lunedì, 18 ottobre 2021 Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2021 alle ore 16:18

La Regione Umbria approva relazione su uso di cannabis medica

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

la Terza commissione del Consiglio Regionale umbro ha approvato la relazione sulla clausola valutativa della legge che va a disporre l’uso dei farmaci cannabinoidi in ambito medico.

 
Regione Umbria. Una audizione, non la prima, in materia di uso terapeutico della cannabis approvata dalla Terza commissione consiliare umbra. Al centro del dibattito, la relazione sulla clausola valutativa della legge n.7 del 2014, ovvero quella che 3 anni fa aveva dettato le disposizione per la somministrazione ad uso terapeutico dei farmaci cannabinoidi.

La relazione in questione ha messo in evidenza come, dal 2016 ad oggi, in tutta l’Umbria la cannabis per uso medico sia stata somministrata soltanto a 37 pazienti. Anche meno dei 40 che si erano indicati oltre un anno fa quando, nel corso di un’interrogazione presentata dal Consiglio regionale, si era indicato in questa cifra il numero complessivo di pazienti trattati con farmaci a base di cannabis delle specialità Sativex, Bedrocan e simili. Medicinali che nascono da diverse varietà di cannabis autofiorenti e da altre qualità di tipo diverso, e che sono utilizzati per trattare determinate tipologie di pazienti in linea con la legislazione italiana.

Ebbene nel corso dell’audizione, tenutasi giovedì 22 giugno, la Terza commissione consiliare presieduta da Attilio Solinas ha approvato la Relazione sulla clausola valutativa della legge regionale umbra in materia di queste tipologie di farmaci, facendo il punto globale.
Detto di quanto emerso in termini di numeri sui pazienti trattati, solo 37 dal 2016 ad oggi, dei quali 27 per terapia del dolore, 5 per sindrome spastico-distonica, 3 per cure palliative, 1 per epilessia farmaco resistente e 1 per emesi da chemioterapia, per una spesa complessiva totale di 15 mila 642 euro, si sono messe in evidenza le criticità del meccanismo.

Al primo posto sempre le difficoltà di importazione del farmaco dall’Olanda: la legge italiana ha previsto per anni questo modus operandi, quindi dover ordinare all’estero con tempi ovviamente lunghi e costi non da poco. È solo da inizio 2017 che in molte regioni è iniziata la distribuzione del farmaco prodotto con cannabis cosiddetta di Stato, quella coltivata presso lo Stabilimento Chimico Militare di Firenze, anche direttamente nelle farmacie sul territorio.
Una novità sperimentata da pochi mesi e in neanche tutte le regioni italiane; per questo il meccanismo presente in Umbria e sul quale si è basata la relazione è ancora quello precedente. Ovvero, richiesta di autorizzazione e importazione dall’Olanda.

Sempre dall’audizione in questione è emerso che sulla cannabis medica ci sono ancora pochi numeri per valutare con precisione scientifica la bontà del suo utilizzo. Per quanto riguarda le distinte patologie ad esempio, non vi è un riscontro univoco: si parla di risultati soddisfacenti rispetto ad altri farmaci per quanto riguarda i casi di pazienti con Aids o demenze di vario genere. Meno riscontri si hanno per quanto riguarda i pazienti oncologici, per i quali ancora funziona meglio il cortisone.

In linea generale si parla ancora di casistica troppo bassa per poter presentare statistiche utili e apprezzabili. L’unico dato oggettivo riconosciuto un po’ da tutti in fase di audizione presso il Consiglio regionale umbro è quello che indica la cannabis medica come un’arma da affinare e utilizzare sempre più in futuro, promuovendo anche la formazione dei medici. Un meccanismo che sta iniziando a funzionare quindi, quello della cannabis terapeutica; e che dovrebbe essere migliorato perché, potenzialmente, può portare risultati notevoli.

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