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	<title>Perugia Online &#187; Martina Pazzi</title>
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		<title>Chi è stato Armando Rocchi?</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Oct 2023 14:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Fabei]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Chi è stato Armando Rocchi? Ne abbiamo parlato con il professor Stefano Fabei, docente di Discipline letterarie all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Stefano Fabei, classe 1960, è uno storico e un autore di saggi per «Studi Piacentini», «Treccani Scuola» e «I sentieri della ricerca»; ha collaborato con «Eurasia», «Nuova Storia Contemporanea», «Storia in rete» e ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Chi è stato Armando Rocchi? Ne abbiamo parlato con il professor Stefano Fabei, docente di <em>Discipline letterarie</em> all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Stefano Fabei, classe 1960, è uno storico e un autore di saggi per «Studi Piacentini», «Treccani Scuola» e «I sentieri della ricerca»; ha collaborato con «Eurasia», «Nuova Storia Contemporanea», «Storia in rete» e «Rassegna Siciliana di Storia e Cultura», e ha pubblicato, tra gli altri – ci limitiamo a citare, in questa sede, solo alcune delle sue numerose pubblicazioni: <em>Il Reich e l’Afghanistan</em>, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2002; <em>Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme</em>, Mursia, Milano 2003; <em>Les arabes de France sous le drapeau du Reich</em>, Ars Magna, Nantes 2005; <em>Operazione Barbarossa. 22 giugno 1941</em>, Mursia, Milano 2010; <em>I neri e i rossi. Tentativi di conciliazione nella repubblica di Mussolini</em>, Mursia, Milano 2011 -, anche il libro sul quale abbiamo dialogato: <em>Armando Rocchi il Prefetto del Duce a Perugia. Storia di un soldato dalla Grande guerra alla Repubblica Sociale Italiana</em>, Futura, Perugia, 2023.</p>
<p><strong>Prof. Stefano Fabei, lei è docente di ruolo di <em>Discipline letterarie</em> all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia, oltre che un saggista e un acuto studioso di Storia, specie di quella contemporanea. Il libro che intendiamo presentare, <em>Armando Rocchi: il Prefetto del Duce a Perugia. Storia di un soldato dalla Grande Guerra alla Repubblica Sociale Italiana</em>, edito nel 2023 per i tipi di Futura Libri, reca un titolo eloquente, che orienta alla lettura, guidandola. Lei nel 2022 si è occupato, ancora una volta, del prefetto Rocchi (il riferimento è a <em>Il prefetto Rocchi e il salvataggio degli ebrei. Perugia-Isola Maggiore sul Trasimeno 1943-1944</em>): come si sono originati il progetto e il suo interesse per questa controversa figura della nostra Storia e della Storia <em>tutta</em>?</strong></p>
<p>Rocchi è stato senza dubbio un protagonista della storia locale il cui ricordo in molti suoi contemporanei, non tutti per la verità, è legato soprattutto ai drammatici eventi relativi al periodo in cui ricoprì la carica di Prefetto, durante la Repubblica sociale italiana, che in Umbria durò circa otto mesi tra il 1943 e il 1944. Tuttavia egli fu anche altro: un soldato del XX secolo che per circa trenta anni visse drammaticamente – ma anche consapevolmente e sempre convintamente – l’esperienza dei due conflitti mondiali e della guerra civile spagnola. Tutta la sua esistenza fu caratterizzata da una concezione della vita improntata al senso del dovere e al culto della patria.  Volontario, sottotenente di cavalleria nel 1917, combatté sul fronte albanese e qui iniziò, con una grave ferita al palato e alla mandibola (frattura doppia, con asportazione parziale della lingua, di sei denti e con lesione funzionale all’orecchio destro), una collezione di mutilazioni, testimonianze del grande coraggio e della determinazione sempre dimostrati. Consacrò così, con il sangue, una visione del mondo che aveva le sue premesse e fondamenta nella preparazione culturale ricevuta a casa e a scuola, basata sugli ideali risorgimentali e patriottici: valori lontani dagli attuali ma che devono essere tenuti ben presenti se si vuole inquadrare e comprendere il personaggio e tutto il suo percorso esistenziale, militare e politico.</p>
<p>Ciò premesso, all’idea di scrivere questa biografia sono arrivato per gradi. Circa venti anni fa stavo raccogliendo all’Archivio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito la documentazione per un saggio sui cetnici, i nazionalisti serbo ortodossi che avevano collaborato con gli italiani nell’area balcanica (<em>I cetnici nella Seconda guerra mondiale</em>, LEG, 2006, presentato al Festival della Storia di Gorizia nello stesso anno, è stato ristampato nel 2017 con riferimenti e integrazioni allo smembramento della Jugoslavia e alle guerre successive fino al tramonto di Slobodan Milošević), quando mi imbattei per caso nel nome di un ufficiale della Milizia comandante del CII battaglione, che aveva combattuto in Jugoslavia inquadrato nella 108ª legione Camicie nere d’assalto dal 1941 al 1943: Armando Rocchi. Allora rammentai di averne sentito parlare negli anni Settanta da alcuni ex soldati di Passignano che ricordavano di essere stati in Montenegro agli ordini di quel «fegataccio» capace di qualunque audacia, il quale, al contrario della gran parte degli ufficiali del Regio Esercito, era stato sempre in testa ai suoi militi durante gli attacchi, di sprone ed esempio. In seguito sono venuto a conoscenza del fatto che, rientrato in Italia nel primo semestre del 1943, e diventato Prefetto di Perugia durante la repubblica mussoliniana, aveva creato i presupposti per il salvataggio – poi attribuito ad altri – degli ebrei internati che aveva deciso di «nascondere» al castello dell’Isola Maggiore sul Trasimeno.</p>
<p><strong>Nella presentazione, che reca la firma del Prof. Alberto Stramaccioni, docente di <em>Storia contemporanea</em> all’Università per Stranieri di Perugia, si legge: «(…) ho trovato confermata e aggravata, in una diffusa storiografia resistenziale, l’immagine di un uomo violento noto soprattutto per aver gestito senza scrupoli la repressione del movimento partigiano in Umbria, dopo aver partecipato alla guerra civile spagnola e segnalatosi in Jugoslavia con l’accusa di criminale di guerra dell’Esercito italiano (…)». Lei pensa di aver ricostruito, con gli strumenti e la metodologia propri della ricerca storiografica, l’esperienza di un soldato novecentesco, che è pur sempre stato uno dei protagonisti della Storia italiana contemporanea?</strong></p>
<p><strong> </strong>Una certa memorialistica e la storiografia resistenziale hanno sempre rappresentato Rocchi come scrive il Prof. Stramaccioni. Definito di volta in volta spregiudicato, fanatico, nevrastenico, poco intelligente, facinoroso, delinquente, masnadiero squilibrato e sanguinario, orribile anche nel fisico, soltanto su un punto l’<em>uomo nero</em> – così, pare, venisse indicato nel secondo dopoguerra a Perugia – è risultato avere messo tutti d’accordo: la sua onestà.  Che fosse poi un uomo molto rigido sempre e comunque, prima di tutto con se stesso, nell’ambito militare come in quello familiare, è fuori discussione. Non è vero tuttavia che non ridesse mai come dimostra la documentazione fotografica conservata nel fondo <em>Rocchi Armando</em> presso l’Archivio di Stato perugino, relativa per lo più al 1941, ovvero all’esperienza di comandante del CII battaglione Camicie nere d’assalto nella fase di addestramento in Italia, trasferimento e permanenza in Montenegro e Dalmazia. In mezzo ai suoi legionari appare quasi sempre sereno e sorridente, quasi felice di andare per la terza volta a combattere…</p>
<p>Rappresentazioni, anche fotografiche, più o meno demonizzanti a parte, occorre fare sempre riferimento al contesto. La RSI era quello che era, e Rocchi lo sapeva: l’ultima battaglia del fascismo, da combattere senza farsi illusioni ma per coerenza e fedeltà all’alleato al cui fianco gli italiani erano entrati in guerra e al cui fianco dovevano restare. Doveroso, dal punto di vista morale, politico e militare, gli sembrò il rispetto dei patti sottoscritti, soprattutto dopo l’esperienza devastante per l’Italia dell’armistizio con tutto ciò che questo aveva comportato per la patria e per le sue forze armate. Era una scelta compiuta, e da compiersi, sulla base dell’onore, a prescindere da tutto il resto. Ai tedeschi – che lui ammirava pur non amandoli – Rocchi apparve quindi come l’uomo ideale per ricoprire la massima carica nella provincia di Perugia: ne conoscevano il coraggio, la lealtà e la durezza… E poi non è che ci fosse un’alternativa o la possibilità di scelta attingendo magari tra le principali figure del fascismo locale: Giuseppe Bastianini il 25 luglio aveva votato l’ordine del giorno Grandi, di cui era stato promotore, durante l’ultima seduta del Gran consiglio del fascismo; Tullio Cianetti si era comportato nello stesso modo, pur ritrattando alcune ore dopo la scelta fatta con una lettera a Mussolini; Fernando Mezzasoma dal 23 settembre 1943 era Ministro della Cultura Popolare del Governo fascista repubblicano; Oscar Uccelli il 1º ottobre aveva assunto l’incarico di Capo della Provincia a Milano.</p>
<p>Di sicuro Rocchi non godeva della notorietà dei suddetti, appartenendo alla seconda o addirittura alla terza fila della gerarchia fascista e non avendo ricoperto rilevanti ruoli politici, ma offriva ottime garanzie militari. Lui, che riteneva l’intransigenza in quel momento un atto di fede, ricoprì quindi la carica di Prefetto del capoluogo umbro dal 25 ottobre al 16 giugno 1944; non ‘con polso d’acciaio’ come fu detto esagerando, ma senza dubbio con molta determinazione, tra mille difficoltà e l’esigenza di barcamenarsi tra l’ingombrante alleato-padrone germanico e i puri della spesso critica Federazione fascista repubblicana.</p>
<p>Uomo d’ordine, accettata la carica di Capo della Provincia (titolo attribuito dalla RSI, per la durata della guerra, al Prefetto, inteso come depositario del comando politico e amministrativo, essendo al vertice tanto della Prefettura quanto della Federazione fascista), non poté fare altro che applicare le leggi, rivelandosi in certi casi molto duro con disertori, imboscati e renitenti alla leva, in altri indulgente con quanti accettavano di rientrare nella legalità. Nonostante l’attribuzione, diretta o indiretta, a lui di molti funesti episodi, che non avrebbe potuto comunque evitare, o dei quali fu costretto a rispondere in quanto Prefetto, a Rocchi si deve il salvataggio degli intellettuali antifascisti presenti a Perugia e salvati dalla cattura e dall’internamento anche per evitare la guerra civile. Deciso a controllare tutto, per scongiurare quest’ultima cercò addirittura di dialogare e raggiungere accordi – come d’altra parte fecero i tedeschi – con alcuni comandanti partigiani.</p>
<p>Lasciata Perugia a metà giugno del 1944, Rocchi operò al Nord ricoprendo le cariche di Prefetto a disposizione del Ministero degli Interni dal 10 luglio al 25 agosto 1944, di capo del quartier generale dello stesso dicastero a Maderno, e di Commissario straordinario del Governo per l’Emilia e la Romagna dal 26 agosto 1944 al 26 aprile 1945. In questo ultimo ruolo, in un contesto molto più drammatico di quello umbro – per la maggiore capacità militare delle locali formazioni della Resistenza, meglio organizzate ed equipaggiate dagli Alleati, e per la presenza delle Brigate Nere, formazioni ausiliarie del Partito fascista repubblicano volute da Alessandro Pavolini per compiti di antiguerriglia e per la difesa dei fascisti e delle loro famiglie – Rocchi dovette svolgere perfino un’attività ‘moderatrice’ tra i suoi. Ciò lo rese spesso inviso non soltanto alle BBNN bensì anche ai vertici locali della GNR, arma di cui egli stesso era ufficiale, essendo già nei quadri della MVSN. Per lui la legalità dello Stato doveva essere rispettata da tutti, e prima di tutto dai fascisti, vittime in quel momento di un continuo stillicidio di sangue: obiettivo questo tutt’altro che facile da raggiungere.</p>
<p>Quanto alle accuse di essere stato un criminale di guerra, responsabile di torture, sevizie, fucilazioni e indicibili atrocità nella penisola di Sabbioncello, nella Dalmazia meridionale, accuse in base alle quali il governo jugoslavo avrebbe voluto processare Rocchi, va detto che si basarono, fra l’altro, sulle dichiarazioni rilasciate dal colonnello Faraone e dal generale Arnaldo Rocca, ufficiali del Regio Esercito rivelatesi imprecise quando non del tutto errate alla Commissione d’inchiesta italiana che aveva raccolto la documentazione per comprovarle. Le affermazioni dei suddetti ufficiali si spiegano con la loro volontà di prendere le distanze, una volta caduto il fascismo, dalla Milizia con cui avevano, spesso <em>obtorto collo</em>, collaborato, obbedendo agli ordini. La conflittualità tra esercito e MVSN era peraltro nota, come la maggiore motivazione politica e determinazione al combattimento dei legionari di Mussolini.</p>
<p>La guerra nei Balcani aveva inoltre comportato tutta una serie di crudeltà e di eccessi non solo da parte degli italiani, in grigioverde o in camicia nera, contro le popolazioni locali, ma anche da parte di queste contro gli invasori. Alla fine, per tutta una serie di motivi come le eccezioni giuridiche mosse dalle autorità italiane per evitare la consegna dei propri criminali di guerra e per l’indisponibilità del governo di Belgrado ad accettare il principio della reciprocità, ovvero che la suddetta commissione si occupasse anche dei crimini compiuti dagli jugoslavi nei confronti delle forze armate italiane, non se ne fece niente. Dopo i primi rinvii a giudizio tra il 1946 e il 1947 riguardanti indagati eccellenti, come Roatta, Robotti, Bastianini e Pirzio Biroli, nel 1951 la questione dei presunti criminali di guerra fu archiviata e la Commissione interruppe il proprio lavoro.</p>
<p>Io ritengo di aver ricostruito in modo obiettivo l’esperienza di Rocchi attingendo in maniera critica alle fonti di entrambe le parti, facendo la tara alle testimonianze rilasciate sia dai vincitori sia dai vinti la cui narrazione è stata sempre o quasi ignorata. Come ho scritto nel libro, una cosa è la ricostruzione dei fatti storicamente parlando, altra cosa è il giudizio sui protagonisti e sulle loro posizioni politiche. Esiti processuali a parte, va considerato che gli sconfitti, come i trionfatori, ritengono nella maggior parte dei casi di aver combattuto dalla parte giusta e ognuno dà una propria interpretazione degli avvenimenti; di ciò deve tenere conto lo storico estraneo a interessi politici di parte.</p>
<p><strong> </strong><strong>Armando Rocchi – si apprende dalla quarta di copertina – scriveva di sé: «Io non sono né un mostro né un angelo. Io non faccio che il mio dovere… Ricevo degli ordini che debbo eseguire personalmente, e fare eseguire dagli altri». Come commenterebbe questa affermazione, anche alla luce di ciò che lei dichiara nell’introduzione al volume, ovvero: «Non escludendo che questa biografia possa indurre qualcuno a ritenerla giustificatoria e a supporre una simpatia dell’autore nei confronti del personaggio, a scanso di equivoci e per chiarezza circa il metodo di indagine adottato è necessaria una premessa. È mia convinzione che compito dello storico non sia condannare o assolvere (…), bensì avvicinarsi il più possibile alla verità contribuendo a far luce su tutti i fatti, compresi quelli che possono risultare sgraditi alle legittime posizioni politiche di ciascuno»?</strong></p>
<p><strong> </strong>Su quanto Rocchi scrisse non ho niente da dire in quanto è già molto chiaro: rappresenta la percezione che l’uomo ebbe sempre di se stesso. Ribadisco ciò che affermai in quella sorta di previsione rivelatasi azzeccata. Alcuni mesi fa, nel corso di una presentazione del libro edito da Mursia sul salvataggio degli ebrei (saggio presentato da Giuseppe Severini e introdotto da Franco Cardini, entrambi uomini di cultura seri e obiettivi, come Stramaccioni e Varasano) una persona mi disse che la figura del Prefetto, una sorta di incarnazione del male, non era degna di narrazione, intendendo forse di una narrazione diversa da quella consolidata nel tempo, dalla <em>vulgata</em> come la definiva Renzo De Felice.</p>
<p>Quello che io ho scritto è supportato dai documenti. Ho consultato le varie fonti, di entrambe le parti e non di una soltanto, come fatto in precedenza da altri. Per prima cosa ho letto, studiato e riportato, citandolo spesso nelle note e nella bibliografia, quanto già prodotto sull’argomento, <em>in primis</em> le fonti resistenziali. Secondo Angelo Del Boca «sottoporre a revisione la storia è il compito stesso degli studiosi, essendo la storiografia nient’altro che una costante riscrittura della storia». Alla luce di questo insegnamento, di un uomo che prima di parlare della Resistenza l’ha fatta di persona, ho cercato di avvicinarmi il più possibile alla verità: quella assoluta, dogmatica e indiscutibile la lascio agli integralisti di ogni risma.</p>
<p><strong> </strong><strong>L’indice conoscitivo del libro è vastissimo – si compone, infatti, di 23 capitoli, corredati dalle già citate presentazione e prefazione, da un inserto fotografico e da un corredo di apparati –: a noi interesserebbe soffermarci, insieme a lei, sull’amicizia con gli ebrei, sui contatti dello stesso Rocchi con i comandanti partigiani, sulla sua non facile collaborazione con i tedeschi. Capitoli, questi, che, se è corretta la nostra interpretazione, restituiscono tutta la complessità di un secolo e, conseguentemente, di ‘un uomo del suo tempo’… </strong></p>
<p><strong> </strong>Rocchi aderì alla RSI malgrado i suoi sentimenti filosabaudi e, ripeto, perché indignato, più che dal tradimento monarchico del 25 luglio 1943, dallo sfacelo determinato dall’armistizio. Accettata la carica, per la quale forse non era vocato, di Capo della Provincia, s’impegnò a controllare il territorio, a contrastare la diserzione e la renitenza alla leva, a lottare contro i partigiani collaborando non sempre facilmente con i tedeschi dei quali ammirava la disciplina e la preparazione militare ma che non aveva in simpatia probabilmente per ragioni riconducibili alla sua formazione culturale.</p>
<p>Del fascismo repubblicano Rocchi non condivise le misure antisemitiche, perché come molti altri fascisti non era razzista. Sapeva che la percentuale di ebrei iscritti al PNF era stata superiore a quella degli italiani e che alcuni ebrei figuravano tra i fondatori dei Fasci di combattimento a Milano nel marzo del 1919, mentre altri fino all’emanazione delle leggi razziali avevano contribuito alle fortune del regime. Livia Coen e Ada Saralvo, tanto per citare due delle ebree salvate da Rocchi, erano state fin dall’inizio ferventi fasciste, impegnate convintamente ed entusiasticamente nelle strutture del regime. Esistevano pertanto anche rapporti di conoscenza e di cameratismo che influirono nelle decisioni operate dal Capo della Provincia tra il 1943 e il 1944.  Ciò premesso, non meraviglia che al contrario di quanto sostenuto ancora oggi da molti, il salvataggio degli ebrei sia stato prima di tutto opera sua e del questore Baldassarre Scaminaci, coadiuvati nella parte finale dell’operazione dall’agente della Pubblica Sicurezza Giuseppe Baratta.</p>
<p>Rocchi, per salvare dalla deportazione, pretesa dai tedeschi, oltre trenta ebrei, italiani e stranieri che non si erano nascosti malgrado fossero stati avvertiti, per volontà sua, delle misure previste dalla Direttiva n. 5 del 30 novembre 1943, li internò prima a Villa Ajò e all’Istituto magistrale, quindi nel maggio del 1944 al castello, o Villa Guglielmi, dell’Isola Maggiore. Qui furono affidati al controllo del seniore della Milizia Luigi Lana e di circa una dozzina di giovani ausiliari ai suoi ordini.</p>
<p>Quando l’11 giugno 1944 Lana ricevette, forse dal Segretario generale del Commissario prefettizio al Comune di Perugia, Enrico Armanni – cui Rocchi il giorno precedente aveva accordato, accogliendone la richiesta verbale, un mese di licenza con decorrenza immediata –, un fonogramma con l’ordine di consegnare ai tedeschi gli ebrei affidati al suo controllo, decise di non obbedire, disponendo che questi si nascondessero mescolandosi ai pescatori e alle loro famiglie. Raccomandò inoltre agli agenti ausiliari di mantenere la calma, in attesa del passaggio del fronte, ma tre di loro decisero di disertare e raggiungere i partigiani: forse comunicarono, o avevano già comunicato, con una radio ricetrasmittente le proprie intenzioni al gruppo di resistenti che, guidati da Piero Marchettini, avevano la propria base fra Sanfatucchio e Pucciarelli. La notte del 12 giugno tre o quattro ebrei accettarono di fuggire con le suddette guardie che, entrate nella Resistenza il giorno prima, erano tornate a Villa Guglielmi per liberare i confinati affidati al loro controllo soltanto poche ore prima. Seguirono alcuni giorni drammatici per gli isolani alle prese con i tedeschi i quali, se fino a quel momento si erano comportati da ‘amici’, assunsero un atteggiamento di aperta ostilità per il sospetto che sul luogo si trovassero dei partigiani e per la conseguente ricerca di strumenti ricetrasmettitori nelle loro mani.</p>
<p>Altri ventidue ebrei internati raggiunsero Sant’Arcangelo, dove erano appena arrivati gli inglesi, nelle notti del 19 e del 20 giugno 1944, grazie a don Ottavio Posta che con il poliziotto Baratta e con l’assenso di Lana, ne organizzò il traghettamento affidato a quindici pescatori.</p>
<p>Il merito dell’operazione nel corso del dopoguerra se lo sono attribuito i partigiani dell’ultimo minuto, quelli del trasferimento del primo gruppo di confinati. Si trattava di ragazzi locali, in età di leva, appartenenti al Corpo degli agenti della PS. In seguito al Bando Graziani del 18 febbraio 1944, per evitare l’invio al fronte, si erano fatti arruolare come ausiliari nel suddetto corpo e, su raccomandazione del seniore della GNR Augusto Castellani, di Castiglione del Lago, erano stati addetti al servizio di vigilanza ferroviaria sul tratto Terontola-Chiusi prima di essere inviati a Isola Maggiore per sorvegliare, agli ordini di Lana, gli ebrei lì trasferiti. Al momento opportuno abbandonarono la camicia nera per indossarne una di diverso colore e fare gli eroi, ma ancora oggi c’è chi li celebra come tali, fingendo d’ignorare che su di loro ha sempre gravato il sospetto di aver portato via dall’isola il primo gruppo di internati con cui «si erano accordati a scopo di lucro» secondo quanto relazionato, dopo il passaggio del fronte, al vescovo di Perugia, monsignor Vianello, dal parroco di Isola Maggiore, don Posta, cui nel 2011 Israele ha riconosciuto il titolo di Giusto tra le Nazioni, grazie all’impegno di Gianfranco Cialini. Il dubbio sulla non gratuità del traghettamento del 12 giugno 1944 permane ancora, come confermatomi alcuni mesi fa da una persona vicina alla comunità ebraica e all’Associazione Italia Israele di Perugia.</p>
<p>Cialini nel maggio del 2005 aveva ritrovato a Roma, presso l’Archivio Centrale dello Stato, la deposizione rilasciata il 3 settembre 1945 da Livia Coen. Chiamata, finita la guerra, a riferire sui provvedimenti presi dal Prefetto nei confronti degli appartenenti alla «razza ebraica», e su come essi dovessero a lui la propria salvezza e quella dei loro familiari, la donna aveva confermato quanto scritto da Rocchi nel suo <em>Memoriale</em>.</p>
<p>Grazie ai suggerimenti di Cialini, fu anche possibile il ritrovamento presso l’Archivio storico diocesano di Perugia della lettera con cui Bice Todros Ottolenghi, Albertina, Giuliano e Livia Coen, chiedevano il 23 agosto 1944 all’arcivescovo di farsi interprete della loro gratitudine per il parroco di Isola Maggiore. Nonostante tutto ciò, ancora oggi persiste il racconto della liberazione operata dai partigiani, narrazione perdurante nel tempo per motivi politici che poco hanno a che fare con la storia. Secondo un articolo apparso di recente su un giornale locale, i partigiani, già guardie ausiliarie repubblichine, sarebbero stati protagonisti dell’impresa insieme a don Posta e a un gruppo di pescatori. Sta di fatto che quando il 15 settembre 2011 ebbe luogo la cerimonia di consegna della medaglia di Giusto tra le Nazioni al sacerdote, la dottoressa Livia Links, Consigliere di ambasciata di Israele nel suo discorso mise fine alla questione sostenendo che, riporto le testuali parole,  «… don Ottavio Posta fece da mediatore con le autorità fasciste, e riuscì a far liberare gli ebrei detenuti e a farli trasferire dall’altra parte del fronte, sull’altra sponda del lago, con gli alleati, grazie all’aiuto – così si è creduto per anni – di alcuni partigiani del luogo. Negli ultimi anni, invece, grazie alla preziosa iniziativa del dottor Gianfranco Cialini, promotore di questa causa di riconoscimento, – e che approfitto per ringraziare qui oggi pubblicamente, – è emerso che in realtà gli ebrei furono trasportati sull’altra sponda dai pescatori del luogo, che si organizzarono e, assieme a Don Posta, misero a disposizione le loro barche e in pericolo le loro vite, per salvare quelle di molti altri esseri umani».</p>
<p>Altro argomento interessante sono i contatti di Rocchi con alcuni comandanti partigiani, come il monarchico Ernesto Melis e gli slavi comunisti Svetozar Laković e Bodgan Pešić, che furono possibili non soltanto per cercare, da entrambe le parti, di limitare le perdite di vite umane, per la stanchezza che la guerra comportava o per giungere a uno scambio di prigionieri, ma anche per la non sempre facile convivenza all’interno delle bande partigiane tra italiani e slavi e per il desiderio di alcuni tra questi ultimi di rientrare in patria e continuare in Jugoslavia la resistenza.</p>
<p>La cosa non può e non deve meravigliare perché, come scrisse in uno studio sul territorio libero umbro-marchigiano dal settembre 1943 al giugno 1944 Celso Ghini – commissario politico e uomo di punta del PCI, dotato della capacità di una lettura critica della Resistenza – nel groviglio delle contraddizioni di quell’epoca tormentata tutto era possibile. Nonostante alcuni storiografi abbiano ignorato o sorvolato su questi incontri – imbarazzanti in entrambi i campi per i conseguenti, inevitabili sospetti – rimane il fatto che, come spesso accaduto in molti altri contesti bellici, esponenti delle forze contrapposte cercarono un dialogo pervenendo anche al rispetto della parola data e di tregue concordate, seppure per un arco di tempo limitato.</p>
<p><strong>Premettendo che la stesura di questo importante contributo ha richiesto un dialogo fitto con il mondo delle biblioteche e degli archivi, e con fonti primarie inedite (aspetto, questo, sottolineato anche dall’Assessore Leonardo Varasano nella prefazione), in ultima istanza qual è, dal suo punto di vista, il compito dello storico? E come si raggiunge – se mai si riesce a raggiungere – la verità fattuale? </strong></p>
<p><strong> </strong>La verità assoluta è per sua natura irraggiungibile. Credo pertanto che uno storico non possa fare altro che cercare di avvicinarsi ad essa il più possibile, con obiettività, mantenendo il necessario distacco dagli eventi oggetto di indagine, mettendo da parte le proprie idee o simpatie politiche, e soprattutto tenendo sempre in considerazione le ragioni e le motivazioni di tutti, vincitori e vinti.</p>
<p><strong> </strong><strong>C’è un discrimine, a suo avviso, tra Storia e ideologia? Quanto la seconda informa di sé la prima? Ora il termine ‘ideologia’ ha assunto un significato neutrale e generico, applicabile a qualunque dottrina politica… Quanto l’approccio storiografico evenemenziale (‘macro-Storia’) e quello non evenemenziale (‘micro-Storia’) interagiscono nel suo ultimo libro, tratteggiando il profilo del protagonista? </strong></p>
<p><strong> </strong>In merito alla prima domanda credo che le due cose dovrebbero essere tenute separate. Una lettura ideologica, o politica, dei fatti non può che condurre a una verità parziale, sollecitando la tendenza a deformare o comunque modificare in misura variabile gli avvenimenti raccontati. È dunque molto relativa e suscettibile di essere confutata.</p>
<p>Quanto alla seconda domanda le rispondo che nel libro ho cercato di aiutare il lettore a comprendere gli eventi e l’operato del protagonista inserendoli sempre nel contesto spazio-temporale in cui si sono svolti. La micro-storia e la macro-storia devono integrarsi, anche perché allo sviluppo dei fatti contribuiscono, con diversi ruoli e in varia misura sia i singoli individui, i piccoli gruppi e le comunità, sia i grandi personaggi. Entrambe quindi devono contribuire alla rappresentazione globale di un certo periodo storico.</p>
<p>Per quanto riguarda il fascismo, oltre a Mussolini, e al sovrano, e dietro di loro, c’erano i gerarchi, i ministri, gli squadristi e la grande maggioranza degli italiani, fascista più o meno convintamente, inquadrata nelle diverse organizzazioni create dal regime per procurarsi e mantenere il consenso, cosa che fu possibile fino al momento in cui le vicende belliche furono, o apparvero, positive per l’Italia. Certo, ci furono anche degli oppositori che pagarono duramente, talvolta addirittura con la vita, la loro scelta ma costituirono sempre una minoranza. Sostenere che durante il Ventennio il popolo sia stato vittima della dittatura e abbia soltanto subito il fascismo oppressore, significa offendere l’intelligenza degli italiani.</p>
<p><strong>In chiusa, vorremmo chiederle quanto e in quale misura la sua attività di studioso di Storia e la sua professione-docente dialoghino tra loro… È ancora possibile far avvicinare e far appassionare i giovani studenti alla Storia, magari adottando strategie e metodologie didattiche appropriate e mirate?</strong></p>
<p>Il dialogo di cui parla, per quanto mi riguarda, è un colloquio interiore tutto mio, cui talvolta però fa seguito, magari per rispondere ad alcuni interrogativi, il confronto con altre persone interessate alla materia, dalle quali è sempre possibile apprendere qualcosa in più e avere un aiuto nello scioglimento dei dubbi. Per quanto riguarda il mondo della scuola, oggi sono molto pochi gli studenti che hanno passione per la Storia e la studiano non mnemonicamente, o non soltanto mnemonicamente, per interesse proprio, per curiosità, per capire gli avvenimenti del passato cercando di trovare nella conoscenza di questo gli strumenti per leggere e interpretare il presente.</p>
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		<title>&#8216;Prospettiva Pasolini&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Aug 2023 14:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Di Prospettiva Pasolini (5 marzo – 30 giugno 2022), volume a cura di C. Pulsoni, F. Tuscano, S. Casini e R. Rettori, edito da Morlacchi Editore e frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Perugia, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia e di un dialogo fitto con il mondo delle biblioteche, abbiamo parlato ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Di <em>Prospettiva Pasolini</em> (5 marzo – 30 giugno 2022), volume a cura di C. Pulsoni, F. Tuscano, S. Casini e R. Rettori, edito da Morlacchi Editore e frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Perugia, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia e di un dialogo fitto con il mondo delle biblioteche, abbiamo parlato con Carlo Pulsoni, Professore Ordinario di <em>Filologia e Linguistica Romanza</em> all’Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di <em>Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne</em>) e Francesca Tuscano, direttrice della Scuola di Ecologia e da anni massima esperta del genio pasoliniano (ha conseguito, infatti, il suo Dottorato di ricerca in <em>Letterature comparate</em> con una tesi sulla presenza della cultura russa nell’opera di Pier Paolo Pasolini). Nel corso del nostro racconto, l’accento è stato posto, tra gli altri aspetti, anche sul rapporto fra Pasolini e l’Umbria – la Perugia di Sandro Penna, l’Assisi legata a don Giovanni Rossi, Giotto e San Francesco, e la città ducale del Festival dei Due Mondi.</p>
<p><strong><em>Prospettiva Pasolini</em></strong><strong> (5 marzo – 30 giugno 2022), volume a cura vostra e di S. Casini e R. Rettori, edito per i tipi di Morlacchi Editore e frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Perugia, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia e di un dialogo fitto con il mondo delle istituzioni bibliotecarie, ha intessuto un omaggio alle iniziative che la città di Perugia ha dedicato all’intellettuale <em>corsaro</em> per il Centenario della sua nascita. Lo hanno fatto, il Comune di Perugia e l’Ateneo perugino, allestendo mostre nelle biblioteche Augusta e San Matteo degli Armeni, organizzando conferenze, producendo, non da ultimo, un cortometraggio dal titolo <em>Del mio paese popolato come un poema</em>. Come si è originato il progetto e come interpretare quell’elemento paratestuale che è il titolo del volume: <em>Prospettiva Pasolini</em>? </strong></p>
<p>A volte ci sono delle coincidenze che trasformano un progetto iniziale in una avventura di successo. Dopo l’esperienza delle iniziative dantesche (<em>Dante a Porta Sole</em>), nel gennaio del 2022 proposi all’Assessore alla Cultura, Leonardo Varasano, di organizzare una mostra su Pasolini, da abbinare a un ciclo di conferenze, per celebrarne il Centenario. Dopo aver avuto la piena disponibilità da parte di Varasano, scoprii che alcuni colleghi del mio Ateneo, Simone Casini e Roberto Rettori, avevano commissionato alla regista Vittoria Corallo un cortometraggio per celebrare a loro volta la ricorrenza. Abbiamo pertanto deciso di unire i nostri sforzi per creare un progetto unico che coinvolgesse l’Ateneo e la città. In aggiunta a queste Istituzioni, devo ringraziare l’amica Francesca Tuscano, tra le migliori studiose di Pasolini non solo in Italia, che ha subito accettato di collaborare al progetto in cantiere. La scelta degli articoli di Pasolini è nata dall’idea di presentare l’impegno del Pasolini intellettuale in tutte le sue declinazioni, a partire dagli anni Sessanta fino all’ultima intervista pubblicata postuma, oltre che ai suoi legami, tutto sommato ancora poco indagati, con l’Umbria. Grazie a questi spogli, abbiamo potuto dimostrare che proprio in Umbria, e in particolare a Spoleto durante la Settimana della Poesia del 1965, Pasolini ebbe modo di conoscere di persona Ezra Pound. Questo incontro fu decisivo per Pasolini, al punto che cambiò radicalmente la sua posizione nei confronti del poeta americano.</p>
<p><strong>Si è trattato, dal vostro punto di vista, di ‘mettere in prospettiva’ la poliedricità di un intellettuale eclettico? </strong><strong> </strong></p>
<p>Più che la poliedricità di Pasolini è stata messa in mostra la sua coerenza nella lettura critica della società consumistica neocapitalista, che si sviluppa in molte direzioni: per la difesa dell’ambiente, la critica alla tolleranza delle cosiddette diversità, nonché alla distruzione dell’identità umanistica (e delle sue antiche radici contadine), all’omologazione e alla mercificazione. L’ecletticità di Pasolini, che si desume dalla pluralità dei suoi mezzi espressivi (poesia, narrativa, teatro, cinema, saggistica, giornalismo), in realtà non esiste nei contenuti. Pasolini, con una coerenza al limite dell’autodistruttività (non a caso più di un pasolinista ha usato il termine ‘parresia’ per descrivere questa sua coerenza), partendo da un amore prima viscerale e poi intellettuale verso il Passato (ossia il mondo distrutto dalla società dei consumi), non ha mai smesso di riflettere sulla tragedia di una contemporaneità votata all’autodistruzione, ed è questo filo rosso che la mostra di Perugia (e le conferenze che le hanno fatto da contorno e approfondimento) ha scelto di indicare a chi intenda conoscere realmente un autore, divenuto, purtroppo, un’icona pop.</p>
<p><strong>Scorrendo l’indice conoscitivo del libro, appare chiara, sin da subito, al lettore la suddivisione tra la sezione ‘mostra’, in cui, ovviamente, l’interdipendenza tra testo e immagine è predominante – il riferimento non è solo alle immagini, ma anche agli articoli di giornale qui presenti – e la sezione dedicata ai saggi critici. Come commentereste questa precisa scelta dispositiva? </strong></p>
<p>Il catalogo contiene, ovviamente, il materiale iconografico della mostra, ma anche i testi delle conferenze che, come abbiamo già detto, si sono tenute intorno alla mostra. Il progetto che Perugia ha dedicato al centenario pasoliniano si è necessariamente allargato a momenti di studio e riflessione teorica su alcuni aspetti dell’opera e dell’esperienza umana e intellettuale di Pasolini, ‘evocati’ dalla mostra. Il catalogo riflette tutto questo, e perciò si divide nei due momenti in cui realmente si è diviso lo svolgimento delle iniziative del centenario pasoliniano perugino.</p>
<p><strong>Che dire del rapporto tra Pasolini e l’Umbria? La Perugia di Sandro Penna, l’Assisi legata in particolare a tre figure (don Giovanni Rossi, Giotto e S. Francesco), la città ducale del Festival dei Due Mondi (Spoleto, dove nel 1965 si è tenuta ‘La settimana della poesia’, caldamente voluta da Giancarlo Menotti) e la nostra regione tutta, visceralmente amata dal genio pasoliniano?</strong></p>
<p>L’Umbria, luogo mitico nella formazione pasoliniana (Giotto e Francesco d’Assisi sono autori già studiati e amati dallo studente che si era formato con Longhi e Contini), per Pasolini diventa un luogo importante anche da un punto di vista esistenziale attraverso l’amicizia profonda con Sandro Penna (che Pasolini considera il più grande poeta italiano contemporaneo e dal quale impara a vivere la propria omosessualità non solo tragicamente, ma anche con gioia); il legame con don Giovanni Rossi (che gli aprirà le porte della comunità della Pro Civitate Christiana di Assisi, all’interno della quale nascerà e si svilupperà il progetto del <em>Vangelo secondo Matteo</em>, e che sarà l’unico ‘confessore’ cattolico che comprenderà il dramma di un uomo mai pacificato con la sua identità sessuale); e infine la partecipazione alla Settimana della poesia, durante il Festival di Spoleto del 1965, grazie alla quale Pasolini entrerà in stretto contatto con alcuni tra i maggiori poeti del Novecento, da Pound alla Bachmann, Evtushenko e Ginsberg – figure che rimarranno al centro della sua esperienza umana e intellettuale, entrando persino nella sua produzione artistica. Pound, a esempio, diventerà il segno dell’intellettuale perseguitato dal potere, sia nella produzione poetica che nel romanzo postumo <em>Petrolio</em>. Si può dunque dire, senza esitazione, che l’Umbria nel suo complesso è uno dei luoghi pasoliniani, meritevole di ulteriore attenzione dal punto di vista scientifico.</p>
<p><strong>La ‘vostra’ <em>prospettiva</em> indaga anche ‘un Pasolini <em>altro</em>’, a tratti distante dal personaggio pubblico, autore di articoli che hanno suscitato scandalo per la denuncia del ‘genocidio’ culturale di matrice consumistica… E’ corretta questa lettura?</strong><strong> </strong></p>
<p>Difficile distinguere un Pasolini ‘altro’ rispetto all’autore che ha denunciato la tragedia dell’omologazione. In realtà, ‘Prospettiva Pasolini’ offre una pluralità di sguardi, interna ed esterna a Pasolini stesso, che permette di percepire la complessità di un intellettuale sempre coerente e perciò apparentemente contraddittorio. In realtà, il Pasolini che ama la vita con tutta la gioia, e il Pasolini tragico che denuncia il genocidio culturale, non sono affatto distanti. L’ossimoro (figura che appare continuamente anche nella sua produzione artistica) che Pasolini è, non nasce da una contraddittorietà ma da una inesorabile necessità di rendere la complessità della storia e della realtà, a partire dalla propria esperienza esistenziale.  La società neocapitalista, la sua <em>Dopostoria</em>, è nello stesso tempo semplice e complessa, e leggerla, interpretarla, non può che essere un atto tutt’altro che semplificante, perché, allo stesso tempo, ne deve dimostrare l’evidenza e l’ambiguità.</p>
<p><strong>Pasolini-regista di film che hanno fatto la storia del cinema italiano, da <em>Accattone</em> a <em>Mamma Roma</em>, da <em>Il Vangelo secondo Matteo</em> a <em>Uccellacci e uccellini</em>, sino a <em>Il Decameron</em> e <em>Salò o le 120 giornate di Sodoma</em>… Cosa dire a tal proposito?</strong></p>
<p>Ci sarebbe tanto da dire che lo spazio di un’intervista non può essere sufficiente. In estrema (e colpevole) sintesi, si potrebbe dire che il cinema di Pasolini è un cinema fortemente intellettuale, strettamente legato alla sua <em>Weltanschauung</em>, cioè a uno sguardo critico verso la contemporaneità che si accompagna sempre (persino nel terribile ‘Salò’) all’amore smisurato per la bellezza del creato &#8211; basti ricordare la battuta con la quale Totò chiude quel capolavoro che è ‘Cosa sono le nuvole?’ – ‘Straziante, meravigliosa bellezza del creato’ -, e per l’uomo. Nessun altro autore ha saputo rendere in modo così profondo e nello stesso tempo poetico la lettura della contemporaneità, della storia e dell’esperienza umana.</p>
<p><strong>Qualche cenno, se possibile, anche al Pasolini editorialista. Il riferimento è, sì, ad articoli sul già citato ‘genocidio’ di matrice consumistica, sulla presa di posizione antifascista, sul calcio quale ‘linguaggio con i suoi poeti e prosatori’, ma anche ad un pezzo, uscito nel <em>Tempo</em>, in cui l’intellettuale bolognese ricordava ‘un mondo che parlava di dialetto’. Un mondo, questo, che ha tutto il sapore poetico e ‘materno’ di <em>Poesie a Casarsa</em>…</strong></p>
<p>In Pasolini l’amore per l’identità linguistica è parte integrante dell’amore per l’identità culturale del mondo contadino/umanistico. Ed è un amore che nasce certamente a Casarsa, luogo mitico sotto molti punti di vista, e la prima raccolta di poesie di Pasolini ne è la prima stupenda testimonianza. D’altro canto, l’esperienza casarsese rimarrà fondamentale in tutta l’opera pasoliniana, fino all’anno della morte. Pasolini poeta e interprete del suo tempo nasce a Casarsa, e cercherà il suo mito in ogni altro luogo ‘barbaro’ (dalle borgate romane al Terzo Mondo).</p>
<p><strong>Tuttora la morte di Pasolini è avvolta nel mistero. Celebre è l’intervista dal titolo <em>E’ stato un massacro</em> che reca la firma di Oriana Fallaci (<em>L’Europeo</em>, 21 novembre 1975). Da quale ‘prospettiva’, appunto, viene raccontata nel volume la fine tragica di questa grande e controversa figura, amata e al contempo ‘odiata’ dai suoi ‘ragazzi di vita’?</strong></p>
<p>Riguardo all’assassinio di Pasolini, abbiamo scelto di lasciare la parola a Pasolini stesso, alle sue ultime interviste, pubblicate dopo la sua morte. Una scelta che ha creato più di una volta meraviglia nei visitatori. Titoli e contesto di queste interviste (che, ovviamente, si perdono nelle edizioni degli scritti di Pasolini) stridono visibilmente con le parole (spesso ben note) di Pasolini, e indicano chiaramente la condanna moralistica e politica che ha preceduto e seguito la fine di un intellettuale inaccettabile a destra come a sinistra. Pasolini ha duramente pagato la scelta di essere libero e indipendente, pur sentendosi (dichiaratamente) parte dell’area marxista dell’intelligencija italiana e internazionale. Il moralismo che lo ha giudicato e condannato trova una sponda tanto facile quanto banale nella frequentazione pasoliniana (non solo sessuale) dei ragazzi della periferia romana. Il numero di ‘Gente’ che abbiamo scelto di esporre nella sezione della mostra dedicata alla morte di Pasolini, è un esempio di evidente violenza della condanna moralistica di Pasolini. L’odio dei “ragazzi di vita” verso un uomo che li sfruttava sessualmente è un mito che ancora serve al ben noto procedimento che soprattutto nell’Italia degli anni Settanta trasformava le vittime in carnefici. La copertina di ‘Gente’ dovrebbe entrare nella nostra memoria come un’altra forma di vilipendio del cadavere di Pasolini.</p>
<p><strong>Concludiamo citando il titolo di un saggio di Ginevra Amadio: <em>Il vuoto delle lucciole. Pasolini tra potere, ideologia ed ecologia</em>. A vostro avviso tale volume ha contribuito a colmare quel vuoto e a far tornare a risplendere le <em>lucciole</em>? </strong></p>
<p>No. Non è possibile colmare con un volume un vuoto che nasce dal degrado intellettuale e ambientale del mondo neocapitalista che ha condotto alla morte delle lucciole e del mondo di cui erano parte. Piuttosto, speriamo che, attraverso le parole di Pasolini e di chi lo studia, che noi abbiamo offerto con ‘Prospettiva Pasolini’, si possa prendere finalmente consapevolezza che ognuno di noi è tenuto a riempire quel vuoto, ogni giorno, con la stessa determinazione e lo stesso coraggio di Pasolini.</p>
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		<title>Promuovere la lettura e l’ascolto tra i giovani studenti:  e se la biblioteca e la radio fossero a scuola?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jul 2023 13:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A scuola si può]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> C’è ancora bisogno di leggere e di saper ascoltare e narrare, specie tra i giovani. E se un luogo trasversale come la biblioteca e un medium efficiente in termini di divulgazione come la radio fossero a scuola? Cosa cambierebbe in tal senso? Ne abbiamo parlato con le professoresse Patrizia Simonini e Daniela Silvi Antonini, responsabili, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> C’è ancora bisogno di leggere e di saper ascoltare e narrare, specie tra i giovani. E se un luogo trasversale come la biblioteca e un <em>medium</em> efficiente in termini di divulgazione come la radio fossero a scuola? Cosa cambierebbe in tal senso? Ne abbiamo parlato con le professoresse Patrizia Simonini e Daniela Silvi Antonini, responsabili, all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi, delle commissioni Biblioteca e Web Radio di Istituto.</p>
<p><strong>Domande alla Prof.ssa Patrizia Simonini:</strong></p>
<p><strong>Secondo Marguerite Yourcenar «I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito». Dotare un Istituto di Istruzione Secondaria Superiore di una vera e propria biblioteca è alquanto raro, specie se intendiamo ‘l’istituzione bibliotecaria’ nel senso proprio di questa espressione. Prof.ssa Patrizia Simonini, come si è originata l’idea di fondare una biblioteca scolastica all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’? Ripercorriamo, insieme a lei, un po’ di storia…</strong></p>
<p>Certamente, il nucleo originario del fondo risale agli anni ‘40 quando vi era una piccola biblioteca nell’allora sede di Via Pinturicchio che poi fu trasferita a Montemorcino e infine nell’attuale sede a Madonna Alta. La biblioteca si trovava all’ingresso della scuola nell’attuale aula dei professori  e, a seguito  di una ridistribuzione più razionale degli spazi, da circa 15 anni, ha trovato la sua attuale collocazione fuori dall’edificio principale.</p>
<p><strong>La biblioteca si intitola ‘Ora d’Aria’. Un titolo eloquente, un elemento paratestuale che guida i lettori e che li orienta nell’accedere ai tesori di questo patrimonio librario e alla sua sala luminosa e accogliente… Sulla base di cosa è stato scelto questo nome? Qual è l’idea che intende veicolare?</strong></p>
<p>La biblioteca è stata inaugurata lo scorso anno dopo i durissimi anni della pandemia, per tale motivo, dopo l’inattività forzata di quegli anni, Ora d’Aria ci sembrava un titolo pertinente e appropriato perché veicolante un senso di libertà, di un finalmente recuperato spazio vitale di autonomia e di benessere.</p>
<p><strong>Uno degli obiettivi della biblioteca dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ è di svolgere compiti di supporto e ampliamento alla e della didattica, con particolare riferimento alla promozione della lettura. Quali sono le attività promosse dalla biblioteca in tal senso?</strong></p>
<p>In questo anno scolastico ha riaperto i battenti il vecchio giornalino di Istituto ‘Ikaro’, ma in una nuova veste, quella digitale. Ci sembrava uno strumento adatto per coinvolgere alunni e docenti in un’attività che rafforzasse il senso di appartenenza all’Istituto. Utile per imparare a scrivere un articolo di giornale, ma anche per favorire il gioco di squadra e per coltivare talenti, il giornalino rappresenta uno strumento di aggregazione e di riflessione per i nostri studenti.  La redazione di ‘Ikaro’, della quale fanno parte docenti e studenti, si incontra tutti i giovedì pomeriggio per pianificare gli articoli che hanno un’uscita mensile. L’offerta culturale è ampia, partecipiamo a concorsi, a iniziative culturali, promuoviamo la lettura e collaboriamo con la radio dell’Istituto per la realizzazione di podcast.</p>
<p><strong>Quali sono i dispositivi presenti in biblioteca e quale apporto ha dato l’adesione, da tre anni a questa parte, al servizio di prestito digitale MLOL (Media Libraria On Line)? Cosa offre, non da ultimo, questa biblioteca – inserita nel SIDIS (Sistema Integrato Biblioteche Innovative Scolastiche – ai suoi utenti? </strong></p>
<p>Siamo stati la prima scuola del Perugino ad aderire al MLOL poiché ci sembrava un’incredibile opportunità di crescita per i nostri studenti. Attraverso un accordo stipulato con la Regione offriamo ai docenti e agli studenti del nostro Istituto migliaia di risorse digitali (e-book, audiolibri, spartiti musicali e accesso alle risorse <em>Open</em>), fruibili gratuitamente, dal proprio <em>device</em>. Apparteniamo anche al circuito di rete di biblioteche del territorio che ci offre l’opportunità di un dialogo con le realtà culturali del territorio siano esse scuole o biblioteche o centri di aggregazione del territorio. Siamo anche inseriti nel SIDIS, un portale che è una sorta di mappa del territorio italiano delle biblioteche innovative.</p>
<p><strong>Anche da quest’anno scolastico è operativa una Commissione-Biblioteca, che rende possibile l’apertura di questa istituzione tutte le mattine e il giovedì pomeriggio. Come funziona il servizio di prestito? Umberto Eco sosteneva che «Uno dei malintesi che dominano la nozione di biblioteca è che si vada in biblioteca per cercare un libro di cui si conosce il titolo. In verità accade sovente di andare in biblioteca perché si vuole un libro di cui si conosce il titolo, ma la principale funzione della biblioteca, almeno la funzione della biblioteca di casa mia e di qualsiasi amico che possiamo andare a visitare, è di scoprire dei libri di cui non si sospettava l’esistenza, e che tuttavia si scoprono essere di estrema importanza per noi»…</strong></p>
<p>Il nostro servizio prestito è attivo tutti i giorni della settimana; i ragazzi possono recarsi autonomamente in biblioteca e richiedere il libro desiderato oppure guardare nel motore di ricerca che permette loro di sapere se quel libro che si cerca è in possesso della biblioteca. Naturalmente crediamo nella fascinazione che i libri esercitano su di noi, così lasciamo i nostri ragazzi liberi di guardare tra gli scaffali e sentirsi ispirati magari da un titolo o da una bella grafica di copertina. ‘Ora d’Aria’ deve essere un luogo ricco di stimoli culturali dove si promuove la lettura e la condivisione, l’esplorazione, un luogo dove poter incontrare i compagni, avere wi-fi gratuita, giornali, musica, riviste, accesso a <em>spotify</em>, corsi di lettura, spazio per lo studio individuale, e tutta una serie di proposte di attività culturali, uno spazio fluido, dove tablet e libri cartacei e digitali convivono.</p>
<p><strong>In che modo la biblioteca ‘Ora d’Aria’ intende essere uno spazio di conservazione, consultazione ed elaborazione di percorsi di ricerca e formazione?</strong></p>
<p>La nostra biblioteca, oltre a espletare la consueta funzione conservativa e di consultazione deve essere un luogo trasversale in cui si possa lavorare indipendentemente dai gruppi classe o dalle articolazioni disciplinari, diverso dalle aule tradizionali o dalle sale di studio anonime che hanno popolato la nostra adolescenza, uno spazio nuovo, multifunzionale e inclusivo, in cui avvengono cose, un luogo che continua a essere pieno di libri, ma che è uno spazio accogliente, colorato, attraente, flessibile, perché per attrarre i nostri studenti bisogna ragionare sulla bellezza dei luoghi, bisogna puntare cioè su ciò che <em>Instagram </em>e <em>Tik tok</em> non avranno mai: la fisicità.</p>
<p><strong>È prevista, prossimamente, un’apertura di questa istituzione bibliotecaria alla città di Perugia? In caso affermativo, quando, indicativamente, e con quali modalità?</strong></p>
<p>È nei nostri immediati programmi l’apertura pomeridiana alla comunità, affinché la nostra biblioteca sia un luogo in cui le persone si incontrino, socializzino, partecipino, attivino processi, una biblioteca che funga da catalizzatore di politiche culturali e sociali, fortemente inclusiva e che possa diventare quella che con un termine inglese si chiama la <em>human library</em>.<strong>  </strong></p>
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<p><strong>Domande alla Prof.ssa Daniela Silvi Antonini:</strong></p>
<p><strong>La radio è, da sempre, un <em>medium</em> efficiente in termini di comunicazione e divulgazione, oltre che un volàno di notizie e di informazioni dispensate con immediatezza e simultaneità. Prof.ssa Daniela Silvi Antonini, da cosa ha tratto ‘linfa vitale’ l’idea di fondare una radio di Istituto? Il riferimento è a GBRadio, la radio dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’…</strong></p>
<p>La radio mi ha sempre appassionato sin dai tempi del Liceo. Erano gli anni delle radio locali, gli anni in cui i ragazzi appassionati di musica condividevano le loro conoscenze in radio. Così anche io, sulla scia di amici e di un cugino, ebbi modo di fare la mia prima esperienza <em>live </em>presso una radio locale. Il destino ha voluto che potessi riprendere questa mia vecchia passione presso l’Istituto ‘G. Bruno’. Qui ho trovato, tre anni fa, una postazione radio creata dal compianto prof. Flavio Vezzosi, raffinato melomane che, scomparso prematuramente, non ebbe modo di continuare tale attività. Così, nel 2019, presentai un progetto di collaborazione con il Dipartimento di <em>Scienze politiche</em>, nella persona della dott.ssa Flavia Baldassarri, e con il <em>web media</em> universitario ‘Radiophonica’ per organizzare dei corsi di formazione rivolti ai nostri studenti. E così la GBradio ha riaperto ufficialmente i suoi battenti.</p>
<p><strong>Quali sono le attività proposte da GBRadio e qual è il grado di coinvolgimento degli studenti del ‘Giordano Bruno’? </strong></p>
<p>La GBradio realizza <em>podcast</em> ideati dagli stessi studenti. Partendo dalle passioni e dagli interessi dei ragazzi, e cercando di capire le loro predisposizioni, si creano le possibilità per mettere in luce e valorizzare le loro capacità. La realizzazione di format radio ha permesso agli studenti di sviluppare <em>skills</em> come autore, <em>speaker</em>, redattore musicale, editore dei testi, tecnico del suono, <em>editor </em>audio in post produzione. L’obiettivo è quello di utilizzare i <em>new media</em> come strumento di educazione sociale e civile alla legalità e alla intercultura, come mezzo per acquisire una maggiore consapevolezza comunicativa e sviluppare la capacità di lavorare in gruppo. Infatti la radio, dove ognuno mette in campo le proprie competenze e dove nessuno è obbligato ad apparire, può permettere una vera inclusione. Tra le attività proposte vi è il Concorso radiofonico ‘Voci dal G. Bruno’, che quest’anno è alla sua seconda edizione. Una iniziativa che ha riscosso, nel precedente anno, molto successo coinvolgendo gli studenti dei numerosi indirizzi della nostra Scuola, dal Moda, al Biologico fino ai Licei scientifico e linguistico, che hanno dato voce ai propri interessi e passioni.</p>
<p><strong>Come vengono formati gli studenti che aderiscono a tale progetto? </strong></p>
<p>L’attività di formazione radiofonica, iniziata tre anni fa, è rientrata nei percorsi di PCTO, Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, che permettono agli studenti di integrare la tradizionale formazione d’aula con periodi formativi presso enti privati o pubblici, ma anche nei laboratori della scuola. Il percorso è stato attivato con l’Associazione Culturale L’Officina Musicale- Radiophonica. Da quest’anno è stato attivato un corso di formazione tenuto dagli stessi studenti dell’Istituto, i cosiddetti ‘Espertoni’, che svolgono una attività di <em>peer tutoring</em>, un metodo basato su un approccio cooperativo dell’apprendimento che si sta dimostrando molto efficace ed ‘inclusivo’.</p>
<p><strong>In cosa consiste, nello specifico, la collaborazione con la biblioteca ‘Ora d’Aria’ e con il giornalino della scuola? </strong></p>
<p>La radio può diventare uno strumento valido anche per il recupero e il potenziamento del piacere della lettura, dell’ascolto realizzando <em>podcast </em>di pochi minuti in cui i ragazzi presentano il loro libro leggendo la pagina per loro più significativa oppure letture ad alta voce in italiano o in lingua straniera. La possibilità di ascoltare letture, tramite <em>podcast</em>, potrà diventare un prezioso strumento inclusivo, aiutando gli studenti nell’apprendimento puntando sul canale uditivo. Iniziative culturali della scuola vengono ‘raccontate’ con articoli e <em>podcast </em>realizzati dagli studenti all’interno del giornalino <em>online</em>.</p>
<p><strong>Quanto si è rivelata proficua la collaborazione con ‘Radiophonica – Il Media Universitario dell’Umbria’? </strong></p>
<p>Conoscevo il team di ‘Radiophonica’ e la loro attività. Ero sicura della buona riuscita. Abbiamo avuto degli ottimi e coinvolgenti formatori, come Antonio Di Caprio. Nell’anno scolastico precedente alcuni dei nostri studenti hanno avuto anche l’opportunità, offerta dall’Associazione Culturale ‘L&#8217;Officina Musicale’ di Ponte San Giovanni, di prendere parte al Progetto Erasmus+ COMMUNITV.EV, finalizzato alla formazione di giovani <em>reporter </em>sul territorio. Gli studenti hanno potuto studiare e approfondire le basi del <em>citizen journalism</em> e sono scesi in strada per raccontare la città di Perugia e di Namur (Belgio), accompagnati dai tutor dell’‘Officina Musicale’ e dalle formatrici della web-radio francese ‘Anonymal’.</p>
<p><strong>Dal suo punto di vista, i <em>podcast</em> realizzati dagli studenti possono contribuire a rendere il giornalino scolastico multimediale? Come possono consustanziarsi questi due canali?</strong></p>
<p>Inizierei da una prima domanda: quale è il motivo per cui i ragazzi realizzano <em>podcast</em>? Per connettersi con altre persone? Per esprimere le proprie idee? Per dare voce al proprio io? Il <em>podcast</em> ha delle caratteristiche proprie. Raccontare alla radio, senza avvalersi di immagini, comporta l’utilizzo di un linguaggio diverso che stimola esposizioni anche più dettagliate: se non si può vedere con gli occhi, lo si fa con l’immaginazione. Così il tono di voce e il linguaggio dovranno essere espressivi, quasi intimi, perché i <em>podcast </em>raccontano storie emotive, reali o inventate che abbiano lo scopo finale di creare fiducia e connessione. E differente è la scrittura per la voce, cioè scrivere un testo editato per essere ascoltato. Esistono quindi più canali di comunicazione e non esiste un canale migliore di un altro. Per questo motivo i due linguaggi, quello della radio e quello del giornalino multimediale, mantengono la propria autonomia coesistendo e collaborando reciprocamente.</p>
<p><strong>Quali sono le prossime attività in cantiere? Siete intenzionati, come Commissione, ad ‘aprire le porte’ (e le casse) della vostra radio alla città di Perugia? </strong></p>
<p>L’intento della GBradio è quello di essere la ‘voce’ degli studenti e della scuola, ma anche di documentare ciò che avviene nella nostra città. Incontri con enti nazionali e locali, dal FAI, all’Associazione ‘Libera’, al Centro per le pari Opportunità, alla Camera di Commercio di Perugia, al Festival del Giornalismo, fino alla partecipazione a mostre ed eventi culturali sono stati ‘raccontati’ da Giornalino e dalla Radio. L’ultima attività in cantiere è stata la collaborazione con il MANU. Studenti dei Licei linguistico e scientifico hanno partecipato all’allestimento della mostra ‘La via Lattea’, mettendo in campo le competenze storico-artistiche e scientifiche, e realizzando oggetti in 3D per il percorso tattile. L’attività ha previsto, in collaborazione con la Direttrice del Museo Mariangela Turchetti, anche la realizzazione di <em>podcast</em> sul tema della mostra: il gioco, il giocattolo, la maternità e il mondo dell’infanzia. Non da ultimo, la nostra scuola parteciperà, nel prossimo anno scolastico 2023-2024, al progetto ‘Il libro si racconta in radio’ all’interno del bando ‘Promozione del libro e della lettura’ del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il progetto si propone di fornire alle istituzioni scolastiche destinatarie strumenti per coinvolgere e motivare studentesse e studenti alla lettura attraverso un percorso che li renderà in grado di realizzare <em>podcast</em> e trasmissioni radiofoniche a partire da libri selezionati e scelti in classe.</p>
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<p><em>*Nella foto che correda l’articolo, la professoressa Patrizia Simonini all’interno della biblioteca ‘Ora d’Aria’ dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’. </em></p>
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		<title>«Jusqu’où iras-tu avec l’Esabac?»</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Apr 2023 14:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Baccalauréat]]></category>
		<category><![CDATA[Esabac]]></category>
		<category><![CDATA[Esame di Stato]]></category>
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		<category><![CDATA[Liceo linguistico con opzione Esabac]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.R. Marche]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> «Jusqu’où iras-tu avec l’Esabac?». Le risposte a questa domanda sono molteplici, perché molteplici e diversificate tra loro sono le opportunità che questo ‘doppio diploma’ offre, con i patrocini dell’Ambassade de France en Italie e dell’Institut Français, alle studentesse e agli studenti che optano per questo prestigioso percorso di studi. E vorremmo restituirle, queste risposte, ovviamente, ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Jusqu’où iras-tu avec l’Esabac?». Le risposte a questa domanda sono molteplici, perché molteplici e diversificate tra loro sono le opportunità che questo ‘doppio diploma’ offre, con i patrocini dell’Ambassade de France en Italie e dell’Institut Français, alle studentesse e agli studenti che optano per questo prestigioso percorso di studi. E vorremmo restituirle, queste risposte, ovviamente, in lingua francese: «Baccalauréat. Université. Plusloin».</p>
<p>Se, grazie allo studio delle lingue straniere, si superano i confini delle lingue stesse, ci si accinge a concepire la letteratura e la cultura come luogo di scoperta dell’<em>altro</em> e si trasmigra, mediante un coro di voci dialoganti, da un testo all’altro, avvicinando diversi poli culturali e trasmutando le proprie radici, il Liceo linguistico con opzione Esabac dell’innovativo Istituto di Istruzione Superiore ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi, fa propri questi concetti e li traspone in un’offerta formativa sperimentale e avanguardista.</p>
<p>L’occasione per parlare di questo percorso, indirizzato allo studio di più sistemi linguistici e culturali, è stata data dalla <strong>seconda fase del corso di formazione interregionale Esabac, destinato ai docenti delle scuole Esabac umbre e marchigiane, corso che si è tenuto giovedì 20 aprile dalle 15.00 alle 18.00 proprio nell’aula Magna dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia, in collaborazione con l’Institut Français e gli Uffici scolastici regionali per l’Umbria e le Marche</strong>. L’incontro si è svolto in presenza per i docenti delle scuole Esabac dell’Umbria e da remoto, in video-conferenza, per gli insegnanti delle Marche e ha coinvolto oltre 50 ‘addetti ai lavori’.</p>
<p>A seguito dell’accoglienza dei partecipanti e dei saluti istituzionali – con la partecipazione della professoressa Anna Bigozzi, Dirigente scolastica dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia, del professor Francesco Giacchetta, Dirigente scolastico dell’I.I.S. ‘Leonardo da Vinci’ di Civitanova Marche, della dottoressa Antonella Gambacorta, referente Esabac dell’U.S.R. per l’Umbria, della dottoressa Michela Fava, referente Esabac dell’U.S.R. per le Marche, di Mme Anna Pallone-Pottier, <em>Attachée de coopération pour le franc</em><em>̧</em><em>ais</em> (Institut Français di Firenze), del Dirigente tecnico dell’U.S.R. per l’Umbria Francesco Mezzanotte, della professoressa Daniela Caravaggi, formatrice Esabac per l’Umbria (<em>Histoire</em>), della professoressa Francesca Santevecchi, formatrice Esabac per l’Umbria (<em>Littérature</em>), della professoressa Silvia Gaetani, formatrice Esabac per le Marche (<em>Histoire</em>), della professoressa Sylvie Bartoloni, formatrice Esabac per le Marche (<em>Littérature</em>) e del professor Vincenzo Genovese, referente regionale dell’Umbria per il <em>debate</em> – si è entrati nel vivo dell’incontro di formazione, che ha avuto per oggetto ‘La laicità in Italia e in Francia dal XIX secolo ad oggi’. La laicità è uno dei temi che più si sono prestati all’idea di un insegnamento integrato tra la storia dell’Italia e quella della Francia nel programma Esabac. Alle proposte didattiche delle docenti formatrici Esabac, professoresse Daniela Caravaggi e Silvia Gaetani, è seguito un esempio di metodologia didattica di <em>debate </em>sullo stesso <em>topic</em>, a cura di un gruppo di studentesse e di studenti della classe 3AS, preparati dalla professor Vincenzo Genovese, referente regionale dell’Associazione di promozione sociale SNDI (<em>Società nazionale Debate Italia</em>). Hanno presenziato ai lavori i Dirigenti scolastici dei due Istituti superiori Anna Bigozzi e Francesco Giacchetta, l’<em>Attachée pour la coopération pour le français</em> (Institut Français), Mme Anne Pallone-Pottier, il Dirigente tecnico dell’USR Umbria Francesco Mezzanotte, le referenti dell’U.S.R. per l’Umbria e dell’U.S.R. per le Marche, dottoresse Antonella Gambacaorta e Michela Fava.</p>
<p><strong>Ma che cos’è, nel dettaglio, l’Esabac e quali sono le finalità di questo percorso? </strong></p>
<p>Come si apprende navigando nel sito dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia – Polo liceale e tecnologico – (<a href="https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/pagine/liceo-linguistico">https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/pagine/liceo-linguistico</a>), al Liceo linguistico, per così dire, ‘tradizionale’, è affiancato il Liceo linguistico con opzione Esabac. Tale percorso, indirizzato, come già ricordato, allo studio di più sistemi linguistici e culturali, «guida lo studente ad approfondire e a sviluppare le conoscenze e le abilità, a maturare le competenze necessarie per acquisire la padronanza comunicativa di tre lingue, oltre l’italiano, per comprendere criticamente l’identità storica e culturale di tradizioni e civiltà diverse». L’offerta formativa si articola in tre opzioni, basate sull’insegnamento delle seguenti lingue: Inglese, Francese, Spagnolo o Tedesco, e si basa su 33 ore annuali di conversazione con docenti madrelingua. La Storia viene impartita in Francese. Dal terzo anno di Liceo è possibile scegliere l’opzione Esabac per il conseguimento del doppio diploma valido sia in Italia che in Francia: Esame di Stato – Baccalauréat. Inoltre, nell’ambito del progetto ‘CertiLingue’, è possibile ottenere un attestato europeo di eccellenza per competenze linguistiche plurilingue ed europee internazionali.</p>
<p>Dunque, il percorso Esabac permette il rilascio simultaneo di un ‘doppio diploma’: l’Esame di Stato italiano e il Baccalauréat francese (quest’ultimo titolo dà accesso all’Università in Francia al pari degli studenti francesi) nelle Scuole Secondarie di II grado con sezione binazionale italo-francese Esabac. Quattro, le ore di Lingua e letteratura francese settimanali e due, le ore di Storia in lingua francese.</p>
<p>Attualmente, sono 319 gli Istituti di Istruzione Superiore in Italia che hanno aderito a questo percorso, tra cui anche il ‘Giordano Bruno’ di Perugia; tali Istituti hanno ricevuto l’autorizzazione del Ministero dell’Istruzione e propongono, ai 25.325 studenti iscritti, due articolazioni: Esabac Generale ed Esabac Techno. Un percorso d’eccellenza, questo, originatosi da un Accordo intergovernativo tra Francia e Italia firmato nel 2009 per l’Esabac e un protocollo aggiuntivo per l’EsaBac Techno nel 2016 con l’obiettivo condiviso di riflettere sui legami tra scuola e impresa, e fondato su una politica culturale dell’Ambasciata di Francia in Italia che mira a formare giovani generazioni italiane e francesi capaci di studiare insieme. L’Italia e la Francia desiderano, tramite questo progetto comune, aumentare la mobilità e dare una risposta alla sfida dell’inserimento professionale dei giovani.</p>
<p>E sia agli allievi che ai docenti sono rivolte attività didattiche e corsi di formazione <em>ad hoc</em>: per il dettaglio delle iniziative, si consulti sempre il sito del ‘Giordano Bruno’ (<a href="https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/pagine/liceo-linguistico">https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/pagine/liceo-linguistico</a>).</p>
<p>Per abbattare barriere e muri divisori. Costruire ponti. Progettare un’idea di cultura condivisa. E, non da ultimo, per superare i confini delle singole lingue e scoprire l’<em>altro</em>, avvicinando diversi poli culturali e trasmutando le proprie radici.</p>
<p><em>*Si ringraziano per la collaborazione la professoressa Daniela Caravaggi, docente di Lettere all&#8217;I.I.S. &#8216;Giordano Bruno&#8217; di Perugia e formatrice Esabac per l’Umbria (Histoire), e la professoressa Cristina Cipolloni, insegnante di Lettere e referente dell&#8217;Indirizzo Linguistico presso lo stesso Istituto. </em></p>
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		<title>Se &#8216;tutto chiede salvezza&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Mar 2023 17:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA['Progetto-Lettura']]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Mencarelli]]></category>
		<category><![CDATA[I.I.S. Giordano Bruno di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Incontro con l'autore]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo scientifico 'Galileo Galilei' di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto chiede salvezza]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> In un passo dello Zibaldone Giacomo Leopardi ricorre all’immagine di ‘un giardino sofferente’, paragonato a ‘un vasto ospitale’, all’interno del quale vi è, ovunque, traccia di patimento. E se quel ‘giardino sofferente’ fosse davvero ‘un vasto ospitale’ psichiatrico in cui, a seguito di un T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio), viene ricoverato un ragazzo poco più che ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> In un passo dello <em>Zibaldone</em> Giacomo Leopardi ricorre all’immagine di ‘un giardino sofferente’, paragonato a ‘un vasto ospitale’, all’interno del quale vi è, ovunque, traccia di patimento. E se quel ‘giardino sofferente’ fosse davvero ‘un vasto ospitale’ psichiatrico in cui, a seguito di un T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio), viene ricoverato un ragazzo poco più che ventenne? Un giovane dalla ‘pelle sottilissima’, che chiama la sua malattia, la sua ossessione, il suo disagio ‘salvezza’? E che, non da ultimo, è convinto che ‘tutto chieda salvezza’?</p>
<p><strong>Nell’alveo del ‘Progetto Lettura’</strong> – che da anni offre ai giovani la possibilità di dialogare con noti scrittori e che quest’anno è stato reso possibile grazie a una sinergica collaborazione tra Scuola e Università – <strong>si è tenuto oggi, martedì 7 marzo 2023, dalle 8.30 alle 13.00, nella cornice dell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Perugia, l’incontro con l’autore Daniele Mencarelli, poeta e scrittore romano, autore, tra gli altri, di <em>Tutto chiede salvezza</em>, romanzo edito per i tipi di Mondadori nel 2020 e insignito del Premio Strega Giovani</strong>, nonché una delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo.</p>
<p><strong>Circa 900, le studentesse e gli studenti dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ e del Liceo scientifico ‘Galileo Galilei’ di Perugia</strong> che, oggi, suddivisi in due turnazioni, lo hanno incontrato, ascoltandolo con attenzione, ponendogli numerose domande sul disagio esistenziale del protagonista – un Daniele Mencarelli allora ventenne &#8211; e condividendo con lo scrittore le proprie riflessioni sul romanzo <em>Tutto chiede salvezza</em>.</p>
<p><strong>Alle 8.30 è stata la volta delle studentesse e degli studenti dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi.</strong> L’incontro con l’autore è stato reso possibile grazie a un approfondito percorso didattico iniziato all’interno delle 25 classi che hanno aderito al progetto, con la lettura integrale e l’esegesi del romanzo <em>Tutto chiede salvezza</em>, seconda fatica letteraria della trilogia autobiografica di Daniele Mencarelli, autore anche del recente <em>Fame d’aria</em>, uscito anch’esso per Mondadori e anch’esso incentrato sulla fragilità.</p>
<p><strong>L’incontro si è aperto alla presenza del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, il professor Maurizio Oliviero</strong>, che, nell’introdurre i lavori, ha sottolineato la valenza della giornata di oggi e dei temi che sono stati toccati, che paiono esserci lontani, ma non lo sono. Ha fatto leva sul tema delle vulnerabilità, il Magnifico Rettore, citando anche il cantautore Alessandro Mannarino, che, in <em>Vivere la vita</em>, sottolinea come, cambiando scarpe, si può cambiare strada, e quindi idee, e infine il mondo e noi stessi, forti di quelle speranze che determinano, necessariamente, un cambiamento e consapevoli che l’ascolto dell’altro sia la vera cura.</p>
<p>Ad accogliere l’ospite, oltre al Rettore dello <em>Studium</em>, <strong>il professore associato di <em>Letteratura italiana contemporanea</em> presso il Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà antiche e moderne dell’Università degli Studi di Perugia, Simone Casini.</strong> Nel ribadire che «Scuola e Università sono i luoghi decisivi nella formazione del futuro» e che «la letteratura vi ha un ruolo fondamentale, in quanto dà forma a ciò che fermenta e matura oscuramente nel nostro presente», il professor Casini ha messo in luce come «quando si legge un romanzo, si fa un’esperienza di impatto emotivo, di vite individuali che diventano, appunto, esperienza comune. E l’esperienza – ha proseguito – ci fa comunità». E, di certo, le due comunità scolastiche che oggi hanno incontrato l’autore si sono riconosciute in ciò che ha scritto Daniele Mencarelli, andando a fondo alla sua vulnerabilità con una capacità critica e analitica straordinaria. Incontrando un’esperienza altrui, gli studenti hanno imparato a conoscere meglio se stessi. Ed è grazie alla collaborazione tra Scuola e Università che i giovani, spesso, si avvicinano alla letteratura.</p>
<p><strong>La Dirigente dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’, la professoressa Anna Bigozzi</strong>, nel ringraziare l’autore, l’Università degli Studi di Perugia per aver accolto le classi della scuola che lei dirige in un luogo prestigioso come l’Aula Magna del Rettorato, la professoressa Barbara Moretti e il professor Roberto Rettori, le docenti e i docenti della ‘Commissione -lettura’ dell’istituto perugino e l’Associazione Fulgineamente, ha evidenziato come la presenza di oggi sia stata significativa per gli studenti, in un’ottica di scambio proficuo tra Scuola e Università.</p>
<p><strong>La professoressa di Lettere dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ Barbara Moretti, docente-referente del ‘Progetto-Lettura’</strong>, ha, poi, condotto l’<em>auditorium</em> nel vivo dell’incontro, sia moderando gli interventi degli studenti, che introducendo il lavoro didattico svolto a monte dell’incontro stesso. Lo ha fatto, la professoressa Moretti, rimarcando come la lettura di questo romanzo abbia rappresentato una chiave d’accesso per entrare in contatto con i ragazzi, che si sono ritrovati in queste pagine e che le hanno interrogate (un centinaio, le domande, le riflessioni, le rappresentazioni anche grafiche e le pagine scritte che sono pervenute alla ‘Commissione-lettura’, quale frutto della sensibilità e della vitalità dei giovani lettori). È seguita la lettura di un passo tratto da <em>La casa degli sguardi</em> (Mondadori, 2018): «La sensibilità. Il metro degli sciocchi. Come voler misurare ogni altro sentimento umano. La retorica del poeta sensibile la impiccherei. Si parli, semmai, di fragilità, di essere nati con la pelle più sottile, un bassissimo numero di anticorpi a ogni bene e male del mondo, dal dolore alla tenerezza, malinconia e amore compresi. Persone che le inchiodi con poco, basta un fiore per bucargli la pelle».</p>
<p><strong>Le domande poste dagli studenti-lettori</strong>, che hanno rappresentato con le loro voci il lavoro svolto dalla scuola e che sono stati i veri e attivi protagonisti dell’incontro, si sono alternate in maniera ordinata alle risposte dell’autore, il quale ha affermato che i copioni sono fatti (anche) per essere strappati, al fine di agire liberamente.</p>
<p>Dalla ‘pelle sottilissima’ del protagonista del romanzo alla sua permeabilità alla sofferenza altrui, dall’etimo di ‘salvezza’, intesa nell’opera come ‘malattia’, ‘ossessione’, ‘desiderio patologico’ alla funzione che può avere ‘la penna’ per un ragazzo costretto a un T.S.O.; dal parallelismo, fondato su pari sensibilità e sincerità di cuore, tra poeti e pazzi allo spirito di fratellanza che accomuna Daniele ai suoi compagni di stanza, passando per le conversazioni telefoniche con i genitori e la figura della madre, <em>I Muri</em> di Costantinos Kavafis e la conseguente esclusione dalla società (che ha emarginato il poeta greco per la sua omosessualità), il concetto di ‘normalità’, quello di ‘recita’ e quello relativo all’impossibilità di mentire all’interno di un ospedale psichiatrico, il confronto con la serie uscita su Netflix (che, per certi versi, si discosta dal libro). E ancora: la tempesta di notizie drammatiche che azzerano la fragilità di molte persone, l’uso che il protagonista del libro fa delle droghe (è preferibile, secondo Daniele Mencarelli, parlare di uso, leggero o pesante, che se ne fa, piuttosto che di droghe leggere o pesanti), il distacco dei medici e degli infermieri… Sono solo alcuni dei temi sondati dai giovani studenti.</p>
<p><strong>Temi sui quali ha focalizzato la sua attenzione, con una certa empatia, l’autore, che ha parlato, con riferimento al protagonista dell’opera, di sensibilità spiccata</strong>, di un ‘sentire’ in modo particolare il mondo. Ma Mencarelli ha anche rimarcato che il gesto di uno scrittore non finisce con la sua autobiografia: il ruolo della letteratura, al di là della sospensione dell’incredulità e dell’immedesimazione con i personaggi, è quello di dare gli strumenti per acquisire una certa consapevolezza di questo sentire. La letteratura è intrecciata al vissuto dell’autore, ma passa attraverso l’immaginifico: l’unica cosa che conta è la scrittura. L’uomo, poi, si è sempre interrogato su una natura che è drammatica, solo che l’individualizzazione ci ha portati a competere con tale natura, più che ad ascoltarla. E, come scrittore, Mencarelli lavora sulle fragilità, per dialogare con le quali occorre riprendere un rapporto dialettico con la propria, profonda natura; un aspetto, questo, quasi mai realizzabile durante la gioventù, quando si rende necessario condividere il proprio magma interiore di emozioni con qualcuno in atteggiamento di ascolto, prima che tale complesso di sensazioni esploda. I giovani sono serbatoi di vitalità e di poesia, ma anche di inquietudine. Proprio sul tema della vitalità lo scrittore romano ha fatto leva, parlando della modernità e del Novecento, secolo che ha saputo frantumare quel concetto di salvezza che nei Vangeli era unitario. Si definisce, poi, un ‘progressista tragico’. Nel senso che crede che l’umanità proceda per errori. Ma afferma anche di sperare in una salvezza dalle ingiustizie di questo mondo e in una salvezza oltremondana (da non credente). Oltre alla vitalità, gli scrittori hanno un’altra radice: la cultura. Il copione, infatti, può essere tradito solo se lo si conosce. Confida, però, agli studenti, di essere arrivato, alla loro età, alla letteratura muovendo dalla vitalità. Allora, costruendo scene mentre si parla, si può vedere la natura umana come un prato o come un bosco oscuro, una selva dalla quale non si riesce a uscire e nella quale si esperisce il senso del proprio limite, il sentimento e il contro-tema del sentimento, il dualismo amore/morte, la follia, la psicosi, l’esplosione delle nevrosi… Scrivere, ha affermato Mencarelli, non è mai terapia: è un gesto che lo scrittore non compie per sé, ma perché sente che è fondamentale scrivere di questo limite, in quanto tale azione può diventare importante per gli altri.</p>
<p>Lo scrittore romano ha, poi, posto l’accento sull’importanza della letteratura. La provocazione rivolta agli studenti è stata questa: «E se vi dicessi che io non ho mai fatto un T.S.O.? E che i personaggi del romanzo sono inventati?». Ovviamente, si è trattato di una provocazione, atta, però, a ribadire che la letteratura altro non è che una lingua che lavora con tutto ciò che riguarda l’autore. E confida al suo giovane auditorio che il personaggio che ha amato di più è stato Giorgio, che vive l’incubo della perdita della figura materna, e che, dopo il T.S.O., ha rivisto Alessandro, ingrassato e incolto, ma ambulante, alla fermata di un autobus.</p>
<p>Altri argomenti affrontati sono stati la scissione di ogni essere umano tra il racconto di sé (sé narrato) e il sé reale (sé agito), specie per chi, come i giovani studenti, non ha vissuto il mondo analogico: con l’era digitale, dagli anni Duemila, tante diversità che prima erano esiliate (sessualità, malattia mentale, etc.) sono state portate dentro le mura di quella cittadella che chiamiamo ‘normalità’, anche per slittamento lessicale (il termine ‘paura’ è stato sostituito da altre parole, quali ‘ansia’, ‘fobia’, ‘panico’, etc.). Il rischio dell’era digitale è legato allo scollamento dell’uomo dalla sua vita reale: crediamo che ciò che vediamo su un display sia un surrogato della realtà, ma non ci sono surrogati della realtà, in quanto si tratta di narrazioni del reale e, in quanto tali, nascono sempre da una visione di parte. Ciò che resta fuori dalle mura della cittadella chiamata ‘normalità’, invece, sono i temi legati alla nostra natura profonda, in quanto non abbiamo gli strumenti per comprenderla. La poesia, però, potrebbe esserne uno. E noi siamo chiamati, mediante un allenamento costante, a riappropriarci della nostra realtà.</p>
<p>Quanto alla trasposizione dei contenuti del suo libro nella serie Netflix, visionata dagli studenti, Mencarelli ha sottolineato come si sia trattato di un passaggio da una lingua a un’altra, ovvero a un prodotto audiovisivo e seriale. La voce-pensiero del protagonista, infatti, non avrebbe potuto ‘riempire’ e informare di sé una serie TV. Il ricovero coatto di Daniele, poi, è stato ambientato nel 2022, nell’era digitale: da qui, l’inserimento di personaggi nuovi, che fungessero da paradigma di nuove forme di distruzione, come Nina. Anche se l’autore afferma di rimanere ancorato alle sue creature, che sono i romanzi, anche quelli che ancora scriverà: il racconto per l’uomo è altamente esperienziale.</p>
<p>Incalzato ancora dalla curiosità (e dalla vitalità, di cui si è parlato prima) degli studenti, Mencarelli conclude facendo un affondo sui cosiddetti ‘sani’. Sostiene lo incuriosiscano. Perché in quella categoria c’è un sommerso psico-patologico che è inconsapevole: «Sono pazzi a loro insaputa!» esclama ironicamente l’autore, che preferisce la consapevolezza e l’anti-istituzionalità. L’istituzione è una scatola vuota in cui ci sono delle persone che fanno quell’istituzione. Solo così si riempie di significato. D’altronde Daniele Mencarelli il senso lo cerca ancora. Ponendosi le stesse domande del suo riuscitissimo romanzo, pur se in un mondo e in una lingua che sono cambiati. Consapevole che «la parola, quando costruisce visioni, diventa invincibile».</p>
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		<title>Un Paese in cui si superano i confini delle singole lingue? Chiamiamola ‘letteratura’</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 16:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[1^ convegno 'La lingua (ab)batte']]></category>
		<category><![CDATA[I.I.S. Giordano Bruno di Perugia]]></category>
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		<category><![CDATA[scuola e formazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Un Paese in cui si superano i confini delle singole lingue? Chiamiamola ‘letteratura’… E se la letteratura diviene ‘comparata’? Allora il riferimento è a un metodo e non a un mero confronto tematico fra testi di diverse letterature. La ‘letteratura comparata’, infatti, studia la letteratura da una prospettiva critica sovra-nazionale e trans-linguistica, proiettando il testo ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Un Paese in cui si superano i confini delle singole lingue? Chiamiamola ‘letteratura’… E se la letteratura diviene ‘comparata’? Allora il riferimento è a un metodo e non a un mero confronto tematico fra testi di diverse letterature. La ‘letteratura comparata’, infatti, studia la letteratura da una prospettiva critica sovra-nazionale e trans-linguistica, proiettando il testo nella cultura del tempo che l’ha prodotto e concependo il discorso sulla letteratura come ‘luogo di scoperta dell’altro’. L’anima di questo coro di voci dialoganti è la traduzione: un tramite per la trasmigrazione di un testo da una lingua all’altra, un modo per avvicinare diversi poli culturali. Comparando due autori che si sono espressi in lingue diverse, dunque, si ha una migrazione tra le lingue, una trasmutazione delle proprie radici e non una perdita.</p>
<p>All’Istituto di Istruzione Superiore ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi, si è tenuto oggi, venerdì 20 gennaio, il 1^ convegno dal titolo ‘La lingua (ab)batte. Lingue e linguaggi in contatto’. Il convegno, promosso dalle docenti Antonia Ruspolini e Vania Battistoni (entrambe insegnanti di <em>Lingua e letteratura inglese</em> all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’), ha registrato la partecipazione, nelle vesti di relatrici e di relatori, delle studentesse e degli studenti dell’innovativa e sperimentale scuola perugina.</p>
<p>Convinti che ‘le lingue e le culture straniere costruiscano ponti, laddove altri ergono muri’, la Dirigente scolastica, i docenti e gli studenti, si sono confrontati sui temi di cui sopra e hanno aperto i lavori, nell’aula Magna dell’Istituto, alle 9.00, alla presenza del professor Luigi Giuliani, docente di <em>Letteratura spagnola</em> all’Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di <em>Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne</em>), che, con la sua partecipazione in qualità di relatore, ha sottolineato quanto importante e proficuo sia il dialogo tra scuola e Università.</p>
<p>Di seguito, <strong>il programma dettagliato del convegno</strong>:</p>
<ul>
<li>9.00-9.15 – Afflusso dei partecipanti (gli studenti e le studentesse delle classi quinte del Liceo linguistico, le redazioni del giornalino di Istituto ‘Ikaro’ e della ‘GBRadio’ e i/le rappresentanti delle classi quarte dell’Indirizzo linguistico sono state invitati all’apertura dei lavori in presenza in aula Magna).</li>
</ul>
<ul>
<li>9.15-9.20 – <strong>Saluti della Dirigente scolastica, professoressa Anna Bigozzi</strong>, e apertura dei lavori.</li>
</ul>
<ul>
<li>9.20-9.50 – <strong>‘Keynote Speaker’ – <em>Lectio</em> del Prof. Luigi Giuliani (Università degli Studi di Perugia).</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>10.00-11.00 – <strong>Panel 1: ‘Lingue e linguaggi nelle discipline STEM’.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>10.00-10.15 – Angelica Giappichini, ‘Il linguaggio universale della Chimica’.</li>
</ul>
<ul>
<li>10.15-10.30 – Clara Chiavini, ‘The use of Greek letters in STEM subjects’.</li>
</ul>
<ul>
<li>10.30-10.45 – Anne Amina Yimga, Soumia Khalid, ‘Chemical elements symbols and chemical substances nomenclature’.</li>
</ul>
<ul>
<li>11.00-11.50 – <strong>Panel 2: ‘Lengua Española e Língua Portuguesa’</strong>.</li>
</ul>
<ul>
<li>11.00-11.20 – Melissa Cipiciani, ‘El euskera: el misterioso idioma del País Vasco’.</li>
</ul>
<ul>
<li>11.20-11.40 – Filippo Ciampana, Aurora Pucciatti, ‘Curiosidades sobre España’.</li>
</ul>
<ul>
<li>11.40-11.50 – Isabel Lins De Souza, ‘Portuguese and English Heritage’.</li>
</ul>
<ul>
<li>12.00-13.00 – <strong>Panel 3: ‘English Language’.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>12.00-12.20 – El Hassania Zigou, ‘Types of language in communication’.</li>
</ul>
<ul>
<li>12.20-12.40 – Margherita Muzzati, ‘British VS American food vocabulary’.</li>
</ul>
<ul>
<li>12.40-13.00 – Vanja Antonic, ‘The bilingual brain’.</li>
</ul>
<ul>
<li>13.00-13.40 – <strong>Panel 4: ‘Langue Française’.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>13.00-13.20 – Nisrin Boubia, ‘La langue arabe et ses nuances’.</li>
</ul>
<ul>
<li>13.20-13.40 – Njomaso Bless Abongyah, ‘Franaglais, English and/et Français in/en Camerun’.</li>
</ul>
<p>Nelle intenzioni delle due docenti-referenti, la professoressa Antonia Ruspolini e la professoressa Vania Battistoni, «l’incontro ha evidenziato che, vivendo il privilegio di parlare due o più lingue, si possa diventare promotori di cambiamenti culturali importanti, soggetti attivi di inclusione, consapevoli fattori di diffusione di patrimoni ed eredità. L’intento della scuola, infatti, è quello di descrivere, illustrare, e condividere aspetti linguistici e culturali dei propri Paesi d’origine o di interesse, approfondire un particolare tipo di linguaggio, lingua o dialetto, al fine di creare un fruttuoso scambio di opinioni ed esperienze tra tutti gli attori presenti nel nostro Istituto».</p>
<p>Un altro modo, certamente originale, per indagare quelle che Umberto Eco considerava ‘alcune funzioni della letteratura’ (ECO U., ‘Su alcune funzioni della letteratura’ in «Sulla letteratura», Bompiani, 2002). Il grande semiologo annoverava tra ‘i poteri immateriali’ anche la letteratura, quel ‘complesso – a detta sua – di testi che l’umanità ha prodotto e produce <em>gratia sui</em>, per amore di se stessi, per diletto, per elevazione culturale (…)’. Ma quali sono, in chiusa, ‘alcune funzioni della letteratura’? Educare all’esercizio della fedeltà, nella libertà dell’interpretazione; seguire la migrazione dei personaggi; educare al fato nell’impossibilità di modificare il destino dei personaggi e i racconti. Non da ultimo (e il convegno di oggi lo attesta), tenere in esercizio la lingua, sia come patrimonio collettivo che come lingua individuale.</p>
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		<title>Quando anche il turismo è &#8216;letterario&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 17:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Centro di ricerca universitario in Europa sul Turismo Letterario]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[promozione e valorizzazione del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[TULE]]></category>
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		<category><![CDATA[Universit? per Stranieri di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Turismo &#38; letteratura. Un binomio, questo, per certi versi ancora vergine e dalla storia recente, anche se, già in piena temperie Romantica, gli intellettuali erano soliti fare esperienza di viaggi, per così dire, ‘letterari’, ovvero non era infrequente andare alla ricerca di luoghi dedicati alla memoria e alle opere degli scrittori più amati… Tale ricerca ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Turismo &amp; letteratura. Un binomio, questo, per certi versi ancora <em>vergine</em> e dalla storia recente, anche se, già in piena temperie Romantica, gli intellettuali erano soliti fare esperienza di viaggi, per così dire, ‘letterari’, ovvero non era infrequente andare alla ricerca di luoghi dedicati alla memoria e alle opere degli scrittori più amati… Tale ricerca si estende anche ai Parchi letterari, luoghi sorti attorno a studiosi e romanzieri della levatura di Benedetto Croce, Grazia Deledda, Eugenio Montale (<em>et alii</em>), in cui concretamente è possibile esperire (e valorizzare) il territorio proprio a partire dalla letteratura.</p>
<p>‘Ma perché su questo tema non lavoriamo insieme? Perché non creiamo un punto di incontro che ci permetta di riflettere insieme sul turismo letterario e di promuovere progetti e ricerche innovative?’. A partire da questi quesiti, all’Università per Stranieri di Perugia, è stato fondato il primo Centro di ricerca universitario in Europa sul Turismo Letterario (acronimo: TULE), un organo di studio che è chiamato a condurre ricerche innovative in un ambito ancora poco sondato dagli studi accademici.</p>
<p>Ne abbiamo parlato con il Professor Giovanni Capecchi, direttore di TULE e professore associato di <em>Letteratura italiana</em> all’Università per Stranieri di Perugia.</p>
<p><strong>Prof. Capecchi, all’Università per Stranieri di Perugia è stato fondato il primo Centro di ricerca universitario in Europa sul Turismo Letterario (acronimo: TULE), un organo di studio che, come lei mi insegna, è chiamato a condurre ricerche innovative in un ambito ancora poco sondato dagli studi accademici. Come si è originata l’idea di questo progetto sperimentale? </strong></p>
<p>Da alcuni anni all’Università per Stranieri è iniziato un lavoro di ricerca intorno al turismo letterario. Prima nella laurea magistrale su “Promozione dell’Italia e del Made in Italy” e da quattro anni nell’ambito della triennale su “Made in Italy, cibo e turismo”, è stato previsto un insegnamento dedicato a “Letteratura, turismo e promozione del territorio”. Lavorando su questo tema, verso il quale ho un interesse che è iniziato molti anni fa, è nato un volume che ho pubblicato nel 2019, <em>Sulle orme dei poeti. Letteratura, turismo e promozione del territorio</em>. Il libro ha avuto una circolazione insperata: è stato ristampato in Italia due anni dopo, ed è stato tradotto in inglese e in spagnolo. Le ricerche e questo libro hanno permesso di entrare in contatto con altri colleghi che lavorano su questo tema in varie parti d’Europa. E’ stata quindi una conseguenza quasi automatica quella di chiederci: “Ma perché su questo tema non lavoriamo insieme? Perché non creiamo un punto di incontro che ci permetta di riflettere insieme sul turismo letterario e di promuovere progetti e ricerche innovative?”. Così è nato TULE.</p>
<p><strong>Quali sono gli obiettivi che questo organismo di promozione di turismo e parchi letterari intende perseguire? </strong></p>
<p>Il Centro TULE vuole prima di tutto raccordare tra loro le esperienze esistenti in Europa sul turismo letterario: intende quindi promuovere ricerche comuni in un ambito per molti aspetti ancora poco indagato, mettere a confronto esperienze e progettualità che esistono ma che agiscono separatamente e senza che le une conoscano le altre. Questo lavoro potrà permettere di individuare le esperienze che funzionano meglio e di creare dei “modelli” validi anche per aree diverse. Il Centro vuole poi svolgere una funzione di raccordo tra mondo universitario e territori: la parte di ricerca e di riflessione scientifica è fondamentale, ma non è sufficiente. Questa parte deve tradursi in progetti concreti e concretizzabili. Il Centro TULE proverà a raccordare accademia, pubbliche amministrazioni e operatori del settore turistico per raggiungere l’obiettivo di dotare i territori di un ulteriore strumento di promozione.</p>
<p><strong>Il binomio turismo-letteratura è ancora <em>vergine</em>, secondo lei? Questo nuovo e ambizioso strumento scientifico può effettivamente coniugare cultura, ambiente, economia e tradizioni locali, storia non evenemenziale e Comuni? I Parchi letterari, come specificato in un comunicato diramato da Palazzo Gallenga, sono sorti attorno a studiosi e romanzieri come Benedetto Croce, Grazia Deledda, Gabriele d’Annunzio, Eugenio Montale, Pierpaolo Pasolini, <em>et alii</em>…</strong></p>
<p>Il turismo letterario ha una storia sicuramente recente, anche se già nel passato, in particolare a partire dal periodo del Romanticismo, esistevano esperienze di viaggi fatti per andare a visitare i luoghi legati alla memoria e alle opere degli scrittori. Nel turismo di oggi c’è una “nicchia”, in costante crescita, di persone che si muovono per andare a visitare le case museo degli scrittori, che sono interessate a cammini e a percorsi legati a testi letterari o ad autori, che desiderano vedere i paesaggi che hanno guardato e hanno descritto gli autori letti e amati. Tra le esperienze concrete di valorizzazione del territorio partendo dalla letteratura, quella dei Parchi letterari occupa un ruolo di notevole importanza. I Parchi nascono attorno ad un autore e alle sue pagine: ma non sono solo un progetto culturale, che mira a conservare la memoria dello scrittore e a far conoscere le sue opere; sono dei progetti territoriali, che puntano a coinvolgere un turismo interessato alla cultura, al paesaggio, alle emozioni. E’ significativo che i Parchi, partendo dai ‘loro’ autori, promuovano anche – ad esempio – le produzioni tipiche, artigianali ed enogastronomiche. TULE è nato anche con la partnership dei Parchi Letterari, oltre che di Uniser Pistoia, un centro di ricerca collegato alla locale Fondazione Cassa di Risparmio.</p>
<p><strong>Come può, a suo avviso, la promozione territoriale partire dalla letteratura e come possono cooperare la realtà accademica e quella istituzionale ed economica che gravita attorno al mondo del turismo? </strong></p>
<p>Credo di aver già risposto a questa domanda, ma vorrei fare un esempio. Due anni fa, durante il Covid, si sono iscritti al corso di laurea su “Made in Italy, cibo e ospitalità” alcuni operatori del settore turistico: titolari di agenzie, guide e accompagnatori turistici, proprietari o direttori di strutture ricettive. Dialogare con loro sul turismo letterario è stato di fondamentale importanza perché sono stati proprio loro a dimostrare un grande interesse per il tema e a confermare che la letteratura può essere uno strumento importante, oggi, per promuovere il territorio. Con una di loro, Arianna Serena, è stato costruito un progetto per realizzare il Parco letterario Gesualdo Bufalino, a Comiso: e questo progetto è divenuto realtà, con l’inaugurazione del Parco Bufalino poche settimana fa, resa possibile dalla condivisione del progetto da parte del Sindaco e del Comune di Comiso e dalla collaborazione della Fondazione Bufalino; con un’altra esperta di formazione, Marta Vergoni, stiamo cercando di costruire una proposta di aggiornamento e di formazione per operatori turistici su questo tema; con un’altra ancora, Paola Imperiali, – e poi mi fermo con gli esempi – lavoriamo perché la sua agenzia ci aiuti a dare concretezza al progetto di Trekking dantesco in Umbria del quale, se c’è tempo, potremo parlare. Per questi progetti occorre l’Università, con le sue competenze in ambito di studio e ricerca; ma è necessario poi costruire una collaborazione con enti locali e operatori turistici.</p>
<p><strong>Perché sono in costante crescita, dal suo punto di vista, i viaggi nei luoghi d’ispirazione letteraria? </strong></p>
<p>Prima di tutto c’è una stanchezza nei confronti dei luoghi che sono meta del turismo di massa. E’ invece in aumento l’interesse per organizzare viaggi culturali che permettano di scoprire luoghi meno noti, ma belli e suggestivi. Inoltre il turismo letterario si basa su un fattore, quello emotivo, che è sempre più importante per chi viaggia: il turista cerca delle emozioni ed è emozionante leggere una pagina di un autore nel luogo in cui è stata composta, mettere i propri passi sulle orme di un poeta, affacciarsi alla stessa finestra dalla quale si è affacciato uno scrittore. Aggiungiamo poi che il turismo letterario prevede spesso una mobilità ‘leggera’ e sostenibile, in molti casi propone passeggiate e camminate all’aperto: e anche questa tipologia di turismo è sempre più richiesta.</p>
<p><strong>Il 3 e il 4 novembre, a Palazzo Gallenga si è tenuto il primo seminario di studi e convegno internazionale sul ‘Turismo letterario’: quali sono stati i temi dibattuti, da vari punti di vista e da differenti ambiti scientifici, e come può questo ambizioso progetto di ricerca uscire dall’ambito accademico e divenire divulgativo? In fondo, come ha ricordato il Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Valerio De Cesaris, il TULE si pone in sinergia con la ‘prospettiva di apertura internazionale, che appartiene alla storia e alla missione’ dell’Ateneo perugino… </strong></p>
<p>Il convegno ha permesso di far incontrare per la prima volta in presenza i membri del Comitato scientifico del Centro TULE, provenienti da Università del Portogallo, della Spagna, della Francia, della Svizzera e della Germania, oltre che da altri Atenei italiani. Purtroppo non è potuta venire – per ragioni evidenti – la collega russa. Nel pomeriggio del 3 novembre abbiamo discusso su come, ciascuno di noi, affronta il tema, dalla sua prospettiva disciplinare: nel Centro, infatti, ci sono italianisti, ma anche geografi, museologi, studiosi di marketing. Sono riflessioni e confronti importanti, perché ci muoviamo in un ambito per molti aspetti nuovo. Al convegno del 4, invece, ciascuno di noi ha presentato un “caso studio” di cui si sta occupando. Gli interventi daranno origine ad un libro, il primo della collana del Centro TULE, che uscirà nel 2023 per la Perugia Stranieri University Press. Il tema, come abbiamo detto, non può essere chiuso in un ambito nazionale: ha necessariamente una prospettiva internazionale e anche per questo, come ha sottolineato il Rettore, non è casuale la nascita del Centro TULE nella nostra Università.</p>
<p><strong>Sono in programma altre iniziative che il TULE intende promuovere? Il riferimento è, a titolo di esempio, ai luoghi danteschi… </strong></p>
<p>Incontraci a Perugia ha contribuito ad aumentare ancora di più il nostro entusiasmo e la consapevolezza che, in questo ambito, ci sia molto lavoro da fare. Il convegno di TULE avrà cadenza annuale, quindi lo ripeteremo nel 2023, ma in un luogo diverso: l’idea è quella di farlo un anno in Italia e un anno fuori Italia. Della collana del Centro ho già detto: la inaugureremo nel 2023. Abbiamo poi deciso di realizzare un Dizionario on line sul Turismo letterario: stiamo confrontandoci sulle voci da inserire e immaginiamo di lanciare una call per raccogliere suggerimenti, adesioni e testi che spieghino i singoli lemmi dell’E-Dictionary. Il 2023, inoltre, sarà l’anno in cui rifletteremo, con una giornata di studio, sui Turismi danteschi (e cioè sulle esperienze che esistono in Italia per promuovere i territori valorizzando la presenza di Dante) e lanceremo il primo Trekking dantesco in Umbria, che contiamo di fare a fine maggio. Grazie a una borsa di studio messa a disposizione dal Centro Warredoc (un altro centro di ricerca dell’Università per Stranieri, molto più strutturato di TULE e con un’esperienza pluriennale, diretto da Fernando Nardi) e dal centro TULE, Chiara Valcelli – che si è aggiudicata la borsa – ha elaborato un itinerario in Umbria attraverso i luoghi rammentati o legati alla <em>Divina Commedia</em>. Ora stiamo incontrando alcuni operatori turistici per affinare il progetto e renderlo concretizzabile dal punto di vista operativo, ma iniziamo anche una serie di confronti con gli enti locali e le istituzioni, a partire dalla Regione. Questo trekking pensiamo possa diventare, anche dopo la prima edizione, una ulteriore proposta turistica per scoprire l’Umbria, i suoi borghi e le sue città, i suoi paesaggi e le sue produzioni tipiche. Sarà un banco di prova importante per il Centro TULE.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Si ringrazia per la collaborazione Alessandro Caravella, Dottore di ricerca nel Dottorato di ricerca in Scienze Letterarie, Librarie, Linguistiche e della Comunicazione Internazionale dell&#8217;Università per Stranieri di Perugia. </em></p>
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		<title>#OrientiAMO gli studenti &#8211; e gli individui &#8211; di domani</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 13:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Contiene la radice del termine ‘amore’, il Progetto #OrientiAMO, promosso, per l’anno scolastico 2022-2023, dall’innovativo e sperimentale Istituto di Istruzione Superiore ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Perché ‘orientare’ significa essenzialmente questo: promuovere, con amore, dedizione, passione ed esperienza, tutte quelle attività che consentono agli studenti – e agli individui in genere – di riconoscere le proprie ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Contiene la radice del termine ‘amore’, il Progetto #OrientiAMO, promosso, per l’anno scolastico 2022-2023, dall’innovativo e sperimentale Istituto di Istruzione Superiore ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Perché ‘orientare’ significa essenzialmente questo: promuovere, con amore, dedizione, passione ed esperienza, tutte quelle attività che consentono agli studenti – e agli individui in genere – di riconoscere le proprie attitudini e competenze, e di operare delle scelte consapevoli finalizzate al conseguimento di una compiuta realizzazione personale, sociale e professionale in un arco di tempo che interessa tutte le fasi dell’esistenza (si parla, infatti, di ‘orientamento permanente’).</p>
<p>È così che l’I.I.S. ‘Giordano Bruno’, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi e articolato nei suoi quattro indirizzi (rispettivamente, due licei: Liceo Linguistico tradizionale e con opzione ‘EsaBac’, e Liceo Scientifico Scienze applicate (OSA) con opzione ‘Curvatura biomedica’ – e due tecnici: il Tecnico Tecnologico per la Chimica, materiali e biotecnologie, con articolazione Biotecnologie ambientali e Biotecnologie sanitarie, e il Tecnico Tecnologico Sistema moda, con articolazione Tessile, abbigliamento e moda) presenta, nell’alveo dell’orientamento ‘a scuola e oltre la scuola’ e in sinergia con le <em>Linee guida nazionali per l’orientamento permanente</em> del MIUR (prot. 4232 del 19 febbraio 2014), il progetto #OrientiAMO per l’anno scolastico 2022-2023, progetto che, pur interessando l’intero anno nelle sue varie fasi organizzative, si concentra prevalentemente nei mesi tra ottobre 2022 e febbraio 2023.</p>
<p>Se il termine ‘Orientamento’ designa quelle attività che consentono agli individui di operare scelte consapevoli al fine di conseguire una compiuta realizzazione personale, sociale e professionale durante tutte le fasi dell’esistenza, il Progetto #OrientiAMO si rivolge in particolare alle studentesse e agli studenti delle classi terze della Scuola secondaria di primo grado nel delicato momento di transizione alla Scuola secondaria di secondo grado.</p>
<p>Secondo la dirigente scolastica, professoressa Anna Bigozzi, e le docenti-referenti della funzione strumentale per l’Orientamento, professoresse Paola Perfetti e Bruna Ribigini, è particolarmente significativo il fatto che «dopo due anni di chiusura, dovuta alle restrizioni pandemiche, l’Istituto ‘Giordano Bruno’ stia mettendo in atto molteplici azioni di orientamento in presenza. Questo per permettere – proseguono la Preside e le due insegnanti – di assecondare le esigenze di tutta l’utenza, che proviene dalle scuole medie di un territorio vasto, e di garantire a tutti gli studenti e a tutte le studentesse, oltre che alle rispettive famiglie, i giusti spazio, attenzione, tempo e ascolto». In questa prospettiva, non solo la Dirigente scolastica e le Referenti del progetto #OrientiAMO, ma anche tutti coloro che, tra i docenti, si dedicano all’attività di orientamento auspicano che la scelta di proseguire il percorso di studi nell’Istituto ‘Giordano Bruno’ possa avvenire con la massima convinzione e con la consapevolezza della varietà dell’offerta formativa e di quelli che, da sempre, ne sono i punti di forza: l’innovazione, la didattica laboratoriale ed esperienziale, l’internazionalizzazione, l’accoglienza e l’integrazione, l’apertura ad una realtà complessa, fluida, in continuo mutamento. Gli obiettivi del progetto, pertanto, sono di informare in modo adeguato sull’offerta formativa dell’Istituto, di accompagnare gli studenti nella scelta della scuola superiore, e, non da ultimo, di promuovere la continuità tra i due ordini di scuola, quello di provenienza e quello di arrivo. Quest’ultima linea direttrice dell’azione di orientamento, oltre che mettere gli studenti nella condizione di ricorrere alle proprie competenze e conoscenze al fine di valutare le motivazioni profonde, le effettive potenzialità e le offerte del mondo scolastico, contribuisce a una positiva costruzione della loro identità, mediante un percorso opportunamente guidato verso la scelta da intraprendere.</p>
<p><strong>Ma come si svolge il progetto #OrientiAMO? Le attività di Orientamento proposte dall’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ sono, insieme, informative e formative.</strong></p>
<p>Tra<strong> le azioni informative</strong> si annoverano: incontri di presentazione dell’Istituto nelle sedi delle scuole medie, durante le giornate predisposte, alle quali parteciperanno sia i docenti che alcuni studenti del ‘Giordano Bruno’; un incontro (<em>OpenWebinar</em>) della dirigente scolastica con le famiglie, fissato per il prossimo 29 novembre dalle 17.00 alle 18.30 sulla piattaforma Webex; quattro giornate di scuola aperta (<em>Open Day</em>), <strong>rispettivamente il 19 novembre dalle 15.00 alle 19.00, il 4 e il 17 dicembre alla stessa ora, e il 15 gennaio 2023 sempre dalle 15.00 alle 19.00</strong>. Durante questi pomeriggi di scuola aperta, agli studenti e alle loro famiglie viene data la possibilità di prendere confidenza con gli spazi dell’Istituto e di dialogare con le referenti del progetto e i docenti dei singoli indirizzi di studio, oltre che con gli studenti del ‘Giordano Bruno’ nel ruolo di guide, per un confronto sulle proposte formative curricolari ed extracurricolari, progettuali e laboratoriali, di PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali per l’Orientamento). Nel novero delle attività informative, inoltre, saranno attivati sia uno ‘sportello-Orientamento’ (nell’ambito del quale, nei mesi di dicembre e gennaio gli insegnati orientatori, previo appuntamento, accoglieranno e riceveranno studenti e genitori delle scuole medie, che necessitino di informazioni individualizzate sul piano dell’offerta formativa), sia un ‘supporto-iscrizioni’ (in occasione dell’<em>Open Day</em>, quando il personale di segreteria sarà a disposizione per aiutare gli studenti e le loro famiglie per le iscrizioni, con aperture pomeridiane straordinarie).</p>
<p><strong>Queste, infine, le azioni formative promosse dall’Istituto: mini-stage pomeridiani a tema (</strong><em>Capsule di Laboratorio</em><strong>, tra ottobre e novembre 2022, su prenotazione:   </strong><a href="https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/pagine/prova/">https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/pagine/prova/</a> ), ovvero attività laboratoriali ed esperienziali selezionate e specifiche, guidate dai docenti dell’Istituto, che ricorreranno alle metodologie <em>Learning by doing</em> e <em>Cooperative learning</em>: Programmazione con Arduino, Laboratorio stampa 3D, Laboratorio di informatica, Laboratorio linguistico e di ‘biblioterapia’ (Il prossimo, ‘Ora d’aria in biblioteca’, si terrà giovedì 10 novembre). Non mancherà anche l’attività di ‘<strong>Studente per un giorno, un pomeriggio al Giordano Bruno’, nelle giornate del 22 novembre, del 13 dicembre e del 10 gennaio 2023 sempre dalle 15.00 alle 17.00. </strong>Gli studenti delle classi terze delle scuole medie avranno, così, la possibilità di frequentare le lezioni delle discipline caratterizzanti i singoli indirizzi liceali e tecnici, sperimentando la presenza e la partecipazione attiva in ‘classi’ dedicate. L’esperienza è possibile previa iscrizione (compilando i moduli on-line; durante l’<em>Open Day</em>). Infine, saranno promossi progetti in continuità con le scuole medie (Progetto PartecipAction; Concorso artistico/letterario «Carlotta Martellini», Progetto lettura, gruppo sportivo, etc).</p>
<p><strong>Qual è, in chiusa, l’offerta formativa dell’Istituto ‘Giordano Bruno’</strong>, che deve il suo nome, non a caso, al filosofo campano che, da ‘obstinatissimo eretico’ e da ‘martire della nuova e libera filosofia’, a seconda dei punti di vista, ha parlato di universo infinito, popolato da innumerevoli mondi? I quattro indirizzi di studio illustrati ad apertura sono caratterizzati da una progettualità che si esprime in varie forme: PCTO, stage linguistico-culturali, progetti europei e di mobilità, interscambio, progetti didattici nazionali, campi-scuola, progetti CLIL, educazione alla legalità e alla salute, educazione interculturale e inclusione, valorizzazione della diversità culturale, attività laboratoriali finalizzate al <em>Learning by doing</em>, valorizzazione delle eccellenze mediante attività progettuali svolte anche in <em>Peer education</em> con la collaborazione di esperti esterni ed Enti pubblici e privati, contrasto alla dispersione scolastica, volontariato, etc (per il dettaglio dell’offerta formativa, si rinvia al sito dell’Istituto: https://www.giordanobrunoperugia.edu.it/).</p>
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		<title>A scuola c’è ancora bisogno di libri di carta</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2022 15:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Un ‘oggetto materiale’. Il libro, quello di carta, è essenzialmente questo per Lorenzo Baldacchini. Un ‘oggetto materiale’ sfogliabile, consultabile, che non solo comunica un messaggio, ma che è anche depositario della trasmissione di un patrimonio, insieme culturale e bibliografico. Il libro su supporto cartaceo, affermano gli studiosi, permettere di ‘entrare’ meglio e con un certo grado di profondità all’interno di un argomento e attiva maggiormente i processi cognitivi, consentendo di non perdere di vista un aspetto fondamentale della comprensione del testo, contro ogni tendenza alla granularità del sapere: la visione di insieme. La lettura su schermo, infatti, e la cultura degli e-book e dell’ipertesto – cui Umberto Eco esortava a ricorrere, al fine di modificare una storia nell’alveo della scrittura inventiva libera, ‘solo per un gioco arguto’ – tendono a essere meno lineari e più rapidi rispetto al testo su supporto cartaceo, in quanto l’occhio è sollecitato a saltare da un punto all’altro, focalizzando l’attenzione solo su alcune parole-chiave e tralasciando, appunto, la visione di insieme. Anche l’azione del prendere appunti &#8211; <em>ça va sans dire</em> – su supporto cartaceo è un’operazione che, secondo Roland Barthes, implica un costante ritorno alla mano, attivando, ancora una volta, i processi cognitivi.</p>
<p>Dove vogliamo arrivare? Al fatto che, soprattutto a scuola, c’è bisogno di libri di carta. Lo sa bene la professoressa Antonella Valoroso, docente di <em>Lettere</em> al Liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia e <em>Professor of</em> <em>Italian Studies</em> presso l’Istituto Universitario Internazionale ‘The Umbra Institute’, che ha lanciato una petizione attraverso la piattaforma change.org per invitare il MIUR a rivedere le regole attuali circa l’adozione dei libri di testo scolastici. E ‘adozione dei libri di testo’ è stata una a dir poco ‘spinosa’ voce all’ordine del giorno nel corso dei Consigli di classe dei mesi di aprile-maggio in tutte le scuole italiane.</p>
<p>Infatti, le attuali linee-guida comprese nella Nota MI n. 5022 del 28.02.2022 concernente l’adozione dei libri di testo per l’anno scolastico 2022/2023 invitano i docenti a ridurre ulteriormente i tetti di spesa per l’acquisto di tali manuali e a passare al digitale, dando per scontato che tutti gli studenti abbiano un tablet o un PC e senza tener conto del fatto che sui libri di carta si studia decisamente meglio. Almeno per adesso e verosimilmente per i prossimi anni.</p>
<p>Ruota attorno a questi e ad altri argomenti l’intervista che abbiano realizzato per <em>Perugia Online</em>, i cui quesiti sono stati posti alla professoressa Valoroso. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.</p>
<p><strong>Professoressa Valoroso, diamo inizio a questa intervista <em>in medias res</em>: all’ordine del giorno, nel corso dei Consigli di classe dei mesi di aprile-maggio, è spuntata una voce a dir poco spinosa: ‘adozione dei libri di testo’. Quali sono le vigenti direttive ministeriali a riguardo e quali linee-guida invitano ad adottare?</strong></p>
<p>Le attuali linee guida sono dettate dalla Nota MI n. 5022 del 28.02.2022 con oggetto ‘<em>Adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado – anno scolastico 2022/2023</em>’ che riduce ulteriormente i tetti di spesa per l’acquisto dei libri di testo dando per scontata una fantomatica ‘riduzione dei costi dell’intera dotazione libraria derivanti dal passaggio al digitale e dalla disponibilità dei supporti tecnologici’. In sostanza si presume che i docenti debbano adottare i libri in formato digitale perché costano di meno e perché, secondo i burocrati del MIUR, tutti gli studenti hanno o dovrebbero avere un <em>device</em> digitale &#8211; tablet o computer &#8211; come strumento principale di lavoro. Nessuno al Miur si è evidentemente posto il quesito fondamentale: su quali libri si studia meglio: quelli digitali o quelli di carta?</p>
<p><strong>Queste indicazioni limitano, a suo avviso, la libertà dei docenti di scegliere i libri per le proprie studentesse e per i propri studenti? </strong></p>
<p>L’articolo 33 della Costituzione sancisce e difende la libertà d’insegnamento. Ebbene non consentire ai docenti di adottare i libri che ritengono più adatti per le proprie classi, e cioè i libri in formato cartaceo, è una palese violazione del principio costituzionale. Inoltre la normativa attuale impone degli illogici tetti di spesa annuali, mentre tutti sanno che la spesa per i libri si concentra soprattutto nei primi anni dei cicli scolastici e, per quanto riguarda le scuole superiori, sia al primo che al terzo anno.</p>
<p><strong>La riduzione ulteriore dei tetti di spesa per l’acquisto di libri di testo, sancita, come lei ricordava, dalla NOTA MI n. 5022 del 28/02/2022 rappresenta, di fatto, una limitazione dell’autonomia della funzione-docente che, inevitabilmente, si riverbera anche sulla scelta dei manuali da adottare e sulla sua autonomia didattica?</strong></p>
<p>Non c’è alcun dubbio. L’obbligo di rientrare nei tetti di spesa costringe i docenti a scegliere non il libro migliore o più adatto al tipo di scuola in cui si insegna, ma quello che costa meno. La normativa attuale spinge inoltre verso l’adozione dei libri digitali che, come dimostrato da studi realizzati in prestigiosi centri di ricerca internazionali, sono gli unici strumenti in grado di consentire un apprendimento valido e duraturo.</p>
<p><strong>Il passaggio al digitale è democratico o discriminatorio a suo parere? </strong></p>
<p>La spinta forzosa verso il digitale è un errore madornale. Il digitale è utile per gli approfondimenti e gli aggiornamenti, ma non può sostituire il testo cartaceo. La maggior parte degli studenti, inoltre, come abbiamo verificato nel drammatico periodo della pandemia e della DAD (Didattica a Distanza, <em>ndr</em>), può contare soltanto sul proprio smartphone e non sempre ha a disposizione una connessione internet stabile. Se sui tablet è difficile studiare e concentrarsi, figuriamoci sui telefonini.</p>
<p><strong>Studiare su supporto cartaceo e prendere appunti facilita il processo di apprendimento e attiva quello cognitivo: è d’accordo con questa affermazione?</strong></p>
<p>Non solo sono d’accordo, ma questi principi sono stati ampiamente dimostrarti da fior di studiosi. Nell’articolo “Reading linear texts on paper versus computer screen: Effects on reading comprehension” (“<em>Un confronto tra la lettura lineare su carta e su schermo: Effetti sulla comprensione del testo</em>”), pubblicato nel 2013 sull’<em>International Journal of Educational Research</em> (vol. 58), la studiosa norvegese Anne Mangen riferisce ad esempio di aver fatto leggere due testi, uno di 1400 e uno di 2000 parole, a due gruppi di 36 studenti al secondo anno di scuola secondaria superiore: al primo ha fornito il testo cartaceo e all’altro un file PDF da leggere sullo schermo di un computer. A entrambi i gruppi ha poi chiesto di svolgere degli esercizi di comprensione del testo. Per la studiosa il risultato dell’esperimento non lascia dubbi: ‘gli studenti che avevano letto il testo cartaceo hanno ottenuto un punteggio significativamente più alto nella comprensione del testo rispetto a quelli che avevano letto il testo in formato digitale’.</p>
<p><strong>La petizione che lei ha lanciato attraverso la piattaforma change.org per (</strong><a href="https://chng.it/jP9gFHvX7R"><strong>https://chng.it/jP9gFHvX7R</strong></a><strong> ) quanti iscritti ha raggiunto e quali sono gli obiettivi che intende perseguire?</strong></p>
<p>La petizione lanciata attraverso la piattaforma change.org invita il MIUR a rivedere le regole attuali. Perché basterebbe davvero poco per risolvere il problema che in questo momento sta mettendo in crisi migliaia di docenti in tutta Italia. Basterebbe modificare la maniera in cui si calcolano i tetti di spesa: non più per anno, perché non ha senso, ma per ciclo o fascia d’istruzione. Per la scuola secondaria di primo grado il tetto dovrebbe essere calcolato sull’intero triennio, per la scuola secondaria di secondo grado andrebbe invece diviso tra biennio (primo e secondo anno e quindi ancora fascia dell’obbligo) e triennio (terzo, quarto e quinto anno). La petizione online, lanciata il 1^ maggio, ha già superato la soglia delle 100 firme, ma è il numero continua a salire ora dopo ora. Il Ministero non potrà restare sordo a questo appello anche perché, a conti fatti, si tratta davvero di una modifica fattibile che non altererebbe in alcun modo la spesa complessiva delle famiglie, ma consentirebbe ai docenti di scegliere il meglio per studenti e studentesse.</p>
<p><strong> </strong><strong>Perché, in ultima istanza, nel 2022, a scuola, c’è ancora bisogno di libri di carta? </strong></p>
<p><strong> </strong>Perché il libro di carta è uno strumento straordinario e democratico. I<strong>l </strong>libro di testo cartaceo è uno strumento indispensabile anche nell’aula 4.0 e lo è tanto più nel momento in cui <u>il libro di testo scolastico</u> è probabilmente l’UNICO libro cartaceo che la maggior parte dei cosiddetti ‘nativi digitali’ incontrerà sul proprio cammino. Chi, come me, vive e lavora nella scuola pubblica sa bene che le competenze digitali della stragrande maggioranza dei propri alunni e alunne si limita all’utilizzo di Instagram, TikTok e Whatsapp. È per questo che i ragazzi e le ragazze del terzo millennio hanno un disperato bisogno di confrontarsi con i libri, quelli veri. Libri che pesano, perché lo studio è innanzitutto fatica, ma che insegnano a pensare, perché sono gli unici sui quali si può imparare a conoscere e apprezzare il tempo lento della lettura e della riflessione.</p>
<p><strong>Infine, da quanto abbiamo appreso nell’alveo di questo confronto con lei, da una parte si ha l’esigenza di limitare i costi per le famiglie, dall’altra si ha quella di fornire agli studenti strumenti didattici adeguati: quale pensa sia il giusto equilibrio fra queste due componenti?</strong></p>
<p>In un mondo ideale nella fascia dell’obbligo (cioè fino al biennio superiore) i libri dovrebbero essere gratuiti. Si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere, ma Machiavelli ci insegna che mirare in alto è indispensabile anche per raggiungere il bersaglio che si trova più basso. Personalmente trovo inaccettabile che allo stato attuale la spesa per i libri di testo non sia neanche deducibile dalle tasse. Anche questa sarebbe una riforma molto facile da fare. Investire nella scuola significa investire nel futuro della nazione, ma troppo spesso questo principio viene dimenticato. Io credo che le famiglie siano ben contente di acquistare i libri necessari per i propri figli e le proprie figlie. I genitori si lamentano, e con buona ragione, soltanto quando i libri acquistati vengono utilizzati poco o per niente. Ma questo è un altro problema.</p>
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		<title>Se l’Europa riscopre le proprie radici culturali</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 15:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Arpa]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Chi non ricorda il racconto della giovane Europa, figlia dei fenici rapita dal toro-Zeus, e dei suoi fratelli, giunti su terre ignote, da scoprire, conoscere e colonizzare? La rappresentazione dell’Europa affonda le proprie radici nel mito, nelle storie narrate e nell’incontro con nuovi popoli e culture. D’altronde, Boccaccio coniò l’aggettivo <em>europico</em> con riferimento al Mediterraneo, anche se è solo con Piccolomini che il termine <em>europaeus</em> iniziò a designare l’unità politica e culturale di base della <em>respublica literaria</em> europea e di quel ‘crogiolo – per dirla con Claudio Magris (<em>Danubio</em>, Garzanti, 1986) – che non cessa di ribollire, amalgamare, fondere, bruciare, consumare’.</p>
<p>Quel crogiolo non cessa ancora di fondere. Specie se l’Europa, anche grazie al contributo di iniziative culturali e sperimentali che intendono omaggiarla, continua a riscoprire le proprie radici umanistiche e spirituali.</p>
<p>POESIÆUROPA è tra queste iniziative. Giunta al terzo anno consecutivo, con quattro giornate d’eccezione, promosse il 2, il 3, il 4 e il 5 settembre 2021 sull’Isola Polvese del Lago Trasimeno (Perugia) dall’Associazione di promozione sociale Spazio Humanities, presieduta da Maria Borio, in collaborazione con Umbrò, è posta, sempre per il terzo anno consecutivo, sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo. Il festival internazionale si pone in linea e in sinergia con la visione del piano Next Generation Eu, che, a seguito della pandemia, ha posto in essere le basi per la ripresa, la trasformazione delle economie dei Paesi membri dell’Unione Europea e la costruzione di visioni per il futuro al fine di rendere l’Europa in senso lato più resiliente, digitale, verde.</p>
<p>«Il dittongo latino æ – spiega Maria Borio, poetessa, dottore di ricerca in <em>Letteratura italiana</em> e redattrice di ‘Nuovi Argomenti’ – ci è sembrato un efficace espediente grafico per sottolineare la comunità e i legami degli artisti fra i vari Paesi d’Europa». Oltre che per porre in essere una manifestazione di livello internazionale come POESIÆUROPA, che esprima le prospettive di una generazione giovane, proiettata oltre il Novecento e coerente con la visione promossa, appunto, dal piano Next Generation Eu. Ma anche attenta alle radici umanistiche e spirituali dell’Europa.</p>
<p>La necessità di riflettere, soprattutto oggi, sul significato delle radici umanistiche dell’Europa aveva già suggerito alla presidente dell’Associazione di promozione sociale Spazio Humanities, nonché ideatrice del progetto culturale Umbrò Cultura, Maria Borio di promuovere, due anni fa, in collaborazione con Umbrò e con il Centro ‘Cambiamento Climatico e Biodiversità in ambienti lacustri ed aree umide’ di Arpa Umbria (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale dell’Umbria), la giornata di incontri, confronti e letture POESIÆUROPA, tenutasi all’Isola Polvese (Lago Trasimeno, Castiglione del Lago, Perugia) il 13 luglio 2019, con un ampio successo di pubblico. L’evento del 2019 – sponsorizzato da Umbrò in collaborazione con il citato Centro di Arpa Umbria, posto sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo e patrocinato, tra gli altri, dall’Università degli Studi di Perugia, UPTER di Roma, Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Perugia, Ambasciate di Irlanda e di Ungheria, Goethe Institut, Instituto Cervantes e dall’Institut Français – si era posto come obiettivo una riflessione democratica sull’unità dell’Europa e aveva portato a una viva discussione sulla situazione culturale e politica europea a partire dalle voci della poesia, per riconsiderare il valore delle radici umanistiche e spirituali dell’Europa e costruire visioni per il futuro.</p>
<p>Il testimone è stato passato, poi, lo scorso anno, a un’edizione speciale di ‘ASPETTANDO POESIÆUROPA’, tenutasi dal 23 al 25 settembre 2020 beneficiando, nel rispetto delle norme anti-Covid 19, di un doppio canale di fruizione: via StreamYard, per le prime due giornate d’eccezione, e all’aperto nella Terrazza di Umbrò, in occasione del reading del giorno conclusivo. Nel corso di questa edizione speciale, promossa da Spazio Humanities APS in collaborazione con Umbrò e con il Centro di Poesia &amp; Scritture Contemporanee a cura di Marco Giovenale e Valerio Massaroni, e sempre posta sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, sono stati presentati alcuni libri usciti durante il lockdown. Tra gli autori presenti, Laura Pugno e Giulio Mozzi; Marco Giovenale e Vincenzo Ostuni; Elisa Biagini e Federico Italiano; infine, la poetessa inglese Alice Oswald insieme ai traduttori Rossella Pretto e Marco Sonzogni. Spazio è stato dato, inoltre, a giovani autori, con la presentazione della collana di Interlinea ‘Lyra giovani’ curata da Franco Buffoni, e un reading in presenza per la giornata conclusiva del 25 settembre, cui è seguito un after reading con Elio Cagnizi Acoustic Quartet in concerto – Toti Panzanelli-chitarra; Andrea Rellini-violoncello; Nicola Polidori-batteria; Elio Cagnizi-basso e voce – con brani di musica inedita e edita.</p>
<p>‘In questo 2020 – aveva dichiarato allora ai media Maria Borio, presidente di Spazio Humanities APS &#8211; aspettando di poterci ritrovare per una futura edizione a tutto tondo di Poesiæuropa, proponiamo tre giornate d’eccezione’.</p>
<p>L’Associazione di promozione sociale Spazio Humanities, che nel 2020 non aveva, appunto, proposto un’edizione completa, ma un <em>interim</em>, un momento transitorio in cui il bilancio dei mesi trascorsi e l’attesa per i tempi a venire avessero auspicato la costruzione di nuovi progetti, riprende, nell’anno corrente, il timone del progetto culturale internazionale e lo fa promuovendo, per le giornate del 2, del 3, del 4 e del 5 settembre 2021, la seconda edizione – in presenza, sull’Isola Polvese (Castiglione del Lago, Perugia), nel pieno rispetto delle norme anti-Covid 19 – di POESIÆUROPA, evento posto, per il terzo anno consecutivo, sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo.</p>
<p>POESIÆUROPA è, infatti, un’iniziativa posta sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, ed è organizzata da Spazio Humanities APS in collaborazione con Umbrò e con il patrocinio della Provincia di Peruugia, del Comune di Castiglione del Lago e di Arpa Umbria. Fra i partner dell’edizione 2021 si annoverano l’Instituto Cervantes, il Forum Austriaco di Cultura, l’Arts Council of England, la Provincia di Perugia e il Comune di Castiglione del Lago, l’Università degli Studi di Perugia, Mediazione Linguistica Perugia, il Centro Scritture di Roma e l’Associazione Zest.</p>
<p>Nello spirito dell’iniziativa, che intende proporre una riflessione sulla cultura europea partendo dalla voci della poesia per riconsiderare il valore delle radici umanistiche e spirituali dell’Europa e costruire insieme visioni per il futuro, l’edizione classe 2021 di POESIÆUROPA ospiterà autori da tutta Europa, che prenderanno parte a una scuola speciale della durata di quattro giorni (2-5 settembre 2021), articolati in vari incontri: <em>Lectio magistralis</em>, Forum di dialogo e interventi dei vincitori di borsa di studio, Letture e Concerti di musica inedita, nell’alveo dei quali alcuni testi letterari verranno trasposti in musica  (nello specifico, si veda il programma delle quattro giornate d’eccezione).</p>
<p>Nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto, inoltre, tenutasi sulla piattaforma Zoom il 25 agosto scorso, Maria Borio ha precisato: «Siamo partiti tre anni fa, nel 2019 con un progetto, POESIÆUROPA, che è nato da forze giovani e che ha sin da subito intessuto legami con la ricerca in ambito umanistico. La poesia, anche per questa seconda edizione in presenza è, se vogliamo, il nodo catalizzatore, che permette un’interazione con altre dimensioni, ad esempio, con la sfera umanistica, quella sociale, e, ci auguriamo, in futuro, con quella scientifica. Il luogo prescelto, l’Isola Polvese del lago Trasimeno – ha proseguito Borio – si presta ad un evento unico nel suo genere, con gli spazi del Centro Arpa e dell’ex-monastero di S. Secondo. La manifestazione – ha precisato Borio – esiste grazie a Umbrò e all’aiuto di un sostenitore speciale, che preferisce rimanere anonimo. Novità dell’edizione classe 2021 è il taglio formativo dato al progetto: l’idea è quella di istituire, durante le quattro giornate d’eccezione, una scuola speciale. Abbiamo ricevuto moltissime domande, da tutta Italia, dal Friuli alla Sicilia, per le borse di studio erogate, da parte di giovani studenti e dottorandi, domande che sono difficili da selezionare, vista l’entità dei <em>curricula</em> presentati».</p>
<p>Valerio Massaroni, vice-presidente dell’associazione di promozione sociale Spazio Humanities, ha fatto leva sullo spirito che ha mosso i membri dell’associazione fin dall’inizio: «Le vecchie idee – è stato il commento di Massaroni – sono state e vengono messe alla prova nel contesto attuale, segnato dalla pandemia. Noi crediamo che, soprattutto oggi, i concetti di cooperazione e di solidarietà vadano riconsiderati non solo come valori astratti e morali, ma soprattutto come base di un reale spirito di collaborazione. Collaborazione di tutti. Dobbiamo cooperare – ha proseguito Massaroni -, partendo dal contesto a noi più vicino: l’Europa, come anche il piano Next Generation EU ci invita a fare. Noi, come associazione, pensiamo che questa idea di collaborazione abbia bisogno di cultura e di idee. Raramente, infatti, si sente parlare di Europa in senso spirituale e culturale. Intendiamo, nel nostro piccolo, colmare questo gap e far circolare la cultura europea, farla dialogare, perché crediamo che, al di là dei meri aspetti tecnici, ci sia bisogno di un reale impegno di cooperazione culturale e che le radici europee, quelle più vicine alla popolazione, debbano connettersi con reali visioni per il futuro».</p>
<p>‘La seconda edizione di <em>Poesiaeuropa</em> è un tassello importante che conferma il successo dell’iniziativa. Patrocinata dal Parlamento Europeo e in sinergia con l’Università di Perugia, oltre che con diverse istituzioni nazionali e internazionali (es. Istituto Cervantes, Forum Austriaco di Cultura, British Council of Arts), quest’anno la manifestazione avrà un orientamento soprattutto formativo con <em>Lectio magistralis</em> e Forum di dibattito. La letteratura viene messa al centro di riflessioni che spaziano in vari campi del sapere e della vita sociale ed economica. Novità di quest’anno è l’istituzione di borse di studio che consentiranno a giovani da tutta Italia di seguire gli incontri e presentare i loro progetti. Sono arrivate moltissime domande per le borse di studio: la selezione non sarà facile, ma fa presagire ottimi sviluppi del progetto’. A dichiararlo, Maria Borio, presidente dell’associazione di promozione sociale Spazio Humanities che, da inizio 2020, gestisce anche il progetto culturale Umbrò Cultura, volto a proporre iniziative sperimentali e innovative incentrate sulla poesia, la narrativa, la storia, la filosofia, le arti visive e la musica al fine di valorizzare la ricerca in ambito culturale.</p>
<p>Le borse di studio che verranno accese, previa selezione delle numerose richieste giunte entro l’8 agosto, unitamente ai <em>curricula</em> dei candidati, all’Associazione di promozione sociale Spazio Humanities, prevedono l’ospitalità per le quattro giornate. A tal proposito, si fornisce, in calce, mediante link, la rassegna stampa degli articoli pubblicati con riferimento all’erogazione di suddette borse di studio.</p>
<p>All’indirizzo <a href="mailto:info@umbrocultura.com">info@umbrocultura.com</a>, lo stesso al quale sono pervenute le richieste per le borse di studio, si consiglia di inviare anche le richieste di partecipazione come uditori data la disponibilità limitate dei posti nell’audience in conformità alle norme anti-Covid 19.</p>
<p>La partecipazione a POESIÆUROPA 2021 rilascia, inoltre, un attestato con validità di corso di aggiornamento/formazione.</p>
<p>Per ulteriori informazioni sull’Associazione di promozione sociale Spazio Humanities, si rimanda al sito <a href="https://www.umbrocultura.com/">https://www.umbrocultura.com/</a></p>
<p>Si ricorda, inoltre, che gli incontri promossi durante le giornate del 2, 3, 4 e 5 settembre 2021 saranno fruibili anche in diretta sulla pagina Facebook di Umbrò Cultura:  <a href="https://www.facebook.com/umbrocultura/">https://www.facebook.com/umbrocultura/</a></p>
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<p>Di seguito, <strong>I</strong><strong>L</strong><strong> P</strong><strong>ROGRAMMA</strong> delle quattro giornate d’eccezione del 2, 3, 4 e 5 settembre 2021:</p>
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<p><strong>Giovedì 2 settembre </strong></p>
<p>Ore 11:00 <em>Poesia/paesaggio</em> – <strong>Helen Moore</strong> (UK) – <em>Lectio magistralis</em>.</p>
<p>Ore 15:30 Forum, <em>La spazialità e il testo</em> – <strong>Laura Pugno &amp; Italo Testa</strong> / Intervengono i vincitori della borsa di studio.</p>
<p>Ore 17:00 Presentazione lavori Liceo ‘A. Pieralli’ – Con le studentesse e gli studenti.</p>
<p>Ore 17:45 Lettura – <em>‘I’m nobody. Who are you? Are you nobody too?’ </em>– <strong>Silvio Raffo </strong>legge Emily Dickinson.</p>
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<p><strong>Venerdì 3 settembre</strong></p>
<p>Ore 11:00 <em>Auden. Musée des Beaux Arts e Gare du Midi come preludio a The Age of Anxiety</em> – <strong>Franco Buffoni</strong> – <em>Lectio magistralis</em>.</p>
<p>Ore 15:30 Forum, <em>Gli anni Settanta</em> – <strong>Stefano Giovannuzzi</strong> e <strong>Davide Castiglione</strong> / Intervengono i vincitori della borsa di studio.</p>
<p>Ore 16:30 Forum, <em>Andrea Zanzotto</em> – <strong>Stefano Dal Bianco</strong>, <strong>Giovanna Frene</strong> e <strong>Lorenzo Cardilli</strong> / Intervengono i vincitori della borsa di studio.</p>
<p>Ore 21:00 Proiezione, <em>Dentro il polittico. Impegno civile e poesia</em> – regia di <strong>Davide Minotti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 4 settembre</strong></p>
<p>Ore 11:00 <em>Serie sperimentali rosse sulla poetica e sulla scrittura</em> – <strong>Margret Kreidl</strong> (Austria) con <strong>Maria Borio</strong> – <em>Lectio magistralis</em>.</p>
<p>Ore 16:00 Letture – <strong>Margret Kreidl</strong>, <strong>José María Micó</strong>, <strong>Helen Moore</strong>, <strong>Gian Mario Villalta</strong>.</p>
<p>Ore 16:45 Concerto,<em> Il tempo e l’acqua </em>– <strong>Ælio Cagnizi</strong> (voce e chitarra acustica), <strong>Andrea Rellini</strong> (violoncello), <strong>Toti Panzanelli</strong> (chitarra elettrica), <strong>Mario Spagnoli</strong> (batteria).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Domenica 5 settembre</strong></p>
<p>Ore 11:00 <em>Poesia e musica</em> &#8211; <strong>José María Micó</strong> (traduttore spagnolo di Dante) – <em>Lectio magistralis</em>.</p>
<p>Ore 15:30 Letture – <strong>Davide Castiglione</strong>, <strong>Marco Corsi</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Umberto Piersanti e altri</strong>.</p>
<p>Ore 17:00 Concerto, <em>Inchiostro</em> – <strong>Anna </strong><strong>Panzanelli</strong> (voce e tastiere), <strong>Ruggero Bonucci</strong> (basso elettrico), <strong>Nicola Pitassio</strong> (batteria).</p>
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		<title>Quando l’arte scende in strada</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2021 21:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[arte in strada]]></category>
		<category><![CDATA[Confraternita del Sopramuro]]></category>
		<category><![CDATA[Danza]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia Art Festival]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> ‘Non v’è arte là dove non v’è stile’. Oscar Wilde ne era un convinto assertore. E lo stile può esservi anche in strada. Quando l’arte scende in strada, infatti, si esprime con le tecniche più disparate nel cuore di diversi luoghi pubblici. E allora le strade, i vicoli, le piazze divengono il locus amoenus per eccellenza. ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> ‘Non v’è arte là dove non v’è stile’. Oscar Wilde ne era un convinto assertore. E lo stile può esservi anche in strada. Quando l’arte scende in strada, infatti, si esprime con le tecniche più disparate nel cuore di diversi luoghi pubblici. E allora le strade, i vicoli, le piazze divengono il <em>locus amoenus</em> per eccellenza. Il luogo in cui si manifesta un itinerario non canonico dell’arte, ma non per questo marginale.</p>
<p>Sulle tracce di questo modo di intendere l’arte si colloca ‘Perugia Art Festival’, la prima edizione della kermesse che animerà scalette, terrazze, vicoli e piazze del centro storico di Perugia dal 7 al 10 agosto prossimi. Con un fitto cartellone che comprende un ventaglio di modalità espressive artistiche, tra arte in strada, pittura, teatro, musica, street art, mostre d’arte, poesia, scultura ed esibizioni di Madonnari. Degne di nota, tra gli altri eventi che saranno proposti, la mostra ‘Ramadori. Suggestioni visive’, inaugurata lo scorso 29 luglio e aperta al pubblico sino al prossimo 13 agosto nella suggestiva cornice della chiesa della Misericordia, in via Oberdan; e la personale di Lorenzo Fonda all’interno del chiostro di San Lorenzo.</p>
<p>‘Il nostro intento – afferma Alessandro Granieri, priore della Confraternita del Sopramuro, che ha promosso l’evento in collaborazione con altre associazioni del centro storico perugino e con il patrocinio delle istituzioni locali – è di portare l’arte in strada: un concetto, questo, ben diverso dall’accezione comune di ‘arte di strada’. L’arte penetra, così, nei vicoli, nelle strade, nelle vie, nelle piazze del centro storico di Perugia, e si arrampica su balconi e scalette, per essere poi diffusa e toccare le corde della sensibilità dei passanti. Una manifestazione unica nel suo genere, che si nutre della partecipazione attiva di molti artisti provenienti sia dall’Umbria che dal resto d’Italia, artisti che hanno scelto, per esibirsi, il nostro meraviglioso centro storico. Un aspetto significativo, questo – prosegue Granieri -, in quanto testimonia il cambiamento già in atto in città: fattiva è stata, infatti, la collaborazione tra tutte le associazioni del centro storico (commercianti, artigiani, borghi, residenti), volta alla valorizzazione del paesaggio del capoluogo umbro e all’oggettivazione del concetto di ‘fare rete’. Il centro, d’altronde, è come un paese, un paese in cui si può assistere a spettacoli itineranti, magari sulle scalinate della sala della Vaccara o ammirando gli scorci di via della Viola, o ancora prendendo parte alla serata conviviale della notte di San Lorenzo, senza che la città venga in alcun modo ‘deturpata’ con l’allestimento di strutture. Tutto questo – conclude Granieri – renderà Perugia una città ancor più appetibile per i residenti e per i turisti, valorizzando ancora di più la sua vocazione di città d’arte’.</p>
<p>Durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, e gli assessori Pastorelli, Varasano, Giottoli e Merli, insieme all’assessore regionale allo Sviluppo economico Fioroni, hanno espresso apprezzamenti circa lo spirito di collaborazione di cui si nutre il Perugia Art Festival.</p>
<p>Tra gli eventi in programma, si segnalano esibizioni di Street Art e Madonnari, il 7 agosto in piazza IV novembre, la seconda edizione dell’estemporanea di pittura ‘Città di Perugia’, quest’anno dedicata a Giuseppe Fioroni, amico della Confraternita del Sopramuro (7-8 agosto), l’anteprima dei Vinarelli (il 9 agosto alle 17.30), la Piazza delle ceramiche in piazza Matteotti, I grani antichi di Bettona in piazza Italia e, tutti i giorni alle 16.00, in via Volte della Pace, gli eventi di ‘La via del Medioevo’.</p>
<p>Spazio alla pittura, nella cornice del centro storico perugino, con mostre personali di artisti del calibro di Lorenzo Fonda (Chiostro di San Lorenzo, dal 7 al 30 agosto), Fausto Minestrini, Paolo Ballerani (ex Borsa Merci, via Mazzini 4/11 agosto), Virina (Chiesa del Collandone, Corso Vannucci, 4-14 agosto), Mauro Versiglioni (Corso Vannucci, 1/15 agosto), Ferruccio Ramadori (Chiesa della Misericordia, 29 luglio-13 agosto), Pablo Ramirez Arnol (Loggia dei Lanari, 7/10 agosto), Massimo Riccò e la mostra in ricordo di un altro amico della Confraternita, Raffaele Tarpani.</p>
<p>Ma la pittura non è l’unica arte portata ‘in strada’: il cartellone di Perugia Art Festival prevede, infatti, anche Percorsi di poesia, nell’alveo della collaborazione con il gruppo letterario “WOMEN @ WORK”, oltre a spettacoli musicali ‘irradiati’ dai balconi, dai vicoletti e dalle scalinate del centro storico.</p>
<p>Come dimenticare, poi, Dante? Il 10 agosto alle 19.30 Mariangela D’Abbraccio sarà protagonista di ‘Dante, Borges e il Tango di Piazzolla’; mentre il 9 agosto alle 20.00 Maria Anna Stella sarà interprete, nel chiostro di S. Lorenzo, di ‘Terrae motus/motus animae’. Sempre il 9 agosto, a partire dalle 22.00, piazza IV novembre si animerà con i ‘Disegni sulla sabbia’ di Gabriella Compagnone, accompagnati dalle note di Antonio Ballarano Live Band. Si segnalano anche i numerosi spettacoli itineranti curati e promossi dal Teatro Stabile dell’Umbria.</p>
<p>Il tradizionale Rally dell’Umbria 2021, inoltre, nella giornata inaugurale del 7 agosto, a partire dalle 8.00, in piazza Matteotti, partecipa al Perugia Art Festival, in collaborazione con il Moto Club dell’Umbria.</p>
<p>E, poi, ancora percorsi guidati in città in collaborazione con le Guide Umbre e con altre associazioni perugine, iniziative promosse dall’associazione Avanti Tutta, eventi musicali e danza, nonché la cena in piazza di martedì 10 agosto, organizzata dai promotori della kermesse in collaborazione con i ristoratori del centro storico, cena che si terrà la notte di S. Lorenzo ai giardini Carducci. In pieno centro storico. Perché se ‘non v’è arte là dove non v’è stile’, l’una e l’altro possono essere cercati (e trovati, per giunta assaporati) nel cuore del centro storico del capoluogo umbro.</p>
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		<title>‘Il girotondo delle Muse’</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 13:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Adriana Cardelli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[CulturainUmbria Cultural events]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Mencarelli]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> «Afferma un antico detto: le Muse fanno il girotondo. Poiché ogni Musa aveva un proprio nome, una propria immagine, propri strumenti e una propria arte, i greci vedevano immancabilmente nell’arte, appunto, un girotondo, un insieme di aspetti differenti, reciprocamente necessari all’attività artistica». Lo sosteneva, Jurij Michajlovič Lotman, in un’opera intitolata Il girotondo delle Muse. Saggi sulla ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> «Afferma un antico detto: le Muse fanno il girotondo. Poiché ogni Musa aveva un proprio nome, una propria immagine, propri strumenti e una propria arte, i greci vedevano immancabilmente nell’arte, appunto, un girotondo, un insieme di aspetti differenti, reciprocamente necessari all’attività artistica». Lo sosteneva, Jurij Michajlovič Lotman, in un’opera intitolata <em>Il girotondo delle Muse. Saggi sulla semiotica delle arti e della rappresentazione</em>. Lo sosteneva, il semiologo russo, approntando un discorso intorno all’artisticità dei testi e proponendo la tesi secondo la quale le arti si richiamano vicendevolmente.</p>
<p>Circoscrivendo l’ambito alla ‘semiotica della cultura’, elaborata da Jurij Michajlovič Lotman e da Boris Andreevič Uspenskij, la cultura può essere, infatti, interpretata come «un sistema di segni organizzato in un certo modo. Proprio il momento dell’organizzazione che si manifesta come una somma di regole, di restrizioni imposte al sistema, è il connotato che definisce la cultura (&#8230;). La cultura, tuttavia, non solo si manifesta e si struttura tramite una pluralità di sistemi semiotici fra loro comunicanti, ma anche attraverso l’insieme dei messaggi che si sono storicamente realizzati in queste lingue, cioè i testi: tradurre un certo settore della realtà in una delle lingue della cultura, trasformandolo in un testo, cioè in un’informazione codificata in un certo modo, introdurre questa informazione nella memoria collettiva: ecco la sfera dell’attività culturale quotidiana» (Zaganelli 2008, p. 119).</p>
<p>E di ‘girotondo delle Muse’ si può, senz’altro, parlare con riferimento alle varie forme di testualità e agli eventi culturali promossi da una neonata associazione culturale no profit umbra, <em>Cultura in Umbria:</em> <em>cultural events</em>, istituita il 1^ maggio scorso nella nostra regione.</p>
<p>Nata da un’idea di Adriana Cardelli, docente di <em>Lingua e cultura inglese</em> al Liceo Classico e Musicale ‘Annibale Mariotti’ di Perugia, e di Barbara Caini e Loredana Vici, l’associazione <em>Cultura in Umbria: cultural events </em>intende promuovere eventi culturali <em>tout-court</em>: mostre fotografiche e pittoriche, presentazione di libri, rappresentazioni teatrali e musicali, incontri letterari e artistici, tutti rigorosamente bilingui, in lingua italiana e in lingua inglese.</p>
<p>«Il bilinguismo – ha precisato l’ideatrice del progetto, Adriana Cardelli – è una peculiarità della nostra associazione: l’incipit dei nostri eventi culturali è in italiano, ma il <em>follow-up</em> è in inglese. L’idea di fondare questa associazione culturale no profit si è originata dal desiderio di ‘fare rete’, ovvero di intessere una rete di interventi, in cui, sulla base di un proficuo confronto, ci sia una differenziazione di tipologie di cultura, in dialogo tra loro. L’aspetto che più valorizzeremo nel corso delle nostre serate a tema e delle nostre serate-dibattito – ha proseguito la docente di <em>Lingua e cultura inglese</em> – sarà un discorso culturale e interculturale tra arte, letteratura, pittura, dialogo e possibilità di collaborazione con case editrici umbre, e, perché no, un confronto anche aperto al nutrizionismo. Intendiamo, dunque, valorizzare la ricerca culturale ad ampio spettro e la nostra particolare velleità di bellezza, e siamo pronti ad accogliere proposte e riscontri anche da parte dei partecipanti».</p>
<p>L’evento inaugurale della neonata associazione <em>Cultura in Umbria: cultural events</em> si è tenuto, lo scorso 4 giugno, nella suggestiva cornice della Tenuta Gradassi di Montalcino, in località S. Feliciano, e ha registrato la partecipazione di numerosi ospiti, accorsi da tutta la regione per assistere all’esibizione del baritono Matteo Mencarelli.</p>
<p>Matteo Mencarelli, classe 1998, si è diplomato al Liceo Classico e Musicale ‘Annibale Mariotti’ di Perugia nel 2017 ed è ora studente del Corso accademico di secondo livello al Conservatorio di Musica ‘Francesco Morlacchi’ di Perugia, dove si è laureato in <em>Canto lirico</em> con il massimo dei voti e la menzione d’onore. Attualmente, sotto la guida del M. Maria Grazia Pittavini, segue corsi di perfezionamento in <em>Canto lirico</em> con il M. Donatella Debolini e con lo stesso M. Maria Grazia Pittavini. Vincitore di diversi, prestigiosi concorsi nazionali – come, ad esempio, <em>San Vigilio… in canto</em> nella categoria <em>Canto lirico</em> a Roma nel 2016 e <em>Perusia Harmonica</em>, sempre nella sezione <em>Canto lirico</em>, a Perugia nel 2020 – e regionali in <em>Musica pop</em>, è stato, tra le altre cose, finalista del concorso Premio San Carlo al teatro San Carlo di Napoli, membro di tre recite de <em>La Cenerentola</em> di Gioachino Rossini come artista di coro al teatro delle Muse di Ancona sotto la direzione del M. Mirca Rosciani, e partecipante al concerto inaugurale del Festival dei Due Mondi di Spoleto diretto dal M. Carlo Palleschi. Ha preso, inoltre, parte a numerosi concerti di <em>Canto lirico</em> e <em>Musica da Camera</em> in Italia e all’estero.</p>
<p>Già allievo di Adriana Cardelli al Liceo Classico e Musicale ‘Annibale Mariotti’ di Perugia e baritono d’eccezione, Matteo Mencarelli si è esibito, il 4 giugno scorso, proprio in occasione dell’evento inaugurale – rigorosamente e squisitamente in musica – dell’associazione fondata dalla sua insegnante di <em>Lingua e cultura inglese</em>, deliziando gli ospiti con un repertorio misto fra canto pop e musica lirica (da Sinatra a Bocelli, sino a Cohen), e mostrando doti canore, interpretative e di estensione vocalica, oltre che un timbro grave e robusto, intermedio tra quello del tenore e quello del basso. Ma il baritono ha mostrato anche propensione al dialogo tra le arti e tra le Muse, secondo lo spirito della neonata associazione.</p>
<p>Neonata associazione, che, nell’alveo di quel ‘bosco didattico’ che è il Fuseum di Monte Malbe, intende promuovere, in una tre-giorni (il 25, il 26 e il 27 giugno prossimi), la propria velleità di bellezza: si tratta, stavolta, di una mostra di tre artisti di gioielli, Fausto Censi, con Archeogioielli, Chiara Musio, con gioielli Etnici, e la stessa Adriana Cardelli, con gioielli moderni (la docente terrà, il 25 giugno, anche una conferenza sul tema ‘Storia del gioiello dall’antichità ai giorni nostri’ con follow-up in inglese e interazione con i presenti; nella serata di sabato è prevista una cena in inglese, con lezione e conversazione sia ad un livello base che avanzato: è necessario prenotarsi inviando una mail a culturainumbria.virgilio.it).</p>
<p>Un girotondo delle Muse, dunque. E anche un dialogo con quelli che Friedrich Nietzsche era solito definire ‘gli orafi della parola’.</p>
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		<title>Per una storia imprenditoriale in piena pandemia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 13:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Oltre duemila positivi al Covid (2089): con questa incidenza Perugia ha raggiunto, il 17 febbraio scorso, il picco della terza ondata, poco dopo che, con l’Ordinanza regionale n. 14 del 6 febbraio, la provincia di Perugia entrava ufficialmente in ‘fascia rossa’. A distanza di un mese e mezzo la situazione è decisamente migliorata. Gli attualmente positivi sono, infatti, 483. Si registra, pertanto, una contrazione di almeno quattro volte rispetto ai dati di febbraio.</p>
<p>Ma non è di dati che intendiamo parlare. Oggi raccontiamo la storia di una imprenditrice quarantenne, Simona Giurgila, che, nel pieno della terza ondata di pandemia, ha deciso di trasferire il suo negozio di abbigliamento da via Baglioni, a Perugia, in via Mazzini, nel cuore del capoluogo umbro.</p>
<p>Lo ha fatto, ricalibrando gli spazi di un negozio chiuso, in pieno centro, come molti altri. Lo ha fatto, studiando gli interni, distribuendo i capi di abbigliamento su due livelli, impreziosendo le pareti di specchi che dilatano l’ambiente, di accessori, di cornici. Lo ha fatto, non da ultimo, seguendo il know-how dei negozi Dándara in tutta Europa: ricreare, attraverso il sapiente uso dello spazio, un ambiente confortevole e intimo, in cui le clienti possano prendersi cura di sé. Un brand spagnolo, questo, leader nel settore della moda e destinato a donne dalla visione indipendente, che amano le collezioni al contempo <em>à la page</em> e connotate da una bellezza fuori dal tempo. Un brand che crede nel ‘ben vestire’, nel potere del segno e del disegno, della qualità e della versatilità. Un brand che utilizza le migliori materie prime per la confezione degli indumenti, che avviene direttamente in Spagna, senza il decentramento delle attività produttive.</p>
<p>La storia di Simona Giurgila, però, parte da più lontano. Precisamente da una città del nord della Romania, Adjudeni, nel 2001, quando l’imprenditrice, allora ventenne, decide di partire alla volta dell’Italia per mettersi in gioco. Approda dapprima a Verona, dove per dieci anni lavora nel settore della moda: durante questo periodo continua a dividersi tra Italia e Romania – che, nel frattempo, nel 2007 era entrata a far parte dell’UE – e qui, nella sua terra natìa, consegue anche la laurea in <em>Scienze sociali e politiche</em>.</p>
<p>A Perugia la conduce l’amore, ma anche una mai sopita passione per il suo lavoro e una fede assoluta nelle sue capacità aziendali e imprenditoriali. Un messaggio forte, il suo, e destinato a tutti i commercianti del centro storico perugino, e non solo. Una storia degna di nota e intrisa di coraggio, passione e dedizione, che abbiamo deciso di raccontare, cedendo direttamente la parola alla nostra intervistata.</p>
<p><strong>Nel pieno della terza ondata di pandemia, e, più precisamente, nel periodo in cui la provincia di Perugia si trovava in ‘fascia rossa’, decidi di trasferire il tuo negozio di abbigliamento da via Baglioni, a Perugia, in via Mazzini, in una sede ancora più centrale, a due passi dal corso principale del capoluogo umbro, corso Vannucci. Cosa ti ha indotto a prendere una decisione così coraggiosa in un momento di emergenza sanitaria come questo? </strong><strong> </strong></p>
<p>«L’idea nasce dalle difficoltà dipese dalla situazione difficile che stiamo attraversando in questo particolare periodo storico, situazione che a me, personalmente, ha portato a rimettermi in discussione. Non potevo, infatti, stare ad attendere che un mio sogno imprenditoriale potesse finire senza essere prima realizzato.</p>
<p>Per questo, ho cercato di rivedere tutte le mie possibilità per far fronte a questa crisi economica e al contempo sociale. Così ho deciso di puntare, per il mio negozio di abbigliamento, su una posizione centrale, con una vetrina molto preziosa come poteva essere quella di via Mazzini. Ho trovato in questo mio spostamento nuovi stimoli, nuovi orizzonti, consapevole che tutto questo disagio legato alla pandemia prima o poi finirà, che ci sarà un periodo di assestamento, come ci insegna la storia. Periodo di assestamento cui seguirà un ritorno alla vita, durante il quale tutti torneremo a colmare le mancanze, forse più motivati rispetto a prima. In questo periodo abbiamo certamente capito quanto possiamo diventare vulnerabili e che nulla ci appartiene veramente: tutto ciò che abbiamo è solo un dono da coltivare. Per me è importante dare un contributo alla ‘mia’ città di Perugia, proprio fondando questo piccolo angolo di bellezza, un angolo che possa donare sorrisi e felicità alle mie clienti e alla loro femminilità e che possa in futuro creare nuove proposte di lavoro. Sono stata coraggiosa, sì, ma anche consapevole che non dipende tutto da me. Nonostante io sappia che con le azioni e la costanza le cose e le situazioni possono cambiare. Per questo il 1^ marzo scorso ho aperto al pubblico il nuovo locale Dándara. Desidero festeggiare insieme alle clienti in futuro, magari con una inaugurazione del negozio, chiaramente aspettando che il nuovo DPCM lo consenta».</p>
<p><strong>Nel 2013, quando ti eri da poco trasferita, per amore, a Perugia da Verona e dopo aver dato alla luce tuo figlio, Enrico, decidi, da mamma imprenditrice, di prendere un volo per Madrid per conoscere da vicino, in esclusiva in Italia, un brand spagnolo, Dándara, la cui etichetta, unica, è stata approvata dalla Confederación Moda España. Raccontaci questo segmento della tua storia imprenditoriale e spiegaci le ragioni che ti hanno persuasa di scegliere proprio questo marchio di abbigliamento, aprendo, nel mese di giugno del 2017, il primo negozio Dándara in Italia… </strong><strong> </strong></p>
<p>«Dándara è stata una sorpresa per me: è stato amore a prima vista. Mi sono innamorata di questo brand e del prodotto, perché rispecchia molto la mia persona e anche per la creatività dei tessuti e per il loro taglio sartoriale. Questi capi d’abbigliamento mi hanno fatto pensare a mia madre, una sarta certosina, attenta. appassionata, e alla cura particolare per i dettagli. Ho deciso, così, di immettere nel mercato italiano un prodotto di qualità a prezzo giusto per tutte le tasche e per tutte le taglie: Dándara, infatti, veste la donna in tutte le sue forme, dalle taglie piccole a quelle più grandi. E questa per me ha rappresentato un’ottima motivazione per iniziare questa nuova avventura…».</p>
<p><strong>La tua propensione all’imprenditorialità si origina, però, anni prima, quando hai avuto la fortuna e la tenacia, la determinazione di lavorare nel settore della moda a Verona per un brand affermato e ricoprendo un incarico manageriale. Hai vissuto e lavorato nella città di Romeo e Giulietta per circa dieci anni prima di trasferirti a Perugia. Verona, la città dove hai scoperto la tua vocazione per il commercio nel settore dell’abbigliamento, e Perugia, la città dove ti sei rimessa in gioco, scommettendo di nuovo sulle tue qualità aziendali: mettiamo a confronto questi due luoghi per quanto concerne il tuo lavoro… </strong></p>
<p>«La scelta di lavorare in proprio, diventando così imprenditrice, nasce da un forte desiderio di creare un qualcosa che rispecchiasse il mio modo di essere, dandomi così la possibilità di mettere in pratica l’esperienza da me acquisita in passato, quando lavoravo nel settore della moda per un’importante azienda veronese, a cui devo molto dal punto di vista sia della mia formazione che lavorativo. Ho avuto modo di scoprire, infatti, qualità di me che non pensavo di avere: riconoscere le opportunità e mettere a fuoco elementi quali coraggio, ricerca, impegno, costanza e dedizione. Nasce così il mio progetto, da una ricerca dettagliata e da un incontro, a Madrid, con la casa-madre: ho ideato insieme a loro un piano d’azione e poi fondato il primo punto vendita Dándara in Italia, in esclusiva a Perugia, nel 2017, gettando le basi per uno sviluppo futuro nell’alveo di una catena di negozi in franchising. Se a Verona ho posto le prime basi della mia formazione professionale, a Perugia continuo a farlo mettendo in pratica le mie conoscenze. Incredibile come il pensiero crei azioni e come le azioni, a loro volta, creino poi concretezza…».</p>
<p><strong>In fondo, in Umbria ti senti a casa, e, quando avverti un po’ di nostalgia per la tua terra natìa, ti basta andare in Valnerina, dove puoi ‘ritrovare’ i tuoi amati Carpazi, raffigurandoteli nei rilievi di questa porzione di terra immersa nel cuore verde d’Italia. Prima di arrivare a Perugia, infatti, e ancora prima di approdare a Verona, il tuo viaggio, insieme fisico e paradigmatico, parte dalla Romania, e più precisamente dal Nord della Romania, da Adjudeni, tua città d’origine. Parti, quindi, dalla Romania nel 2001, con le idee poco chiare di una ventenne che aveva, però, voglia di mettersi in gioco. Di uscire fuori dal guscio e da un sistema autoritario nel quale questa giovane era cresciuta, ma di cui non conosceva l’alternativa, la possibilità <em>altra</em>. Torni, poi, in Romania dopo il 2007, quando questo Stato è entrato a far parte dell’Unione Europea e qui consegui la laurea in <em>Scienze sociali e politiche</em>, proprio mentre continui a lavorare a Verona: ti dividi, per questo, tra il tuo lavoro in Italia, e gli esami da sostenere nel tuo Paese natale, dove intendi inizialmente rimanere. Cos’è cambiato, poi?  </strong><strong> </strong></p>
<p>«Sì, posso dire che a Perugia ho trovato un punto fermo: qui ho scelto di vivere, qui mi sento a casa, qui ho vicino a me le persone che mi scaldano il cuore, come la mia famiglia, composta da mio marito e da mio figlio. Sto bene qui: ho percepito accoglienza e affetto anche da parte della comunità, ho conosciuto persone speciali, stretto amicizie importanti… Come si fa a non amare una terra così piena di tradizioni e di cultura? Paragono sempre la Valnerina ai miei amati Carpazi: provengo da una terra molto simile, da un paese di campagna che si chiama Adjudeni e che si trova nel nord della Romania. Certo in questo angolino di mondo ho coltivato i miei valori: è da qui che ho avuto la spinta per poi intraprendere un volo così importante lontano dalla mia terra. Ho conseguito la laurea in Romania mentre lavoravo in Italia. Poi è cambiato tutto: sono nuovamente tornata in Italia, ma, stavolta, con le idee chiare e con la voglia di rimanerci…».</p>
<p><strong>Qual è, in chiusa, il messaggio che vuoi trasmettere ai piccoli imprenditori e ai tuoi colleghi commercianti del centro storico perugino, anche grazie alla testimonianza della tua storia e alla metafora del tuo viaggio? </strong></p>
<p>«Il mio messaggio è semplice, ma sentito: vorrei dire a tutti i miei colleghi commercianti di tenere duro. Le cose belle accadono sempre. E questa pandemia finirà. Ho deciso di dare la mia testimonianza per dare un segno di solidarietà ai miei colleghi di avventura, commercianti come me: il centro storico di Perugia tornerà a splendere. Da parte mia, farò la mia parte e darò il mio contributo: questo lo devo a mio figlio, che è nato proprio a Perugia».</p>
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		<title>Louise Glück: la voce del mito</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 21:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Saggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[Louise Glück]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Nobel per la Letteratura 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Humanities]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8216;Nella storia di Patroclo / nessuno sopravvive, neppure Achille / il semidio. / Patroclo gli assomigliava; / portavano / la stessa armatura. / In queste amicizie c’è sempre / uno che serve l’altro, che è meno / dell’altro: / la gerarchia / è sempre palese, benché delle / leggende / non ci si possa fidare ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[ &#8216;Nella storia di Patroclo / nessuno sopravvive, neppure Achille / il semidio. / Patroclo gli assomigliava; / portavano / la stessa armatura. / In queste amicizie c’è sempre / uno che serve l’altro, che è meno / dell’altro: / la gerarchia / è sempre palese, benché delle / leggende / non ci si possa fidare &#8211; / la fonte è il sopravvissuto, / colui che è stato abbandonato (…)’. A scriverlo è, ne <em>Il trionfo di Achille</em>, Louise Glück. Volgendo lo sguardo a un passato mitico e leggendario, ‘di cui non ci si può fidare’ e che, al contempo, continua a nutrire il nostro immaginario collettivo. Costruendo anche visioni future.</p>
<p>E <em>Futura</em> è il titolo scelto dall’associazione di promozione sociale Spazio Humanities per il ciclo di incontri in streaming sulla poesia contemporanea. Incontri che hanno ruotato anche attorno alla poesia di Louise Glück, Premio Nobel per la Letteratura 2020. #costruiamovisioni (per il futuro) era stato, infatti, l’hashtag dell’associazione per la seconda edizione, virtuale, di <em>aspettandoPoesiæuropa</em>, un progetto posto sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo e che Spazio Humanities gestisce in collaborazione con diverse istituzioni internazionali e con l’Università degli Studi di Perugia. L’Ateneo perugino, inoltre, opera in sinergia con l’associazione Spazio Humanities e con l’Accademia di Belle Arti di Perugia anche per quanto riguarda un altro progetto, Umbrò Cultura, giunto al terzo anno di promozione di attività culturali. Nell’ottica e nel piano dei lavori dell’associazione, che intende proporre iniziative sperimentali incentrate sulla poesia, la narrativa, la storia, la filosofia, le arti visive, la musica, al fine di valorizzare la ricerca in ambito culturale, e i cui temi sono temi cruciali del contemporaneo, si inserisce, dunque, <em>Futura</em>, ciclo di incontri in streaming sulla poesia contemporanea.</p>
<p>Tutti gli incontri che seguono sono stati trasmessi in diretta sulla pagina facebook di Umbrò Cultura (<a href="https://www.facebook.com/umbrocultura/">https://www.facebook.com/umbrocultura/</a>), si sono nutriti della fluida discussione di idee e categorie innescata dal dibattito sviluppato in Internet, e hanno inteso creare uno spazio di sinergia tra ricerca e media in grado di contrastare la labilità della funzione del lavoro culturale e di gettare le fondamenta per uno spazio in cui pensare cosa significhi fare e essere cultura oggi, muovendo proprio dalle voci della poesia. Nel corso dei tre incontri – che si sono tenuti in streaming, rispettivamente, il 26 novembre e il 3 e, oggi, 16 dicembre – è stata aperta una finestra sulla poesia contemporanea. Il primo incontro del 26 novembre 2020, <em>‘novecento/duemila’: forme nuove di identità</em>, con Diego Bertelli, Raoul Bruni e Francesco Targhetta, è dedicato alla nuova collana di poesia Le Lettere ‘novecento/duemila’, che come obiettivo ha quello di gettare un ponte tra le vecchie e le nuove generazioni. Rappresentate, queste ultime, dai tre relatori. Nel secondo incontro del 3 dicembre 2020, <em>Exordium</em>, hanno dialogato tre poeti italiani emergenti: Luigi Fasciana, Francesco Mazzotta, Silvia Righi (ha moderato l’incontro Davide Murari).</p>
<p>Il terzo incontro di oggi, 16 dicembre 2020, <em>La voce del mito. Sulla poesia di Louise Glück</em>, con Maria Borio – presidente dell’associazione Spazio Humanities –, Andrea Gentile e Gianni Montieri, ha inteso omaggiare Louise Glück, insignita del Premio Nobel per la Letteratura 2020 ‘per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza individuale’. Nata a New York nel 1943, Louise Glück è autrice di libri di poesie e di raccolte di saggi e docente all&#8217;Università di Yale. <em>Il Saggiatore</em>, diretto da Andrea Gentile, che ha partecipato a questo incontro conclusivo, ha acquisito i diritti di pubblicazione delle opere dell’autrice. I temi ricorrenti nel lavoro di Louise Glück sono il trauma, la perdita, il rifiuto, il fallimento delle relazioni e i tentativi di guarigione, la perdita dell’innocenza, il desiderio e il cambiamento, la natura e la dimensione onirica e archetipica, la morte. ‘Una delle domande fondamentali, se non la domanda unica ed essenziale, posta alla base di <em>Averno</em> di Louise Glück – scrive, infatti, Gianni Montieri – è sul cosa accadrà dopo la morte. Non il solo quesito sul dove si andrà (ammesso che si vada da qualche parte): Glück va oltre e si chiede cosa ci faccia l’anima nell’aldilà senza le cose più care. A quale scopo dovrebbe esserci un’ipotetica vita dopo la morte se a questa mancheranno le cose terrene? Ecco il punto, la novità del contenuto di <em>Averno</em>’.</p>
<p>Un’autrice statunitense, Louise Glück, statunitense e accademica, che incarna alcune delle caratteristiche più significative della poesia anglosassone, come ha messo in luce Maria Borio: l’eredità del modernismo si lega a quella dell’intreccio tra scrittura e stile confessionale, tra tradizione e ripresa dei classici. Un rapporto, questo, filologico per noi, mentre per altre tradizioni è un rapporto più organico, naturale. &#8216;<em>Averno</em>, ripubblicato dal Saggiatore, recupera le figure del mito – ha aggiunto Maria Borio – in un modo, appunto, organico, naturale, quasi come se fossero degli ologrammi della vita ordinaria, controfigure, senza che questo implichi un assetto di teatro, ma inserite in un’autobiografia che è un contenitore fluido&#8217;.</p>
<p>&#8216;Cercherò di dire e di non dire – ha esordito Andrea Gentile, direttore editoriale de Il Saggiatore –. Cosa andiamo cercando dietro le parole? – Nell’XI secolo (sto volutamente andando fuori tema) nell&#8217;area del Mediterraneo si era soliti seppellire le persone senza testa. La testa era qualcosa da portarsi dietro durante un viaggio nomade&#8217;. C’era, infatti, una presenza dei vivi e una rappresentazione simbolica delle teste dei morti. In Galilea una signora dalla statura molto bassa viene seppellita insieme al suo teschio e ad altri oggetti. Si tratta di un seppellimento simbolico. E il simbolo ha a che fare con la poesia. Il lavoro archeologico si chiede cosa ci si aspetta da ogni relitto. Se l’archeologia ci spinge e a trovare il significato, la letteratura ci spinge a sentire il significato, a chiederci, quasi fosse un gioco, quali significati ci sono dietro alle parole. Il titolo di questo incontro, ‘La voce del mito’, ci suggerisce un procedimento tipico di questa autrice, che prende il mito, questo grosso cappotto che ci portiamo dietro, e lo va a svestire. <em>Averno</em> inizia con la descrizione di cosa sia l’Averno. Dire ciò che è, tuttavia, non basta. La lingua può dire e non dire, deve essere. ‘Senti questa voce? – si chiede Louise Glück – È la voce della mia mente’. Siamo vittime di questo strano oggetto che è la mente, siamo dei fantini al suo servizio. ‘I sentimenti mi governano’ scrive ancora Louise Glück e contempla, inducendo il mondo nell’arco del proprio cielo, stando dentro al mondo, essendo lei stessa il mondo. ‘Forse già non essere basta del tutto’ afferma Glück: se non possediamo il nostro corpo e la nostra mente, nel momento in cui scriviamo, abbiamo l’illusione di possedere la parola. Ma la parola è come un muscolo che si muove a prescindere da noi. La parola è uno strumento falso, un’ossessione per questa scrittrice, che a un certo punto si chiede: ‘Ricordo la parola <em>sedia</em>’ e poche righe dopo scrive ‘voglio dire solo che non mi interessa più: 60 anni seduta su sedie’. La parola <em>sedia</em>, così come la parola <em>casa</em> è riconoscibile, eppure, per la sua connotazione, significa qualcosa di diverso da soggetto a soggetto. ‘Vivete tutti in un sogno’, potremmo concludere con Glück. Glück che fa leva sull’inefficienza della parola, sulla sua ineffabilità e sul tradimento dell’io e della parola. Perché nel destino di ogni uomo c’è la fine del mondo fatta solo per lui. &#8216;Le parole, allora, non sono più dei fossili – ha concluso Andrea Gentile –, come quei teschi, ma qualcosa di impalpabile&#8217;.</p>
<p>Un’ineffabilità, questa, riscontrata anche da Gianni Montieri – giornalista e scrittore –, che è arrivato a questa autrice in modi casuali e che, dall’appassionamento, è passato, poi, a una lettura tecnica della sua opera, fino a quando, ad agosto di quest’anno, una settimana prima che Glück fosse insignita del premio Nobel, ha pubblicato un articolo dedicato alla scrittrice in Doppiozero. La poesia di Glück, per Montieri, ha delle cose comuni: la perdita, il dolore, la mancanza, l’attraversamento di una soglia che, in <em>Averno</em>, è quella degli inferi. Il mito viene spogliato: Persefone non è un personaggio del mito, ma qualcosa da usare, qualcosa che fa riflettere su come faremo a stare qua con tutto quello che lasceremo. Diamo troppa importanza all’io, e, nonostante questo, l’autrice pone l’io all’interno dei suoi testi, in modo lucido, ma al contempo emotivo. Lei che conduce il lettore davanti alla porta degli inferi, nel terreno dove i fiori si nascondono: è lui, il lettore, che deve fare i conti con qualcosa. La sua poesia non cerca il lettore, non offre il conforto semplice: il conforto arriva dopo, quando il lettore si riconosce e tocca con mano qualcosa che riguarda anche sé. Come se la perdita fosse anche la sua.</p>
<p>E gli interventi sono stati intervallati dalla lettura di alcune poesie tratte da <em>Iris selvatico</em> e da <em>Averno</em>. Come questa, <em>Fine dell’estate</em>, di cui si restituiscono, qui, alcuni versi incipitari: &#8216;Dopo che mi vennero in mente tutte le cose, / mi venne in mente il vuoto. / C’è un limite / al piacere che trovavo nella forma… / In questo non sono come voi, / non ho risoluzione in un altro corpo, / non ho bisogno / di un riparo fuori di me… / Mie povere ispirate / creazioni, siete / distrazioni, in ultimo / puri inceppi; / siete / alla fine troppo poco simili a me / per piacermi&#8217;.</p>
<p>Di questo e di altri argomenti hanno dialogato i relatori, in un ciclo di incontri pensati anche per il grande pubblico, cui far giungere le voci della poesia, nuove e nuovissime, e i discorsi meta-letterari su questa e sul mito, che, in quanto testo mobile, è suscettibile di continue riscritture. E di rivisitazioni. Come nella poesia <em>Persefone errante</em> tratta da <em>Averno</em> e letta in chiusa.</p>
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		<title>Quando anche l&#8217;Open Day è &#8216;virtuale&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 14:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento in ingresso]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> «Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione». Questa frase di Victor Hugo non può che risuonare più attuale e viva che mai, ora. Ora che, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le porte delle scuole sono state chiuse. Porte, però, aperte virtualmente. E non solo per favorire e incrementare la didattica digitale ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> «Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione». Questa frase di Victor Hugo non può che risuonare più attuale e viva che mai, ora. Ora che, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le porte delle scuole sono state chiuse. Porte, però, aperte virtualmente. E non solo per favorire e incrementare la didattica digitale integrata.</p>
<p>Se è vero che l’insegnante è (dovrebbe essere) una figura intellettuale che fa scuola con un atteggiamento di ricerca, che sa leggere i cambiamenti e ascoltare chi ha davanti – spesso portatore o portatrice di una cultura altra, digitale, fluida, <em>in fieri</em> –, il liceo scientifico annesso al Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, diretto dalla rettrice Annalisa Boni, ripensa all’Open Day come a un diverso, ma non per questo meno efficace, modo di aprire virtualmente le porte della scuola. Nella direzione di un orientamento in ingresso che possa, anche mediante l’uso delle moderne tecnologie informatiche, indirizzare gli studenti delle scuole medie del territorio a una scelta consapevole del prosieguo del loro percorso di studi.</p>
<p>E, allora, gli insegnanti, i maestri – se <em>magister</em> deriva da <em>magis</em> – accrescono e contribuiscono alla crescita, prima di tutto umana, dei loro allievi e di quelli che verranno, e lo fanno con onestà, responsabilità e non-neutralità rispetto al proprio lavoro. Avendo a che fare con generazioni sempre più diverse dal punto di vista cognitivo e culturale, generazioni digitali, i docenti del liceo assisano hanno accolto la sfida e stanno per proporre un modo di concepire il concetto di ‘enciclopedia’ che sia più appetibile rispetto ad Internet.</p>
<p>Primo liceo scientifico in Umbria per il quarto anno consecutivo – secondo una classifica stilata da Eduscopio –, il liceo scientifico annesso al Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, si prepara, infatti, per l’anno scolastico 2020-2021, all’Open-day e a presentare agli studenti delle scuole medie il piano della sua offerta formativa.</p>
<p>Eduscopio – il progetto della Fondazione Agnelli –, che ha insignito anche per l’anno scolastico 2020-2021 il liceo assisano del prestigioso primo posto tra i licei scientifici umbri, si fonda su un metodo comparativo applicato al numero degli esami sostenuti e alla media dei voti ottenuta dagli studenti al primo anno di Università. L’indice FGA è la risultante di questa comparazione e riflette la qualità delle basi formative: il liceo della città serafica ha ottenuto il punteggio di 85.54/100 (con una media dei voti che arriva a toccare il 29.02). Un punteggio ottimo sia a livello regionale che nazionale, se si tiene conto anche dell’indice FGA del liceo delle Scienze applicate (82.08/100): se si sommano i punteggi ottenuti dai due indirizzi e li si confrontano con quelli di altre scuole secondarie superiori che hanno entrambi i corsi, il liceo assisano si colloca al sesto posto (somma FGA del liceo scientifico e del liceo scientifico delle Scienze applicate: 167,62), dopo il ‘Leonardo da Vinci’ di Jesi, il ‘Niccolò Copernico’ di Bologna, il ‘Pietro Paleocapa’ di Rovigo, l’‘Alessandro Manzoni’ di Suzzara e il ‘Torricelli Ballardini’ di Faenza.</p>
<p>Consapevole della sua posizione anche a livello nazionale, nell’alveo del progetto ‘Orientamento in ingresso’ per l’anno scolastico 2020-2021, il liceo scientifico annesso al Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi – articolato nei suoi diversi indirizzi: liceo scientifico; liceo scientifico delle Scienze applicate; liceo scientifico International Cambridge; liceo delle Scienze Applicate e dello Sport; liceo matematico – presenta un prospetto di attività destinate agli studenti delle classi terze delle scuole medie, con l’obiettivo di far conoscere la sua articolata offerta formativa, di far emergere interesse e attitudini negli allievi e di aiutarli ad affrontare consapevolmente la scelta del percorso di scuola superiore.</p>
<p>«Anche quest’anno – è stato il commento della professoressa Michela Stoppini, referente per l’Orientamento dei licei del Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi – non abbiamo rinunciato alla possibilità di incontrare gli studenti di terza media, realizzando collegamenti con circa dieci scuole medie del territorio. Ciò che mi ha maggiormente emozionata – prosegue la referente – è stato percepire da parte dei ragazzi la curiosità e quella tensione positiva verso il futuro che non arretra mai, neanche di fronte al particolare momento che stiamo vivendo. La possibilità di prenotarsi all’Open Day virtuale, a quello in presenza e alle Classroom dalla pagina web del sito della scuola ha avuto un riscontro positivo e ci ha permesso di sperimentare una modalità diversa di organizzare l’Open Day, che potrà risultare utile anche negli anni a venire».</p>
<p>Considerata l’attuale condizione epidemiologica, infatti, alcune delle attività di orientamento inizialmente previste in presenza si svolgeranno a distanza. L’Open-day si terrà sabato 19 dicembre con un webinar che si svolgerà tramite Meet di Google (per maggiori informazioni, consultare il sito della scuola alla voce ‘Attività di orientamento’). Il primo turno avrà inizio alle 15 e terminerà alle 16, mentre il secondo comincerà alle 16.30 e finirà alle 17.30. Entrambi si articoleranno in una presentazione dei vari indirizzi del liceo da parte della Rettrice, la professoressa Annalisa Boni, e da parte dei docenti Michela Stoppini, Simona Pieri, Françoise L’Eplattenier e Luigi Donati, in collegamenti con due laboratori, e in una sezione dedicata alle domande degli studenti e delle loro famiglie.</p>
<p>L’Open-day del 17 gennaio, invece, si svolgerà in presenza, salvo diverse indicazioni e previa prenotazione da parte degli studenti e dei genitori-accompagnatori (per maggiori informazioni, si veda il sito della scuola alla voce ‘Attività di orientamento’).</p>
<p>Gli studenti e i loro genitori avranno la possibilità di conoscere così la scuola e le persone che la animano, e di ricevere dalla Rettrice e dai docenti dei vari indirizzi informazioni utili non solo sugli indirizzi che compongono il liceo, ma anche sulle iniziative relative all’ampliamento dell’offerta formativa, tra cui il corso di lingua cinese e il CLIL fin dal primo biennio.</p>
<p>Ma le attività di orientamento non terminano qui e si sostanziano di altre due iniziative promosse dalla scuola assisana. La prima coincide con ‘I sabati dello studente’ (19 dicembre; 9 gennaio; 16 gennaio; 23 gennaio), nel corso dei quali gli studenti delle scuole medie potranno assistere nelle classi virtuali a presentazioni di progetti, attività laboratoriali e a brevi lezioni di matematica, latino, informatica, scienze motorie, scienze, inglese, biologia, storia, disegno e storia dell’arte tenute dai docenti Barbara Ceccotti, Lucia Pallaracci, Pierpaolo Peroni, Maurizio Giombolini, Fausto Ansuini, Corrado Cerullo, Luigi Donati, Fabiana Giuliodori, Françoise L’Eplattenier, Emanuele Piccioli, Simona Pieri, Federico della Bina e Susanna Massetti. Gli studenti interessati possono iscriversi alla Classroom direttamente dal sito della scuola. La seconda iniziativa si basa, invece, sui ‘Colloqui orientativi individuali’ a cura della professoressa Michela Stoppini, alla quale studenti e genitori possono rivolgere delle domande personali, per un primo orientamento individuale e una scelta consapevole della scuola secondaria superiore.</p>
<p>«Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione». Lo si può fare anche virtualmente. Avendo a che fare con generazioni sempre più diverse dal punto di vista cognitivo e culturale (generazioni digitali), si può proporre un modo di concepire il concetto di ‘enciclopedia’ che sia più appetibile rispetto ad Internet.</p>
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