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	<title>Perugia Online &#187; cultura</title>
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		<title>Non si tratta solo di ‘un viaggio’&#8230; L&#8217;internazionalizzazione è &#8216;un modo di intendere l&#8217;educazione&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2026 15:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <strong>Non si tratta solo di ‘un viaggio’. Né, tantomeno, di un mero ‘progetto’. Le professoresse Vania Battistoni e Serena Bertini, e il professor Riccardo Tizzi, membri della Commissione – ‘Internazionalizzazione’ dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi, ne sono convinti.</strong> «<strong>L’internazionalizzazione</strong> – affermano i docenti di questa Commissione – non <strong>è</strong> solo un progetto, ma <strong>un modo di intendere l’educazione: formare cittadini curiosi, empatici e pronti a dialogare con realtà diverse</strong>». E aggiungono: «l’incontro tra culture differenti rappresenta una delle esperienze più importanti nel percorso di crescita di una persona».</p>
<p>L’innovativo e sperimentale I.I.S. ‘Giordano Bruno’, articolato nei suoi quattro indirizzi – due Licei (il Liceo Linguistico tradizionale e con opzione ‘EsaBac’, coordinato dalla professoressa Cristina Cipolloni, e il Liceo Scientifico Scienze Applicate (O.S.A.) con opzione ‘Curvatura biomedica’, coordinato dalla professoressa Alessia Pedetta) e due Tecnici (il Tecnico Tecnologico per la Chimica, i materiali e le biotecnologie, con articolazione Biotecnologie ambientali e Biotecnologie sanitarie, coordinato dalla professoressa Sabrina Zanardo, e il Tecnico Tecnologico Sistema moda, con articolazione Tessile, abbigliamento e moda, coordinato dalla professoressa Anna Arcella) – ha fatto proprio questo «modo di intendere l’educazione» e la formazione dei giovani studenti, e ha promosso, anche per il corrente anno scolastico e per ciascun indirizzo di studio, progetti aperti all’internazionalizzazione, al superamento dei confini delle singole lingue e all’avvicinamento di diversi poli culturali.</p>
<p><strong>L’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ è, infatti, attualmente, accreditato sia per gli indirizzi liceali che per quelli tecnici; nello specifico, nell’ambito VET, gestito da Inapp, questa scuola è accreditata fino al 2027, con un progetto che la vede capo-fila</strong> e unica beneficiaria.</p>
<p><strong>Quanto ai due Licei, nell’ambito School gestito da INDIRE, l’Istituto perugino è sempre accreditato fino al 2027, con un consorzio che lo vede partner del capo-fila ‘Beato Simone’ di Cascia</strong>; l’accreditamento consente di ricevere ogni anno <strong>fondi-Erasmus al fine di indire periodi di mobilità di breve o lungo termine (<em>short</em> <em>or long</em>) in scuole o aziende estere: dalla Spagna e dalla Francia, fino all’Irlanda, alla Grecia, al Portogallo, alla Polonia, alla Macedonia, etc. </strong></p>
<p><strong>Grazie a tale accreditamento la Commissione – ‘Internazionalizzazione’ dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ ha promosso mobilità Staff di <em>Job-shadowing</em> o <em>Learning-courses</em>, </strong>tanto che,<strong> dall’anno scolastico in corso, sarà possibile pianificare percorsi di mobilità, destinati sia a docenti che a studenti, anche in Cina.  </strong></p>
<p>Sono, infatti, oltre <strong>300, le studentesse e gli studenti che, dal 2021 ad oggi</strong>, hanno potuto partecipare a progetti di mobilità, e sono <strong>circa 45 i docenti</strong> che hanno avuto la possibilità di prendere parte a varie attività di <strong><em>Job-shadowing</em> e di <em>Course-training</em>. </strong></p>
<p>I progetti in essere, poi, confermano questa vocazione dell’Istituto perugino all’internazionalizzazione, nell’ambito della quale, <strong>tre sono gli scambi: St. Nicolaas Liceum Amsterdam (IV anno); West Catholic High School Grand Rapids Michigan (III anno); Regensburg (II anno). Si aggiungano anche il progetto internazionale con il Messico</strong> (città di Querétaro: le studentesse e gli studenti messicani sono stati ospitati in entrata per due anni consecutivi) <strong>e i progetti-Erasmus in entrata dall’Austria, dalla Polonia, dall’Olanda, dal Portogallo e dalla Spagna</strong>, che hanno anche consentito agli alunni e alle loro famiglie di ospitare gli studenti provenienti da questi cinque Paesi. <strong>Dall’anno scolastico 2025/2026, infine, è stato promosso un Erasmus Green Path for Europe, con cinque Paesi europei (Germania, Austria, Belgio, Polonia e Turchia</strong>): l’obiettivo è, tra gli altri, quello di costruire anche <strong>una serra aeroponica all’interno dell’Istituto, per promuovere la cultura della sostenibilità e la cura dell’ambiente. </strong></p>
<p>Un obiettivo tra gli altri, sempre nella direzione della volontà di <strong>concepire la cultura come luogo di scoperta dell’<em>altro</em></strong>. Perché, come sottolineano i membri della Commissione – Internazionalizzazione, «<strong>ogni azione all’interno di un Erasmus è molto più di un viaggio</strong>: è un’occasione per mettersi in gioco, superare paure, <strong>scoprire nuove prospettive e imparare a guardare il mondo con occhi più aperti e consapevoli</strong>». «Vedere gli studenti tornare da queste esperienze più maturi, autonomi e sicuri di sé – concludono i docenti – è una delle soddisfazioni più grandi che la scuola possa offrire».</p>
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		<title>Quando la lingua (ab)batte le frontiere</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 10:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A scuola si può]]></category>
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		<category><![CDATA[collaborazione scuola-Università]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> La lingua è (anche) cultura ed è in grado di (ab)battere le frontiere, i confini, i pregiudizi.</p>
<p>Il secondo convegno ‘La lingua (ab)batte’, classe 2024, organizzato e promosso dalla professoressa Antonia Ruspolini, docente di <em>Lingua e civiltà straniera</em> (<em>Inglese</em>), all’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia, diretto dalla professoressa Anna Bigozzi, si è posto proprio questo obiettivo: indagare il tema della cultura a partire dalla lingua, o, per meglio dire, dalle lingue, per sottolineare l’importanza dell’arte di comunicare e di esprimersi mediante linguaggi e registri differenti. Consapevoli che, come ha affermato la stessa professoressa Ruspolini, ‘la conoscenza delle lingue straniere è un tesoro prezioso che ci apre le porte a un mondo di opportunità’.</p>
<p>La seconda edizione del convegno di Istituto ‘La lingua (ab)batte’ si è tenuta ieri, 31 maggio 2024, dalle 8.00 alle 13.40, nell’aula magna dell’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia: una mattinata, questa, di formazione, scambio dialettico e dibattito su argomenti di natura linguistica e culturale, oltre che di proficua interazione tra scuola e Università.</p>
<p>Oltre alle studentesse e agli studenti dell’innovativa e sperimentale scuola perugina, che hanno condotto delle ricerche negli ambiti della linguistica storica e comparata, delle tecniche di comunicazione e del linguaggio dei segni, esponendone, poi, i risultati in lingua italiana, inglese e francese, hanno, infatti, partecipato le professoresse Diana Peppoloni e Paula Limão del Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà antiche e moderne dell’Università degli Studi di Perugia (v. programma del convegno).</p>
<p>Ad apertura dei lavori, e dopo i saluti istituzionali della Dirigente scolastica, la professoressa Anna Bigozzi, ha fatto leva sul concetto di ‘comunicazione efficace’, la professoressa Ruspolini, la quale ha affermato: ‘studiare le lingue non riguarda solo la capacità di parlare, leggere, scrivere e ascoltare. È molto di più. Imparando una lingua, acquisiamo la capacità di comunicare efficacemente con persone provenienti da diverse culture. Questa competenza è fondamentale in un mondo globalizzato, dove le relazioni interculturali sono sempre più importanti’.</p>
<p>La lingua, inoltre, ha sottolineato sempre la professoressa Ruspolini, è cultura: ‘ogni lingua è un veicolo per immergersi nella cultura di un paese. Attraverso lo studio delle lingue, possiamo comprendere le tradizioni, la storia, la letteratura e la mentalità di una comunità. È come aprire finestre su mondi diversi e arricchire la nostra prospettiva. Perché, secondo un concetto cardine della linguistica, la lingua è sempre il riflesso della <em>Weltanshauung</em>, cioè la visione del mondo del popolo che la parla’.</p>
<p>Come non citare, poi, le opportunità professionali? ‘Le lingue straniere aprono le porte a opportunità di lavoro internazionali. Chi parla più lingue ha un vantaggio competitivo nel mercato del lavoro. Le aziende cercano professionisti che possano comunicare con clienti e partner in tutto il mondo. Quindi, investire nello studio delle lingue è un investimento nel nostro futuro professionale’, ha ribadito la docente.</p>
<p>Una sfida, questa, con la quale le scuole (e anche l’I.I.S. ‘Giordano Bruno’ di Perugia) sono chiamate a interfacciarsi, in quanto il mappamondo sta cambiando, con ‘nuove latitudini e longitudini che si stanno imponendo nello scacchiere della cultura e di conseguenza, noi docenti – ha evidenziato la professoressa Ruspolini -, dobbiamo ricalibrare le nostre bussole del sapere per meglio aiutare a orientare i nostri studenti e studentesse’.</p>
<p>In conclusione (e questo convegno ne è stato una testimonianza), studiare le lingue è un invito alla tolleranza e all’integrità. ‘La lingua (ab)batte’, dunque, stereotipi e pregiudizi, al fine di farci divenire ‘cittadini del mondo’, in grado di costruire dei ‘ponti’ tra noi stessi e gli altri. Questo perché, ha rimarcato la docente, ‘l’inclusione linguistica è inclusione culturale e, quindi, inclusione sociale. In tempi in cui il mondo appare complesso e “intraducibile”, le lingue si pongono a noi come faro, come guida per navigare questi nuovi orizzonti geografico e semantici. Studiando le lingue, diventiamo capaci di sentirci a casa, altrove’.</p>
<p>Un momento, questo, in cui le docenti e i docenti, e le studentesse e gli studenti hanno immaginato il proprio futuro, pianificando la scuola del presente.</p>
<p>Di seguito, il programma del convegno:</p>
<p>8.00-8-15: afflusso dei partecipanti, saluti della Dirigente scolastica, professoressa Anna Bigozzi, e apertura dei lavori.</p>
<p>8.15-9.00: ‘Keynote speakers’ – Prof.sse Paula Limão e Diana Peppoloni (UniPG): ‘Portoghese o spagnolo, perché non portunhol?’ ‘Basta capirsi? L’intercomprensione per la comunicazione delle lingue’.</p>
<p>9.00-9.20: Giole Momi (1DL) – ‘La lingua ladina’.</p>
<p>9.20-9.40: Vanja Antonic, Diana Piandoro (4DL) – ‘Variante austriaca della lingua tedesca’.</p>
<p>10.00-10.20: Giulia Valocchia, Martina Sorbaioli (4AL) – ‘Le radici indoeuropee’.</p>
<p>10.20-10.40: Al Hassania Zigou (4AL) – ‘Langue et pensée’.</p>
<p>11.10- 11.30: Francesca Covarelli, Isabella Mechelli (2DL) – ‘The international language: body and sign language’.</p>
<p>11.30-11.50: Agapi Casto Pavlidou (3DL) – ‘La lingua di Tolkien’.</p>
<p>12.00-12.20: Caterina Bricca (5CL) – ‘Comunicare senza barriere’.</p>
<p>12.20-12.40: Fabio Latanza (5AL) – ‘Korean language’.</p>
<p>12.40-13.00: Nadia Fettahe (5AL) – ‘English, Dutch and German compared’.</p>
<p>13.00-13.20: Claudia Necula (5AL) – ‘Fashion language’.</p>
<p>13.20-13.40: chiusura dei lavori.</p>
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		<title>Prosa &amp; poesia: le due ripartizioni dello scrivere</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 21:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[ARCI Spazio Humanities APS]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> ARCI Spazio Humanities A.P.S presenta due eventi, di cui uno promosso dal Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche &#38; Moderne dell’Università degli Studi di Perugia, e uno promosso da suddetta Associazione di promozione sociale nel mese corrente (novembre 2022). Il primo convegno, promosso dall’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con la ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> ARCI Spazio Humanities A.P.S presenta due eventi, di cui uno promosso dal Dipartimento di <em>Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche &amp; Moderne </em>dell’Università degli Studi di Perugia, e uno promosso da suddetta Associazione di promozione sociale nel mese corrente (novembre 2022).</p>
<p>Il primo convegno, promosso dall’<strong>Università degli Studi di Perugia</strong>, in collaborazione con la IULM di Milano e l’Università degli Studi di Milano, oltre che con l’Università per Stranieri di Perugia, concerne la <strong>IV edizione del Seminario annuale di <em>Poesia contemporanea</em>, che si terrà, il 10 e l’11 novembre, nella Sala Adunanze di Palazzo Manzoni</strong> (il Seminario è fruibile anche online, sulla piattaforma Teams). Il Seminario è a cura di Maria Borio, presidente di ARCI Spazio Humanities A.P.S. e di Lorenzo Cardilli; il Comitato scientifico è composto da Stefano Ghidinelli, Paolo Giovannetti, Stefano Giovannuzzi, Sabrina Stroppa, Maria Borio e Lorenzo Cardilli. La valorizzazione del testo poetico nel Novecento, le strategie di distribuzione della poesia e uno sguardo sulla poesia dell’ultimo quindicennio sono solo alcuni dei temi che verranno trattati (per il programma completo del Seminario, si rinvia alla locandina pubblicata).</p>
<p>La sera del <strong>10 novembre, alle ore 21.00,</strong> nella Sala Muro Etrusco di Umbrò (ingresso da via Oberdan), ARCI Spazio Humanities propone un <strong>Reading di poesia con Claudio Damiani</strong>, vincitore del Premio Viareggio 2022, e con altre due voci della generazione degli anni Settanta: l’anglista <strong>Renata Morresi e Gabriel Del Sarto. </strong></p>
<p>Per quanto riguarda la prosa, invece – il ciclo novembrino promosso da <strong>ARCI Spazio Humanities A.P.S.</strong> si intitola, infatti, <strong><em>Prosa &amp; Poesia</em></strong> –, sempre ad Umbrò, nella Sala Muro Etrusco, si terrà, il <strong>22 novembre</strong> prossimo, <strong>alle 18.30</strong>, un incontro sulla <strong>narrativa</strong> e sul <strong>romanzo di Leonardo Colombati (presente l’autore), <em>Sinceramente non tuo</em></strong>, uscito per Mondadori. L’evento sarà introdotto da <strong>Karen Berardi.</strong></p>
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		<title>Spazio Humanities, #perunaculturadipace</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 11:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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		<category><![CDATA[Le età]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Poesiaeuropa 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Humanities A.P.S.]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Sono molte e variegate le iniziative in cantiere per quanto riguarda il cartellone del mese di marzo 2022, promosso dall’Associazione di promozione sociale Spazio Humanities e orientato anche all’attualità. Continuano gli incontri online di Tetragono, ciclo di seminari integrativi alle attività didattiche e rivolti alle scuole. Questo dopo il successo riscontrato a seguito dei primi ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/spazio-humanities-perunaculturadipace/">Spazio Humanities, #perunaculturadipace</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Sono molte e variegate le iniziative in cantiere per quanto riguarda <strong>il cartellone del mese di marzo 2022</strong>, promosso dall’Associazione di promozione sociale Spazio Humanities e <strong>orientato anche all’attualità</strong>.</p>
<p>Continuano gli incontri online di <strong>Tetragono</strong>, ciclo di seminari integrativi alle attività didattiche e rivolti alle scuole. Questo dopo il successo riscontrato a seguito dei primi due incontri, tenutisi, tramite la piattaforma Zoom, rispettivamente il 22 febbraio e il 2 marzo scorsi, e dedicati a Un’idea della <em>Vita Nova</em> di Dante – con Stefano Carrai, e a Rileggere la Prima Guerra Mondiale attraverso Andrea Zanzotto: commento di una poesia da <em>Il Galateo in Bosco</em> – con Andrea Cortellassa. A questi primi due seminari hanno partecipato numerose classi del Liceo Pieralli di Perugia e del Liceo Properzio di Assisi.</p>
<p>Mancano ancora all’appello due incontri, i quali avranno, come i due che li hanno preceduti, la forma di una conferenza-reading della durata di 2 ore e che saranno condotti a distanza tramite la piattaforma per videoconferenze Zoom: si tratta di Edmund Husserl: un capitolo di filosofia del Novecento – con Rino Genovese (28 marzo, dalle 11.00 alle 13.00) e <em>Documento</em> di Amelia Rosselli e gli anni Settanta fra letteratura e storia – con Stefano Giovannuzzi (4 aprile, dalle 11.00 alle 13.00).</p>
<p>L’iniziativa, indirizzata a tutti quei docenti di discipline umanistiche che vogliano integrare la didattica per gli studenti del triennio con un’esperienza formativa all’avanguardia, è giunta alla II edizione, dopo il successo riscontrato lo scorso anno, con il quale si pone su una linea di continuità formativa.</p>
<p>La novità di quest’anno risiede nel fatto che <strong>il ciclo di quattro incontri ha ottenuto il prestigioso accreditamento e riconoscimento del MIUR in qualità di progetto didattico che prevede anche corsi di aggiornamento per docenti. In sostanza Spazio Humanities APS è, ora, un ente accreditato sulla piattaforma S.O.F.I.A. del MIUR</strong>, ovvero la piattaforma del Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento per docenti.</p>
<p>Il ciclo propone, pertanto, <strong>quattro incontri</strong> che, a partire dai programmi ministeriali, sono pensati come supporto alla didattica attraverso un’attività seminariale <em>ad hoc </em>da parte di relatori d’eccellenza. Particolare rilievo verrà dato alla presentazione di <strong>innovativi metodi per l’analisi testuale delle opere letterarie</strong>, nonché alla trattazione di autori del canone novecentesco che altrimenti non troverebbero spazio adeguato nei piani formativi.</p>
<p><strong>Una ulteriore novità risiede</strong> nel fatto che <strong>sia i docenti che gli studenti sono chiamati a partecipare a un contest per progetti legati ai seguenti temi &#8211; a) ambiente/spazio da abitare; b) politiche linguistiche; c) letteratura e scienza – nel corso della terza edizione di <em>Poesiæuropa</em>, manifestazione internazionale che si terrà a settembre 2022</strong> e che è dedicata alla cultura umanistica europea e ai suoi rapporti con politica e scienza. I progetti che risulteranno vincitori verranno presentati e discussi, in italiano e in inglese, in un forum insieme ai relatori del programma della manifestazione.</p>
<p>L’intero ciclo, a cui hanno preso parte sia il <strong>Liceo Pieralli di Perugia</strong> che il <strong>Liceo Properzio di Assisi</strong>, sarà coordinato da Arci Spazio Humanities APS. Tra gli altri, l’Associazione di promozione sociale organizza, dal 2019, <em>Poesiæuropa </em>(<a href="https://www.umbrocultura.com/poesiaeuropa">https://www.umbrocultura.com/poesiaeuropa</a>), iniziativa dedicata alla cultura umanistica europea che ha ricevuto, per tre anni consecutivi, l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo.</p>
<p>E, proprio con riferimento a <em>Poesiæuropa </em>classe 2022, Spazio Humanities APS promuove una cultura di pace (#perunaculturadipace): l’Associazione di promozione sociale, presieduta da Maria Borio, infatti, intende invitare alla III edizione in presenza di <em>Poesiæuropa</em>, il festival internazionale posto, per tre anni consecutivi, sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, un’autrice o un autore dall’Ucraina, che possa portare la propria testimonianza nell’alveo di un incontro dedicato al dialogo culturale tra Europa e Russia rispetto al contesto geopolitico attuale.</p>
<p><strong><em>Poesiæuropa </em></strong><strong>esiste anche grazie al supporto delle istituzioni dei singoli Paesi degli autori e delle autrici partecipanti; non essendo, nel caso dell’Ucraina, possibile, l’Associazione chiede un aiuto a chiunque voglia per sostenere le spese e rendere, così, possibile l’incontro. </strong></p>
<p><strong>Le donazioni possono essere devolute a Arci Spazio Humanities APS / Banca Etica – IBAN: IT 76 W 05018 03000 000016916744. </strong></p>
<p>Non da ultimo, Spazio Humanities APS propone il ciclo <strong>Le età</strong>, che, unitamente ad <strong>Exordium</strong>, il contest dedicato a giovani poeti emergenti, intende ripercorrere le età dell’uomo e riflettere sulle ricorrenze dell’anno corrente, con uno speciale dedicato a Pier Paolo Pasolini.</p>
<p><strong>Di seguito, il calendario dei tre incontri trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook di Umbrò Cultura</strong> (<a href="https://www.facebook.com/umbrocultura">https://www.facebook.com/umbrocultura</a>):</p>
<ol>
<li>EXORDIUM</li>
</ol>
<p>15 marzo, ore 18.30</p>
<p><strong>Con Giorgiomaria Cornelio, Marilina Ciaco, Riccardo Delfino, Mattia Tarantino – Coordinano: Federica Ziarelli e Valerio Massaroni. </strong></p>
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<ol start="2">
<li>A RAFFAELE LA CAPRIA</li>
</ol>
<p>22 marzo, ore 18.30</p>
<p><strong>Con Raffaele Monica – Coordinano: Maria Borio e Giorgio Villani. </strong></p>
<p><strong>Raffaele La Capria</strong>, nato a Napoli nel 1922, è uno degli autori più significativi del secondo Novecento italiano. Ricordiamo, tra gli altri, il suo romanzo più noto, <em>Ferito a morte</em> (1961, Premio Strega) e <em>L’estro quotidiano</em> (Premio Viareggio per la narrativa, 2005).</p>
<ol start="3">
<li>PIER PAOLO PASOLINI, UN SECOLO</li>
</ol>
<p>5 aprile, ore 18.30</p>
<p><strong>Con Maria Grazia Calandrone e Alberto Russo Previtali – Coordina: Ylenia Papa.</strong></p>
<p>L’evento si inserisce nel ciclo delle numerose inizative volte a celebrare <strong>il centenario della nascita</strong> dello scrittore, poeta, autore e regista cinematografico e teatrale italiano (Bologna, 1922 – Ostia, Roma, 1975), la cui opera, che ha sperimentato tutti i generi, dal romanzo al teatro al cinema, sino alla critica letteraria e alla poesia, è rientrata nel canone dei classici del secondo Novecento.</p>
<p>Verranno ripercorsi gli esordi in friulano, con <em>Poesie a Casarsa</em> (1942) e <em>La meglio gioventù</em> (1954), passando per la prima notevole raccolta di poesie in lingua, <em>Le ceneri di Gramsci</em> (1957), per la pubblicazione dei due romanzi d’ambientazione romana: <em>Ragazzi di vita</em> (1955) e <em>Una vita violenta</em> (1959), e per quella di <em>Petrolio</em> (1992), fino al linguaggio cinematografico con i risultati compiuti de, tra gli altri, <em>Il Vangelo secondo Matteo</em> (1964), <em>Edipo re</em> (1967), <em>Medea</em> (1969), <em>Decameron</em> (1971) e l’ultimo film, uscito postumo, <em>Salò o le 120 giornate di Sodoma</em> (1976).</p>
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		<title>‘Il girotondo delle Muse’</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 13:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Adriana Cardelli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[CulturainUmbria Cultural events]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Mencarelli]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> «Afferma un antico detto: le Muse fanno il girotondo. Poiché ogni Musa aveva un proprio nome, una propria immagine, propri strumenti e una propria arte, i greci vedevano immancabilmente nell’arte, appunto, un girotondo, un insieme di aspetti differenti, reciprocamente necessari all’attività artistica». Lo sosteneva, Jurij Michajlovič Lotman, in un’opera intitolata Il girotondo delle Muse. Saggi sulla ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> «Afferma un antico detto: le Muse fanno il girotondo. Poiché ogni Musa aveva un proprio nome, una propria immagine, propri strumenti e una propria arte, i greci vedevano immancabilmente nell’arte, appunto, un girotondo, un insieme di aspetti differenti, reciprocamente necessari all’attività artistica». Lo sosteneva, Jurij Michajlovič Lotman, in un’opera intitolata <em>Il girotondo delle Muse. Saggi sulla semiotica delle arti e della rappresentazione</em>. Lo sosteneva, il semiologo russo, approntando un discorso intorno all’artisticità dei testi e proponendo la tesi secondo la quale le arti si richiamano vicendevolmente.</p>
<p>Circoscrivendo l’ambito alla ‘semiotica della cultura’, elaborata da Jurij Michajlovič Lotman e da Boris Andreevič Uspenskij, la cultura può essere, infatti, interpretata come «un sistema di segni organizzato in un certo modo. Proprio il momento dell’organizzazione che si manifesta come una somma di regole, di restrizioni imposte al sistema, è il connotato che definisce la cultura (&#8230;). La cultura, tuttavia, non solo si manifesta e si struttura tramite una pluralità di sistemi semiotici fra loro comunicanti, ma anche attraverso l’insieme dei messaggi che si sono storicamente realizzati in queste lingue, cioè i testi: tradurre un certo settore della realtà in una delle lingue della cultura, trasformandolo in un testo, cioè in un’informazione codificata in un certo modo, introdurre questa informazione nella memoria collettiva: ecco la sfera dell’attività culturale quotidiana» (Zaganelli 2008, p. 119).</p>
<p>E di ‘girotondo delle Muse’ si può, senz’altro, parlare con riferimento alle varie forme di testualità e agli eventi culturali promossi da una neonata associazione culturale no profit umbra, <em>Cultura in Umbria:</em> <em>cultural events</em>, istituita il 1^ maggio scorso nella nostra regione.</p>
<p>Nata da un’idea di Adriana Cardelli, docente di <em>Lingua e cultura inglese</em> al Liceo Classico e Musicale ‘Annibale Mariotti’ di Perugia, e di Barbara Caini e Loredana Vici, l’associazione <em>Cultura in Umbria: cultural events </em>intende promuovere eventi culturali <em>tout-court</em>: mostre fotografiche e pittoriche, presentazione di libri, rappresentazioni teatrali e musicali, incontri letterari e artistici, tutti rigorosamente bilingui, in lingua italiana e in lingua inglese.</p>
<p>«Il bilinguismo – ha precisato l’ideatrice del progetto, Adriana Cardelli – è una peculiarità della nostra associazione: l’incipit dei nostri eventi culturali è in italiano, ma il <em>follow-up</em> è in inglese. L’idea di fondare questa associazione culturale no profit si è originata dal desiderio di ‘fare rete’, ovvero di intessere una rete di interventi, in cui, sulla base di un proficuo confronto, ci sia una differenziazione di tipologie di cultura, in dialogo tra loro. L’aspetto che più valorizzeremo nel corso delle nostre serate a tema e delle nostre serate-dibattito – ha proseguito la docente di <em>Lingua e cultura inglese</em> – sarà un discorso culturale e interculturale tra arte, letteratura, pittura, dialogo e possibilità di collaborazione con case editrici umbre, e, perché no, un confronto anche aperto al nutrizionismo. Intendiamo, dunque, valorizzare la ricerca culturale ad ampio spettro e la nostra particolare velleità di bellezza, e siamo pronti ad accogliere proposte e riscontri anche da parte dei partecipanti».</p>
<p>L’evento inaugurale della neonata associazione <em>Cultura in Umbria: cultural events</em> si è tenuto, lo scorso 4 giugno, nella suggestiva cornice della Tenuta Gradassi di Montalcino, in località S. Feliciano, e ha registrato la partecipazione di numerosi ospiti, accorsi da tutta la regione per assistere all’esibizione del baritono Matteo Mencarelli.</p>
<p>Matteo Mencarelli, classe 1998, si è diplomato al Liceo Classico e Musicale ‘Annibale Mariotti’ di Perugia nel 2017 ed è ora studente del Corso accademico di secondo livello al Conservatorio di Musica ‘Francesco Morlacchi’ di Perugia, dove si è laureato in <em>Canto lirico</em> con il massimo dei voti e la menzione d’onore. Attualmente, sotto la guida del M. Maria Grazia Pittavini, segue corsi di perfezionamento in <em>Canto lirico</em> con il M. Donatella Debolini e con lo stesso M. Maria Grazia Pittavini. Vincitore di diversi, prestigiosi concorsi nazionali – come, ad esempio, <em>San Vigilio… in canto</em> nella categoria <em>Canto lirico</em> a Roma nel 2016 e <em>Perusia Harmonica</em>, sempre nella sezione <em>Canto lirico</em>, a Perugia nel 2020 – e regionali in <em>Musica pop</em>, è stato, tra le altre cose, finalista del concorso Premio San Carlo al teatro San Carlo di Napoli, membro di tre recite de <em>La Cenerentola</em> di Gioachino Rossini come artista di coro al teatro delle Muse di Ancona sotto la direzione del M. Mirca Rosciani, e partecipante al concerto inaugurale del Festival dei Due Mondi di Spoleto diretto dal M. Carlo Palleschi. Ha preso, inoltre, parte a numerosi concerti di <em>Canto lirico</em> e <em>Musica da Camera</em> in Italia e all’estero.</p>
<p>Già allievo di Adriana Cardelli al Liceo Classico e Musicale ‘Annibale Mariotti’ di Perugia e baritono d’eccezione, Matteo Mencarelli si è esibito, il 4 giugno scorso, proprio in occasione dell’evento inaugurale – rigorosamente e squisitamente in musica – dell’associazione fondata dalla sua insegnante di <em>Lingua e cultura inglese</em>, deliziando gli ospiti con un repertorio misto fra canto pop e musica lirica (da Sinatra a Bocelli, sino a Cohen), e mostrando doti canore, interpretative e di estensione vocalica, oltre che un timbro grave e robusto, intermedio tra quello del tenore e quello del basso. Ma il baritono ha mostrato anche propensione al dialogo tra le arti e tra le Muse, secondo lo spirito della neonata associazione.</p>
<p>Neonata associazione, che, nell’alveo di quel ‘bosco didattico’ che è il Fuseum di Monte Malbe, intende promuovere, in una tre-giorni (il 25, il 26 e il 27 giugno prossimi), la propria velleità di bellezza: si tratta, stavolta, di una mostra di tre artisti di gioielli, Fausto Censi, con Archeogioielli, Chiara Musio, con gioielli Etnici, e la stessa Adriana Cardelli, con gioielli moderni (la docente terrà, il 25 giugno, anche una conferenza sul tema ‘Storia del gioiello dall’antichità ai giorni nostri’ con follow-up in inglese e interazione con i presenti; nella serata di sabato è prevista una cena in inglese, con lezione e conversazione sia ad un livello base che avanzato: è necessario prenotarsi inviando una mail a culturainumbria.virgilio.it).</p>
<p>Un girotondo delle Muse, dunque. E anche un dialogo con quelli che Friedrich Nietzsche era solito definire ‘gli orafi della parola’.</p>
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		<title>‘Poesiaeuropa’, il senso di un dittongo</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jul 2019 13:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Arpa Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Cambiamento Climatico e Biodiversità in ambienti lacustri e aree umide di Arpa Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Umbr?]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> ‘Die Urhen gehen überall anders / die Urhen gehen überall falsch. / Von einer Mähre gezogen, die Kutsche / braucht einen Tag länger aus Frankfurt. / Wir stehen unter dem Blattwerk / in den Händen glänzt Steinobst. / Die trockenen Früchte am Gaumen / in den Händen fiebert das Glas’. ‘Ovunque gli orologi sono diversi ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Trasimeno. </span> ‘Die Urhen gehen überall anders / die Urhen gehen überall falsch. / Von einer Mähre gezogen, die Kutsche / braucht einen Tag länger aus Frankfurt. / Wir stehen unter dem Blattwerk / in den Händen glänzt Steinobst. / Die trockenen Früchte am Gaumen / in den Händen fiebert das Glas’. ‘Ovunque gli orologi sono diversi / ovunque gli orologi funzionano male. / Trainata da una cavalla, la carrozza / ci impiegherà un altro giorno ad arrivare da Francoforte. / Viaggiamo sotto le fronde / nelle mani brillano dei noccioli. / La frutta secca accarezza il palato / nelle mani del vetro febbricitante’. <em>Brentano a Lagenwinckel</em> del poeta berlinese Tom Schulz. A rappresentare l’Europa in una piccola isola sospesa su un piccolo lago, la notte del 13 luglio, col cielo trapuntato di stelle e di una luna intera, di stagione, col vento che cambia le direzioni. Perché l’Europa può rifarsi un’anima, proprio muovendo dalle voci della poesia. In principio era il mito. La rappresentazione del Vecchio Continente attinge al racconto della giovane Europa, figlia del re dei fenici rapita dal toro-Zeus. E, poi, ai rivoli mitologici delle storie dei suoi fratelli, approdati su terre ignote con l’intento di scoprirle, conoscerle, colonizzarle. Mettendosi in movimento, incrociando nuovi popoli e culture. Dall’aggettivo <em>europico</em>, coniato da Boccaccio con riferimento al Mediterraneo, all’<em>europaeus</em> di Piccolomini, termine che designa l’unità ideale, politica e culturale, su cui poggia la <em>respublica</em> <em>literaria</em> europea. Da Muratori a Voltaire, da Defoe a Swift, fino alla Giovine Europa di Mazzini, molti sono stati gli intellettuali che hanno riflettuto sull’idea di Europa. Solo per citarne due: Elias Canetti (<em>La lingua salvata. Storia di una giovinezza</em>, Milano, Adelphi, 1995) e Claudio Magris (<em>Danubio</em>, Milano, Garzanti, 1986). Se quella che emerge dal primo romanzo è ‘un’Europa dell’anima’ e ‘delle lingue’, con riferimento ad una nozione di spostamento che è, insieme, un’evoluzione e un ritorno alle origini, la seconda raccolta di racconti, scaturiti attraversando l’Europa centro-orientale e seguendo il corso del fiume e della cortina di ferro, affonda le proprie radici sul <em>Grand Tour</em>, pur stravolgendo il <em>cliché</em> letterario classico in funzione delle molte identità conosciute, unite e divise da quell’unico corso d’acqua dagli innumerevoli nomi e nel quale ci si può bagnare due volte. Testimone, come è stato, di eventi storici che il volto dell’Europa l’hanno cambiato davvero. ‘In un crogiolo che non cessa di ribollire, amalgamare, fondere, bruciare, consumare’.</p>
<p>E, allora, la poesia di Tom Schulz può essere a pieno titolo inserita in questo crogiolo che ribolle, amalgama, fonde, brucia, consuma. Come la sua, anche altre poesie di numerosi poeti europei. Per raccontare le radici umanistiche e spirituali dell’Europa e creare visioni per il futuro. La sera del 13 luglio, nella suggestiva cornice del monastero di San Secondo, un tempo abitato da monaci dell’ordine degli Olivetani, questa poesia di Tom Schulz è stata letta dal poeta tedesco e il testo, in una traduzione di servizio in italiano realizzata dagli studenti della Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Perugia, è stato proiettato davanti a un nutrito pubblico che ha raggiunto l’Isola Polvese sul lago Trasimeno per partecipare all’evento Poesiaeuropa, promosso dal progetto culturale Umbrò Cultura e posto sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo. Come questa, altre poesie sono state lette e tradotte dagli studenti di Mediazione Linguistica in occasione delle letture pomeridiane e serali che si sono tenute sull’isola e che hanno registrato la partecipazione, tra gli altri, dei poeti Lorenzo Chiuchiù, Giulia Martini, Sara Ventroni, Anna Maria Farabbi, Nick Laird, Laura Pugno, Marko Pogakar, Luigia Sorrentino, Tom Schulz, Jan Wagner, William Wall.</p>
<p>E proprio il reading ha concluso la giornata del 13 luglio, Poesiaeuropa, che ha saputo raccontare il significato ultimo di un dittongo, del binomio tra poesia e Vecchio Continente e che è stata promossa dalla costituenda associazione di promozione sociale Umbrò Cultura in collaborazione con Umbrò e con il Centro ‘Cambiamento Climatico e Biodiversità in ambienti lacustri ed aree umide’ di Arpa Umbria, il quale ha offerto i propri spazi per lo svolgimento di questa iniziativa, la più importante del progetto culturale ideato da Maria Borio, nei suoi due anni di attività (per gli eventi promossi durante il biennio 2017-2019  si rinvia al sito internet <a href="http://www.umbrocultura.com"><em>www.umbrocultura.com</em></a> e ai canali social del progetto culturale: pagine Facebook, Twitter, Instagram). La giornata del 13 luglio, suddivisa in momenti di dibattito, traduzione e reading, posta sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, patrocinata da ventisette prestigiosi enti ed istituzioni europee, tra cui la Provincia di Perugia – ente proprietario dell’Isola Polvese –, l’Università degli Studi di Perugia, la UPTER di Roma, la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Perugia, l’Accademia di Ungheria e il Goethe Institut, e supportato dalle associazioni Metanoia (che ha realizzato il video-promo-trailer dell’evento), La Balena Bianca, CaLibro, Medium Poesia e SettePiani, si è posto come obiettivo primario una riflessione democratica sull’unità dell’Europa.</p>
<p>‘Si tratta di un evento unico nel suo genere, non solo in Italia, ma anche nel panorama europeo – è stato il commento di Maria Borio, poetessa, dottore di ricerca in <em>Letteratura italiana</em>, redattrice di <em>Nuovi Argomenti</em> e ideatrice del progetto, in occasione della presentazione che si è tenuta la mattina del 13 luglio negli spazi del Centro ‘Cambiamento Climatico e Biodiversità in ambienti lacustri ed aree umide’ di Arpa Umbria –. Un’iniziativa, questa, che vuole portare a una viva discussione sulla situazione culturale e politica europea partendo dalle voci della poesia, per riconsiderare il valore delle radici umanistiche e spirituali dell’Europa e costruire, insieme, visioni per il futuro, muovendo proprio da questa piccola isola e da questo lago. ‘Poesiaeuropa’ – ha proseguito Maria Borio dopo avere ringraziato Umbrò, il Centro ‘Cambiamento Climatico e Biodiversità in ambienti lacustri ed aree umide’ di Arpa Umbria, il comitato scientifico e quello di redazione di Umbrò Cultura per avere supportato l’iniziativa e la Provincia di Perugia (l’Isola Polvese è di proprietà di questo ente) per avere, tra gli altri, patrocinato l’evento – è nata da una scommessa, da una mia idea, dalla necessità artistica, ma anche politica, di mettere in rapporto la <em>comunitas Italiae</em> della poesia con quella europea. Si tratta solo del primo di una lunga serie di passi verso la costruzione di progetti futuri. A fine giugno è arrivata, poi, la lettera, la mail di risposta e di accettazione della mia richiesta di patrocinio direttamente dal Parlamento Europeo’. ‘Sono arrivato a Perugia nel settembre del 2016 – è stato il commento di Stefano Giovannuzzi dell’Università degli Studi di Perugia (una delle istituzioni che ha patrocinato l’evento) e membro del comitato scientifico di Umbrò Cultura –. Avevo conosciuto Maria Borio un anno prima a Torino e questo incontro ha sancito l’inizio di una collaborazione. Credo, infatti, che l’Università debba istituire un rapporto forte con le associazioni culturali e con la società civile. Da qui, lo stretto rapporto tra l’Ateneo perugino e le iniziative promosse dal progetto Umbrò Cultura, iniziative che ruotano attorno a temi cruciali del contemporaneo’.</p>
<p>Alla presentazione del progetto sono seguiti momenti di dibattito, traduzione e reading, che hanno coinvolto tutti i numerosi intellettuali presenti all’Isola Polvese e provenienti da varie parti del continente europeo, e, in alcuni casi, da quello americano: Yari Bernasconi (Svizzera), Petr Borkovec (Repubblica Ceca), Jacob Blakesley (USA), Vera Lúcia de Oliveira (Brasile), Albane Gellé (Francia), Nick Laird (Irlanda), Giorgi Lobzhanidze (Georgia), Miguel Manso (Portogallo), Vicente Luis Mora (Spagna), Els Moors (Belgio), Eiléan Ní Chuilleanáin (Irlanda), Marko Pogačar (Croazia), Tom Schulz (Germania), Jan Wagner (Germania), William Wall (Irlanda), e, dall’Italia, Franco Buffoni, Elisa Biagini, Maria Grazia Calandrone, Stefano Dal Bianco, Andrea Inglese, Federico Italiano, Laura Pugno, Antonio Riccardi, Luigia Sorrentino  e altri.</p>
<p>Alla tavola rotonda moderata da Federico Italiano hanno partecipato Franco Buffoni, Elisa Biagini, Andrea Inglese, Jakob Blakesley, Vera Lúcia de Oliveira, Nunu Geladze, Giorgi Lobzhanidze, Jan Wagner, Eiléan Ní Chuilleanáin e Stefano Giovannuzzi. Un dialogo sulla traduzione, in primo luogo della poesia europea, il loro, sul senso di creare in un altro linguaggio come ha affermato Federico Italiano. Ma anche sul fatto che, come sosteneva Benedetto Croce, citato da Franco Buffoni, i poeti siano intraducibili: da qui, l’importanza di una traduzione di rispetto, ben diversa da quella di servizio, una traduzione che rispetti, appunti, il movimento della lingua del testo di partenza che si dilata nello spazio-tempo e che intessa elementi quali l’intertestualità, la trasformazione in un altro testo, questioni stilistiche e, non da ultimo, il potere di rivivere le cose in un altro modo. Perché c’è un linguaggio del corpo ed un corpo del linguaggio, come ha evidenziato Elisa Biagini, una possibilità di ricreare lo spazio della poesia attraverso la traduzione. ‘Why I need to translate a poetry text?’ è stato il titolo della comunicazione presentata da Andrea Inglese, che ha focalizzato la sua attenzione sulla seconda via della traduzione, quella delle amicizie poetiche coltivata dalle avanguardie artistiche. La traduzione è una modalità di lettura più compiuta: leggere un testo tradotto significa aprire due dimensioni, di critica letteraria e di giudizio, sulla base di una distanza dal testo nella traduzione e di una operazione ermeneutica. Non si tradisce il testo di partenza: a volte si tradisce quello di arrivo, perché ciò che si identifica nella lingua di partenza consente di smontare degli automatismi lirici ed estetici della lingua di arrivo. È questa l’operazione che deve avere compiuto Jakob Blakesley nel suo <em>Translating Italian Poetry</em>, muovendo, ad esempio, dalla poesia di Caproni, Sanguineti e Buffoni, e arrivando a decodificare le differenze epistemologiche sottese al rapporto tra testo originale e testo tradotto. C’è anche una alterità nella traduzione ed è quella che è stata sottolineata da Vera Lúcia de Oliveira, la quale non traduce mai ciò che studia da poco tempo: questo perché non è possibile passare dal processo creativo a quello analitico in breve tempo. Esiste una differenza sostanziale tra scrittura poetica e traduzione, in quanto la prima sottende una epifania, mentre la seconda una analisi intuitiva profonda, uno stato di coscienza allargata. La traduzione come operazione che porta fuori da se stessi e come una approssimazione ed operazione utopica si colloca anche alla base del lavoro del poeta georgiano Giorgi Lobzhanidze e della sua traduttrice Nunu Geladze, intenti a non tradire il testo di partenza, a dire quasi la stessa cosa, come voleva Umberto Eco. Dire quasi la stessa cosa anche tenendo conto, da un lato, dei <em>linguistic devices</em>, come ha ricordato Jan Wagner, che nell’atto della traduzione vede una transazione di culture, un giocare con le figure della lingua, incluse le frasi idiomatiche, dall’altro lato del fatto che la traduzione rappresenti un’esperienza anche per il lettore, come ha detto Eiléan Ni Chuilleanáin, facendo leva sul concetto di movimento da parole a parole. Non da ultimo, come ha rimarcato Stefano Giovannuzzi, storicamente la traduzione, specie nell’alveo della situazione italiana, molto rigida e basata sull’asse Petrarca-Leopardi, è diventata la chiave di volta per creare un varco e riposizionare la poesia. Si pensi al surrealismo spagnolo e a quello francese: in momenti di grossa crisi dislocare altrove il discorso è diventato la via per i poeti italiani di uscita da una sorta di stallo, sia negli anni Quaranta, che negli anni Settanta, quando si è cercata una via di fuga dalle secche della poesia italiana, invischiata nella tendenza classicista.</p>
<p>Le due sessioni pomeridiane, dedicate a ‘Dialoghi sull’Europa’, moderate da Italo Testa e da Lorenzo Cardilli e rappresentate da Maria Borio, Albane Gellè, Federico Italiano, Vicente Luis Mora, Laura Pugno, Jan Wagner, William Wall, Italo Testa, Giorgi Lobzhanidze, Yari Bernasconi, Maria Grazia Calandrone, Eiléan Ní Chuilleanáin, Massimo Gezzi, Miguel Manso, Matteo Marchesini, Valerio Massaroni, Els Moors, Petr Borkovec, Marko Pogakar e Tom Schulz, si sono incentrate sull’attuale situazione politica e culturale del Vecchio Continente da diversi punti di vista. Dalla necessità di immaginare un futuro che muove da una piccola isola di un piccolo lago per rifondare la repubblica delle lettere, uno spazio intellettuale in cui dare voce ad una Europa creata dai poeti, lontana dall’intolleranza e abitata da una forte coscienza identitaria data anche dall’importanza della connessione e dei <em>global balances</em> ai concetti di comunità e di eredità culturale, che fanno sì che la poesia venga interpretata come possibilità <em>altra</em> di percezione e di abbattimento delle frontiere, e la traduzione come transazione di identità politiche, culturali e religiose (il riferimento, è, ad esempio, al caso della Georgia, crocevia di culture fra Est e Ovest). Dalla concezione della lingua come parte di identità culturale, immaginando confini e differenze naturali, ma non antropologiche e concependo la traduzione come potere di trasportare nuclei culturali all’opposizione al radicalismo <em>nonsense</em>, in una sorta di eco collettiva e di condanna di ogni forma di dogmatismo, nel tentativo di mostrare, con la poesia, ‘le cose come sono’, di mettere insieme parole che per secoli non sono state insieme’. E, ancora, dalle radici spirituali ed umanistiche dell’Europa, che sono, insieme, culturali e politiche, all’incontro tra differenti culture, ammiccando anche a fatti di un’attualità stringente, come il caso-Brexit e quello di Carola Rackete, passando per gli anfratti della poesia, i suoi non detti, i suoi spazi da riempire, che altrimenti rimarrebbero schiacciati da altri linguaggi, il senso di umanità che ne traspare nella direzione di una identificazione con l’altro. Perché l’arte, come ha detto Massimo Gezzi citando Laura Pugno, ha bisogno di poco: di un corpo e di una voce. E, poi, del viaggio, dell’armonia, del problema dello spazio come lingua, del cambiamento.</p>
<p>Soffiava un vento leggero, la sera di sabato 13 luglio, un vento che cambiava le direzioni. Verso l’Europa, concepita come uno spazio mentale in cui l’uomo rifiuta il dogma. Non è forse un caso, allora, se il Parlamento Europeo abbia scelto di patrocinare iniziative come questa: l’Europa deve rifarsi un’anima. E può partire dalla poesia, dalla piccola isola di un piccolo lago.</p>
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		<title>Tra assenze e presenze: &#8216;il gioco della scrittura&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2019 14:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Lontananza di una persona (o di una cosa) dal luogo ove dovrebbe trovarsi. Privazione. Mancanza. Sono tutte forme sinonimiche per designare l’assenza. Un concetto, questo, che può essere declinato da molteplici punti di vista: dalla storia del libro all’ermeneutica, dalle digital humanities alle teorie della ricezione, passando per la materialità del supporto e per gli ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/tra-assenze-e-presenze-il-gioco-della-scrittura/">Tra assenze e presenze: &#8216;il gioco della scrittura&#8217;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> <em>Lontananza di una persona (o di una cosa) dal luogo ove dovrebbe trovarsi. Privazione. Mancanza</em>. Sono tutte forme sinonimiche per designare l’assenza. Un concetto, questo, che può essere declinato da molteplici punti di vista: dalla storia del libro all’ermeneutica, dalle digital humanities alle teorie della ricezione, passando per la materialità del supporto e per gli itinerari paratestuali. Assenza come evento dell’<em>assente</em> operato dalla scrittura. Assenza come mancanza del contesto originario con riferimento ai fogli di pergamena riutilizzati per farne delle coperte di libri. Assenza come mancanza di interpretazioni univoche nei racconti del mito della signora del labirinto, Arianna. Assenza come mancata interpretazione delle testimonianze esposte medievali dei luoghi di pellegrinaggio in Umbria. Ma l’assenza può essere anche comunicata. Spazio, allora, agli appunti sul canone letterario contemporaneo, al binomio narrazione-complessità sondato dagli studi e dalle riflessioni che, da Gödel, conducono sino a Calvino, al senso etico della scrittura in Emmanuel Lévinas, alla narrazione del silenzio nell’opera di Albert Camus, e, infine, alla scrittura come ontologia del vuoto nel primo racconto di Natalia Ginzburg.</p>
<p>Il binomio <em>scrittura-assenza</em> è stato omaggiato, il 30 aprile scorso, a partire dalle 15.00, in una gremita sala Goldoni di Palazzo Gallenga, nell’alveo di un incontro dottorale dal titolo ‘Scrittura e assenza. La scienza del libro tra ermeneutica e digital humanities’, al quale hanno preso parte dottori di ricerca e dottorandi dell’indirizzo in <em>Scienza del libro e della scrittura</em> dell’Università per Stranieri di Perugia ed una dottoranda in <em>Filosofia teorica</em> dell’Università degli Studi di Macerata. I dottori di ricerca e i dottorandi sono stati coordinati dalla professoressa Giovanna Zaganelli – Direttore del Dipartimento di <em>Scienze Umane e Sociali</em> dell’Università per Stranieri di Perugia e Coordinatore del Dottorato in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em> dello stesso Ateneo – e dal professor Andrea Capaccioni – Docente di <em>Biblioteconomia</em> all’Università degli Studi di Perugia –.</p>
<p>‘Mi pregio di introdurre questa giornata dedicata alla scrittura, in qualità, anzitutto, di Coordinatore del Dottorato di ricerca in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em> dell’Università per Stranieri di Perugia – ha esordito la professoressa Giovanna Zaganelli, introducendo il lavoro dei dottori di ricerca e dei dottorandi presenti –. L’indirizzo in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>, che ho il piacere e l’onore di coordinare, ha dato ‘il là’ a questa giornata di studi. Quando i giovani studiosi mi proposero di approfondire il tema dell’<em>assenza</em>, non nascondo che restai un po’ perplessa. Ma, riflettendoci, pensai che, in effetti, l’assenza è un qualcosa che identifica il nostro mondo culturale, sociale, politico. L’assenza è da intendersi come non-presenza, ma anche come smaterializzazione del documento, come assenza di parola, di scrittura, di testi, di narrazioni. I dottori di ricerca e i dottorandi hanno sintetizzato tutto questo e sintetizzare è l’operazione più difficile che esista’. La professoressa Zaganelli ha, poi, colto l’occasione, nel salutare il dottor Antonello Lamanna, editor della University Press dell’Università per Stranieri di Perugia e direttore responsabile della rivista di <em>Scienze Umane e Sociali</em> «Gentes» dello stesso Ateneo, per presentare la pubblicazione, nei «Quaderni del Dottorato», della tesi dottorale del dottor Luca Guerra, uno dei moderatori dell’incontro, tesi dal titolo: <em>Le prestazioni biopolitiche della scrittura</em>.</p>
<p>‘Da parte mia, vorrei focalizzare l’attenzione sul sottotitolo scelto per questo incontro dottorale: <em>La scienza del libro tra ermeneutica e digital humanities</em> – è stato il commento del professor Andrea Capaccioni –. Le digital humanities sono state sentite, infatti, spesso ed erroneamente, come l’incombenza della tecnologia in ambito umanistico. Ma l’informatica umanistica non è affatto uno strumento esterno alla cultura. Il digitale entra nella cultura umanistica, introducendo un approccio diverso nello studio delle scienze umane. Il lavoro dell’umanista passa dallo studiolo al laboratorio e il digitale incide sul mondo fisico’.</p>
<p>E sulle digital humanities si sono incentrate alcune delle relazioni presentate martedì 30 aprile, e moderate, nella prima sessione, dal titolo ‘Ricostruire l’assenza’, dal dottorando in <em>Scienza del libro e della scrittura</em> dell’Università per Stranieri di Perugia Federico Meschini, e, nella seconda sessione, basata sulla ‘Comunicazione dell’assenza’, dal dottore di ricerca dell’indirizzo in <em>Scienza del libro e della scrittura</em> dello stesso Ateneo, Luca Guerra. Dalle copertine e dai frammenti pergamenacei di riuso – e dal loro smembramento fino alla loro nuova presenza dal punto di vista dell’archeologia del libro, della stratificazione storica e delle tecnologie digitali – alle testimonianze esposte, ai graffiti e alle iscrizioni parietali lungo le vie del pellegrinaggio medievale in Umbria – la cui analisi consente di ricostruire idealmente le tappe dei vecchi itinerari, in cui i pellegrini, incidendo, hanno lasciato una traccia, un <em>mark</em> del loro passaggio – , passando per alcuni appunti su ‘ciò che non si può dire’ e su ‘ciò che possono le scienze umane’ – con l’interposizione del segno tracciato che trattiene il fluire immediato dell’esperire, aprendo la possibilità dell’<em>assente</em> e di una utopica nostalgia della presenza, attuata come rappresentazione e come forma – e per le diverse riscritture del mito della signora del labirinto, Arianna – che, in quanto testo mobile, non è mai concluso, né innocente, perché soggetto a continue contaminazioni, a vari processi di codificazione degli avvenimenti narrativi e dei differenti sistemi segnici: dai testi pittorici rinascimentali ai testi letterari e musicali sino ad arrivare ai labirinti del Novecento –.</p>
<p>E ancora: <em>assenza</em> come esclusione, e conseguente inclusione di alcune questioni critiche inerenti alla definizione del canone letterario contemporaneo; assenza e presenza come linea di confine tra narrazione e teoria della complessità computazionale, includendo il cosiddetto problema P vs. NP, con riferimento ai problemi risolvibili in tempo polinominale o ai casi in cui tale problema è l’oggetto stesso della narrazione. Assenza, infine, declinabile da altri tre punti di vista: come componente ermeneutica chiave nell’opera di Emmanuel Lévinas, con riferimento al significato etico dell’assenza nella scrittura del pensatore lituano, che non si riduce ad una mera mancanza dalle pagine del testo; come mancanza di risposte nella narrazione del silenzio e nei linguaggi dell’assurdo dell’opera di Albert Camus, in cui la <em>nègation</em> viene trattata in forma romanzesca ne <em>L’Etranger</em>, in forma drammatica, ad esempio, in <em>Caligula</em>, e in forma ideologica ne <em>Le Mithe de Sisyphe</em>; infine, come ontologia del vuoto nel primo racconto, <em>Un’assenza</em>, di Natalia Ginzburg, dalla lettura del quale emerge un quesito fondamentale: ‘si può narrare il vuoto? Si può utilizzare il segno grafico come rimedio apotropaico all’<em>horror vacui</em>?</p>
<p>Il problema è, sempre, lo stesso. L’assenza della scrittura. Il bianco della pagina, che, per dirla con Anne-Marie Christin, non implica un’assenza, nonostante non sia verbalizzato, né coincide con l’impossibilità di nominare. Ma che è, anzi, connotato da una chiara (e presente) valenza semantica.</p>
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		<title>L&#8217;Umbria in giallo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2019 13:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Bastia Umbra. </span> Il giallo, il colore preferito di Vincent Van Gogh. &#8216;AboutUmbria&#8217; Collection si veste di giallo e sembra dedicarlo ai colori di San Michele Arcangelo patrono di Bastia Umbra, il cui auditorium è pronto a ospitare quella che è ormai la quarta uscita di questo magazine dedicato all’Umbria delle eccellenze.</p>
<p>Protagonista dell’incontro sarà &#8216;AboutUmbria Collection Yellow&#8217;, un numero da collezione che si aggiunge agli altri tre, dedicati rispettivamente al blu, al rosso e al nero che già hanno tentato di sfatare la visione diffusa di Umbria come cuore verde d’Italia.</p>
<p>È infatti impossibile non prendere in considerazione la luce dorata che si sprigiona dai magnifici mosaici duomo di Orvieto, o quella che ammicca dalle corone calcate sugli occhi degli arcigni grifi medievali. Come non è possibile ignorare le calde sfumature delle pere locali, dei campi di grano o della vellutata torta pasquale, che in questi giorni molti si apprestano a preparare seguendo antichi rituali. Ma forse non è immediato associare l’Umbria al giallo rassicurante della pasta, che ricorda un passato industriale nemmeno troppo remoto capace di sopravvivere tuttora, seppure in forme concettualmente diverse; o, ancora, agli ori con cui i Maestri del Quattrocento illuminavano le proprie opere, agli smalti derutesi o al fatuo canneto lacustre che canta nel vento.</p>
<p>Organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bastia Umbra, l’evento vedrà alternarsi le voci di Sonia Bagnetti, presidente dell’Associazione AboutUmbria, di Isabella Dalla Ragione, presidente della Fondazione Archeologia Arborea, della storica dell’arte Antonella Pesola e di Manuel Vaquero Piñeiro, professore associato del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia.</p>
<p>Non mancheranno gli interventi dei rappresentanti di alcune aziende d’eccellenza del territorio regionale. Concluderà l’incontro un momento conviviale gentilmente offerto dalle aziende Voglia di Pasta e Terre Margaritelli.</p>
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		<title>Del CaLibro della lettura</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 20:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> L’oggetto della lettura sono, neanche a dirlo, le lettere. Queste sembrano svanire, dissolversi in un gioco da illusionista quando la tipografia è ‘invisibile’. Quando, cioè, come ha bene espresso Beatrice Warde, la tipografia può essere paragonata a una finestra. Come una finestra poco vistosa lascia libero il panorama, così una pagina calma veicola al meglio ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Città di Castello. </span> L’oggetto della lettura sono, neanche a dirlo, le lettere. Queste sembrano svanire, dissolversi in un gioco da illusionista quando la tipografia è ‘invisibile’. Quando, cioè, come ha bene espresso Beatrice Warde, la tipografia può essere paragonata a una finestra. Come una finestra poco vistosa lascia libero il panorama, così una pagina calma veicola al meglio il contesto di un testo. Nel gioco della lettura, come voleva Unger.</p>
<p>Alla lettura e al suo gioco è dedicato, per il settimo anno consecutivo, il festival CaLibro – (Città di) Ca(stello) + Libro –, promosso dall’associazione culturale Il Fondino con il patrocinio e il sostegno del Comune tifernate e con il sostegno di Aboca Edizioni, Tratos, Petruzzi Editore, Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, Comitato soci COOP Città di Castello, <a href="https://calibrofestival.us9.list-manage.com/track/click?u=7934aa950dabf49ae62346d0d&amp;id=575602485d&amp;e=01852107ab">Tifernogas Srl</a> e Tibertarghe.</p>
<p>Dal 28 al 31 marzo la cosa culturale scende dalla torre d’avorio e si insinua in tutti gli angoli della bella città rinascimentale umbra, dal Teatro degli Illuminati alla Biblioteca Comunale, passando per la storica tipografia Grifani-Donati e per piazza Matteotti. Vanni Santoni, Andrea Tarabbia e Mathias Énard, fra gli ospiti di questa settima edizione.</p>
<p>Di seguito, il programma dettagliato (a breve tutte le schede degli eventi con ulteriori dettagli saranno rese note nel sito <a href="https://calibrofestival.us9.list-manage.com/track/click?u=7934aa950dabf49ae62346d0d&amp;id=7b9f27c97d&amp;e=01852107ab">http://www.calibrofestival.com/programma-2019/</a>. L’ingresso a tutti gli eventi, fatta eccezione per la festa di sabato sera, è gratuito):<br />
<strong>IL PROGRAMMA:</p>
<p>GIOVEDÌ 28 MARZO<br />
</strong>-18.30 (Teatro degli Illuminati): Muse, fratelli e ritorni. Con Filippo Tuena e Vanni Santoni, con Marta Bacigalupo.</p>
<p>-21.15 (Teatro degli Illuminati), serata in due atti: Sticky. Vite brevi di tennisti eminenti. Con Matteo Codignola, sonorizzazione di Michele Mandrelli + Madrigale con suono. Con Andrea Tarabbia, illustrazioni di Alessandro Bacchetta.</p>
<p><strong>VENERDÌ 29 MARZO<br />
</strong>-18.30 (Sala conferenze Biblioteca Comunale): Per virtù d’erbe e d’incanti. La medicina delle streghe. Con Erika Maderna, con Alessia Martinelli. In collaborazione con Aboca Edizioni.</p>
<p>-21 e 21.45 (Tipografia Grifani-Donati): La traduzione infinita. Con Enrico Terrinoni e le Molly Bloom.</p>
<p>-22.30 (D3 Pub Pizzeria): Il Poetry Slam di CaLibro! Con Alessandro Burbank, Lorenzo Cianchi, Roberta Durante, Francesca Genti, Francesca Gironi e Julian Zhara. Incursioni musicali dei Duemarò.</p>
<p><strong>SABATO 30 MARZO<br />
</strong>-10.30-12.30 (Biblioteca Comunale): Piccoli CaLibri. Laboratorio “New York city babe” con Les cerises (età consigiata 6/12 anni). Info e prenotazioni:<a href="mailto:distribution@lescerises.net">distribution@lescerises.net</a></p>
<p>-10-18 (Piazza Matteotti): Edicola 518 al Festival. Un gazebo di libri, riviste e idee.</p>
<p>-10.30 (ARTè): Librini Tegamini Live! Con Tegamini / Francesca Crescentini.</p>
<p>-16 (ex punto prestito NelFrattempo): Apollo 50. Una performance artistico-letteraria per rivivere il primo allunaggio. Con Eleonora Capone, Caterina Dufì, Nicolò Faietti, Marcello Manfredini, Samuel Mello e Riccardo Meozzi.</p>
<p>-16-18 (Biblioteca Comunale): Piccoli CaLibri. Laboratorio “Pssst Pssst” con Les cerises (età consigliata 4/10 anni). Info e prenotazioni: <a href="mailto:distribution@lescerises.net">distribution@lescerises.net</a>.</p>
<p>-18.30 (ARTè): Di cosa parliamo quando cantiamo d’amore. Un viaggio con Giulia Cavaliere nell&#8217;amore cantato in Italia dagli anni &#8217;50 a oggi. Con Andrea Luccioli. A seguire aperitivo musicale al Sacrosanto Caffè San Francesco.</p>
<p>-21.30 (Rotonda Medievale, via della Rotonda): Voyage that never ends, Malcolm Lowry/Stefano Scodanibbio. Con Marco Rossari e Giacomo Piermatti.</p>
<p>-23.30 (Free Revolution, San Secondo): Renegades of Funk! Ok leggere, ma ricordati di scuotere le chiappe. Funk, Soul e R&amp;B con Dj Collo, Fz e Duemarò.</p>
<p><strong>DOMENICA 31 MARZO<br />
</strong>-11 (Museo Malacologico Malakos &#8211; Villa Cappelletti): Plastic Ocean. Microplastiche, un laboratorio per adulti. A cura dell’Associazione Malakos Onlus. In collaborazione con la Sezione Soci Coop di Città di Castello.</p>
<p>-15-16.30 (Biblioteca Comunale): Piccoli CaLibri. Laboratorio “Pssst Pssst” con Les cerises (età consigliata 4/10 anni). Info e prenotazioni: <a href="mailto:distribution@lescerises.net">distribution@lescerises.net</a></p>
<p>-17.30 (Teatro degli Illuminati): Mathias Énard. In versi. Con Mathias Énard, Gianluca Franchi e Matteo Bianchini.</p>
<p>-21 (Teatro degli Illuminati): Lenti e felici come le lumache. Con Alan Wayne Berti e Massimo Cirri. In collaborazione con Aboca Edizioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ricerca e media, uno spazio di sinergia (anche) umano</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 18:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Umbr?]]></category>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/ricerca-e-media-uno-spazio-di-sinergia-anche-umano/">Ricerca e media, uno spazio di sinergia (anche) umano</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Quando nel linguaggio comune ci riferiamo all’arte, possiamo intenderci abbastanza bene in relazione ai nostri scopi comunicativi, ma ci avvaliamo pur sempre di nozioni fortemente circolari. Non essendo identificabile in base a criteri logici o materiali, la nozione di arte dipende infatti esemplarmente da una precomprensione del senso di ciò che diciamo. Solo se si aspira a una definizione vera e propria, però, ci si trova a muoversi in un circolo vizioso (…). Non pare sufficiente, tuttavia, riconoscere un circolo per eliminare ogni difficoltà teorica (come quando si dice che l’unica definizione accettabile di arte sarebbe la seguente: ‘L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte’ D. Formaggio, <em>Arte</em>, 1973; intuizione apparentemente banale, elaborando la quale si può arrivare però a una complessa teoria istituzionale dell’arte). È necessario, piuttosto, indagare, senza poter uscire veramente dal circolo, le condizioni non circolari che lo impongono, e che, se si rivelano solo esemplarmente in quel che chiamiamo ‘arte’, non possono essere esclusive, escogitate ad hoc, ma devono condizionare necessariamente qualsiasi altra esperienza (…)». È quanto si legge s.v. ‘Definizione dell’arte’, a cura di S. Velotti, nel <em>Dizionario di estetica</em> di G. Carchia e P. D’Angelo (Laterza, 2005).</p>
<p>Intellettuale ostinatamente arroccato sulla torre d’avorio. O mescolato alla massa. Un circolo, appunto, vizioso.  Che inquadra, però, un tema tutt’altro che desueto. La società moderna è fluida, in costante divenire. E si è sviluppato, in Internet, un dibattito sulla fluidità della circolazione di idee, anche per quanto pertiene all’arte, all’estetica, alla cultura tutta. I topics culturali, al di là dei circoli stagnanti e dei tentativi di definizione terminologica e di nomenclatura, si nutrono di tale dibattito, pur rischiando di rimanere irretiti in un terreno farraginoso dato dall’assenza di figure di mediatori e di interpreti. A rischio fake-news. Si vive, oggi, un disagio dal punto di vista culturale, scaturito dall’allargamento della forbice fra cultura di nicchia e cultura estremamente semplificata. La cultura d’élite e quella popolare sono a rischio collisione. Invece, come è solito ripetere Mogol, la seconda nutre (dovrebbe nutrire) la prima.</p>
<p>Obiettivo principe di ‘Umbrò Cultura’ è proprio questo: creare uno spazio di sinergia fra ricerca e media, intessendo una rete di relazioni prima di tutto umane e basate sul dialogo costante, e proficuo, riabilitando, da un lato, le figure di interpreti e di mediatori culturali che sappiano porsi fra cultura e società e che siano in grado di comunicare e raccontare il prisma dell’arte nelle sue sfaccettature (dalla poesia alla narrativa, dalla storia alla scienza, passando per le arti visive e la musica), e facendo leva su un nuovo e differente concetto di politica culturale in grado di superare la spaccatura fra cultura ‘alta’ e cultura semplificata. Secondo un nuovo modo di approcciarsi all’autore. Presente, in carne ed ossa. E non solo dietro la penna dei suoi scritti.</p>
<p>Il 16 marzo, alle 11.30, nella libreria di Umbrò, in via Sant’Ercolano 2, a Perugia, Maria Borio, ideatrice del progetto, insieme a Raffaello Palumbo Mosca e ai giovani del comitato di redazione (che rappresentano diverse generazioni di studenti e studiosi), ha delineato, in occasione della conferenza stampa di presentazione, le linee programmatiche e il calendario delle iniziative di ‘Umbrò Cultura’ (questo, il sito, aggiornato in tempo reale: <a href="http://www.umbrocultura.com/">http://www.umbrocultura.com/</a>; social: Facebook, Instagram, Twitter, Youtube). Un progetto, questo, che, originatosi da una costola di ‘Umbria Poesia’, concept ideato, a sua volta, nel 2016, intende proporre ogni forma di attività – dai seminari alle attività didattiche, dalla presentazione di libri alle esposizioni, a vere e proprie fasi laboratoriali –, al fine di valorizzare la ricerca in ambito culturale. Gli argomenti prescelti sono legati a temi cruciali del contemporaneo, e, se da un lato si nutrono della fluida diffusione di idee e categorie innescata dal dibattito sviluppato su Internet a partire dagli anni Duemila, dall’altro, intendono creare uno spazio di sinergia fra ricerca e media, intessendo una rete di relazioni, prima di tutto umane, in grado di contrastare la fugacità di opinione e la labilità della funzione del lavoro culturale. L’obiettivo principale degli incontri, discussi a livello collegiale da un comitato scientifico – composto da Franco Buffoni, Maria Borio, Barbara Carnevali, Milo De Angelis, Elvira Di Bona, Stefano Ercolino, Chiara Fenoglio, Umberto Fiori, Stefano Giovannuzzi, Guido Mazzoni, Raffaello Palumbo Mosca, Laura Pugno, Antonio Riccardi, Andrea Tarabbia, Italo Testa, Giorgio Vasta e Gian Mario Villalta – e supportati da un comitato di redazione – formato da Andrea Bruni, Andrea Carlini, Fabio Castellani, Erinda Islami, Costanza Lindi, Luca Padalino, Martina Pazzi, Maristella Petti, Filippo Andrea Rossi, Dinda Treppaoli ed Elena Zuccaccia – è quello di gettare le fondamenta per uno spazio umano fare cultura oggi. Uno spazio che offra, in ultima istanza, una sinergia fra diffusione culturale e media. Il progetto è stato inaugurato, il 5 e il 6 dicembre, ed il 9 dicembre dello scorso anno, rispettivamente, con le due giornate di studio dedicate a Sandro Penna, con cui l’Università degli Studi, in collaborazione con l’Università per Stranieri di Perugia e Umbrò (nei cui locali il 5 dicembre il poeta perugino è stato omaggiato con le letture poetiche di Franco Buffoni, Umberto Fiori, Elio Pecora e Gabriella Sica e con la proiezione del filmato ‘Sandro Penna. Croce e delizia’, per la regia di Gianni Barcelloni) ha omaggiato ‘il viandante poetico aduggiato dall’ombra’ (‘Sandro Penna (1906-1977), quarant’anni dopo’), e con l’incontro con la scrittrice Dacia Maraini, i personaggi dell’autrice de ‘La lunga storia di Marianna Ucrìa’ e nuovi modi di fare e pensare la politica, oggi. Il 13 febbraio 2018, invece, Antonio Moresco ha dialogato con Raffaello Palumbo Mosca in merito al suo libro ‘Fiabe da Antonio Moresco’ e agli emblematici personaggi fiabeschi. Questo, il calendario degli eventi in cartellone per l’anno corrente, che prevede anche un coinvolgimento delle scuole (Liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia): il 23 marzo sarà ‘ospite’ ‘La poesia’ di Mario Benedetti, mentre, il 28 marzo, sarà la volta di Giorgio Vasta, con ‘Dieci materiali per un bastone’. Il 18 aprile, Giorgio Falco parlerà di ‘Ipotesi di una sconfitta. Scrittori e lavoro’. Il seminario del 5 giugno, infine, sarà dedicato ad ‘Alcuni poeti (di) oggi’. Intanto, il 17 marzo, alle 17, si terrà il primo dei tre seminari dedicati alla scienza, a cura di Marco Mandarini: ‘La scienza al servizio dell’uomo’ (gli altri due si terranno, rispettivamente, il 7 ed il 14 aprile e saranno dedicati alla politica e all’economia nella società tecnologica, ed alla ridefinizione della storia antropologica dell’uomo).</p>
<p>La definizione di ‘cultura’ e di arte, insomma, forse consiste proprio nell’assenza di definizioni. In fondo, come scrive Velotti, esse esirebbero «esemplarmente la condizione stessa del costituirsi di una famiglia, come formazione più originaria di quella, definitoria, di classe».</p>
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		<title>S.E. Silvio Mignano, Piccolomini e il ‘potere gentile’ della cultura</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 18:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione allo sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento di Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[politica culturale]]></category>
		<category><![CDATA[S.E. Silvio Mignano]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Perugia]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> La libreria Piccolomini, gioiello del Duomo di Siena. E, poi, la scena in cui Pinturicchio ritrae il futuro Pio II, allora ambasciatore della corte di Scozia, in procinto di imbarcarsi alla volta del Concilio di Basilea. Avrebbe esercitato (anche) un potere temporale, oltre che spirituale, Piccolomini, dopo essere asceso al soglio pontificio. Ma Pinturicchio lo raffigura quand’era ancora un funzionario. Un funzionario, oltre che un intellettuale, un umanista. Esercente un potere <em>altro</em>. Quello ‘gentile’ della cultura.</p>
<p>‘Il potere gentile. La forza della lingua e della cultura nella politica estera italiana’ è stato il titolo prescelto per la <em>Lectio magistralis</em> tenuta da S.E. Silvio Mignano, ambasciatore d’Italia in Venezuela, mercoledì 13 dicembre, nella sala delle Adunanze di Palazzo Manzoni dell’Università degli Studi di Perugia, alla presenza dei docenti, del direttore del Dipartimento di Lettere – Lingue, letterature e civiltà antiche e moderne, Mario Tosti (Carlo Pulsoni, docente di <em>Filologia romanza</em> dell’Università degli Studi di Perugia ha organizzato e promosso l’evento), di Elena Stanghellini, delegata del Rettore dell’Università degli Studi di Perugia alle Relazioni Internazionali e docente di <em>Statistica</em> presso il Dipartimento di Economia, Finanza e Statistica dell’Università degli Studi di Perugia, dei dottorandi e degli studenti. È seguita la presentazione, da parte di Donato Loscalzo, docente di <em>Lingua e letteratura greca</em> all’Università degli Studi di Perugia,  dell’ultima silloge poetica di S.E. Silvio Mignano, <em>I venerdì santi</em>, uscita per i tipi della pisana Passigli quest’anno.</p>
<p>Un po’ come Piccolomini, dunque, anche S.E. Silvio Mignano (primo segretario a L’Avana (1994-1998) e a Nairobi (1998-2001), dove ha ricoperto le funzioni di vice-ambasciatore; capo-segreteria della Direzione generale per i paesi delle Americhe, console generale a Basilea (2004-2007) e ambasciatore a La Paz (2007-2010), ambasciatore d’Italia in Venezuela dal 2015) investe la propria funzione di diplomatico di un eclettismo che attinge, sulla base di una visione trasversale, ad una cultura (quella italiana) che è squisitamente umanistica. E di una concezione della lingua come uno strumento culturale flessibile, declinabile e plasmabile, in grado di aderire ai vari livelli e alle diverse stratificazioni in cui si articola l’ambito delle relazioni internazionali.</p>
<p>Anche S.E. Silvio Mignano ha lavorato a Basilea, in qualità di funzionario (come console generale), dove ha promosso, in occasione del 600esimo anniversario della morte di Papa Pio II, un evento in collaborazione con l’Università di Basilea, la più antica della Svizzera. Un po’ come Piccolomini, diplomatico e umanista (scrisse, fra gli altri, i <em>Commentarii </em>negli anni Sessanta del Quattrocento, e l’<em>Historia de duobus amantibus</em>, nel 1444), anche Mignano è un funzionario ed uno scrittore e poeta (ha pubblicato, fra gli altri, il romanzo <em>Pilar degli invisibili</em> nel 2015, il libro di racconti <em>El boligrafo boliviano</em> nello stesso anno, la raccolta di poesia <em>La nostra ribelle buona educazione</em> nel 2011 e il libro di favole <em>Il regalo del rinoceronte</em> nel 2004). Ma, soprattutto, è un convinto assertore della ‘politica culturale’, del connubio fra Umanesimo e servizio dello Stato. Del ‘potere gentile’ della cultura. Una cultura ‘nobile’, che costituisce la leva su cui fare affidamento per la politica estera. Specie in Italia, una nazione ‘irrobustita’ da due fenomeni fortissimi e al contempo pacifici, di presenza ‘gentile’: quello culturale e quello dell’emigrazione all’estero. Il primo è analizzabile sia da un punto di vista quantitativo (in Italia si registra la massima presenza di siti-Unesco), che da un punto di vista qualitativo: nell’<em>Institutio oratoria</em>, Quintiliano constatava che i romani, dopo aver ereditato le varie forme della letteratura greca, ne crearono, di fatto, un’altra, tutta loro. La satira, che, etimologicamente, deriva da ‘satura’, una zuppa di cereali e verdure. Mista. Così come meticcia è la nostra cultura. In grado, cioè, da un lato, di assorbire gli elementi più disparati, dall’altro di fondersi con altre culture. Un materiale culturale, questo, che rimarrebbe ‘magmatico’, se non fosse canalizzato all’interno di strutturate cornici istituzionali. Per far sì che lo stesso magma, così ordinato, diventi ‘istituzionale’, sulla base (anche) delle ‘funzioni della missione diplomatica’ contenute nell’articolo 37 del decreto del Presidente della Repubblica (5 gennaio 1967, n. 18). È il caso, solo per citare qualche esempio, della ‘Settimana della cultura italiana a Cuba’, che, a L’Avana, è giunta, nel 2017, alla 20esima edizione; delle attività promosse a Basilea, una città-laboratorio, dinamica, antagonista di Venezia in campo editoriale nel Cinquecento, ‘forte’ di un avanguardista centro scientifico, della presenza del II polo scientifico del mondo, di un vivace istituto di Italianistica (fra le altre iniziative, S.E. Mignano ha ricordato quelle del Museo Tinguely, con la mostra dedicata a Mimmo Rotella fra il 2005 ed il 2006). E, ancora, delle iniziative promosse, in qualità di ambasciatore, a La Paz, dove la cultura si è posta al servizio di progetti di cooperazione allo sviluppo; della Settimana della cultura italiana in Bolivia (2007-2010), del Festival della musica barocca di Chiquitania (2008-2010), degli spettacoli organizzati al teatro di Los Andes, delle fiere di libri, dei premi nazionali di poesia.</p>
<p>Tutte iniziative, queste, che non sono fini a se stesse. Perché gli strumenti messi in atto dalla cultura arrivano dove altri non possono giungere. L’identità culturale, in fondo, non è mai esclusiva. Non solo non si isola dalle altre, ma funge da ‘ponte’ fra le diverse dimensioni del reale.</p>
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		<title>zuppa di ceci, porcini e castagne</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 06:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ennio Mariani, per tutti "Remo"]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[Durante le festività natalizie, tra i piatti più diffusi in Umbria da presentare in tavola c&#8217;era la zuppa di ceci, funghi porcini e castagne.  Racconto in breve la storia di questo ultimo frutto per farvene capire l&#8217;importanza per le nostre terre, oltre che della sua bontà. Il Castagno, compagno fedele di anni difficili, presenza rassicurante vicino a molti borghi di montagna, è stato definito l&#8217;albero del pane poiché le castagne con il loro contenuto di amidi, zuccheri e grassi, hanno un elevato potere nutritivo e, per questo, hanno rappresentato una risorsa provvidenziale per le popolazioni più povere. Dal frutto alla farina questo prelibato frutto, oggi invece molto costoso, può essere utilizzato in cucina in ogni sua &#8220;sfumatura&#8221;.</p>
<p>Gli ingredienti:<br />
Per quattro persone</p>
<p>Ceci di Colfiorito 200 gr<br />
Castagne di Spoleto 100 gr ( mosciarelle castagne secche)<br />
Porcini 100 gr freschi<br />
Aglio<br />
Alloro<br />
Rosmarino<br />
Sale<br />
Pepe<br />
Olio extravergine d&#8217;oliva (evo).</p>
<p>L&#8217;ESECUZIONE<br />
In due diverse pentole lasciare a bagno per circa 12 ore e le castagne e i ceci.<br />
Lessare i ceci in acqua fredda con uno spicchio d&#8217;aglio ed una foglia di alloro. In ultimo, salare. Scolarle senza buttare via l&#8217;acqua di cottura.<br />
In un&#8217;altra pentola, lessare le castagne con uno spicchio d&#8217;aglio, una foglia di alloro ed un rametto di rosmarino. In ultimo, salare.<br />
In una padella, insaporire in olio evo i porcini, accuratamente lavati e tagliati, con un po&#8217; di sale e pepe.<br />
Preparare un soffritto di aglio ed olio evo dove aggiungerete prima i ceci lessati, poi le castagne tagliate in quattro parti. In ultimo aggiungere i funghi porcini e a fuoco lento continuare ad amalgamare con l&#8217;acqua dei ceci.<br />
Servire tiepido con una macinata di pepe nero, un po&#8217; di rosmarino, una foglia di alloro ed un filo di olio evo.<br />
Abbinate un vino rosso di Montefalco di buon corpo.</p>
<p>Ricordate: per il sale assaggiate sempre. Meglio aggiungere, ché togliere non si può!<br />
Buon appetito!</p>
<p>&#8220;tutti gli uomini si nutrono<br />
Ma pochi sanno distinguere i sapori&#8221;</p>
<p>Ennio Mariani</p>
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		<title>Il maiale, principe della nostra tavola</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 06:55:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ennio Mariani, per tutti "Remo"]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e sapori]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[maiale fulcinatum]]></category>
		<category><![CDATA[parfa scrofa]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-40182" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2017/02/ennio-1-150x150.jpg" alt="ennio 1" width="150" height="150" />Mangia bene e sii felice! L&#8217;alimento principe umbro: il maiale. Tutte le parti di questo animale (ormai è noto) sono utilizzabili. Principe oggi come ieri: grande rispetto per questo animale che nei secoli ha nutrito davvero tutti ed ha visto (sembra proprio in Umbria) nascere l&#8217;arte della norcineria nella ben nota Norcia. Tradizionale l&#8217;appuntamento a gennaio: essendo il mese più freddo dell&#8217;anno si disponeva del frigorifero naturale, per cui la sua lavorazione, in questo periodo, permetteva poi il mantenimento di tutte le sue parti nei mesi a venire.</p>
<p>Si racconta che il maiale fosse considerato al pari di un familiare e spesso soprannominato Nino, proprio per la ricorrenza del 17 gennaio di Sant&#8217;Antonio.<br />
La ricetta (rivisitazione di un&#8217;antica ricetta dell&#8217;epoca romana) che per prima vi illustrerò, fu proposta all&#8217;Accademia della Cucina italiana, in occasione del gemellaggio tra l&#8217;Accademia di Foligno e quella di Udine.<br />
La cena venne servita nella splendida cornice del palazzo folignate Ubaldi.</p>
<p>FULINCATUM ET PARFA SCROFA<br />
DOSI PER 4 PERSONE</p>
<p>1,2 KG PANCIA DISOSSATA DI MAIALE CON LA SUA CROSTA<br />
LARDO<br />
AGLIO<br />
ROSMARINO<br />
TIMO<br />
SALVIA<br />
ALLORO<br />
GINEPRO<br />
CANNELLA IN POLVERE<br />
NOCE MOSCATA<br />
ARANCE<br />
LIMONI<br />
OLIO EXTRAVERGNE D&#8217;OLIVA<br />
SALE<br />
PEPE<br />
MIELE D&#8217;ACACIA<br />
VIN SANTO</p>
<p>PREPARAZIONE:<br />
Trafilare la carne a mo&#8217; di rettangolo, pulirla di tutti i filamenti e intaccarla (praticare cioè dei piccoli tagli) dalla parte della cotica. Preparare un battuto con il lardo, aglio (uno spicchio), rosmarino, timo, salvia, alloro (mi raccomando sempre su una superficie legnosa). Salare e pepare la pancia del maiale. Utilizzare il battuto per farcire le intaccature e spalmarlo anche sulla pancia del maiale. Sempre sopra un tagliere di legno, preparare delle striscioline di buccia d&#8217;arancia e di buccia di limone, togliendo accuratamente la parte bianca per non rendere amara la pietanza anzi, per esaltarne il sapore agrumato.</p>
<p>A questo punto aggiungere le bacche di ginepro pestate, spolverare con cannella e noce moscata la pancia del maiale ed adagiare le striscioline di buccia d&#8217;arancia e di limone sempre sulla pancia. Arrotolare legando con uno spago per alimenti e infornare in teglia irrorata d&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva a 180°. La cottura prevista è di circa 2 ore. A metà cottura, bagnare il maiale con il vin santo.<br />
Dopo 20 minuti, spalmare sulla cotica il miele d&#8217;acacia affinché diventi ancor più dorata e croccante.<br />
Servire con una misticanza di campo adornata con olive nere e spicchi d&#8217;arancio e condita con olio evo ed aceto.<br />
Accompagnare con un vino rosso di Montefalco, secco e di buon corpo.</p>
<p>Buon appetito!<br />
A presto con la prossima ricetta.</p>
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		<title>&#8220;Con la cultura si mangia&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2016 10:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Franceschini]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> S’inaridiscono e si spengono le idee che rimangono racchiuse in se stesse. A sostenerlo, Gustavo Zagrebelsky, in un recente volume edito da Einaudi nella collana “Vele”, Fondata sulla cultura: arte, scienza e Costituzione: “solo se circolano e si mescolano – prosegue l’autore, presidente della Corte Costituzionale nel 2004, con riferimento alle idee – vivono, fanno ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/con-la-cultura-si-mangia/">&#8220;Con la cultura si mangia&#8221;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> S’inaridiscono e si spengono le idee che rimangono racchiuse in se stesse. A sostenerlo, Gustavo Zagrebelsky, in un recente volume edito da Einaudi nella collana “Vele”, <em>Fondata sulla cultura: arte, scienza e Costituzione</em>: “solo se circolano e si mescolano – prosegue l’autore, presidente della Corte Costituzionale nel 2004, con riferimento alle idee – vivono, fanno vivere, si alimentano le une con le altre e contribuiscono alla vita comune, cioè alla cultura (&#8230;). Tutte le società, senza eccezione, sono destinate a fallire se non sono tenute insieme da una forza indipendente da economia e da politica, e questa forza è di natura culturale”. Una forza, questa, con la quale “si può mangiare”, grazie alla diffusione e all’incremento di nuove imprese culturali e creative nel nostro Paese.</p>
<p>“Con la cultura si mangia: l’impresa culturale e creativa in Italia” è stato il titolo prescelto per la conferenza di ieri, 8 settembre, inserita all’interno del cartellone degli eventi in programmazione per l’edizione classe 2016 della Festa regionale de L’Unità, che è anche Festa nazionale della Cultura, a Pian di Massiano. Il dibattito, introdotto da Irene Manzi, deputata PD, e moderato da Francesco Cancellato, direttore de <em>Linkiesta</em>, ha registrato gli interventi di Domenico Sturabotti, Direttore di Symbola, Cristina Loglio, presidente del tavolo tecnico del Mibact “Programma Europa Creativa”, Luigi Lacchè, Rettore dell’Università di Macerata, Alessandro Riccini Ricci, direttore artistico del Festival IMMaginario, Andrea Marcucci, senatore PD, Anna Ascani, deputata PD, portavoce delle democratiche umbre dal 2011 e membro della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione), e di Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, già Ministro per i rapporti con il Parlamento e per il coordinamento dell’attività di Governo.</p>
<p>Cultura, creatività, assetto economico del nostro Paese. E ancora imprese culturali creative, auto-imprenditorialità, startup innovative, ed attuazione delle idee che ne stanno alla base, rapporto direttamente proporzionale fra incremento delle iniziative culturali ed aumento del PIL: sono stati questi, i temi-cardine della conferenza di ieri, una conferenza dal titolo provocatorio, quasi (volutamente) antifrastico rispetto a quanto comunemente si sostiene, e cioè, che con la cultura, non si possa mangiare. “Non si deve parlare del Parlamento come fosse una nicchia – ha osservato la deputata PD Anna Ascani –: penso alle imprese culturali creative nella forma di startup, alle quali serve riconoscimento in Parlamento. Non credo si debba operare solo nella direzione della salvaguardia, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio culturale esistente, ma anche in quella della creazione di cultura nuova. Negli ambiti della creatività, del <em>problem-solving</em>, l’Italia si colloca ai primi posti fra i Paesi OCSE. Ecco perché – ha proseguito Ascani – la cultura va sostenuta, anche dal punto di vista legislativo, e bisogna incidere sulla domanda di cultura: mi riferisco all’idea del voucher creativo, ad esempio, al rinnovamento del design, al mercato che è chiamato ad auto-alimentarsi, alla costituzione di luoghi che ricominciano, proprio, dalla cultura”. “Registrare un + 1 sulla cultura, equivale ad un incremento del Prodotto Interno Lordo” ha commentato Francesco Cancellato, direttore de <em>Linkiesta</em>, che, proiettandosi all’Europa, ha introdotto l’intervento di Cristina Loglio, presidente del tavolo tecnico del Mibact “Programma Europa Creativa”: “Mi sento come Cenerentola alle 23.35 – ha esordito Loglio –: in Europa l’invito del principe è arrivato nel 2008. Ci siamo chiesti quale tipo di cultura e di società avremmo voluto nel Vecchio Continente. Il concetto di cultura, infatti, è duale: detiene in sé un valore intrinseco, legato al senso del bello ed alla capacità di esprimerlo, ma esige anche un impegno costante, che ha un costo, seppur non si ponga il presupposto di un tornaconto. La cultura è più che una mera risorsa economica. Settori come l’editoria, l’audio-visivo, il design, l’architettura sono economici, e, per questo, vanno fatti dialogare con il mondo imprenditoriale. Togliamo il lucchetto al potenziale che la cultura può dare alle nostre società: Europa Creativa tenta di fare proprio questo, guarda all’Europa, progetta, e, attraverso il Parlamento, va confluire molte idee, che sono nostre, italiane, e che si aprono verso le altre culture, istituendo un ponte fra il Bel Paese ed il Vecchio Continente. La cultura è tutto – ha concluso Loglio – e l’immaginario si collega al perché di un Paese. Non dobbiamo arrivare impreparati allo scoccare della mezzanotte. E scegliere un cocchio a linea unica”. “La cultura è un bene in sé – ha affermato il Magnifico Rettore dell’Università di Macerata, Luigi Lacchè –: è un fluido che sta dentro tutto. La cultura e la visione intorno a questa sono molto radicate nel nostro Paese e le Università trasmettono questa concezione del sapere, anche di stampo umanistico (quella di Macerata promuove questo orientamento). Lo aveva già capito Steve Jobs, che avrebbe barattato tutta la sua tecnologia per una conversazione con Socrate”.</p>
<p>“Una delle prime imprese creative ha ruotato attorno all’<em>ora et labora </em>di San Benedetto – ha affermato, con piglio umoristico, Alessandro Riccini Ricci, direttore artistico di IMMaginario Festival, e imprenditore creativo, con riferimento alla terra di San Benedetto, e anche a quella di San Francesco –. Rivendicare la bellezza è un atto politico. C’è bisogno di creare opportunità, lavoro intorno al patrimonio ed ai musei: penso al bando Pon (Imprese e Competitività 2014-2020), che uscirà in questi giorni. La nostra cultura va messa in contatto con la necessità di creare lavoro, nuove professionalità, micro-imprese, in grado di rilanciare la storia in modo innovativo. Pensiamo a Google, che si riappropria del nostro patrimonio, digitalizzandolo”.</p>
<p>Si è concluso con l’intervento del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, già Ministro per i rapporti con il Parlamento e per il coordinamento dell’attività di Governo, Dario Franceschini, il dibattito sulla cultura, che, sul binomio cultura-economia, si è pronunciato in questi termini: “Dobbiamo puntare sulla cultura. Per troppo tempo abbiamo pensato che il vasto patrimonio culturale italiano fosse talmente importante da non aver bisogno d’altro, ma è un’assurdità pensare che questa potesse essere un’azione esclusiva. Tutta l’arte passata è stata contemporanea, pertanto abbiamo optato per un’inversione di tendenza. Riccini Ricci accennava al Pon: abbiamo varato una nuova proposta di legge sul cinema, che verrà approvata in Senato, un’altra sullo spettacolo dal vivo, che mi auguro il Parlamento approvi nel 2017. Siamo appena all’inizio dell’era digitale, ne stiamo comprendendo appieno le potenzialità ora: dobbiamo legarla con la creatività italiana, noi, che siamo riconosciuti come la superpotenza culturale. Insistiamo: il vero cambiamento passa da qui, dalla cultura”.</p>
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		<title>Al via la 39° edizione della  Rassegna internazionale del folklore</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2016 09:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Trasimeno. </span>Si comincia domenica 31 luglio con la prima giornata dell&#8217;edizione numero 39: la manifestazione è stata infatti ideata e lanciata nel 1978 dal Gruppo Folkloristico Agilla e Trasimeno in collaborazione con l&#8217;Azienda di Promozione Turistica e l&#8217;Amministrazione comunale di Castiglione del Lago. Da allora si è svolta ininterrottamente e sempre all&#8217;insegna della conoscenza, dell&#8217;amicizia fra i popoli del mondo e della comprensione delle più varie tradizioni culturali. La Rassegna è organizzata in due serate, quella del 31 luglio e del giorno di Ferragosto, come tradizione in programma al Teatro della Rocca Medievale: inaugurazione la mattina di domenica con il ricevimento dei gruppi a Palazzo della Corgna alla presenza delle autorità locali e poi con la sfilata e una breve esibizione per le vie e le piazze del centro storico. Ad aprire e chiudere ogni appuntamento sarà l&#8217;esibizione del gruppo folkloristico organizzatore “Agilla e Trasimeno”. Domenica 31 luglio si esibiranno, oltre ad Agilla e Trasimeno, il gruppo ucraino statale &#8220;Barvinochok&#8221; di Kiev, i messicani dell&#8217;Ensamble y Danza e Musica &#8220;San Judas Tadeo&#8221; di Saltillito e infine &#8220;The Umuzi Wenkosi Dancing Ensamble&#8221; di Durban in Sud Africa. Lunedì 15 agosto si esibiranno: i russi dell&#8217;Ensamble &#8220;Devchata&#8221; di Orekhovo-Zuevo nei pressi di Mosca, gli ungheresi Dance Ensamble &#8220;Csillags Zmuek&#8221; di Budapest e il &#8220;Song and Dance Company WICI&#8221; di Chicago negli Stati Uniti. La Rassegna Internazionale del Folklore è inserita, certificata e riconosciuta dall&#8217;organismo mondiale CIOFF (Conseil International des Organisations de Festival de Folklore et Arts Traditionels). Nell&#8217;ambito delle celebrazioni per il 150° Anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, il Ministero per i Beni le Attività Culturali, ha conferito, in data 17 marzo 2011, alla Presidenza CIOFF Italia l&#8217;ambito attestato di “Riconoscimento di Interesse Nazionale”, e riconosciuto dall&#8217;UNESCO per la conservazione e “Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”.</p>
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