giovedì, 13 agosto 2020 Ultimo aggiornamento il 7 agosto 2020 alle ore 10:40

‘Lezioni sullo sguardo’. Per un’estetica mediale

All'Università per Stranieri di Perugia, due seminari tenuti, il 25 e il 26 ottobre, dal Professor Michele Rak e introdotti dalla Professoressa Giovanna Zaganelli, hanno ufficialmente aperto l'anno dottorale (XXXIII ciclo).

 
Perugia. Lo sguardo, il nostro sguardo, compie un percorso (lineare o simultaneo) durante il processo percettivo. Guarda. Legge. Anche i manifesti pubblicitari, le statue, le fontane, i monumenti, le insegne, le iscrizioni, i graffiti metropolitani che tappezzano la geografia della città catalizzano la nostra attenzione, invitando ad una lettura plurima e a distanza. Ma dove si arresta l’attività del guardare e dove comincia quella del leggere? Si chiedeva Gerard Unger, riflettendo sull’interruzione dell’atto di lettura dovuta a qualche dettaglio insolito, vivace, ‘chiassoso’. È allora che il leggere si trova contaminato dal guardare. E le significazioni emergenti da questa commistione fanno parte della significanza complessiva dell’opera su cui poggia il nostro sguardo. Opera che, quasi sempre, è indicata da un segno. In fondo, il segno indicale non descrive l’oggetto cui si riferisce, ma lo segnala, lo colloca in una precisa direzione. Dice ‘è là’, e costringe il nostro sguardo a posarsi su quell’oggetto particolare.

Allo sguardo che scruta le nuove icone per l’estetica mediale sono stati dedicati, il 25 ed il 26 ottobre, all’Università per Stranieri di Perugia, nell’aula V di palazzo Gallenga, a inaugurazione dell’anno dottorale, XXXIII ciclo (ieri, lunedì 30 ottobre, l’inaugurazione dell’anno accademico 2017/2018), due seminari tenuti dal Professor Michele Rak, nominato dal Parlamento Europeo uno dei 13 esperti per il marchio del patrimonio culturale europeo (European panel for the ‘European Heritage Label’: Europa come laboratorio interculturale attivo), già ordinario di Storia della critica e della storiografia letteraria all’Università di Siena e di Sociologia dell’arte e della letteratura all’Università di Arezzo, e studioso delle opere e dei linguaggi d’arte e della cultura mediale, esteta, sociologo della letteratura.

Le lezioni, introdotte dalla Professoressa Giovanna Zaganelli, direttrice del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università per Stranieri di Perugia e coordinatrice del Dottorato in Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale dello stesso Ateneo, hanno consentito ai dottorandi di tutti e quattro gli indirizzi di entrare nel laboratorio attivo di idee e di ricerca che il Professor Rak, uno dei massimi studiosi della fiaba, da Propp in poi, (fiaba anche come sinonimo di identità culturale, in relazione alla pittura, alla danza, in un moderno girotondo delle muse), e già coordinatore di un Dottorato in Scienze del testo all’Università di Siena e di Arezzo. Il primo seminario, di carattere pratico, si è incentrato sulla comunicazione visuale, mediante la disamina di un campione testuale tratto da un progetto in corso del Professor Rak, e ha focalizzato la propria attenzione sui risvolti che lo sguardo ha sulla formazione delle nostre idee sull’arte e sull’estetica, anche in termini di velocità di informazione e di ricerca sul digitale (Internet necessita, infatti, di essere esteso orizzontalmente, e le banche-dati devono saper parlare fra loro). «Lo sguardo – è stato il commento del Professor Rak – ha a che fare con la nostra esperienza connessa all’arte e ai testi letterari. È la più remota delle nostre armi. L’uso dei media scombina, destruttura le gerarchie sensoriali, privilegiando la vista, ad esempio, o l’ascolto, e attivando micro-comportamenti, che non possiamo regolare, ma che hanno degli effetti di oscillazione emotiva». Pensiamo all’ascolto del telegiornale, ad esempio. In cui tutto avviene in 20 minuti. I tempi sono prestabiliti, lottizzati. O alla visualizzazione di statue, di fontane, dei simboli identitari delle città, con le loro disposizioni e materie, e con i loro colori, al monumento di una scarpa di Bush, o alla statua di Manuela Arcuri a Porto Cesareo. Cosa stiamo vedendo se la figura in primo piano è la stessa, ma cambia il panorama? Guardando, ci illudiamo? E che dire del paesaggio di scritte e scritture e della fugacità dell’opera d’arte? Della sua labilità, della sua fuggevolezza? Nel quartiere di San Lorenzo, a Roma, sui vagoni dei treni e sugli autobus turistici, in un trompe-l’oeil, o in un manifesto della Piaggio in piazza del Popolo, a Roma, la parola risulta essere sostituita dal guardare, calamitato su manifesti ambulanti suscettibili di una lettura plurima. La merce e la bellezza, dunque. La bellezza che è contaminazione, canone e variazione. E la libertà di gusto e la formazione derivata dalle immagini che guardiamo che colorizzano le modalità percettive del passante. Il secondo seminario, più prettamente teorico, si è incentrato sul concetto di ‘icona’, di media ‘caldi’ e ‘freddi’, sullo sguardo attivo o pigro del fruitore delle immagini, immagini che modificano la nostra capacità percettiva e il nostro modo di pensare. Le immagini sono davvero dei soggetti autonomi in grado di intercettare i nostri pensieri? Cosa accade alla nostra percezione dal punto di vista cognitivo? E cosa accade quando l’opera d’arte viene riprodotta, se la novità è un carattere dell’industrialismo e della bellezza? In un villaggio cinese sito nella provincia di Shandong si (ri)producono opere d’arte: circa 2mila pittori copiano tele di opere d’arte occidentali, per poi venderle in tutto il mondo: è il caso di alcune riproduzioni di Eva Kant o di quadri di Van Gogh. La pubblicità, a tal proposito, dice: ‘colori brillanti; resistenza alla luce per almeno 90 anni; prezzi ridotti; 250mila quadri presenti nel catalogo’. Cambia, dunque, la logica della comunicazione. Che mercato stiamo incontrando? Il nostro immaginario risulta riconfigurato nell’atto di guardare le immagini. Che, come affermava Greimas, non sono mai ‘innocenti’. E la scrittura lineare viene rimodulata rispetto al messaggio multimediale. La parola slitta indietro. E lo sguardo, in questo caso, interessa la vista solo in parte: è rapido, persuasivo, indagatore, incontrollabile. Il mondo dello sguardo sfugge a quello della vista, se è vero che la mobilità dell’osservatore rappresenta un carattere della nostra cultura globale, e lo sguardo dura un attimo, presupponendo una tensione non continua verso un’immagine. Il Professor Rak ha poi focalizzato la sua attenzione sul fatto che è pressoché impossibile controllare lo scenario del mutamento, e quindi il concetto di moda. Pensando alla cultura come ad una scacchiera, possiamo affermare che «la scacchiera stessa ha, oggi, aumentato la velocità di scambio fra le sue stesse caselle, e che ogni tentativo di frenare tale mutamento repentino rappresenta una forma di censura». In un continuo dialogo fra oggetti e icone immateriali dello schermo. Vecchi e nuove. Sui cui dettagli si posa, ma solo per un attimo, il nostro sguardo.

Cosa avverrebbe se, come nel caso delle opere dell’artista bulgaro Christo, i monumenti venissero letteralmente ‘impacchettati’? In quel caso, forse, lo sguardo verrebbe potenziato, per sottrazione.

 

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