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	<title>Perugia Online &#187; editoria</title>
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		<title>Una giornata in tipografia</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 20:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Alta Valle del Tevere. </span> ‘La tipografia può essere definita come l’arte di disporre le lettere, distribuire lo spazio e controllare i caratteri in modo da favorire al massimo la comprensione del testo da parte del lettore’. In <em>First principles of tipography</em>, pubblicato a Cambridge nel 1936, Stanley Morison profila il suo concetto di ‘leggibilità’, che risiede nell’efficienza e nell’utilità proprie del mezzo tipografico funzionale alla stampa dei libri. La tipografia e il libro stampato, secondo il promotore della rinascita dei caratteri della tipografia umanistica per la Monotype Corporation, devono ‘adempiere a un servizio pubblico’. ‘La tipografia oggi – siamo nel 1936 (n.d.r.) – non ha tanto bisogno di ispirazione o di <em>revival</em> quanto di ricerca’.</p>
<p>Di ricerca, appunto. Il progetto ‘Per una storia dei tipografi e librai in Umbria: l’Alta Valle del Tevere’ ideato e coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli, direttore del Dipartimento di <em>Scienze Umane e Sociali</em> dell’Università per Stranieri di Perugia e coordinatore del Dottorato di ricerca in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em>, va in questa direzione. Realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello, è inserito nelle attività del Dottorato in <em>Scienza del libro e della scrittura</em> e sancisce una collaborazione pluriennale fra il prestigioso Ateneo perugino e la Fondazione stessa. Una collaborazione, questa, che si è oggettivata nella messa a punto di un museo virtuale (<a href="http://www.tipografielibrai.it">http://www.tipografielibrai.it</a>), nella pubblicazione, nel 2014, per i tipi della Editrice Pliniana, del volume <em>Tipografi, librai, illustratori. Uno sguardo alle arti editoriali</em>, a cura di Giovanna Zaganelli, nella realizzazione del progetto collaterale con la Universidad Complutense de Madrid sulla tipografia madrilena del Settecento e nella fondazione del Centro di Documentazione ‘Tipografie del Tifernate’. Ricostruire la storia della tradizione tipografica e libraria in Umbria, con particolare riferimento all’Alta Valle del Tevere, da un punto di vista storico, scientifico, tecnico e didattico. Questo, l’obiettivo del progetto sulle tipografie, che si interessa del patrimonio culturale e del sapere tecnico, della storia del libro e della divulgazione a livello internazionale dei risultati degli studi, attraverso la costituzione di una officina scientifica.</p>
<p>È stato proprio Giorgio Zangarelli, direttore della Editrice Pliniana di Selci Lama – fra le più antiche tipografie dell’Italia centrale, è dotata di macchinari per la stampa offset e per la stampa digitale ed è specializzata nella stampa di volumi di pregio – ad aprire le porte o, per meglio dire, ‘il portone da cui si passa da 106 anni’ della sua azienda, in una giornata di fine febbraio dall’aria pre-primaverile, alla professoressa Giovanna Zaganelli e alla sua allieva Sarah Bonciarelli, ora ricercatrice all’Università di Gent, in Belgio. La professoressa e la giovane ricercatrice hanno trascorso ‘una giornata in tipografia’, immerse in racconti di escursioni fra le pagine della «Rivista Grafica», fra gli stemmi in cera lacca di antichi testi documentari conservati alla Pliniana, o di passeggiate, tanto amate dall’imprenditore tifernate, in Val d’Orcia, alle Cinque Terre, nei pressi della villa Magherini-Graziani o del castello Bufalini di San Giustino.</p>
<p>All’interno della biblioteca dell’antica limonaia, ora sede dello stabilimento di viale F. Nardi a Selci Lama, lo sguardo attento e scrutatore del visitatore può poggiare su pregiati volumi della collana «C.A.V.» (ad esempio, su <em>Le livre de ma vie. Mémories autobiographiques</em>, datato agli anni 1927-1964), su un libro intitolato <em>La carta. Storia, materiale, tecniche</em>, che reca la firma di Peter F. Tschudin, sui tomi che compongono la collana «Contributi di filologia italiana» o ancora sui <em>Processi inquisitoriali di Vittore Soranzo (1550-1558)</em> di Pier Paolo Piergentili. Nel museo storico dell’azienda si possono ancora oggi ammirare le cassettiere in legno contenenti i caratteri di piombo, le scatole con le matrici, i cliché in zinco raffiguranti piantine di città o frontespizi di libri, il rullo ancora impregnato di inchiostro, e i vecchi macchinari: dalla macchina da stampa piano-cilindrica Super Unigraf alla piegatrice Leonis, dalla linotype alla monotype. È qui, vicino alla cassettiera in legno contenente i caratteri di piombo, che è affisso, dentro una raffinata cornice in legno, un articolo datato al 31 giugno 1913 ed editato in <em>Plinio il Giovane</em>, un periodico mensile illustrato. Il titolo, <em>Quattro ritratti della famiglia Vitelli</em> è un elemento paratestuale che orienta la lettura e l’attacco ‘La famiglia Vitelli comincia con un Matteo morto nel 1287, da cui nacque Vitello’ concretizza, nero su bianco, un percorso attraverso le carte d’archivio, sospese fra l’alba dei tempi della cavalleria e dell’aristocrazia e il loro tramonto. Ci sono, poi, dei graziosi segnalibri, donati da Giorgio Zangarelli e connotati dalla funzione dell’indicalità. ‘Un bambino che legge sarà un uomo che pensa’: una affermazione, questa, che campeggia su uno dei deliziosi segnalibri, sopra l’immagine di un piccolo lettore che se ne sta appollaiato sopra tre tomi di colore diverso. In un altro segnalibro, impresso in occasione del centenario della celebre tipografia e casa editrice umbra, vengono ripercorsi i cento anni al servizio della cultura con delle note sulle due date salienti: il 1913, anno della fondazione dello stabilimento da parte di Ruggero Fiordelli, parroco di Selci Lama, e il 2013, quando la casa editrice è ancora attiva con le moderne tecnologie, ma con memoria storica museale. La casa editrice nel 2013 ha pubblicato un volume sulla sua storia, ricorrendo a tre tecniche di stampa: in copertina la parola <em>Pliniana</em> è ripetuta due volte, al dritto, in stampa tipografica a piombo, in rosso e subito dopo in forma speculare, a rovescio, in nero. Il tutto in piombo, offset, e stampa digitale, a supporto della filosofia dello storico stabilimento tipografico. ‘La Pliniana – si legge nell’introduzione di Giorgio Zangarelli al volumetto <em>Cento anni. Costituzione della Società Cooperativa Tipografica «Pliniana»</em> – ha attraversato tutto il Novecento tra momenti floridi e momenti di ristrettezza, è vissuta e sopravvissuta a due conflitti mondiali, nei suoi locali via via ampliati sono transitate oltre a generazioni su generazioni tutte le tecnologie tipografiche’.</p>
<p>‘Egregio signore – si legge, ancora, in una lettera datata in Città di Castello al 5 dicembre 1886 e indirizzata a Scipione Lapi, di cui campeggia, all’ingresso dello stabilimento, un austero ritratto – voi che, non curando noie e fastidii consacrate la vita ad un indefesso lavoro: che a noi inesperti fornite il modo d’istruirci nella nobile arte della Stampa ’. ‘Siamo il ramo cadetto della Scipione Lapi’ è stato il commento di Giorgio Zangarelli con riferimento all’allora storico laboratorio litografico sorto a Città di Castello nel 1872, poi divenuto industria beneficiaria di una committenza posta ben oltre l’angusto ambito locale.</p>
<p>D’altronde, per riuscire buoni tipografi occorrono due cose, come voleva Carlo Frassinelli: ‘limitati mezzi, i 26 segni dell’alfabeto; illimitata devozione al mestiere e all’arte’. La stessa devozione che è propria dell’imprenditore tifernate Giorgio Zangarelli.</p>
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		<title>Il piacere del testo</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2018 19:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> «Ancora sento nella pelle e nei timpani questo volo tra le pagine che raccontano l’uomo. Eppure, la parola dello scrittore parla in silenzio, è un vestito dell’anima. Forse i lettori più appassionati sono taciturni di fronte a questo turbine di curiosi visitatori che frequentano gli stand di questo evento, scattando foto e toccando le copertine ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Ancora sento nella pelle e nei timpani questo volo tra le pagine che raccontano l’uomo. Eppure, la parola dello scrittore parla in silenzio, è un vestito dell’anima. Forse i lettori più appassionati sono taciturni di fronte a questo turbine di curiosi visitatori che frequentano gli stand di questo evento, scattando foto e toccando le copertine dei libri, sfogliando le pagine nuove, profumate di stampa. Tante storie, tanta poesia, sintesi di vite spezzate e ricostruite, gloriose o anonime, sconosciute, famose, appoggiate nei ripiani delle bacheche. Il pubblico stretto, quello degli autori (…), sta con l’orecchio disperatamente teso per raccogliere ogni particolare ed ogni segno del messaggio di ciascuno. Ed è al centro di un vortice roboante di persone che girano, girano, quasi senza sosta e senza meta nello spazio, come falene impazzite nella luce dell’estate. Tra le pareti del piccolo stand riservato agli autori umbri, nel giorno di domenica, ecco l’occhio del ciclone, il gruppo della Bertoni Editore, con la calma di una presentazione prolungata per tutto il giorno. Un parlare pacato, comprensibile ed articolato, come la mente, il cuore e l’anima degli autori e di chi li interpreta. Un ‘volo di parole’ che restano tuttavia ancorate alle nostre vite, le nostre vite che si affannano, come il turbine messo mosso dei visitatori in fiera. Siamo stati qui, nel centro del vortice ad ascoltare e a dire di parole dette e scritte; ad ascoltare la vita che scorre in quegli eventi particolari che non fanno la storia delle rivoluzioni, ma il racconto bello e piacevole dei sentimenti e dei costumi; quella storia che scorre più lenta e piacevole a sentire. Il ciclone sembra non dare tregua, ma, dal centro, puoi vedere le stelle».</p>
<p>È Anna Maria Massari, autrice della Bertoni Editore &#8211; casa editrice umbra fondata da Jean Luc Bertoni, la cui attività principale consiste nella produzione, distribuzione di libri e nella promozione e valorizzazione della cultura attraverso proposte editoriali volte a fornire un contributo alla letteratura italiana &#8211; a scrivere e a descrivere, a mettere nero su bianco le sue impressioni in veste di visitatrice dell’edizione classe 2018 del Salone del Libro di Torino, tenutosi nel capoluogo piemontese dal 10 al 14 maggio. Perché, se per ‘leggibilità’ si intende la certezza della decifrabilità di un testo, svariati sono i testi che si possono, appunto, leggere. Se si può leggere un quadro, un testo filmico, una danza, un arcipelago (geografico, anche) di segni, si può senz’altro leggere anche un salone dedicato all’editoria e alla cultura <em>tout-court</em>. Che al libro è consacrata. Si può leggere una pagina scritta, intrisa di neri segni grafici, o un manifesto pubblicitario, un’insegna, un’etichetta. Oppure anche una pagina bianca, che presuppone una chiara intenzione semantica e che non suggerisce in alcun modo una mancanza: «mais la théorie selon laquelle le triomphe (supposé) de l’image impliquait la mort du langage devait suggérer jamais qu’un ‘moins’ – un ‘manque’. Comment reconnaître en effet dans ce blanc una intention sémantique quelconque alors que cette intention n’était pas verbalisée? (…)» si è chiesta Anne-Marie Christin. E, d’altronde, le immagini e il testo si inscrivono, come affermava Roland Barthes, in una sorta di vacillamento visuale, analogo a un <em>satori</em>, e veicolano la circolazione di specifici significanti, quali il corpo, il viso, la scrittura, la lettura dei segni stessi. Mediante un leggere letterale, primo e immediato. Poi, attraverso un guardare, un ammirare quei segni. Leggere e guardare, dunque. Come le due principali attività delle quali è protagonista il senso della vista, la cui differenza sostanziale risiede in atteggiamenti ritmici. Insomma, come sostiene Daniele Barbieri, «si legge una materia che è già stata organizzata ritmicamente da qualcun altro; si guarda una materia che, come il mondo reale, si presenta alla nostra percezione, aspetta che siamo noi a darle organizzazione ritmica».</p>
<p>Tentiamo di organizzare ritmicamente, allora, per i lettori di Perugia Online, la materia offertaci dal Salone del Libro di Torino, per quanto pertiene, specificamente, all’esperienza degli autori della Bertoni Editore: una sorta di coro, di prisma a più voci, le stesse che hanno letto e guardato (ammirato) i segni di questo colorato, vivace, prolifico arcipelago di libri.</p>
<p>Quanto all’esperienza delle voci poetiche della casa editrice umbra, così si è pronunciato Bruno Mohorovich: «Si è concluso il 31esimo salone del libro di Torino, in una cornice di pubblico a dir poco fastosa. Tra gli oltre 400 stand editoriali presenti, vi era anche quello riservato ed allestito dalla Regione Umbria, che ha accolto quasi 40 editori locali. Tra le case editrici più attive della nostra regione, va sicuramente annoverata la Bertoni Editore, presente alla rassegna internazionale per il terzo anno di fila. Come da consuetudine, l’editore Jean Luc Bertoni, ha accompagnato i suoi autori e le loro opere a vivere un’esperienza certamente indimenticabile per tutti loro, molti erano al loro debutto, altri – già rodati – hanno avuto modo di presentare le loro ultime novità editoriali. La giornata di domenica è stata praticamente monopolizzata da questa giovane ed attivissima casa editrice, che ha visto alternarsi nella saletta appositamente predisposta, poeti, saggisti e scrittori. La kermesse è stata aperta dal poeta Bruno Mohorovich che oltre a presentare la sua ultima raccolta di poesie ‘Tempo al tempo’, ha introdotto al vasto pubblico le opere di Raffaele Sari Bozzolo, Mari Mantovani, Annamaria Massari, Giorgio Montanari, Luigi Perrotta, Elisa Piana. Raffaele Sari Bozzolo, autore sardo, è stato il primo ad esser introdotto con il suo ‘La sesta declinazione’, una raccolta in cui il poeta, che per l’occasione è stato accompagnato anche dal suo agente letterario e da Bruno Geraci, Direttore RAI di Torino che ne ha curato la prefazione, ha declinato il sempiterno tema dell’amore laddove, più che parlare dell’amore va alla ricerca dell’amore investigando dentro una parola che pare aver già dato e detto tutto, ma entro la quale c’è sempre qualcosa ( o qualcuno) da scoprire. Con i suoi versi ha volto uno sguardo continuo d’intorno che eleva a pensiero anche il più essenziale dei gesti e dei moti che appartengono alla quotidianità, non rifuggendo dall’osservare le tragedie dell’attualità che trasmuta in metaforici sentiti momenti di poesia. Mari Mantovani, artista e pittrice perugina, con ‘Il bacio del pesce’ ha coniugato la sua arte pittorica con la poesia. I suoi disegni rappresentano un mondo magico, fatto di favola – forse anche rapito alle favole – ove stilizzati o appena tratteggiati, si muovono ed intersecano mondi irreali, alle soglie di un inconscio surreale. Figura femminili fluttuanti in un immaginario, fughe di corpi che si districano con allegria in geometriche tessiture; ricami e arabeschi avvolgono volti paffutelli di donne aperte al sorriso, quasi beffardo ancorché intrigante e sognante. Questi divengono un tutt’uno con la sua poesia attraverso la quale Esprime tutta la sua femminilità, Libera lei come donna che si libera nel suo respiro, e vive disinvoltamente il suo eros (<em>osserviamo la geografia / dei nostri corpi</em>) abbandonandosi volentieri agli elementi naturali che intridono il suo essere donna. Crea immagini che c’incantano e ci conduce in questo suo gioco onirico, invitandoci ad ascoltare voci e sussurri che colorano il suo cielo dove labile è il confine tra reale ed irreale. Annamaria Massari giunta alla sua seconda produzione, dopo ‘Salsedine’, presenta ‘Parole in volo’, una raccolta poetica nella quale ella si metaforizza <em> </em>nel gabbiano, ora uccello di mare ora di terra, che vola e sorvola su siti e persone, plana e risale sulle stagioni del cuore, laddove anche l’inquietudine del ricordo dell’amore di una vita non si smarrisce mai nella nebbia della malinconia (<em>ti vedo tra gli stanchi ulivi</em>), ma si rigenera nella forza della natura ( <em>invia un bip/ attraversa l’aria</em>). Il gabbiano Annamaria Massari non soccombe alla furia del vento, al frastuono dei tuoni, all’urlo del mare, forse si discosta dalla riva ma vi riapproda perché tornerà nell’aria&#8230; tornerà nella poesia. Giorgio Montanari, è una new entry nel panorama editoriale della Bertoni; è un giovane che viene da Parma e che con ‘Finzioni di poesia’ &#8211;  sul cui significato del titolo ci dà ragione alla fine &#8211; fintamente avvilendo la sua capacità di scrivere; ma nel momento in cui lo fa ( o pensa di farlo) ci offre l’umiltà che dovrebbe essere propria di chi scrive: non si cela (<em>ti ho autorizzato/ a sbirciare/ fra gli scritti di una vita</em>) egli ci dice: Sbirciare e non guardare, indagare, socchiude la porta della sua anima e ci permette di affacciarci. E quello che vediamo è un uomo che lascia che i suoi occhi spazino ogni dove; e si posino ora sulle memorie d’un cantante scomparso ora sui quattro elementi della natura che legge o in chiave negativa (l’acqua) o positiva ed ispirata (l’aria); una dolce tenera dedica alla donna amata è l’unica che riesce ad instillare in lui una vena d’ottimismo a fronte di una serie di composizioni che lasciano ben poco alla speranza d’un esistenza serena. Opera prima anche per Luigi Perrotta, calabrese di nascita ma residente a Vercelli che si racconta in “Il peso del rumore”. La sua raccolta, si suddivide in 5 parti (peso, rumore, silenzio, luce soffusa, dissolvenza, ognuna delle quali introdotta da una citazione che dà il senso agli scritti) e si dipana lungo un percorso che ben poco concede alla speranza del vivere (<em>sono così buio/ che vado in giro con lo sguardo in su</em>) proprio nel tentativo di liberarsi dall’oppressione di quella gabbia provando a trasformare le avversità in opportunità ; un percorso ch’egli traccia rigo dopo rigo in una simbiotica armonia con la natura, cogliendo in essa quelle risposte che l’esistenza troppe volte tace. E paradossalmente, è nel rumore di un temporale, nel frastuono di un lampo che risolve qualche tormentato quesito (<em>le tempeste</em>) <em>Insegnano a volte / più di quanto faccia / una giornata di sole</em>. A chiudere la sestina di poeti, ultima ma non ultima, Elisa Piana anche lei al suo debutto torinese con ‘A nudo’. È nella copertina che si racchiude il senso di questa silloge; una POLAROID, un’immagine vintage che rievoca memoria e che ci dava la fotografia&#8230;subito! Ed è questo ‘SUBITO’ che traspare nei versi di Elisa; un subito che appartiene al suo ieri che non è mai passato; si rievoca sempre; è – come scrive &#8211; <em>fatto di impronte ovunque</em>. Un dolore/amore paterno che si intreccia con l’amore/dolore della donna che ama (o ha amato) la quale, non senza rabbia rinnega il voler essere una coppia; una donna in attesa che non accetta di mettere punti alla sua vita e continua – pur in una non sopita sofferenza – a cercare, a sperare sapendo di rimanere schiacciata sotto il peso del suo cuore. In Elisa Piana, la poesia è sentimento, è mettersi a nudo, è saper guardare alla notte con serenità senza che la notte disveli o riveli gli aspetti più bui. Ed infine, Bruno Mohorovich, che è stato presentato dal suo editore. In Tempo al tempo egli dice che era arrivato il momento di confrontarsi con i fantasmi del suo passato, raccontandosi e svelandosi senza falsi pudori.  La ritrovata serenità dell&#8217;animo e la certezza di una lotta &#8211; che lo ha visto spesso soccombere &#8211; che lo ha visto (ri)sorgere dall&#8217;amara terra, gli hanno consentito di guardare e guardarsi, affidando ai versi quello che sentiva.  &#8220;Tempo al tempo&#8221; è una locuzione che si portava dentro da anni e che ha mutuato dal film &#8220;Anonimo veneziano&#8221;, un film che appartiene al suo DNA».</p>
<p>Queste, invece, le voci della prosa, dei romanzi che recano ‘il logo dell’orso’: «Tre giorni belli, intensi, anche un po’ faticosi, vissuti in clima d’amicizia, di benevolenza in una grande ‘famiglia’ composta da scrittori e accompagnatori della Bertoni Editore. Un aiuto speciale, per foto e connessioni varie, l’ho ricevuto da Viviana Picchiarelli ed Anthony Caruana giovani Artisti in gamba. Simpatica l’esperienza di registrazione voce con l’incipit del romanzo che ho presentato al Salone: <em>Maria dell’Isola</em>; una storia che si snoda, dagli anni quaranta agli anni sessanta, seguendo la protagonista in un viaggio a ritroso nel tempo, in luoghi veramente speciali: Isola del Garda, la Roma del Giubileo del Cinquanta, Milano con una prima alla Scala, Verona con l’Arena e con la terribile notizia dell’uccisione di J.F. Kennedy», ha dichiarato Amneris Marcucci, autrice de <em>Maria dell’Isola</em>, autrice tifernate, assisana d’adozione, della Bertoni Editore.</p>
<p>«Domenica 13 maggio alle ore 13:10 al Salone Internazionale del Libro di Torino presso lo stand della Regione Umbria (Padiglione 1 Stand B38/C37) è stato presentato il nuovo romanzo di William Bavone dal titolo <em>Delirium – Papillon catalano e oro cileno</em>. L’autore, che ha esordito come romanziere proprio al Salone di Torino nel 2017 con <em>Play </em>(edito da Bertoni Editore) questa volta si è presentato  con un’opera scritta a quattro mani con l’autrice siciliana Roberta Busacca. <em>Papillon catalano e oro cileno </em>rappresenta un giallo epistolare di nuova generazione basato su uno scambio di e-mail surreale tra i due protagonisti di questa assurda storia. Delirium o il carteggio versione 2.0, telematico ma non per questo meno intenso tra due persone alienate che si riscoprono personaggi, due amici d’infanzia ritrovati ed il loro ritrovarsi con la natura più intima del proprio Io, in due monologhi interiori senza soluzione di continuità che si abbracciano, si rimandano, si fanno eco nelle suggestioni e nel libero fluire dei pensieri, delle manie, dei rituali più sacri e delle ossessioni quotidiane con picchi di lucidità, talvolta cinica altre più benevola. Questo gioco delle lenti e degli specchi con cui i due personaggi studiano loro stessi e il mondo esterno è ritmato dallo snocciolarsi graduale ma costante di una serie di indizi, all’apparenza irrisori, quasi grotteschi nel caleidoscopio di conversazioni senza incipit eppure forieri di un messaggio criptato, rivelatori di una identità mai sospettata e di un mistero perfettamente insinuato tra la nervature delle foglie staccatesi dagli alberi e il riflesso di un goccia pigramente scivolata lungo il fondo di uno dei boccali del Gabbiano nero. A tratti sfiorando il non senso, i due autori musicano un’armoniosa improvvisazione nel più autentico stile jazz, svelando gradualmente un misterioso enigma, che serve solo in parte a ricomporre il puzzle infinito delle identità. Gli autori come detto sono Roberta Busacca e William Bavone. Per la prima siamo alla seconda pubblicazione a quattro mani visto che nel 2011 aveva esordito con il romanzo <em>Vita Indocente </em>(Edito da Aracne Editrice). Per Bavone invece siamo al settimo libro di cui ben cinque saggi di geopolitica: <em>Le rivolte gattopardiane</em> (Anteo Edizioni-2012), vincitore del Premio Nabokov 2014 – sezione Saggi Editi; <em>Sulle tracce di Simòn Bolìvar</em> (Anteo Edizioni-2014); <em>Appunti di geopolitica</em> (Arduino Sacco Editore-2014); <em>Eurosisma</em> (Castelvecchi Editore-2016); <em>Sul declino della globalizzazione</em> (Tra Le Righe Libri 2017) – vincitore di una menzione speciale al Premio Cerruglio 2018. A questi nel 2017 si è aggiunto nel 2017 come detto il romanzo d’esordio <em>Play </em>(Bertoni Editore). Un esordio definito dal cantautore Cisco Belotti (ex cantante dei Modena City Ramblers) come ‘[&#8230;] un vero e proprio viaggio! Davvero meraviglioso. Mi viene in mente che potrebbe essere una sceneggiatura di un bel film francese o di una bella pièce teatrale [&#8230;]’. Buoni dunque i presupposti per un autore in cerca di una conferma con questa nuova avventura editoriale che farà la sua prima tappa al Salone Internazionale del libro di Torino» è stata la dichiarazione rilasciata da un altro autore della Bertoni, William Bavone.</p>
<p>Ultima rotazione per il prisma degli autori della Bertoni Editore, che hanno partecipato alla manifestazione torinese. La parola spetta a Nicole Losi: «Love generation narra le vicende di un gruppo di ragazzi adolescenti alle prese con i problemi tipici di quell’età: scuola superiore con l’esame di maturità da sostenere, relazioni interpersonali instabili e la ricerca di una nuova identità, un gruppo a cui appartenere. I due protagonisti Arianna e Tommy hanno personalità molti differenti tra loro: lei, proveniente da una famiglia benestante, è una ragazza sfuggente, riservata. Tommy, invece, è un ragazzo problematico, donnaiolo con una famiglia alle spalle disastrata. Queste due personalità così diverse, si incontreranno e vivranno il rapporto con intensità e passionalità ma… sarà destinato a durare?».</p>
<p>Un volo fra le pagine, ebbro di distanza. Perché la parola dello scrittore «parla in silenzio, è un vestito dell’anima». E, forse, i lettori (e gli autori) più appassionati (per la Bertoni Editore: per la saggistica, Maria Ragano Caracciolo e Caterina Condoluci, per la poesia, Bruno Mohorovich, Raffaele Sari Bozzolo, Giorgio Montanari, Mari Mantovani, Anna Maria Massari, Luigi Perrotta, Elisa Piana, e, per la prosa, Luca Bavassano, William Bavone e Roberta Busacca, Domenico Carpagnano, Anthony Caruana, Massimo Di Pietro, Francesco Farina, Floriana La Rocca, Amneris Marcucci, Nicole Losi, Viviana Picchiarelli, Paolo Rosetti, Catiuscia Rubeca, Marco Sessi e Mario Zamma) sono riusciti a leggere le emozioni scaturite da questa manifestazione, alla lettura consacrata. Ne hanno saputo leggere anche l’arcipelago dei segni. Ma, arricchiti da quest’esperienza, forse, sarebbero stati in grado anche di leggere una pagina bianca. Dotata di una chiara valenza semantica.</p>
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		<title>‘Cercando Dacia Maraini’</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 16:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>«Di solito, sono i personaggi a bussare alla mia porta, chiedendomi di poter entrare. Si siedono, mi chiedono un caffè, e mi raccontano la loro storia, pirandellianamente. Io li ascolto. Ne sanno più di me. Perché, a differenza mia, a differenza della mia penna, loro ci mettono la carne. Interrogo quei personaggi. Ma quasi mai ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Di solito, sono i personaggi a bussare alla mia porta, chiedendomi di poter entrare. Si siedono, mi chiedono un caffè, e mi raccontano la loro storia, pirandellianamente. Io li ascolto. Ne sanno più di me. Perché, a differenza mia, a differenza della mia penna, loro ci mettono la carne. Interrogo quei personaggi. Ma quasi mai so come andrà a finire una storia». È Dacia Maraini, a raccontarsi. In una fredda mattina perugina, ventosa. Nella sala Muro Etrusco di Umbrò, il 9 dicembre 2017, a inaugurazione dei cicli seminariali promossi da ‘Umbrò Cultura’, e con la partecipazione di Maria Borio, curatrice della sezione ‘poesia’ di «Nuovi Argomenti» e fra i fondatori del progetto ‘Umbria Poesia’, e di Simone Casini, ricercatore di Letteratura Italiana all’Università degli Studi di Perugia, che hanno fittamente dialogato con una delle figure della letteratura e della cultura più eclettiche del nostro Paese, e non solo. Interrogandosi sull’esperienza di straordinaria ricchezza di questa scrittrice, sul significato di ‘scelta responsabile’, anche alla luce dela condizione femminile, tratteggiata nel romanzo <em>La lunga vita di Marianna Ucrìa</em> (Rizzoli, 1990), in <em>Elogio di una disobbedienza</em> (Rizzoli, 2013), nell’esempio delle figure autobiografiche come la madre della scrittrice, Topazia Alliata (<em>La nave per Kobe. Diari giapponesi di mia madre</em>, Rizzoli, 2001), e nell’ultima fatica letteraria, <em>Tre donne. Una storia d’amore e disamore</em>, editata da Rizzoli quest’anno, attraverso la problematizzazione, in quest’ultimo caso, della parte psicologica dell’amore nella donna, lungo il percorso che dall’adolescenza la conduce all’anzianità, rompendo ogni barriera convenzionale e culturale. Non solo ‘una scelta responsabile’, dunque, ma ‘una narrativa responsabile’. Che sa raccontare, con veemenza e incisione, dei problemi relativi agli assetti chiusi di certi sistemi culturali, dell’idea di progresso intersecata con quella di comunità sociale. Che sa condannare la violenza. Tutt’altro che meramente ‘femminista’, e anzi sfuggevole nei confronti di qualsivoglia etichetta, la scrittura di Dacia Maraini si è scelta, nel corso degli anni (il riferimento è agli anni Sessanta e Settanta), un posto ulteriore. Non più un femminismo storico, allora, non più una riflessione ideologica e di lotta, ma civile, coscienziosa, valoriale, comunitaria, senza filtri utopici. Per Un filo rosso conduttore, che riallaccia le storie delle donne raccontate dalla Maraini con quelle di altre autrici, come Elsa Morante e Natalia Ginzburg, fino a riannodare le fila dei testi trascritti (o, per meglio dire) dettati dalle mistiche dei secoli scorsi. Testi di una rara bellezza. Obliati nei fondi antichi delle biblioteche, o degli archivi.</p>
<p>A dialogare con Dacia Maraini sui libri legati al Giappone e sul romanzo <em>Tre donne. Una storia d’amore e di disamore</em>, è stato Simone Casini dell’Università degli Studi di Perugia, che ha definito quest’ultima prova letteraria «un romanzo limpido, in cui si tratteggiano i profili di tre caratteri differenti, di tre sensibilità diverse, di tre generazioni a confronto. Una storia condotta con sapienza. Un finale, che si risolve in un crescendo di intensità. In cui i personaggi vengono osservati». «Di solito sono i personaggi a bussare alla mia porta», è stata la risposta della scrittrice, che ha affermato di ‘saperne di meno’, di porsi in una condizione di ascolto. «In effetti – ha proseguito – si tratta di tre donne diverse. Una somiglia alla goldoniana Mirandolina. Un’altra è un’intellettuale, che sta traducendo una versione di <em>Madame Bovary</em> (e che sta, forse, ‘Cercando Emma’, n.d.r.). Una ragazza di 17 anni, che non ha una coscienza sociale molto sviluppata. Si fa tatuare un drago sulla schiena e si lancia ‘in amori barbari’, perché è convinta che l’amore coincida con un momento. La mia ‘scommessa letteraria’, se così la posso definire, è stata quella di trovare tre registri narrativi diversi, cui far corrispondere tre caratteri, tre profili femminili distinti. Ad ogni carattere corrisponde un linguaggio. Le storie si raccontano da sole. Ogni semplificazione credo coincida con la riduzione di una realtà complessa: ecco, lo scrittore deve rifuggire da ogni sorta di semplificazione».</p>
<p>Dopo questa prima introduzione, Maria Borio ha dirottato l’asse del discorso verso «una disamina realistica della condizione femminile di oggi: il femminismo diventa qualcos’altro, proprio in relazione a questi caratteri». «Il femminismo legato all’ideologia e all’utopia – ha prontamente commentato Dacia Maraini – non esiste più. Perché le stesse ideologia ed utopia sono morte. Non userei più il termine ‘femminismo’. Le ragazze, oggi, detestano questa parola, anche se poi, nei fatti, sono più femministe di me (ride, n.d.r.)! Ci sono state conquiste legali, nel frattempo. Il cambiamento del diritto di famiglia, il diritto d’onore, il principio di parità. Quando si butta giù un’ideologia, ne andrebbe creata un’altra. Non bisognerebbe lasciare tutto al caos, al caso, senza una nuova struttura. I divorzi, lo status di famiglia allargata hanno fatto sì che il concetto stesso di famiglia si fondasse su nuovi diritti. Si pensi alle famiglie con genitori dello stesso sesso. Meglio lasciar perdere la parola ‘femminismo’, in favore di un nuovo concetto di ‘convivenza civile’, di partecipazione gratuita al bene comune. Si pensi al volontariato, ad esempio, e non solo a quello cattolico».</p>
<p>«Nella tua opera – è stato il commento di Simone Casini – fai leva sulla realtà contemporanea, sulla denuncia delle ingiustizie. La funzione della letteratura, allora, pare essere quella di riportare alla luce un rimosso, di riscoprire un silenzio, sul quale gettare luce&#8230;». «La scrittura per me – ha affermato Maraini – è legata a un processo di memoria. Se la merce non deve avere memoria, per me è un atto di resistenza lavorare sulla memoria, privata e collettiva, in un rapporto dialettico. Dobbiamo tirare fuori dalla memoria un non-detto. Si pensi alle scritture delle mistiche: i conventi conservano queste memorie, che non sono andate distrutte, nonostante la Chiesa si sia scagliata contro queste tipologie testuali, molto ‘sensuali’. I laici? Le stanno prendendo in considerazione solo ora. E ancora in modo marginale. Le mistiche dettavano le proprie lettere (lettere sapienti, indirizzate a Dio) agli amanuensi. Chiara d’Assisi ha scritto tre lettere, pubblicate da Adelphi: lettere molto colte, che sottendono una cultura d’avanguardia. Il Medioevo non rappresenta un blocco unico. Ci sono stati momenti di scontri, anche interni alla Chiesa, fra chi voleva storicizzare le parole delle Sacre Scritture e chi no. Un po’ quello che avviene, oggi, con il Corano».</p>
<p>«La tua riflessione sulla memoria – ha proseguito Maria Borio – si ricollega a quella sull’uso del romanzo storico (il riferimento è alla <em>Lunga vita di Marianna Ucrìa</em>), che si struttura su due piani: uno canonico ed uno più intimo, senza tempo». «Nel romanzo storico ci sono le nostre visioni. Non c’è niente di storico. Abbiamo modo di sviluppare la memoria. Senza trascrivere un’epoca. Il passato è difficile da interpretare. Viene inevitabilmente rivisitato con la nostre mentalità, con la nostra sensibilità di oggi, che sono diverse da quelle dell’epoca storica trattata. Non possono esserci delle verità assolute, ma solo delle interpretazioni. L’umiliazione credo crei rabbia e violenza. Penso ai giovani, e all’assenza di lavoro. Al senso di frustrazione che questo ingenera, all’odio verso sé e verso gli altri. Questo senso di frustrazione e di odio verso sé e verso gli altri si pone, a mio avviso, alla base del terrorismo».</p>
<p>«C’è anche una paura dell’altrove, perché non lo si conosce. Oggi ci sono nuove paure: cos’è successo nel frattempo?» è stata la domanda di Simone Casini. «Ho viaggiato sin da piccolissima – ha risposto Dacia Maraini –: sono stata in Giappone, ad esempio. L’altrove non è il luogo dell’esotismo, lo si può conoscere. La crisi economica ha portato ad un impoverimento della popolazione. Ma l’allarme, prima ancora che di matrice economica, è di matrice identitaria. Le identità si sovrappongono. Non si identificano con la bandiera. Se c’è una cosa totalmente irrazionale è la politica. E le paure sono, oggi, nuove paure. Ho conosciuto l’Africa durante i miei viaggi con Moravia e Pasolini. Ci sono tornata di recente: è un’Africa del tutto diversa. L’Africa mia, di Alberto e Pierpaolo era un continente povero, ma vitale, libero. Sono stata qualche anno fa in Kenya, dove ho conosciuto delle donne che protestavano contro l’uso dei bambini-soldato. Poi mi sono diretta in Nigeria, dove non ho più trovato quei mercati gestiti da donne, tanto attivi negli anni Sessanta. Ora le donne strisciano lungo i muri, coperte di nero. La Siria? Prima della guerra era bellissima. Vi convivevano cinque o sei religioni diverse. Tutto ciò non è atavico: è una novità, introdotta dal fanatismo religioso».</p>
<p>«La letteratura può svolgere una funzione etica, in questa direzione? Così come il discorso sul sistema dell’informazione, che presenta tante falle&#8230;» è stata l’osservazione di Borio. «L’irrazionalità è la realtà del momento – ha detto Maraini –. Gli intellettuali hanno il compito di recuperare la memoria, attraverso la testimonianza. Chi scrive non cambia il mondo, ma dà consapevolezza. Resuscita le responsabilità. Il mercato editoriale si sta espandendo nel senso del consumo. Ma il libro è un oggetto artigianale, non una bottiglietta d’acqua minerale! Entra nel mercato, questo è vero, ma non dev’essere trattato come quella bottiglietta. Secondo questa logica, il libro si prende, si fa e si butta via. Si pensi ai libri al macero. Per me il libro è un oggetto di artigianato. Riproducibile, ma non un oggetto di consumo. Così, si fa un danno alla vera scrittura, ai giovani scrittori che non hanno tempo di farsi conoscere, alla piccola editoria, che non ha accesso alla distribuzione».</p>
<p>«Quali sono, allora, i libri che durano, gli autori che contano?» ha domandato Simone Casini alla Maraini. «Gli autori che contano sono quelli che durano. Che sanno donare emozioni estetiche e narrative. La letteratura è piena di cimiteri, di scrittori che muoiono, perché non hanno niente da dire. Cervantes desiderava scrivere qualcosa contro il romanzo cavalleresco! Ha toccato uno stereotipo, tanto che l’espressione ‘situazione donchisciottesca’ è diventata proverbiale. Ci sono nuove modalità di scrittura, nel panorama letterario contemporaneo. La rivista «Nuovi Argomenti»  fondata nel 1953 da Carocci e Moravia è aperta ai giovani scrittori. Oggi tutto passa attraverso lo schermo. Però stanno tornando anche i gruppi di lettura, che nascono dal desiderio di confrontarsi attorno ai libri. Il paradosso è che la tecnologia facilita gli incontri, anche se si è, di fatto, soli. Una solitudine nuova, di fronte allo schermo. Ma noi siamo ‘esseri sociali’, che cercano occasioni in cui ci si incontra, anche per discutere di letteratura. Il mio primo libro, <em>Pinocchio</em>, mi è stato raccontato da una ‘persona-libro’, mia madre, quando avevo 7 anni. Nella realtà dei campi di concentramento, la letteratura diventa un modo per uscire. <em>Pinocchio</em> è un libro per adulti. Lo si può leggere in 100 modi diversi, ed è scritto in un italiano bellissimo. L’idea di farsi un figlio da solo è all’avanguardia. Mastro Geppetto ama così tanto questo figlio di legno, che lo trasforma in un bambino in carne ed ossa».</p>
<p>Un individuo in carne ed ossa, che bussa alla porta della scrittrice. Chiedendole un caffè, raccontandole la sua storia. Insieme a quella di tanti altri personaggi, inseriti in una collettività, secondo lo schema di una convivenza civile. Forse il binomio cultura e comunità ha molte più potenzialità di quelle che sono state sinora analizzate. La testimonianza di Dacia Maraini, di questa ‘donna-libro’, getta una luce chiarificatrice ed illuminata su questo concetto, e su quello, stringente e attualissimo, di ‘fare’ e ‘pensare’ politica, oggi.</p>
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		<title>Quel &#8216;camaleonte dell&#8217;editoria&#039;: il picturebook</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 12:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[albo illustrato]]></category>
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		<category><![CDATA[UmbriaLibri 2017]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Una luce mistica, che dà al piccolo lettore di <em>Little Red Riding Hood</em>, albo illustrato da Nicoletta Ceccoli, la sensazione che i personaggi agiscano in un ambiente tranquillo, in cui nulla può succedere. Ma è solo apparenza. Anche nelle risguardie, infatti, la vittima e il carnefice ‘giocano’. In una scena che, a tratti, assume i contorni di una ‘Annunciazione’. E, come da una quinta teatrale, i margini del libro sono in tensione fra loro: da un lato, il lupo, al centro, la camera della nonna, dall’altro lato, la vecchietta.</p>
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<p>In occasione dell’edizione classe 2017 di Umbria Libri, ‘Voci dal borgo’, che si terrà a Perugia, nel complesso monumentale di San Pietro, dal 6 all’8 ottobre, la sezione ‘Workshop e Seminari’ è stata inaugurata, il 2 ottobre, rispettivamente alle 10 e alle 15.30, all’Università per Stranieri di Perugia, in Sala Goldoni, a Palazzo Gallenga, con due seminari dal titolo ‘Esercizi di stile su Cappuccetto Rosso con tecniche di scribing’ e ‘Progettare l’albo illustrato: riflessioni e sperimentazioni con tecniche di scribing’, tenuti dalla professoressa Giovanna Zaganelli, direttore del Dipartimento di <em>Scienze Umane e Sociali</em> dell’Università per Stranieri di Perugia, coordinatore del Dottorato in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em> e ordinario di <em>Semiotica del testo</em> e di <em>Critica letteraria</em> e <em>Letteratura comparata</em> presso lo stesso Ateneo e di <em>Semiotica della scrittura</em> all’Università degli Studi Roma Tre, e da Sandro Natalini, docente di <em>Illustrazione</em> all’Isia di Urbino, dottorando dell’Università per Stranieri di Perugia, dove è in procinto di discutere una tesi sui percorsi dell’albo illustrato in ambito nazionale ed internazionale, illustratore e autore, con case editrici italiane ed estere, nel panorama contemporaneo della letteratura per l’infanzia.</p>
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<p>‘Esercizi di stile su Cappuccetto Rosso’, ‘fiaba come genere fluido’, suscettibile di ‘continui adattamenti’, nella ‘versione di Perrault’ e nella ‘versione dei fratelli Grimm’, ‘interdipendenza di parole e immagini’: sono solo alcuni dei concetti esaminati nel corso del primo seminario tenutosi ieri, e illustrati, mediante schemi e disegni, e con tecniche di scribing da Ilenia Pascucci, diplomata all’Isia di Urbino in <em>Progettazione Grafica e Comunicazione Visiva</em>. Un viaggio, quello proposto nella mattinata del 2 ottobre, intorno alla fiaba e alla sua rimodulazione sul supporto dell’albo illustrato. «La narrazione – ha affermato la professoressa Giovanna Zaganelli – rappresenta il punto di partenza, studiato dalla linguistica, dalla linguistica cognitiva, dalla semiotica e, non da ultimo, dalla neuro-narratologia. Ma la narrazione attraversa, oggi, anche altri campi: il marketing aziendale, ad esempio, e la politica. La nostra stessa mente ricostruisce i fatti della realtà che ci circonda narrativamente, sulla base di una logica insieme temporale e causale. Siamo stati immersi nelle narrazioni fin da piccoli, anche grazie alle fiabe. Fiabe in cui, se il commento risulta essere di stampo moralistico, le categorie spazio-temporali sono azzerate, a differenza che gli aspetti sociologici: i rimandi intertestuali dipendono dal contesto territoriale. Tutti concetti, questi, che vengono veicolati, parallelamente, da parole e immagini, sulla base del rapporto che si innesca fra narrazione fatta di parole e narrazione fatta di immagini». Gli ‘esercizi di stile’ si sono incentrati su un campione testuale rappresentato da varie edizioni della fiaba di Cappuccetto Rosso, a partire, come ha illustrato Sandro Natalini, da <em>Caperucita Roja</em> di Gabriela Mistral, l’edizione cilena che ha ricalcato la versione di Perrault (diversa da quella che comunemente conosciamo, basata, invece, sulla versione tràdita dai fratelli Grimm) e che è risultata vincitrice, nel 2013, del Premio della Fiera dell’Editoria per Ragazzi di Bologna: l’analisi di Sandro Natalini ha focalizzato la sua attenzione sul formato di tale albo, importante, anche dal punto di vista narrativo, sul contrasto di inchiostro, sul valore narratologico delle risguardie, sul livello iconologico (il lupo, in questa riscrittura della fiaba di Cappuccetto Rosso, assume le sembianze di un serpente, simbolo di una creatura subdola), sul racconto iconico surreale, sulle ombre e sulle proiezioni, secondo precise scelte stilistiche che subiscono l’influsso spagnolo e quello dell’arte primitiva sud-americana, e sulla simmetria esasperata che connota questo picturebook e che ingenera pathos. Un pathos, riscontrabile (anche) nella quarta di copertina, in cui ‘restano’ solo il cappuccio e le scarpe di Cappuccetto. Accanto alla sua tomba, è raffigurato un procione, e viene incrementata, così, la potenzialità illustrativa rispetto alla parola. Si è passati, poi, ad altre riscritture della fiaba di Cappuccetto Rosso: il riferimento è, ad esempio, a <em>Little Red Riding Hood</em> di Nicoletta Ceccoli, nelle cui risguardie viene illustrato l’eterno ‘gioco’ fra vittima e carnefice, sulla base di diversi punti di vista, di una consequenzialità anche spaziale – la strada da percorrere prima, quella che arriva dopo – e di una intersecazione fra curve concave e convesse – il lupo che, dal letto della nonna, si protende verso Cappuccetto, e quest’ultima che si ritrae, o la scena compositiva dell’abbraccio fra la nonna e la bambina –. È nella quarta di copertina che vengono veicolate infinite possibilità di entrare in scenari nuovi (possibilità solitamente ‘collocate’ nella copertina, come ingresso nella ‘città del libro’): i lettori diventano spettatori di ciò che è successo o di ciò che succederà, in quanto Nicoletta Ceccoli mette loro il Cappuccio Rosso. Ma la sostanza liquida di cui sono composte le fiabe si ricompone sempre in varie storie: ne <em>La vera storia di Cappuccetto Rosso</em> di Agnese Baruzzi e Sandro Natalini, gli effetti della stampa a secco e il discorso cartotecnico implicano, ad un livello plastico, un coinvolgimento plurisensoriale del giovane lettore. La fiaba, in questo caso, rompe inizio e conclusione: la vera storia, infatti, prende avvio quando Cappuccetto Rosso farcisce il panino destinato al lupo con una salsiccia, che risveglia in quest’ultimo, intenzionato, dapprima, a diventare buono, gli istinti primordiali. La fiaba, infine, dal Postmodernismo in avanti, assume varie declinazioni: viene rimodulata in nuove fiabe, contaminata con altri linguaggi (quello della pubblicità, ad esempio, e quello giornalistico), trasmigra in altre arti, si incanala in ulteriori percorsi di senso. È il caso della versione creata attraverso info-grafica da un gruppo di ingegneri spagnoli, che, facendo propria l’affermazione di Calvino, secondo cui la fiaba era qualcosa di ‘reale’, si approcciano a questo genere testuale in modo scientifico. O, ancora, è il caso di uno spot svedese contro il bullismo, grazie al quale la fiaba diviene una comunicazione di pubblica utilità, di una performance pubblicitaria dell’Associazione Las rojas, o della pubblicità di Chanel, in cui la bambina dal cappuccio rosso addomestica il lupo, messo a guardia del profumo, e di quella della Red Bull. Così come, per citare un esempio posto al di fuori degli ‘esercizi di stile su Cappuccetto Rosso, ne <em>Le avventure di Pinocchio</em> di Gianluigi Toccafondo (un Pinocchio, questo, che non diventa bambino, ma rimane burattino), sono implicati altri codici, fra cui quello musicale di Mario Mariani.</p>
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<p>Nel corso del secondo seminario, delle 15.30, dedicato alla progettazione dell’albo illustrato – con tecniche di scribing a cura di Ilenia Pascucci: copertina e frontespizio, quarta di copertina, dorso, fascetta, formato, risguardie, i concetti illustrati – il focus si è incentrato su una esamina degli aspetti paratestuali del picturebook. In <em>Zoo</em> di Suzy Lee, ad esempio, come ha messo in luce Sandro Natalini, le risguardie hanno la funzione di creare l’incipit della storia, così come lo spazio della pagina si pone a fondamento della narrazione iconica, e la composizione monocromatica – modo in cui gli adulti vedono lo zoo, a differenza della bambina-protagonista, che lo vede (forse, lo sogna?) a colori – assume un valore narratologico. L’aspetto verbale risulta, qui, in contrapposizione con l’immagine, in perfetta linea con gli albi postmoderni, che percorrono una strada più surreale, pur partendo dalla realtà. Il finale, d’altronde, rimane volutamente aperto: la bambina percorre (o immagina) lo zoo a colori, e, alla fine, perde uno stivaletto. Viene ritrovata dai genitori addormentata su una panchina. Forse è stato un sogno? Ma alla bambina manca uno stivaletto, che viene raffigurato, non a caso, nella gabbia di un gorilla. Un altro elemento paratestuale degno di nota, ha sottolineato Sandro Natalini, è la fascetta del libro: l’albo illustrato – si pensi a <em>Il libro sbilenco</em> di Peter Newell, in cui il taglio obliquo assume una valenza narrativa – riesce a competere col digitale, sul piano delle sperimentazioni nell’ambito delle tecnologie di stampa (il taglio laser, ad esempio), e su quello della paratestualità (la fascetta da togliere, per immergersi nella narrazione). In <em>Tuesday</em> di David Wiesner, la visione surreale è restituita da alcuni elementi che compaiono in copertina: un orologio e delle foglie di ninfea. Il ritmo narrativo, invece, incalzante, è scandito dalle peripezie volanti di alcuni rospi, sulla base di un’intertestualità di fondo fra vari linguaggi, quello proprio dell’albo illustrato e quello cinematografico. In <em>Stuck</em> di Oliver Jeffers – il titolo resta letteralmente ‘incastrato’ nella chioma dell’albero –, le risguardie sono popolate da animali che svolgono una funzione narrativa: come in <em>Niente</em> di Jane Teller – in cui la catasta del significato si compone di oggetti dotati, appunto, di senso –, nella chioma dell’albero non si incastra solo l’aquilone del bambino-protagonista, ma tutti gli altri oggetti – una scala, ad esempio – che egli getta per recuperare il suo gioco. In <em>I want my hat back</em> di Jon Klassen, il rigore classico nell’uso della font e dei bianchi, e il rimando grafico del colore sanciscono un equilibrio fra apparato verbale ed iconico, come dire che anche uno stile essenziale, se consustanziato dall’apparato verbale, diviene estremamente accattivante. Il libro nel libro: si potrebbe riassumere così, la formula che sta alla base di <em>Non ho fatto i compiti perché&#8230;</em> di Davide Calì, in cui la maestra, dopo aver ascoltato tutte le scuse del suo alunno, gli risponde di non credergli, per il semplice fatto di aver letto lo stesso libro. Buchi ottici, invece, che si riveleranno degli espedienti narratologici, per <em>Same &amp; Dave dig a hole</em> di Jon Klassen e Mac Barnett, in cui la storia ha inizio giù nel frontespizio: tutto sembra cadere otticamente in basso, nell’oscurità della buca scavata dai protagonisti, in cui si trovano anche le proiezioni dei giovani lettori. I due sbagliano continuamente direzione, mentre il loro cane, a un certo punto, scavando, rompe i margini del libro stesso, andando oltre la pagina. Il <em>divertissement </em>scaturisce, in questo caso, dal contrappunto fra l’apparato verbale e quello iconico e dal fatto che il codice cromatico sia riuscito a mettere in dubbio le deduzioni del lettore: è stato un sogno o è successo veramente? Ultima esemplificazione, con <em>I can’t wait</em> di Davide Calì, dal formato orizzontale, e i disegni essenziali, al tratto: i desiderata e i ‘non vedo l’ora’ del protagonista – ‘Non vedo l’ora che sia il mio compleanno’, ‘Non vedo l’ora che arrivi il Natale’, etc. – formano parte di un <em>fil rouge</em> lungo il quale si dipana tutta la narrazione. La tensione del formato, inoltre, implica una tensione emotiva.</p>
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<p>E connotato da una tensione, per così dire, drammatica, è il gesto stesso di voltare pagina. La pagina dell’albo illustrato, di questa opera poetica complessa. Dalla natura artistica, e ‘camaleontica’.</p>
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		<title>Il collezionista ed il gusto per i &#8216;bei&#8217; libri</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 20:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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		<category><![CDATA[Mostra Mercato Nazionale Libro Antico e Stampa Antica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Hanno scavato fra stampe giapponesi ottocentesche, mappe, cinquecentine, manoscritti in persiano, erbari, resoconti delle scalate contenuti in libri di montagna ottocenteschi e in manifesti di moda, quei ‘topolini’ dei collezionisti e dei bibliofili, in occasione della Mostra Mercato Nazionale del Libro Antico e della Stampa Antica, che si è tenuta a Città di Castello, nella ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Città di Castello. </span> Hanno scavato fra stampe giapponesi ottocentesche, mappe, cinquecentine, manoscritti in persiano, erbari, resoconti delle scalate contenuti in libri di montagna ottocenteschi e in manifesti di moda, quei ‘topolini’ dei collezionisti e dei bibliofili, in occasione della Mostra Mercato Nazionale del Libro Antico e della Stampa Antica, che si è tenuta a Città di Castello, nella suggestiva cornice del Loggiato Gildoni, dal 1° al 3 settembre. Hanno scavato (e scovato) anche le copertine dei numeri della prestigiosa rivista italiana «Charta», in occasione del suo 25esimo anniversario. Perché, per dirla con Giovanna Zaganelli (Zaganelli G., <em>Letteratura in copertina. Collane di narrativa in biblioteca tra il 1950 e il 1980</em>, Bologna, Lupetti, 2013), che ha partecipato, in qualità di relatrice, insieme a Giovanni Biancardi, Fabio M. Bertolo, Carlo Bodoni, Massimo Gatta, Mario A. Orefice, Giovanni Saccani, Piero Scapecchi, Alessandro Scarsella e Giovanni Solmi, il 2 settembre scorso, alla conferenza dedicata a questa rivista, fondata da Vittoria De Buzzacarini e diretta da Francesco Rapazzini, le copertine editoriali rappresentano uno spazio planare che incorpora la bi-tridimensionalità dell’oggetto-libro, trasformandosi in uno spazio a più dimensioni, in grado di accogliere aspetti plastici e narrativi dei linguaggi visivi e di stabilire un dialogo fra autore e lettore.</p>
<p>Un dialogo, che abbiamo voluto ‘reiterare’ ed estendere all’interlocutore che, più di tutti, avrebbe potuto tirare con i lettori di Perugia Online ‘le somme’ di questa edizione classe 2017: il coordinatore della Mostra del Libro Antico, Giancarlo Mezzetti, ex-funzionario perugino di una multinazionale, addetto al coordinamento commerciale, con la passione per la bibliofilia ed il collezionismo. Una passione e un impegno, questi, che gli sono valsi la nomina a consigliere della Società Bibliografica Toscana e, dal 2004, il coordinamento della Mostra del Libro Antico di Città di Castello, esposizione che, dal 2001, con la prima edizione, è derivata da un’intuizione dell’attuale sindaco del Comune tifernate, Luciano Bacchetta, volta a raccordare, da un punto di vista insieme culturale ed economico-sociale, le varie attività sviluppate nell’Alto Tevere Umbro nel settore della grafica e della carto-tecnica.</p>
<p><strong>Per prima cosa, come è nata la sua passione per la bibliofilia ed il collezionismo?</strong></p>
<p>«Innanzitutto, per il gusto estetico per i bei libri. Alla fine degli anni Sessanta ho avuto modo di rinvenire dei libri antichi, posseduti da una biblioteca privata perugina, che stavano andando al macero. Poi, si è rivelato proficuo l’incontro con il conte Lodovico Silvestri (proprietario dell&#8217;unica libreria antiquaria di Perugia, chiamata &#8216;Bianchino Da Leone&#8217;, in omaggio all&#8217;omonimo stampatore perugino attivo nella prima metà del XVI secolo), che mi ha spiegato, nello specifico, cosa fosse un libro, di cosa si componesse, e come si valutasse. Iniziai, allora, la mia attività di collezionista, sotto la guida di questo maestro, concentrando i miei studi sulla storia locale, regionale e perugina, in particolare. Al momento, possiedo, come collezionista, centinaia di libri antichi, rari e di pregio, che arrivano fino al Novecento: tutti hanno a che fare con Perugia. Il capoluogo umbro è presente, cioè, come argomento, autore legato all’antica Perusia o luogo di stampa».</p>
<p><strong>Nell&#8217;edizione classe 2017, sono stati ospitati circa 42 espositori, italiani ed esteri: cosa possiamo dire a riguardo, facendo un bilancio di questo fortunato anno per una manifestazione amata dai bibliofili di tutta Italia?</strong></p>
<p>«Potremmo suddividere gli espositori presenti, di cui tre francesi ed uno tedesco, in due categorie: quelli specializzati in stampe decorative e cartografie, e quelli che hanno proposto ai visitatori libri antichi, rari e di pregio. Molti di essi hanno una caratura internazionale. In generale, abbiamo ospitato specialisti di settore: penso, ad esempio, a quello della montagna, molto amato dai collezionisti, ma anche a quello dedicato alle guide del Touring Club, della giurisdizione, della letteratura, della scienza&#8230;».</p>
<p><strong>Potrebbe segnalarci, da collezionista qual è, alcune delle rarità presenti alla mostra?</strong></p>
<p>«Ce ne sono state molte, quest’anno, per cui è difficile scegliere. Potrei, però, focalizzare l’attenzione sull’edizione di un trattato cinquecentesco di medicina, su uno di botanica in cui si attesta che ‘fuxia’ derivi dal nome del tedesco Leonhart Fuschs (1501-1566), uno dei primi studiosi di botanica e farmaceutica, che importò una pianta dal Sud-America, proprio di questo colore. Ma potrei citare anche un Bartolo di Sassoferrato, delle stampe iconografiche della Galleria Vaticana, il primo trattato del Lombroso sulla ‘donna delinquente’, che nell’Ottocento studiava il comportamento femminile attraverso la fisiognomica, ed un trattato impresso a Foligno nel 1562, che peraltro è stato venduto».</p>
<p><strong>Cosa dire, invece, degli eventi <em>a latere</em> della mostra? Il riferimento è, in primo luogo, alle conferenze&#8230; </strong></p>
<p>«Ci sono stati molti eventi <em>a latere</em> dell’esposizione: il 25esimo anniversario di ‘Charta’, dedicato alla bibliofilia ed alla cartofilia in relazione ai 153 numeri di questa rivista; una performance in cui sono state illustrate delle storie e realizzati dei burattini con delle strisce di carta; una conferenza sulla figura di Giangirolamo De’ Rossi di San Secondo, letterato e politico gravitante attorno alla corte dei Medici, cognato di Alessandro Vitelli; un convegno, a cura della Società Bibliografica Toscana, sul convento di San Girolamo di Città di Castello, e sulla fondazione dell’Ordine dei Gesuati da parte del Beato Colombini».</p>
<p><strong>Per concludere, come si inserisce, dal 2001, questa mostra-mercato nella più ampia tradizione tipografica che, dai primi stampatori ambulanti, caratterizza Città di Castello quale punto di riferimento, oggi, nel settore della produzione grafica e cartotecnica, artigianale ed industriale? </strong></p>
<p>«Credo attraverso le testimonianze. La Mostra che coordino ne è una. Città di Castello, con le sue oltre 300 aziende nel settore della grafica e della cartotecnica, e i suoi 1500 dipendenti rappresenta un fiore all’occhiello nel panorama italiano. Nel Comune tifernate è presente un Istituto Tecnico per Grafici, tipografie e case editrici storiche, come la Pliniana, la Scipione-Lapi, la Grifani-Donati. Abbiamo una realtà fatta di storie e di testimonianze. Che abbiamo pensato di esporre. E, soprattutto, di mostrare ciò che c’è stato prima di quel ‘serbatoio’ di aziende. Sempre nel rispetto di quel binomio sul quale, nel 2001, è stata fondata: cultura ed economia».</p>
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		<title>Un foglio miniato su kashmir e la passione del bibliofilo</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Sep 2017 16:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[bibliofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Città di Castello]]></category>
		<category><![CDATA[collezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Loggiato Gildoni]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra mercato nazionale del libro antico e della stampa antica]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Città di Castello. </span>
<p>Una (s)mania di cercare, nel pellegrinaggio bibliografico. Un lavor(i)o di scavo. ‘Una grande genealogia che rappresenta non un semplice dato ma un groviglio di percorsi’, nonché ‘la mappa incompleta di un luogo da esplorare’. Perché il bibliofilo ed il collezionista, appassionati degli oggetti-libro, hanno una sana attenzione anche nei confronti di chi sta nelle ‘cucine’ della bibliografia, per ricorrere ad una felice metafora di Simone Volpato.</p>
<p>Perlustrando le ‘cucine’ dei quaranta espositori, italiani ed esteri, di librerie antiquarie e venditori di stampe decorative e cartografiche, che, dal 1° al 3 settembre partecipano alla XVII edizione della Mostra Mercato Nazionale del Libro antico e della stampa antica, a Città di Castello – coordinatore dell’esposizione, Giancarlo Mezzetti; partner, il Comune di Città di Castello, che ha organizzato l’evento in linea con la tradizione nel campo grafico-cartotecnico ed editoriale del territorio tifernate, in cui sono presenti un Istituto di Istruzione Superiore di Arti Grafiche e centocinquanta aziende con oltre mille dipendenti, la Regione Umbria e l’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio –, nella prestigiosa sede del Loggiato Gildoni (ex-Logge Bufalini), si può incappare, ad esempio, in un foglio miniato su kashmir di XVII/XVIII secolo, su cui sono intessuti versi di carattere religioso. O, ancora, in un trittico silografico a colori con più legni su carta di riso, firmato da Morikawa Chikashige e datato al 1870 circa, in un’antica carta geografica della costa della Provenza, opera del cartografo Christophe Nicholas Tassin, che la pubblicò in tre fogli nel 1638, in un libro d’ore all’uso di Roma, impresso su pergamena, a Parigi, nel 1513, e nel frammento di un antifonario di Rouen, databile al primo quarto del XVI secolo. Prime edizioni di opere letterarie italiane novecentesche corredate dell’autografo degli autori, poste accanto a manifesti futuristi e al primo libro italiano sull’agopuntura, datato al 1834, sul tavolo de ‘Il muro di Tessa’, libreria milanese specializzata nel Novecento letterario italiano. Antiche carte geografiche, mappe, incisioni giapponesi ottocentesche, eseguite con punta secca e policrome – fino a tredici colori –, libri di montagna con resoconti delle salite, da metà Ottocento ai giorni nostri, libri antichi restaurati, manoscritti miniati in arabo e persiano datati al XIII secolo, antologie poetiche Calipā, manifesti di moda, erbari, giornali otto-novecenteschi, come ‘Le cento città d’Italia’ (1892), la prima edizione della <em>Gerusalemme liberata</em> approvata dal Tasso, una cinquecentina francese dedicata alla storia degli uccelli, il cui costo si aggira attorno ai 31mila euro, l’edizione del 1564 degli Emblemi di Alciati, con raffigurazioni mitologiche per decorazioni maioliche e pitture, corredate di motti parlanti: sono solo alcuni delle stampe e dei libri antichi in mostra nei quaranta espositori, da ‘Giuseppe Solmi Studio Bibliografico’ di Osano Emilia ad ‘Antichità Il Tarlo’ di Ancona, da ‘Fortebraccio’ di Firenze a ‘Il Corniciaio’ di Napoli, da ‘Kosmos Arte’ di Perugia alla ‘Libreria Antiquaria Scripta Manent’ di Albenga, passando per la ‘Libreria Claudio Ceotto’ di Genova, la ‘Nova Charta’ di Padova e la parigina ‘Sartoni Prints’ di Jader Sartoni. «Questa particolare attenzione alle differenze tra le edizioni – per dirla con Alberto Cadioli – da un lato avrebbe portato gli editori più sensibili ai problemi testuali a compiere scelte consapevoli e motivate (e, secondo un’idea che si stava cominciando a diffondere nei primi dell’Ottocento, a dare la redazione più vicina ‘all’ultima volontà d’autore’; dall’altro avrebbe intensificato i rapporti tra i curatori dei testi in pubblicazione e i librai, i collezionisti, i bibliotecari, che potevano dare testimoni delle diverse edizioni possedute».</p>
<p>Il 2 settembre, alle 17, fra le attività collaterali, si è tenuta la conferenza dal titolo ‘La figura di Giangirolamo de’ Rossi parente dei Vitelli’, con gli interventi degli storici Guido Perra, Fabio Nisi e Pierluigi Poldi Allaj, del coordinatore della mostra, Giancarlo Mezzetti e del sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, secondo il quale l’esposizione, giunta alla sua XVII edizione, intendere mantenere viva una tradizione tipografica illustre che con il tempo è divenuta pilastro della manifattura locale. ‘Come alla fine dell’Ottocento la Tipografia Scipione Lapi ristampava, con il commento critico di Carducci, la monumentale opera dei <em>Rerum Italicarum Scriptores</em>, così oggi Città di Castello è punto di riferimento per chi cerca qualità e design in prodotti grafici e cartotecnici, artigianali ed industriali, grazie ad un sistema di aziende in grado di coprire ogni tipologia e fase del processo produttivo’. Fra le attività collaterali di domenica 3 settembre, invece, si segnala la conferenza, alle 16.30, a Palazzo Bufalini, dedicata al convento di San Girolamo a Città di Castello, a cura della Società Bibliografica Toscana, presieduta da Fabio Nisi, con interventi di Isabella Gagliardi e Francesco Rossi, e quella, tenuta da Andrea Czortek, sul beato Giovanni Colombini, fondatore dell’ordine dei Gesuati a Città di Castello. La XVII edizione, inoltre, omaggia, per il suo 25esimo anniversario, la rivista ‘Charta’, con conferenze tenute dai relatori Giovanna Zaganelli, Giovanni Biancardi, Fabio M. Bertolo, Carlo Bodoni, Massimo Gatta, Mario A. Orefice, Giovanni Saccani, Piero Scapecchi, Alessandro Scarsella e Giovanni Solmi, ed animazioni, alla presenza della fondatrice, Vittoria De Buzzacarini e del direttore responsabile, Francesco Rapazzini. In occasione della mostra, è possibile visitare il museo del Duomo, il laboratorio di restauro ‘Memorie di carta’, il museo delle arti grafiche della tipografia Grifani-Donati ed il museo storico dello stabilimento tipografico Pliniana.</p>
<p>«E così la costruzione della <em>summa</em> bibliografica alla fine è un monumento ai ridicoli sogni di poter tutto ordinare?». Non si può sapere. Ma, come scrive Simone Volpato nella prefazione a <em>La bibliografia come febbre di conoscenza</em> di Alfredo Serrai, «a Serrai questa immagine è piaciuta».</p>
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		<title>Otto quesiti per &#8216;settepiani&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 12:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Le agenzie letterarie esistono. E in Italia sono quasi cento. Incastonate, come gemme intermediarie fra autori ed editori, in tutto il tessuto nazionale. Ma quella fondata, in Umbria, a Perugia, dalle scrittrici emergenti Costanza Lindi – editor freelance ed agente letterario, collaboratrice di alcune case editrici del centro Italia, fra cui Bertoni Editore, direttrice del blog letterario Regina Mab, e membro della giuria di alcuni concorsi letterari, e del comitato organizzativo del progetto Umbria Poesia – ed Elena Zuccaccia – laureata in Giurisprudenza, appassionata di poesia e membro del comitato organizzativo di Umbria Poesia – di ‘piani’ ne ha ben ‘sette’. Perché, se l’omonimo racconto editato da Dino Buzzati nel 1937 era incentrato sui sette livelli nei quali era articolato il sanatorio cui si rivolse Giuseppe Corte – livelli, questi, cui corrispondevano altrettanti stadi patologici –, ‘settepiani’, attività culturale presentata ufficialmente alla città di Perugia il 14 luglio scorso, al Balù, in via Cartolari 26, propone una rete di servizi corrispondenti, per ora, al numero di sette: dalla correzione di bozze alle varie fasi di editing, dal lavoro sul testo alla ricerca dell’editore, dalla promozione alla gestione di eventi e di presentazioni, alla diffusione.</p>
<p>Delle problematiche comuni fra autori emergenti, quali ad esempio la valutazione di un contratto, la promozione di un libro, delle tecniche di scrittura, della cernita delle case editrici, della distribuzione, e, d’altro canto, dei problemi che possono insorgere sia prima che dopo la pubblicazione di un libro, abbiamo parlato con le due agenti letterarie. Che, sostengono, con la fondazione di questa agenzia letteraria – unica in Umbria – no, non si sono inventate proprio nulla.</p>
<p><strong>Il 14 luglio scorso è stata presentata alla città di Perugia la nuova (ed unica) agenzia letteraria umbra: ‘settepiani’, attiva dal maggio di quest’anno, grazie alla vostra intraprendenza di scrittrici emergenti, appassionate di lettura, scrittura, letteratura ed editoria. Cos’è, nello specifico, un’agenzia letteraria? </strong></p>
<p><strong> </strong>«Un’agenzia letteraria è una figura intermediaria tra autore ed editore, in entrambi i sensi. Lavoriamo con gli autori sui manoscritti per poi proporli agli editori per la pubblicazione e seguirli poi anche nella promozione. Collaboriamo con gli editori per il lavoro sul testo ma anche per quanto riguarda la promozione del libro una volta pubblicato e la distribuzione sul territorio umbro, oltreché la rappresentanza per fiere ed eventi».</p>
<p><strong>Il nome che avete scelto per la vostra attività culturale trae origine dall’omonimo racconto che Dino Buzzati pubblicò nel 1937. In quel caso, il riferimento era ad una casa di cura, appunto, di ‘sette piani’, cui corrispondevano altrettanti stadi patologici. Nel vostro caso, invece, a cosa sono da riferire ‘i sette piani’?</strong></p>
<p>«I sette piani per l’agenzia rappresentano i piani di lavoro, i nostri servizi, per un divertente caso corrispondenti, almeno al momento, al numero di sette. Dalla correzione di bozze – una verifica di correttezza formale e coerenza del testo, dal punto di vista ortografico, grafico e stilistico – alle varie forme di editing, che comportano interventi più sostanziosi sul testo, anche dal punto di vista del contenuto. Oltre al lavoro sul testo, ci occupiamo poi della ricerca dell’editore adatto all’autore e al manoscritto, facendoci garanti di qualità dell’opera. Per il libro pubblicato ci occupiamo di promozione, tramite ricerca di recensioni, organizzazione e gestione di eventi e presentazioni e altre esigenze dell’autore in relazione alla diffusione del libro».</p>
<p><strong>Potreste illustrarci brevemente le varie forme di editing? </strong></p>
<p>«Il lavoro sul testo può avvenire a testo concluso tramite interventi sul testo dal punto di vista formale, contenutistico e tecnico-grafico; ci riserviamo anche la possibilità di offrire consigli di modifiche, tagli, aggiunte ecc. Offriamo, poi, anche la possibilità di affiancare l’autore durante la fase di scrittura o riscrittura del testo tramite il servizio di editing step by step, valutando insieme l’andamento del lavoro e come proseguirlo».</p>
<p><strong>Come si è originato il progetto di crowdfunding che state gestendo in collaborazione con Edita Books?</strong></p>
<p>Edita (http://<a href="http://www.editabooks.it/">www.editabooks.it</a>) è una piattaforma di crowdfunding dedicata all’editoria. La collaborazione tra settepiani e Edita, nella figura di Alessandro Canzian (direttore della Samuele editore), è nata da un incontro al Festival Internazionale del Libro di Torino del maggio scorso: due realtà appena nate che ci è sembrato ben potessero unire le loro forze. Edita permette una modalità innovativa, ma già diffusa in altri campi (quello musicale, quello delle startup), di pubblicazione, con o senza l’appoggio di una casa editrice. Si tratta di presentare al pubblico il proprio progetto – in questo caso relativo al manoscritto – prima che venga pubblicato. Il pubblico, i futuri lettori, tramite un meccanismo di ricompense può prenotare o pre-acquistare la sua copia, permettendo all’autore – o all’editore (anche gli editori possono pubblicare tramite Edita) – di ottenere un budget anticipato con cui sostenere le spese e rendendo molto più semplice il calcolo sulla tiratura.</p>
<p><strong>In cosa consistono, nello specifico, le fasi di writing, rewriting e ghostwriting? </strong></p>
<p>«Si tratta di servizi tramite i quali settepiani fornisce testi scritti su commissione sulla base delle esigenze del committente. Il servizio di rewriting consiste invece nella rielaborazione di un testo già scritto, variandone la tecnica e lo stile utilizzati».</p>
<p><strong>Avete pensato di estendere la vostra attività culturale anche ad una rete di collaboratori? </strong></p>
<p><strong> </strong>«Certamente. Il nostro intento è quello di fare rete. Per questo ci siamo rivolte subito ad altri professionisti in vari campi, che ci permettono con la loro competenza di offrire servizi differenti, sia su richiesta di autori che di editori. Ci affiancano già traduttori, grafici, illustratori e fumettisti. Ci dedicheremo presto – c’è già qualcosa in cantiere – anche alla realizzazione di laboratori relativi al libro».</p>
<p><strong>Vi state radicando nel tessuto urbano, e, più in generale, nel territorio umbro. È vostra intenzione ampliare il target di riferimento anche in altre regioni italiane? Dove, per la precisione? Quante agenzie letterarie ci sono, attualmente, in Italia?</strong></p>
<p><strong> </strong>«Ci teniamo che settepiani parta innanzitutto dal territorio, facendo rete con le realtà culturali umbre, per supportarci a vicenda. Ma siamo in contatto con editori della media/piccola editoria di tutta la nazione e si sono già rivolti a noi autori un po’ da ogni regione, quindi non ci sono limiti per quanto riguarda il target di riferimento. Di agenzie letterarie in Italia ce ne sono almeno un centinaio, ma gli scrittori sono esponenzialmente di più (ridono, <em>n.d.r.</em>)».</p>
<p><strong>In occasione della presentazione di ‘settepiani’ alla città di Perugia, avete selezionato alcuni libri, riposti sugli scaffali della libreria ‘Mannaggia – Libri da un altro mondo’, di Francesca Chiappalone e Carlo Sperduti (da <em>Efemeridi storie, amori e ossessioni di 27 grandi scrittori </em>di Cesare Catà a <em>Poema a fumetti</em> di Dino Buzzati): su quali criteri si è basata la vostra cernita? Ci sono delle opere che vorreste consigliare ai lettori di Perugia Online, sulla base della vostra esperienza di agenti letterari? </strong></p>
<p>«Ecco, appoggiandoci al discorso della rete sul territorio, Francesca e Carlo della libreria Mannaggia ci hanno supportate e aiutate fin da subito, collaborando con noi alla realizzazione dell’evento di presentazione dell’agenzia il 14 luglio scorso, presso i locali del Balù in Via Cartolari. In quell’occasione ci siamo quindi divertite a selezionare dagli scaffali della Mannaggia – ricchi di chicche provenienti da case editrici piccole e indipendenti, meraviglie illustrate, ampio spazio alla poesia, senza contare un’ottima selezione di classici – i nostri libri preferiti. Non poteva quindi mancare Dino Buzzati, l’autore che più mette d’accordo settepiani, e il suo ‘Poema a fumetti’ appena ristampato da Mondadori nelle dimensioni della prima edizione del 1969. E poi tante opere di autori o editori umbri, e altre che rispecchiano in nostri gusti: Virginia Woolf e le autobiografie di scrittori per Costanza, Mircea Cărtărescu e poesia varia per Elena».</p>
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		<title>‘SettePiani’ di libri, e manoscritti inediti</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jul 2017 21:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Sperduti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>‘Dopo un giorno di viaggio in treno, Giuseppe Corte arrivò, una mattina di marzo, alla città dove c’era la famosa casa di cura. Aveva un po’ di febbre, ma volle fare ugualmente a piedi la strada fra la stazione e l’ospedale, portandosi la sua valigetta. Benché avesse soltanto una leggerissima forma incipiente, Giuseppe Corte era ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/settepiani-di-libri-e-manoscritti-inediti/">‘SettePiani’ di libri, e manoscritti inediti</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <strong>‘</strong>Dopo un giorno di viaggio in treno, Giuseppe Corte arrivò, una mattina di marzo, alla città dove c’era la famosa casa di cura. Aveva un po’ di febbre, ma volle fare ugualmente a piedi la strada fra la stazione e l’ospedale, portandosi la sua valigetta. Benché avesse soltanto una leggerissima forma incipiente, Giuseppe Corte era stato consigliato di rivolgersi al celebre sanatorio, dove non si curava che quell’unica malattia. Ciò garantiva un’eccezionale competenza nei medici e la più razionale ed efficace sistemazione d’impianti. Quando lo scorse da lontano – e lo riconobbe per averne già visto la fotografia in una circolare pubblicitaria Giuseppe Corte ebbe un’ottima impressione. Il bianco edificio a sette piani era solcato da regolari rientranze che gli davano una fisionomia vaga d’albergo. Tutt’attorno era una cinta di alti alberi. Dopo una sommaria visita medica, in attesa di un esame più accurato Giuseppe Corte fu messo in una gaia camera del settimo ed ultimo piano. I mobili erano chiari e lindi come la tappezzeria, le poltrone erano di legno, i cuscini vestiti di policrome stoffe. La vista spaziava su uno dei più bei quartieri della città. Tutto era tranquillo, ospitale e rassicurante. Giuseppe Corte si mise subito a letto e, accesa la lampadina sopra il capezzale, cominciò a leggere un libro che aveva portato con sé. Poco dopo entrò un’infermiera per chiedergli se desiderasse qualcosa. Giuseppe Corte non desiderava nulla ma si mise volentieri a discorrere con la giovane, chiedendo informazioni sulla casa di cura. Seppe così la strana caratteristica di quell’ospedale. I malati erano distribuiti piano per piano a seconda della gravità. Il settimo, cioè l’ultimo, era per le forme leggerissime. Il sesto era destinato ai malati non gravi ma neppure da trascurare. Al quinto si curavano già affezioni serie e così di seguito, di piano in piano. Al secondo erano i malati gravissimi. Al primo quelli per cui era inutile sperare (&#8230;)’. Sette piani, dunque. Una escalation dell’orrore, un po’ come quella narrata da Janne Teller in <em>Niente</em>. Ma, qui, nell’omonimo racconto di Dino Buzzati, datato al 1937, non v’è traccia alcuna della cosiddetta ‘catasta del significato’. Solo dei piani, sette per l’appunto, di una casa di cura, ed altrettanti livelli di stadi patologici. In occasione della presentazione, venerdì 14 luglio, alle 19, al Balù, in via Cartolari 26, della nuova agenzia letteraria umbra ‘SettePiani’, attiva dallo scorso maggio a Perugia, grazie all’intraprendenza, alla caparbietà ed alla passione per la lettura e la scrittura, e per la letteratura e l’editoria di due giovani perugine, entrambe scrittrici emergenti – Costanza Lindi, editor freelance ed agente letterario, collaboratrice di alcune case editrici del centro Italia, fra le quali Bertoni Editore, direttrice del blog letterario Regina Mab, e membro di giuria di alcuni concorsi letterari, e del comitato organizzativo del progetto Umbria Poesia, ed Elena Zuccaccia, laureata in Giurisprudenza, appassionata di poesia e anche lei membro del comitato organizzativo di Umbria Poesia –, Lorenza Di Genova ha prestato la propria voce all’omonimo racconto di Buzzati, da cui ha tratto origine il nome della neonata attività culturale. Con un evento incentrato sulla lettura di alcune opere di Buzzati e sulle note della musica jazz – Leonardo Radicchi e Pietro Paris (fiati e contrabbasso) –, ed in collaborazione con la libreria di Francesca Chiappalone e Carlo Sperduti, Mannaggia – Libri da un altro mondo – per l’occasione, Costanza Lindi ed Elena Zuccaccia hanno selezionato alcuni libri, <em>Le cose inutili</em> di Carlo Sperduti, <em>I giorni della nepente. Una storia tossica</em> di Matteo Pascoletti, <em>Il Signor Bovary</em> di Paolo Zardi, <em>Efemeri di storie, amori e ossessioni di 27 grandi scrittori</em> di Cesare Catà, <em>Poema a fumetti</em> di Dino Buzzati, oltre che una serie di edizioni a tiratura limitata, impresse con caratteri mobili su carta di una grammatura consistente e con pagine intonse, firmate Henry Beyle, fra cui <em>L’antiquario</em> e <em>La spada</em> di Dino Buzzati, ed i suoi <em>Dispiaceri del re</em> – SettePiani si è presentata al pubblico perugino, accettando le sfide del mercato editoriale e radicandosi, così, nel tessuto urbano, pur ambendo ad ampliare il proprio target di riferimento anche in altre regioni del Bel Paese. “Un progetto originatosi dalla passione per la lettura e per la scrittura di due autrici esordienti – ha dichiarato Costanza Lindi –, con all’attivo pubblicazioni ed una costante frequentazione dell’ambito editoriale. È allora – ha proseguito Lindi – che sono venute fuori delle problematiche comuni fra gli autori emergenti, quali, ad esempio, la giusta valutazione di un contratto, la buona promozione di un libro, la scelta delle opere da leggere, le tecniche di scrittura, la cernita delle case editrici, delle collane, la distribuzione. Sono problemi che possono insorgere, nel mondo editoriale, sia prima che dopo la pubblicazione di un libro, e anche nell’alveo delle piccole case editrici, che non hanno la possibilità di seguire completamente la diffusione delle opere che promuovono. Le agenzie letterarie esistono: non ci siamo inventate nulla (ride, n.d.r.)! Da parte mia, ho collaborato con un’agenzia letteraria romana. In Umbria non ce ne sono, al momento, altre, a differenza delle grandi città, come Milano e Roma: le agenzie si pongono come degli intermediari fra autore ed editore, e fra editore e libraio, o editore e lettore. Fanno tutto tranne che pubblicare. Dopo di che, si fanno per il lettore garanti di qualità. Noi abbiamo già degli autori che si sono affidati a noi: le richieste vengono fuori soprattutto per quanto riguarda la promozione, in realtà. Comunque in Umbria gli editori sono molti, e a noi non andava di aprire un’altra casa editrice. Volevamo offrire una rete di servizi diversa: spesso ci è stato chiesto di trovare l’autore per l’editore, magari autori che hanno già raggiunto la media e piccola editoria e che desiderano andare un po’ oltre, quindi ci stiamo organizzando per renderci riconoscibili anche nell’ambito delle grandi case editrici, con mailing-list e quant’altro. Da poco, abbiamo aderito ad un progetto di crowdfunding – piattaforma Edita Books, di cui siamo collaboratrici e di cui gestiamo la campagna di auto-finanziamento –: è il lettore che acquista il libro prima che venga pubblicato, e con quei fondi si compra il libro, si stampano le copie che servono. Secondo me è una modalità che per il futuro dell’editoria potrebbe rivelarsi ottima! La distribuzione la facciamo solo in Umbria’. E di servizi, rivolti ad autori emergenti e non, e ad editori, abbiamo parlato con Elena Zuccaccia, che ha sottolineato come i ‘sette piani’ dell’edificio della neonata agenzia letteraria corrispondano, appunto agli altrettanti tipi di servizi da loro proposti: ‘dalla correzione di bozze, ovvero dalla verifica della correttezza e della coerenza, dal punto di vista formale, grafica e stilistica del testo, all’editing, quale intervento più consistente sul testo, anche per quanto riguarda il contenuto, fino ad un editing step by step col quale affianchiamo l’editore, appunto, passo passo in tutte le fasi di stesura del testo. Dalla ricerca di editori alla consulenza, dalla promozione alle fasi di writing, rewriting e ghostwriting, anche grazie ad una rete di professionisti che collaborano con noi, fra cui traduttori, critici, grafici, fino all’idea, ancora <em>in nuce</em>, di realizzare laboratori di lettura e di scrittura creativa, legati alle parole, e al linguaggio’.</p>
<p>Accompagnando l’autore nel suo percorso verso l’editore ed il proprio target di riferimento, dunque, l’agenzia letteraria di Costanza Lindi ed Elena Zuccaccia, rappresenta un edificio di ‘sette piani’, che ambisce alla vetta della promozione del manoscritto inedito. <strong>‘</strong>Dopo un giorno di viaggio in treno, l’autore arrivò, una mattina di marzo, alla città dove c’era la famosa agenzia letteraria. Aveva un po’ di febbre, ma volle fare ugualmente a piedi la strada fra la stazione e l’agenzia, portandosi il suo manoscritto inedito. Benché avesse soltanto una prima bozza della sua silloge poetica, l’autore era stato consigliato di rivolgersi alla celebre agenzia, dove, fra gli altri, si promuovevano servizi per quella specifica tipologia testuale. Quando lo scorse da lontano – e lo riconobbe per averne già visto la fotografia in una circolare pubblicitaria – l’autore ebbe un’ottima impressione. Il bianco edificio a sette piani era solcato da regolari rientranze che gli davano una fisionomia vaga d’albergo. Tutt’attorno era una cinta di alti alberi’. Ecco, un esempio di rewriting.<br />
<strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/settepiani-di-libri-e-manoscritti-inediti/">‘SettePiani’ di libri, e manoscritti inediti</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>Crisi dell&#8217;editoria, in estate un confronto con gli Stati generali dell&#8217;informazione. A settembre la nuova legge. Paparelli: &#8220;Costituito il gruppo di lavoro&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2016 10:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Un incontro in estate con gli Stati generali dell’informazione e a settembre una nuova legge per tutelare i media umbri. L’assessore regionale Fabio Paparelli, presente alla riunione della prima commissione dell&#8217;assemblea legislativa dell&#8217;Umbria, ha fatto il punto sulle politiche che l’esecutivo di palazzo Donini seguirà nei prossimi mesi anche al fine di evitare un nuovo “caso Giornale dell’Umbria”. “La Giunta – ha spiegato &#8211; sta costruendo un gruppo di lavoro con esperti di varie materie per lavorare ad un primo impianto di principi generali che possano essere portati agli Stati generali dell&#8217;informazione umbra, da tenersi entro l&#8217;estate, e che possano costituire l&#8217;ossatura della futura legge che puntiamo a portare in Aula alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva. Alla Regione spetta il compito non solo di supporto economico al mondo dell&#8217;editoria ma anche quello di facilitare e stimolare i processi virtuosi dell&#8217;informazione, valore fondante della democrazia, che tutela il diritto della cittadinanza ad essere informata, ma che non deve perdersi in una marea di contenuti”.</p>
<p><strong>Le aree di intervento</strong> La Regione quindi punterà a: supportare le nuove tecnologie aiutando le imprese che vogliono investire in questo campo, utilizzare la leva fiscale con alcuni possibili sgravi per favorire il settore in questo campo, trovare una modalità di utilizzo delle risorse finalizzate dei fondi strutturali, attuare politiche attive del lavoro per favorire la transizione di imprese e lavoratori, con forme di ammortizzazioni sociali, lavorare sull&#8217;educazione, introducendo in maniera incentivata i giovani e le scuole ad una educazione più corretta all&#8217;informazione. I soggetti interessati a questi interventi saranno la carta stampata, l&#8217;informazione web, le tv e le radio locali e le agenzie di stampa. “Stiamo passando &#8211; ha detto Paparelli &#8211; alla società della conoscenza da quella dell&#8217;informazione. Questo fa si che se la stampa aveva un numero di informazioni gestibili, oggi siamo arrivati ad una quantità enorme di informazioni che creano anche problemi non solo economici. Comunque si è visto che stiamo parlando di un settore che ha ancora potenzialità di crescita e sviluppo occupazionale. Stiamo vivendo un fenomeno di cross medialità che rischia di mettere in discussione il mondo dell&#8217;informazione come lo conosciamo: l&#8217;approfondimento e la verifica delle fonti sono problemi sui quali riflettere. La domanda di informazione locale aumenta, ma si riducono gli spazi tradizionalmente intesi”.</p>
<p><strong>I numeri dell’informazione umbra</strong> Stampa, radio e tv sono al centro di una radicale trasformazione. “In Umbria oggi – ha detto l’assessore &#8211; c&#8217;è una frammentazione enorme: circa duecento aziende iscritte al registro degli operatori della comunicazione: abbiamo una capillare diffusione, ma i problemi sono la pubblicità e la sostenibilità economia, e poi l&#8217;estensione territoriale, con una micro copertura. Abbiamo 9 emittenti locali, oltre 20 radio, 4 quotidiani, oltre 30 testate on line: un valore in termini di pluralismo culturale, ma in un bacino di meno di un milione di abitanti. La strada da percorrere è quella di rendere compatibili queste caratteristiche con la crisi di sistema in atto, lo scenario di ristrutturazione del sistema con la razionalizzazione delle risorse disponibili”.</p>
<p><strong>Una relazione a maggio</strong> La prima commissione, alla fine della riunione, ha concordato con la Giunta che quest&#8217;ultima presenti, entro il mese di maggio, una prima relazione schematica con le linee fondamentali di indirizzo di una proposta di legge regionale sull&#8217;editoria, in maniera che la Commissione possa fare le proprie proposte e integrazioni., per poi arrivare con un testo da discutere agli Stati generali dell&#8217;informazione che l&#8217;esecutivo di palazzo Donini ha intenzione di organizzare la entro la prossima estate. “Questo è un mondo in crisi – ha fatto notare l’esponente del Pd Carla Casciari &#8211; anche per le tv locali c&#8217;è una difficoltà diffusa. Dobbiamo favorire alcune forme di collaborazione trasversale, come quelle di giovani che possono puntare a start up di imprese. È giusto coordinarsi con la legge nazionale, ma qualche segnale va dato vista la specificità di una regione come l&#8217;Umbria. Anzi, è doverose, visto che abbiamo due Università con corsi in questo settore oltre alla scuola di giornalismo di Ponte Felcino che è il cuore pulsante dell&#8217;informazione non solo regionale”.</p>
<p><strong>I pareri negativi </strong>Alcuni consiglieri, invece, si sono espressi in maniera negativa chiedendo ai presenti di aspettare la nuova legge nazionale. “Tema complesso e generale  &#8211; sono le parole di Marco Vinicio Guasticchi (Pd) &#8211; che riguarda tutto il mondo. L&#8217;Umbria ha una delicatezza particolare perché ci sono due Università che sfornano centinaia di laureati ogni anno, che creano solo disoccupati. C&#8217;è un numero enorme di soggetti che vorrebbe lavorare nel mondo del giornalismo, contestualmente siamo di fronte ad una crisi generale. Non credo che il problema vada affrontato ora, quando si sta discutendo una legge nazionale sull&#8217;editoria. Fare oggi una proposta regionale è un errore. Meglio aspettare quella nazionale e appoggiarci a quella. Andiamo avanti, elaborando una proposta che potenzi la legge nazionale ed evitando il rischio di fare scelte che poi collidano con essa”. Dello stesso avviso anche Raffaele Nevi di Forza Italia. “È giusto aspettare la legge nazionale, come avvenuto anche per il reddito di cittadinanza, così da avere coordinamento tra la legge nazionale e regionale. Si può comunque andare avanti nell&#8217;approfondimento in best practice adottate in altre regioni, che possono essere alla base di nostri interventi. Dobbiamo però evitare episodi come quelli successi nella Asl perugina con pensionati che fanno gli addetti stampa. Una vicenda molto brutta. Da una parte abbiamo la Regione che lavora per il futuro dall&#8217;altra ha pensionati che prendono un posto che potrebbe essere dato a giovani giornalisti. Su questo potremmo fare un intervento come Commissione. Serve un atto di indirizzo su questa questione perché è una vicenda che ha colpito molto chi opera in questo mondo che è in difficoltà”.</p>
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		<title>Crisi editoria Umbria, Rometti: &#8220;Sostenere il sistema dell&#8217;informazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 15:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Nella mozione Rometti sottolinea che “la chiusura del Giornale dell&#8217;Umbria è solo l&#8217;ultimo caso di una situazione che vede un comparto attanagliato da una crisi che, seppure di dimensioni nazionali, in Umbria ha colpito in maniera particolarmente forte e devastante. Tutto questo ha pesanti ripercussioni a livello occupazionale e nel panorama dell&#8217;informazione, con la possibilità di compromettere i valori ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Nella mozione Rometti sottolinea che “la chiusura del Giornale dell&#8217;Umbria è solo l&#8217;ultimo caso di una situazione che vede un comparto attanagliato da una crisi che, seppure di dimensioni nazionali, in Umbria ha colpito in<br />
maniera particolarmente forte e devastante. Tutto questo ha pesanti ripercussioni a livello occupazionale e nel panorama dell&#8217;informazione, con la possibilità di compromettere i valori irrinunciabili del pluralismo, della democrazia e della libertà”. Nell&#8217;atto si ricorda che Il Giornale dell&#8217;Umbria “il 27 agosto del 2015 è stato ceduto alla società Gifer, dell&#8217;editore Giuseppe Incarnato. La vecchia proprietà, in particolare la società Financo, ha garantito per tre mesi un contratto pubblicitario che è servito per il pagamento degli stipendi dei<br />
dipendenti fino a novembre, mentre nel mese di dicembre gli stipendi sono stati pagati grazie al contributo pubblico all&#8217;editoria (circa 800mila euro) e al momento risulta non pagata la mensilità di dicembre. La nuova proprietà non ha mai presentato un piano editoriale (obbligatorio) e sono<br />
state effettuate scelte che hanno comportato un aumento dei costi ed un rapido depauperamento della redazione attraverso una significativa riduzionemdei giornalisti. A dicembre 2015 la situazione economico-finanziaria della<br />
testata giornalistica è precipitata, con un debito che ha toccato oltre un milione e 300 mila euro e che ha portato i giornalisti, a gennaio 2016, ad attuare un lungo sciopero, fino ad arrivare, lo scorso 14 gennaio, alla messa in liquidazione del Giornale dell&#8217;Umbria”.</p>
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		<title>Editoria: in Umbria crisi senza precedenti, serve una legislazione regionale di sostegno</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 13:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> La recente intimazione del licenziamento ai 27 lavoratori giornalisti e poligrafici del Giornale dell&#8217;Umbria, null&#8217;altro rappresenta se non il semplice ed ennesimo atto che la proprietà del Gruppo Editoriale Umbria 1819 Srl, ora in liquidazione, compie in spregio alle più elementari norme di comportamento alle quali un datore di lavoro è tenuto in base alle ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> La recente intimazione del licenziamento ai 27 lavoratori giornalisti e poligrafici del Giornale dell&#8217;Umbria, null&#8217;altro rappresenta se non il semplice ed ennesimo atto che la proprietà del Gruppo Editoriale Umbria 1819 Srl, ora in liquidazione, compie in spregio alle più elementari norme di comportamento alle quali un datore di lavoro è tenuto in base alle leggi ed ai contratti. Come se nulla fosse, infatti, la Società GEU 1819 Srl ha inviato ad ognuno dei lavoratori una comunicazione individuale via e-mail, mentre avrebbe avuto l&#8217;obbligo di attivare la procedura di licenziamento collettivo prevista dagli artt. 4 e 24 della Legge n.223/1991, dandone comunicazione alle Rappresentanze Sindacali aziendali ed alle Organizzazioni Sindacali territoriali. Il fatto, rappresenta la conferma, semmai ve ne fosse il bisogno, della gestione approssimativa (dolosamente approssimativa?&#8230;) che ha caratterizzato la vita della testata negli ultimi quattro mesi, dopo il passaggio di proprietà (per soli 50.000 euro&#8230;) dalla precedente gestione legata all&#8217;imprenditore eugubino Carlo Colaiacovo (azionisti le Società Financo, Bifin, Scai e Coop. TMM) e l&#8217;attuale proprietario, la Società GIFER Srl di cui è socio unico Giuseppe Incarnato. Un passaggio di proprietà che potremmo definire avvenuto, quanto meno, in modo poco accorto, se oggi, dopo solo quattro mesi, un manager già al centro di inchieste giudiziarie della Procura di Roma, porta l&#8217;azienda alla chiusura. La mancata attivazione della procedura suddetta, rende di fatto illegittimi i licenziamenti intimati: al riconoscimento di tale illegittimità sarà orientata l&#8217;azione sindacale immediata della scrivente Organizzazione Sindacale, di concerto con quella dei giornalisti. La proprietà della Società GEU 1819 Srl, che finora ha scientemente evitato qualsiasi confronto con i lavoratori e le loro Rappresentanze Sindacali, ha ora l&#8217;occasione per chiarire quali sono i suoi intendimenti susseguenti alla decisione della messa in liquidazione, partecipando all&#8217;incontro convocato dalla Regione Umbria per il prossimo 9 Febbraio, quando verrà attivato il tavolo di crisi richiesto dal sindacato. Questa vicenda del Giornale dell&#8217;Umbria, solo l&#8217;ultima di una serie, rende ulteriormente evidente come il settore editoriale, non solo per il comparto della carta stampata ma anche per quello della emittenza radiotelevisiva privata, anche nella nostra Regione stia attraversando una crisi senza precedenti, con il ricorso agli ammortizzatori sociali in molte situazioni (Corriere dell&#8217;Umbria, TRG, TEF, Umbria TV). Per tale motivo, riteniamo urgente che in Umbria si realizzi una legislazione regionale di sostegno al sistema editoriale e informativo, in grado di supportarne le attività e garantirgli concrete possibilità di sopravvivenza e di sviluppo. Al mondo istituzionale e imprenditoriale dell&#8217;Umbria, rivolgiamo un appello affinché sia possibile trovare le soluzioni utili ad impedire la scomparsa di una testata giornalistica importante come il Giornale dell&#8217;Umbria, salvaguardando l&#8217;occupazione ed il pluralismo informativo in questa Regione.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/editoria-in-umbria-crisi-senza-precedenti-serve-una-legislazione-regionale-di-sostegno/">Editoria: in Umbria crisi senza precedenti, serve una legislazione regionale di sostegno</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>Roberto Conticelli nuovo presidente ordine giornalisti dell&#8217;Umbria</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 11:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[conticelli]]></category>
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		<category><![CDATA[ordine giornalisti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Guasticchi auspica che “proprio dall&#8217;Umbria si riesca a far ripartire un settore, quello dell&#8217;editoria, della stampa e delle emittenti radio-televisive, fondamentale per la democrazia e per lo sviluppo di una intera collettività. Le più sentite congratulazioni al nuovo presidente dell&#8217;ordine regionale dei giornalisti dell&#8217;Umbria, Roberto Conticelli, che assume il prestigioso incarico nel ricordo e nella continuità del mandato portato avanti con grande ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Guasticchi auspica che “proprio dall&#8217;Umbria si riesca a far ripartire un settore, quello dell&#8217;editoria, della stampa e delle emittenti radio-televisive, fondamentale per la democrazia e per lo sviluppo di una intera collettività. Le più sentite congratulazioni al nuovo presidente dell&#8217;ordine regionale dei giornalisti dell&#8217;Umbria, Roberto Conticelli, che assume il prestigioso incarico nel ricordo e nella continuità del mandato portato avanti con grande professionalità e dedizione dal compianto Dante Ciliani, in un momento di profonda trasformazione del settore dell&#8217;editoria, della stampa e dell&#8217;informazione nelle diverse forme e attività. Un momento che impone anche alle istituzioni locali e nazionali il massimo impegno per valorizzare, tutelare e salvaguardare professionalità, posti di lavoro e prospettive occupazionali in particolare per i giovani che si affacciano con entusiasmo e passione a questa affascinante professione”. È quanto dichiara il consigliere Marco Vinicio Guasticchi (Pd &#8211; vicepresidente dell&#8217;Assemblea legislativa). “L&#8217;appello lanciato da Conticelli ai giovani a nome di tutta la categoria, alla quale mi onoro di appartenere &#8211; prosegue Guasticchi -, ad impegnarsi negli organismi dell&#8217;ordine per tutelare questo mestiere aggredito da una crisi senza precedenti, va assolutamente raccolto anche dalle istituzioni, in una regione tra l&#8217;altro che può vantare prestigiose scuole di alta formazione come quella di Ponte Felcino, rivolta in particolare alla Rai, e numerose professionalità che a vari livelli ogni giorno, nei diversi mezzi di informazione e comunicazione, operano talvolta in condizioni precarie, con prospettive future incerte”. “Mi impegnerò – conclude Guasticchi &#8211; nelle sedi competenti affinché, proprio dall&#8217;Umbria si riesca a far ripartire un settore, quello dell&#8217;editoria, della stampa e delle emittenti radio-televisive, fondamentale per la democrazia e per lo sviluppo di una intera collettività che non può certo rinunciare a nessuna voce presente sul territorio”.</p>
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		<title>Editoria, l&#8217;Associazione Stampa Umbra al fianco dei giornalisti dell&#8217;Ansa</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2015 07:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[ansa]]></category>
		<category><![CDATA[asu]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> L&#8217;Associazione Stampa Umbra è al fianco del Cdr e dei giornalisti dell&#8217;Ansa in questa difficile vertenza. &#8220;Le proposte avanzate dall&#8217;azienda con la richiesta di  65 esuberi &#8211; spiega l&#8217;Asu in una nota &#8211; sono inaccettabili poiché arrivano dopo due stati di crisi che hanno già portato all&#8217;uscita dal mondo del lavoro di numerosi giornalisti e ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> L&#8217;Associazione Stampa Umbra è al fianco del Cdr e dei giornalisti dell&#8217;Ansa in questa difficile vertenza. &#8220;Le proposte avanzate dall&#8217;azienda con la richiesta di  65 esuberi &#8211; spiega l&#8217;Asu in una nota &#8211; sono inaccettabili poiché arrivano dopo due stati di crisi che hanno già portato all&#8217;uscita dal mondo del lavoro di numerosi giornalisti e poligrafici. Dunque, l&#8217;Azienda è tornata a chiedere nuovi sacrifici ai lavoratori, senza che nel frattempo si sia provveduto, da parte del management, al consolidamento, alla  salvaguardia e al rilancio dell&#8217;Ansa che, per la sua storia e la sua autorevolezza, rappresenta un unicum nel panorama delle Agenzie di stampa, non solo italiane&#8221;.</p>
<p><strong>I contratti di solidarietà</strong> &#8211; &#8220;In questo quadro &#8211; continuano dall&#8217;Asu &#8211; va inoltre rigettata la proposta di ricorrere ai contratti di solidarietà, poiché anch&#8217;essi andrebbero ad incidere sulle prestazioni di un organico già fortemente ridotto, con ricadute inevitabili sulla copertura e qualità del notiziario e quindi sulla informazione offerta. Ridimensionare l&#8217;Ansa significa ridimensionare l&#8217;informazione in Italia e la democrazia di questo Paese&#8221;. &#8220;È per questo &#8211; conclude l&#8217;Associazione &#8211; che come Asu riteniamo che della vertenza Ansa vada fatto un caso di valenza nazionale, aprendo se necessario una conflittualità  forte con la controparte. Evitiamo che la pelle di questi nostri colleghi sia usata dagli editori per fare le prove generali sul prossimo contratto di lavoro giornalistico&#8221;.</p>
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		<title>Giornale dell&#8217;Umbria, i dipendenti in stato d&#8217;agitazione</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2015 10:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[agitazione]]></category>
		<category><![CDATA[cdr]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornale dell'Umbria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Il personale giornalistico e poligrafico del Gruppo Editoriale Umbria 1819 che edita Il Giornale dell&#8217;Umbria e giornaledellumbria.it, riunitosi in Assemblea alla presenza dei rappresentanti di Associazione Stampa Umbra e Ordine dei Giornalisti dell&#8217;Umbria, preso atto di una comunicazione scritta dell&#8217;Azienda e di una serie di informazioni verbali dei suoi rappresentanti, inerenti la situazione attuale e ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>&#8220;Il personale giornalistico e poligrafico del Gruppo Editoriale Umbria 1819 che edita Il Giornale dell&#8217;Umbria e giornaledellumbria.it, riunitosi in Assemblea alla presenza dei rappresentanti di Associazione Stampa Umbra e Ordine dei Giornalisti dell&#8217;Umbria, preso atto di una comunicazione scritta dell&#8217;Azienda e di una serie di informazioni verbali dei suoi rappresentanti, inerenti la situazione attuale e le prospettive immediate legate alla sorte della testata, ha deliberato di indire lo stato di agitazione, con mandato al Cdr di attuare le forme di protesta che si riterranno più adeguate&#8221;. E&#8217; questa la nota del comitato di redazione del Giornale dell&#8217;Umbria che rischia di chiudere i battenti a breve, secondo quanto riporta l&#8217;assemblea di redazione che, prosegue la nota, &#8220;esprime preoccupazione per l&#8217;estrema incertezza delle volontà e strategie aziendali più volte rappresentate al Cdr, che potrebbero portare in tempi brevi al venir meno di una significativa voce di informazione nel panorama regionale. L&#8217;Assemblea fa dunque appello alle Istituzioni, alle forze politiche, al mondo economico e sociale, affinché contribuiscano fattivamente alla definizione di un percorso che possa continuare a garantire la presenza di questa voce, nel primario interesse dei Lettori, di tutta la comunità umbra e del pluralismo dell&#8217;informazione&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;associazione stampa umbra</strong> &#8211; Così si è espressa anche l&#8217;Asu, l&#8217;associazione stampa umbra: &#8220;Il Giornale dell’Umbria è un patrimonio importante per l’informazione locale che deve continuare ad esserci. L’Umbria non può permettersi di perdere altri pezzi del suo sistema editoriale e altre decine di posti di lavoro in un settore già letteralmente in ginocchio. L’Associazione stampa umbra, dopo aver partecipato oggi, 23 maggio, all’assemblea del personale del Gruppo Editoriale Umbria 1819 che edita Il Giornale dell&#8217;Umbria e giornaledellumbria.it, esprime forte preoccupazione per le modalità con cui la proprietà ha recentemente prospettato gravi difficoltà per la prosecuzione dell’attività editoriale, mettendo in forte allarme tutti i dipendenti.<br />
Come Asu riteniamo inaccettabile il metodo con il quale l&#8217;azienda, di proprietà &#8211; lo sottolineiamo &#8211; di imprenditori locali, sta gestendo questa fase complessa e delicata. Ricordiamo che la stessa azienda ha sottoscritto con il sindacato, rinnovandolo in sede ministeriale nel dicembre 2014, un accordo, tutt’ora in vigore, per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, finalizzato al superamento delle difficoltà economiche ed al rilancio della testata. Qualsiasi variazione dei programmi e qualsiasi nuova comunicazione dell’azienda va pertanto ricondotta nelle sedi opportune e discussa con gli organismi sindacali. L’Asu sarà al fianco dei colleghi e delle colleghe del Giornale dell’Umbria nella vertenza che inevitabilmente si aprirà in assenza di un chiarimento immediato da parte della proprietà e li sosterrà nelle iniziative di mobilitazione che decideranno di intraprendere. Al contempo, crediamo che le istituzioni locali e tutta la politica, tanto più a ridosso di una scadenza elettorale importante, non possano non farsi immediatamente carico di un problema di queste dimensioni, che rischia non solo di produrre effetti devastanti da un punto di vista occupazionale, ma anche di privare l’Umbria di una voce importante, impoverendo ulteriormente il già sofferente sistema dell’informazione locale&#8221;.</p>
<p>Ai colleghi e agli amici del Giornale dell&#8217;Umbria tutto il sostegno e la solidarietà da parte della redazione di Perugiaonline.net</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/giornale-dellumbria-i-dipendenti-in-stato-dagitazione/">Giornale dell&#8217;Umbria, i dipendenti in stato d&#8217;agitazione</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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