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	<title>Perugia Online &#187; teatro</title>
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		<title>Il ‘Dì di Dante’ o ‘Dantedì’, e l’omaggio dell’Università degli Studi di Perugia</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 15:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[25 marzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Lunae dies, Martis dies, Mercurii dies… ‘Dì di Dante’ o ‘Dantedì’, com’è stato, più comunemente, ribattezzato. Già, perché, il 25 marzo di ogni anno – 25 marzo che, quest’anno, cade proprio di mercoledì –, si festeggia la Giornata nazionale dedicata al genio di Dante Alighieri e, appunto, al 25 marzo del 1300, quando, secondo alcuni ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <em>Lunae dies</em>, <em>Martis dies</em>, <em>Mercurii dies</em>…</p>
<p>‘Dì di Dante’ o ‘Dantedì’, com’è stato, più comunemente, ribattezzato.</p>
<p>Già, perché, il 25 marzo di ogni anno – 25 marzo che, quest’anno, cade proprio di mercoledì –, si festeggia la Giornata nazionale dedicata al genio di Dante Alighieri e, appunto, al 25 marzo del 1300, quando, secondo alcuni studiosi, sarebbe iniziato il viaggio del ‘Sommo poeta’ nella <em>Divina Commedia</em> (nonostante la questione sia <em>sub iudice</em>).</p>
<p>Anche l’Università degli Studi di Perugia si accinge a celebrare questa importante ricorrenza: mercoledì 25 marzo, infatti, alle 10.30, al Centro Linguistico d’Ateneo (CLA) dell’Ateneo perugino, verrà celebrato il Dantedì, con due eventi speciali:</p>
<ol>
<li>La videolezione di Fabio Melelli dal titolo: <em>Dante nella storia del cinema</em>, realizzata per i-Fest International Film Festival (riprese e montaggio di Carlo Sampogna)</li>
<li>La conferenza di Filippo Fonio intitolata: <em>Dante nella storia del teatro</em>.</li>
</ol>
<p>Attraverso questi due interventi si intende celebrare la figura di Dante non solo all’interno dell’universo letterario, ma complessivamente in una prospettiva transmediale che mostri la perdurante vitalità nonché la forza identitaria di quello che viene considerato il Padre della Lingua italiana.</p>
<p>L’incontro è gratuito e aperto alla cittadinanza e, in particolare, alle studentesse e agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado.</p>
<p>Fabio Melelli è docente di Storia del Cinema Italiano al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e di Storia del Cinema e del Video all’Accademia di Belle Arti di Perugia, nonché Coordinatore di sezione della Commissione Cinema per i contributi selettivi del Ministero della Cultura e Presidente della commissione di Valutazione del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso dai Ministeri della Cultura e dell’Istruzione e del Merito.</p>
<p>Filippo Fonio è professore associato all’Università Grenoble Alpes, dove codirige il centro di ricerca internazionale in Immaginario e socioantropologia. È attualmente visiting professor di Storia del teatro e dello spettacolo presso l’Università degli Studi di Perugia. Fra i suoi numerosi interessi di ricerca, le performance translingui e il medievalismo performativo sulle scene internazionali.</p>
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		<title>Quando l’arte scende in strada</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2021 21:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[arte in strada]]></category>
		<category><![CDATA[Confraternita del Sopramuro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> ‘Non v’è arte là dove non v’è stile’. Oscar Wilde ne era un convinto assertore. E lo stile può esservi anche in strada. Quando l’arte scende in strada, infatti, si esprime con le tecniche più disparate nel cuore di diversi luoghi pubblici. E allora le strade, i vicoli, le piazze divengono il locus amoenus per eccellenza. ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> ‘Non v’è arte là dove non v’è stile’. Oscar Wilde ne era un convinto assertore. E lo stile può esservi anche in strada. Quando l’arte scende in strada, infatti, si esprime con le tecniche più disparate nel cuore di diversi luoghi pubblici. E allora le strade, i vicoli, le piazze divengono il <em>locus amoenus</em> per eccellenza. Il luogo in cui si manifesta un itinerario non canonico dell’arte, ma non per questo marginale.</p>
<p>Sulle tracce di questo modo di intendere l’arte si colloca ‘Perugia Art Festival’, la prima edizione della kermesse che animerà scalette, terrazze, vicoli e piazze del centro storico di Perugia dal 7 al 10 agosto prossimi. Con un fitto cartellone che comprende un ventaglio di modalità espressive artistiche, tra arte in strada, pittura, teatro, musica, street art, mostre d’arte, poesia, scultura ed esibizioni di Madonnari. Degne di nota, tra gli altri eventi che saranno proposti, la mostra ‘Ramadori. Suggestioni visive’, inaugurata lo scorso 29 luglio e aperta al pubblico sino al prossimo 13 agosto nella suggestiva cornice della chiesa della Misericordia, in via Oberdan; e la personale di Lorenzo Fonda all’interno del chiostro di San Lorenzo.</p>
<p>‘Il nostro intento – afferma Alessandro Granieri, priore della Confraternita del Sopramuro, che ha promosso l’evento in collaborazione con altre associazioni del centro storico perugino e con il patrocinio delle istituzioni locali – è di portare l’arte in strada: un concetto, questo, ben diverso dall’accezione comune di ‘arte di strada’. L’arte penetra, così, nei vicoli, nelle strade, nelle vie, nelle piazze del centro storico di Perugia, e si arrampica su balconi e scalette, per essere poi diffusa e toccare le corde della sensibilità dei passanti. Una manifestazione unica nel suo genere, che si nutre della partecipazione attiva di molti artisti provenienti sia dall’Umbria che dal resto d’Italia, artisti che hanno scelto, per esibirsi, il nostro meraviglioso centro storico. Un aspetto significativo, questo – prosegue Granieri -, in quanto testimonia il cambiamento già in atto in città: fattiva è stata, infatti, la collaborazione tra tutte le associazioni del centro storico (commercianti, artigiani, borghi, residenti), volta alla valorizzazione del paesaggio del capoluogo umbro e all’oggettivazione del concetto di ‘fare rete’. Il centro, d’altronde, è come un paese, un paese in cui si può assistere a spettacoli itineranti, magari sulle scalinate della sala della Vaccara o ammirando gli scorci di via della Viola, o ancora prendendo parte alla serata conviviale della notte di San Lorenzo, senza che la città venga in alcun modo ‘deturpata’ con l’allestimento di strutture. Tutto questo – conclude Granieri – renderà Perugia una città ancor più appetibile per i residenti e per i turisti, valorizzando ancora di più la sua vocazione di città d’arte’.</p>
<p>Durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, e gli assessori Pastorelli, Varasano, Giottoli e Merli, insieme all’assessore regionale allo Sviluppo economico Fioroni, hanno espresso apprezzamenti circa lo spirito di collaborazione di cui si nutre il Perugia Art Festival.</p>
<p>Tra gli eventi in programma, si segnalano esibizioni di Street Art e Madonnari, il 7 agosto in piazza IV novembre, la seconda edizione dell’estemporanea di pittura ‘Città di Perugia’, quest’anno dedicata a Giuseppe Fioroni, amico della Confraternita del Sopramuro (7-8 agosto), l’anteprima dei Vinarelli (il 9 agosto alle 17.30), la Piazza delle ceramiche in piazza Matteotti, I grani antichi di Bettona in piazza Italia e, tutti i giorni alle 16.00, in via Volte della Pace, gli eventi di ‘La via del Medioevo’.</p>
<p>Spazio alla pittura, nella cornice del centro storico perugino, con mostre personali di artisti del calibro di Lorenzo Fonda (Chiostro di San Lorenzo, dal 7 al 30 agosto), Fausto Minestrini, Paolo Ballerani (ex Borsa Merci, via Mazzini 4/11 agosto), Virina (Chiesa del Collandone, Corso Vannucci, 4-14 agosto), Mauro Versiglioni (Corso Vannucci, 1/15 agosto), Ferruccio Ramadori (Chiesa della Misericordia, 29 luglio-13 agosto), Pablo Ramirez Arnol (Loggia dei Lanari, 7/10 agosto), Massimo Riccò e la mostra in ricordo di un altro amico della Confraternita, Raffaele Tarpani.</p>
<p>Ma la pittura non è l’unica arte portata ‘in strada’: il cartellone di Perugia Art Festival prevede, infatti, anche Percorsi di poesia, nell’alveo della collaborazione con il gruppo letterario “WOMEN @ WORK”, oltre a spettacoli musicali ‘irradiati’ dai balconi, dai vicoletti e dalle scalinate del centro storico.</p>
<p>Come dimenticare, poi, Dante? Il 10 agosto alle 19.30 Mariangela D’Abbraccio sarà protagonista di ‘Dante, Borges e il Tango di Piazzolla’; mentre il 9 agosto alle 20.00 Maria Anna Stella sarà interprete, nel chiostro di S. Lorenzo, di ‘Terrae motus/motus animae’. Sempre il 9 agosto, a partire dalle 22.00, piazza IV novembre si animerà con i ‘Disegni sulla sabbia’ di Gabriella Compagnone, accompagnati dalle note di Antonio Ballarano Live Band. Si segnalano anche i numerosi spettacoli itineranti curati e promossi dal Teatro Stabile dell’Umbria.</p>
<p>Il tradizionale Rally dell’Umbria 2021, inoltre, nella giornata inaugurale del 7 agosto, a partire dalle 8.00, in piazza Matteotti, partecipa al Perugia Art Festival, in collaborazione con il Moto Club dell’Umbria.</p>
<p>E, poi, ancora percorsi guidati in città in collaborazione con le Guide Umbre e con altre associazioni perugine, iniziative promosse dall’associazione Avanti Tutta, eventi musicali e danza, nonché la cena in piazza di martedì 10 agosto, organizzata dai promotori della kermesse in collaborazione con i ristoratori del centro storico, cena che si terrà la notte di S. Lorenzo ai giardini Carducci. In pieno centro storico. Perché se ‘non v’è arte là dove non v’è stile’, l’una e l’altro possono essere cercati (e trovati, per giunta assaporati) nel cuore del centro storico del capoluogo umbro.</p>
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		<title>Lingue e linguaggi teatrali, un nuovo scenario didattico</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 17:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> ‘Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> ‘Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco’. Lo scriveva Victor Hugo, sottolineando la differenza tra ciò che è <em>reale</em>e ciò che è <em>vero</em>. L’illusione di cui si fa esperienza a teatro è la stessa di cui si fa esperienza nella vita: lì è tutto ricostruito, qui quella ricostruzione acquisisce un senso. Perché ‘cuori umani’ hanno gli attori e ‘cuori umani’ hanno gli spettatori.</p>
<p>E i palchi da cui recitare una parte, immergendosi magari in una cultura <em>altra</em>veicolata da una lingua <em>altra</em>, sono molti e tra i più disparati. Uno di questi è, senz’altro, la classe, in cui ogni giorno <em>si fa teatro</em>. La prima giornata di studio nazionale <em>La classe teatro della comunicazione. Lingue e linguaggi teatrali. Nuovi scenari didattici</em>che si è tenuta lo scorso 21 febbraio alla Scuola Superiore Mediazione Linguistica di Perugia – in collaborazione con ANILS (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere), il Liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia e il Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi – ha sottolineato l’importanza della didattica e della comunicazione teatrali quali strumenti di intercultura e di inclusione, anche in termini di apprendimento di una lingua straniera. Da questo punto di vista gli insegnanti sono chiamati a proporre ai loro allievi un coinvolgimento emotivo che li renda partecipi durante l’operazione di apprendimento: ricorrendo al linguaggio multiplo del teatro, la lingua può essere appresa in quanto comunicazione complessa e veicolo di cultura e di identità. Recitare la parte di un personaggio permette, infatti, di entrare in un’altra identità culturale.</p>
<p>A seguito del saluto delle autorità presenti – la direttrice della Scuola Superiore Mediazione Linguistica di Perugia, Catia Caponecchi, il preside, Lorenzo Lanari e la dirigente scolastica del liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, Simona Zoncheddu – gli interventi si sono succeduti, nella prima sessione, presieduta da Marco Lombardi dell’Università degli Studi di Firenze, nel seguente ordine: Ancilla Maria Antonini – presidente di ANILS Umbria, docente presso il liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, con all’attivo pubblicazioni sul teatro del siglo de oro e borse di studio ‘Comett’ e del Ministero degli Affari Esteri presso la Universidad Complutense di Madrid –  ha presentato un intervento dal titolo <em>La classe teatro della comunicazione. Storia di un progetto di didattica teatrale</em>, incentrato sulla didattica teatrale e sulle fasi più significative del progetto di formazione da lei curato rivolto a docenti e studenti, dalla scelta del testo alla riscrittura e alla stesura del copione fino alla messa in scena. La relazione di Marco Lombardi – collaboratore di ANILS, LEND, INDIRE per la formazione degli insegnanti, ha insegnato <em>Lingua, letteratura, storia del teatro francesi</em>all’Università degli Studi di Firenze e <em>Lingua, letteratura e cultura italiane</em>all’European University Institute di Firenze – ed Eliana Terzuoli – docente di ruolo di <em>Lingua e letteratura francese</em>e già docente a contratto di <em>Francese e didattica della lingua francese</em>all’Università di Firenze, insegna nei corsi di formazione di ANILS (di cui è vicepresidente), in qualità di esperta di pratica teatrale nell’apprendimento della lingua straniera (progetti ‘Socrates’ e ‘Comenius’) e di responsabile del Réseau de théâtre en langue française pour lycéens per la Toscana insignita dell’onoreficenza di Chevalier dell’ordine delle ‘Palmes Académiques’ –, <em>La classe teatro della comunicazione. Dalla teoria del linguaggio teatrale nel quotidiano della vita di classe all’enfatizzazione dello stesso nella sua rappresentazione pubblica e nella formazione insegnante/alunno</em>, si è articolata in due momenti: l’inserimento della lingua, della letteratura e della cultura francesi nel gruppo-spazio classe, a cura di Marco Lombardi, che ha riflettuto sul fenomeno di ritorno generalizzato dell’antica classe di retorica nei licei, classe che permetteva la messa in azione della lingua, della letteratura e della cultura per il tramite di relazioni comunicazionali nello spazio-classe; il teatro nella formazione dell’insegnante e dell’allievo di lingue, a cura di Eliana Terzuoli, che ha evidenziato l’importanza del teatro in quanto linguaggio multiplo e attivatore della memoria profonda, di atmosfere di collaborazione e di esercizio nel ponderare e nell’affrontare l’imprevisto. L’insegnante è, in definitiva, un attore con un pubblico interattivo, un regista e un direttore d’orchestra che intreccia reti di sistemi sensoriali, emozionali e immaginativi. Se Thais A. Fernández – già lettrice di ruolo di <em>Lingua spagnola</em>all’Università degli Studi di Macerata e docente a contratto all’Università degli Studi Roma Tre e alla LUMSA di Roma, è ora docente a contratto di <em>Lingua spagnola</em>alla LUISS di Roma e docente di <em>Traduzione in</em><em>lingua spagnola</em>presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Perugia e traduttrice free-lance – ha presentato un contributo dal titolo <em>Dal testo allo spettacolo: uno strumento per conoscere le lingue e le culture straniere. La sua possibile applicazione alla mediazione linguistica</em>, dedicato, appunto all’applicazione dello strumento teatrale alla didattica della mediazione linguistica e culturale (recentemente riconosciuta come abilità alla pari di altre attività, quali, ad esempio, la ricezione e la produzione), gli interventi di Monica Palmerini – ricercatrice di <em>Lingua e traduzione spagnola</em>all’Università Roma Tre, si occupa di <em>Linguistica spagnola</em>e di tematiche inerenti l’insegnamento della lingua (intercomprensione, traduzione, mediazione, analisi linguistica di testi letterari) – e di Mercedes Ariza – vicedirettore della Scuola Superiore per Mediatori Linguistici San Pellegrino di Misano Adriatico, dove insegna <em>Mediazione linguistica spagnola</em>, ha svolto attività di docenza all’Università degli Studi ‘Carlo Bo’ di Urbino, all’Università degli Studi di Macerata e alla SSLMIT di Forlì, oltre che aver coordinato dal 2003 al 2007 il gruppo di teatro universitario in lingua spagnola della stessa SSLMIT – hanno messo in luce, da un lato, l’importanza del laboratorio teatrale tra pragmatica, lingua e cultura – il teatro può essere, infatti, concepito come una metafora del funzionamento profondo del linguaggio e dell’uso contestuale della lingua per la sua performatività – e, dall’altro lato, l’efficacia del teatro nella formazione dei mediatori linguistici e culturali, partendo dal caso-studio di un laboratorio finalizzato alla messinscena della commedia <em>El  Nuevo   Mundo  descubierto   por   Cristóbal  Colón </em>di Lope de Vega, presentato in occasione del XII Convegno Internazionale della  AITENSO (Asociación Internacional de Teatro Español Y Novohispano de Los Siglos de Oro) nel 2007.</p>
<p>La sessione pomeridiana, presieduta da Thais A. Fernández, ha registrato gli interventi di Agnese Formica – insegnante di <em>Lingua e cultura cinese</em>e vicepresidente dell’ANIC (Associazione Nazionale Insegnanti Cinese) – e di Flora Shabaj – ricercatrice free-lance, insegnante di <em>Lingua italiana</em>L2 e dottore di ricerca in <em>Scienze linguistiche, filologiche, letterarie e storico archeologiche</em>, con all’attivo workshop e pubblicazioni in ambito filologico e di traduzione –. Il primo ha focalizzato l’attenzione sullo studio della filosofia della Cina classica attraverso l’esperienza e il linguaggio del teatro, a seguito della partecipazione al percorso di formazione ‘La classe teatro della comunicazione’ promosso da ANILS Umbria; il secondo, che è stato letto in quanto la relatrice non era presente, ha posto l’accento sul binomio teatro-glottodidattica, analizzando un caso pratico di inclusione e di apprendimento linguistico, quale il progetto Il teatro per i cittadini del mondo rivolto agli alunni della primaria dell’Istituto comprensivo ‘Fernanda Imondi Romagnoli’ di Fabriano, con l’obiettivo di comunicare in lingua inglese attraverso gli strumenti della pratica teatrale.</p>
<p>Eliana Terzuoli ha, poi, moderato la tavola rotonda, alla quale hanno preso parte una studentessa del liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, coinvolta lo scorso anno e l’anno corrente nel progetto ‘La classe teatro della comunicazione’ – la studentessa ha illustrato i risultati di un questionario di autovalutazione somministrato alla sua classe e relativo ai progressi nell’apprendimento delle lingue e della relazionalità del gruppo-classe – e la laureanda dell’Università degli Studi di Perugia Federica Ficola, che sta lavorando ad una tesi sulla didattica teatrale, sta affiancando Ancilla Maria Antonini come tirocinante nel progetto di didattica teatrale, e che ha esposto magistralmente gli esiti di questo progetto.</p>
<p>Il teatro, dunque, è uno strumento di intercultura e di inclusione. E, allora, come ha affermato Gigi Proietti: ‘benvenuti a teatro. Dove tutto è finto, ma niente è falso’. E dove si possono apprendere le lingue straniere con maggiore consapevolezza e presa di coscienza della propria e delle altre identità culturali.</p>
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		<title>Esplorare il teatro contemporaneo, fra testo e messinscena</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 13:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[LABEL]]></category>
		<category><![CDATA[Piccola Compagnia Italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Esplorare il teatro contemporaneo, fra testo e messinscena. Sabato 22 giugno alle ore 16:30, nell’Aula Magna del Dipartimento FISSUF, avrà luogo l’evento conclusivo (un reading degli attori e la performance degli esiti del lavoro svolto) del workshop teatrale, che ha visto coinvolti gli studenti dell’Ateneo perugino e che è aperto alla cittadinanza. Il workshop sarà accompagnato ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Esplorare il teatro contemporaneo, fra testo e messinscena. Sabato 22 giugno alle ore 16:30, nell’Aula Magna del Dipartimento FISSUF, avrà luogo l’evento conclusivo (un reading degli attori e la performance degli esiti del lavoro svolto) del workshop teatrale, che ha visto coinvolti gli studenti dell’Ateneo perugino e che è aperto alla cittadinanza. Il workshop sarà accompagnato in tutte le sue fasi da LABEL – LABoratorio di E-Learning, incaricato di realizzare le produzioni audiovisive da diffondere sui canali comunicativi dell’Ateneo. Seguirà, in anteprima nazionale, la lettura della pièce <em>Guerrieri in Gelatina</em> di Claudius Lünstedt, a cura di PCI_Piccola Compagnia Italiana (con Antonietta Bello, Matteo Francomano e Gianni Giuliano, per la regia di Giulia Randazzo).</p>
<p>Il Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con PCI_Piccola Compagnia Italiana e LABEL – LABoratorio di E-Learning, infatti, ha presentato il workshop teatrale<em> Il rapporto tra testo e messinscena nel teatro contemporaneo: nuove drammaturgie “alla prova”</em>, rivolto agli studenti dell’Ateneo di tutti i Dipartimenti, che avrà luogo dal 17 al 22 giugno 2019, presso gli spazi della gipsoteca d’Ateneo.</p>
<p>Nato da un dialogo tra il Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia e la PCI_Piccola Compagnia Italiana, il workshop è dedicato al progetto di messinscena dell’opera <em>Krieger im Gelee</em> (<em>Guerrieri in gelatina</em>) di Claudius Lünstedt, uno dei testi scelti da “Fabulamundi-Plywriting Europe” per il sostegno e la promozione della drammaturgia contemporanea in Europa, avviato da PCI_Piccola Compagnia Italiana per le attività di Fabulamundi in Italia durante il triennio 2018-2020.</p>
<p>Attivo dal 17 al 22 giugno, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14,30 alle ore 18,30, il laboratorio rappresenta un importante momento didattico nel corso del quale i partecipanti avranno la possibilità di esperire in prima persona le motivazioni pragmatiche che hanno portato alla nascita e allo sviluppo di alcuni linguaggi della scena distintivi della storia del teatro di prosa europeo.</p>
<p>Con l’obiettivo di dare origine e approfondire il dibattito sulle potenzialità e sulle criticità relative alla rappresentazione delle nuove drammaturgie contemporanee, il percorso didattico alterna momenti pratici ad appendici di riflessione teorica e offre inoltre ai partecipanti la rara opportunità di seguire le prove della compagnia teatrale alle prese con le prime ipotesi di messinscena dell’adattamento italiano del testo di un drammaturgo vivente.</p>
<p>Alla lettura critica di <em>Krieger im Gelee</em> prenderanno parte gli attori Antonietta Bello, Gianno Giuliano e Matteo Francomano, per la regia di Giulia Randazzo.</p>
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		<title>Nuove drammaturgie &#8216;alla prova&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 10:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento di Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Letterature e Civiltà antiche e moderne]]></category>
		<category><![CDATA[lingue]]></category>
		<category><![CDATA[Piccola Compagnia Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[workshop teatrale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il rapporto tra testo e messinscena nel teatro contemporaneo. Il Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con PCI_Piccola Compagnia Italiana e LABEL – LABoratorio di E-Learning, presenta il workshop teatrale Il rapporto tra testo e messinscena nel teatro contemporaneo: nuove drammaturgie “alla prova”, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Il rapporto tra testo e messinscena nel teatro contemporaneo. Il Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con PCI_Piccola Compagnia Italiana e LABEL – LABoratorio di E-Learning, presenta il workshop teatrale<em> Il rapporto tra testo e messinscena nel teatro contemporaneo: nuove drammaturgie “alla prova”</em>, rivolto agli studenti dell’ateneo, che avrà luogo dal 17 al 22 giugno 2019, presso gli spazi della gipsoteca d’Ateneo.</p>
<p>Nato da un felice dialogo tra il Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Perugia e la PCI_Piccola Compagnia Italiana, il workshop è dedicato al progetto di messinscena dell’opera <em>Krieger im Gelee</em> (<em>Guerrieri in gelatina</em>) di Claudius Lünstedt, uno dei testi scelti da “Fabulamundi-Plywriting Europe” per il sostegno e la promozione della drammaturgia contemporanea in Europa, avviato da PCI_Piccola Compagnia Italiana per le attività di Fabulamundi in Italia durante il triennio 2018-2020.</p>
<p>Attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 14:30 alle ore 18:30, il laboratorio rappresenta un importante momento didattico nel corso del quale i partecipanti, dopo aver preso coscienza delle dinamiche della messinscena classica, avranno la possibilità di esperire in prima persona le motivazioni pragmatiche che hanno portato alla nascita e allo sviluppo di alcuni linguaggi della scena distintivi della storia del teatro di prosa europeo.</p>
<p>Con l’obiettivo di dare origine e approfondire il dibattito sulle potenzialità e sulle criticità relative alla rappresentazione delle nuove drammaturgie contemporanee, il percorso didattico alterna momenti pratici ad appendici di riflessione teorica e offre inoltre ai partecipanti la rara opportunità di seguire le prove della compagnia teatrale alle prese con le prime ipotesi di messinscena dell’adattamento italiano del testo di un drammaturgo vivente.</p>
<p>Alla lettura critica di <em>Krieger im Gelee</em> prenderanno parte gli attori Antonietta Bello, Gianno Giuliano e Matteo Francomano, per la regia di Giulia Randazzo.</p>
<p>Sabato 22 giugno alle ore 16.30, presso l’Aula magna del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione avrà luogo un reading degli attori e la presentazione/performance degli esiti del lavoro svolto nel laboratorio dagli studenti. L’appuntamento di sabato 22 sarà aperto alla cittadinanza.</p>
<p>Il workshop sarà accompagnato in tutte le sue fasi da LABEL – LABoratorio di E-Learning, incaricato di realizzare le produzioni audiovisive da diffondere sui canali comunicativi dell’Ateneo.</p>
<p>PCI_Piccola Compagnia Teatrale | BIOGRAFIE</p>
<p>GIANNI GIULIANO. Si diploma presso l&#8217;<em>Accademia Nazionale D&#8217;Arte Drammatica Silvio D&#8217;Amico</em> di Roma. Come attore è stato diretto tra gli altri da Ronconi, Enriquez, Squarzina, De Fusco, Scaparro, Lavia. Doppiatore e direttore di doppiaggio, ha prestato la voce a Bill Nighy, Jeremy Irons, Kevin Spacey. È noto al grande pubblico per essere stato la voce italiana di Capitan Harlock, di Davy Jones (Pirati dei Caraibi), dello Stregatto di Alice in Wonderland di Burton, di Telespalla Bob dei Simpson. Nel 2015 vince il Premio Voci nell&#8217;ombra come Miglior Voce Maschile &#8211; Sezione Cinema per il film &#8220;Diplomacy-Una notte per salvare Parigi&#8221;, in cui doppia l’attore francese Niels Arestrup.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MATTEO FRANCOMANO. Nasce a Palermo nel 1992. Diplomato all’Accademia d’Arte del Dramma Antico &#8211; Scuola di Teatro Classico &#8220;Giusto Monaco&#8221;<em> </em>(INDA) a Siracusa.</p>
<p>A 23 anni debutta al Teatro Biondo di Palermo nel ruolo di Serse al fianco di Anna Maria Guarnieri nello spettacolo <em>I persiani a Caporetto </em>per la regia di Roberto Cavosi.</p>
<p>Dal 2012 affianca al lavoro d’interprete collaborazioni come assistente e <em>dramaturg</em> con la Piccola Compagnia Italiana. Nel 2015 è autore di testi e speaker per il programma Misosofica presso Radio Eco (UNIPI).</p>
<p>Nel 2017 interpreta il ruolo di Meneceo ne <em>Le fenicie </em>per la regia di Valerio Binasco, presso il Teatro Greco di Siracusa per il 53° Ciclo di Rappresentazioni Classiche dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico e debutta al Teatro Eliseo nel ruolo di Mario Vivaldi nello spettacolo <em>Un borghese piccolo piccolo</em>, per la regia di Fabrizio Coniglio. Ha lavorato tra gli altri con artisti come Moni Ovadia, Roberto Andò, Cristina Pezzoli, Roberto Herlitzka e Mauro Avogadro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ANTONIETTA BELLO. Dopo aver frequentato il corso di Laurea in “Arti Visive e dello Spettacolo” all’Università IUAV di Venezia, si diploma nel 2010 alla Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova. Ha lavorato insieme ad artisti come Fausto Paravidino, Daniele Ciprì, Marco Sciaccaluga, Filippo Dini, Roberto Herlitzka, Elena Sofia Ricci, Eros Pagni e Graziano Piazza.</p>
<p>Nel 2014 riceve una Menzione speciale come migliore attrice protagonista per l&#8217;intensità dell&#8217;interpretazione Premio Parodos presso il Festival del Teatro antico di Tindari per la sua interpretazione di Elettra e nel 2017 il premio come miglior attrice per il cortometraggio <em>Altre </em>di Eugenio Villani<em> </em>all’Actors Awards Los Angeles.</p>
<p>Ha partecipato a diverse produzioni del Teatro Stabile di Genova e lavora attivamente presso il Teatro Nazionale di Roma; tra gli spettacoli più significativi del suo percorso: <em>L’esposizione universale</em> di Luigi Squarzina, per la regia di Piero Maccarinelli;<em> Ve lo faccio vedere io ora il teatro&#8230;!</em> a cura di Claudio Longhi, di cui è ormai la protagonista da cinque anni; <em>Maria Stuarda</em> di Dacia Maraini, realizzato in collaborazione con Diana Manea e con Dacia Maraini e <em>I due gentiluomini di Verona</em>, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del Veneto, per la regia di Giorgio Sangati.</p>
<p>Dal 2010 alterna il lavoro sul palcoscenico a quello sui set televisivi e cinematografici, recitando da protagonista in film come <em>Lovers</em> di Matteo Vicino e nella fiction <em>M</em> <em>&#8211; Moro</em> di Michele Santoro<em>.</em></p>
<p>Antonietta Bello cura inoltre attività di formazione e didattica del teatro nelle scuole medie superiori, nelle Università, nelle carceri (Rebibbia) e presso i Musei Capitolini di Roma. Attualmente ha una docenza al Master di produzione cinematografica e televisiva presso l&#8217;Università LUISS di Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GIULIA RANDAZZO. Inizia la sua formazione teatrale come attrice. Nel 2006 si sperimenta nella prima regia, vincendo a vent’anni i premi della critica e del pubblico alle selezioni macroregionali del Festival Internazionale di Regia Teatrale “Fantasio Piccoli” con uno studio sul “Don Giovanni” di Molière. Decide così di dedicarsi alla regia. Sceglie inoltre specializzarsi nel campo della pedagogia teatrale e della formazione attoriale. Ne approfondisce le potenzialità attraverso attività di studio e di ricerca [<em>research program on theatre anthropology and actor training</em>] in Francia (<em>Université de Rouen</em>), Germania (<em>Institut für Theaterwissenschaft – FU Berlin</em>), Regno Unito (<em>Faculty of Education-Univ. of Cambridge</em>), conseguendo il titolo di <em>PhD &#8211; Doctor Europæus</em> con un progetto di ricerca sull&#8217;antropologia pedagogica del teatro. Tra i suoi ultimi allestimenti: “Macbeth NO BUDGET” (in collaborazione con Lab. di Barriera di Torino e Accademia delle Belle Arti di Macerata); &#8220;La Sonata a Kreutzer&#8221; per Calatafimi Segesta Festival-Dionisiache; &#8220;Menzogne e sortilegi&#8221;, opera aperta in dialogo con Elsa Morante, per Contemporaneo Sensibile (MDA &amp; Museo d&#8217;Arte Contemporanea della Sicilia); &#8220;E io sarò una donna che sorride&#8221;, frammenti di vita e di poesia della scrittrice Sylvia Plath per Spazio Macro &#8211; Roma Capitale; &#8220;Nessuna nuova…&#8221; per il XIX Festival Internazionale del Teatro Urbano di Roma; &#8220;Essere Elettra&#8221;, con il sostegno della Fondazione Piccolomini, rappresentato anche in occasione del Premio Parodos-Tindari Festival; &#8220;Guardami&#8221;, da &#8220;Il Bell’Indifferente&#8221; di Jean Cocteau; &#8220;Τρωάδες. Le donne troiane&#8221;, vincitore del premio della critica alla rassegna Mitincanti (Teatro Politeama Garibaldi, Palermo). Questa estate farà parte della Biennale College-Teatro con il maestro Susie Dee nell’ambito del programma del 47. Festival Internazionale del Teatro – Biennale di Venezia 2019.</p>
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		<title>‘Sembra di essere a teatro’</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2018 21:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[ANILS Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento lingue straniere]]></category>
		<category><![CDATA[Convitto assisi]]></category>
		<category><![CDATA[didattica teatrale]]></category>
		<category><![CDATA[glottodidattica]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Pieralli Perugia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> POZZO: «Signori, non capisco cosa mi sia successo. Vi faccio le mie scuse. Vi prego di dimenticare l’accaduto. Non ricordo più molto bene ciò che ho detto, ma potete star certi che non una sola parola corrispondeva alla verità. Ho forse l’aria di un uomo che si può far soffrire? Non scherziamo. Dov’è andata a ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> POZZO: «Signori, non capisco cosa mi sia successo. Vi faccio le mie scuse. Vi prego di dimenticare l’accaduto. Non ricordo più molto bene ciò che ho detto, ma potete star certi che non una sola parola corrispondeva alla verità. Ho forse l’aria di un uomo che si può far soffrire? Non scherziamo. Dov’è andata a finire la mia pipa?». VLADIMIRO: «Proprio una gran bella serata». ESTRAGONE: «Indimenticabile». VLADIMIRO: «E non è finita». ESTRAGONE: «Sembra di no». VLADIMIRO: «È appena cominciata». ESTRAGONE: «È terribile». VLADIMIRO: «Sembra di essere a teatro». ESTRAGONE: «Al circo». VLADIMIRO: «Al varietà».</p>
<p>Al circo, al varietà. O a teatro. Poco importa. Vladimiro ed Estragone, nella finzione teatrale beckettiana, qui svelata, stanno aspettando Godot. E stanno ingannando l’attesa. Domandandosi se fosse stasera ‘che lo dovevano aspettare’. Annoiandosi. Raccontandosi che, dalla venuta di quel certo Godet, Godot, dipendesse il loro avvenire. E intanto non succede niente: nessuno arriva, nessuno va, nessuno si muove: un’inazione continua, inconcludente. Finché un ragazzetto sparuto arriva ad annunciare, ogni sera, che Godot arriverà domani. A portare, forse, la salvezza. Intanto loro dicono di andare. E non si muovono. Ma capiscono bene di ‘farne un dramma’.</p>
<p>‘Studiare le lingue straniere? Facciamone un dramma!’ è stato il titolo prescelto per la conferenza indetta, al Liceo Statale ‘A. Pieralli’ di Perugia, da ANILS Umbria, l’Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere presieduta da Ancilla Antonini – fondata nel 1947, è la più antica associazione professionale italiana di docenti di lingue straniere e promuove l’insegnamento delle lingue non materne nella scuola e nella società italiana, rivolgendosi all’amministrazione scolastica, alle singole scuole e ai docenti di lingue straniere, italiano e lingue classiche, in una concezione integrata di educazione linguistica in prospettiva umanistico-affettiva – in collaborazione con il già citato istituto perugino e il Convitto di Assisi. Le due relatrici, Diana Peppoloni dell’Università per Stranieri di Perugia (Ricercatrice del Centro per la valutazione e le certificazioni linguistiche dell’Università per Stranieri di Perugia e Presidente dello Spin-off ‘Contatti – yi-zhong-yi’ promosso dall’Università di Perugia con l’obiettivo di fornire una mediazione linguistica e culturale tra istituzioni educative italiane e strutture turistiche e utenti cinesi) ed Eliana Terzuoli, vicepresidente ANILS Firenze (pioniera nel campo della didattica teatrale: ha formato, in Umbria, interi gruppi di docenti – questo, il suo quarto anno consecutivo di attività e di collaborazione col cuore verde d’Italia, in qualità di formatrice di teatro in lingua e di membro del consiglio nazionale ANILS – e ha partecipato, fra gli altri, insieme a Paolo Ernesto Balboni, presidente dell’ANILS nazionale, al quarto congresso internazionale di Glottodidattica teatrale, tenutosi a Madrid lo scorso ottobre), hanno proposto, rispettivamente, due interventi incentrati sulla ‘Glottodidattica inclusiva’ e sulla ‘Comunicazione teatrale’ quale strumento di intercultura e di inclusione.</p>
<p>A seguito dei saluti istituzionali della dirigente scolastica del Liceo Pieralli di Perugia, Simona Zoncheddu, che ha ribadito l’importanza del teatro nel percorso di crescita e di maturazione degli studenti, spesso vincolati e ostacolati dalla loro timidezza e impossibilitati, se non provvisti dei giusti strumenti, a comprendere che anche la classe è un teatro, è spettata alla presidente di ANILS Umbria, Ancilla Antonini, l’introduzione del tema di didattica teatrale dell’anno corrente: i bisogni educativi speciali e l’inclusione. Tema di una attualità stringente.</p>
<p>Sul teatro in funzione dell’acquisizione linguistica e sulla glottodidattica inclusiva si è incentrata la relazione di Diana Peppoloni, che è partita dall’episodio della torre di Babele per riflettere sulla diversificazione linguistica e quindi culturale e geografica, specie in Europa: il Vecchio Continente, infatti, rappresenta un melting-pot di lingue differenti. Questi, alcuni dei fattori che influenzano l’acquisizione linguistica: l’età (il bambino ha in sé gli strumenti della ‘grammatica universale’), l’esposizione, non solo passiva, la predisposizione, la possibilità d’uso della lingua. Il tutto portato a compimento dai due emisferi del cervello: dai compiti logici e dalla specificità del linguaggio all’area della creatività, dell’immaginazione, dell’intuizione, della prosodia. Il metodo glottodidattico scelto in classe influisce sulla performance degli studenti e consente di superare gli ostacoli linguistici, in termini di integrazione, quando si viene da una lingua tipologicamente diversa da quella d’arrivo. Anche nell’oneroso passaggio dalla L1, la lingua-madre, alla o alle L2, la lingua straniera o le lingue straniere, che dovrebbero essere acquisite con gli stessi meccanismi della lingua materna. E allora perché, se la mente dello studente è come un serbatoio comune alle lingue, spesso per le L2 si propone un percorso di apprendimento diverso, formalizzato? Si parla, non a caso, di LCDH (Linguistic coding differences hypothesis), ovvero del fatto che l’acquisizione di L1 è identica a quella di L2: l’uso di più lingue diverse provoca dei vantaggi, e non una confusione, un ritardo cognitivo, in quanto il bagaglio cognitivo è lo stesso. Il linguaggio è, di per sé, motricità: ci sono, ad esempio, verbi che indicano movimenti degli arti inferiori e che attivano aree della corteccia motoria controllanti quei movimenti, e anche i gesti favoriscono l’acquisizione linguistica. Importante, la funzione dei neuroni-specchio, e quella della codifica profonda, da cui dipende l’influenza sulla memoria: il bambino riesce a imparare la lingua straniera come il parlante nativo, specie a livello fonologico, mediante uno shift automatico fra L1 ed L2, senza la mediazione della parte ragionata. Una cosa, questa, che agli adulti pare essere preclusa. La mente dei giovani studenti non è caratterizzata da moduli pre-impostati: la lingua va usata in uno scambio comunicativo autentico. In questo, la didattica teatrale può essere di aiuto, in quanto in grado di ricreare contesti comunicativi e può beneficiare del Cooperative Learning e della didattica inclusiva: l’approccio teatrale è olistico, incoraggia il lavoro di gruppo, l’abilità di ascolto e la pratica linguistica, promuovendo l’empatia. Che dire, infine, del binomio teatro-dislessia (che colpisce, fra gli altri, personaggi famosi del mondo dello spettacolo e che hanno un deficit di letto-scrittura)? Il coinvolgimento olistico di mente, corpo, emozioni aiuta i soggetti dislessici a compensare tale deficit, rivelandosi un’efficace strategia di apprendimento e una tendenza alla fiducia relazionale.</p>
<p>«La glottodidattica teatrale è l’applicazione di quanto sostenuto sinora, in quanto la classe stessa è un teatro» è stato il commento di Eliana Terzuoli, che si è occupata, precipuamente, della ‘Comunicazione teatrale’ quale strumento di intercultura e di inclusione. Quali sono i motivi per cui la comunicazione teatrale risulta fondamentale nell’apprendimento delle lingue? Ci sono motivazioni scientifiche, sociali e linguistiche, considerando la formazione dello studente e il lavoro dell’insegnante con tutto ciò che concerne l’uso del teatro nell’apprendimento della lingua. «Si verifica sempre più nella realtà – è stata la riflessione di Eliana Terzuoli – che l’individuo sia messo in una situazione passiva di ascolto e di visione verticale e che si tenda a eliminare la fatica di conoscere (…). L’insegnante chiede all’allievo di fare una fatica: girare le pagine, riflettere, ripetere, ecc. È quindi necessario un coinvolgimento emotivo che lo renda partecipe dell’operazione. Attraverso il teatro, che è un linguaggio multiplo, si apprende la lingua in quanto comunicazione complessa, in quanto veicolo di cultura». D’altronde, recitare la parte di un personaggio facilita quel processo di entrata in un’altra identità, anche culturale: processo che è proprio dell’apprendimento di una lingua non materna. La comunicazione teatrale, quindi, è autentica proprio in quanto necessaria: si deve dire qualcosa a qualcuno che non sa, si devono apprendere in modo diretto e indiretto strutture e lessico. Ha dato un compito ai docenti presenti fra il pubblico, Eliana Terzuoli, in vista della prosecuzione del progetto: stendere una griglia con la collaborazione dei loro allievi. Categorie da cercare, personaggi da mettere in piedi, partendo dall’adattamento di un testo, che può essere, ad esempio, <em>La Leçon</em> o <em>Le loup et l’agneau</em>, e lavorando sull’immaginario e sugli elementi drammaturgici a disposizione. Le descrizioni saranno, poi, propedeutiche all’elaborazione della scena. Il tutto si discosta, inevitabilmente, dall’analisi testuale tradizionale, affondando le proprie radici sulla costruzione del personaggio, con le sue caratteristiche fisiche e psicologiche, con la sua storia individuale, con gli oggetti da lui usati, con le sue attitudini, le sue parole, i suoi gesti, il suo rapporto con lo spazio circostante e con gli altri personaggi.</p>
<p>Chi sa se Vladimiro ed Estragone incontreranno realmente, e finalmente, Godot. Nell’attesa, nella lunga attesa, inganneranno il tempo, forse, mettendo a frutto gli esiti delle attuali ricerche sulla didattica teatrale.</p>
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		<title>‘Mi basta saperti lì a portata d’orecchio’: il teatro e l’ascolto</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Feb 2018 14:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[ANILS]]></category>
		<category><![CDATA[ANILS Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[Convitto Nazionale 'Principe di Napoli' Assisi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> «Giorni felici. Personaggi: Winnie, donna sulla cinquantina. Willie, uomo sulla sessantina. (…) Interrata fin sopra alla vita, esattamente al centro del monticello, Winnie. Sulla cinquantina, ben conservata, preferibilmente bionda, grassottella, braccia e spalle nude, corpetto scollato, seno generoso, giro di perle (…). Dietro di lei, alla sua destra, ma nascosto dal monticello, Willie dorme sdraiato ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Giorni felici. <em>Personaggi</em>: <em>Winnie, donna sulla cinquantina. Willie, uomo sulla sessantina</em>. (…) Interrata fin sopra alla vita, esattamente al centro del monticello, Winnie. Sulla cinquantina, ben conservata, preferibilmente bionda, grassottella, braccia e spalle nude, corpetto scollato, seno generoso, giro di perle (…). Dietro di lei, alla sua destra, ma nascosto dal monticello, Willie dorme sdraiato per terra (…). Winnie (<em>guardando lo zenit</em>) Un altro giorno divino (<em>Pausa. Riabbassa la testa, guarda davanti a sé, pausa. Giunge le mani sul petto, chiude gli occhi. Le labbra si muovono in silenziosa preghiera per circa dieci secondi. Si fermano. Mani ancora giunte. A bassa voce</em>) Sia lodato Gesù Cristo, amen (…). Comincia, Winnie. Comincia la tua giornata, Winnie (…). Oh-oooh! (<em>Pausa</em>). Willie! (<em>Pausa</em>). Dono meraviglioso. (<em>Lo colpisce col manico del parasole</em>). Potessi averlo io (<em>Lo colpisce di nuovo. Il parasole le sfugge di mano e cade dietro al monticello. Le viene immediatamente restituito dalla mano invisibile di Willie</em>). Grazie caro (…). Fammi la cortesia, caro, non piantarmi in asso di nuovo, ora; potrei aver bisogno di te (…). Dio ti benedica Willie ti sono grata per quel che hai fatto lo so che sforzo ti costa, adesso puoi riposarti non ti disturberò più a meno che esaurisca le mie risorse cosa improbabile, mi basta sapere che in teoria puoi sentirmi anche se in pratica non mi senti, mi basta saperti lì a portata d’orecchio e presumibilmente sul chi vive (…)».</p>
<p>Chi sa se Samuel Beckett pensò alla prossemica, quando compose la sceneggiatura di questo dramma. Forse, anzi quasi sicuramente, sì. Ma come può esserci cinestesia, se si è interrati fin sopra la vita? Eppure, c’è. Così come ci fu un canovaccio, un testo narrativo di partenza, magari manoscritto. A ben guardare (o leggere) dal testo teatrale ci fu. Winnie e Willie, interrati, riescono a gesticolare, a muovere le braccia e le mani, a fare incetta di oggetti. E a comunicare nella loro incomunicabilità. Sembra assurdo? Non solamente: è il teatro dell’assurdo. Ma il teatro, che sia assurdo o meno, educa all’ascolto. Pazientemente. Come fa Willie. E anche a comunicare. Come fa Winnie. A ‘fare la cortesia di non piantare in asso di nuovo’, ad ‘aver bisogno dell’altro’. Perché una battuta presuppone un ascolto, fosse anche un abbraccio che non si tocca. E l’ascolto presuppone, dal canto suo, una reazione. Una nuova battuta. O il silenzio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>‘La classe teatro della comunicazione. Dal testo al palcoscenico… Costruire testi teatrali seminario-stage teatrale di formazione per docenti’ è il titolo (elemento paratestuale per eccellenza) del ciclo di seminari rivolto a docenti, che si è tenuto nella sede del Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, nel settembre dello scorso anno e che è approdato, nell’arco della mattinata del 23 febbraio, alla sua seconda fase, a partire dall’attività laboratoriale, coordinata dalla professoressa-tutor Eliana Terzuoli di Firenze, supervisore del lavoro di didattica teatrale, e  riservata, nell’alveo di questa III edizione, agli studenti di quattro scuole del Perugino: il Liceo statale ‘Assunta Pieralli di Perugia (Liceo linguistico; ha collaborato, per la realizzazione delle sceneggiatura e dei costumi degli studenti, la professoressa Rosaria Sciacca, docente di Storia dell’arte), l’I.T.T. ‘Leonardo da Vinci’ di Foligno (indirizzo biotecnologico-sanitario), l’I.I.S. ‘Cavour Marconi Pascal’ di Perugia e l’Istituto di Istruzione Superiore ‘R. Casimiri’ di Gualdo Tadino (liceo scientifico-indirizzo Scienze applicate), che hanno trasposto testi di natura narrativa in commedie e drammi, scrivendone il copione e studiandoli sia dal punto di vista linguistico che da una prospettiva marcatamente letteraria.</p>
<p>Il laboratorio teatrale ‘La classe teatro della comunicazione’ è un progetto promosso da ANILS (la più antica Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere, presieduta da Paolo Balboni, docente di Didattica delle lingue moderne alla Ca’ Foscari di Venezia e sponsorizzata dalla casa editrice Loescher, che pubblica la rivista «SELM» e dall’organizzazione EF), e dalla sua declinazione regionale, l’ANILS Umbria, fondata nel 2014, con sede presso il Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi (Rettore, la professoressa Annalisa Boni), e presieduta da Ancilla Maria Antonini, docente di Lingua spagnolo al Liceo Linguistico ‘A. Pieralli’ di Perugia, diretto dalla professoressa Simona Zoncheddu. Proprio ANILS Umbria e il Convitto Nazionale di Assisi, sede dell’associazione, hanno presentato, il 23 febbraio, la seconda fase in cui si è articolato il progetto di didattica teatrale, diretto dalla professoressa-tutor Eliana Terzuoli di Firenze, supervisore dei lavori. Il laboratorio teatrale si svolge ogni anno ad Assisi presso il Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’, sede dell’ANILS Umbria, in quanto il Rettore, la professoressa Annalisa Boni mette a disposizione della manifestazione il teatro della struttura.</p>
<p>La prima fase del progetto, per una durata complessiva di 20 ore, ha riguardato la formazione dei docenti in presenza su tematiche come la comunicazione fatta di linguaggio verbale e non verbale, la prossemica, la cinestesia, il linguaggio teatrale e la sua valenza nella formazione degli insegnanti e degli studenti, e su una serie di esercizi preparatori sul gesto, sull’articolazione delle parole, sulla stesura di racconti, sul mimo, sulla scrittura teatrale vera e propria (elaborazione di scenari, griglie per la costruzione dei personaggi, stesura di script), e, infine, sull’adattamento, sulla riscrittura e sulla messa in scena (trasformazioni formali rispetto al testo di origine, scrittura di regia, ricostruzione dei personaggi dell’intrigo, interpretazione, scenografia, lettura e messa in spazio, assunzione del personaggio, elaborazione di diari di bordo dello stage finalizzati alla riflessione sulla valenza del percorso intrapreso).</p>
<p>La seconda fase, quella realizzata il 23 febbraio, si è focalizzata sulla messa in essere del lavoro laboratoriale portato avanti con le classi delle quattro scuole della provincia di Perugia: dalla stesura del copione in lingua straniera all’allestimento scenico (una terza fase, di 15 ore complessive, <em>in itinere</em> e <em>in fieri</em>, è dedicata ad un momento finale di riflessione dei docenti di lingua straniera (pur non escludendo la presenza di docenti di altre discipline, come le scienze, la musica, le lettere, etc.) sull’itinerario teatrale che ha coinvolto più scuole umbre).</p>
<p>Nello specifico, nella giornata del 23 febbraio, l’indirizzo linguistico del Liceo Statale ‘A. Pieralli’ di Perugia, ha presentato il proprio lavoro di trasposizione di testi narrativi e romanzeschi in testi teatrali: ad esempio, la classe 3L, coordinata dalla professoressa di spagnolo Teresa J. Giannelli, ha proposto, in lingua spagnola, ‘Un pícaro al Pieralli’, tratto dal romanzo picaresco il ‘Lazarillo de Tormes’, mentre, se gli studenti di spagnolo della classe 5O, coordinati dalla professoressa di spagnolo Ancilla Maria Antonini, si sono cimentati, in spagnolo, con ‘Ensayando Niebla’, tratto dal romanzo ‘Niebla’, quelli di tedesco della stessa classe, seguiti dalla professoressa di Lettere, Paola Herbin, hanno lavorato ad un dialogo (riuscito) fra Pirandello e i suoi personaggi (in cerca d’autore): dal Fu Mattia Pascal all’Enrico IV.</p>
<p>Lingue italiana e inglese, invece, per il lavoro di didattica teatrale presentato dalla classe 3H dell’I.T.T. ‘Leonardo da Vinci’ di Foligno (indirizzo biotecnologico-sanitario), ‘La doppia faccia della scienza’, incentrato sulla storia di un virus particolarmente aggressivo: il progetto, coordinato dalla professoressa di Scienze Sofia Perrucci, ha messo in luce come l’ambito scientifico, tutt’altro che asettico, freddo e non adattabile, possa plasmarsi al punto da offrire materia per un dramma teatrale, irrobustendo una delle tesi portate avanti da ANILS, e cioè che il teatro si presti anche a discipline che possono risultare, per certi versi, ‘distanti’.</p>
<p>Ancora, rispettivamente, lingua italiana e lingua inglese per i due lavori portati a compimento dall’I.I.S. ‘Cavour Marconi Pascal’ di Perugia e dall’Istituto di Istruzione Superiore ‘R. Casimiri’ di Gualdo Tadino (Liceo scientifico: indirizzo Scienze applicate). Le classi 1B1 e 1B2 dell’istituto perugino, coordinate dalla docente di Lettere, la professoressa Emanuela Cardinali, hanno presentato due lavori su una riscrittura (deformata dalla lente dell’ironia) della fiaba di Cappuccetto Rosso (dal titolo ‘Cappuccetto Rosso &amp; Company’) e su una trasposizione in chiave teatrale de ‘La ragazza naso’, sulla percezione del sé, a partire, come in questo caso, da un naso grottescamente lungo. La classe 3B della scuola gualdese, infine, sotto la guida delle docenti Oriana Scapeccia (Lingua inglese) e Silvia Natalini (insegnante di sostegno, e docente di Filosofia) ha optato per la proiezione-video di lavori realizzati precedentemente, che sono confluiti in ‘Umani, troppo umani!’, in occasione dell’anniversario dei diritti umani, abbracciando argomenti come quelli, attualissimi, dell’immigrazione e dell’integrazione, ma anche storici o letterari, come il discorso pronunciato da Martin Luther King o le avventure di Robinson Crusoe.</p>
<p>La didattica teatrale si apre, dunque, ad altre discipline, non solo a quelle linguistico-letterarie, sviluppando (anche) capacità cognitive inerenti all’apprendimento e alla memoria a lungo termine: quando si impara un copione, infatti, il concetto di ‘temporalità della memoria’ pare, in qualche modo, disgregarsi. Perché subentra ‘il piacere del testo’. Un’estetica edonistica, dunque, ma anche pedagogica. Ne abbiamo parlato con la professoressa Ancilla Maria Antonini, presidente regionale di ANILS Umbria:</p>
<p><strong>In che modo la didattica teatrale può aprire il proprio spettro semantico all’apprendimento di altre discipline che non siano strettamente linguistiche? </strong></p>
<p><strong>«</strong>Imparare una lingua straniera significa entrare in un’altra mentalità, aprirsi ad una nuova visione del mondo, entrare in un’altra cultura, in un altro ‘personaggio’, in senso lato. Permette di superare le difficoltà e l’imbarazzo nel pronunciare nuove parole e nuovi suoni, di acquisire sicurezza e consapevolezza di sé. Una lingua ‘straniera’, per antonomasia, fa sentire ‘strani’, a primo acchito, blocca: credo che il teatro faccia cadere anche questo. La didattica teatrale, però, e la giornata del 23 febbraio lo ha dimostrato, si apre anche ad altre materie, e non solo alle discipline linguistiche. Questo perché, attraverso il laboratorio teatrale, c’è la possibilità di lavorare in modo diverso con altri contenuti: entrando in una data disciplina, gli studenti hanno la possibilità di comunicare e di imparare la materia in modo diverso. Il teatro crea e risponde il/al bisogno di capire. Diventa, dunque, ‘teatro della comunicazione’. Ci permette di capire cosa dicono gli altri. La nostra attenzione, il nostro cervello, come sostengono le neuro-scienze, aprono i propri canali ricettivi, per poter apprendere. Un altro problema cui pone di fronte il teatro è il saper ascoltare gli altri. Il teatro educa a questo. Anche nelle relazioni interpersonali trasversali, come possono essere quelle fra insegnanti e studenti. L’obiettivo che, come associazione, intendiamo perseguire, è quello di far entrare nel nostro laboratorio di didattica teatrale anche specialisti delle neuroscienze, per comprendere meglio quali facoltà cognitive entrano in gioco quando si traspone un testo narrativo in sceneggiatura, in copione, in testo teatrale, insomma».</p>
<p><strong>Samuel Beckett dimostra come possa esserci cinestesia anche in una (parziale) assenza di movimento. Quale ruolo svolge la prossemica in ambito teatrale?</strong><strong> </strong></p>
<p>«La prossemica è la disciplina semiologica che indaga il rapporto che intercorre fra persona e spazio: il soggetto risulta coinvolto in modo totale, sia per quanto riguarda l’intelletto, che per quanto concerne i sensi e la comunicazione non verbale del corpo. Questo avviene non solo nella messa in scena fine a se stessa. Permette, infatti, di acquisire una maggiore consapevolezza di sé e di come ci si muove, sia in termini di gestualità, che di tono della voce. Intelletto e sensi, dunque, divengono un’unica forma di comunicazione, come hanno ben dimostrato gli studenti nel corso di questo progetto. Tengo a sottolineare, infatti, la bravura degli alunni nel mettere in pratica tutto ciò».</p>
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<p>«<em>Pausa</em>. Willie (<em>in un soffio</em>) Win. <em>Pausa</em>. <em>Winnie guarda davanti a sé. L’espressione felice appare, si fa più intensa</em>. Winnie Win! (<em>Pausa</em>). Oh, ma questo è veramente un giorno felice, sarà stato un altro giorno felice! (<em>Pausa</em>). Dopo tutto (<em>Pausa</em>). Finora».</p>
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		<title>Castiglione del Lago, compagnie umbre in festa per la &#8220;Giornata mondiale del teatro&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 12:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Castiglione del Lago]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> L’Umbria festeggerà al Teatro SpazioArte La Filarmonica  di Sanfatucchio la “Giornata mondiale del teatro”. Le venti compagnie iscritte alla F.I.T.A. umbra (Federazione Italiana Teatro Amatori) si sono date appuntamento domenica 26 marzo alle ore 16, presso il piccolo spazio teatrale gestito da TrasimenoTeatro, per celebrare con un pomeriggio di festa e di spettacolo tale ricorrenza. ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Trasimeno. </span> L’Umbria festeggerà al Teatro SpazioArte La Filarmonica  di Sanfatucchio la “Giornata mondiale del teatro”. Le venti compagnie iscritte alla F.I.T.A. umbra (Federazione Italiana Teatro Amatori) si sono date appuntamento domenica 26 marzo alle ore 16, presso il piccolo spazio teatrale gestito da TrasimenoTeatro, per celebrare con un pomeriggio di festa e di spettacolo tale ricorrenza. La  Giornata Mondiale del Teatro è stata creata a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell&#8217;Istituto Internazionale del Teatro, allo scopo di incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle arti della scena, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro, sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell&#8217;amicizia tra i popoli&#8221;.</p>
<p>Alla manifestazione di domenica prossima presso lo SpazioArte La Filarmonica  prenderanno parte tutte le compagnie umbre iscritte alla Federazione regionale che si esibiranno con dei mini spettacoli di dieci minuti ciascuno. L’ingresso per assistere alle esibizioni è libero. Le Compagnie che hanno assicurato la loro presenza sono le seguenti: Astrolampo, Accademia dei Riuniti, Teatro dei 90-le porte, TrasimenoTeatro, Idem, Le Ginestre, Teatrodicolle, Le voci di dentro, Teatrotredici, Filodram.Umbria, Il futuro e la memoria, Il teatro della Fama, Piccolo Teatro La Torre, Il collettivo teatro animazione, Associazione Bisse, C.T. La maschera, As.Turis.Pro Narco, Compagnia dei Pottacci, Compagnia La Traussa.</p>
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		<title>A Perugia il guru internazionale dell&#8217;improvvisazione teatrale</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 11:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Galvan]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Solo de Impro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Ospite d’eccezione per la stagione perugina dell’Improvvisazione Teatrale. Venerdì 2 dicembre al Teatro di Rebecca, in via Canali a Perugia, arriva l&#8217;attore Omar Argentino Galvan con il suo spettacolo &#8220;Solo de Impro&#8221; (in lingua italiana). Si tratta di uno dei maggiori punti di riferimento internazionali dell&#8217;improvvisazione teatrale, un vero e proprio guru dell’improvvisazione il cui ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Ospite d’eccezione per la stagione perugina dell’Improvvisazione Teatrale. Venerdì 2 dicembre al Teatro di Rebecca, in via Canali a Perugia, arriva l&#8217;attore Omar Argentino Galvan con il suo spettacolo &#8220;Solo de Impro&#8221; (in lingua italiana). Si tratta di uno dei maggiori punti di riferimento internazionali dell&#8217;improvvisazione teatrale, un vero e proprio guru dell’improvvisazione il cui sorprendente talento fa di lui un autentico fuoriclasse e il cui genio e creatività fanno scuola e spettacolo in tutto il mondo. Da quindici anni Galvan percorre il globo con workshop e rappresentazioni, passando dal Sud America, Italia, Messico, Stati Uniti, Canada, Olanda, Francia, Portogallo, Costa Rica, Uruguay, Brasile, Isole Canarie, Isola Reunion, Germania, Brasile, Argentina e Nord Africa.</p>
<p>&#8220;Solo de Impro&#8221; è un classico internazionale dell&#8217;improvvisazione che ha girato i festival più importanti del mondo. Lo spettacolo, completamente improvvisato, ha come protagonista un viandante smemorato, che indossa un cappotto ed una tuba ai quali sono attaccati tanti bigliettini scritti dal pubblico durante l&#8217;ingresso in sala. Ognuno di questi foglietti è uno spunto che lo aiuta a ricordare, improvvisando, storie ed episodi avvenuti durante i suoi viaggi; ad ogni bigliettino corrisponde un racconto, una scena, un&#8217;emozione che lo stesso attore improvvisa e intreccia in modo lieve, elegante ed appassionante, con stile e poesia. Le micro-storie saranno collegate tra loro da un filo comune che emergerà dalle stesse improvvisazioni, per condurre lo spettatore in un universo che rivela le motivazioni alla base di questo carattere itinerante. Galvan propone una lettura particolare dell&#8217;improvvisazione teatrale, piena di poesia in movimento, densa di realismo magico e con un enorme &#8220;effetto farfalla&#8221; come collegamento tra le storie. Galvan sarà accompagnato in scena dalle improvvisazioni musicali di un compositore che condivide con lui questa creazione spontanea.</p>
<p>La rassegna di Improvvisazione Teatrale Professionisti, organizzata dall&#8217;Associazione “Voci e Progetti” con il patrocinio del Comune di Perugia, ha ancora in serbo la finalissima del campionato di improvvisazione del 16 dicembre: l’ultima avvincente sfida teatrale di “Imprò”, per decretare chi si aggiudicherà la vittoria del campionato di improvvisazione teatrale professionisti. L&#8217;associazione “Voci e Progetti”, affiliata ad Improteatro-Associazione Nazionale Improvvisazione Teatrale, si occupa inoltre di proporre l&#8217;improvvisazione teatrale non solo come attività di intrattenimento ma anche di formazione e apprendimento.</p>
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		<title>Incontro</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/incontro/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 14:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sordi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Dio ? morto]]></category>
		<category><![CDATA[francesco guccini]]></category>
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		<category><![CDATA[L'Avvelenata]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Una fila lunghissima quella di ieri sera davanti al teatro Morlacchi per l’incontro con Francesco Guccini, eterogenea certo, perché i gucciniani non hanno età, chi con vecchi vinili in mano e chi, invece, con qualche più moderno cd. Il teatro è pieno e qualcuno abbozza qualche nota della sua canzone preferita, poi finalmente si spengono ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Perugia. </span>Una fila lunghissima quella di ieri sera davanti al teatro Morlacchi per l’incontro con Francesco Guccini, eterogenea certo, perché i gucciniani non hanno età, chi con vecchi vinili in mano e chi, invece, con qualche più moderno cd. Il teatro è pieno e qualcuno abbozza qualche nota della sua canzone preferita, poi finalmente si spengono le luci: a presentare il cantautore il Presidente dell’associazione culturale Per-Perugia e Oltre, che spende qualche minuto di sentita commozione per ricordare il noto latinista Vittorio Sermonti, membro e amico dell’associazione perugina. Dopo questo breve momento, però, torna l’allegria e l’entusiasmo quando, dalla ala destra del palco, si vede entrare un omone, alto e barbuto con un maglione rosso, saluta con la mano e prende posto su una sedia dietro alla cattedra al centro del palco: Francesco Guccini.  Vicino a lui, intanto, si siede il giornalista Federico Fioravanti che avrà l’onore e il ruolo di intervistare, a nome del pubblico, il cantautore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/guccio.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-39616" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/guccio-700x393.jpg" alt="guccio" width="618" height="347" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le prime obbligatorie presentazioni Guccini apre con una battuta: “Io sono l’unico cantautore senza olio di Palma”, risate generali. Conclusosi l’applauso Fioravanti inizia la sua chiacchierata, partendo dagli inizi della carriera musicale di Francesco Guccini che, fortuna vuole, che sia iniziata proprio in Umbria, con un primo concerto, “avevo scritto quattro canzoni”, ad Assisi. Era il 1966 ed era uscito il primo disco <em>Folk Beat</em>, non firmato allora dall’autore, che conteneva una delle canzoni più conosciute di Francesco Guccini, cantata ad ogni concerto anche dai Nomadi: <em>Auschwitz</em>. Un testo impegnato, “parla di olocausto, era qualcosa di nuovo a quei tempi, diversa da tutte le canzoni di quel periodo”.  E subito viene alla mente un piccolo episodio, che ha suscitato interesse da parte dei giornali, ossia il viaggio in Polonia di qualche mese fa, dove Guccini si è rotto un braccio: “eravamo partiti con il pulmino della CGIL, mi sono svegliato alle quattro, ed è stato un viaggio lunghissimo, ma non sono riuscito a dormire bene. Appena scesi dal pullman sono caduto, nono non sono inciampato, sono proprio caduto”.  Tuttavia, ci rassicura di essersi ripreso bene, e che ciò che lo preoccupa di più, in questo momento, sembra essere la sua prossima partecipazione a Montecitorio per la proiezione di un film-documentario su questa esperienza: “il problema è che io non posseggo una giacca e lì serve la giacca”.<a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/morlacchi.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-39614" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/morlacchi-700x264.jpg" alt="morlacchi" width="618" height="233" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E, tra le risate, ancora una volta Fioravanti cerca di rindirizzare la conversazione su ciò che vuole sapere, ma la prende da lontano, molto lontano: “Amerigo è una delle tue canzoni che ti piacciono di più?”, e Guccini conferma facendo riferimento al testo della canzone, che parla di migranti. Ci dice che anche di recente gli è stato chiesto di scrivere un testo su questo tema, ancora più sentito oggi, per Andrea Bocelli, che ma non si sa se mai la canterà e che fine farà la canzone. Ma la domanda era, forse, un pretesto per avvicinarsi al tema America e quindi a un avvenimento che ha fortemente interessato il cantautorato: il premio Nobel a Bob Dylan. Arguto, Guccini risponde con una battuta: “lo si potrebbe chiamare Snob-Dylan, perché intanto i soldi gli ha presi, è stato furbo. Sartre era stato almeno coerente”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Guccini li conosce i trucchi del mestiere perché, ci racconta, che da giovane, fine anni “50, ha fatto il giornalista. Si occupava di cronaca nera per la Gazzetta di Modena: “mi divertivo molto, non succedeva mai niente e dovevi gonfiare tutte le notizie, come il vecchietto caduto dalla bici che poi diventava una critica all’amministrazione comunale che non riparava le buche”. Nella sua breve carriera giornalistica ha anche una nota dolente, che spesso gli viene ricordata: un’intervista gestita in maniera un po’ spocchiosa al grande Domenico Modugno (che comunque anche oggi non sembra essere uno dei cantanti preferiti di Guccini). Una volta capito, però, che con il giornale andava male e si guadagnava poco ha deciso di darsi alla musica. Con un gruppo di amici, tutti squattrinati, decise di mettere su un complesso, e da solo ha imparato a suonare la chitarra. “Pensavamo che fosse un modo di attirare anche le ragazze, e a quell’epoca non era come adesso, di donne ne vedevamo poche”. Del gruppo faceva parte anche il famoso fumettista Franco Bonvicini, molto amico del cantautore a cui è dedicata la canzone “Lettera”, scritta da Guccini dopo la morte del compagno di gioventù. Riaffiora, nella conversazione, qualche ricordo: “lui aveva la batteria ma non ha mai imparato a suonarla, lui disegnava e quando, una volta a Bologna, ho iniziato a collaborare con il Carosello, musicavo e sceneggiavo “Il pirata pacioccone”, ho introdotto Bonvi in questo gruppo perché serviva qualcuno che era anche capace di disegnare bene”. Bologna, per Guccini, è stata la svolta dal punto di vista musicale, e non solo. Vivace e diversa da Modena, che invece il cantautore ricorda come un posto triste. È stato proprio lì che è nata, ai tempi dell’università, la canzone <em>Il sociale e l’anti-sociale</em> e qualche anno dopo <em>L’avvelenata</em>, testo che fece molto scalpore all’epoca: “mi beccai anche una denuncia per oltraggio la pudore ma fui assolto senza processo”. Nell’ Avvelenata, come noto, Guccini si tolse anche qualche sassolino dalla scarpa: <em>Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate! </em>“Bertoncelli aveva scritto un articolo che non mi era piaciuto, diceva che avevo fatto il disco solo per vincoli contrattuali. Ma poi siamo diventati amici, niente più rancore”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/fila.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter  wp-image-39615" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/11/fila-525x700.jpg" alt="fila" width="366" height="488" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"> Ma poi, “La musica d’autore, non era questo il tema dell’incontro?”. Guccini ricorda al pubblico, ancora volenteroso di ascoltare i suoi racconti che è giunta l’ora di parlare di cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cos’è per Francesco Guccini la canzone d’autore? <strong>“</strong>La canzone d’autore è una canzone che è stata scritta in un certo modo sia il testo che la musica. È una canzone che vuole raccontare qualcosa. I testi aspirano ad avere qualcosa di poetico. Sono testi che rimangono”.  Il cantautore, allora, presenta un excursus della musica a partire dagli anni ‘20 quando “le canzoni avevano una loro storia, perché venivano ri-musicati dei testi e dei riferimenti di canzoni popolari che raccontavano quel preciso momento storico.  Nel periodo fascista non si può parlare di canzone d’autore perché erano canzoni o del regime o anti-regime, erano più che altro inni alla patria, alle conquiste straniere o alla resistenza. Negli anni ’50, c’è una novità, un valore aggiunto perché c’erano scrittori che scrivevano canzoni, anche Calvino ha scritto qualche testo, ma non è certo che chi scrive romanzi sia buono anche a scrivere delle canzoni.  E poi negli anni ’60 siamo arrivati noi, prima De Andrè, poi Vecchioni, Io, Dalla, la scuola romana di De Gregori e Venditti, meglio De Gregori”</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa è cambiato da allora? Guccini non ne fa un discorso generazionale e non dice nemmeno che non ci sia più nulla da raccontare, ma piuttosto ci dice che “prima c’erano le case discografiche, ora sono tutte multinazionali e si pensa al profitto, macchine da soldi come i ragazzi che escono dai Talent Show che se non hanno successo con il primo disco vengono lasciati cadere nel dimenticatoio. Le case discografiche ti richiamavano, i miei primi dischi non avevano venduto tanto ma mi hanno fatto continuare lo stesso. Pensate che le prime canzoni non le avevo nemmeno registrate alle Siae, poi lo ho fatto ma all’epoca non era necessario. Dio è morto è stato la prima canzone che ho firmato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, si riprende a chiacchierare, delle comparse nei film, dei libri che ha scritto, i noir appenninici, e del giallo che sta scrivendo “il protagonista è una guardia forestale, e come gli altri gialli lo sto scrivendo insieme a Loriano Macchiavelli. A volte non siamo d’accordo su alcune cose e nessuno di noi vuole scrivere scene di sesso. È difficile scriverle ma quando le scrive lui sembrano uscite dall’ottocento”.  Nel frattempo ci racconta anche della sua passione per l’ottava rima, un “gioco” di tradizione toscana che prevede un duello a suon di rime, e in questo Guccini è sicuramente bravo: “mi è capitato di duellare con Benigni al Club Tenco, e dai, sta migliorando, ma io mi diverto a dare delle rime difficili”.</p>
<p style="text-align: justify;">È giunta l’ora di cena “sono le otto, cosa andiamo avanti?”, il tempo è passato velocemente tra aneddoti e riflessioni, che il cantautore sembra non prendere mai troppo sul serio; Guccini, infatti, è uno che se gli chiedi, come ha fatto Fioravanti, “sei consapevole della tua grandezza?” ti risponde: “sono alto un metro e novantadue, prima ero e novantaquattro ma mi sono ingobbito”.</p>
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		<title>Pippo Delbono al Morlacchi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 11:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pippo del Bono]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Pippo Delbono da molti anni abita la scena come luogo di ricerca, lavorando costantemente negli spazi fertili che si vengono a creare tra pubblico e personale, tra autobiografia e storia, costruendo opere che si contraddistinguono nel panorama internazionale per la loro originalità. Vangelo, in scena al teatro Morlacchi da venerdì 4 a domenica 6 novembre, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pippo Delbono da molti anni abita la scena come luogo di ricerca, lavorando costantemente negli spazi fertili che si vengono a creare tra pubblico e personale, tra autobiografia e storia, costruendo opere che si contraddistinguono nel panorama internazionale per la loro originalità. <em>Vangelo</em><em>, </em>in scena al teatro Morlacchi da venerdì 4 a domenica 6 novembre, segna un nuovo passo in questo percorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni questa ricerca si è sviluppata in una particolare forma di performance musicale, un’indagine sulla forza sonora della voce e la parola che lo ha portato a incontrare musicisti come Enzo Avitabile, Alexander Balanescu, Petra Magoni, Antoine Bataille, Piero Corso, con i quali ha creato eventi e concerti che vengono presentati in parallelo ai lavori della sua compagnia teatrale. Da tempo la sua ricerca si è estesa anche alla creazione di un linguaggio personale nell’ambito del cinema, e il lavoro che ha portato ai suoi ultimi film (<em>Amore carne, Sangue, La visite, Vangelo</em>) scorre in parallelo alla creazione dei più recenti spettacoli, <em>Dopo la battaglia, Orchidee, Vangelo</em>, fortemente segnati da quest’indagine musicale e cinematografica.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vangelo </em>è un lavoro corale, nato in origine come opera contemporanea; è stato creato a Zagabria con l’orchestra, il coro, i danzatori e gli attori del Teatro Nazionale Croato insieme agli attori della compagnia che accompagna Pippo Delbono da anni. <em>Vangelo</em> nasce a partire dalla suggestione delle musiche composte da Enzo Avitabile, e si nutre di alte suggestioni poetiche ma anche della memoria forte portata da attori che hanno attraversato una delle guerre più feroci della storia contemporanea, una guerra che ha cambiato la storia, i luoghi e i confini del loro paese. Un confine che, proprio durante la creazione di <em>Vangelo</em>, si è visto sconvolto dall’arrivo di diecimila persone tra donne, uomini e bambini alla ricerca disperata di una terra promessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di Pippo Delbono più che una compagnia teatrale è una comunità vagante, che fin dalla sua origine ha creato un nuovo alfabeto per la scena e per l’esistenza, anzi, per quel nodo inestricabile tra l’arte e la vita che solo alcuni sanno pericolosamente percorrere. Gli artisti del gruppo, lo stesso Delbono tra loro, sono prima di tutto persone che si ritrovano nella stessa natura, in un’instabilità senza soluzione, che conosce la solitudine, l’isolamento e che trova nell’atto teatrale la più alta condivisione possibile. La via scenica, lucida e folle, di Pippo Delbono trae linfa dalle esperienze che l’artista ha compiuto con l’Odin Teatret e con Pina Bausch, e dallo studio delle discipline orientali, ma la sua tensione vera consiste nel divincolarsi dalle regole e dal metodo, per inventare un altro piano di rigore, quello del sentire. Ed è un sentire che si dà la regola del distacco; ed è così che le creazioni nascono dagli inciampi, dalle letture febbrili, dal sogno. E si nutrono dell’ascolto reciproco, dell’improvvisazione, dell’esplorazione di esperienze personali, tessuto nel quale Delbono inserisce &#8211; ora come pugnali, ora come fiori &#8211; testi talvolta molto noti che ritrovano in questo modo nuova origine. La parola si mostra come voragine attraverso la compresenza della danza, risuonando nel suo silenzio, nel suo gesto muto; la danza a sua volta misura lo spazio e accende il ritmo che lo attraversa; i vuoti, infine, portano a compimento la spudoratezza del testo, il suo coraggio. Nascono così drammaturgie fisiche, dove a scrivere sono “corpi senza menzogna” e dove i codici della danza e del teatro s’innestano senza irrigidirsi mai. Funzione fondamentale è giocata dalla musica, che con la sua presa totalizzante porta via lo spettatore dal proprio piano di realtà, riportandolo ad uno stadio di disarmo. Non ci sono precedenti a un simile teatro, sia nelle premesse che nei risultati, e non vi è possibilità di replica. Quello di Delbono è un atto creativo unico, compiuto attraverso un movimento “a rovescio”: egli prende la vita, la sua pienezza, la sua ridondanza; la spoglia, la scompagina, la scandaglia fino a trovare il bandolo della bellezza che si nasconde nel punto più oscuro; e la guarda senza paura. Ed è sempre un atto di resistenza alla morte.</p>
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		<title>&#8220;La strana coppia&#8221; inaugura la stagione del Piccolo Teatro San Martino</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 14:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Contrariamente alla sua tradizione, la compagnia teatrale “La Fratente” di Mugnano quest’anno non presenterà un nuovo lavoro, ma inaugurerà la stagione del Piccolo Teatro San Martino con “La strana coppia” di Neil Simon. Lo spettacolo, nonostante le numerose repliche, continua ad essere richiestissimo dal pubblico che lo ha apprezzato particolarmente per le tematiche trattate: importanti, ma decisamente alleggerite ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Contrariamente alla sua tradizione, la compagnia teatrale “La Fratente” di Mugnano quest’anno non presenterà un nuovo lavoro, ma inaugurerà la stagione del Piccolo Teatro San Martino con “La strana coppia” di Neil Simon. Lo spettacolo, nonostante le numerose repliche, continua ad essere richiestissimo dal pubblico che lo ha apprezzato particolarmente per le tematiche trattate: importanti, ma decisamente alleggerite da una grande dose di comicità. Non a caso il testo è stato definito “un capolavoro di comicità mondiale”. I protagonisti sono due donne che, separate dai loro mariti, decidono di condividere la loro condizione nello stesso appartamento. La totale differenza di caratteri e stili di vita tra le due donne (disordinata, trasandata e inaffidabile l’una, precisa in modo maniacale, ossessionata dall’ordine e dalla pulizia, piena di tic e allergie l’altra) porterà nella loro vita molte scintille e un bel po’ di scompiglio, ma rappresenterà anche l’occasione per “guardarsi” e capire qualcosa in più di se stesse. Assieme alle protagoniste, ad animare la scena contribuirà anche una sgangherata combriccola di donne habituèe delle riunioni di gioco nell’appartamento e una coppia di uomini spagnoli dal sangue…caliente.</p>
<p>La regia dello spettacolo è di Valentina Chiatti mentre gli attori sono Chiara Brilli, Valentina Chiatti, Anna Maria Gosti, Gessica Scorpioni, Gloria Barbanera, Elisa Luzi, Emanuel Pieravanti e Alessandro Belli. Gli spettacoli sono in programma al Piccolo Teatro San Martino di via Pontani Perugia nei giorni: 15 e 29 ottobre alle ore 21.15 – 16/23/30 ottobre alle ore 17.15. Info e prenotazioni: 340/1030929.</p>
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		<title>Ventitrè piccoli attori per “Peter Pan”</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 12:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ventritrè attori in erba portano in scena la storia di Peter Pan. Atto finale di un percorso teatrale durato quasi cinque mesi, lo spettacolo è stato allestito presso il teatro SpazioArte di Sanfatucchio dall&#8217;Associazione culturale TrasimenoTeatro e rappresentato da un gruppo di bambini tra i quattro e i dieci anni che hanno partecipato al progetto ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Trasimeno. </span> Ventritrè attori in erba portano in scena la storia di Peter Pan. Atto finale di un percorso teatrale durato quasi cinque mesi, lo spettacolo è stato allestito presso il teatro SpazioArte di Sanfatucchio dall&#8217;Associazione culturale TrasimenoTeatro e rappresentato da un gruppo di bambini tra i quattro e i dieci anni che hanno partecipato al progetto &#8220;La Scatola Magica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;esperienza per loro, alle primissime armi in quanto a recitazione, particolarmente stimolante e altamente educativa. Si è trattato del primo anno del laboratorio teatrale, gratuito, rivolto a bambini della scuola materna ed elementare, patrocinato dalla Regione Umbria e dal Comune di Castiglione del Lago. Da febbraio a giugno i giovani attori sono stati impegnati in incontri settimanali che li hanno fatti avvicinare all&#8217;arte delle recitazione, alla musica e alla danza. Per loro si è trattato di un&#8217;esperienza completa, in quanto sono stati anche coinvolti nell&#8217;allestimento delle scenografie e nella realizzazione dei costumi. TrasimenoTeatro, con i suoi 34 anni di storia alle spalle, ha fortemente voluto ridare vita ad un esperienza che negli anni &#8217;90 ha avuto molto successo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Lo spettacolo dello scorso fine settimana – riferisce la regista Gabriella Scarpanti – ha riscosso grande consenso da parte del nutrito pubblico presente, ma ciò che più conta è che per i piccoli attori si è trattato di un momento denso di emozioni e divertimento”. L&#8217;auspicio dell&#8217;Associazione è di poter continuare il percorso avviato, per far conoscere ai bambini il potere e la magia del palcoscenico.</p>
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		<title>Istituito il premio &#8220;Platea&#8221; per la nuova drammaturgia: si cercano opere teatrali inedite</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 10:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[premio Platea]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> È rivolto ad autori di qualsiasi nazionalità che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età la prima edizione del premio “Platea”. Il riconoscimento, istituito dalla Fondazione “Platea” a cui il teatro stabile dell’Umbria ha di recente aderito, ha l’obiettivo di favorire e valorizzare la creazione di nuovi testi per il teatro italiano, in sintonia con ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> È rivolto ad autori di qualsiasi nazionalità che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età la prima edizione del premio “Platea”. Il riconoscimento, istituito dalla Fondazione “Platea” a cui il teatro stabile dell’Umbria ha di recente aderito, ha l’obiettivo di favorire e valorizzare la creazione di nuovi testi per il teatro italiano, in sintonia con le indicazioni del decreto ministeriale e dando concretezza ai propri fini statutari per la formazione, promozione e diffusione della cultura e dell’arte. Il bando è riservato a opere inedite e mai rappresentate, scritte in lingua italiana: i testi dovranno essere inviati entro le ore 24 di venerdì 16 settembre 2016 a mezzo posta elettronica all’indirizzo <a href="mailto:drammaturgia@fondazioneplatea.it">drammaturgia@fondazioneplatea.it</a>.</p>
<p>La commissione di selezione del “Premio Platea” sarà formata da cinque componenti scelti da/fra i direttori dei teatri aderenti alla Fondazione, da un componente designato da Giulio Einaudi Editore e da un componente designato dall’Anart. A rendere unico, e particolarmente rilevante, questo nuovo premio per la scena nazionale è lo sbocco produttivo ed editoriale riservato al testo vincitore, che grazie a una coproduzione tra i teatri aderenti alla Fondazione sarà messo in scena nel corso della stagione 2017-2018 e sarà pubblicato dalla casa editrice “Einaudi” nella collana “Collezione di teatro”. Lo spettacolo sarà in seguito programmato nei teatri della Fondazione “Platea” e nei circuiti regionali aderenti all’Anart. Per info <a href="http://www.teatrostabile.umbria.it/pagine/bandi">http://www.teatrostabile.umbria.it/pagine/bandi</a>.</p>
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		<title>Torna il reading poetico a cura di Francesco Bolo Rossini, &#8220;Donne Mie&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 10:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Donne mie]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Dopo il successo riscosso lo scorso 8 marzo all’Università per Stranieri e in occasione della Giornata Mondiale della Poesia istituita dall&#8217;UNESCO, lunedì 21 marzo, alle 21, a Perugia, presso la Biblioteca Comunale di San Matteo degli Armeni, la Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria replica il reading poetico, a cura di Francesco Bolo Rossini, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Dopo il successo riscosso lo scorso 8 marzo all’Università per Stranieri e in occasione della Giornata Mondiale della Poesia istituita dall&#8217;UNESCO, lunedì 21 marzo, alle 21, a Perugia, presso la Biblioteca Comunale di San Matteo degli Armeni, la Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria replica il reading poetico, a cura di Francesco Bolo Rossini, &#8220;Donne Mie&#8221;.<br />
Nel corso dello spettacolo Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Caroline Baglioni, Edoardo Chiabolotti, Caterina Fiocchetti, Elisa Gabrielli, Elisabetta Misasi, Ludovico Röhl e Samuel Salamone interpreteranno brani tratti dalle opere di Sibilla Aleramo, Concita de Gregorio, Grazia Deledda, Oriana Fallaci, Natalia Ginzburg, Dacia Maraini, Alda Merini, Elsa Morante, Anna Maria Ortese, Antonia Pozzi, Goliarda Sapienza, Matilde Serao, di arie d&#8217;opera femminili e un canto di fabbrica delle lavoratrici ternane.</p>
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