sabato, 7 dicembre 2019 Ultimo aggiornamento il 3 dicembre 2019 alle ore 12:49

Ascoltare e fissare l’oralità

Giovedì 4 aprile, nel Salone d’onore di Palazzo Donini, a Perugia, è stato presentato l'ultimo libro di Antonello Lamanna, 'Calabria Sound System. Musiche tradizionali, lessico e oralità contemporanea' (Perugia, Morlacchi Editore, 2019)

 
Perugia.  Complessa è l’interfaccia tra oralità e scrittura. È necessario scindere tra società con o senza scrittura, tra tradizioni scritte e orali nelle società dotate di scrittura, tra chi sa leggere e chi sa scrivere. Esistono culture orali prive di scrittura, che vanno scisse da culture non esclusivamente orali, influenzate dalla scrittura. Perché senza scrittura non si ha accumulazione di informazioni al di fuori del cervello. Da qui, l’importanza della mnemonica visiva, che, ad un livello morfologico, precede la scrittura e che, più che una mnemotecnica, è un codice. Lo stesso che viene utilizzato, ad esempio, nella costruzione di un testo rituale, di una cerimonia liturgica, di un racconto mitologico tràdito di bocca in bocca. Nel 1571 Gabriele Barrio, nel De antiquitate et situ Calabriae, annotava: ‘Fu detta Messurga, quasi Messurgus, tolta la a, che significa cantore, perché gli abitanti, a causa della fertilità del territorio, vivevano cantando, cioè in letizia’.

Indagare gli aspetti linguistici e sociolinguistici di una comunità calabrese in provincia di Crotone, Mesoraca, attraverso un’esplorazione dei fenomeni della sfera sonora e una raccolta di materiale dialettologico e etnomusicologico. È stato questo l’obiettivo perseguito dalla ricerca, avviata nel 1992, confluita in Così parla Mesoraca. Dialetto e lingua di un paese della Calabria (Perugia, Eranuova, 1998) e sottesa al volume, edito quest’anno, a Perugia, per i tipi di Morlacchi Editore, Calabria Sound System. Musiche tradizionali, lessico e oralità contemporanea, che reca di Antonello Lamanna (giornalista presso l’ufficio stampa dell’Università per Stranieri di Perugia, dove è ideatore e responsabile del progetto ‘Voxteca’, un osservatorio-laboratorio dei dialetti italiani e dell’oralità contemporanea. È direttore responsabile della rivista di Scienze umane e sociali «Gentes» del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università per Stranieri di Perugia ed è il fondatore ed editor della Perugia Stranieri University Press, la casa editrice dell’Ateneo perugino. Coordinatore del Centro di Studi Internazionale sulle Campane (Cescav), si dedica allo studio della musica popolare e della tradizione orale e svolge ricerche dialettologiche ed etnomusicologiche nel Centro e nel Sud Italia. Tra le diverse pubblicazioni, ha curato, per ‘Voxteca’ ed Egea, La valle parlante. Il mondo popolare del cantastorie Riziero (2013) e D’altro canto. Scenari contemporanei della musica popolare umbra (2014)).

‘Per capire una comunità, l’ho ascoltata’ ha esordito Antonello Lamanna giovedì 4 aprile, davanti ad una nutrita platea riunitasi nel Salone d’onore di Palazzo Donini, a Perugia, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, Calabria Sound System. Musiche tradizionali, lessico e oralità contemporanea (Perugia, Morlacchi Editore, 2019). ‘Ne ho esaminato la lingua – ha proseguito – e la porta dialettale ha sancito l’ingresso verso altre porte, quelle delle più disparate discipline. Questo libro non è la ricerca iniziata negli anni Novanta del secolo scorso, ma una parte della ricerca. Una ricerca che si è costituita come un mosaico di relazioni, di differenti tipologie testuali. Se l’ambito editoriale pone dei limiti, la ricerca non li ha. Tendo l’orecchio, quando mi trovo in un luogo, ne immagazzino ricordi sonori, ascolto le parole che evocano in me delle emozioni uditive. È il caso, ad esempio, dei brani musicali, dei canti, come quello di ‘Donna Righetta’ o di ‘Occhi turchini’ – il primo trasposto in racconto da Mirko Revoyera, il secondo magistralmente interpretato da Enrico Bindocci e Kyria Constantinou, armonizzando una versione tradizionale calabrese e un brano musicale cipriota. Altre ‘incursioni’ musicali e teatrali sono state performate da Otello Profazio, cantautore folk, e da attori e musicisti che hanno interpretato il repertorio tradizionale della Calabria, tra cui Mirko Bovini, Sandro Paradisi, Luigi Serrapiede, Bruno Pilla e Luca Petrilli (n.d.r.) –. Numerose, le storie dei cantori che ho conosciuto e che vivono in questa ‘terra di persone che cantano’. Hanno mostrato di avere un orecchio assoluto, come il pastore Alessandro, che riesce ad accordare migliaia di campane, sulla base di una vera e propria lingua dei pastori, di una grammatica complessa’.

Non è inusuale, infatti, sentire a Mesoraca accordare o suonare una zampogna, ascoltare i canti polivocali della mietitura e delle raccolte delle olive, scorgere una gamma di sonorità e repertori musicali. ‘La prima foto – ha osservato Luigi Cimarra, etnolinguista e Direttore del Museo di Civita Castellana – ritrae una persona che fa un concerto di campane. E non è un caso che sia stata scelta questa immagine policroma: sottende la volontà di riporre al centro dell’attenzione il campanile, il suo precipuo significato nel contesto culturale, in quanto rappresentazione della comunità, della civitas’. Si tratta della prima delle 7mila foto del corpus etno-fotografico che correda il volume, a fianco delle 50 tracce tra voci, suoni, tasselli di un mosaico sonoro di riti, cerimonie, pratiche arcaiche (dalla farsa del Carnevale ai rosari cantati della Quaresima), canti tradizionali, liturgici, sulla zampogna, tarantelle, pastorali e narrazioni popolari. ‘Il dialetto – ha affermato Luigi Cimarra – è un elemento culturale identitario e, in quanto tale, riecheggia il suono civico delle campane. Non è una forma decaduta dell’italiano, ma il prodotto di una evoluzione del latino in un territorio determinato storicamente, che è legato ad una realtà contingente: le parole scompaiono, a volte, perché scompaiono le cose che le parole rappresentano. Tutto ciò fa di Mesoraca un unicum della tradizione popolare italiana’. Ma un ponte viene gettato fra Calabria ed Umbria, come ha sottolineato Pietro Abbritti, Presidente dell’Associazione Amici della Calabria e dell’Umbria, in occasione del suo saluto alle autorità presenti, fra cui Donatella Porzi, Presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria, e la Rettrice dell’Università per Stranieri di Perugia, Giuliana Grego Bolli, la quale ha rimarcato lo stretto legame di amicizia e di consuetudine, anche legata ad una lunga tradizione di formazione universitaria, che intercorre tra le due regioni. Tale rapporto risulta essere oggettivato anche nello studio della tradizione orale e popolare italiana portato avanti nell’alveo del progetto ‘Voxteca’, un archivio di suoni, parole, lingue contemporanee, di cui l’Ateneo perugino rappresenta l’ideale luogo di accoglienza. Uno degli obiettivi del progetto, infatti, è quello di offrire documenti sonori utili all’identificazione della persona in quanto membro di una specifica comunità culturale.

L’aspetto musicale delle lingue permette di organizzarne i significati, la struttura logico-sintattica, la gerarchia delle informazioni, riflettendo l’elaborazione culturale di una comunità in un preciso spazio-tempo. È quello che è stato fatto con Mesoraca, l’antica Messurga, e con i suoi canti polifonici, rosari cantati, ninna-nanne, lamenti funebri, litania, suoni di tamburelli e fischietti. Per ascoltarne, e fissarne, l’oralità.

 

 

 

 

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