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	<title>Perugia Online &#187; salute</title>
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		<title>Acne rosacea: come riconoscere questa malattia del viso dalle grandi ripercussioni emotive</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Sep 2018 15:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Punto.Salute - Nutrizionista]]></category>
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		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[Tutte le donne al mondo tengono al proprio aspetto, soprattutto se si parla del viso, così molto spesso le condizioni della pelle balzano in cima alla lista delle preoccupazioni delle italiane. Questo perché servono tante piccole attenzioni per mantenere la cute brillante, giovane e in forma. Purtroppo, però, non sempre queste attenzioni bastano per assicurare una pelle al top. Alle volte, difatti, ci si trova a dover combattere contro alcune problematiche più importanti, come ad esempio l’acne rosacea.</p>
<p>Vediamo dunque cos’è e perché è necessario conoscerla, per poter intervenire sin da subito.</p>
<p><strong>Rosacea: definizione e conseguenze. </strong>L’acne rosacea, comunemente nota come rosacea, è un problema di natura infiammatoria che può colpire la pelle del viso, un fastidio cronico, che tende a scomparire e a ricomparire all’improvviso. Questa dermatosi, fra le altre cose, colpisce soprattutto le donne dai 30 fino ai 60 anni.</p>
<p>Le cause non sono del tutto note ma, stando ad alcuni studi scientifici, la rosacea potrebbe dipendere dalle variazioni ormonali che si manifestano durante la menopausa. Questo ovviamente non spiega del tutto la situazione e, come detto, l’eziologia odierna non riesce ancora a dare una spiegazione a questo disturbo. Si sa che colpisce in particolar modo le donne con una pelle tendente al chiaro. Le conseguenze possono diventare molto evidenti, quando la rosacea raggiunge la sua fase acuta: nella fattispecie, la cute si gonfia e assume un aspetto bulboso ed un colorito roseo/rosso a seconda dello stato d&#8217;infiammazione.</p>
<p><strong>Sintomi e rimedi naturali per l’acne rosacea. </strong>È importante cogliere sin dai primi segnali la rosacea, magari leggendo anche <a href="https://www.eucerin.it/articles/rosacea">articoli online come questo di Eucerin</a>, perché questa patologia cutanea può avere anche delle ripercussioni forti sulla nostra vita sociale.</p>
<p>Secondo <a href="https://www.corriere.it/salute/dermatologia/15_maggio_05/rosacea-non-difetto-pelle-ma-vera-malattia-viso-2c57643c-f2fd-11e4-a9b9-3b8b5258745e.shtml">alcuni studi che hanno indagato le implicazioni psicologiche</a> della rosacea, l’88% delle donne colpite da questa forma di acne avverte o ha avvertito dei problemi emotivi, che si manifestano sia a livello di rapporti sociali e sentimentali, sia a livello di rapporti professionali.</p>
<p>Purtroppo si tratta di una malattia infida, che spesso viene erroneamente confusa con una pelle grassa per natura. Sottovalutarla è un errore perché, come visto, le conseguenze degli stati acuti possono essere pesanti.</p>
<p>I sintomi di questa patologia sono i seguenti: la nascita di papule rossastre, che tendono ad emergere e a diffondersi in piccoli gruppetti localizzati. Inoltre, la rosacea può degenerare con la formazione di pustole. Di solito questa condizione si accompagna ad una crescita irregolare della superficie del naso, nota anche come rinofima.</p>
<p>Per quanto concerne i rimedi naturali, si consiglia di utilizzare prodotti come l’aloe vera, che è un ottimo lenitivo, anche se ovviamente non basta per curare del tutto l’acne rosacea. Altri rimedi biologici utili per calmare l’infiammazione sono le creme a base di ginkgo biloba e di zenzero, insieme all’avena.</p>
<p>Prima di concludere, è bene specificare una cosa: solo un dermatologo esperto può diagnosticare l’acne rosacea, quindi bisogna sempre rivolgersi a lui prima di adottare qualsiasi rimedio.</p>
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		<title>‘Salute, malattia e bellezza dal Rinascimento all’età moderna’</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2018 21:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Internazionale di Studi sul Rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
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		<category><![CDATA[Universit? per Stranieri di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Quattro. Il numero delle pagine che Carchia e D’Angelo dedicano, nel loro dizionario (Laterza, 2005), alla categoria estetica della ‘bellezza’: «possiamo distinguere – si legge nell’introduzione –, in una prima approssimazione, due accezioni del concetto di bellezza. In senso lato, si definisce bello ‘tutto ciò che vediamo, sentiamo, immaginiamo con piacere ed approvazione (…). Viceversa, ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/salute-malattia-e-bellezza-dal-rinascimento-alleta-moderna/">‘Salute, malattia e bellezza dal Rinascimento all’età moderna’</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Quattro. Il numero delle pagine che Carchia e D’Angelo dedicano, nel loro dizionario (Laterza, 2005), alla categoria estetica della ‘bellezza’: «possiamo distinguere – si legge nell’introduzione –, in una prima approssimazione, due accezioni del concetto di bellezza. In senso lato, si definisce bello ‘tutto ciò che vediamo, sentiamo, immaginiamo con piacere ed approvazione (…). Viceversa, il bello <em>strictiori sensu</em> è, accanto alla grazia, alla sottigliezza, al sublime e simili, una categoria del bello <em>sensu largo</em>. Solo il bello in senso stretto è una categoria specificamente estetica, dunque in qualche modo moderna. In altri termini, da un punto di vista delimitatamente estetico, ‘si può paradossalmente dire che il bello è una categoria del bello’, ovvero una categoria che si differenzia da altre consimili (l’adeguatezza, l’ornamento, l’avvenenza, la grazia, la sottigliezza, il sublime) o opposto (il brutto e le sue suddivisioni) (…)». Che dire, allora, del concetto di ‘bellezza’ dal Rinascimento all’età moderna? Come aveva i capelli, ancor prima, Beatrice? Non è dato sapere. Ma, da Laura in poi, almeno fino all’Ottocento escluso le muse son tutte bionde. Poi c’è Marylin, che, in una lettera datata al 1954, esorta ad ‘amarla solo per i suoi capelli biondi’. E ancora: come si combina questa categoria estetica con i concetti di ‘salute’ e di ‘malattia’?</p>
<p>‘Salute, malattia e bellezza dal Rinascimento all’età moderna, è stato il titolo scelto per il convegno che si è tenuto, il 16 ed il 17 maggio, all’Università per Stranieri di Perugia (Palazzo Gallenga, Sala Goldoni) e che è stato promosso dal Centro Internazionale di Studi sul Rinascimento diretto dal professor Roberto Fedi. Proprio al noto petrarchista, già direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università per Stranieri di Perugia, è toccato fare ‘gli onori di casa’, decretando aperta l’attività pubblica del Centro Internazionale di Studi sul Rinascimento: «oggi inauguriamo – è stata la sua dichiarazione – l’inizio di questa attività ufficiale. Questo convegno, che vede la partecipazione di studiosi italiani e stranieri e di molti dottorandi nasce con l’altro Centro di Studi sul Medioevo e sul Rinascimento diretto a Los Angeles, alla UCLA, dal professor Massimo Ciavolella: la partecipazione congiunta di studiosi <em>in fieri</em> credo sia molto positiva». «Il professor Fedi – ha affermato il Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Giovanni Paciullo – ha svolto un’attività importante in questo Ateneo, fin da quando ha guidato, insieme ad altri docenti, la fase di passaggio da ‘scuola di lingua italiana’ ad Università strutturata in corsi di laurea, costruendo intorno a sé una scuola. Una delle principali responsabilità che ho nei confronti di questo Ateneo poggia sul sistema di relazioni internazionali, che hanno sempre caratterizzato il suo magistero, e di cui un riferimento è costituito proprio dal Rinascimento. La formula su cui si basa il Centro di Studi diretto dal professor Fedi corrisponde a quella dell’Università, che si apre ad una visione più ampia, la terza missione: un passaggio di ridisegno dell’impegno delle Università, della didattica e della ricerca, della ‘terza missione’, appunto, un vivere la propria esperienza nel territorio, promuovendo una iniziativa di educazione permanente». «Il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali – è stato il commento della professoressa Giovanna Zaganelli, direttrice del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università per Stranieri di Perugia e coordinatrice del Dottorato di ricerca in Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale dello stesso Ateneo – ha seguito le varie fasi della strutturazione del Centro Internazionale di Studi sul Rinascimento. Per me è motivo di orgoglio e di interesse essere qui, oggi. Il professor Fedi porta in campo questo ponte con gli Stati Uniti, con la UCLA, e con altre Università italiane presenti in questa giornata inaugurale. Penso che un centro internazionale sia da intendersi come un laboratorio di ricerca. Porto qui, in questa occasione una notizia: l’Anvur ha riconosciuto come ‘innovativo ed internazionale’ il Dottorato di ricerca che coordino. Un’ottima opportunità, questa, anche per il nostro centro, che viene inaugurato e il cui insieme degli interventi di oggi e di domani è autorevole».</p>
<p>A partire dal suo, incentrato su ‘Tre idee di bellezza del <em>Polifilo</em> tra scrittura e immagine’: l’<em>Hypnerotomachia Poliphili</em>, attribuita a Francesco Colonna, esce nel 1499 dall’officina di Aldo Manuzio. Una splendida copia è conservata alla Biblioteca Comunale Augusta di Perugia: qui l’interdipendenza fra testo e immagine si pone alla base del concetto di ‘bellezza’, <em>fil rouge</em> delle riflessioni, poggianti sui concetti di innovazione tipografica, chiarezza narrativa e purezza architettonica delle tecniche descrittive. Prima di approfondire alcuni interventi presentati nel corso della prima giornata di convegno, tenutasi il 16 maggio, restituiamo ai lettori ‘un volo pindarico’ sugli argomenti trattati dagli studiosi partecipanti e basati sui concetti di ‘salute, malattia e bellezza dal Rinascimento all’età moderna’: ‘Visitare gli ammalati’ è stato il titolo dell’intervento presentato da Monica Bindi (Soprintendenza Firenze, Pistoia e Prato), che muove da una delle formelle del fregio in terracotta invetriata policroma che decora la facciata dell’ospedale del Ceppo di Pistoia (rappresentante l’insegnamento medico e quello della chirurgia), fondato nel 1277 e passato sotto il controllo dell’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze nel 1501. Rinaldo Canalis, della David Geffen School of Medicine della UCLA, si è invece occupato de ‘Il mistero della morte di Huayana Capac Inca’, l’ultimo Inca regnante, la cui morte viene attribuita, dalla maggior parte dei cronisti e degli storici moderni, ad un’epidemia di vaiolo: un’ipotesi, questa, contrastata da Canalis, che propone, come patologia alternativa, la bartonellosi o il tifo, malattie che precedettero l’arrivo dei conquistatori. Il professor Giovanni Capecchi, dell’Università per Stranieri di Perugia, ha presentato un intervento dal titolo ‘Il corpo dello Stato: pestilenze e malattie politico-sociali’, in cui ha interpretato la malattia come metafora politico-sociale: i contagi pestilenziali, infatti, sono stati spesso legati a disordine sociale, a sua volta una malattia nel corpo della pòlis, perché anche la società si ammala. Sulla letteratura termale nel Cinquecento e su ‘miracoli, pratiche sanitarie e nuova scienza medica’ ha focalizzato la sua attenzione la relazione proposta da Chiara Gaiardoni (Università per Stranieri di Perugia): nel Cinquecento si registrano alcune delle massime espressioni della cultura delle acque, confluite nel <em>De balneis omnia quae extant apud Graecos, Latinos et Arabas</em> di Tommaso Giunti, fra concezioni miracolistiche dei bagni e studi prettamente medici. Metodi e indagini sulla paleopatografia sono stati presentati da Francesco Maria Galassi (Flinders University, Adelaide, Australia), Giovanni Spani (College of the Holy Cross, Worcester, Massachusetts) e da Elena Varotto (Università degli Studi di Catania): studiando le malattie del passato, tale disciplina combina ragionamento clinico, filologia e storia della medicina e ricostruisce la presentazione clinica di come si manifestavano le malattie anche millenni fa, avvalendosi dello studio di fonti documentarie e archivistiche. Contemplare la bellezza nella sofferenza e nella malattia in epoca rinascimentale può essere (anche) un ‘Dolce martir’: partendo dalla Maddalena Penitente di Donatello, passando per la Pietà Bandini di Michelangelo e giungendo sino agli affreschi del Pellegrinaio, Jenny Luchini (Università per Stranieri di Perugia) ha messo in luce come sia possibile contemplare la bellezza anche da luoghi di sofferenza. O da luoghi di morte, che suscitano paura: ‘Paura della morte e morale eroica nel Decameron’ è il titolo dell’intervento presentato da Toni Marino (Università per Stranieri di Perugia): nell’opera di Boccaccio la rappresentazione della morte, funzionale all’avanzamento dell’intreccio, ha posizione incipitaria, mostrandola in tutta la sua veste distruttiva. La morte in Boccaccio fa paura e presuppone delle reazioni distruttive, spesso legate a processi degenerativi della morale precedente, a volte costruttive e connesse alla progettazione sociale. ‘Declinazione dell’idea di felicità nell’Illuminismo meridionale’ è stato il titolo scelto per la relazione di Sebastiano Martelli (Università degli Studi di Salerno), che ha posto l’accento sul dibattito sulla felicità in seno al processo di secolarizzazione messo in moto dal secolo del Lumi in tutta Europa e sul confronto fra due tipi di felicità, pubblica e individuale, nelle riflessioni di Genovesi e dei suoi allievi, Galanti e Longano. Dall’idea di felicità a quella dei giardini principeschi: in ‘Dal bello al Sublime: quando i ‘giardini principeschi’ perdono il loro fascino’ Sara Morganti (Università per Stranieri di Perugia) ha messo a fuoco il tema dei giardini inglesi, che Umberto Eco ha identificato col nome di ‘poetica delle montagne’, legata all’idea di sublime, che, dalla seconda metà del Settecento ha influenzato anche l’architettura e la letteratura, oltre che la natura. Agli ‘Experimenti’ di Caterina Sforza è stato dedicato l’intervento di Laura Nuti (Università per Stranieri di Perugia), che ha indagato la sperimentazione e la produzione da parte della nobildonna del Rinascimento, di preparati per la salute e per la bellezza, di cui lasciò testimonianza scritta in un corpus di oltre 400 ricette in italiano volgare, spaziando dalla medicina alla cosmesi. Da testo documentario a testo maiolico: ‘L’amore scortese. Erotismo e grottesco nella maiolica di Deruta’ è il titolo della relazione presentata da Puma Valentina Scricciolo (Università per Stranieri di Perugia), che è ruotato attorno al concetto di ‘Rinascimento clandestino’, legato al collezionismo privato, all’opera di Francesco Xanto Avelli, Pietro Aretino e Marcantonio Raimondi e alla maiolica derutese, con focus sui manufatti delle maestranze di Deruta. Il decoro del corpo, però, non è solo appannaggio della maiolica derutese: anche nell’erbario rinascimentale di Pietro Andrea Mattioli si può rinvenire un approfondimento su questa tematica. A occuparsene è stata Giovanna Spina (Università per Stranieri di Perugia), che ha evidenziato come negli erbari illustrati del Cinquecento il connubio fra medicina, salute e bellezza fosse particolarmente sondato, come nel caso de <em>I Discorsi</em> o <em>Commentarii</em> di P.A. Mattioli, che sottolinea l’importanza delle cure estetiche e del decoro del corpo umano. Il tema della bellezza è stato affrontato anche da un altro punto di vista: ‘Beltà rinascimentale: <em>must, </em><em>prêt-à-porter </em>e <em>haute couture</em>’ è il titolo dell’intervento presentato da Guadalupe Vilela Ruiz (Università per Stranieri di Perugia), che ha approfondito l’aspetto relativo al costume nell’Umanesimo e nel Rinascimento, quando ‘l’eleganza italica’ costituiva un modello di raffinatezza e maestosità dei capi. Da un punto di vista più marcatamente filosofico si colloca la relazione presentata dal professor Aldo Stella (Università per Stranieri di Perugia), dal titolo ‘Dove si nasconde la salute?’, che vuol essere un omaggio a Gadamer, il quale si interrogava sul nascondersi della salute intesa come benessere o ‘essere nel bene’: ciò che si perde di vista, insomma, sembra essere la persona che soffre, per cui la salute cessa di valere come lo stato che viene percepito dal soggetto, che deve essere, quindi curato non solo nel suo aspetti materiale, ma nella sua dimensione esistenziale.</p>
<p>Si fornisce, ora, un approfondimento sulla prima sessione del convegno, presieduta dal professor Fedi: per primo, la parola è spettata al maggiore studioso di Italianistica degli Stati Uniti, il professor Massimo Ciavolella (UCLA, Center for Medieval &amp; Renaissance Studies, Los Angeles), che, in qualità di direttore del Centro, si è occupato di malattia d’amore, che fino a poco tempo fa non si conosceva sul piano scientifico. Il professor Ciavolella ha presentato una relazione dal titolo ‘Curare il corpo, persuadere la mente: il rapporto tra erotomania, malinconia e nostalgia nella cultura rinascimentale’, incentrata sugli elementi in comune fra erotomania, malinconia e nostalgia, tanto che le loro patologie si sono spesso sovrapposte. La trattazione parte da lontano, quando Girolamo Cardano, studioso, matematico, medico e astrologo morto nel 1576 definisce il suo carattere e la sua personalità in un lungo oroscopo sulla sua persona. Un’inclinazione innata e lacerata fra il desiderio di sapere e il desiderio della carne. Robert Burton, dal canto suo, dice di non credere agli astri. Marsilio Ficino afferma che chi ha Venere nel Leone, ha la stessa lussuria e quindi la stessa natura di Venere. Campanella, così come Tolomeo, accumula aforismi su questi argomenti: il primo spiega, attraverso di essi, la follia amorosa, ovvero gli effetti di Venere nel segno mascolino. Gli astrologi considerano Venere e Saturno con proprietà opposte, ma l’influenza di entrambi trova un terreno comune a livello somatogenico. Gli erotomani, infatti, sopraffatti dagli stimoli della carne, possono diventare malinconici, fino a raggiungere livelli di supereccitazione erotica, tanto che l’erotomane vive sotto la falce di Saturno. Una vera e propria ossessione, che si è fissata nell’immaginazione nel Rinascimento. Eros e malinconia, prodotti di un’immaginazione corrotta, fissa sull’oggetto particolare dell’immaginazione nel Rinascimento. Quanto alla fisiologia del cervello e alla natura dei sensi interni, che controlla l’atto del percepire e del capire, Gregor Reisch, in <em>Margarita philosophica</em>, illustra delle immagini impresse dai sensi, ovvero l’immaginazione, la memoria che li contiene, la fantasia che li elabora. Avicenna, spiega tutto ciò nel <em>De anima</em>: le immagini passano da fuori a dentro fino ad arrivare come essenza di quell’immagine alla potenza cognitiva, al pensiero vero e proprio. Si ha una corruzione della potenza o facoltà estimativa, che dovrebbe separare intenzioni buone da intenzioni nocive. Nel <em>De amore heroico</em> di Arnaldo da Villanova l’amante fissa la sua attenzione su come ottenere l’oggetto della percezione per raggiungere il piacere distruttivo immaginato nella propria mente. I sintomi della condizione della malinconia erotica corrispondono, d’altronde, ad un temperamento saturnino. Coloro che nascono sotto il segno di Venere possono diventare malinconici e folli, mentre chi nasce sotto il segno di Saturno è portato ad un atteggiamento ossessivo. I malinconici dovrebbero seguire una dieta psicologica e fisiologica. Giordano Bruno scrive che, a causa del loro temperamento, i malinconici sono impressionabili, e immaginano il piacere con maggiore intensità: sono indotti da un pensiero speculativo e risultano agitati da passioni più violente. Cardano rimane convinto per tutta la vita che la sua libidine travolgente e la sua concezione fra eros e malinconia faccia parte del patrimonio congenito della propria età e che non può esserci tregua da questa terribile malattia, che toglie fame e sete, e che può essere causa di morte. ‘Laboravi interdum etiam amore heorico’. Johannes Hofer, in <em>Dissertatio medica de nostalgia</em> definisce la nostalgia nella sua tesi discussa a Basilea. È un neologismo, quello creato da Hofer: nostalgia indica sia il ritorno che la sofferenza: i soldati svizzeri mercenari portati in Francia vivevano un momento di delusione, di disfacimento. Per la prima volta, dunque, la nostalgia viene trattata come una malattia, che affonda le proprie radici nella semiotica medica. La mente non può immaginare nulla che non sia corporeo: a essere colpita è quella parte del cervello, il centro ovale, in cui i sintomi della malattia sono simili a quelli provocati dall’eccessivo desiderio erotico. Una tristezza continua, la patria come unico pensiero, la perdita di forza, una minore sensibilità a fame e a sete, palpitazioni di cuore, etc. Le terapie che venivano impiegate erano le stesse usate per l’eros e la malinconia: oppiacei, salassi, frequentazioni con amici. Infine, nei casi più estremi, il rimpatrio.</p>
<p>Mirella Masieri (Università del Salento) ha parlato, invece, de ‘Il tarlo dell’eros: il mal francese nella poesia erotica del Cinque e Seicento’: la sifilide nella poesia erotica della fine del Quattrocento, fu un fertile terreno di metafore, dall’elogio nel ‘Capitolo in lode del malfranzese’ di Giovanni Francesco Bini al racconto contenuto nel ‘Capitolo in lode del legno santo’ di Agnolo Firenzuola. La sifilide era temuta più per le sofferenze che per l’impatto sociale: vasta è la letteratura sugli aspetti più inquietanti del male. Molte, sono le leggende sull’origine della malattia: la tesi americanista, secondo la quale nel 1493 i marinai di Colombo l’avrebbero introdotta nelle Americhe,  è ancora la più accreditata. Si aprì, così, la polemica su chi dovesse essere l’untore: i napoletani parlarono di ‘mal francese’, i francesi di ‘mal napoletano’. Ciò che è importante è che si registrò sin da subito una rapida propagazione, tanto da diventare un fenomeno sociale di vaste proporzioni, con implicazioni etiche e comportamentali. Nella produzione erotica, quindi, si registra anche la presenza di entità negative come la sifilide: l’attività poetica del gruppo dei vignaioli si focalizza proprio sul mal francese. Le terapie proposte furono tutte poco efficaci: si basavano sul ricorso al mercurio, all’argento vivo, somministrato come unguento, o a saune effettuate dentro botti chiuse. Ma il mercurio è velenoso: gli affetti morivano avvelenati e non di sifilide. Dal 1517 la cura fu sostituita dal legno santo, che non fa nulla contro la sifilide. Fu così che il Firenzuola scrisse il ‘Capitolo in lode del legno santo’.</p>
<p>Antonella Tropeano (Università per Stranieri di Perugia, Centro Internazionale di Studi sul Rinascimento) ha relazionato circa ‘L’antica tradizione dell’aegritudo amoris dal Medioevo al Cinquecento’, ripercorrendo il tema del mal d’amore, quale condizione fisica e psicologica, classificata in filosofia, letteratura ed arte (<em>hereos</em>, <em>aegritudo amoris</em> e <em>fin’amor</em>). Il tema del mal d’amore si ricollega a quelli della ferita inferta da amore e della malattia dell’anima, prigione del corpo. In ogni luogo i segni non mutano: a cambiare nel tempo è l’atteggiamento con cui gli uomini si sono relazionati al mal d’amore. Si pensi ai lirici greci e latini (Saffo, Ovidio, Catullo) o al mal d’amore che colpì Fedra, Didone, Medea. Catullo, più precisamente, invocava la misericordia degli dei per essere liberato da un <em>morbum </em>funesto e non corrisposto. Per Lucrezio, l’amore è un morbo distruttivo, mentre per Fedra una passione incontrollabile. Un amore folle, totale, cui si sacrifica tutto. L’eros viene esaminato anche nei testi della medicina, dai medici della scuola di Ippocrate, quale dolce infermità, malattia agognata, attraverso gli occhi, che portano l’amore al cuore. Nel Medioevo, si sviluppa la letteratura degli <em>exempla </em>e delle problematiche rispetto al genere femminile: Guido Cavalcanti indaga la malinconia e la fatalità del linguaggio lirico, mentre Petrarca canta la passione per Laura, un lungo tormento, quello di un uomo alla mercè dello sguardo dell’amata. Boccaccio propone dei rimedi contro la malattia d’amore, contro una passione amorosa totalizzante con dei risvolti devastanti se non ricambiata, ovvero come malattia dell’anima e del corpo. Come quella provata da Enea Silvio Piccolomini per Cinzia. Pietro Bembo, dal canto suo, conduce un dibattito sull’amore: negli ‘Asolani’, l’amore coincide con la legittimità nella vita spirituale dell’uomo. L’amore terreno è considerato precario se non conduce alla spiritualità. Non a caso, in Ariosto, Orlando impazzisce quando scopre che Angelica è diversa da quella che credeva: il suo amore coincide con la perdita di senno, con la follia, a fronte dell’amore devoto di Bradamante.</p>
<p>Il primo intervento della seconda sessione, presieduta dal professor Sebastiano Martelli (Università degli Studi di Salerno) è stato quello del professor Roberto Fedi, Direttore del Centro Internazionale di Studi sul Rinascimento dell’Università per Stranieri di Perugia: il suo intervento, ‘Amami per i miei capelli biondi’ rimanda al titolo di un libro, pubblicato da Le Càriti Editore nella collana Talia, dal titolo ‘I poeti preferiscono le bionde. Chiome d’oro e letteratura’. «Lo so – ha esordito il professor Fedi – è un titolo furbino. Un titolo che ho scelto, perché parleremo di capelli biondi e di bellezza rinascimentale. Mi sembrava questa frase cadesse a proposito. Chi l’ha detta? L’ha detta il mito della bellezza bionda, Marylin Monroe, che, in una lettera, scrive questa frase. Alcuni l’hanno presa in modo superficiale. Nel 1954 scrive ‘Love me for my blond hair only’. La Monroe non è ancora un mito. Ma è uscito da poco ‘Gli uomini preferiscono le bionde’. C’è l’idea di una Monroe-bionda svanita, confondendo il personaggio con la persona. Il destinatario, un poeta che vive a New York, secondo la mia ricostruzione, le ha mandato un suggerimento, di leggere un volume, in cui Marylin ritrova una poesia dialogica, in cui si legge: ‘Amami per me stessa, non per i miei capelli gialli’. Marylin trasforma questa frase in un’altra cosa. Si passa da una notazione giornalistica ad una notazione mitica: è lì che comincia il mito. Ma prima? Cos’era successo prima? A chi amasse i capelli biondi e la poesia lirica? Abbiamo la fortuna di sapere quando, cosa, dove, perché. La data è il 1327, il luogo, la chiesa di Santa Chiara ad Avignone. Petrarca vi entra e gli appare una fanciulla, poco più che diciassettenne, bionda, bellissima. È amore a prima vista. Questa cosa rimane impressa nella sua poesia, nella sua anima, per tutta la sua vita. Ha i capelli biondi, metafora dell’immaginazione poetica, della realtà, dell’amore. Ma la fanciulla è già sposata e muore con la peste del 1348, dopo aver messo al mondo undici figli. Rimarrà fino al Cinquecento e oltre la metafora della poesia e della vita. E prima? Prima le cose non erano così. Il mito va anche alla rovescia. Beatrice ‘non ha capelli’, Dante non se ne interessa: parla del sorriso, degli occhi, non dei capelli. Petrarca innova partendo dalla tradizione, in avanti. Ma il mito va anche indietro. ‘Erano i capei d’oro a l’aura sparsi’. Nel 1912, una canzone recita così: ‘son fili d’oro i tuoi capelli biondi’. Per i provenzali le fanciulle potevano essere anche bionde. Che succede in avanti? Prima del Petrarca i capelli hanno un valore denotativo: ci sono, punto e basta. Dopo Petrarca il colore dei capelli ha un valore connotativo. Nel Cinquecento, con il Petrarchismo, Firenzuola, compone un trattato sulla bellezza delle donne: l’unico colore dei capelli delle donne è il biondo. E tutte le altre? Le donne hanno i capelli neri. Un terzo delle donne è biondo, ma una su venti ha i capelli biondi nel bacino del Mediterraneo. E chi non aveva i capelli biondi? Mi sono sbalordito di quanti siano i trattati, i volumi dedicati al modo di diventare bionde. I libri nel Cinquecento su come diventare bionde li compravano le donne. Marinello scrive un testo fondamentale per la biondezza (un trattato con quattro edizioni, perché ha un suo pubblico: volumi in ottavo, che fanno parte di volumi di ginecologia, sulle malattie delle donne e che suggeriscono come farsi biondi i capelli, come fosse una malattia). Rotula de Ruggero è una delle prime donne che scrive trattati di ginecologia. Ecco una ricetta su come trasformare i capelli biondi in capelli neri: si prenda un ramarro e, staccatagli testa e coda, lo si cuocia bene in olio e in tal modo unga la testa e ciò rende i capelli lunghi e neri. La cosmesi c’è sempre stata. Il Marinello, nel 1562, pubblica una trentina di ricette per farsi i capelli biondi, per farsi ‘la bionda’: ‘si prenda del latte di donna che nutra un fanciullo maschio, unire semi di girasole e quivi lasciarlo dieci giorni, poi pestarlo e poi spremere olio, dove cucinare oro tirato in folia (foglia oro), poi ungervi i capelli’. Un’altra ricetta: ‘si prendano fusti con radici di gambi di cavoli e bruciarli, con la cenere bollire parti di agrimonia e salice con aloe, levarle dal fuoco, spargere zafferano, pestare e mischiare, e lavarci il capo di sera’. L’abbronzatura, d’altro lato, è vista come aspetto negativo, fino al boom economico: un elemento contadino, a differenza della pelle bianca come il latte. Però il sole fa diventare più biondi i capelli. Allora, si opta per tese larghe del cappello, per via che i capelli stiano al sole: questo facilita il processo che fa divenire biondi i capelli. In realtà questa storia non finisce: viene tramandata nelle canzoncine popolari, poi in Alfieri, nelle rime per contessa d’Albany che in effetti era brutta, ma che ha i capelli biondi. Poi in Ugo Foscolo: l’editore delle ‘Ultime lettere di Jacopo Ortis’ chiama Sassoli e glielo fa concludere. Sassoli non è un cattivo letterato. Teresa non ha più in questa edizione i capelli neri: ha i riccioli d’oro sparsi sulla testa.</p>
<p>Donne bionde, dai capelli d’oro, e donne brune. Dov’è che finiscono le ragazze brune? Le ragazze brune finiscono nelle canzoni (nell’Ottocento sono tutte brune: Lucia dei ‘Promessi Sposi’, Silvia di Leopardi), nella poesia popolare, quella realistica. La bellezza femminile nelle chiome. La mia non è una forma di esibizionismo ‘biondistico’! Ma un piccolo contributo alla storia del biondo».</p>
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		<title>Osservatorio permanente sulla sanità umbra, iniziativa di Centro democratico</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jan 2018 18:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Ubaldi]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Centro Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il confronto diretto tra associazionismo apolitico e mondo medico per scattare una foto obiettiva della salute in Umbria. E&#8217; stato questo il fulcro dell&#8217;incontro, svoltosi a Perugia lo scorso 18 gennaio, fortemente voluto e organizzato dal dottor Michele Berloco, responsabile nazionale del dipartimento sanità di Centro Democratico. Medici e associazioni si sono dunque date appuntamento ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Il confronto diretto tra associazionismo apolitico e mondo medico per scattare una foto obiettiva della salute in Umbria. E&#8217; stato questo il fulcro dell&#8217;incontro, svoltosi a Perugia lo scorso 18 gennaio, fortemente voluto e organizzato dal dottor Michele Berloco, responsabile nazionale del dipartimento sanità di Centro Democratico. Medici e associazioni si sono dunque date appuntamento nel capoluogo per parlare di salute nella regione, in un meeting nel corso del quale sono state affrontate alcune tematiche relative la sanità umbra sotto una nuova prospettiva, finalmente slegata dalle rispettive appartenenze.<br />
L&#8217;incontro ha di fatto posto le basi per la realizzazione di un Osservatorio Permanente sulla Sanità Umbra, che avrà la finalità non solo di monitoraggio ma soprattutto di scambio di idee su tutto quello che accade nell’universo sanità della regione. Presenti all&#8217;evento, oltre alle associazioni vicine ai pazienti, anche i medici di famiglia Maurizio Hanke e Filippo Cardone ed il neurologo Francesco Corea.</p>
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		<title>La Pressoterapia</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2017 06:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Ponziani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dello stare bene]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ogni volta che trattiamo un argomento che spieghi come migliorare l&#8217;esteticità del nostro fisico dobbiamo sempre ricordare che, in primo luogo, ciò che otteniamo è un miglioramento della salute. Mille i benefici derivanti dal prendersi cura di se stessi: tra i più noti, circolazione, ossigenazione ed anche elasticità dei tessuti. E&#8217; d&#8217;inverno che possiamo lavorare ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Ogni volta che trattiamo un argomento che spieghi come migliorare l&#8217;esteticità del nostro fisico dobbiamo sempre ricordare che, in primo luogo, ciò che otteniamo è un miglioramento della salute. Mille i benefici derivanti dal prendersi cura di se stessi: tra i più noti, circolazione, ossigenazione ed anche elasticità dei tessuti. E&#8217; d&#8217;inverno che possiamo lavorare sul nostro corpo, non per sentirci perfette, ma certamente al meglio, per vivere la bellezza della primavera e dell&#8217;estate.</p>
<p>Oggi presentiamo La Pressoterapia , un efficace trattamento di compressione per ripristinare la funzionalità circolatoria venosa e linfatica che aiuta la circolazione locale riducendo il gonfiore, la tensione muscolare, lo stress e il dolore. Un trattamento che diventa una risposta ai principali inestetismi del corpo, in particolare di addome, gambe e fianchi riducendo cellulite, adiposità localizzate e ritenzione dei liquidi.</p>
<p>A questo proposito possiamo parlare di pressoestetica, una terapia molto diffusa nei centri estetici. Slim Press è un&#8217;ulteriore risposta innovativa al concetto di pressoterapia: la caratteristica predominante è la potente azione termoriscaldante grazie a specifici raggi infrarossi i quali, in maniera sequenziale, possono essere attivati conducendo calore su tutte le aree trattate.</p>
<p>I benefici sono subito visibili: oltre all&#8217;immancabile benessere generale, si ottiene un potente drenaggio dei liquidi interstiziali, la riattivazione della circolazione venosa e linfatica con conseguente eliminazione delle scorie, l&#8217;azione dimagrante e detossinante attraverso la sudorazione stimolata dagli infrarossi riscaldanti.<br />
Il plus del trattamento è dato dal rassodamento e modellamento delle zone del corpo trattate.<br />
Aiutiamo il nostro corpo rimanendo in forma!<br />
A presto, con nuovi ed utili consigli.</p>
<p>Federica Ponziani Shangri-la&#8217;s. Via delle industrie, Foligno<br />
348 111 0463 <a href="https://www.facebook.com/Shangri-las-224718960959795/?fref=ts">fbShangri-la&#8217;s</a></p>
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		<title>La dieta &#8220;giusta&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2017 13:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ornella Zito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Punto.Salute - Nutrizionista]]></category>
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		<category><![CDATA[dita]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Le vacanze di Natale sono da sempre considerate un periodo a rischio per l&#8217;aumento del peso corporeo. Lo dimostrano diversi studi scientifici, tra cui quello di un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università del Sud Carolina pubblicato sul New England Journal of Medicine. Monitorando il peso di 195 adulti, in un periodo compreso tra fine settembre e marzo, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Le vacanze di Natale sono da sempre considerate un periodo a rischio per l&#8217;aumento del peso corporeo. Lo dimostrano diversi studi scientifici, tra cui quello di un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università del Sud Carolina pubblicato sul New England Journal of Medicine. Monitorando il peso di 195 adulti, in un periodo compreso tra fine settembre e marzo, più un&#8217;ulteriore misurazione nel settembre successivo, i ricercatori hanno osservato un aumento del peso (compreso fra i 370 grammi e il chilo e 520 grammi) durante le vacanze natalizie, seguito da un piccolo dimagrimento nel post vacanze (all&#8217;incirca la metà di quanto preso durante le feste). Nella misurazione di marzo i soggetti non avevano perso l&#8217;altra metà e rispetto a settembre avevano un peso maggiore (compreso fra i 480 grammi e i 2 chili e 220 grammi).</p>
<p>Tra quella misurazione e quella del settembre successivo non ci sono state significative variazioni (compreso fra i 210 grammi e i 2 chili e 300 grammi) per i 165 partecipanti tornati per il follow-up. Ma perché ogni anno si avverte il bisogno di una nuova dieta per disintossicarsi dagli eccessi delle vacanze? E perché i buoni propositi di gennaio scompaiono con il tempo? Il motivo è che le diete che si discostano dalle proprie abitudini o che sono troppo drastiche e restrittive tendono a durare poco, per di più non insegnano a mangiare meglio né eliminano le &#8220;brutte abitudini&#8221; che predispongono al sovrappeso. Il risultato è il recupero del peso perso con un andamento altalenante (detto effetto yo-yo) che di volta in volta rende più difficile il dimagrimento.</p>
<p>Piuttosto che seguire diete fai-da-te o diete detossificanti, la cosa più utile che si possa fare è partire da un&#8217;attenta valutazione delle proprie abitudini alimentari, attraverso un diario in cui annotare tutto ciò che viene mangiato o bevuto, l&#8217;orario, il luogo in cui vengono assunti gli alimenti e i comportamenti associati al momento del pasto. Un occhio esperto è in grado di capire subito &#8220;gli errori&#8221; commessi ogni giorno ma, soprattutto, è in grado di insegnare le strategie necessarie per individuare le situazioni a rischio e affrontarle in modo più funzionale.</p>
<p>Spesso non è la quantità della dieta a causare l&#8217;aumento del peso ma la qualità dell&#8217;alimentazione legata a degli atteggiamenti disfunzionali che danno significati diversi al cibo . L&#8217;educazione alimentare si discosta così dall&#8217;atteggiamento prescrittivo delle diete e punta ad aumentare la consapevolezza dei comportamenti, promuovere adeguate abitudini alimentari e insegnare strategie per affrontare meglio le situazioni a rischio, che normalmente ci porterebbero ad abbandonare la dieta.</p>
<p>Dott.ssa Ornella Zito<br />
Dietista-Nutrizionista<br />
<a href="https://www.facebook.com/puntosalutefoligno/?ref=ts&amp;fref=ts">pagina facebook</a></p>
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		<title>“Miglioriamo lo stile di vita dei bambini umbri”</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2016 10:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Una riduzione di 2 centimetri della circonferenza vita e dell’indice vita-fianchi, un buon incremento della massa magra, aumento dell’attività fisica, decisa riduzione della frequenza pasti al Fast food, buona aderenza alla dieta mediterranea non solo dei ragazzi, ma dell’intera famiglia: è questa la sintesi dei risultati preliminari del progetto “Miglioriamo lo stile di vita dei ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Una riduzione di 2 centimetri della circonferenza vita e dell’indice vita-fianchi, un buon incremento della massa magra, aumento dell’attività fisica, decisa riduzione della frequenza pasti al Fast food, buona aderenza alla dieta mediterranea non solo dei ragazzi, ma dell’intera famiglia: è questa la sintesi dei risultati preliminari del progetto “Miglioriamo lo stile di vita dei bambini umbri”, elaborati dal professor Pierpaolo De Feo dell&#8217;Università degli Studi di Perugia, e resi noti dal vicepresidente della Regione Umbria con delega allo Sport, Fabio Paparelli, nel corso di un incontro che si è tenuto ieri a Palazzo Donini a Perugia, con lo scopo di trovare con tutti i soggetti coinvolti nel progetto e alla luce dei risultati molto incoraggianti, le modalità per dare gambe all’iniziativa per il prossimo anno scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vicepresidente Paparelli, in apertura dell’incontro ha ricordato che il progetto voluto dalla Regione Umbria con il coinvolgimento degli Assessorati allo Sport, alla Sanità e all’Agricoltura e finanziato lo scorso anno con oltre 126 mila euro, rientra tra le iniziative ricomprese nel Piano sanitario regionale della prevenzione 2014/2018 ed è stato sperimentato nell’anno scolastico 2015/2016 grazie ad un protocollo d’intesa stipulato tra la Regione Umbria, il CONI Umbria, il CIP Umbria, l’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria e l’Università degli Studi di Perugia. Nell’anno scolastico 2015/16 ha coinvolto 383 classi prime della scuola primaria, 296 in provincia di Perugia e 87 in quella di Terni, circa il 98 per cento delle prime classi attivate sul territorio regionale,  per un numero complessivo di 4mila 800 bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">“La sintesi dei dati preliminari analizzati dal professor De Feo – ha affermato il vicepresidente – evidenziano come nelle 2000 schede già analizzate dei 4800 bambini coinvolti nel progetto, siano stati riscontrati cambiamenti significativi nei ragazzi non solo dal punto di vista fisico con una riduzione dei cm del giro vita e aumento della massa muscolare, ma anche relativi alle abitudini. Dai questionari è emerso che il 2 per cento delle famiglie consuma i pasti tutti insieme, diminuiscono del 2 per cento i bambini che trascorrono più di 2 ore al giorno di inattività, sia durante la settimana che nel corso del fine settimana, tutti i bambini hanno migliorato le prestazioni fisiche, così com’è aumentata al 3 per cento l’aderenza alla dieta mediterranea con un maggior consumo di frutta, verdura e pesce, riduzione netta del numero dei ragazzi che salta la prima colazione”.</p>
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		<title>La proposta di legge del Pd per tutelare la dieta mediterranea</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 14:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>“La dieta mediterranea, essendo molto di più che una serie di alimenti, promuove l&#8217;interazione sociale e si fonda sul rispetto del territorio e della biodiversità, rappresenta un elemento culturale che nella storia ha rafforzato l&#8217;identità dei popoli. Uno stile di vita che ha un alto valore ambientale perché vuole garantire un equilibrio fra natura e ...</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “La dieta mediterranea, essendo molto di più che una serie di alimenti, promuove l&#8217;interazione sociale e si fonda sul rispetto del territorio e della biodiversità, rappresenta un elemento culturale che nella storia ha rafforzato l&#8217;identità dei popoli. Uno stile di vita che ha un alto valore ambientale perché vuole garantire un equilibrio fra natura e uomo, per cui si configura come una dieta sostenibile per l&#8217;ambiente e la salute”.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno affermato i consiglieri regionali del Partito democratico Carla Casciari e Gianfranco Chiacchieroni nella relazione della proposta di legge di cui si sono fatti promotori per “tutelare e promuovere la dieta mediterranea, riconosciuta &#8216;Patrimonio culturale immateriale&#8217; dall&#8217;Unesco, intesa nella duplice accezione di stile di vita e di disciplina nutrizionale migliorativa per la salute”.<br />
La proposta normativa istituisce, presso la Giunta regionale, il Comitato di coordinamento delle politiche per la promozione della dieta mediterranea e intende approcciare i diversi settori della programmazione in ambito agricolo, sanitario, culturale, turistico e ambientale in un&#8217;ottica sinergica e di sistema, con l&#8217;obiettivo di arrivare ad una strategia strutturata, che attivi un processo integrato di tutela, valorizzazione e promozione della dieta mediterranea.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/la-proposta-di-legge-del-pd-per-tutelare-la-dieta-mediterranea/">La proposta di legge del Pd per tutelare la dieta mediterranea</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>&#8220;Fa&#8217; la cosa giusta&#8221; 2015: consumo critico e sostenibilità</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2015 07:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Francardi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Si è aperta ieri a Bastia Umbra &#8220;Fa&#8217; la cosa giusta! Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili”, che si concluderà domani. Un’interessante offerta di prodotti e servizi presentati negli stand con un unico filo conduttore: la realizzazione del benessere delle persone. Benessere da conseguire attraverso il contatto con i prodotti provenienti dalla ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Si è aperta ieri a Bastia Umbra &#8220;Fa&#8217; la cosa giusta! Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili”, che si concluderà domani. Un’interessante offerta di prodotti e servizi presentati negli stand con un unico filo conduttore: la realizzazione del benessere delle persone. Benessere da conseguire attraverso il contatto con i prodotti provenienti dalla terra e dalla natura, con l’obiettivo comune di costruire un futuro nel rispetto dell’ambiente e della salute.</p>
<p>Il diritto al cibo sano diventa uno strumento per garantire altri diritti umani: la pace, la libertà, il lavoro, la dignità delle persone, intesi come Beni Comuni. Questo il messaggio alla base della proposta degli stand attorno a cui orbitano interessanti “Piazze” destinate agli interventi di relatori sui vari temi dell’economia sostenibile e degli argomenti correlati. Dall’”architettura naturale” e l’attivismo per la riqualificazione dei territori, al “Turismo sostenibile” con incentivazione di quello “rurale”, dall’educazione ad una “cittadinanza scientifica” e informata su ambiente e chimica verde, alla proposta di “screening” della salute contenuta nella Piazza della Salute allestita dalla Regione Umbria. Dall’accoglienza ai “nuovi immigrati” all’inserimento degli stessi in progetti di riqualificazione del territorio e coltivazione di terreni abbandonati.</p>
<p>Alcuni stand, di cooperative e associazioni impegnati nel sociale, propongono servizi per garantire alle persone in difficoltà il diritto ad una vita migliore: dall’inserimento di “persone svantaggiate”, comprese quelle portatrici di Handicap e degli immigrati, alla tutela dei diritti dei consumatori e degli utenti (Associazione Acu). Dalla tutela dei diritti umani e delle donne (“Centro Antiviolenza Catia Doriana Bellini”) ai diritti dei minori. In proposito l’associazione Mixtim, operante nei territori di Perugia e Assisi, si propone di portare avanti un interessante progetto di formazione di Tutori dei minori, con l’istituzione di un Albo dei Tutori, in collaborazione con i Giudici Tutelari dei Tribunali Umbri.</p>
<p>Uno spazio particolare è dedicato ai bambini con l’allestimento di laboratori didattici.<br />
Altri laboratori (su come si fanno saponi, carta, abiti, monili ecc..) rappresentano luoghi di svago in cui passare momenti creativi, tutti da vivere e da gustare all’insegna del benessere.</p>
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		<title>L&#8217;importanza di una corretta nutrizione</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 07:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cagnazzo (*)]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Per alimentazione bilanciata o equilibrata si intende un modo di alimentarsi corretto sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. L&#8217;alimentazione equilibrata ha la finalità di garantire un apporto adeguato di energia e di nutrienti, prevenendo sia eccessi che carenze nutrizionali (entrambi dannosi). I nutrienti sono dei compostichimici contenuti negli alimenti, che vengono assorbiti e ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Per alimentazione bilanciata o equilibrata si intende un modo di alimentarsi corretto sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. L&#8217;alimentazione equilibrata ha la finalità di garantire un apporto adeguato di energia e di nutrienti, prevenendo sia eccessi che carenze nutrizionali (entrambi dannosi).</p>
<p>I nutrienti sono dei compostichimici contenuti negli alimenti, che vengono assorbiti e utilizzati dal nostro organismo. Alcuni di essi sono definiti non essenziali in quanto l&#8217;organismo può sintetizzarli dagli altri composti, sebbene possano essere ricavati anche dalla dieta. Altri, invece, sono indispensabili perché non possono essere sintetizzati e quindi devono essere assunti con la dieta. I nutrienti essenziali comprendono le vitamine, i minerali, alcuni aminoacidi e alcuni acidi grassi (omega-6 e omega-3).</p>
<p>Le carenze nutrizionali a cui la maggior parte della popolazione è esposta quotidianamente a causa dell&#8217;alimentazione squilibrata potrebbero non essere così rilevanti da creare sintomi clinici immediati, ma nel lungo tempo possono portare ad un incrementato rischio di malattie associate all&#8217;invecchiamento. Ad esempio, l&#8217;insufficiente apporto vitaminico a cui spesso siamo esposti non causa una vera e propria avitaminosi come nello scorbuto o nella pellagra, ma sovverte la biochimica cellulare, la capacità di autoriparazione del DNA, favorendo l&#8217;insorgere delle tante malattie croniche che oggigiorno ci colpiscono. Ci sono studi infatti che mostrano una correlazione causale diretta tra deficienza cronica (anche modesta) dei circa 40 nutrienti essenziali e molte malattie degenerative che si accompagnano all&#8217;invecchiamento, quali cancro, disfunzioni immunitarie, declino cognitivo e malattie cardiovascolari (1). Il motivo sembra insito nelle prerogative evolutive del nostro organismo.</p>
<p>Di fronte a limitate assunzioni di nutrienti essenziali, infatti, la fisiologia umana deve &#8220;decidere&#8221; a quali funzioni biologiche dare la priorità, in modo tale da garantire all&#8217;individuo e alla specie le migliori possibilità di sopravvivenza e riproduzione. In tali condizioni, dunque, il nostro corpo sceglie di indirizzare l&#8217;utilizzo dei nutrienti al fine di fornirci una salute &#8220;a breve termine&#8221; e la capacità riproduttiva, tralasciando la regolazione e la riparazione del DNA e delle proteine che aumentano la longevità. Questo significa che, mentre il nostro corpo è intento, per ragioni di sopravvivenza, ad utilizzare al massimo gli scarsi nutrienti che gli forniamo, nel contempo a livello cellulare viene accelerato il processo di decadimento e morte (2).</p>
<p>E&#8217; bene dunque riflettere sull&#8217;importanza di una corretta nutrizione. Essa è fondamentale in tutte le fasi della vita. E&#8217; determinante per un sano sviluppo psico- fisico a partire dalla fase prenatale, poi durante l&#8217;infanzia e nelle fasi successive della crescita; facilita i bambini nell&#8217;apprendimento scolastico e nello sport; aiuta gli adulti ad essere più produttivi e ad invecchiare in salute.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong><br />
1) B. N. Ames and J. C. McCann, &#8220;Foreword: prevention of cancer, and the other degenerative diseases of aging, through nutrition&#8221;, in <em>Chemoprevention of Cancer and DNA Damage by Dietary Factors</em>, S. Knasm¨uller, D. DeMarini, I. Johnson, and C. Gerh¨auser, Eds., Wiley-VCH, Weinheim, Germany, 2009<br />
2) B. N. Ames, &#8220;A theory of evolutionary allocation of scarce micronutrients by enzyme triage: adequate micronutrient nutrition to delay the degenerative diseases of aging&#8221;, <em>Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America</em>, vol. 103, pp. 17589-17594, 2006</p>
<p>(*) Dottore Specialista in Scienze dell&#8217;Alimentazione e della Nutrizione Umana &#8211; Nutrizionista (<a href="mailto:cagnazzofrancesco@libero.it">cagnazzofrancesco@libero.it</a>, &#8211; <a href="https://www.facebook.com/pages/Dr-Francesco-Cagnazzo/126314684221365?ref=ts&amp;fref=ts">Pagina Facebook</a>).</p>
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		<title>Nutrizione e sport: un connubio inscindibile</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 14:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cagnazzo (*)]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[La nutrizione costituisce il fondamento per la prestazione fisica fornendo il carburante per il lavoro biologico e le specie chimiche per l’estrazione e l’utilizzo del potenziale energetico contenuto negli alimenti. Essa, inoltre, fornisce gli elementi essenziali e i costituenti di base per il mantenimento della massa magra, l’ottimizzazione della struttura scheletrica, la riparazione delle cellule esistenti e la sintesi di nuovi tessuti, il mantenimento dell’equilibrio idrosalino e la regolarizzazione di tutti i processi metabolici. Situazioni di assunzione sub-ottimale di nutrienti (tali da non generare manifestazioni cliniche di una malattia) possono comunque essere dannose in quanto alterano le vie biochimiche cellulari e compromettono le funzioni dell’organismo.</p>
<p>Già Ippocrate (460-377 a.C.), considerato il padre della medicina, affermava: “Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto, né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute”. In realtà, la scienza dell’alimentazione applicata all’esercizio fisico e allo sport ha origine fin da prima dell’età dell’oro della Grecia. L’attenzione allo sforzo fisico, all’alimentazione e allo stato di buona salute hanno interessato i pensatori Sumeri, quelli dell’India, di Persia, Cina, Egitto e di altre civiltà antiche. I primi popoli nomadi si alimentavano con il cibo disponibile in natura, quale pesce, carne, fagioli, cereali e frutta selvatica. Coloro che erano in grado di percorrere lunghe distanze in ambienti ostili e non familiari erano quelli maggiormente dotati dal punto di vista fisico e rappresentano i “primi atleti”.</p>
<p>Come in tutti i campi, anche in quello della nutrizione sono necessarie le adeguate competenze. Da un lato servono conoscenze di fisiologia dell’esercizio, biochimica dei metabolismi, metodologia dell’allenamento e nozioni di farmacologia per poter capire quali sono gli effetti dell’attività fisica sull’organismo umano; dall’altro sono necessarie solide basi di chimica e tecnologia degli alimenti, di fisiologia e di biochimica della nutrizione. Gli allenamenti, le gare e i recuperi richiedono una pianificazione strategica dell’alimentazione. La figura del nutrizionista esperto in campo sportivo è cruciale in quanto permette di gestire i pasti dell’atleta nelle seguenti situazioni: variazioni del carico d’allenamento e dell’orario in cui esso viene svolto; ricerca della modulazione della composizione corporea sia in termini di incremento di massa muscolare che di riduzione della massa grassa; necessità di viaggi o trasferte sportive; infortuni che costringono l’atleta ad un riposo forzato. Vanno inoltre apportate delle correzioni dietetico-nutrizionali in soggetti sportivi particolari, quali giovani atleti, donne atlete, atleti vegetariani. E’ indispensabile anche saper indirizzare l’atleta alla corretta integrazione alimentare, quando l’alimentazione non riesce da sola a coprire tutte le necessità richieste dall’organismo in caso di prestazioni che richiedono un notevole impegno fisico.<br />
L’alimentazione dello sportivo, se improvvisata, non solo non è utile ma è anche dannosa alla salute. L’atleta ha necessità di essere orientato verso un approccio alimentare sano ed efficace e di essere allontanato da pratiche esasperate e ingiustificate che nell’ambiente sportivo, purtroppo, sono difficili da eradicare.<br />
(*) Dottore Specialista in Scienze dell&#8217;Alimentazione e della Nutrizione Umana &#8211; Nutrizionista (<a href="mailto:cagnazzofrancesco@libero.it">cagnazzofrancesco@libero.it</a>, &#8211; <a href="https://www.facebook.com/pages/Dr-Francesco-Cagnazzo/126314684221365?ref=ts&amp;fref=ts">Pagina Facebook</a>).</p>
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		<title>Gaza, anche l&#8217;Umbria in prima linea per la salute</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2014 11:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sottoscritta questa mattina (24 luglio) a Roma, presso la Farnesina, la convenzione di collaborazione tra Ministero degli Esteri e le Regioni Umbria, Sicilia, Toscana e Campania volta a rafforzare il sistema sanitario palestinese. L’obiettivo &#8211; E&#8217; quello di una maggiore promozione della salute e delle azioni di prevenzione delle malattie croniche. Una necessità che rappresenta per la ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Sottoscritta questa mattina (24 luglio) a Roma, presso la Farnesina, la convenzione di collaborazione tra Ministero degli Esteri e le Regioni Umbria, Sicilia, Toscana e Campania volta a rafforzare il sistema sanitario palestinese.</p>
<p><strong>L’obiettivo</strong> <strong>&#8211; </strong>E&#8217; quello di una maggiore promozione della salute e delle azioni di prevenzione delle malattie croniche. Una necessità che rappresenta per la Palestina una priorità, oggi ancor più attuale data la drammaticità degli eventi bellici che stanno interessando i territori della strisce di Gaza. Le quattro Regioni metteranno a disposizione del programma, che punta a potenziare il sistema di cure primarie per il miglioramento delle condizioni di salute della popolazione della Cisgiordania e di Gaza, risorse professionali provenienti dai rispettivi Servizi Sanitari Regionali, con esperienza specifica in determinati settori di eccellenza (per la Campania la salute mentale; per la Sicilia le malattie croniche; per la Toscana la salute delle donne; per l’Umbria la disabilità).</p>
<p><strong>La governatrice Marini &#8211;</strong> La presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, a margine della stipula, ha dichiarato che in sede di Conferenza dei presidenti delle Regioni italiane si adopererà affinché possa allargarsi il numero delle Regioni da coinvolgere in questo progetto, auspicando inoltre una maggiore cooperazione tra Ministero degli Esteri ed il sistema istituzionale delle Regioni &#8220;al fine di individuare modalità che facilitino il più possibile la mobilità verso l’Italia di pazienti palestinesi che necessitano di prestazioni sanitarie particolari e di alta specialistica”.</p>
<p><strong>Il Programma POSIT &#8211; </strong>Finanziato dalla Cooperazione italiana con 5,4 milioni di Euro, intende rafforzare il sistema di cure primarie e i servizi di emergenza mediante la fornitura di attrezzature medicali e lo sviluppo delle competenze del personale sanitario con un articolato programma di formazione. La Convenzione segue un modello di intervento integrato tra la cooperazione governativa italiana e i partenariati tra territori, che è già stato sperimentato con la ASL Roma A, con la quale è già in vigore dal marzo 2014 un’analoga convenzione per attività di formazione nell’ambito dello stesso programma.</p>
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		<title>Dislessia: nel territorio assisano nasce un doposcuola specifico</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2014 16:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Zurla]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Recentemente si sente molto parlare di Dislessia e di Disturbi Specifici dell’Apprendimento nel mondo della scuola, ma non solo. Un ruolo importante nel portare all’attenzione della società civile queste problematiche, lo ha ricoperto sicuramente la legge 170 del 2010, in cui sono sanciti i diritti degli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). I DSA altrimenti ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/dislessia-nel-territorio-assisano-nasce-doposcuola-specifico/">Dislessia: nel territorio assisano nasce un doposcuola specifico</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> Recentemente si sente molto parlare di Dislessia e di Disturbi Specifici dell’Apprendimento nel mondo della scuola, ma non solo. Un ruolo importante nel portare all’attenzione della società civile queste problematiche, lo ha ricoperto sicuramente la legge 170 del 2010, in cui sono sanciti i diritti degli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).</p>
<p>I DSA altrimenti definiti Disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche (definizione dell’International Classification of Disease ICD – 10) comprendono la Dislessia o disturbo specifico di lettura; la discalculia che interessa le abilità matematiche; la disortografia e la disgrafia che riguardano la scrittura rispettivamente a livello ortografico e grafo-motorio.</p>
<p>I ragazzi convivono con il disturbo durante tutto l’arco della scolarità (Stella, Cerruti, 2002) e fino all’età adulta (Swanson, 2012). Questi disturbi, infatti, non sono condizioni transitorie, ma derivano da una diversa modalità del cervello di elaborare alcune informazioni specifiche che, pur evolvendosi e trasformandosi, persiste nel tempo.<br />
Una delle maggiori difficoltà rilevate dalle famiglie, dopo aver riconosciuto e certificato il disturbo, e aver affrontato, in molti casi, una fase di riabilitazione, è quella di trovare figure qualificate in grado di sostenere e accompagnare i ragazzi nel loro percorso di studi, attraverso metodi, strategie e strumenti adeguati alle loro esigenze.<br />
Inoltre proprio perché la problematica coinvolge più piani, da quello diagnostico-clinico a quello educativo-scolastico e familiare, risulta necessario che i diversi contesti comunichino e collaborino, comunicazione e collaborazione non sempre facili da costruire.</p>
<p>Proprio dalla consapevolezza e dalla condivisione di questi bisogni, il 7 giugno del 2013 è nata l’Associazione DSA Assisi su iniziativa di un gruppo di genitori di bambini e ragazzi con DSA del territorio di Assisi che si sono attivati per stimolare le istituzioni a mettere in campo maggiori e nuove risorse in favore dei loro ragazzi.<br />
Questa unione di intenti e la forte motivazione dei genitori hanno incontrato e valorizzato la professionalità di un un gruppo di giovani operatori formati a diverso titolo nell’ambito dei DSA, insieme ai quali l’associazione ha potuto dare forma a un progetto e intraprendere un ambizioso percorso che il 13 Gennaio 2014 ha portato all’apertura di un doposcuola specifico per ragazzi con DSA, servizio del tutto nuovo sul territorio dell’assisano.<br />
Fondamentale è stato il sostegno del Comune di Assisi e del Centro Pastorale di Santa Maria degli Angeli che hanno messo a disposizione risorse economiche e spazi grazie ai quali circa una ventina di studenti hanno potuto usufruire di questo supporto.</p>
<p>Il doposcuola si è rivelato un’esperienza molto positiva sia per le famiglie, alleggerite dall’”incubo dei compiti a casa” sia per i ragazzi, i quali hanno avuto l’opportunità di <strong>sperimentare la quotidiana attività del “fare i compiti” attraverso nuovi strumenti e modalità</strong>.<br />
Il laboratorio doposcolastico è stato pensato e progettato non solo per <strong>aiutare i ragazzi ad assolvere ai “doveri scolastici”</strong> attraverso l’uso delle nuove tecnologie, ma per offrire loro anche uno <strong>spazio di confronto</strong> e condivisione delle proprie esperienze. Un luogo in cui sentirsi a proprio agio nel nominare le proprie difficoltà, incoraggiare e sentirsi incoraggiati dalle altrui sensibilità, sperimentare come significati e conoscenze si costruiscono anche nel rapporto con gli altri.<br />
Nell’ottica della promozione di un lavoro di rete tra i diversi soggetti coinvolti dalla problematica, oltre all’attività del doposcuola, l’associazione ha sostenuto molte altre iniziative. In collaborazione con la cooperativa Anastasis di Bologna, e in sinergia con Strade per Apprendere, il gruppo di professioniste coordinatrici del progetto di doposcuola, sono stati organizzati corsi di formazione rivolti ai genitori e agli insegnanti dei diversi ordini di scuola, anche grazie alla sensibilità di alcuni dirigenti scolastici che hanno aperto le porte delle loro scuole.</p>
<p>L’associazione ha avuto anche il merito di credere in giovani operatori che hanno lavorato spinti da un autentico desiderio di costruire una nuova realtà, accogliendo la proposta come una sfida e al tempo stesso un’occasione per ampliare le proprie competenze.<br />
Per il prossimo anno nuovi progetti sono in cantiere sia sul versante del supporto allo studio pomeridiano che della formazione a docenti e studenti. L’obiettivo è quello di coinvolgere sempre di più le istituzioni e le scuole del territorio per diffondere e favorire la costruzione di una cultura di base su questi temi che consenta ai ragazzi di incontrare contesti in cui siano comprese le loro esigenze e valorizzate le loro potenzialità.</p>
<p>(Hanno collaborato Alessandra Riccardi e Maria Antonietta Prota)</p>
<p><code>Per informazioni:<br />
<a href="http://www.dislessiaassisi.org">www.dislessiaassisi.org</a><br />
<a href="mailto:info@dislessiaassisi.org">info@dislessiaassisi.org</a><br />
<a href="mailto:stradeperapprendere@gmail.com">stradeperapprendere@gmail.com</a><br />
Contatto facebook: <a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100006419657396&amp;ref=ts&amp;fref=ts">Strade per Apprendere</a></code></p>
<p>Bibliografia:</p>
<p><em>Stella G., Cerruti E, 2002, La dislessia evolutiva lungo l&#8217;arco della scolarità obbligatoria, In S. Vicari, M. C. Caselli (a cura di) </em><br />
<em>I disturbi dello sviluppo, Bologna, Il Mulino, pp 139-142 </em><br />
<em>Swanson H.L., 2012, Adult with Reading Disabilities: Converting a Meta-Analysis to Practice, in Journal of Learning Disabilities, 45, 17-30.</em></p>
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		<title>Presentato nella sala consiliare della Provincia il progetto “DianaWeb in Umbria”</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2014 09:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[aviano rossi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E’ stato presentato, nella sala consiliare della Provincia, il progetto “DianaWeb in Umbria”, che intende rispondere alla richiesta di donne umbre con diagnosi di tumore al seno di entrare a far parte del progetto “Diana5”, coordinato, quest’ultimo, dal Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e finalizzato alla prevenzione delle ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E’ stato presentato, nella sala consiliare della Provincia, il progetto “DianaWeb in Umbria”, che intende rispondere alla richiesta di donne umbre con diagnosi di tumore al seno di entrare a far parte del progetto “Diana5”, coordinato, quest’ultimo, dal Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e finalizzato alla prevenzione delle recidive dello stesso tumore al seno attraverso una dieta personalizzata.</p>
<p><strong>Alla presentazione hanno partecipato</strong> il Vice Presidente della Provincia, Aviano Rossi, Massimo Moretti del Dipartimento Scienze Farmaceutiche dell’Università di Perugia, Anna Villarini, nutrizionista dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Franco Berrino,  epidemiologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e Milena Villarini, ricercatrice dell’Università degli Studi di Perugia.  All’inizio dei lavori, Aviano Rossi, ha rilasciato la seguente dichiarazione: &#8220;Nel dare il benvenuto ai relatori e ai presenti, non posso che sottolineare il grande valore del progetto che state sperimentando. Prevenire una recidiva di tumore significa salvare vite umane e già questa motivazione, da sola, ci dice quanto sia importante ciò che state facendo.</p>
<p><strong>Non dobbiamo però trascurare il fatto</strong> che la Sanità Italiana è in crisi di sostenibilità economica proprio perché si punta sempre a governare meglio l’offerta dei Servizi di Cura, trascurando il fatto che può essere invece il governo della domanda, attraverso la prevenzione e quindi il mantenimento dello stato di salute, a far risparmiare sul costo di terapie costosissime”.</p>
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		<title>Fondazione Giulio Loreti Onlus e Ausl 2 dell&#8217;Umbria insieme per combattere il diabete di tipo 2</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 14:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[ausl 2 umbria]]></category>
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		<category><![CDATA[medico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> La Fondazione Giulio Loreti Onlus e l’AUSL 2 dell’Umbria insieme per combattere Obesità e Diabete di tipo 2. Grazie, infatti, ad un protocollo di intesa, la Onlus e il Servizio Diabetologico del presidio ospedaliero di Spoleto collaboreranno al progetto di prevenzione e cura del diabete che da ormai due anni contraddistingue l’attività della Fondazione. Si ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ La Fondazione Giulio Loreti Onlus e l’AUSL 2 dell’Umbria insieme per combattere Obesità e Diabete di tipo 2. Grazie, infatti, ad un protocollo di intesa, la Onlus e il Servizio Diabetologico del presidio ospedaliero di Spoleto collaboreranno al progetto di prevenzione e cura del diabete che da ormai due anni contraddistingue l’attività della Fondazione.</p>
<p>Si tratta di un programma che abbraccia tre aspetti fondamentali: quello nutrizionale, quello psicologico e l’ambito dell’attività fisica. Il tutto è coordinato da specialisti del settore, alcuni dei quali operano già all’interno del presidio ospedaliero di Spoleto. Dopo un primo incontro individuale, i pazienti affrontano il percorso di cura in gruppo. L’esperienza in gruppo, infatti, favorisce la discussione e aiuta ad acquisire maggiore consapevolezza del problema. Molto importante è rendere i pazienti coscienti dei propri disagi alimentari e del proprio stile di vita ed aiutarli ad avvicinarsi ad una corretta e sana alimentazione, anche grazie all’aiuto di una psicologa. Necessario, infine, che i pazienti intraprendano una costante attività fisica. I gruppi di lavoro saranno accompagnati in un percorso di fitness metabolico, che si svolgerà all’interno della nuova palestra attrezzata della Fondazione Giulio Loreti Onlus, da un esperto in Scienze motorie specializzato in Attività motoria Preventiva e adattata.</p>
<p>Il protocollo d’intesa prevede la collaborazione dell’Ausl 2 dell’Umbria che individuerà e informerà i pazienti che, in base al loro quadro clinico, possono partecipare al progetto. I gruppi di terapia, inoltre, grazie al contributo della Fondazione Giulio Loreti Onlus, sono gratuiti.</p>
<p>Il protocollo d’intesa ha una durata di due anni e si pone l’ambizioso obiettivo di prevenire e curare una malattia dall’alto impatto sociale come il Diabete di tipo 2 e le sue conseguenze, che oggi più che mai rappresenta un’emergenza sanitaria grave in Italia.</p>
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