lunedì, 18 ottobre 2021 Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2021 alle ore 16:18

Umbertide, successo per il convegno “No ai bocconi avvelenati”

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

A margine del convegno la dimostrazione pratica di "Cani Antiveleno" nella Pineta Ranieri, una delle migliori armi, finora, per combattere questa piaga.  Guasticchi: "Problema da combattere non solo con repressione e controllo, ma con l'informazione"

 
Perugia.  Animale salva animale. L’esercitazione che si è tenuta a Umbertide, presso la Pineta Ranieri, ha dimostrato che l’unica strategia per il ritrovamento di esche avvelenate, destinate ad animali selvatici, sono: i “Cani antiveleno”. L’avvelenamento di animali selvatici e domestici è una piaga, che va repressa e prevenuta come detto durante il convegno che si è svolto nel chiostro di San Francesco a Umbertide, dal titolo: “No ai bocconi avvelenati nella fauna selvatica: strategie innovative per contrastare la diffusione di esche e bocconi avvelenati”. Erano presenti alla esercitazione pratica, che si è svolta ieri pomeriggio: rappresentanti degli A.T.C. Corpo forestale dello Stato, Polizia provinciale, G.E.V. (Guardie Ecologiche Volontarie), Associazioni venatorie, Servizi Veterinari delle A.S.L., E.N.P.A, Legambiente e Venambiente, W.W.F., Gestori di Z.R.C., Guardie giurate volontarie ittico-venatorie Cacciatori e rappresentanti dello Sportello a 4 Zampe della Provincia di Perugia. L’addestratrice cinofila Alessandra Mango ha introdotto e spiegato, che l’utilizzo di bocconi avvelenati risale alla volontà di eliminare animali ritenuti fastidiosi o concorrenziali con l’attività venatoria e l’agricoltura o per ritorsioni o rivalità tra cacciatori, si ricorre all’uso illegale dei bocconi avvelenati che provocano la morte, diretta o indiretta, di migliaia di animali selvatici.

Attualmente gli unici a poter svolgere questo compito sono i ‘Cani antiveleno’ come  “Datcha”, il cane che ha svolto l’esercitazione, addestrato per il ritrovamento dei bocconi avvelenati. “Alla base dell’addestramento del cane – ha affermato Mango – c’è una forte relazione fra conduttore e cane. Come prima cosa all’animale deve essere insegnata l’obbedienza di base, così da essere gestibile e rispondere a determinati comandi. Successivamente si lavora sugli odori stando ben attenti ai veleni che possono agire anche per inalazione”. Durante la prova l’addestratore Alberto Angelini ha portato il cane in fondo alla pineta mentre nella parte alta veniva rilasciata l’esca avvelenata. Datcha, con a fianco Angelini, che non l’ha mai persa di vista, si è mossa velocemente odorando il territorio in maniera certosina fino ad arrivare all’esca. Dopo averla riconosciuta si è seduta aspettando la sua ricompensa ovvero un manicotto di corda con il quale la piccola è abituata a giocare insieme al suo padrone. Tutto il lavoro è impostato sul gioco – continua Mango – il cane deve avere una forte attitudine al divertimento, per questo l’addestramento del cane antiveleno in genere comincia a circa quattro mesi”.  Da sottolineare il grande successo di questa iniziativa che ha visto in prima linea la Provincia di Perugia, da sempre sensibile alle tematiche legate al mondo animale. Un mondo che appassiona e avvicina, in tutti i più svariati risvolti, un crescente numero di cittadini anche grazie all’incessante lavoro di associazioni e volontari.

“I bocconi avvelenati – ha detto il presidente Guasticchi durante l’evento– uccidono indiscriminatamente innumerevoli specie appartenenti sia alla fauna domestica che a quella selvatica. Mentre per gli animali domestici c’è qualche speranza di salvezza (quando è possibile il pronto intervento dei medici veterinari) per i selvatici l’ingestione di bocconi avvelenati significa morte certa fra grandi sofferenze e con il pericolo di contaminare, attraverso la catena alimentare, altri animali. Un esempio per tutti sono i rapaci, che si nutrono anche di carcasse. Poiché la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, e quindi di tutti noi, come Provincia abbiamo il dovere etico e istituzionale di prevenire ed eliminare questo fenomeno, non solo attraverso la repressione e il controllo, ma soprattutto attraverso l’informazione”.

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