giovedì, 14 dicembre 2017 Ultimo aggiornamento il 13 dicembre 2017 alle ore 14:55

Terremoto e moduli abitativi, cara Regione non ci siamo

Daniele Ubaldi

Daniele Ubaldi

Direttore responsabile di Perugia Online.

Perplessità sulla gestione delle casette e le alternative NON proposte ai terremotati. Ma la Marini non è il consigliere regionale del territorio?

 
Terremoto e moduli abitativi, cara Regione non ci siamo
Regione Umbria.  Cara Regione Umbria, qualcosa qui non torna. All’indomani del servizio delle Iene su Italia Uno, che ha portato “alla luce” l’esistenza di circa 700 moduli perfettamente funzionanti, manutenuti dai Comuni di Foligno, Sellano e Nocera Umbra che li detengono in comodato d’uso con l’impegno a restituirli in caso di necessità, gli uffici dell’ente presieduto da Catiuscia Marini offrono una spiegazione alquanto discutibile e contraddittoria circa le scelte che hanno condotto a non utilizzare i moduli del 1997 per la prima emergenza a Norcia e Cascia. Nella sua nota, infatti, la Regione esordisce confermando che i moduli, realizzati in Umbria circa 20 anni fa, sono attualmente gestiti “dalle amministrazioni comunali in cui insistono ed utilizzate da più soggetti sulla base di comodato d’uso o locate, con la precisa condizione che in caso di necessità le stesse devono essere immediatamente restituite”. Ecco, appunto. Se non è questo un preciso, drammatico stato di necessità, viene da chiedersi quale sia uno “stato di necessità” tale da rendere – perdoni il lettore le ripetizioni – necessario restituire i moduli alla Regione…

Andando poco oltre, l’ente ribadisce che “queste strutture, collocate in prevalenza nei territori di Foligno e Nocera Umbra, sono infisse al suolo e non smontabili”. Come come? Non smontabili? Un attimo prima si parla di restituzione delle case in caso di necessità, e subito dopo si precisa che le case non sono smontabili. Le casette di legno mobili sono diventate, durante, gli anni, fisse… Allora viene da chiedersi con quali permessi a costruire tutto ciò sia avvenuto, rilasciati da quali enti e a fronte di quali oneri corrisposti. Purtroppo, però, le contraddizioni non finiscono qui. Prosegue infatti la Regione: “Quand’anche si volesse procedere ad un loro smontaggio e rimontaggio, i costi sarebbero addirittura superiori a quelli per l’acquisto di nuovi moduli e sarebbe inoltre alquanto complessa la procedura per certificarne l’abitabilità”. “Qualora si volesse”? Se il contratto di comodato d’uso per le casette ha come condizione risolutiva il riutilizzo in caso di terremoto, non ha senso parlare di facoltà, quanto di obbligo da parte dell’amministrazione regionale e di quelle comunali competenti. Riguardo poi i famosi costi, stimati dalla Regione come “superiori a quelli per l’acquisto di nuovi moduli”, volendo ignorare l’intervista delle Iene ad uno dei costruttori delle Casette – il quale ha detto che i moduli si possono facilmente smontare e rimontare altrove – Perugiaonline ha parlato con un esperto del settore, che provocatoriamente si è offerto di smontare e rimontare le casette al costo di 10 mila euro l’una.

“Il legno è uno dei materiali più longevi del pianeta – dichiara l’esperto – certamente può ossidarsi, scurirsi, tarlarsi… Ma da qui a dire che una casetta di legno non si può smontare oppure che farlo costi l’ira di Dio, ce ne corre… Tra l’altro molti dei moduli che ho potuto visionare sono in ottimo stato”. L’esperto in questione, vale la pena specificarlo, è umbro. Per il momento rimane nell’anonimato, fermo restando il fatto che, se chiamato, potrebbe cominciare a lavorare anche domani mattina. “Penso – conclude – che se si intervenisse sulle casette del 1997 si risparmierebbero molti soldi, dato che il costo del progetto attuale si aggira intorno ai 70 mila euro per ciascun nuovo modulo. Inoltre, dando il via libera immediato alle operazioni, la Regione potrebbe provvedere a offrire un tetto a molte persone disagiate, che oggi dormono in automobile o in tenda”.

Fin qui il “nostro” esperto. Un’ulteriore considerazione va poi fatta riguardo la possibilità di non spostare le casette, ma semplicemente di metterle a disposizione dei terremotati della Valnerina. Anche su questo punto la Regione risulta per lo meno imprecisa, dato che parla di “residui campi dove sono presenti questi moduli” che disterebbero “circa 80 chilometri da Norcia o da altre località della Valnerina, con tempi di percorrenza di oltre 90 minuti”. Eppure Sellano non è affatto così distante da Norcia o Cascia, trovandosi ad appena una dozzina di chilometri da Borgo Cerreto. Diverso è il discorso per Colfiorito o Nocera Umbra, certamente; ma, anche in questo caso, con la viabilità tradizionale ripristinata i tempi di percorrenza si attesterebbero tutti intorno all’ora o poco più. In ogni caso, i terremotati potrebbero avere un tetto e una casa in cui stare, insomma un’alternativa all’albergo sul Trasimeno, a Perugia o a Terni.

Infine, la madre di tutte le domande. La Regione, nella sua nota, dichiara che è “ora in corso una ricognizione per verificare il numero di moduli disponibili che potranno essere assegnati ai terremotati che ne faranno richiesta”. Come mai questa ricognizione è partita soltanto a ben nove giorni di distanza dal terremoto del 30 ottobre, a tredici dopo quello del 26 e ben 75 giorni dopo il tremendo sisma di Amatrice e Accumoli? Perché prima si è dato l’out out alla gente, obbligandola ad andare in albergo, oppure prendere casa in affitto, oppure ancora dormire in macchina o all’addiaccio? Forse delle scuse non ci starebbero male, e renderebbero l’ente – e chi lo amministra – un tantino più umano e umile rispetto al modo in cui si pone nei confronti del cittadino. In particolar modo dei cittadini di queste aree, il cui consigliere regionale di riferimento in maggioranza – parole sue in campagna elettorale – è e deve essere proprio Catiuscia Marini.

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