<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Perugia Online &#187; Letteratura</title>
	<atom:link href="http://www.perugiaonline.net/tag/letteratura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.perugiaonline.net</link>
	<description>Scomoda, Libera, Indipendente.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 Oct 2026 06:26:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Quando anche il turismo è &#8216;letterario&#8217;</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/quando-anche-il-turismo-e-letterario/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/quando-anche-il-turismo-e-letterario/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 17:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Centro di ricerca universitario in Europa sul Turismo Letterario]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Parchi letterari]]></category>
		<category><![CDATA[promozione e valorizzazione del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[TULE]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Universit? per Stranieri di Perugia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=44340</guid>
		<description><![CDATA[<p> Turismo &#38; letteratura. Un binomio, questo, per certi versi ancora vergine e dalla storia recente, anche se, già in piena temperie Romantica, gli intellettuali erano soliti fare esperienza di viaggi, per così dire, ‘letterari’, ovvero non era infrequente andare alla ricerca di luoghi dedicati alla memoria e alle opere degli scrittori più amati… Tale ricerca ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/quando-anche-il-turismo-e-letterario/">Quando anche il turismo è &#8216;letterario&#8217;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Turismo &amp; letteratura. Un binomio, questo, per certi versi ancora <em>vergine</em> e dalla storia recente, anche se, già in piena temperie Romantica, gli intellettuali erano soliti fare esperienza di viaggi, per così dire, ‘letterari’, ovvero non era infrequente andare alla ricerca di luoghi dedicati alla memoria e alle opere degli scrittori più amati… Tale ricerca si estende anche ai Parchi letterari, luoghi sorti attorno a studiosi e romanzieri della levatura di Benedetto Croce, Grazia Deledda, Eugenio Montale (<em>et alii</em>), in cui concretamente è possibile esperire (e valorizzare) il territorio proprio a partire dalla letteratura.</p>
<p>‘Ma perché su questo tema non lavoriamo insieme? Perché non creiamo un punto di incontro che ci permetta di riflettere insieme sul turismo letterario e di promuovere progetti e ricerche innovative?’. A partire da questi quesiti, all’Università per Stranieri di Perugia, è stato fondato il primo Centro di ricerca universitario in Europa sul Turismo Letterario (acronimo: TULE), un organo di studio che è chiamato a condurre ricerche innovative in un ambito ancora poco sondato dagli studi accademici.</p>
<p>Ne abbiamo parlato con il Professor Giovanni Capecchi, direttore di TULE e professore associato di <em>Letteratura italiana</em> all’Università per Stranieri di Perugia.</p>
<p><strong>Prof. Capecchi, all’Università per Stranieri di Perugia è stato fondato il primo Centro di ricerca universitario in Europa sul Turismo Letterario (acronimo: TULE), un organo di studio che, come lei mi insegna, è chiamato a condurre ricerche innovative in un ambito ancora poco sondato dagli studi accademici. Come si è originata l’idea di questo progetto sperimentale? </strong></p>
<p>Da alcuni anni all’Università per Stranieri è iniziato un lavoro di ricerca intorno al turismo letterario. Prima nella laurea magistrale su “Promozione dell’Italia e del Made in Italy” e da quattro anni nell’ambito della triennale su “Made in Italy, cibo e turismo”, è stato previsto un insegnamento dedicato a “Letteratura, turismo e promozione del territorio”. Lavorando su questo tema, verso il quale ho un interesse che è iniziato molti anni fa, è nato un volume che ho pubblicato nel 2019, <em>Sulle orme dei poeti. Letteratura, turismo e promozione del territorio</em>. Il libro ha avuto una circolazione insperata: è stato ristampato in Italia due anni dopo, ed è stato tradotto in inglese e in spagnolo. Le ricerche e questo libro hanno permesso di entrare in contatto con altri colleghi che lavorano su questo tema in varie parti d’Europa. E’ stata quindi una conseguenza quasi automatica quella di chiederci: “Ma perché su questo tema non lavoriamo insieme? Perché non creiamo un punto di incontro che ci permetta di riflettere insieme sul turismo letterario e di promuovere progetti e ricerche innovative?”. Così è nato TULE.</p>
<p><strong>Quali sono gli obiettivi che questo organismo di promozione di turismo e parchi letterari intende perseguire? </strong></p>
<p>Il Centro TULE vuole prima di tutto raccordare tra loro le esperienze esistenti in Europa sul turismo letterario: intende quindi promuovere ricerche comuni in un ambito per molti aspetti ancora poco indagato, mettere a confronto esperienze e progettualità che esistono ma che agiscono separatamente e senza che le une conoscano le altre. Questo lavoro potrà permettere di individuare le esperienze che funzionano meglio e di creare dei “modelli” validi anche per aree diverse. Il Centro vuole poi svolgere una funzione di raccordo tra mondo universitario e territori: la parte di ricerca e di riflessione scientifica è fondamentale, ma non è sufficiente. Questa parte deve tradursi in progetti concreti e concretizzabili. Il Centro TULE proverà a raccordare accademia, pubbliche amministrazioni e operatori del settore turistico per raggiungere l’obiettivo di dotare i territori di un ulteriore strumento di promozione.</p>
<p><strong>Il binomio turismo-letteratura è ancora <em>vergine</em>, secondo lei? Questo nuovo e ambizioso strumento scientifico può effettivamente coniugare cultura, ambiente, economia e tradizioni locali, storia non evenemenziale e Comuni? I Parchi letterari, come specificato in un comunicato diramato da Palazzo Gallenga, sono sorti attorno a studiosi e romanzieri come Benedetto Croce, Grazia Deledda, Gabriele d’Annunzio, Eugenio Montale, Pierpaolo Pasolini, <em>et alii</em>…</strong></p>
<p>Il turismo letterario ha una storia sicuramente recente, anche se già nel passato, in particolare a partire dal periodo del Romanticismo, esistevano esperienze di viaggi fatti per andare a visitare i luoghi legati alla memoria e alle opere degli scrittori. Nel turismo di oggi c’è una “nicchia”, in costante crescita, di persone che si muovono per andare a visitare le case museo degli scrittori, che sono interessate a cammini e a percorsi legati a testi letterari o ad autori, che desiderano vedere i paesaggi che hanno guardato e hanno descritto gli autori letti e amati. Tra le esperienze concrete di valorizzazione del territorio partendo dalla letteratura, quella dei Parchi letterari occupa un ruolo di notevole importanza. I Parchi nascono attorno ad un autore e alle sue pagine: ma non sono solo un progetto culturale, che mira a conservare la memoria dello scrittore e a far conoscere le sue opere; sono dei progetti territoriali, che puntano a coinvolgere un turismo interessato alla cultura, al paesaggio, alle emozioni. E’ significativo che i Parchi, partendo dai ‘loro’ autori, promuovano anche – ad esempio – le produzioni tipiche, artigianali ed enogastronomiche. TULE è nato anche con la partnership dei Parchi Letterari, oltre che di Uniser Pistoia, un centro di ricerca collegato alla locale Fondazione Cassa di Risparmio.</p>
<p><strong>Come può, a suo avviso, la promozione territoriale partire dalla letteratura e come possono cooperare la realtà accademica e quella istituzionale ed economica che gravita attorno al mondo del turismo? </strong></p>
<p>Credo di aver già risposto a questa domanda, ma vorrei fare un esempio. Due anni fa, durante il Covid, si sono iscritti al corso di laurea su “Made in Italy, cibo e ospitalità” alcuni operatori del settore turistico: titolari di agenzie, guide e accompagnatori turistici, proprietari o direttori di strutture ricettive. Dialogare con loro sul turismo letterario è stato di fondamentale importanza perché sono stati proprio loro a dimostrare un grande interesse per il tema e a confermare che la letteratura può essere uno strumento importante, oggi, per promuovere il territorio. Con una di loro, Arianna Serena, è stato costruito un progetto per realizzare il Parco letterario Gesualdo Bufalino, a Comiso: e questo progetto è divenuto realtà, con l’inaugurazione del Parco Bufalino poche settimana fa, resa possibile dalla condivisione del progetto da parte del Sindaco e del Comune di Comiso e dalla collaborazione della Fondazione Bufalino; con un’altra esperta di formazione, Marta Vergoni, stiamo cercando di costruire una proposta di aggiornamento e di formazione per operatori turistici su questo tema; con un’altra ancora, Paola Imperiali, – e poi mi fermo con gli esempi – lavoriamo perché la sua agenzia ci aiuti a dare concretezza al progetto di Trekking dantesco in Umbria del quale, se c’è tempo, potremo parlare. Per questi progetti occorre l’Università, con le sue competenze in ambito di studio e ricerca; ma è necessario poi costruire una collaborazione con enti locali e operatori turistici.</p>
<p><strong>Perché sono in costante crescita, dal suo punto di vista, i viaggi nei luoghi d’ispirazione letteraria? </strong></p>
<p>Prima di tutto c’è una stanchezza nei confronti dei luoghi che sono meta del turismo di massa. E’ invece in aumento l’interesse per organizzare viaggi culturali che permettano di scoprire luoghi meno noti, ma belli e suggestivi. Inoltre il turismo letterario si basa su un fattore, quello emotivo, che è sempre più importante per chi viaggia: il turista cerca delle emozioni ed è emozionante leggere una pagina di un autore nel luogo in cui è stata composta, mettere i propri passi sulle orme di un poeta, affacciarsi alla stessa finestra dalla quale si è affacciato uno scrittore. Aggiungiamo poi che il turismo letterario prevede spesso una mobilità ‘leggera’ e sostenibile, in molti casi propone passeggiate e camminate all’aperto: e anche questa tipologia di turismo è sempre più richiesta.</p>
<p><strong>Il 3 e il 4 novembre, a Palazzo Gallenga si è tenuto il primo seminario di studi e convegno internazionale sul ‘Turismo letterario’: quali sono stati i temi dibattuti, da vari punti di vista e da differenti ambiti scientifici, e come può questo ambizioso progetto di ricerca uscire dall’ambito accademico e divenire divulgativo? In fondo, come ha ricordato il Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Valerio De Cesaris, il TULE si pone in sinergia con la ‘prospettiva di apertura internazionale, che appartiene alla storia e alla missione’ dell’Ateneo perugino… </strong></p>
<p>Il convegno ha permesso di far incontrare per la prima volta in presenza i membri del Comitato scientifico del Centro TULE, provenienti da Università del Portogallo, della Spagna, della Francia, della Svizzera e della Germania, oltre che da altri Atenei italiani. Purtroppo non è potuta venire – per ragioni evidenti – la collega russa. Nel pomeriggio del 3 novembre abbiamo discusso su come, ciascuno di noi, affronta il tema, dalla sua prospettiva disciplinare: nel Centro, infatti, ci sono italianisti, ma anche geografi, museologi, studiosi di marketing. Sono riflessioni e confronti importanti, perché ci muoviamo in un ambito per molti aspetti nuovo. Al convegno del 4, invece, ciascuno di noi ha presentato un “caso studio” di cui si sta occupando. Gli interventi daranno origine ad un libro, il primo della collana del Centro TULE, che uscirà nel 2023 per la Perugia Stranieri University Press. Il tema, come abbiamo detto, non può essere chiuso in un ambito nazionale: ha necessariamente una prospettiva internazionale e anche per questo, come ha sottolineato il Rettore, non è casuale la nascita del Centro TULE nella nostra Università.</p>
<p><strong>Sono in programma altre iniziative che il TULE intende promuovere? Il riferimento è, a titolo di esempio, ai luoghi danteschi… </strong></p>
<p>Incontraci a Perugia ha contribuito ad aumentare ancora di più il nostro entusiasmo e la consapevolezza che, in questo ambito, ci sia molto lavoro da fare. Il convegno di TULE avrà cadenza annuale, quindi lo ripeteremo nel 2023, ma in un luogo diverso: l’idea è quella di farlo un anno in Italia e un anno fuori Italia. Della collana del Centro ho già detto: la inaugureremo nel 2023. Abbiamo poi deciso di realizzare un Dizionario on line sul Turismo letterario: stiamo confrontandoci sulle voci da inserire e immaginiamo di lanciare una call per raccogliere suggerimenti, adesioni e testi che spieghino i singoli lemmi dell’E-Dictionary. Il 2023, inoltre, sarà l’anno in cui rifletteremo, con una giornata di studio, sui Turismi danteschi (e cioè sulle esperienze che esistono in Italia per promuovere i territori valorizzando la presenza di Dante) e lanceremo il primo Trekking dantesco in Umbria, che contiamo di fare a fine maggio. Grazie a una borsa di studio messa a disposizione dal Centro Warredoc (un altro centro di ricerca dell’Università per Stranieri, molto più strutturato di TULE e con un’esperienza pluriennale, diretto da Fernando Nardi) e dal centro TULE, Chiara Valcelli – che si è aggiudicata la borsa – ha elaborato un itinerario in Umbria attraverso i luoghi rammentati o legati alla <em>Divina Commedia</em>. Ora stiamo incontrando alcuni operatori turistici per affinare il progetto e renderlo concretizzabile dal punto di vista operativo, ma iniziamo anche una serie di confronti con gli enti locali e le istituzioni, a partire dalla Regione. Questo trekking pensiamo possa diventare, anche dopo la prima edizione, una ulteriore proposta turistica per scoprire l’Umbria, i suoi borghi e le sue città, i suoi paesaggi e le sue produzioni tipiche. Sarà un banco di prova importante per il Centro TULE.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Si ringrazia per la collaborazione Alessandro Caravella, Dottore di ricerca nel Dottorato di ricerca in Scienze Letterarie, Librarie, Linguistiche e della Comunicazione Internazionale dell&#8217;Università per Stranieri di Perugia. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/quando-anche-il-turismo-e-letterario/">Quando anche il turismo è &#8216;letterario&#8217;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/quando-anche-il-turismo-e-letterario/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La voce di un maestro</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/la-voce-di-un-maestro/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/la-voce-di-un-maestro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2019 17:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Aguaplano Editore]]></category>
		<category><![CDATA[canone letterario]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Lo Vetere]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[laletteraturaenoi.it]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Contu]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Luperini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=43607</guid>
		<description><![CDATA[<p> L’insegnante è un intellettuale? «(…) Chiude il discorso (il riferimento è a Romano Luperini, che incontra gli studenti del Liceo classico Properzio di Assisi, a proposito di scrittori e di voci della letteratura italiana, n.d.r.) sollecitando i ragazzi sulla distinzione tra ruolo e funzione dell’intellettuale. Lo fa con parole semplici ma nette e parla della ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/la-voce-di-un-maestro/">La voce di un maestro</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> L’insegnante è un intellettuale? «(…) Chiude il discorso (il riferimento è a Romano Luperini, che incontra gli studenti del Liceo classico Properzio di Assisi, a proposito di scrittori e di voci della letteratura italiana, n.d.r.) sollecitando i ragazzi sulla distinzione tra <em>ruolo</em> e <em>funzione</em> dell’intellettuale. Lo fa con parole semplici ma nette e parla della figura dell’insegnante. Distingue tra il <em>ruolo</em> di chi deve sapere riempire un registro e la <em>funzione</em> di chi, adempiendo al proprio mandato riesce ancora ad accendere la coscienza di un adolescente o a giustificare il ‘perché Dante a scuola sì e Folcacchiero dei Folcacchieri no’».</p>
<p>A Pinocchio, si sa, per andare a scuola, mancava sempre qualcosa: ‘il più e il meglio’. Forse non aveva avuto degli insegnanti intellettuali in grado di accendere la sua coscienza di adolescente di legno, ma dei semplici burocrati con modo di fare impiegatizio. Gli mancava ‘il più e il meglio’. Forse la voce di un maestro, la stessa che poteva ritrovare nelle parole del vecchio e saggio padre, mastro Geppetto. L’insegnante, alle prese con i programmi ministeriali, deve ancora sapere stupire e fare appassionare i suoi studenti, raccontando, nella scuola del 2019 – riflesso di una più ampia, fluida, società, figlia di Instagram, delle pratiche dello storytelling e dei social media –, le storie di coloro che hanno fatto la tradizione letteraria, dagli stilnovisti a Leopardi, da D’Annunzio a Svevo, fino a Montale e oltre. Alcuni di questi autori reggono, altri crollano, vengono percepiti come lontani, pur essendo classici, e, in quanto tali, intramontabili nel messaggio e nell’intento comunicativo.</p>
<p>Su questi e su altri problemi di didattica della letteratura e di canone letterario riflette l’ultimo libro di Roberto Contu, edito per i tipi di Aguaplano nel 2019 e presentato, nella cornice della 25esima edizione di UmbriaLibri, sabato 5 ottobre in una gremita aula B del complesso monumentale di San Pietro, composta da docenti, studenti, appassionati. A dialogare con l’autore, le autorevoli voci di Romano Luperini – critico letterario e scrittore italiano di chiara fama, coautore del libro di testo <em>La scrittura e l’interpretazione. Storia e antologia della letteratura italiana nel quadro della civiltà europea</em>, e direttore del blog <em>laletteraturaenoi.it</em> – e Daniele Lo Vetere – insegnante di lettere, pubblica sul blog <em>laletteraturaenoi.it</em> e sulle riviste «Petrachesca» e «Allegoria», sui blog <em>Le parole e le cose</em>, <em>lavoroculturale.org</em> e <em>claudiogiunta.it</em> –, che da anni studiano la didattica della letteratura e la dialettica tra classici, insegnanti e studenti.</p>
<p>Perché il canone letterario ‘va portato a spasso’, fosse anche sulle pagine virtuali di un blog. Meglio se all’interno del cartellone dell’edizione classe 2019 di UmbriaLibri, dedicato a ‘La strada’, uno dei paradigmi del nostro tempo, luogo dell’esplorazione e della conoscenza, del percorso di formazione dell’individuo, che, così, sperimenta, crea, fa esperienze estetiche. L’insegnante, d’altronde, sta in trincea, ‘sulla strada’, ogni giorno: la sua è una ricerca condotta sul campo, in un non sempre facile, pur se stimolante, confronto con un campione umano in grado di capire, ragionare, essere curioso. Se stimolato.</p>
<p>‘La scuola – è stato il commento di Davide Pairone della casa editrice Aguaplano – rappresenta un nodo-chiave della nostra società. Questo è ancora più vero se si riflette sulla <em>funzione</em> dell’insegnante oggi, sul ruolo del canone e sull’importanza della didattica della letteratura’. Lo ha fatto, Roberto Contu – dottore di ricerca in <em>Italianistica e Letterature Comparate</em> all’Università degli Studi di Perugia, professore a contratto dello stesso Ateneo e insegnante di ruolo nella scuola secondaria di secondo grado –, vestendo i panni del narratore che racconta la vita, o meglio le vite, degli insegnanti. Lo ha fatto, Roberto Contu, ricorrendo ad una narrazione saggistica, come l’ha definita Romano Luperini, che, a proposito di crisi di identità dell’insegnante e della scuola, ha affermato che tutto si inserisce in una crisi più ampia, la quale ha interessato la trasmissione del sapere. Un tempo questa era affidata alla famiglia e alla scuola ed era indirizzata alla formazione del cittadino, improduttivo dal punto di vista economico. Ora, il linguaggio economico ha permeato tutte le istituzioni scolastiche, tanto che la funzione della scuola coincide con la creazione dell’uomo economico, bravo produttore e bravo consumatore. La trasmissione del sapere è stata assunta, in ultima istanza, dal mercato. Ma la voce di un maestro non può essere sostituita da Internet: lo studente necessita di un rapporto visivo e auditivo con l’insegnante, il cui compito è quello di far diventare l’allievo ciò che è in potenza. La sua maturità poggia su una progressione dell’acquisizione di capacità intellettive ed emozionali, sulla possibilità di emozionarsi di fronte alla bellezza. Questo oggi pare negato all’insegnate-contabile, che, appunto, conta, quantifica, dà voti numerici. Di riflesso, si è trasformata anche la figura dello studente, che non legge più nulla che abbia a che fare con la nostra idea di letteratura. Fa le cose per sé e non più per la comunità: è divenuto narciso. Quali possono essere alcune strategie di resistenza? Una su tutte: affidarsi alla Costituzione, in cui si legge che la scuola è aperta a tutti e che il suo scopo è lo studio delle discipline. Già, lo studio delle discipline: oggi i corsi di aggiornamento hanno una funzione diversa che in passato, quando servivano a ricostruire continuamente una cultura in cambiamento.Per contrastare la tendenza alla burocratizzazione, il docente deve studiare: solo appassionandosi alla propria disciplina può fare appassionare gli studenti e a trasmettere loro il continuo dialogo tra aspetto scientifico ed aspetto ermeneutico. La libertà di interpretare, infatti, è sempre vincolata dal testo, dai dati scientifici: l’insegnamento è un ammaestramento alla democrazia! E deve insegnare a capire, a discutere, a interpretare, consapevole che Dante cambia continuamente: non è più solo quello di De Sanctis o di Contini. Non può insegnare Dante per ragioni burocratiche, ma deve partecipare a questa trasmissione in modo intellettivo ed emotivo, consegnando a sé e agli studenti – destinatari di questa passione – un bagaglio valoriale, una rete di concetti. L’ambizione dell’insegnante deve essere questa: far diventare intellettuali i suoi studenti.</p>
<p>Ha detto di essersi sentito un po’ ‘Folcacchiero dei Folcacchieri’, Daniele Lo Vetere, per il fatto di avere preso la parola dopo Romano Luperini. Il suo è stato un confronto dialettico con Roberto Contu, con il quale condivide diversi spunti di riflessione: la difesa della lezione frontale, il fatto che il sapere debba essere trasmesso da una persona, l’insegnante, che l’ha, prima, rielaborato, il mestiere empirico del docente. Roberto Contu ha fatto leva sul senso collettivo dell’educazione, che va recuperato, alla stregua di una normalità nel discorso scolastico. Gli studenti hanno ancora una chance: l’insegnante ha a che fare con un luogo, la scuola, in cui c’è ‘un eccesso di vita’.</p>
<p>Un luogo in cui le certezze vacillano continuamente. Ma nel quale vivere collettivamente è vitale. Forse solo così possiamo trarre, insegnanti e allievi, ‘il più e il meglio’. Come voleva il burattino uscito dalla penna di Collodi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/la-voce-di-un-maestro/">La voce di un maestro</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/la-voce-di-un-maestro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’Apocalisse degli animali gregari</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/lapocalisse-degli-animali-gregari/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/lapocalisse-degli-animali-gregari/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2018 20:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Pecoraro]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Strega 2014]]></category>
		<category><![CDATA[Sessantotto]]></category>
		<category><![CDATA[Umbr?]]></category>
		<category><![CDATA[Umbrò Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=43212</guid>
		<description><![CDATA[<p> «Nei primi anni Sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/lapocalisse-degli-animali-gregari/">L’Apocalisse degli animali gregari</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Nei primi anni Sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta) (…)». È quanto si legge in uno degli ultimi articoli di Piera Paolo Pasolini, datato al 1° febbraio 1975 e apparso nel <em>Corriere della Sera</em>. Si faceva riferimento alla mutazione che interessò il popolo italiano fra gli anni Sessanta e Settanta, tanto che le masse popolari risultavano omologate dalla società dei consumi che distrusse, a detta dell’intellettuale, le peculiarità, le tradizioni. Innescando una rivoluzione tutt’altro che silenziosa. Un’Apocalisse, tutt’altro che integrata. Due, le fasi del periodo storico che va dal 1956 ai nostri giorni, secondo Romano Luperini: la prima, che va dal 1956 al 1973, è quella del miracolo economico e dei movimenti sociali e politici di contestazione; la seconda è quella della frana economica, della rivoluzione informatica, della globalizzazione dell’economia, del postfordismo nell’organizzazione del lavoro. Un movimento di lotta nato in seno all’ambito studentesco delle Università e delle scuole nel biennio 1967-1968 e nell’alveo di movimenti giovanili che dagli Stati Uniti si diffusero con punte d’acutezza politica in Francia, Germania e Italia, il Sessantotto, poi allargatosi all’intera ‘cosa culturale’ – dal giornalismo, al cinema, al teatro – e alla ‘questione sindacale e operaia’: ‘un autunno caldo’, contestatore delle autorità costituite e mirante a forme democratiche dal basso, come l’assemblea studentesca, i consigli operai.</p>
<p>Ossessionati, tutti, trasversalmente, da un senso della catastrofe imminente. Da un dialogo fitto fra caos e ordine, distruzione e rinnovamento. Dalla necessità di un’Apocalisse che non arriva mai: le rovine del passato è come se impedissero la costruzione di qualcosa di nuovo. Ecco, il Sessantotto rappresentò, forse, proprio questo: un tentativo di dare forma a qualcosa di nuovo, che poi non si è compiuto interamente. Solo gli altri, dopo, avrebbero potuto razionalizzarlo. Altri, che avrebbero avuto la consapevolezza di non essere individui, ma ‘animali gregari’, in grado di stare insieme, di costruire città. Di razionalizzare, appunto. Abdicando, spesso, ad un pensiero originale.</p>
<p>L’11 ottobre, nei locali di Umbrò in via S. Ercolano 2 a Perugia, si è aperta la nuova stagione 2018-2019 del progetto ‘Umbrò Cultura’ (http://<a href="http://www.umbrocultura.com">www.umbrocultura.com</a>), che, per il secondo anno consecutivo, propone attività didattiche, presentazioni di libri, esposizioni e laboratori che valorizzano la ricerca culturale e che consistono in seminari legati a temi cruciali del contemporaneo. L’obiettivo principale degli incontri, discussi a livello collegiale da un comitato scientifico &#8211; composto, fra gli altri, da Maria Borio, Barbara Carnevali, Chiara Fenoglio, Stefano Giovannuzzi, Umberto Fiori, Gian Mario Villalta -, è quello di creare uno spazio che offra una sinergia fra la diffusione culturale, la ricerca, la didattica e i media. Nell’alveo di questo progetto &#8211; inaugurato, il 9 dicembre 2017, con l’incontro con la scrittrice Dacia Maraini – si collocano i prossimi seminari, che si terranno a partire dal mese di ottobre 2018 fino a giugno 2019 nei locali di Umbrò, in via S. Ercolano 2, a Perugia.</p>
<p>E si è aperta la nuova stagione nel segno di Francesco Pecoraro – scrittore romano, finalista allo Strega 2014 con <em>La vita in tempo di pace</em> (Ponte alle Grazie 2013), opera risultata vincitrice al Premio Mondello, al Premio Volponi e al Premio Viareggio, e autore dei racconti <em>Dove credi di andare</em> (Mondadori 2007), vincitori del Premio Napoli, delle poesie <em>Primordio vertebrale</em> (Ponte Sisto 2012) e di <em>Questa e altre preistorie</em> (Le Lettere 2008) –, che nella sala Libreria di Umbrò ha, dapprima, incontrato gli studenti del Liceo Statale ‘A. Pieralli’ di Perugia, e ha, poi, dialogato con Lorenzo Marchese e Raffaello Palumbo Mosca intorno al binomio letteratura-Sessantotto.</p>
<p>«Sin dalle prime pagine di questo romanzo, <em>La vita in tempo di pace</em> – ha esordito Lorenzo Marchese – viene presentato al lettore un alter ego dell’autore, Ivo Brandani, ossessionato dal senso della catastrofe e sospinto dall’esigenza di un’Apocalisse che non arriva mai. Brandani e altri personaggi di Pecoraro – ha proseguito Marchese – vogliono vedere il mondo vecchio distrutto, come se le rovine del passato impedissero la costruzione di qualcosa di nuovo. Il caos può essere combattuto con la razionalità della forma. Lo sa bene Brandani: per lui la vita è un continuo inseguimento, un tentativo di mettere ordine, di trovare qualcosa di nuovo, ma c’è sempre un evento o qualcuno che lo ostacola, come ad esempio i colleghi di lavoro o i suoi superiori, riproduzione in vitro della guerra di tutti contro tutti…». Cosa c’entra questo col Sessantotto? Il Sessantotto, in effetti, rappresenta un tentativo di dare forma a qualcosa di nuovo, che poi non si è compiuto interamente, ma che è chiaro nell’intento dei principali attori del movimento, così come in quello del protagonista dell’ultima fatica letteraria di Pecoraro. Nella visione dello scrittore romano la battaglia è caos, che solo in seguito può essere razionalizzato, tirandone, in qualche modo, le fila.</p>
<p>«La formazione di Pecoraro – ha aggiunto Marchese – è atipica: ha iniziato a scrivere e a pubblicare relativamente tardi e ha esordito con la scrittura online, facendosi conoscere sui blog letterari di inizio anni Duemila. Negli anni hai continuato – qui Marchese si è indirizzato a Pecoraro – con una scrittura autobiografica. C’è un rapporto fra il tuo scrivere di te stesso e lo scrivere del sé?».</p>
<p>«A dire il vero non scrivo più niente online – è stata la risposta di Pecoraro –, tranne che qualche post giornaliero. Ho scritto molto. Internet è stato fondamentale per la mia formazione di scrittore, o di ‘scrivente’ come mi piace definirmi: la scrittura può non essere, ora, più empiricamente faticosa come lo era quando si scriveva con la macchina da scrivere o manualmente. La parola è andata avanti: la maggior parte delle persone scrive cose. Si ha un’implementazione della scrittura. Con Internet si può essere letti nel momento in cui scriviamo. Più che fare scrittura autobiografica, parlo dei miei tempi, di soggetti che raccontano il contesto in cui vivono. Scrivere la propria vita in tempo di pace è un’esperienza storica che penso sia capitata solo alla mia generazione».</p>
<p>«’La verità è che siamo semplici, bidimensionali e gregari’, recita un brano del romanzo» ha affermato Marchese.</p>
<p>«Pensiamo di essere degli individui, mentre non lo siamo. Pensiamo di costruirci una nostra opinione, di avere un nostro gusto, ma siamo degli animali gregari, altrimenti non riusciremmo a stare insieme, non riusciremmo a costruire una città. Siamo costruiti dall’esterno: il complesso della società costruisce gli individui. Sono pochi gli uomini che sono riusciti ad avere un pensiero originale» è stata la risposta di Pecoraro.</p>
<p>Pecoraro, che, alla domanda di Marchese se fra padri e figli avesse vinto qualcuno – si parla nel libro finalista allo Strega di personaggi nati a ridosso della guerra, che hanno vissuto un divario incolmabile rispetto ai loro genitori – ha dichiarato: «Ci sono stati e ci sono dei segnali contraddittori. Se si va a un concerto dei Rolling Stones, si vedono i padri con i figli. Mi sembra che non abbia vinto nessuno. Quando una generazione muore, rimane solo una presenza omoeopatica nella cultura corrente. Ivo Brandani non sa reggere questo confronto. Il Sessantotto è stato un momento di formazione: una sottomissione volontaria, la dominanza di una forza intellettuale. Io ero convinto che i giornali dicessero la verità. L’uso del linguaggio è importante, perché è la prima cosa che viene sfregiata: non può che essere così, nel momento in cui stai facendo qualcosa, quella cosa vuole il suo linguaggio. Nel libro ho provato a riprodurre questo linguaggio».</p>
<p>«Dopo la rivoluzione illusoria del Sessantotto – ha proseguito Marchese – sembra esserci stato uno scenario post-apocalittico. E una perdita della fiducia in un ‘futuro deteriorato’». «Il cambiamento porta ad un senso di disagio – ha rincalzato Pecoraro –, perché ci costringe a riconsiderare le micro-convinzioni. Se non cambiamo è peggio: c’è un disagio maggiore. Il vecchio è saggio quando la realtà intorno a lui è fissa. Abbiamo contestato tutti i nostri genitori, ma una parte di loro è restata. Nel momento in cui siamo costretti a misurare il cambiamento giorno dopo giorno, dobbiamo assestarlo. Pensare realmente al futuro è molto difficile: bisogna prendere alcuni elementi del presente e svilupparli oppure immaginarlo come completamente differente».</p>
<p>«I padri pare non diventino saggi, perché la realtà supera la loro esperienza… – è stato il commento di Raffaello Palumbo Mosca –. E cosa dire dei ‘padri letterari’?». «I padri letterari? Quelli sono quelli! – ha esclamato Pecoraro –. Quest’estate ho finito di leggere l’<em>Ulisse</em>. Ci ho messo un anno per leggerlo. Per me lo scrittore più importante è Fenoglio. Calvino, Moravia, Pasolini, non possono tenere testa a Fenoglio. Non ho padri letterari, perché non sono degno, ma ci metterei Gadda, scrittore difficile e discontinuo, e poi Fenoglio, e tanta parte della letteratura americana».</p>
<p>In quella letteratura, in cui c’è un confronto assoluto con la morte, durante il quale un uomo può provare ciò che è. «Mi domando spesso com’è il morire e come saprò farlo – ha concluso Francesco Pecoraro –. Ma essendo vissuto in tempo di pace, non saprei come sarà».</p>
<p>Anche le lucciole, all’alba del Sessantotto, sono morte. E anche loro erano degli animali gregari.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/lapocalisse-degli-animali-gregari/">L’Apocalisse degli animali gregari</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/lapocalisse-degli-animali-gregari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il piacere del testo</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/il-piacere-del-testo/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/il-piacere-del-testo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 May 2018 19:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Bertoni Editore]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[Salone Libro Torino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=43110</guid>
		<description><![CDATA[<p> «Ancora sento nella pelle e nei timpani questo volo tra le pagine che raccontano l’uomo. Eppure, la parola dello scrittore parla in silenzio, è un vestito dell’anima. Forse i lettori più appassionati sono taciturni di fronte a questo turbine di curiosi visitatori che frequentano gli stand di questo evento, scattando foto e toccando le copertine ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/il-piacere-del-testo/">Il piacere del testo</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Ancora sento nella pelle e nei timpani questo volo tra le pagine che raccontano l’uomo. Eppure, la parola dello scrittore parla in silenzio, è un vestito dell’anima. Forse i lettori più appassionati sono taciturni di fronte a questo turbine di curiosi visitatori che frequentano gli stand di questo evento, scattando foto e toccando le copertine dei libri, sfogliando le pagine nuove, profumate di stampa. Tante storie, tanta poesia, sintesi di vite spezzate e ricostruite, gloriose o anonime, sconosciute, famose, appoggiate nei ripiani delle bacheche. Il pubblico stretto, quello degli autori (…), sta con l’orecchio disperatamente teso per raccogliere ogni particolare ed ogni segno del messaggio di ciascuno. Ed è al centro di un vortice roboante di persone che girano, girano, quasi senza sosta e senza meta nello spazio, come falene impazzite nella luce dell’estate. Tra le pareti del piccolo stand riservato agli autori umbri, nel giorno di domenica, ecco l’occhio del ciclone, il gruppo della Bertoni Editore, con la calma di una presentazione prolungata per tutto il giorno. Un parlare pacato, comprensibile ed articolato, come la mente, il cuore e l’anima degli autori e di chi li interpreta. Un ‘volo di parole’ che restano tuttavia ancorate alle nostre vite, le nostre vite che si affannano, come il turbine messo mosso dei visitatori in fiera. Siamo stati qui, nel centro del vortice ad ascoltare e a dire di parole dette e scritte; ad ascoltare la vita che scorre in quegli eventi particolari che non fanno la storia delle rivoluzioni, ma il racconto bello e piacevole dei sentimenti e dei costumi; quella storia che scorre più lenta e piacevole a sentire. Il ciclone sembra non dare tregua, ma, dal centro, puoi vedere le stelle».</p>
<p>È Anna Maria Massari, autrice della Bertoni Editore &#8211; casa editrice umbra fondata da Jean Luc Bertoni, la cui attività principale consiste nella produzione, distribuzione di libri e nella promozione e valorizzazione della cultura attraverso proposte editoriali volte a fornire un contributo alla letteratura italiana &#8211; a scrivere e a descrivere, a mettere nero su bianco le sue impressioni in veste di visitatrice dell’edizione classe 2018 del Salone del Libro di Torino, tenutosi nel capoluogo piemontese dal 10 al 14 maggio. Perché, se per ‘leggibilità’ si intende la certezza della decifrabilità di un testo, svariati sono i testi che si possono, appunto, leggere. Se si può leggere un quadro, un testo filmico, una danza, un arcipelago (geografico, anche) di segni, si può senz’altro leggere anche un salone dedicato all’editoria e alla cultura <em>tout-court</em>. Che al libro è consacrata. Si può leggere una pagina scritta, intrisa di neri segni grafici, o un manifesto pubblicitario, un’insegna, un’etichetta. Oppure anche una pagina bianca, che presuppone una chiara intenzione semantica e che non suggerisce in alcun modo una mancanza: «mais la théorie selon laquelle le triomphe (supposé) de l’image impliquait la mort du langage devait suggérer jamais qu’un ‘moins’ – un ‘manque’. Comment reconnaître en effet dans ce blanc una intention sémantique quelconque alors que cette intention n’était pas verbalisée? (…)» si è chiesta Anne-Marie Christin. E, d’altronde, le immagini e il testo si inscrivono, come affermava Roland Barthes, in una sorta di vacillamento visuale, analogo a un <em>satori</em>, e veicolano la circolazione di specifici significanti, quali il corpo, il viso, la scrittura, la lettura dei segni stessi. Mediante un leggere letterale, primo e immediato. Poi, attraverso un guardare, un ammirare quei segni. Leggere e guardare, dunque. Come le due principali attività delle quali è protagonista il senso della vista, la cui differenza sostanziale risiede in atteggiamenti ritmici. Insomma, come sostiene Daniele Barbieri, «si legge una materia che è già stata organizzata ritmicamente da qualcun altro; si guarda una materia che, come il mondo reale, si presenta alla nostra percezione, aspetta che siamo noi a darle organizzazione ritmica».</p>
<p>Tentiamo di organizzare ritmicamente, allora, per i lettori di Perugia Online, la materia offertaci dal Salone del Libro di Torino, per quanto pertiene, specificamente, all’esperienza degli autori della Bertoni Editore: una sorta di coro, di prisma a più voci, le stesse che hanno letto e guardato (ammirato) i segni di questo colorato, vivace, prolifico arcipelago di libri.</p>
<p>Quanto all’esperienza delle voci poetiche della casa editrice umbra, così si è pronunciato Bruno Mohorovich: «Si è concluso il 31esimo salone del libro di Torino, in una cornice di pubblico a dir poco fastosa. Tra gli oltre 400 stand editoriali presenti, vi era anche quello riservato ed allestito dalla Regione Umbria, che ha accolto quasi 40 editori locali. Tra le case editrici più attive della nostra regione, va sicuramente annoverata la Bertoni Editore, presente alla rassegna internazionale per il terzo anno di fila. Come da consuetudine, l’editore Jean Luc Bertoni, ha accompagnato i suoi autori e le loro opere a vivere un’esperienza certamente indimenticabile per tutti loro, molti erano al loro debutto, altri – già rodati – hanno avuto modo di presentare le loro ultime novità editoriali. La giornata di domenica è stata praticamente monopolizzata da questa giovane ed attivissima casa editrice, che ha visto alternarsi nella saletta appositamente predisposta, poeti, saggisti e scrittori. La kermesse è stata aperta dal poeta Bruno Mohorovich che oltre a presentare la sua ultima raccolta di poesie ‘Tempo al tempo’, ha introdotto al vasto pubblico le opere di Raffaele Sari Bozzolo, Mari Mantovani, Annamaria Massari, Giorgio Montanari, Luigi Perrotta, Elisa Piana. Raffaele Sari Bozzolo, autore sardo, è stato il primo ad esser introdotto con il suo ‘La sesta declinazione’, una raccolta in cui il poeta, che per l’occasione è stato accompagnato anche dal suo agente letterario e da Bruno Geraci, Direttore RAI di Torino che ne ha curato la prefazione, ha declinato il sempiterno tema dell’amore laddove, più che parlare dell’amore va alla ricerca dell’amore investigando dentro una parola che pare aver già dato e detto tutto, ma entro la quale c’è sempre qualcosa ( o qualcuno) da scoprire. Con i suoi versi ha volto uno sguardo continuo d’intorno che eleva a pensiero anche il più essenziale dei gesti e dei moti che appartengono alla quotidianità, non rifuggendo dall’osservare le tragedie dell’attualità che trasmuta in metaforici sentiti momenti di poesia. Mari Mantovani, artista e pittrice perugina, con ‘Il bacio del pesce’ ha coniugato la sua arte pittorica con la poesia. I suoi disegni rappresentano un mondo magico, fatto di favola – forse anche rapito alle favole – ove stilizzati o appena tratteggiati, si muovono ed intersecano mondi irreali, alle soglie di un inconscio surreale. Figura femminili fluttuanti in un immaginario, fughe di corpi che si districano con allegria in geometriche tessiture; ricami e arabeschi avvolgono volti paffutelli di donne aperte al sorriso, quasi beffardo ancorché intrigante e sognante. Questi divengono un tutt’uno con la sua poesia attraverso la quale Esprime tutta la sua femminilità, Libera lei come donna che si libera nel suo respiro, e vive disinvoltamente il suo eros (<em>osserviamo la geografia / dei nostri corpi</em>) abbandonandosi volentieri agli elementi naturali che intridono il suo essere donna. Crea immagini che c’incantano e ci conduce in questo suo gioco onirico, invitandoci ad ascoltare voci e sussurri che colorano il suo cielo dove labile è il confine tra reale ed irreale. Annamaria Massari giunta alla sua seconda produzione, dopo ‘Salsedine’, presenta ‘Parole in volo’, una raccolta poetica nella quale ella si metaforizza <em> </em>nel gabbiano, ora uccello di mare ora di terra, che vola e sorvola su siti e persone, plana e risale sulle stagioni del cuore, laddove anche l’inquietudine del ricordo dell’amore di una vita non si smarrisce mai nella nebbia della malinconia (<em>ti vedo tra gli stanchi ulivi</em>), ma si rigenera nella forza della natura ( <em>invia un bip/ attraversa l’aria</em>). Il gabbiano Annamaria Massari non soccombe alla furia del vento, al frastuono dei tuoni, all’urlo del mare, forse si discosta dalla riva ma vi riapproda perché tornerà nell’aria&#8230; tornerà nella poesia. Giorgio Montanari, è una new entry nel panorama editoriale della Bertoni; è un giovane che viene da Parma e che con ‘Finzioni di poesia’ &#8211;  sul cui significato del titolo ci dà ragione alla fine &#8211; fintamente avvilendo la sua capacità di scrivere; ma nel momento in cui lo fa ( o pensa di farlo) ci offre l’umiltà che dovrebbe essere propria di chi scrive: non si cela (<em>ti ho autorizzato/ a sbirciare/ fra gli scritti di una vita</em>) egli ci dice: Sbirciare e non guardare, indagare, socchiude la porta della sua anima e ci permette di affacciarci. E quello che vediamo è un uomo che lascia che i suoi occhi spazino ogni dove; e si posino ora sulle memorie d’un cantante scomparso ora sui quattro elementi della natura che legge o in chiave negativa (l’acqua) o positiva ed ispirata (l’aria); una dolce tenera dedica alla donna amata è l’unica che riesce ad instillare in lui una vena d’ottimismo a fronte di una serie di composizioni che lasciano ben poco alla speranza d’un esistenza serena. Opera prima anche per Luigi Perrotta, calabrese di nascita ma residente a Vercelli che si racconta in “Il peso del rumore”. La sua raccolta, si suddivide in 5 parti (peso, rumore, silenzio, luce soffusa, dissolvenza, ognuna delle quali introdotta da una citazione che dà il senso agli scritti) e si dipana lungo un percorso che ben poco concede alla speranza del vivere (<em>sono così buio/ che vado in giro con lo sguardo in su</em>) proprio nel tentativo di liberarsi dall’oppressione di quella gabbia provando a trasformare le avversità in opportunità ; un percorso ch’egli traccia rigo dopo rigo in una simbiotica armonia con la natura, cogliendo in essa quelle risposte che l’esistenza troppe volte tace. E paradossalmente, è nel rumore di un temporale, nel frastuono di un lampo che risolve qualche tormentato quesito (<em>le tempeste</em>) <em>Insegnano a volte / più di quanto faccia / una giornata di sole</em>. A chiudere la sestina di poeti, ultima ma non ultima, Elisa Piana anche lei al suo debutto torinese con ‘A nudo’. È nella copertina che si racchiude il senso di questa silloge; una POLAROID, un’immagine vintage che rievoca memoria e che ci dava la fotografia&#8230;subito! Ed è questo ‘SUBITO’ che traspare nei versi di Elisa; un subito che appartiene al suo ieri che non è mai passato; si rievoca sempre; è – come scrive &#8211; <em>fatto di impronte ovunque</em>. Un dolore/amore paterno che si intreccia con l’amore/dolore della donna che ama (o ha amato) la quale, non senza rabbia rinnega il voler essere una coppia; una donna in attesa che non accetta di mettere punti alla sua vita e continua – pur in una non sopita sofferenza – a cercare, a sperare sapendo di rimanere schiacciata sotto il peso del suo cuore. In Elisa Piana, la poesia è sentimento, è mettersi a nudo, è saper guardare alla notte con serenità senza che la notte disveli o riveli gli aspetti più bui. Ed infine, Bruno Mohorovich, che è stato presentato dal suo editore. In Tempo al tempo egli dice che era arrivato il momento di confrontarsi con i fantasmi del suo passato, raccontandosi e svelandosi senza falsi pudori.  La ritrovata serenità dell&#8217;animo e la certezza di una lotta &#8211; che lo ha visto spesso soccombere &#8211; che lo ha visto (ri)sorgere dall&#8217;amara terra, gli hanno consentito di guardare e guardarsi, affidando ai versi quello che sentiva.  &#8220;Tempo al tempo&#8221; è una locuzione che si portava dentro da anni e che ha mutuato dal film &#8220;Anonimo veneziano&#8221;, un film che appartiene al suo DNA».</p>
<p>Queste, invece, le voci della prosa, dei romanzi che recano ‘il logo dell’orso’: «Tre giorni belli, intensi, anche un po’ faticosi, vissuti in clima d’amicizia, di benevolenza in una grande ‘famiglia’ composta da scrittori e accompagnatori della Bertoni Editore. Un aiuto speciale, per foto e connessioni varie, l’ho ricevuto da Viviana Picchiarelli ed Anthony Caruana giovani Artisti in gamba. Simpatica l’esperienza di registrazione voce con l’incipit del romanzo che ho presentato al Salone: <em>Maria dell’Isola</em>; una storia che si snoda, dagli anni quaranta agli anni sessanta, seguendo la protagonista in un viaggio a ritroso nel tempo, in luoghi veramente speciali: Isola del Garda, la Roma del Giubileo del Cinquanta, Milano con una prima alla Scala, Verona con l’Arena e con la terribile notizia dell’uccisione di J.F. Kennedy», ha dichiarato Amneris Marcucci, autrice de <em>Maria dell’Isola</em>, autrice tifernate, assisana d’adozione, della Bertoni Editore.</p>
<p>«Domenica 13 maggio alle ore 13:10 al Salone Internazionale del Libro di Torino presso lo stand della Regione Umbria (Padiglione 1 Stand B38/C37) è stato presentato il nuovo romanzo di William Bavone dal titolo <em>Delirium – Papillon catalano e oro cileno</em>. L’autore, che ha esordito come romanziere proprio al Salone di Torino nel 2017 con <em>Play </em>(edito da Bertoni Editore) questa volta si è presentato  con un’opera scritta a quattro mani con l’autrice siciliana Roberta Busacca. <em>Papillon catalano e oro cileno </em>rappresenta un giallo epistolare di nuova generazione basato su uno scambio di e-mail surreale tra i due protagonisti di questa assurda storia. Delirium o il carteggio versione 2.0, telematico ma non per questo meno intenso tra due persone alienate che si riscoprono personaggi, due amici d’infanzia ritrovati ed il loro ritrovarsi con la natura più intima del proprio Io, in due monologhi interiori senza soluzione di continuità che si abbracciano, si rimandano, si fanno eco nelle suggestioni e nel libero fluire dei pensieri, delle manie, dei rituali più sacri e delle ossessioni quotidiane con picchi di lucidità, talvolta cinica altre più benevola. Questo gioco delle lenti e degli specchi con cui i due personaggi studiano loro stessi e il mondo esterno è ritmato dallo snocciolarsi graduale ma costante di una serie di indizi, all’apparenza irrisori, quasi grotteschi nel caleidoscopio di conversazioni senza incipit eppure forieri di un messaggio criptato, rivelatori di una identità mai sospettata e di un mistero perfettamente insinuato tra la nervature delle foglie staccatesi dagli alberi e il riflesso di un goccia pigramente scivolata lungo il fondo di uno dei boccali del Gabbiano nero. A tratti sfiorando il non senso, i due autori musicano un’armoniosa improvvisazione nel più autentico stile jazz, svelando gradualmente un misterioso enigma, che serve solo in parte a ricomporre il puzzle infinito delle identità. Gli autori come detto sono Roberta Busacca e William Bavone. Per la prima siamo alla seconda pubblicazione a quattro mani visto che nel 2011 aveva esordito con il romanzo <em>Vita Indocente </em>(Edito da Aracne Editrice). Per Bavone invece siamo al settimo libro di cui ben cinque saggi di geopolitica: <em>Le rivolte gattopardiane</em> (Anteo Edizioni-2012), vincitore del Premio Nabokov 2014 – sezione Saggi Editi; <em>Sulle tracce di Simòn Bolìvar</em> (Anteo Edizioni-2014); <em>Appunti di geopolitica</em> (Arduino Sacco Editore-2014); <em>Eurosisma</em> (Castelvecchi Editore-2016); <em>Sul declino della globalizzazione</em> (Tra Le Righe Libri 2017) – vincitore di una menzione speciale al Premio Cerruglio 2018. A questi nel 2017 si è aggiunto nel 2017 come detto il romanzo d’esordio <em>Play </em>(Bertoni Editore). Un esordio definito dal cantautore Cisco Belotti (ex cantante dei Modena City Ramblers) come ‘[&#8230;] un vero e proprio viaggio! Davvero meraviglioso. Mi viene in mente che potrebbe essere una sceneggiatura di un bel film francese o di una bella pièce teatrale [&#8230;]’. Buoni dunque i presupposti per un autore in cerca di una conferma con questa nuova avventura editoriale che farà la sua prima tappa al Salone Internazionale del libro di Torino» è stata la dichiarazione rilasciata da un altro autore della Bertoni, William Bavone.</p>
<p>Ultima rotazione per il prisma degli autori della Bertoni Editore, che hanno partecipato alla manifestazione torinese. La parola spetta a Nicole Losi: «Love generation narra le vicende di un gruppo di ragazzi adolescenti alle prese con i problemi tipici di quell’età: scuola superiore con l’esame di maturità da sostenere, relazioni interpersonali instabili e la ricerca di una nuova identità, un gruppo a cui appartenere. I due protagonisti Arianna e Tommy hanno personalità molti differenti tra loro: lei, proveniente da una famiglia benestante, è una ragazza sfuggente, riservata. Tommy, invece, è un ragazzo problematico, donnaiolo con una famiglia alle spalle disastrata. Queste due personalità così diverse, si incontreranno e vivranno il rapporto con intensità e passionalità ma… sarà destinato a durare?».</p>
<p>Un volo fra le pagine, ebbro di distanza. Perché la parola dello scrittore «parla in silenzio, è un vestito dell’anima». E, forse, i lettori (e gli autori) più appassionati (per la Bertoni Editore: per la saggistica, Maria Ragano Caracciolo e Caterina Condoluci, per la poesia, Bruno Mohorovich, Raffaele Sari Bozzolo, Giorgio Montanari, Mari Mantovani, Anna Maria Massari, Luigi Perrotta, Elisa Piana, e, per la prosa, Luca Bavassano, William Bavone e Roberta Busacca, Domenico Carpagnano, Anthony Caruana, Massimo Di Pietro, Francesco Farina, Floriana La Rocca, Amneris Marcucci, Nicole Losi, Viviana Picchiarelli, Paolo Rosetti, Catiuscia Rubeca, Marco Sessi e Mario Zamma) sono riusciti a leggere le emozioni scaturite da questa manifestazione, alla lettura consacrata. Ne hanno saputo leggere anche l’arcipelago dei segni. Ma, arricchiti da quest’esperienza, forse, sarebbero stati in grado anche di leggere una pagina bianca. Dotata di una chiara valenza semantica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/il-piacere-del-testo/">Il piacere del testo</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/il-piacere-del-testo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8216;Umbrò Cultura&#8217;, &#8216;la letteratura e la fiaba&#8217;</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/umbro-cultura-la-letteratura-e-la-fiaba/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/umbro-cultura-la-letteratura-e-la-fiaba/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 14:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Moresco]]></category>
		<category><![CDATA[fiaba]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Umbr?]]></category>
		<category><![CDATA[Umbrò Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=42923</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#8216;La letteratura e la fiaba&#8217;. Sarà questo il titolo del primo incontro, con Antonio Moresco, in data 13 febbraio, presso i locali di Umbrò, in via Sant&#8217;Ercolano 2, a Perugia, del ciclo dei seminari promossi dal progetto &#8216;Umbrò Cultura&#8217;, che propone seminari, attività didattiche, presentazioni di libri, esposizioni e laboratori atti a valorizzare la ricerca ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/umbro-cultura-la-letteratura-e-la-fiaba/">&#8216;Umbrò Cultura&#8217;, &#8216;la letteratura e la fiaba&#8217;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> &#8216;La letteratura e la fiaba&#8217;. Sarà questo il titolo del primo incontro, con Antonio Moresco, in data 13 febbraio, presso i locali di Umbrò, in via Sant&#8217;Ercolano 2, a Perugia, del ciclo dei seminari promossi dal progetto &#8216;Umbrò Cultura&#8217;, che propone seminari, attività didattiche, presentazioni di libri, esposizioni e laboratori atti a valorizzare la ricerca culturale e a indagare temi cruciali del contemporaneo. L’obiettivo principale degli incontri, discussi a livello collegiale da un comitato scientifico &#8211; composto, fra gli altri, da Maria Borio, Barbara Carnevali, Chiara Fenoglio, Stefano Giovannuzzi, Umberto Fiori, Gian Mario Villalta -, è quello di creare uno spazio che offra una sinergia fra la diffusione culturale, la ricerca, la didattica e i media.</p>
<p>Nell’alveo di questo progetto &#8211; inaugurato, il 9 dicembre dello scorso anno, con l’incontro con la scrittrice Dacia Maraini – si collocano i prossimi seminari, che si terranno a partire da questo mese fino a giugno nei locali di Umbrò, in via Sant’Ercolano 2, a Perugia.</p>
<p>Questo, il calendario degli eventi in cartellone per l’anno corrente: il 13 febbraio sarà ospite Antonio Moresco, con un seminario dal titolo ‘La letteratura e la fiaba’ (alle 16, l’autore, fra le altre opere, de ‘Gli increati’ incontrerà le scuole, mentre alle 19 dialogherà con Antonio Riccardi e Raffaello Palumbo Mosca). Il 23 marzo sarà la volta de ‘La poesia’ di Mario Benedetti, mentre, il 28 marzo, quella di Giorgio Vasta, con ‘Dieci materiali per un bastone’. Il 18 aprile, Giorgio Falco parlerà di ‘Ipotesi di una sconfitta. Scrittori e lavoro’, mentre il 18 maggio Barbara Carnevali dibatterà sul tema del ‘Sé riflesso. Dallo stadio dello specchio a quello del selfie’. Il seminario del 5 giugno, infine, sarà dedicato ad ‘Alcuni poeti (di) oggi’.</p>
<p>Ulteriori informazioni sui seminari e sulle iniziative collaterali a questo calendario saranno presto indicate sul sito www.umbrocultura</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/umbro-cultura-la-letteratura-e-la-fiaba/">&#8216;Umbrò Cultura&#8217;, &#8216;la letteratura e la fiaba&#8217;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/umbro-cultura-la-letteratura-e-la-fiaba/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>‘Cercando Dacia Maraini’</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/cercando-dacia-maraini/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/cercando-dacia-maraini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 16:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Dacia Maraini]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Umbrò Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=42665</guid>
		<description><![CDATA[<p>«Di solito, sono i personaggi a bussare alla mia porta, chiedendomi di poter entrare. Si siedono, mi chiedono un caffè, e mi raccontano la loro storia, pirandellianamente. Io li ascolto. Ne sanno più di me. Perché, a differenza mia, a differenza della mia penna, loro ci mettono la carne. Interrogo quei personaggi. Ma quasi mai ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/cercando-dacia-maraini/">‘Cercando Dacia Maraini’</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Di solito, sono i personaggi a bussare alla mia porta, chiedendomi di poter entrare. Si siedono, mi chiedono un caffè, e mi raccontano la loro storia, pirandellianamente. Io li ascolto. Ne sanno più di me. Perché, a differenza mia, a differenza della mia penna, loro ci mettono la carne. Interrogo quei personaggi. Ma quasi mai so come andrà a finire una storia». È Dacia Maraini, a raccontarsi. In una fredda mattina perugina, ventosa. Nella sala Muro Etrusco di Umbrò, il 9 dicembre 2017, a inaugurazione dei cicli seminariali promossi da ‘Umbrò Cultura’, e con la partecipazione di Maria Borio, curatrice della sezione ‘poesia’ di «Nuovi Argomenti» e fra i fondatori del progetto ‘Umbria Poesia’, e di Simone Casini, ricercatore di Letteratura Italiana all’Università degli Studi di Perugia, che hanno fittamente dialogato con una delle figure della letteratura e della cultura più eclettiche del nostro Paese, e non solo. Interrogandosi sull’esperienza di straordinaria ricchezza di questa scrittrice, sul significato di ‘scelta responsabile’, anche alla luce dela condizione femminile, tratteggiata nel romanzo <em>La lunga vita di Marianna Ucrìa</em> (Rizzoli, 1990), in <em>Elogio di una disobbedienza</em> (Rizzoli, 2013), nell’esempio delle figure autobiografiche come la madre della scrittrice, Topazia Alliata (<em>La nave per Kobe. Diari giapponesi di mia madre</em>, Rizzoli, 2001), e nell’ultima fatica letteraria, <em>Tre donne. Una storia d’amore e disamore</em>, editata da Rizzoli quest’anno, attraverso la problematizzazione, in quest’ultimo caso, della parte psicologica dell’amore nella donna, lungo il percorso che dall’adolescenza la conduce all’anzianità, rompendo ogni barriera convenzionale e culturale. Non solo ‘una scelta responsabile’, dunque, ma ‘una narrativa responsabile’. Che sa raccontare, con veemenza e incisione, dei problemi relativi agli assetti chiusi di certi sistemi culturali, dell’idea di progresso intersecata con quella di comunità sociale. Che sa condannare la violenza. Tutt’altro che meramente ‘femminista’, e anzi sfuggevole nei confronti di qualsivoglia etichetta, la scrittura di Dacia Maraini si è scelta, nel corso degli anni (il riferimento è agli anni Sessanta e Settanta), un posto ulteriore. Non più un femminismo storico, allora, non più una riflessione ideologica e di lotta, ma civile, coscienziosa, valoriale, comunitaria, senza filtri utopici. Per Un filo rosso conduttore, che riallaccia le storie delle donne raccontate dalla Maraini con quelle di altre autrici, come Elsa Morante e Natalia Ginzburg, fino a riannodare le fila dei testi trascritti (o, per meglio dire) dettati dalle mistiche dei secoli scorsi. Testi di una rara bellezza. Obliati nei fondi antichi delle biblioteche, o degli archivi.</p>
<p>A dialogare con Dacia Maraini sui libri legati al Giappone e sul romanzo <em>Tre donne. Una storia d’amore e di disamore</em>, è stato Simone Casini dell’Università degli Studi di Perugia, che ha definito quest’ultima prova letteraria «un romanzo limpido, in cui si tratteggiano i profili di tre caratteri differenti, di tre sensibilità diverse, di tre generazioni a confronto. Una storia condotta con sapienza. Un finale, che si risolve in un crescendo di intensità. In cui i personaggi vengono osservati». «Di solito sono i personaggi a bussare alla mia porta», è stata la risposta della scrittrice, che ha affermato di ‘saperne di meno’, di porsi in una condizione di ascolto. «In effetti – ha proseguito – si tratta di tre donne diverse. Una somiglia alla goldoniana Mirandolina. Un’altra è un’intellettuale, che sta traducendo una versione di <em>Madame Bovary</em> (e che sta, forse, ‘Cercando Emma’, n.d.r.). Una ragazza di 17 anni, che non ha una coscienza sociale molto sviluppata. Si fa tatuare un drago sulla schiena e si lancia ‘in amori barbari’, perché è convinta che l’amore coincida con un momento. La mia ‘scommessa letteraria’, se così la posso definire, è stata quella di trovare tre registri narrativi diversi, cui far corrispondere tre caratteri, tre profili femminili distinti. Ad ogni carattere corrisponde un linguaggio. Le storie si raccontano da sole. Ogni semplificazione credo coincida con la riduzione di una realtà complessa: ecco, lo scrittore deve rifuggire da ogni sorta di semplificazione».</p>
<p>Dopo questa prima introduzione, Maria Borio ha dirottato l’asse del discorso verso «una disamina realistica della condizione femminile di oggi: il femminismo diventa qualcos’altro, proprio in relazione a questi caratteri». «Il femminismo legato all’ideologia e all’utopia – ha prontamente commentato Dacia Maraini – non esiste più. Perché le stesse ideologia ed utopia sono morte. Non userei più il termine ‘femminismo’. Le ragazze, oggi, detestano questa parola, anche se poi, nei fatti, sono più femministe di me (ride, n.d.r.)! Ci sono state conquiste legali, nel frattempo. Il cambiamento del diritto di famiglia, il diritto d’onore, il principio di parità. Quando si butta giù un’ideologia, ne andrebbe creata un’altra. Non bisognerebbe lasciare tutto al caos, al caso, senza una nuova struttura. I divorzi, lo status di famiglia allargata hanno fatto sì che il concetto stesso di famiglia si fondasse su nuovi diritti. Si pensi alle famiglie con genitori dello stesso sesso. Meglio lasciar perdere la parola ‘femminismo’, in favore di un nuovo concetto di ‘convivenza civile’, di partecipazione gratuita al bene comune. Si pensi al volontariato, ad esempio, e non solo a quello cattolico».</p>
<p>«Nella tua opera – è stato il commento di Simone Casini – fai leva sulla realtà contemporanea, sulla denuncia delle ingiustizie. La funzione della letteratura, allora, pare essere quella di riportare alla luce un rimosso, di riscoprire un silenzio, sul quale gettare luce&#8230;». «La scrittura per me – ha affermato Maraini – è legata a un processo di memoria. Se la merce non deve avere memoria, per me è un atto di resistenza lavorare sulla memoria, privata e collettiva, in un rapporto dialettico. Dobbiamo tirare fuori dalla memoria un non-detto. Si pensi alle scritture delle mistiche: i conventi conservano queste memorie, che non sono andate distrutte, nonostante la Chiesa si sia scagliata contro queste tipologie testuali, molto ‘sensuali’. I laici? Le stanno prendendo in considerazione solo ora. E ancora in modo marginale. Le mistiche dettavano le proprie lettere (lettere sapienti, indirizzate a Dio) agli amanuensi. Chiara d’Assisi ha scritto tre lettere, pubblicate da Adelphi: lettere molto colte, che sottendono una cultura d’avanguardia. Il Medioevo non rappresenta un blocco unico. Ci sono stati momenti di scontri, anche interni alla Chiesa, fra chi voleva storicizzare le parole delle Sacre Scritture e chi no. Un po’ quello che avviene, oggi, con il Corano».</p>
<p>«La tua riflessione sulla memoria – ha proseguito Maria Borio – si ricollega a quella sull’uso del romanzo storico (il riferimento è alla <em>Lunga vita di Marianna Ucrìa</em>), che si struttura su due piani: uno canonico ed uno più intimo, senza tempo». «Nel romanzo storico ci sono le nostre visioni. Non c’è niente di storico. Abbiamo modo di sviluppare la memoria. Senza trascrivere un’epoca. Il passato è difficile da interpretare. Viene inevitabilmente rivisitato con la nostre mentalità, con la nostra sensibilità di oggi, che sono diverse da quelle dell’epoca storica trattata. Non possono esserci delle verità assolute, ma solo delle interpretazioni. L’umiliazione credo crei rabbia e violenza. Penso ai giovani, e all’assenza di lavoro. Al senso di frustrazione che questo ingenera, all’odio verso sé e verso gli altri. Questo senso di frustrazione e di odio verso sé e verso gli altri si pone, a mio avviso, alla base del terrorismo».</p>
<p>«C’è anche una paura dell’altrove, perché non lo si conosce. Oggi ci sono nuove paure: cos’è successo nel frattempo?» è stata la domanda di Simone Casini. «Ho viaggiato sin da piccolissima – ha risposto Dacia Maraini –: sono stata in Giappone, ad esempio. L’altrove non è il luogo dell’esotismo, lo si può conoscere. La crisi economica ha portato ad un impoverimento della popolazione. Ma l’allarme, prima ancora che di matrice economica, è di matrice identitaria. Le identità si sovrappongono. Non si identificano con la bandiera. Se c’è una cosa totalmente irrazionale è la politica. E le paure sono, oggi, nuove paure. Ho conosciuto l’Africa durante i miei viaggi con Moravia e Pasolini. Ci sono tornata di recente: è un’Africa del tutto diversa. L’Africa mia, di Alberto e Pierpaolo era un continente povero, ma vitale, libero. Sono stata qualche anno fa in Kenya, dove ho conosciuto delle donne che protestavano contro l’uso dei bambini-soldato. Poi mi sono diretta in Nigeria, dove non ho più trovato quei mercati gestiti da donne, tanto attivi negli anni Sessanta. Ora le donne strisciano lungo i muri, coperte di nero. La Siria? Prima della guerra era bellissima. Vi convivevano cinque o sei religioni diverse. Tutto ciò non è atavico: è una novità, introdotta dal fanatismo religioso».</p>
<p>«La letteratura può svolgere una funzione etica, in questa direzione? Così come il discorso sul sistema dell’informazione, che presenta tante falle&#8230;» è stata l’osservazione di Borio. «L’irrazionalità è la realtà del momento – ha detto Maraini –. Gli intellettuali hanno il compito di recuperare la memoria, attraverso la testimonianza. Chi scrive non cambia il mondo, ma dà consapevolezza. Resuscita le responsabilità. Il mercato editoriale si sta espandendo nel senso del consumo. Ma il libro è un oggetto artigianale, non una bottiglietta d’acqua minerale! Entra nel mercato, questo è vero, ma non dev’essere trattato come quella bottiglietta. Secondo questa logica, il libro si prende, si fa e si butta via. Si pensi ai libri al macero. Per me il libro è un oggetto di artigianato. Riproducibile, ma non un oggetto di consumo. Così, si fa un danno alla vera scrittura, ai giovani scrittori che non hanno tempo di farsi conoscere, alla piccola editoria, che non ha accesso alla distribuzione».</p>
<p>«Quali sono, allora, i libri che durano, gli autori che contano?» ha domandato Simone Casini alla Maraini. «Gli autori che contano sono quelli che durano. Che sanno donare emozioni estetiche e narrative. La letteratura è piena di cimiteri, di scrittori che muoiono, perché non hanno niente da dire. Cervantes desiderava scrivere qualcosa contro il romanzo cavalleresco! Ha toccato uno stereotipo, tanto che l’espressione ‘situazione donchisciottesca’ è diventata proverbiale. Ci sono nuove modalità di scrittura, nel panorama letterario contemporaneo. La rivista «Nuovi Argomenti»  fondata nel 1953 da Carocci e Moravia è aperta ai giovani scrittori. Oggi tutto passa attraverso lo schermo. Però stanno tornando anche i gruppi di lettura, che nascono dal desiderio di confrontarsi attorno ai libri. Il paradosso è che la tecnologia facilita gli incontri, anche se si è, di fatto, soli. Una solitudine nuova, di fronte allo schermo. Ma noi siamo ‘esseri sociali’, che cercano occasioni in cui ci si incontra, anche per discutere di letteratura. Il mio primo libro, <em>Pinocchio</em>, mi è stato raccontato da una ‘persona-libro’, mia madre, quando avevo 7 anni. Nella realtà dei campi di concentramento, la letteratura diventa un modo per uscire. <em>Pinocchio</em> è un libro per adulti. Lo si può leggere in 100 modi diversi, ed è scritto in un italiano bellissimo. L’idea di farsi un figlio da solo è all’avanguardia. Mastro Geppetto ama così tanto questo figlio di legno, che lo trasforma in un bambino in carne ed ossa».</p>
<p>Un individuo in carne ed ossa, che bussa alla porta della scrittrice. Chiedendole un caffè, raccontandole la sua storia. Insieme a quella di tanti altri personaggi, inseriti in una collettività, secondo lo schema di una convivenza civile. Forse il binomio cultura e comunità ha molte più potenzialità di quelle che sono state sinora analizzate. La testimonianza di Dacia Maraini, di questa ‘donna-libro’, getta una luce chiarificatrice ed illuminata su questo concetto, e su quello, stringente e attualissimo, di ‘fare’ e ‘pensare’ politica, oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/cercando-dacia-maraini/">‘Cercando Dacia Maraini’</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/cercando-dacia-maraini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Essere o non essere&#8221;, Shakespeare secondo Albertazzi</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 08:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Pugliese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[#Festival Nazionale di Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[#Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[Bagliori d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Taburchi]]></category>
		<category><![CDATA[Circolo dei lettori di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Albertazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=17764</guid>
		<description><![CDATA[<p> Il maestro Giorgio Albertazzi riempie l&#8217;aula magna dell&#8217;Università per Stranieri di Perugia. L&#8217;atteso incontro-intervista di ieri, mercoledì 11 marzo, dà il via al programma di Bagliori d&#8217;autore che, in collaborazione con il Circolo dei lettori di Perugia, va ad arricchire quella che è già un&#8217;importante iniziativa culturale. Giorgio Albertazzi &#8211; Grande attore di teatro, attivo da ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/">&#8220;Essere o non essere&#8221;, Shakespeare secondo Albertazzi</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>  Il maestro Giorgio Albertazzi riempie l&#8217;aula magna dell&#8217;Università per Stranieri di Perugia. L&#8217;atteso incontro-intervista di ieri, mercoledì 11 marzo, dà il via al programma di Bagliori d&#8217;autore che, in collaborazione con il Circolo dei lettori di Perugia, va ad arricchire quella che è già un&#8217;importante iniziativa culturale.</p>
<p><strong>Giorgio Albertazzi &#8211; </strong>Grande attore di teatro, attivo da decenni sulle scene, Albertazzi è stato anche uno dei primi divi televisivi, protagonista di letture poetiche e di sceneggiati di grande successo. Nato a Fiesole nel 1923, ha debuttato sul palcoscenico nel 1949 in Troilo e Cressida di Shakespeare, con la regia di Luchino Visconti al Maggio Musicale Fiorentino. Pur avendo girato una trentina di film e avendo lavorato molto in televisione, soprattutto come interprete di sceneggiati televisivi di successo negli anni sessanta, tra cui L&#8217;idiota e Jekyll, Albertazzi è soprattutto un grande attore di teatro, spesso anche regista dei propri spettacoli. Visconti e Zeffirelli sono stati i suoi grandi maestri. Ha recitato in ben 16 personaggi di Shakespeare come protagonista e si può definire un esperto del grande scrittore inglese. Lo scorso anno si è concesso un momento di leggerezza partecipando al reality Ballando sotto le stelle.</p>
<p><strong>L&#8217;intervista &#8211; </strong>Presentato da Teresa Severini e intervistato da Bruno Taburchi, Albertazzi parla di teatro, della sua vita e di quella di altri attori attraverso una serie di aneddoti che permettono anche di comprendere meglio cosa sia l&#8217;arte. Dichiara: &#8220;non esiste l&#8217;attore bravo o meno bravo; l&#8217;arte del teatro è essere il personaggio e non fare il personaggio&#8221;. Taburchi aiuta la platea a ripercorrere i momenti salienti della carriera del maestro, poi gli lascia molto spazio e Albertazzi non manca di condividere ironicamente anche i suoi limiti umani: &#8220;Sono un uomo in fuga. Scappo sempre dalle persone che mi vogliono bene&#8221;. Uomo di cultura, carisma e simpatia ha conquistato tutti e lui si è lasciato conquistare dalla presenza in sala di una rappresentanza di studenti provenienti dalle Marche e li ha invitati a sedere avanti, intorno a lui. Alla fine dell&#8217;intervista scopriamo che il personaggio shakespeariano femminile che più lo affascina è Cleopatra, perché padrona del mondo, regina del Nilo e, prendendo spunto da una domanda postagli sul futuro del teatro sottolinea che, a differenza di quanto si possa immaginare, esso non è stato sostituito dall&#8217;interesse per la televisione o del cinema; statistiche rivelano, al contrario, che le sale del teatro si riempiono più degli stadi. Una ricerca ha dimostrato, inoltre, che quando la società vive un momento di crisi, come quello che stiamo sperimentiamo negli ultimi anni, il teatro si riempie, è una forma di compensazione e tocca nel profondo.</p>

<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/sergio-albertazzi-2/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/Sergio-Albertazzi1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_4028/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_4028-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3989/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3989-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3976/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3976-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3927/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3927-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3938/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3938-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3940/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3940-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3948/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3948-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3952/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3952-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3891/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3891-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3890/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3890-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3871/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3871-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3866/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3866-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>
<a href='http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/img_3863/'><img width="150" height="150" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2015/03/IMG_3863-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foto Credit: Davide Castellucci" /></a>

<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/">&#8220;Essere o non essere&#8221;, Shakespeare secondo Albertazzi</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/essere-o-non-essere-shakespeare-secondo-albertazzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Daniel Pennac immagina&#8230; alla Sala dei Notari</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/daniel-pennac-immagina-sala-dei-notari/</link>
		<comments>http://www.perugiaonline.net/daniel-pennac-immagina-sala-dei-notari/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2014 10:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Pugliese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[#IMM14]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Pennac]]></category>
		<category><![CDATA[IMMaginario Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Sala dei Notari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perugiaonline.net/?p=8847</guid>
		<description><![CDATA[<p>Grande successo l&#8217; incontro con Daniel Pennac venerdì 7 novembre alla Sala dei Notari.  L&#8217;evento rientra nelle iniziative di Immaginario festival che anche quest&#8217;anno ha presentato un ricco programma culturale. Daniel Pennac &#8211; Celebre scrittore francese, è autore di numerosi romanzi per ragazzi. Da sempre impegnato a favore della lettura, sia come insegnante che come scrittore, inizia la ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/daniel-pennac-immagina-sala-dei-notari/">Daniel Pennac immagina&#8230; alla Sala dei Notari</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Grande successo l&#8217; incontro con Daniel Pennac venerdì 7 novembre alla Sala dei Notari.  L&#8217;evento rientra nelle iniziative di Immaginario festival che anche quest&#8217;anno ha presentato un ricco programma culturale.</p>
<p><strong>Daniel Pennac &#8211;</strong> Celebre scrittore francese, è autore di numerosi romanzi per ragazzi. Da sempre impegnato a favore della lettura, sia come insegnante che come scrittore, inizia la sua carriera letteraria con la stesura di racconti per bambini. In seguito a una scommessa, si mette alla prova scrivendo un romanzo giallo, impegno che lo porterà alla pubblicazione nel 1985 de “Il Paradiso degli orchi”, primo libro del famoso ciclo di Malausséne. Nel 2005 riceve il titolo della “Legion d’Onore per le arti e la letteratura”, oltre ad altri numerosi riconoscimenti in ambito letterario. Nel marzo 2013 è stato insignito della Laurea ad Honorem, presso l’Università di Bologna grazie al suo impegno nella pedagogia.</p>
<p><strong>L&#8217;incontro &#8211;</strong> In una sala gremita di gente, Pennac ha intrattenuto il pubblico con racconti e aneddoti del suo percorso umano e letterario. Pennac immagina perché non può fare altrimenti; Pennac immagina per ovviare alla sua scarsa memoria. Così, con aria scanzonata e ironica si confronta con un pubblico variegato: giovanissimi, studenti, aspiranti scrittori e semplici lettori lo interrogano su come si scrive, su come lui è arrivato a scrivere. Scherza sui suoi insuccessi scolastici e lascia intendere che la bravura non si misura con i voti dati dai professori e spiega che nel suo lavoro, come in altri, il dubbio è un grande pericolo; quella vocina che ti sussurra che è meglio lasciar perdere, che quello che hai scritto non va bene, è meglio non ascoltarla. Secondo Pennac è necessario lasciar &#8220;riposare&#8221; un testo scritto e riprenderlo dopo sei mesi; in questo sta la saggezza, dichiara. Alla fine riusciamo anche a scoprire chi è il suo autore preferito: William Shakespeare.</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/daniel-pennac-immagina-sala-dei-notari/">Daniel Pennac immagina&#8230; alla Sala dei Notari</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perugiaonline.net/daniel-pennac-immagina-sala-dei-notari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>14</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
