lunedì, 22 aprile 2019 Ultimo aggiornamento il 17 aprile 2019 alle ore 00:59

Sul crinale della verità e della verosimiglianza

'L'enigma della verità. Poesia e biografia', il titolo del primo seminario classe 2019 promosso da 'Umbrò Cultura' con Antonio Riccardi. L'incontro è stato preceduto, il 22 gennaio, da una conferenza sull'editoria italiana con il direttore di SEM.

 
Sul crinale della verità e della verosimiglianza
Perugia.  L’abrasione con la realtà. Rischia di perdere questo una poesia intrisa di biografismo. Gustave Flaubert, nelle numerose lettere indirizzate alla sua Louise Colet, era solito ripetere che fosse ‘una cosa buffa mettere la letteratura al servizio delle passioni’ e che non fosse necessario ‘scriversi’. Poi scrive Madame Bovary, che, per certi versi, è la biografia (denigrata) della stessa Colet. Certo, si trattava di un genere letterario diverso. Perché la poesia è, prima di tutto, questo, un genere letterario. Imbrigliato in diverse cattività, che, però, non dovrebbero farlo oscillare fra le minime intermittenze del cuore e del cervello. Ma farlo camminare sul crinale fra verità e verosimiglianza.

All’‘enigma della verità’, alla poesia e alla biografia’ è stato dedicato, martedì 22 gennaio, il primo seminario classe 2019 del progetto ‘Umbrò Cultura’ (www.umbrocultura.com) – giunto al suo secondo anno consecutivo e patrocinato dall’Università degli Studi di Perugia e dalla Banca di Credito Cooperativo dell’Umbria –, a seguito di un incontro, tenutosi al Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia, sull’editoria italiana. Entrambi gli incontri seminariali sono stati un’occasione per riflettere, insieme al poeta, scrittore e critico letterario Antonio Riccardi – nato a Parma nel 1962, ha studiato Filosofia all’Università di Pavia. Dalla fine degli anni Ottanta ha lavorato per Mondadori ed è stato direttore editoriale degli Oscar. Ha pubblicato le raccolte poetiche Il profitto domestico (Il Saggiatore, 1996) e Gli impianti del dovere e della guerra (Garzanti, 2004), Acquarama e altre poesie d’amore (Garzanti, 2009) e il recente Tormenti della cattività (Garzanti, 2018). Ha curato il volume di saggi Cosmo più servizi. Divagazioni su artisti, diorami, cimiteri e vecchie zie rimaste signorine (Sellerio, 2015). La sua opera ha ricevuto, fra gli altri, il Premio Dessì, il Premio Brancati, il Premio LericiPea, il Premio Mondello. È direttore editoriale della casa editrice SEM – alcuni dei temi-cardine dell’editoria italiana e della ricerca poetica contemporanee.

‘Editori protagonisti. Così li definisce Gian Carlo Ferretti, che al mondo dell’editoria ha dedicato tanti libri. Sono di cultura ed estrazione diversissima, ma tutti capaci di imprimere un’identità editorial-letteraria alla propria impresa al fine di costruire un proprio pubblico’. Così, Annalina Grasso in un recente articolo apparso in 900letterario. Il riferimento è alle case editrici che hanno basato la propria fortuna su un rapporto consapevole fra l’editore, il suo progetto, i suoi redattori, la sua macchina organizzativa, la politica d’autore, di collana e di prodotto. Allora, secondo Ferretti, ‘la Mondadori è un’istituzione, la Rizzoli un impero, Bompiani un club, Einaudi un laboratorio’…

Che dire, invece, del rapporto che intercorre fra poesia e biografia? Nella sua introduzione al secondo dei due seminari, Maria Borio si è addentrata nel vivo di questioni inerenti la poesia e la poetica. Lo ha fatto, presentando l’esempio del libro dal titolo Tormenti della cattività di Antonio Riccardi, edito da Garzanti nel 2018 e che, da diversi punti di vista, presenta l’apice e il punto cruciale di una parabola che è iniziata con Il profitto domestico, pubblicato da Mondadori nel 1996. Il titolo scelto per il secondo seminario, che si è tenuto nella Sala Muro Etrusco di Umbrò, in via S. Ercolano, 2, ‘L’enigma della verità’, costituisce un ossimoro, in quanto comunemente ciò che è vero appare sotto gli occhi di tutti e non dovrebbe contenere enigmi. È pur vero che la verità dell’arte è portatrice di visione, di domande. Di enigmi, appunto. Raccontiamo il mondo attraverso la poesia. La biografia diventa qualcos’altro. I Tormenti della cattività parlano della vita di un uomo, del senso di libertà, di cosa significhi essere liberi, oggi, nel mondo familiare e lavorativo, di cosa sia la verità intima e pubblica nell’esistenza di un individuo, e di come la poesia metta insieme tutto questo e riesca a narrarlo, attraverso un oggetto caro all’autore, che è quello del diorama, della vita del mondo animale e vegetale, presentata come se fosse vera. Anzi, dice al lettore un di più: racconta di un enigma e lo conduce all’interno di una visione e di una conoscenza.

‘C’è una serie di prospettive nei Tormenti della cattività’ ha esordito Antonio Riccardi, che, con questa silloge, ha voluto affermare che la poesia, per quanto difficile, sia comunque un genere letterario, alla stregua della fantascienza, del fantasy. Chi scrive poesia non deve mettersi, secondo il direttore di SEM, alla ricerca del dato biografico. Lui che ha poco interesse per la sua stessa autobiografia, per le sue minime intermittenze del cuore e del cervello, e che cerca, invece, di ‘fare’ un libro che cammini sul crinale fra verità e verosimiglianza. Ma cosa si intende per ‘cattività’? Le cattività possono essere diverse, a cominciare dal matrimonio fino ad arrivare a quella più oscura, più cupa: la morte. Quelle individuate da Antonio Riccardi sono cinque: una geometria compositiva cui è stato anteposto un testo e posposto un altro testo. Il primo è nella forma aperta dell’elenco, dell’indice dei contenuti del libro, mentre il secondo è restituito sotto forma di enigma. La prima poesia del primo testo si intitola ‘Vero all’inizio’; l’ultima dell’ultimo testo, specularmente, ‘Enigma alla fine’. E, qui, ci sono falsi titoli, antiporte, indici, cattività a raccontare di debolezze, una sola diavolina a dare, fra le nicchie, fuoco alle stanze dei ricordi, i racconti in miniatura dei nomi. Poi c’è un’allusione a Rosso, Rosso Fiorentino, la cui pittura – il riferimento è al Cristo morto e semi-adagiato che schiaccia il corpo della Vergine nella tela della Deposizione conservata a Borgo San Sepolcro – rappresenta, per Riccardi, l’enigma del sentimento e del perché amiamo o disamiamo qualcuno, al di là di ogni ragione o dubbio. Ecco, al centro del dipinto c’è una figura enigmatica, da alcuni interpretata come la raffigurazione della morte. Nulla di più fuorviante: dice Vasari che Rosso vivesse con una scimmia, di cui era innamorato pazzo, nel senso amichevole del termine. Perché, dunque, amiamo chi amiamo? Questo è, forse, l’enigma degli enigmi.

La poesia, poi, ha a che fare con la predazione, un po’ come predatori sono i nostri felini domestici. ‘Predatore e preda’ è il titolo di uno dei componimenti del capitolo sul matrimonio, incentrato su un predatore che ‘dorme appena scosso dall’elettricità dei sogni’, consapevole del ‘ruolo della mano nel discorso’. Un’altra cattività è quella che ci stringe a dei luoghi, a una memoria che non controlliamo e che ci viene incontro sotto forma di animali, come nel caso dei fagiani di un testo di Riccardi contenuto nella raccolta. Infine, la cattività estrema, la morte. Riccardi si è esercitato con delle prove di cenotafi: ‘Vita, tempesta e morte di Antonio Riccardi’, o ‘Vita, consolazione e morte di Antonio Riccardi, soldato d’avventura’. Hanno lo stesso impeto, in quanto prove di un ‘futuro anteriore’, che vedono ‘il tempo passargli avanti e finire’. Ma che non sono intrise di autobiografismo. Perché camminano sul crinale della verità e della verosimiglianza.

 

 

 

 

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