sabato, 10 dicembre 2022 Ultimo aggiornamento il 28 novembre 2022 alle ore 01:03

Movimprese, nel 2013 il dato di crescita più basso degli ultimi dieci anni

Daniele Ubaldi

Daniele Ubaldi

Direttore responsabile di Perugia Online.

Le aperture superano le cessazioni di appena 102 unità (+0,14%). Camera di Commercio ottimista: delle nuove imprese, oltre duemila sono gestite da donne o da giovani. Ma è ancora buio pesto per il settore artigianale, sempre più in crisi

 
Perugia. Nel corso del 2013 in provincia di Perugia sono sorte più attività di quante ne siano state cessate. Un timido segnale di ripresa del territorio, almeno sotto l’aspetto della vivacità imprenditoriale, arriva dai dati di Movimprese della Camera di Commercio, che nel suo report annuale parla di 3mila e 925 imprese aperte durante lo scorso anno, a fronte di 3mila e 823 attività uscite dal mercato. Sia pur con un minimo scarto, il più contenuto negli ultimi dieci anni – appena 102 unità di differenza per un complessivo +0,14% – le nuove attività superano le chiusure.

E’ evidente, tuttavia, che la mera lettura dei numeri non può bastare a far sorridere sindacati e associazioni di categoria. Dal punto di vista occupazionale, infatti, le realtà preesistenti che chiudono vanno ad eliminare dei posti di lavoro concreti, conosciuti e, in alcuni casi, consolidati da decenni. Al contrario, le nuove attività che si affacciano sul mercato rappresentano quasi sempre un terno al lotto, una scommessa di giovani imprenditori che con coraggio e ambizione provano a realizzare delle idee, spesso anche molto innovative ma che hanno bisogno di tempo per essere apprezzate dal pubblico e produrre utili, grazie ai quali si creeranno poi nuovi posti di lavoro. In altre parole, la semplice differenza tra nuove partite Iva aperte e vecchie attività cessate non offre una lettura onesta e attendibile circa lo stato in cui versa l’economia del territorio.

Ad ogni buon conto, il presidente della Camera di Commercio Giorgio Mencaroni ha parlato di “importante segnale di tenuta, maturato in una condizione che certo non incoraggia a fare impresa”, specialmente “in un 2013 risultato tra gli anni peggiori dall’inizio della crisi. Al contrario – ha aggiunto Mencaroni – quasi 11 imprese al giorno hanno iniziato l’attività, e di queste mi piace sottolineare che un terzo è a conduzione giovanile e un altro terzo femminile”.

Il dato perugino sulla crescita delle imprese è comunque inferiore alla media nazionale, che si attesta a +0,21%, Allo stesso modo segnali negativi preoccupanti giungono dai comparti artigiani, che nel 2013 hanno visto chiudere altre 420 attività (-2,31%), un terzo in più rispetto alle nuove aperture. Anche in questo caso, purtroppo, la provincia arranca rispetto alla media nazionale, che mostra una tenuta leggermente più solida con una flessione complessiva pari a -1,94%.

“Dobbiamo alimentare il coraggio di chi fa impresa e ridare fiducia alle famiglie e a chi cerca lavoro – ha concluso Mencaroni – e per farlo è indispensabile rafforzare le reti che costruiscono questa fiducia, a partire dalle istituzioni. È un impegno che le Camere di Commercio stanno portando avanti insieme alle rappresentanze imprenditoriali”.

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