</em> di Roy Lichtenstein e ai volti dei fumetti: una forma d’arte che unisce letteratura e disegno, una storia che si legge e si consuma velocemente, un oggetto e una storia di consumo di massa, dando sostanza a soggetti di un mondo ludico. Ma si pensi anche alle serigrafie di Marylin Monroe realizzate da Andy Warhol: figure reali che diventano mito, che diventano moltiplicabili, riproducibili perché passano attraverso un video. Con <em>Six cream bar</em> di Claes Oldenburg anche l’elemento-cibo diventa un prodotto di massa da esaltare in modo ludico, divertente e divertito. Lo stesso vale per <em>Merda d’artista</em> di Piero Manzoni e per le accumulazioni e le cataste di oggetti e di significati di Arman: qui l’oggetto risulta essere rotto, smembrato. Non è più tempo di dipingere, non soltanto: c’è l’oggetto. In César l’oggetto è l’automobile, desunta dalla macinazione degli oggetti che smaltiamo, amiamo e dimentichiamo, e dal lavoro della pressa, strumento contemporaneo e non artistico, un oggetto che è funzionale ad arrivare ad altri oggetti-monoliti, in cui si scorge la lamiera.</p>
<p>Si giunge, poi, alla mostra ‘Oggetti in meno’: un’esposizione non identificativa, in cui le opere di Michelangelo Pistoletto non sono riconoscibili le une alle altre, come fossero allestite da più artisti. L’artista, invece, è solo uno, e non cede alla riproduzione seriale di se stesso. Questa mostra funge da pre-manifesto dell’Arte povera, che nasce nel 1967. Se la Pop Art è stata un’arte di sistema, il Poverismo non lo è: l’Arte povera è tale perché l’artista decide di essere se stesso, di non farsi compromettere dal sistema e dal ‘gioco’ delle gallerie che fanno quello del mercato. E, allora, torna la tecnica della guerriglia di Che Guevara: ‘l’artista da sfruttato diventa guerrigliero’. Ma che significa ‘guerriglia’ per un critico d’arte? L’artista vuole possedere i vantaggi della mobilità, sorprendere e colpire. Vuol essere libero, rinunciando al sistema, alla ricchezza. Anche Mario Moretti ha parlato di ‘azioni di guerriglia’, veloci, istantanee e fulminee.</p>
<p>Il concetto di liberazione dell’opera dagli orpelli e un senso di ritrovamento delle forme primarie si raggiungono, inoltre, con il Minimalismo: è il caso, ad esempio, di <em>Untitled</em> di Donald Judd o di <em>Senza titolo</em> di Dan Flavin.</p>
<p>Un’opera che sia di tutti e che sia vissuta: questo, il motto dei fautori della Land Art, che nega il principio dell’arte come proprietà privata, come nel caso di <em>Spiral Jetty</em> di Robert Smithson.</p>
<p>Per concludere, il Poverismo porta con sé le esperienze di Minimal Art e di Land Art, anche se veicola un contenuto filosofico più ampio, come si può desumere da <em>Io che prendo il sole a Torino</em> di Boetti o da <em>Tappeto natura</em> di Giraldi o, ancora, da <em>Strumenti di lavoro</em> di Pascali, in cui l’oggetto di scarto e di recupero viene ricondotto alla realizzazione di elementi che richiamano la guerra. Fino ad arrivare alla celeberrima <em>Venere degli stracci</em> di Pistoletto: l’arte povera vuol essere un’arte processuale. Non si è più responsabili dell’oggetto, ma del suo processo, della sua trasformazione: la materia è vivente, come avevano detto i futuristi, primo fra tutti Boccioni. ‘Ora’, però, gli artisti non si accontentano più di rappresentarlo, quell’oggetto, ma ce lo fanno vedere. Come fa Pistoletto nei suoi <em>Quadri specchianti</em>.</p>
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		<title>‘L’Accademia fuori dall’Accademia’</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2018 14:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> ‘L’Accademia fuori dall’Accademia’. Così, il ritratto di una graziosa e misteriosa Bianca Bocchi, figlia del pittore Amedeo, che la ritrae, intorno al 1923, dentro una gonna verde con motivi floreali e con in mano una teiera, può uscire dall’angusto confine dei depositi di una delle più prestigiose istituzioni italiane per l’insegnamento e la promozione del patrimonio artistico, la romana Accademia Nazionale di San Luca, per essere resa fruibile all’osservatore che, fino al prossimo 30 settembre, vorrà visitare le prestigiose sedi della mostra ‘Da Raffaello a Canova, da Valadier a Balla. L’arte in cento capolavori dell’Accademia Nazionale di San Luca’, allestita, in corso Vannucci a Perugia, a palazzo Baldeschi e a palazzo Lippi Alessandri, e curata da Vittorio Sgarbi (orari: martedì-giovedì, 15.30-19.00; venerdì-domenica, 10.30-13.30, 15.00-19.00. Info e prenotazioni: 075-5734760; <a href="mailto:palazzobaldeschi@fondazionecariperugiaarte.it">palazzobaldeschi@fondazionecariperugiaarte.it</a>). Oltre al ritratto di Bianca Bocchi, novantanove altri capolavori, fra dipinti, sculture, disegni architettonici, bozzetti preparatori, di mano, fra gli altri, di Raffaello, Bronzino, Guercino, Rubens, Pietro da Cortona, Wicar, Hayez, Canova, Valadier e Balla, disposti su di una linea del tempo che raccorda preziose opere, esposte in senso cronologico e con rigore filologico, uscite dalle botteghe e dagli <em>ateliers</em> fra il Cinquecento e il Novecento e proveniente, tutte, dall’Accademia Nazionale di San Luca di Roma, dialogando attivamente con la Collezione Marabottini di palazzo Baldeschi e con alcune creazioni di storiche istituzioni perugine, come l’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci. L’Associazione Forte di Bard ha recentemente presentato tali opere nella sua sede in Valle d’Aosta, dopo averle sistematizzate, anche grazie al sostegno per la ristrutturazione dei depositi dell’Accademia promosso dalla Fondazione CariPerugia Arte.</p>
<p>‘L’Accademia fuori dall’Accademia’, dunque: un’idea, questa, che era stata elaborata dal pittore bresciano, attivo a Roma, Girolamo Muziano – non è un caso che il seicentesco <em>Ritratto di Girolamo Muziano</em>, attribuito a Giuseppe Ghezzi, sia stato collocato ad apertura della mostra –, che ha convertito negli anni Settanta del Cinquecento l’eredità delle Università nella prima accademia romana del disegno, dapprima nella chiesa di San Luca e poi al Foro Romano, sino alla fondazione dell’istituzione da parte di Federico Zuccari nel 1593. Il curatore, Vittorio Sgarbi, nel saggio da lui redatto per il catalogo della mostra, editato da Fabrizio Fabbri, ha affermato «Mi sono chiamato – a curare una mostra per portare fuori dai depositi cento capolavori dell’Accademia di San Luca (n.d.r.) –, agitando l’idea presso gli amici del Forte di Bard in Valle d’Aosta, consigliere Gabriele Accornero, di far conoscere l’imponente collezione in una antologia ricca e sorprendente, fuori di Roma, e con una puntuale e rinnovata catalogazione (…). Le nobili sale dei palazzi Lippi Alessandri e Baldeschi a Perugia accolgono ora, in ordinata sequenza, alcune pitture e sculture, tanto notevoli quanto poco viste, della gloriosa Accademia di San Luca che, a Roma, ne espone con stabile selezione in luminose sale espositive insufficienti a contenere il numero esorbitante di opere conservate nei depositi. Doni di investitura, di Principi e di Accademici, come Pietro da Cortona (che riproduce i Baccanali di Tiziano, e progetta la chiesa di San Luca e Martina di cui resta la <em>maquette</em> lignea), Maratti, Angelika Kauffmann, Canova e Thorvaldsen. E anche notevoli lasciti di Accademici, perché gli allievi imparino. Con provenienza da collezioni illustri come quella dei Barberini e del Barone Lazzaroni con rare problematiche tavole (…)».</p>
<p>Il percorso espositivo, in dodici sale, prende avvio, a palazzo Baldeschi, con il ‘Modello architettonico della chiesa dei Santi Luca e Martina’ al Foro Romano, realizzato in gesso e legno su scala 1:50. Seguono altre sale, fra cui quella dei Quattro Elementi, con il <em>Ritratto di Girolamo Muziano</em> di Giuseppe Ghezzi, che rende omaggio al fondatore dell’Accademia nel 1577, e il <em>Putto reggifestone</em>, rara testimonianza della pittura a fresco di Raffaello, che presenta punte di affinità con quello che affianca il <em>Profesta Isaia</em> dipinto dal maestro urbinate negli anni Dieci del Cinquecento nella chiesa romana di Sant’Agostino. Due opere del Bronzino, fra le altre, campeggiano nella Sala della Sapienza: il <em>Sant’Andrea</em> e il <em>San Bartolomeo</em>, eseguite per la pala d’altare della chiesa Madonna delle Grazie a Pisa e rimossa negli anni Ottanta del XVI secolo e vendute nel 1821 all’Accademia di San Luca dal pittore neoclassico Vincenzo Camuccini. Restituisce una eco dei <em>Baccanali</em> di Tiziano, il <em>Bacco ed Arianna</em> di Pietro da Cortona esposto nella Sala della Verità, mentre, nella Sala delle Muse, <em>Le ninfe che incoronano la dea dell’abbondanza</em>, opera di Peter Paul Rubens del 1622, raffigurano delle donne che incoronano una terza compagna, al centro, connotata da una cornucopia. Negli ultimi tre spazi espositivi di palazzo Baldeschi, la Sala di Diana ed Endimione, la Sala dell’Architettura e il Salone degli Stemmi, una selezione di opere dell’arte seicentesca romana e napoletana e non solo, e dei capolavori dell’arte neoclassica: da <em>Loth e le figlie</em> dell’austriaco Daniel Seiter, dalla luce quasi caravaggesca, alla planimetrica del progetto di sistemazione di piazza del Popolo, che reca la firma di Giuseppe Valadier, al Giaele uccide Sisara di Carlo Maratti, caposcuola a Roma della pittura di impostazione classicistica.</p>
<p>A Palazzo Lippi Alessandri, protagonisti i secoli XIX e XX: la seconda parte del percorso espositivo si apre con il <em>Ritratto di Giuseppe Valadier</em> eseguito da Jean-Baptiste Wicar, in una ‘tela da imperatore’. Lo sguardo del visitatore, poi, catalizza la sua attenzione, ad esempio, sull’<em>Ulisse alla corte di Alcinoo </em>di Francesco Hayez, sull’autoritratto <em>Primi e ultimi pensieri</em> di Giacomo Balla, in cui l’artista futurista accosta il proprio volto con quello di un autoritratto della figlia Elica, e sul ritratto di Bianca, la già citata figlia di Amedeo Bocchi, immortalata, alla stregua del Balla, in una dimensione domestica.</p>
<p>Nonostante tale intimità, tutt’altro che ‘rassicurante’ quando si tratta di capolavori di raro pregio come questi, l’arte resta, come sosteneva Leo Longanesi, «un incidente dal quale non si esce mai illesi».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le terme di Mevania</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2017 11:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Conversini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch&#8217;essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un&#8217;immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l&#8217;arte.&#8221; (James Joyce). Non possiamo prescindere, nel contemplare un opera ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[&#8220;Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch&#8217;essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un&#8217;immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l&#8217;arte.&#8221; (James Joyce).</p>
<p>Non possiamo prescindere, nel contemplare un opera d&#8217;arte, qualunque essa sia, dalle emozioni che ci suscita, per converso e di più, è da li che dobbiamo partire per intraprendere un viaggio di comprensione e meraviglia.<br />
Non me ne vorrà il Sindaco di Bevagna, mia amatissima professoressa di lettere del Liceo Scientifico Marconi, se inizio questa nuova avventura parlando della sua città.<br />
Seppur con approcci diversi, decisamente più metodico il suo e certamente più istintuale il mio riapriamo un confronto sulla bellezza insita nelle parole allargando l&#8217;orizzonte ai luoghi, alle forme, ai profumi, ai sapori, all&#8217;amore incondizionato che mi e ci lega a questa meravigliosa terra.</p>
<p>Uno dei luoghi più suggestivi che ho avuto il piacere di visitare si trova proprio a due passi da casa mia, nella splendida cornice medioevale di Bevagna, in Via di Porta Guelfa: le Terme di Mevania.<br />
Importante complesso, di carattere pubblico risalente al II secolo d.C., fu suddiviso secondo la tradizione romana in quattro ambienti e rimane oggi interessante documento della vita quotidiana di allora.<br />
Ubicato in prossimità del cardo massimo ( via principale) nelle vicinanze del probabile foro del municipium romano, il complesso termale di origine romana, conserva, nella sua meraviglia, all&#8217;interno della sala principale, presumibilmente il frigidarium (vasca che conteneva acqua fredda), un mosaico di dimensioni davvero rilevanti: 12 x 6,75 m.</p>
<p>Composto di tessere bianche e nere, rappresenta tipiche decorazioni termali e attingendo ad un repertorio mitologico e ornamentale di tipo marino mostra al centro polipi, delfini ed aragoste, nei lati corti, disposti simmetricamente, tritoni e ippocampi.<br />
Accanto al vano principale sono stati scoperti resti di altre sale da identificarsi con il calidarium (vasca che conteneva calda) e il tepidarium ( vasca che conteneva acqua tiepida) .<br />
Entrando si resta subito ammaliati dalla complessità e bellezza dei disegni e ci si immagina quel luogo come pullulante, pieno di vissuta quotidianità: di certo tra il frigidarium e il calidarium dopo aver impreziosito l&#8217;acqua, come erano soliti fare, con vini speziati, oltre alla pomice e all&#8217;argilla, usate come ausilio per lavarsi, i romani si cospargevano la pelle con l&#8217;olio d&#8217;oliva, toccasana rigenerante, del corpo e dello spirito che appartiene alla nostra terra da sempre.</p>
<p>Un altro luogo di fascinoso silenzio da scoprire, in questa nostra piccola, ma ricchissima d&#8217;arte e bellezza, splendida Umbria.<br />
Matteo Conversini<br />
<a href="https://www.facebook.com/BB-Casa-Lisetta-720684168029998/">pagina facebook</a></p>
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		<title>Il mercato nero dell&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 10:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze hanno recuperato un centinaio di antichi volumi a stampa (in gran parte cinquecentine e volumi del seicento) il cui furto, dal Fondo Antico della Biblioteca Bandiniana di Fiesole, fu scoperto e denunciato nel settembre del 2009.  In quel periodo erano in corso lavori di restauro interni ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze hanno recuperato un centinaio di antichi volumi a stampa (<em>in gran parte cinquecentine e volumi del seicento)</em> il cui furto, dal Fondo Antico della Biblioteca Bandiniana di Fiesole, fu scoperto e denunciato nel settembre del 2009.  In quel periodo erano in corso lavori di restauro interni all’edificio di piazza Mino ove ha sede sia la Diocesi che il Seminario; fortunatamente, esisteva una pubblicazione con l’inventario completo, dettagliato ed analitico dei volumi di maggior valore ed antichità che è servita per stilare l’elenco delle opere mancanti: circa 250 su un migliaio in tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">A circa un anno dal furto, grazie al costante monitoraggio del commercio di beni culturali effettuato dal TPC e grazie alla sinergia on le varie componenti del MiBACT, si accertava che un esercizio commerciale, con sede fisica ad Assisi e prevalentemente operante sul <em>web</em>, aveva posto in vendita su una delle più note piattaforme dell’<em>e-commerce</em>, alcuni libri antichi, che per titolo e caratteristiche generali corrispondevano a quelli oggetto del furto al Seminario fiesolano.Le successive indagini, protrattesi sino al 2013, hanno permesso di identificare la maggior parte degli ignari acquirenti, sparsi sul territorio nazionale e all’estero (Francia, Stati Uniti) e, soprattutto, di individuare il ricettatore nelle cui disponibilità erano transitati i libri prima di essere rimessi in vendita: un aretino, assiduo frequentatore di fiere e mercatini -specializzati e generici- in tutt’Italia. Presso la sua abitazione, veniva rinvenuta la maggior parte dei beni recuperati, molti ancora con i timbri originali, in mezzo ad una grande quantità di oggetti della più varia natura, tanto che i Carabinieri del TPC di Firenze, supportati dai colleghi di Arezzo, si videro costretti a sequestrare e sigillare, previa autorizzazione dell’A.G., una parte dell’appartamento per qualche mese, al fine di procedere alle necessarie verifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Contemporaneamente, si è proceduto alle delicate attività di recupero dei beni finiti all’estero. Tra questi, si segnala un volume edito a Lione nel 1541 ed acquistato, sul sito del commerciante umbro, da uno studioso di San Antonio (Texas &#8211; USA) che, una volta definite le procedure ufficiali che lo hanno riconosciuto “acquirente in buona fede”, lo consegnava al Consolato Italiano di Houston per il rimpatrio.   Le tre persone ritenute responsabili, in concorso tra loro ed a vario titolo di ricettazione, riciclaggio, illecita esportazione di beni culturali, contrabbando, sono indagati presso le Procure di Arezzo e di Perugia che, recentemente, hanno disposto la restituzione</p>
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		<title>&#8220;Embrace&#8221; apre l&#8217;edizione del Narnia Festival 2016</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 10:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Appuntamento alle 21.30 all’auditorium San Domenico con un concerto pianistico tra classica e jazz di Danilo Rea, Cristiana Pegoraro e Stefano Masciarelli. La manifestazione artistica diretta da Cristiana Pegoraro e organizzata in collaborazione con Artelive 360, è giunta alla quinta edizione e quest’anno varcherà i confini narnesi per spostarsi anche a Roma (“Musica dal mondo”, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Terni. </span> Appuntamento alle 21.30 all’auditorium San Domenico con un concerto pianistico tra classica e jazz di Danilo Rea, Cristiana Pegoraro e Stefano Masciarelli. La manifestazione artistica diretta da Cristiana Pegoraro e organizzata in collaborazione con Artelive 360, è giunta alla quinta edizione e quest’anno varcherà i confini narnesi per spostarsi anche a Roma (“Musica dal mondo”, venerdì 22 luglio, alle 19, interno Musica Sforza), Orvieto (concerto sinfonico, domenica 24 luglio, alle 16 in cattedrale), Terni (“Una musica per il giubileo”, martedì 26 luglio, alle 21,30, in piazza Duomo), Acquasparta (“A night at the opera”, mercoledì 27 luglio, alle 21,30, a palazzo Cesi), Perugia (“Dall’Austria con amore”, giovedì 28 luglio, alle 21,30, sala dei notari). Il cartellone è particolarmente ricco di eventi, tutti ad ingresso libero. Dal 19 al 31 luglio sono in programma una notte medievale, con danze storiche e sbandieratori (mercoledì 20 luglio, alle 21,30 in piazza dei Priori), mostre, lavori teatrali e multisensoriali, performance live.</p>
<p>Tra i vari spettacoli, c’è attesa per “Le nozze di Figaro” di Mozart, con la regia di Maria Rosaria Omaggio, il 29 e il 30 luglio, alle 21, al teatro comunale di Narni. Lunedì 25 luglio, alle 21,30, invece il giornalista sportivo Giampiero Galeazzi presenterà il suo nuovo libro “L’inviato non nasce per caso”, edito da Rai Eri. Ne parleranno Agostino Abbagnale, Nicola Pietrangeli, Enrico Vanzina, Lorenzo Porzio. Gran finale domenica 31 luglio, alle 21,30, all’auditorium San Domenico, con “Cinemusicando”, colonne sonore proposte dall’orchestra e coro del festival sotto la direzione di Lorenzio Porzio, con Cristiana Pegoraro al pianoforte e, come soprano, Andrea del Giudice.</p>
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		<title>&#8220;Celti di Bratislava&#8221;, le origini parallele di due città</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2016 15:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sordi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Verrà inaugurata oggi alle ore 18.00 e sarà possibile visitarla fino al 31 Ottobre, la mostra “Celti di Bratislava”, al MANU di Perugia. La mostra è il frutto di una lunga collaborazione tra Perugia e Bratislava, città gemellate in nome della cultura. Infatti, spiega l’Assessore alla cultura, Maria Teresa Severini, “il punto focale su cui ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Perugia. </span>Verrà inaugurata oggi alle ore 18.00 e sarà possibile visitarla fino al 31 Ottobre, la mostra “Celti di Bratislava”, al MANU di Perugia.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra è il frutto di una lunga collaborazione tra Perugia e Bratislava, città gemellate in nome della cultura. Infatti, spiega l’Assessore alla cultura, Maria Teresa Severini, “il punto focale su cui si basa l’intera esposizione, sono proprio le origini parallele delle due città entrambe costruite pietra dopo pietra sul lascito di una civiltà pre-esistente.  Perugia città etrusca e Bratislava celtica, portano i segni visibili del passaggio di questi popoli che ci fanno ricordare quanto il mondo sia paese”. Anche il vice sindaco di Bratislava, Iveta Pesklova, ha sottolineato questo aspetto dicendo “In un momento in cui tutta l’Europa si trova in una situazione politico-economica difficile, è con la storia e l’arte che possiamo sentirci parte di qualcosa di molto più grande, di una comunità che attraversa le differenze e i confini politici e geografici”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gemellaggio quello di queste due città consolidato nel 2014 con l’allestimento a Bratislava della mostra “Etruschi di Perugia”, che ha indotto i principali attori istituzionali dei due paesi a replicare l’evento con una proposta speculare.  “Celti di Bratislava”, ponendosi come esposizione gemella, rappresenta le testimonianze relative alla cultura celtica provenienti dalla Slovacchia e dal centro Italia. I materiali ospitati nelle sale del MANU, reperiti e selezionati dalla curatrice della mostra, Margareta Musilova, e dalla sua troupe di archeologi, sono stati rinvenuti durante gli scavi condotti nel castello di Bratislava insieme ad altri conservati in vari musei e collezioni private, per la prima volta raggruppati insieme in un’unica mostra. Si tratta di piccoli manufatti in metallo, vasellame ed argilla, e particolarmente cospicua è la numismatica, frutto di ingenti ritrovamenti di tesori monetari. “Pur ispirandosi a modelli greci e romani- spiega l’archeologa e curatrice- i Celti conservarono un proprio stile. Le monete d’oro a forma di conchiglia raggiunsero un ampio livello di diffusione, diventando il principale mezzo di pagamento utilizzato nell’intera area centrale danubiana”. Infatti, l’oro utilizzato viene dai giacimenti del Danubio e dalla catena montuosa dei Carpazi; la collezione ospita anche numerose monete in argento, utilizzate dalla zecca quando le riserve d’oro cominciarono ad esaurirsi.  Oltre ai reperti provenienti dalla Slovacchia, troviamo anche oggetti ritrovati in Italia centrale (anche la regione Marche ha partecipato alla collezione con propri pezzi), e dall’ Umbria, dove la presenza celtica è testimoniata dal <em>Marte di Todi</em>, statua bronzea ospitata dai Musei Vaticani.</p>
<p style="text-align: justify;">Una mostra, questa, che unisce la cultura antica dei Celti, presenti, appunto, anche su suolo umbro, e quella contemporanea di due città gemelle che hanno scavato insieme alla scoperta delle proprie origini.</p>
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		<title>Assisi, dal 4 giugno &#8220;Domus by Night&#8221; tra visite guidate e laboratori d&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2016 11:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Visitare la città di Assisi significa immergersi in luoghi ricchi di suggestione, arrivati fino a noi nella loro bellezza ancora intatta. Da giugno ad ottobre “Assisi si fa in quattro”: speciali visite guidate e laboratori d’arte vi renderanno protagonisti di questa esperienza unica. Le attività in programma sono adatte a tutti e rivolte sia a ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> Visitare la città di Assisi significa immergersi in luoghi ricchi di suggestione, arrivati fino a noi nella loro bellezza ancora intatta. Da giugno ad ottobre “Assisi si fa in quattro”: speciali visite guidate e laboratori d’arte vi renderanno protagonisti di questa esperienza unica. Le attività in programma sono adatte a tutti e rivolte sia a visitatori individuali che famiglie o gruppi. Questo sabato 4 giugno primo appuntamento con Domus by night, speciale visita in notturna delle domus romane.</p>
<p>Il fascino di Assisi Underground emerge nelle strutture sotterranee delle due domus romane, la Domus di Properzio e la Domus del Lararium, dove si cela l’antica città romana. Tutti i sabato pomeriggio, alle ore 18, e le domeniche mattina, alle 12, visite guidate per scoprire i segreti di abitazioni “a colori”. Il primo sabato del mese, inoltre, visite speciali in notturna, alle ore 21, un’occasione unica per vivere un sabato sera dall’atmosfera magica e insolita. Le domus sono la “piccola Pompei” di Assisi: presentano, infatti, pavimenti originali in marmi e mosaici e preziose decorazioni alle pareti dai colori ancora vividi, estesi fino a quattro metri in alzato. L&#8217;ambiente più impressionante è un ricco pavimento a mosaico con un elegante gioco di geometrie e una parete affrescata intatta. Entrambe le domus testimoniano l&#8217;alto livello delle maestranze e dei committenti e sono esempi di pittura parietale romana sicuramente unici in Umbria e tra i pochi presenti a nord di Roma.<br />
La partenza delle visite guidate alle domus è sempre dallo IAT Assisi, in Piazza del Comune.</p>
<p>Per gli amanti dell’arte, inoltre, due speciali laboratori permettono di sperimentare le antiche tecniche dell’affresco e del mosaico antico. “Tessera dopo tessera” è il laboratorio sulla tecnica del mosaico, un&#8217;arte affascinante fatta di pazienza, cura e creatività. È in programma ogni domenica alle ore 15. Dopo la visita alle domus e l’osservazione degli ambienti e dei pavimenti, i partecipanti realizzano un proprio manufatto, ispirandosi alle decorazioni presenti nelle domus. Vengono eseguite tutte le fasi: il ricalco del disegno, la preparazione della malta, la composizione delle tessere, la stuccatura e la pulitura del mosaico. “Dipingo come Giotto”, invece, è il laboratorio in programma ogni sabato, alle ore 15, sulla tecnica dell&#8217;affresco. Si inizia con la visita guidata alla splendida Basilica di San Francesco, per osservare da vicino il capolavoro di Giotto, studiando i diversi colori e tecniche usati dal pittore. L’esperienza prosegue con la produzione di un piccolo affresco personale, costituito da una mattonella decorata con  questa antica tecnica pittorica. Si applicano le diverse fasi: la preparazione dello strato di intonaco, la trasposizione del disegno preparatorio e la dipintura finale utilizzando pigmenti in polvere.</p>
<p>I prodotti realizzati in entrambi i laboratori rimangono ai partecipanti. I laboratori sono adatti a tutte le età.<br />
La prenotazione delle visite e dei laboratori è obbligatoria. Per prenotare: Call Center Sistema Museo 199.151.123 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 15); IAT Assisi (dal venerdì pomeriggio alla domenica) tel. 075 8138680; <a href="mailto:assisi@sistemamuseo.it" target="_blank">assisi@sistemamuseo.it</a> – <a href="http://www.sistemamuseo.it/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.sistemamuseo.it&amp;source=gmail&amp;ust=1465037758313000&amp;usg=AFQjCNGGmFPuwWbWVSYRb1Pu_G80pKgAXQ">www.sistemamuseo.it</a></p>
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		<title>Torna a risplendere il crocifisso ligneo esposto al Museo di San Francesco</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/torna-a-risplendere-il-crocifisso-ligneo-esposto-al-museo-di-san-francesco/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/torna-a-risplendere-il-crocifisso-ligneo-esposto-al-museo-di-san-francesco/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 May 2016 08:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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		<category><![CDATA[arte umbra]]></category>
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		<category><![CDATA[restauro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’opera, attribuita ad uno scultore umbro della seconda metà del XVI secolo, è stata restaurata grazie all’impegno dell’Accademia di Montefalco e del Comune di Montefalco che si sono attivati per trovare i fondi necessari per il suo recupero. La scultura presentava uno stato conservativo vistosamente compromesso e già da tempo l’Accademia sperava in un restauro ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Media Valle del Tevere. </span>L’opera, attribuita ad uno scultore umbro della seconda metà del XVI secolo, è stata restaurata grazie all’impegno dell’Accademia di Montefalco e del Comune di Montefalco che si sono attivati per trovare i fondi necessari per il suo recupero. La scultura presentava uno stato conservativo vistosamente compromesso e già da tempo l’Accademia sperava in un restauro mirato a preservare questa opera, il cui restauro prevedeva un costo complessivo di circa 13mila euro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’occasione si è presentata quando l’Accademia è venuta a conoscenza di un bando della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che ha deliberato un contributo di 7500 euro per il restauro del Crocifisso ligneo. Il comune di Montefalco si è poi attivato per reperire la rimanente parte. I lavori, avviati nell’ottobre del 2014 e terminati nel settembre del 2015, sono stati eseguiti dal professor Giovanni Manuali sotto la supervisione della dottoressa Margherita Romano della Soprintendenza delle Berte Arti e Paesaggio dell’Umbria.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’Amministrazione crede e continua ad investire sulla valorizzazione del nostro patrimonio artistico culturale. – spiega il sindaco di Montefalco Donatella Tesei &#8211; Il restauro di questa importante opera, fortemente voluto dall’attuale Amministrazione, è stato portato avanti con determinazione dall’Accademia per la cultura della città di Montefalco alla quale va un particolare ringraziamento per l’impegno profuso nella progettazione ed esecuzione di questo progetto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il restauro del crocifisso ligneo sarà presentato sabato 4 giugno alle 10.30 nel Complesso museale di San Francesco. Per l’occasione interverranno il Soprintendente ad interim della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, Mario Squadroni, il sindaco Donatella Tesei, il presidente dell’Accademia Piero Fabrizi e il restauratore Giovanni Manuali.</p>
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		<title>Dai discorsi del Duce a Radio Londra, la storia di una generazione tra Fascismo, Resistenza e scelta repubblicana</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 13:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>«Una mostra che affronta con grande rigore il travagliato momento di passaggio vissuto dalle giovani generazioni, nate e cresciute sotto il regime fascista, quando si trovarono a dover scegliere tra la fedeltà al Duce e le ragioni di chi combatteva per un nuovo concetto di Stato»: sono le parole con cui Luciana Brunelli, Istituto per ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Magione. </span>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">«Una mostra che affronta con grande rigore il travagliato momento di passaggio vissuto dalle giovani generazioni, nate e cresciute sotto il regime fascista, quando si trovarono a dover scegliere tra la fedeltà al Duce e le ragioni di chi combatteva per un nuovo concetto di Stato»: sono le parole con cui Luciana Brunelli, Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc), ha aperto il suo intervento sulla mostra “I ragazzi che ascoltavano la radio. Una generazione tra Fascismo, Resistenza e scelta repubblicana (1936–1946)” allestita presso la Torre dei Lambardi. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">L’esposizione è stata realizzata con documenti provenienti dall’archivio storico comunale e dalla biblioteca V. Aganoor Pompilj, con fotografie del fondo Bartoccioni, con documenti dell’archivio dell’istituto omnicomprensivo “G. Mazzini” di Magione, con cartoline d’epoca, radio originali e altro materiale messo a disposizione da collezionisti privati: Franz Fumanti, Adriano Piazzoli, Carlo Burini, Luciano Zeetti. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Resterà aperta fino al 10 luglio, e sarà animata da un ricco palinsesto culturale sulle tematiche affrontate, con presentazioni di libri, giornate di studio, appuntamenti teatrali per le scuole. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">“Nel quadro della strategia di propaganda e mobilitazione ideologica messa in atto dal fascismo – ha spiegato Vanni Ruggeri – nessuno spazio pubblico o privato, nessun mezzo di comunicazione restò inutilizzato: stampa, manifesti, cartoline postali, francobolli, per non parlare di cinegiornali e filmografia. Fu comunque la radio il mezzo principale impiegato per creare consenso. Emotivamente coinvolgente, moderna e dinamica fu posta a servizio del regime”.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">La mostra immerge il visitatore in un viaggio ideale nella piccola e grande storia del periodo. Dai radiomessaggi mussoliniani a Radio Londra, attraverso l’ascolto, si rivivono gli anni segnati dalla guerra e dal fascismo, dagli ideali della Resistenza fino all’approdo alla democrazia, con il referendum istituzionale del 2 giugno del 1946.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana;">Le sezioni della mostra con l’utilizzo di manifesti, riviste illustrate, lettere, francobolli, filmati, registrazioni d’epoca, restituiscono l’esaltazione mitica del materiale di propaganda; raccontano momenti particolari del conflitto tramite il «reportage fotografico» dell’ufficiale Trento Bartoccioni, realizzato durante l’occupazione italiana della Jugoslavia; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">L’ultima parte dell’esposizione è dedicata al periodo della Resistenza, del passaggio del fronte, della “guerra ai civili” per giungere agli appuntamenti elettorali della primavera del 1946 e al voto alle donne.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Un allestimento particolarmente evocativo, e dal forte impatto, al secondo piano con la ricostruzione di due diversi ambienti dell’epoca in cui trovano posto le radio originali: due scorci di società, due differenti contesti politici e ideologici, che l’apparecchio radiofonico unisce, ma allo stesso tempo divide.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Conosci Perugia, un rione al mese&#8221; : scopri la tua città e godi delle bellezze nascoste</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 14:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Conosci Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[domeniche culturali]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il progetto “Conosci Perugia: un rione al mese”, proposto dal Tavolo delle associazioni del centro storico ha trovato la condivisione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia, che ha incaricato le associazioni capofila dei cinque rioni per l’organizzazione e gestione degli eventi, rispettivamente: Associazione “Porta Eburnea”, Associazione “Borgobello”, Associazione “Borgo Sant’Antonio Porta Pesa”, Associazione “Vivi-il-Borgo”, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Il progetto “Conosci Perugia: un rione al mese”, proposto dal Tavolo delle associazioni del centro storico ha trovato la condivisione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia, che ha incaricato le associazioni capofila dei cinque rioni per l’organizzazione e gestione degli eventi, rispettivamente: Associazione “Porta Eburnea”, Associazione “Borgobello”, Associazione “Borgo Sant’Antonio Porta Pesa”, Associazione “Vivi-il-Borgo”, Associazione “Priori”, Associazione “Cittattiva”. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Si tratta di cinque itinerari di visite guidate realizzate nell’ultimo sabato e domenica del mese, in coincidenza sinergica con la mostra dell’antiquariato e del collezionismo che si tiene in Piazza Italia e ai Giardini Carducci.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Gli itinerari guidati tendono a fare scoprire, oltre i monumenti più noti, i luoghi di produzione culturale, dell’artigianato di pregio e dell’enogastronomia. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Nell’ambito degli itinerari, grazie all’impegno delle associazioni dei rioni, apriranno ai turisti e visitatori luoghi d’arte in genere non visibili, sia pubblici che privati, come chiese, oratori, cortili di residenze private.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">La serie di appuntamenti si apre sabato 23 e domenica 24 con due itinerari dedicati al rione di Porta Eburnea. </span><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">In particolare il primo itinerario di sabato 23 aprile avrà come punto d’incontro alla ore 10 Piazza Italia sotto il simbolo del rione di Porta Eburnea (elefante bardato con torre d’avorio su campo verde) nella facciata di Palazzo Ansidei e offrirà l’occasione di visitare l’ex monastero delle Mantellate o Servite, oggi sede del Conservatorio musicale Francesco Morlacchi, con una breve dimostrazione musicale. Il giro si concluderà in Piazza del Circo alle ore 12 in occasione dell’inaugurazione della sede provvisoria del mercato coperto. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">L’itinerario di domenica 24 aprile offrirà l’occasione di visitare eccezionalmente il Collegio della Sapienza Vecchia, primo modello di collegio nazionale, al cui interno si trova il famoso pozzo con portico a sei colonne, l’antica cappella di San Gregorio Magno e il teatrino degli inizi del ‘900 dove recitò il giovane Rodolfo Guglielmi, divenuto celebre come Rodolfo Valentino. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">&#8220;Conosci Perugia&#8221; è un’ottima occasione per ammirare le bellezze nascoste della città e per godere pienamente di queste calde giornate primaverili: per ulteriori informazioni sui prossimi incontri si può consultare il sito </span><a href="http://turismo.comune.perugia.it/"><span style="color: #0000ff; font-family: Times New Roman;">http://turismo.comune.perugia.it</span></a><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> oppure aderire attraverso la pagina facebook “Cultura Comune di Perugia”, dove si trovano itinerari e date.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Festival delle corrispondenze, cresce l&#8217;attesa per il cantante Cristicchi</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/festival-delle-corrispondenze-cresce-lattesa-per-il-cantante-cristicchi/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2015 11:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Si conferma una scelta di successo il mix tra l&#8217;evento culturale Festival delle Corrispondenze e la tradizionale sagra La Zzurla. La prima giornata dell&#8217;evento, venerdì 11settembre, ha visto di nuovo insieme tre dei maggiori rappresentanti della mail art in Umbria: Umberto Raponi, Serse Luigetti e Mario Mirabassi nella mostra curata da Claudia Bottini. Divisa in ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Magione. </span> Si conferma una scelta di successo il mix tra l&#8217;evento culturale Festival delle Corrispondenze e la tradizionale sagra La Zzurla. La prima giornata dell&#8217;evento, venerdì 11settembre, ha visto di nuovo insieme tre dei maggiori rappresentanti della mail art in Umbria: Umberto Raponi, Serse Luigetti e Mario Mirabassi nella mostra curata da Claudia Bottini. Divisa in sezioni, l&#8217;esposizione allestita presso le sale di Villa Aganoor, racconta la nascita e le motivazioni che stanno dietro a questo movimento artistico. Segue una sezione dedicata alle opere di Serse Luigetti e Mario Mirabassi, fondatori nel 1981 della rivista SIGN POST la prima rivista di Mail Art in Umbria e si chiude con una sezione in cui vengono esposti le lettere e pacchi scultura che Umberto Raponi inviava e riceveva da Max Bärmichl, artista tedesco residente ad Orvieto con cui, fino alla sua morte nel 2013, ha intessuto un&#8217;intensa giocosa ed ironica corrispondenza dartista. La manifestazione si chiude domenica 13 con spostamento dell&#8217;inizio alle ore 15, il convegno Voci dal Novecento: lettere di guerra e di pace che, con il coordinamento scientifico di Maurizio Tarantino, pone uno sguardo sul secolo appena trascorso attraverso la riflessione di cinque autorevolissimi studiosi di storia e letteratura italiana. Alle ore 17.30 cerimonia di premiazione della XVI edizione del Premio letterario nazionale Vittoria Aganoor Pompilj che questanno vedrà presente Benedetta Craveri. Craveri interverrà alla cerimonia per ritirare il premio della prima sezione che quest&#8217;anno è stato vinto dal carteggio tra la madre della scrittrice, Elena Croce, e Maria Zambrano edito dall&#8217;Archinto. Chiusura con l&#8217;atteso concerto di Simone Cristicchi, Lettere dal manicomio che vedrà sul palco, insieme all&#8217;artista, i tre attori Maurizio Mosetti, Tommaso Taddei, Ariele Vincenti. Lo spettacolo, che sarà presentato da Michele Bellucci, porta sulla scena le lettere scritte dai malati rinchiusi nel manicomio di San Girolamo a Volterra rinvenute nel 1980. Centinaia di fogli manoscritti che non furono mai spediti. Per rendere giustizia a queste persone Simone Cristicchi ha voluto portarle in scena raccontando le storie tra musica letture e canzoni.</p>
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		<title>“Confluenza d&#8217;arte”, laboratori di ceramica, scultura e design</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/confluenza-darte-laboratori-di-ceramica-scultura-e-design/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2015 12:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Ceramica]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ceramica, scultura e design: da oggi fino al 31 agosto questi tre &#8220;vanti&#8221; del territorio di Torgiano confluiranno in altrettanti laboratori creativi di arte contemporanea che vedranno protagonisti studenti iscritti ai corsi di Diploma Accademico delle Accademie di Belle Arti di varie provenienze: “Pietro Vannucci” di Perugia, RUFA (Rome University of Fine art) di Roma, ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/confluenza-darte-laboratori-di-ceramica-scultura-e-design/">“Confluenza d&#8217;arte”, laboratori di ceramica, scultura e design</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Ceramica, scultura e design: da oggi fino al 31 agosto questi tre &#8220;vanti&#8221; del territorio di Torgiano <i>c</i>onfluiranno in altrettanti laboratori creativi di arte contemporanea che vedranno protagonisti studenti iscritti ai corsi di Diploma Accademico delle Accademie di Belle Arti di varie provenienze: “Pietro Vannucci” di Perugia, RUFA (Rome University of Fine art) di Roma, Accademia di Belle arti di Napoli e Accademia spagnola di Cordova. Questo è il progetto torgianese, dal titolo “Confluenza d’arte” che si estende a livello nazionale ed internazionale e prevede laboratori d’arte nei giorni tra il 21 ed il 31 agosto. La sesta edizione è stata presentata nella giornata odierna in Provincia di Perugia (Sala Pagliacci) alla presenza di Roberto Bertini vice presidente della Provincia di Perugia, Sylvie Béal consigliere con delega alla cultura e ai rapporti internazionali del Comune di Torgiano, Antonella Ciotti, consigliere comunale con delega alle politiche giovanili. Mentre per  la Rome University of Fine Arts era presente Emiliano Coletta, per l&#8217;Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia Laura Farina, e i docenti Giovanni Maffucci (ceramica) ed Elvira Todaro (design). “Dobbiamo puntare su turismo, enogastronomia e cultura – ha detto Bertini nel suo intervento -. Abbiamo enormi potenzialità e importanti margini di miglioramento. Occorre – ha concluso &#8211; proseguire su questa strada, che può darci respiro in futuro, ma a cui dobbiamo credere”. Torgiano, dunque, a fine agosto si trasforma in “laboratorio vivente”, attraverso l&#8217;utilizzo di strutture didattiche adeguate presso le sale e gli spazi a Brufa e nel capoluogo stesso. La creazione di tali laboratori viene significativamente affidata ad artisti e docenti di comprovata esperienza accademica, con la partecipazione di studenti di Accademie di Belle Arti italiane ed estere. Attraverso tale percorso gli studenti riescono fattivamente a completare un loro iter formativo con scambi culturali tra giovani artisti europei, confrontandosi con l’arte di grandi maestri contemporanei di cui il territorio è ricco (Parco delle sculture e Museo dell’arte ceramica Contemporanea). Gli studenti scelti sono stati individuati dai professori della specifica cattedra di ciascuna accademia per essersi distinti per merito di studi: si tratta di un gruppo complessivo di 17 studenti suddiviso in 3 studenti dell&#8217;accademia delle Belle Arti di Napoli; 3 studenti dell’accademia spagnola di Belle Arti di Cordova (ESAD Miguel Salcedo Hierro de Córdoba); 5 studenti dell’accademia RUFA di Roma; 5 studenti dell’accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia. Sono stati ammessi alla selezione solo studenti regolarmente iscritti ai corsi (laurea triennale, laurea specialistica). I nomi degli artisti sono: Omar Checola, Antonio Salzano, Alessandro Minervini da Napoli. Alba Santos Aguado, Carmen Pino Racero e José Luis Reyes Criado da Cordova. Delfina Scarpa, Daniele Sciacca, Alessio Natale Ferri, Rodolfo Gallucci e Chiara Carera da Roma. Silvia Mesina, Giulia Marcotulli, Liu Sixi, Filippo Paparelli e Valentina Pinti da Perugia. Il laboratorio di Ceramica vedrà “un&#8217;esperienza che permetterà di sperimentare dalle origini l&#8217;intero processo di trasformazione di questo materiale, scoprendo la Ceramica Preistorica”. Il laboratorio di Scultura vivrà un percorso di “progressiva integrazione dei propri progetti agli ambienti, alle circostanze locali. Appunto, ascoltare lo spazio”. Il laboratorio Torgiano Wine Design sarà caratterizzato dal lavoro in cui “gli studenti partecipanti al workshop avranno basi e strumenti per affrontare esigenze di Design legate al territorio ed al vino, alla storia ed alla società in un progetto grafico” &#8211; si apprende dai rispettivi docenti, Giovanni Maffucci, Simone Cametti ed Elvira Todaro. I<em> promotori </em>del progetto CONFLUENZA D&#8217;ARTE sono la Provincia di Perugia, il Comune di Torgiano, l&#8217;Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, la Rome University of Fine Art (RUFA), la Pro Loco di Torgiano e la Pro Loco di Brufa. I <i>partner</i> l&#8217;Accademia spagnola di Cordova, l&#8217;Accademia di belle Arti di Napoli, il MOO Museo dell’Olivo e dell’Olio.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/confluenza-darte-laboratori-di-ceramica-scultura-e-design/">“Confluenza d&#8217;arte”, laboratori di ceramica, scultura e design</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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