lunedì, 14 ottobre 2019 Ultimo aggiornamento il 11 ottobre 2019 alle ore 17:19

‘L’elefante nella stanza’

L’abitudine all’energia e la bellezza della velocità esaltate dal Futurismo sono state omaggiate, il 13 marzo, dal progetto Umbrò Cultura: ‘Futuro anteriore’, il titolo scelto per il seminario tenuto da Paolo Valesio e Sandro Gentili

 
‘L’elefante nella stanza’
Perugia.  ‘1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerarietà. 2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. 3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. 4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… Un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia (…). 10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria (…). 11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere e dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne (…)’. Lo scrive, Filippo Tommaso Marinetti, sul primo manifesto del Futurismo apparso su «Le Figaro» il 20 febbraio 1909. Lo scrive con un contenuto più ideologico che artistico. Lo scrive, infine, per esaltare la modernità, la macchina, la tecnica, la città industriale. E i giovani e la gioia della distruzione della tradizione e del passato, delle biblioteche, dei musei, di una cultura asfittica che corrompe le città antiche e ‘venerate’.

A 110 anni di distanza il progetto Umbrò Cultura (www.umbrocultura.com) ha omaggiato, con un doppio incontro che si è tenuto il 13 marzo, il movimento d’avanguardia che fece della velocità, dell’estetizzazione diffusa insita nella modernità e della distruzione della cultura arroccata sulla torre d’avorio i propri cavalli di battaglia (o le proprie macchine ruggenti). Non è un caso, allora, che tra i libri presenti nella Sala Libreria di Umbrò, in via S. Ercolano 2, a Perugia, ed editati dal Formichiere, si sia incappati nella veemente pagina del settimanale Futurismo, editata il 5 marzo 1933. Il titolo dell’apertura è eloquente: ‘Per la riconquista di un nostro primato mondiale’. Un sogno, questo, perseguito da molti fautori del movimento.

In occasione del seminario ‘Futuro anteriore’ promosso da Umbrò Cultura, Paolo Valesio – nato nel 1939 a Bologna, è critico letterario, saggista, poeta e narratore. Dirige la rivista «Italian Poetry Review – IPR», presso la Columbia University (di cui è professore emerito). Per il complesso della sua opera poetica ha ricevuto, tra gli altri, il Premio ‘Civetta di Minerva’ (Starze di Summonte, Avellino, 2018) – e Sandro Gentili – nato nel 1954, è professore ordinario di letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Perugia. La sua area di ricerca va dalla letteratura realistica del Settecento fino alla poesia e alla critica letteraria del primo Novecento – hanno dialogato sul Futurismo. È seguita una cena, nella sala ristorante di Umbrò, con menù ispirato a La cucina futurista di Marinetti e Fillìa, rieditata integralmente dal Formichiere nel 2018.

‘Siamo a 110 anni dalla pubblicazione del manifesto francese di Marinetti. 110 anni dalla nascita del Futurismo e 110 anni dalla morte del Futurismo’ è stato il commento del professor Sandro Gentili, che ha ripercorso la vita intensa, ma breve del movimento nato alla vigilia della Grande Guerra e deceduto dopo la Grande Guerra. In linea con la durata canonica di ogni movimento d’avanguardia: all’incirca 10 anni. Ma gli studi condotti sul movimento ne hanno dilatato la portata, sia dal punto di vista cronologico che dal punto di vista geografico: il riferimento è alle ricerche di De Maria e a quelle del gruppo ’63, ma anche alle mostre sul Futurismo allestite a Ravenna, a Firenze, a Perugia e a Terni. Milano resta il punto geografico principale, ma ampio spazio è da riservare a Firenze, alla Roma futurista e al luogo figurato del Futurismo esoterico.

Il professor Paolo Valesio, dal canto suo, si è soffermato sull’aspetto letterario delle immagini-chiave che hanno connotato il Futurismo, più che su quello strettamente filologico. ‘Sono d’accordo – ha esordito – con il fatto che la vita del Futurismo sia continuata almeno fino agli anni Quaranta del secolo scorso’. Ha, poi, fatto leva sulla differenziazione di Papini tra Futurismo e Marinettismo. Elementi propri del movimento d’avanguardia si possono identificare partendo da una attenta analisi del manifesto pubblicato nel 1909, in cui Marinetti parte dal Simbolismo per approdare ad una scrittura sperimentale. Ci sono molti -ismi, in questo discorso, che vanno esaminati con attenzione. Uno di questi, il Futurismo, nasce proprio con questo ‘strano manifesto’. Non si tratta di un manifesto nel senso classico, come può esserlo quello del Simbolismo. Il manifesto futurista è un poema in prosa, un manifesto trasformato in narrazione: si parte dalla Milano dei tram e si arriva fino al cosmo. Oggi commemoriamo un movimento centrale dell’avanguardia europea e anche la parabola di un uomo, Marinetti, definito a più riprese ‘l’elefante nella stanza’, una etichetta che pesa ancora sulla sua reputazione di militante irregolare e vicino al regime fascista. Lo ha messo in luce, in una recensione apparsa sul Sole24Ore, lo storico Emilio Gentile, che si è occupato dei libri che rivisitano le tragedie delle avanguardie del Novecento, dalle sperimentazioni futuriste a quelle dadaiste e sovietiche: il senso del nuovo inizio intrinseco nel Modernismo si allinea, per certi versi, con la fondazione dei movimenti totalitari, conducendo l’Europa ai disastri più cupi. Due, sono gli altri –ismi: razionalismo ed irrazionalismo. Il razionalismo non può liberarsi di se stesso dall’interno, ma deve raccogliere i contributi che provengono dall’esterno, anche dall’esoterismo. Neanche l’Illuminismo è pienamente illuminista. Marinetti, in tutto ciò, è un grande poeta che descrive poeticamente l’esistenza di una vita oltre: si distingue anche rischiosamente dal regime nella sua forma più burocratica. Poi ripubblica, durante la guerra con la Francia, con alcuni inediti, la sua traduzione di Mallarmé: una storia contraddittoria, la sua, come è quella della letteratura. Ma quelli di Marinetti sono scambi dialettici, più che antitesi. Gli scambi dialettici di un autore che ha ancora bisogno di essere studiato: la bibliografia sul Futurismo è molto vasta, ma mancano, ad oggi, ulteriori prospettive critiche e affondi su testi inediti, donati dalla figlia di Marinetti, Luce.

‘Leggere i manifesti di Marinetti – ha affermato Sandro Gentili –, leggere i resoconti delle serate futuriste, leggere alcuni romanzi marinettiani mi ha sempre dato questa sensazione: di uno scrittore non dannunziano, se vogliamo tardo-simbolista. Marinetti è stato uno scrittore d’avanguardia, ma anche un prosatore di grandi letture ottocentesche e primo-novecentesche e questa duplicità, questa biforcazione della personalità artistica ha pesato sulla sua immagine’. ‘Non per localismo – ha proseguito –, ma Marinetti è venuto anche a Perugia, per portare il verbo futurista in provincia. Ha trovato, qui, un terreno fertile. Il movimento futurista perugino ha avuto una vita florida e si è costituito come movimento avanguardista anarchico, pieno di possibilità di sviluppi opposti. Da qui, la disseminazione del Futurismo in aree insospettabili, come l’Umbria di Dottori’.

La seconda parte del pomeriggio è stata dedicata alla lettura dei testi poetici tratti dall’opera di Paolo Valesio, che, secondo il loro autore, ‘non hanno nulla a che fare con Marinetti’. ‘Non so da dove viene la mia poesia – ha rimarcato Paolo Valesio –, seppure abbia studiato Marinetti e Dannunzio. Mi guarderò bene dal fare l’esegesi dei miei testi’. Il riferimento è a quelli contenuti in Esploratrici solitarie, raccolta editata da Raffaelli nel 2018, in cui Valesio rivisita una poesia scartata dall’editore de Il volto quasi umano, con tema la corrida: ‘ti aspetto inginocchiata sulla arena – si legge – (…). Ecco, irrompi, toro, locomotiva della coscienza esterna e schiacciante’.

Forse proprio nella locomotiva vi è un rimando, nemmeno troppo taciuto, all’automobile ruggente, ‘dal cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti’ di Marinetti.

 

 

 

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