giovedì, 15 novembre 2018 Ultimo aggiornamento il 5 novembre 2018 alle ore 22:19

L’età delle cattedrali: dalla granularità alla complessità dei dati

Mercoledì 2 maggio, alle 15, nella Sala Goldoni di Palazzo Gallenga, è stato presentato l’ultimo libro di Gino Roncaglia, docente dell'Università della Tuscia: L'età della frammentazione. Cultura del libro e scuola digitale (Laterza, 2018).

 
L’età delle cattedrali: dalla granularità alla complessità dei dati
Perugia.  Il gusto per la crestomazia, per il florilegio e l’antologia, l’episodio e l’episodico, il passo escerpito, il frammento, per l’informazione granulare, che erano stati tipici, ad esempio, della cultura rinascimentale. Ma che sono, sulla base dei corsi e dei ricorsi storici e delle diverse tecnologie, della scrittura e non, di un’attualità stringente. Specie con riferimento al mondo digitale. Ma il mondo digitale è solo quello della frammentazione? O è possibile passare da contenuti granulari a contenuti complessi? È possibile interrogare il mondo digitale trovando delle risposte?

A ben guardare, visto un volume di freschissima uscita, edito per Laterza quest’anno – volume che reca la firma di Gino Roncaglia ed il titolo L’età della frammentazione. Cultura del libro e scuola digitale – sì. Mercoledì 2 maggio, alle 15, nella Sala Goldoni di Palazzo Gallenga, è stato presentato l’ultimo libro del Professor Gino Roncaglia, docente di Editoria digitale e informatica umanistica presso il Dipartimento DISTU (Dipartimento di Studi linguistico-letterari, storico-filosofici e giuridici) dell’Università degli Studi della Tuscia, consulente di RAI Educational (oggi RAI Cultura), autore di numerosi saggi sui nuovi media e sulla storia della logica ed esperto che ha preso parte alla stesura del Piano Nazionale Scuola Digitale). La presentazione de L’età della frammentazione. Cultura del libro e scuola digitale è stata introdotta e coordinata dalla professoressa Giovanna Zaganelli, Direttrice del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università per Stranieri di Perugia e Coordinatrice del Dottorato di ricerca in Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale dello stesso Ateneo: «l’occasione di oggi – è stato il commento della professoressa Giovanna Zaganelli – è volta a presentare un libro di freschissima uscita, edito per Laterza. Il titolo del volume è anche il titolo dell’argomento portato in campo oggi, in cui sono confluiti anni di studi compiuti non solo in Italia, ma anche in Europa. Il piglio con cui il professor Gino Roncaglia prende in esame generalmente l’argomento del mondo digitale è interessante, in quanto lo guarda da vicino interrogandolo. Uno degli aspetti che mi piace di più è quello che non si fotografa solo l’esistente (una modalità tipica attraverso cui gli studiosi si rivolgono al mondo digitale), ma che si interroga il mondo digitale, trovando anche delle risposte. Questo mondo della frammentazione dei dati granulari che è il mondo attuale collima con il mondo digitale? Il mondo digitale è solo quello della frammentazione? È possibile passare da contenuti frammentari a contenuti complessi? La sintesi, qui, risulta essere un punto di partenza – ha proseguito la professoressa Zaganelli – in quanto si passa dal granulare al complesso. Anche il libro, quando è nato, era un organismo frammentario, poi si è arricchito. Anche i testi lo erano: le prime forme di scrittura presentavano degli elenchi. La frammentarietà si presentava così, anche se l’elenco è molto più che un contenuto frammentario. Possiamo sperare di ottenere dei contenuti complessi dal mondo digitale? È possibile trovare la complessità dietro la granularità? I precursori del mondo digitale avevano in mente una rappresentazione del mondo complessa. Tutto ciò ha avuto ed ha ripercussioni nel mondo della scuola, anche nell’insegnamento dell’italiano come lingua seconda. La cattedrale, di cui ci parlerà il professor Roncaglia, richiama la complessità, la prima forma di libro: essa era un luogo di culto, in cui le parole venivano trasmesse attraverso le vetrate, come un libro, appunto, che si poteva leggere a vari livelli, sulla base di una organizzazione sempre più complessa dei dati».

«Già nel titolo – ha affermato il professor Andrea Capaccioni , docente di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia presso il Dipartimento di Lettere, lingue, letterature e civiltà antiche e moderne dell’Università degli Studi di Perugia – questo volume propone gli oggetti di studio: il rapporto fra scuola, mondo digitale e nuove tecnologie. Si parla di un ecosistema digitale e della complessità di questo mondo. La potenzialità della tecnologia digitale è l’idea di base del volume, che tratta di contenuti che hanno a che fare con la scuola e con la formazione. Quali contenuti di apprendimento servono, oggi, al mondo della scuola? Il libro di testo serve ancora? Sono solo alcune delle domande che l’autore si è posto e rispetto alle quali non si è sottratto nel rispondere. C’è un dialogo fra il mondo della scuola e l’ambito digitale, anche se spesso risultano in conflitto. Il Piano Nazionale Scuola Digitale è, in questo senso, un buon punto di partenza. Il libro può essere suddiviso in tre parti – ha sottolineato il Professor Capaccioni –: una prima parte sulle risorse per l’insegnamento e lo studio disponibili oggi per la scuola. Cosa significa insegnare nell’ecosistema digitale? Emergono poi i concetti di granularità e di frammentazione e le critiche maggiori che vengono fatte a questo tipo di risorse digitali, nella trasmissione del sapere. Diverse sono le metodologie e l’autoproduzione dei contenuti, come ad esempio l’utilizzo dello smartphone come strumento della didattica. La seconda parte si concentra sul libro di testo, tentandone una ricostruzione, quale veicolo di contenuti strutturati. Quali sono, poi, le differenze fra testo a stampa e testo digitale? È possibile una loro convivenza? La terza parte focalizza la sua attenzione sulla lettura a scuola, nell’alveo di una riflessione che va al di là dei libri di testo: la promozione della lettura ne è un esempio, così come il ruolo svolto dalle biblioteche scolastiche e la gestione dei gruppi di lettura. La scuola deve, in ultima istanza, fornire agli studenti la capacità di selezionare informazioni strutturate e complesse, sulla base di strumenti curriculari e risorse digitali.

«Questo libro – ha risposto il professor Gino Roncaglia – ha un fuoco particolare sul mondo della scuola, ovvero sul tema del rapporto fra insegnamento e mediazione informativa, cui partecipano tante professionalità, a partire dalle biblioteche. Mi piace vedere come viene classificato questo libro: a volte sotto la voce editoria, altre sotto pedagogia, sociologia, critica letteraria… Molteplici sono le finalità morali e sociali dell’educazione: il nostro Paese ha conosciuto negli anni Sessanta la riforma della scuola e si sono aperti numerosi dibattiti su questo mondo, snocciolati, anche in micro-tematiche (come ad esempio l’uso dei telefonini in classe), ma anche macro-tematiche, affrontate nel libro, come la promozione della lettura a scuola e il concetto di biblioteca scolastica. Il tema della frammentazione e della granularità, poi, come è stato messo in luce, fa da filo conduttore fra le diverse sezioni del libro. Perché l’informazione digitale è oggi così fortemente granulare, sulla base di forme di testualità breve? È una prerogativa del digitale o ci sono altre ragioni? Cos’è il formato digitale? E l’informazione digitale?». Il professor Roncaglia, per rispondere a queste domande, ha fatto un excursus storico, con dei flashback, andando indietro nel tempo, fino al 15 marzo del 1679, quando Leibniz lavorava su appunti sparsi, su una marea di frammenti. A quest’altezza cronologica lavorava ad una cosa che era il calcolo binario. Ma non si limitò a fare questo: capì, infatti, che attraverso lo 0 e l’1 si possono rappresentare non solo numeri, ma anche altri tipi di informazione. Era convinto si potesse parlare del mondo usando numeri. Attraverso l’onnipotenza rappresentativa dello 0 e dell’1. Era inoltre convinto che delle macchine potessero lavorare su questo, sulla base di fori aperti in corrispondenza dell’1 e chiusi in corrispondenza dello 0. L’intuizione di Leibniz fu che qualsiasi stadio del mondo potesse essere rappresentato dallo 0 e dall’1. Charles Babbage e Ada Lovelace, figlia di Lord Byron, dal canto loro, lavoravano alla macchina differenziale e alla macchina analitica, idee importanti per storia dell’informatica. Babbage era uno straordinario visionario, ma un pessimo gestore concreto di progetti di ricerca, mentre Lovelace era una matematica bravissima. Babbage venne in Italia, a Torino, a presentare nel 1840 le proprie idee intorno alla macchina analitica, destando molto interesse verso questo progetto. L’aspirazione nell’uso di queste macchine è quello di creare un miglioramento delle situazioni informative complesse. La macchina di Alan Turing, ad esempio, permetteva questo: con strumenti semplici si può costruire una macchina complessa. Da premesse semplici, insomma, ad un’enorme ambizione intellettuale. Il digitale nasce con questa ambizione: gestire la complessità. Il passo successivo venne compiuto da Shannon, che costruisce una teoria che permette di rappresentare concretamente sulla base dello 0 e dell’1 anche testi e immagini (bit 01: scelta binaria (vero/falso, acceso/spento, etc.)). La rappresentazione di caratteri (combinazione di bit che viene fatta corrispondere al carattere), scompone le immagini in pixel (ogni pixel è rappresentato attraverso 01), suoni (valori numerici, rappresentabili in 01 di un’onda sonora). Federico Faggin e il microprocessore, poi: un passo decisivo verso i computer personalizzati.

«Quest’evoluzione – ha proseguito il professor Roncaglia – ci dà l’idea delle radici storiche della rivoluzione digitale, sulla base di due requisiti: la volontà di potenza rappresentativa e l’idea che domina i pionieri della rivoluzione digitale, fornire strumenti per aumentare la capacità conoscitiva umana e migliorare la gestione della complessità. La prima età, guardando l’evoluzione degli strumenti di rete, è quella dei cacciatori-raccoglitori: si tratta di tribù piccole all’inizio, prima del Web (ci si collega per poco tempo alla rete: il pasto informativo va consumato nella caverna). Il Web, poi, compie un passo successivo, col browser, e si arriva all’età dei primi centri urbani e dell’agricoltura. Una fase urbanistica, con edifici bassi collegati da scalini, connotata da un’alta complessità orizzontale e da una bassa complessità verticale. Gli oggetti informativi sono ancora granulari. Da Mosaic (1992) all’11 settembre 2001, poi: i siti tradizionali di informazione collassano di fronte a questa richiesta di informazione dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Si ha un passaggio dal sito stanziale all’idea che è l’informazione che viene fatta viaggiare: si approda all’età dell’artigianato e del commercio, dall’11 settembre 2001 a oggi. L’idea è quella di prodursi i propri post, di far circolare l’informazione, di condividerla. Il meccanismo che c’è dietro è quello dei feed: (ad esempio, una pagina Twitter un convoglio di informazione granulare, mattoncini: immagini, post, etc.) l’informazione è ancora semplice, granulare, piccola (pezzetti di informazione con una codifica discreta). Oggi siamo proiettati verso l’età delle cattedrali, con edifici informativi complessi. Alcuni li abbiamo già: un tipo di informazione di alcuni videogiochi, che circoscrivono un mondo narrativo visivo sofisticato e complesso. Ma il lavoro ancora da fare è enorme per ottenere informazioni più complesse e strutturali. Il mondo della scuola ha un bisogno formativo: si chiede di poter saltare da un’informazione all’altra, di selezionare una informazione strutturata e complessa ad alta complessità verticale (in questo risiede la difficoltà). Come gestire l’informazione complessa a scuola? Anche attraverso l’attenzione verso la forma libro, ovvero verso la forma tradizionale della struttura della complessità. La scrittura nasce con le liste, poi si ha un accumulo di informazioni. Cosa succede, dunque, nell’ecosistema digitale?».

L’età delle cattedrali, dunque, in cui la complessità orizzontale non avrà una connotazione negativa, e in cui il Web si strutturerà progressivamente in forme più complesse, nel modo con cui lavoreremo agli spazi informativi, anche, in ambito scolastico e accademico, con uno sperimentalismo di forme di cooperative-learning e nuove forme di produzione dei contenuti. Che risulteranno spacchettati. Perché anche i contenuti granulari possono essere utili, purché siano finalizzati alla capacità di strutturare un discorso complesso.

 

 

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